
Calcio
Calcio, l’Inter domina ma non va oltre il pari con il Napoli: è 1-1 al Meazza
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2 anni fail
Si è concluso con un pareggio il big match della 12esima giornata di Serie A, che ha visto affrontarsi allo stadio Giuseppe Meazza in San Siro i padroni di casa dell’Inter e il Napoli allenato da Antonio Conte.
Nel primo tempo sono i nerazzurri a fare la partita, ma è il Napoli a passare in vantaggio grazie ad uno schema su palla inattiva concluso dal tocco sotto porta dello scozzese McTominay, bravo a sfruttare la disattenzione di Dumfries in marcatura. Sembra in discesa la gara per gli azzurri, fino a quando Hakan Calhanoglu non decide di buttare giù la porta con un destro imparabile che si infila nel sette, senza lasciare scampo a Meret.
La ripresa è un monologo dell’Inter, che tiene in mano il pallino del gioco e crea tante occasioni da gol non finalizzate dagli uomini di Inzaghi, su tutte il rigore sbagliato da Calhanoglu alla mezz’ora, per fallo in area su Dumfries.
Nel finale occasione anche per gli ospiti, con Simeone che non inquadra lo specchio della porta da pochi metri, dopo aver anticipato il suo diretto marcatore. Un punto che fa bene soprattutto al Napoli, che esce indenne dal Meazza e mantiene la vetta della classifica con un punto di vantaggio su Inter, Fiorentina, Atalanta e Lazio.
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La Bosnia libera tutti. Che noia sarebbe stata seguire la Nazionale italiana al Mondiale americano. Magari con partite nel cuore della notte. Che fastidio! Così gli azzurri hanno pensato bene di evitarci il problema.
Ci saranno 48 squadre. Praticamente tutti. Tranne l’Italia.
In America ci andranno gli “amici” della Bosnia, qualificata per la seconda volta nella sua storia: l’unico precedente risale a dodici anni fa, proprio nell’ultima edizione disputata dagli azzurri. Già, perché quello del 2026 sarà il terzo Mondiale consecutivo senza Italia. Un fatto senza precedenti. E non è un Pesce d’Aprile. Prima la Svezia, poi la Macedonia del Nord, infine la Bosnia: la frittata è fatta.
L’analisi della partita
La gara sembrava essersi incanalata sui binari giusti dopo il vantaggio firmato da Moise Kean nel primo tempo. Un gol che aveva dato fiducia alla squadra, almeno fino all’episodio che ha cambiato tutto. L’intervento in ritardo di Bastoni ha spalancato la porta a Dzeko e compagni, lasciando l’Italia in inferiorità numerica. Il difensore dell’Inter, reduce da settimane difficili, non era nelle condizioni migliori per una partita così delicata.
Nella ripresa e nei supplementari, nonostante l’uomo in meno, gli azzurri hanno avuto le migliori occasioni. Ma è mancata la cattiveria per chiudere la gara.
Il capitano Donnarumma, autore di interventi fondamentali, ha tenuto a galla la squadra fino al 79’, quando, dopo l’ennesima respinta, la palla è finita sui piedi di Tabakovic, il più veloce ad arrivarci. Uno dei portieri più forti al mondo non ha mai giocato un Mondiale. E, a questo punto, non lo farà almeno fino ai 31 anni. Pazzesco.
E non si parli di lotteria dei rigori. I nostri — con l’eccezione di Tonali, forse l’unico top player insieme a Gigio — si sono presentati dal dischetto con la faccia “bianca” e le gambe pesanti. I bosniaci, al contrario, avevano gli occhi della tigre e ci hanno sbranati senza esitazioni.
La critica
Al di là degli episodi, restano dubbi sulle scelte tecniche e su alcune esclusioni eccellenti, Zaniolo e Bernardeschi su tutti. Il CT Gennaro Gattuso ha optato per soluzioni che hanno trovato poco riscontro sul campo, rinunciando a giocatori in forma in un momento decisivo.
Ma il problema non è una singola scelta. È un copione che si ripete. Da anni l’Italia fatica a valorizzare le proprie risorse nei momenti chiave. Parlare di sfortuna o di maledizione sarebbe comodo. La verità è un’altra: la mancata qualificazione è il sintomo di una crisi più profonda, che riguarda l’intero sistema calcistico italiano. Negli ultimi anni il movimento ha prodotto pochi talenti di livello internazionale e ha perso continuità tecnica. Manca un’identità chiara, manca un progetto. Mancano le icone.
E mentre si perde, si cercano alibi. Le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina, nel post partita, vanno in questa direzione. Più che assumersi responsabilità, ha preferito spostare il discorso altrove, definendo il calcio “uno sport professionistico” e gli altri sport invece “dilettantistici“. Ma questa sua “teoria” — offensiva per gli atleti degli altri sport, tra l’altro — ai tifosi interessa poco. Ai bambini, ancora meno. Un’intera generazione non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Un’intera generazione non conosce le emozioni di quelle “notti magiche“. E il calcio, inevitabilmente, sta perdendo terreno rispetto ad altri sport.
I bambini si innamorano dei campioni. Dei vincenti. Una volta gli idoli appartenevano al mondo del calcio ed erano Rossi, Conti, Zoff, Baggio, Totti, Del Piero, per citarne alcuni. Oggi si chiamano Sinner, Musetti, Berrettini. L’interesse si sta spostando verso il tennis, percepito come più internazionale, competitivo e meritocratico.
L’Italia calcistica è dunque davanti a un bivio: continuare a nascondersi dietro gli episodi o affrontare davvero i problemi e restituire dignità al nostro tricolore. Perché il rischio più grande non è solo perdere le partite. È perdere il legame emotivo con le nuove generazioni. Senza quello, nessuna Nazionale ha futuro. E senza futuro…
Nel 2006 avevo 9 anni. Ricordo tutto di quell’estate. Mi innamorai del calcio e di Cannavaro che alzava la coppa sotto il cielo di Berlino. Quella era davvero “la coppa di tutti gli italiani”. Quella sera era davvero “più bello essere italiani”.
Oggi, invece, perdiamo tutti. Dai più piccoli ai più grandi. Sperando che prima o poi la Nazionale italiana possa tornare a far innamorare i bambini. Perché intanto oggi scelgono il tennis. E forse fanno bene.
Calcio
Restyling stadio Maradona, lavori in estate con 200 milioni dalla Regione
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5 mesi fail
19 Marzo 2026Da
Redazione
I lavori di ristrutturazione dello stadio Maradona, finanziati dalla Regione Campania con 200 milioni di euro, partiranno alla fine del campionato per non interferire con le partite. Lo ha dichiarato l’assessore alle infrastrutture del Comune di Napoli, Edoardo Cosenza, a Radio Crc, parlando del progetto in vista degli Europei 2032.
Il restyling prevede l’eliminazione della pista di atletica, l’avvicinamento delle tribune al campo e l’ampliamento della copertura dello stadio di circa 15 metri, senza creare problemi al terreno di gioco. Il primo intervento sarà la realizzazione di un campo prove per ridurre i rumori e migliorare l’impianto acustico, così da non disturbare i cittadini delle aree circostanti.
Tra le novità, Cosenza ha annunciato l’idea di creare una “Hall of Fame” ispirata a quella di Los Angeles, con le immagini delle star della storia del Napoli, da Maradona a Higuain e Osimhen, fino a Zoff, che detiene il record di imbattibilità. La selezione dei protagonisti sarà decisa con un referendum tra i tifosi.
Rispondendo alle critiche sul possibile spreco di denaro pubblico, Cosenza ha replicato: “Quando venivano stanziati 150 milioni per lo Stadio Arechi di Salerno, cosa si diceva?”.
Afragola
Follia a Barletta, Malcore aggredisce Torassa negli spogliatoi
Pubblicato
6 mesi fail
23 Febbraio 2026Da
Redazione
BARLETTA – Un pomeriggio di sport si trasforma in un caso di cronaca allo stadio “Puttilli”. Durante l’intervallo della gara tra Barletta e Afragolese, valida per la 25ª giornata del girone H di Serie D, la violenza prende il sopravvento sulla competizione. L’attaccante del Barletta, Giancarlo Malcore, colpisce con un pugno e un calcio il capitano dell’Afragolese, l’argentino Agustín Torassa.
Il grave episodio si consuma all’interno degli spogliatoi, proprio mentre le squadre sono rientrate dopo un primo tempo chiuso sullo 0-0. Un diverbio acceso degenera rapidamente: Malcore scaglia un pugno al volto del 37enne argentino, aggiungendo anche un calcio.
L’arbitro Matteo Cavacini, informato dei fatti, dispone l’espulsione di Malcore prima della ripresa. Il secondo tempo comincia con dieci minuti di ritardo, con il Barletta in inferiorità numerica e l’Afragolese costretta a sostituire il suo capitano, trasportato d’urgenza in ospedale.
La società campana non usa mezzi termini e interviene con una nota ufficiale durissima per stigmatizzare l’accaduto e difendere il proprio tesserato.
“La nostra società ribadisce con forza che simili comportamenti non appartengono ai valori dello sport, del calcio e della leale competizione”, scrive il club rossoblù. “Ogni forma di aggressione fisica o verbale rappresenta una sconfitta per tutto il movimento calcistico, a maggior ragione quando a esserne protagonisti sono tesserati che, per ruolo ed esperienza, dovrebbero essere esempio per i più giovani”.
Il capitano argentino è stato assistito presso l’ospedale “Dimiccoli”, dove i medici hanno riscontrato un trauma cranico minore e dolori al rachide cervicale. “Rassicuriamo tutti sulle condizioni di Agustín Torassa”, prosegue la nota dell’Afragolese, “il calciatore è vigile, è rientrato a casa dopo i controlli ed è costantemente monitorato dallo staff medico”.
Sulla vicenda indagano ora gli agenti della Digos e del Commissariato di pubblica sicurezza di Barletta. La posizione di Malcore è al vaglio della giustizia sportiva, ma anche delle autorità competenti per i profili di responsabilità penale. L’Afragolese ha confermato di confidare nel lavoro degli inquirenti affinché “venga fatta piena luce sull’accaduto e siano adottati tutti i provvedimenti necessari a tutela dei valori sportivi”.


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