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CAIVANO. Continuano le mistificazioni e la distorsione della realtà. Adesso ci si mette anche il Vescovo.

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CAIVANO – A qualcuno piace la confusione. Prima la genera nei ruoli, invadendo un campo a lui non congeniale, poi si sostituisce alle istituzioni, poi le invoca e quando queste ultime, con tanta fatica e sprovvedutezza, dal punto di vista, almeno, della sicurezza, riescono a stabilire un clima alquanto sereno, ritorna a confondere le idee con una mistificazione della realtà, perché guai se a Caivano termini o venga risolta l’emergenza. Come ha tenuto a ribadire la Premier Giorgia Meloni ad Atreju nei confronti di Roberto Saviano: “fosse mai che non c’è più niente su cui fare una serie tv milionaria?”. A Caivano invece si può tranquillamente parafrasare: “fosse mai che non c’è più niente di emergenza sociale affinché continuino ad arrivare fondi per le bonifiche?”.

La verità è che oggi a Caivano il clima di tensione per quanto riguarda gli sgomberi è alle spalle. Come era prevedibile, sotto le tende ci sono rimaste solo pochissime famiglie disperate che di roccocò, veneziano e barocco avevano solo il gusto orrendo di arredare casa con mobilia scadente che potesse simulare l’arredamento dei grandi camorristi. Anche il numero di agenti e militari che presidiano la città è inferiore rispetto a quello dei primi giorni, segno che la tensione si è affievolita. Gli sgomberati hanno trovato sistemazione altrove. Altri sono ancora nelle case e parlo degli affiliati che non hanno condanne passate ingiudicato o associazioni mafiose (416 bis) ma che comunque sono conniventi con la camorra e attigui al clan ancora persistente sul territorio. Per questi c’è ancora da capire se il Governo li reputi camorristi oppure no. Il sottoscritto ha cercato di porre questa domanda al Ministro degli Interni Matteo Piantedosi ma la sua risposta è stato vaga. Si è limitato solo a dire che stanno controllando tutti e che chi verrà trovato privo di requisiti verrà sgomberato. Ma per ora resta solo la speranza per le altre 210 famiglie di aggrapparsi al Programma Speciale per il Parco Verde nato dalla convenzione Comune-Regione Campania.

Allora perché si continua a mistificare la realtà? Perché montare un altro caso mediatico sulla scelta, legittima, ma pur sempre una scelta personale, di non voler celebrare la messa alla vigilia di Natale da parte del prete Maurizio Patriciello? Perché raccontare all’Italia intera di una tensione non percepibile ad occhio nudo? Proteste non ce ne sono! Le famiglie rimaste sotto le tende oramai vanno via via rassegnandosi alla perdita della loro casa e a fatica stanno cercando chi è disposto a fittare loro una casa. Le loro attenzioni sono rivolte ad altro. Le loro preoccupazioni sono quelle di dare un tetto ai loro figli e non di vendicarsi contro chi fino alla data degli sgomberi aveva promesso loro di poter influire sulla Premier Giorgia Meloni, scrivendo una lettera aperta o vantandosi di avere il numero della Premier in tasca e poterla chiamare amichevolmente in qualsiasi istante della giornata, alimentando negli sgomberati false speranze.

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso! La chiesa non è vuota per le pressioni della criminalità organizzata come più spesso si asserisce e si dichiara agli organi di stampa compiacenti, allineati e coperti al Sistema propagandistico di questo governo che finora a Caivano non ha risolto il problema sociale, lo ha solo procrastinato. Anche perché poi, da caivanese, sarei curioso di sapere una verità: se da un lato la Premier Giorgia Meloni mentre relaziona alla Camera e al Senato asserisce di aver buttato fuori la camorra di Caivano, com’è che poi si ripresenta sottoforma di intimidazione per non fare entrare fedeli in chiesa? Allora la domanda nasce spontanea: La camorra a Caivano esiste ancora o è stata debellata da questo governo?

Premesso che la camorra a Caivano c’è e continua a fare i suoi porci comodi, lontana dai riflettori e dai vittimismi di chi ancora una volta tenta di attirare le telecamere all’indomani del suo periodo più alto di impopolarità. Fino a prova contraria chi ha chiuso le porte della Chiesa ai fedeli è stato il prete Maurizio Patriciello in piena autonomia. Chi non ha celebrato messa è stato il prete che da anticamorra ha dimostrato, legittimamente, di aver paura, denudandosi di quell’aura mistica che da più di dieci anni si era creato con tanta fatica e phard e mostrandosi, finalmente, al mondo intero come un semplice uomo, pavido e indifeso, lasciando intendere ai propri fedeli che forse, in questo contesto, molto più grande di lui, ci vogliono ben più alte competenze e neanche la toga poteva fare miracoli.

Allora perché cercare di intenerire il pubblico dei media allineati con la storiella della messa di mezzanotte, quando è risaputo che dal Covid in poi tutte le parrocchie, compreso il Papa, hanno spostato l’appuntamento alle 18/18:30 del 24 dicembre?

Diciamo le cose come stanno. Io mi sono stancato delle mistificazioni, delle narrazioni fuorvianti fatte ai danni della mia cara città. Dopo tutto quello che è successo è giunta l’ora di dire BASTA! La chiesa è vuota perché per la stragrande maggioranza è sempre stata frequentata da persone estranee al Parco Verde, una elite attratta dal potere mediatico del don, più che dalla fede cristiana del santo sacramento. I parcoverdiani, la domenica mattina, li potevi contare sulle punte delle dita. Ed è normale che dopo tutto il clamore mediatico negativo e pericoloso collegato alla propaganda di governo fatta di mitra e carri armati, la chiesa viene isolata, dato che i pastorelli imbellettati e incravattati che venivano anche da fuori le mura di Caivano per adorare il prete anticlan – così come lo apostrofava stamattina “Il Mattino” – hanno avuto paura dei potenziali tumulti tanto reclamizzati a mezzo stampa.

Un’altra domanda che mi pongo è la seguente: ma perché la Chiesa non riesce a stare fuori dalla lotta anticrimine che ha inteso imbracciare il Governo? Perché non si lascia spazio alle istituzioni e a chi ha competenze e ruoli per porre la parola fine al degrado nella nostra amata città?

Stamattina leggo anche le dichiarazioni del vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo che tra una riposta e l’altra data al collega de “Il Mattino” dove cercava di tutelare l’immagine di Patriciello ha commesso il grave errore di distorcere il vero significato di Chiesa, asserendo di conoscere e condividere la scelta del prete Maurizio Patriciello di chiudere i battenti della chiesa in faccia a tutti i parrocchiani del Parco Verde, anche quelli ritenuti non camorristi. Ha creduto al millantato clima pesante e si è allineato ai suggerimenti della Prefettura che, legittimamente, tenta di tutelare l’uomo in quanto essere umano.

“La Chiesa è unita in questo momento difficile e affermare i principi del Vangelo è una missione molto impegnativa” parole e musica del Mons. Spinillo. Eppure io ricordo di preti che sotto i bombardamenti andavano nelle missioni di guerra a dare supporto e sollievo spirituali ai soldati in fin di vita. Non credo che Caivano sia considerata alla stregua della striscia di Gaza eppure per Spinillo è una missione molto impegnativa affermare i principi del Vangelo a Caivano. Ma stiamo scherzando? Ma per quanto tempo ancora la mia città deve subire queste angherie da parte di questi personaggi togati ma che nulla hanno a che fare col vero pensiero ecumenico e caritatevole del pensiero cristiano evangelico?

E poi: “Meno fedeli in chiesa, meno famiglie partecipi, meno bambini al catechismo. Capisco che la situazione che sta vivendo Caivano è pesante…”. Caro Mons. Spinillo questa situazione la vive solo la parrocchia di Maurizio Patriciello. Le altre parrocchie di Caivano pululano di fedeli. Ieri abbiamo fatto un evento nella Parrocchia Maria SS Annnunziata ed era stracolma di fedeli. La domenica mattina Annunziata, Cappuccini e Santa Barbara sono agghindate a festa e le messe vengono celebrate regolarmente tra la folla dei fedeli acclamanti. Caivano non è la narrazione dispregiante di Maurizio Patriciello. Caivano è una periferia con tanti problemi legati alla criminalità organizzata certo, ma è una città abitata dalla stragrande maggioranza da persone perbene e laboriose che la mattina si sveglia per andare a lavorare e la domenica in chiesa ad ascoltare le omelie che i parroci offrono ai fedeli. Lei, caro Monsignore dove vive? È mai stato a Caivano? O adesso si informa solo per interposta persona? Venga la domenica a trovare altri parroci e vedrà come il racconto di Caivano cambierà e i suoi occhi finalmente potranno cibarsi della verità. La aspettiamo Monsignore.

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CAIVANO. Il pentito Carmine Peluso avverte la nuova Amministrazione: “Il Sistema può anche andare avanti da solo”

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CAIVANO – «Io dico solo una cosa, che se oggi i politici che ci stanno non aprono gli occhi, il sistema va avanti anche senza di loro. Perché è un sistema talmente oliato che non ha bisogno nemmeno del politico, il politico serve solo per dare l’indirizzo, ma poi le ditte e i tecnici sanno già come muoversi».

Le parole di Carmine Peluso, rese il 3 dicembre scorso nell’aula del Tribunale di Napoli Nord, non sono semplici ricordi di un pentito: sono un avvertimento elettrostatico per l’Amministrazione di Antonio Angelino. Un monito che svela come la corruzione a Caivano non sia un evento episodico, ma un software che gira in background, capace di sopravvivere ai decreti di scioglimento e ai cambi di casacca. Ma c’è un passaggio, tra le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, che suona come una campana a morto per la credibilità dell’attuale Sindaco: «Nessuno ha mosso un dito, neanche allora l’opposizione ha fatto un qualcosa per cercare di fermare questa versione, quest’acqua sporca, chiedo scusa per il termine, che colava all’interno del Comune».

Poiché il Sindaco Antonio Angelino è stato seduto proprio tra quei banchi dell’opposizione durante le amministrazioni sciolte per camorra, la domanda sorge spontanea: di quale “acqua sporca” parla Peluso? E perché Angelino, che oggi si propone come il nuovo che avanza, non ha provato a chiudere quel rubinetto quando era il momento?

Si tratta, è bene ribadirlo, di dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, che dovranno essere valutate nelle sedi competenti. Tuttavia, sul piano politico e amministrativo, alcune affermazioni meritano una riflessione pubblica, soprattutto quando chiamano in causa il clima generale che avrebbe caratterizzato il Comune di Caivano negli anni passati.

L’analisi della “questione morale” non può che partire dai numeri. Quelli dei voti e delle ditte sponsorizzate. Nel calderone dei consiglieri attualmente in carica, spicca il nome di Giuseppe Ponticelli, detto “Pippo”, oggi tra i banchi di Azione con 265 voti. Il verbale di Peluso è di una chiarezza disarmante quando il PM chiede quali ditte venissero sponsorizzate: «Samar di Domenico Arzanese, ha lavorato principalmente con me… Claudio Paradiso era collegato direttamente a Giuseppe Ponticelli, consigliere comunale allora, detto “Pippo”. E in cambio c’erano due cose: o corruzione o cambio oppure scambio di voti. Da queste ditte si otteneva sia quello che quello». Corruzione o voti. Uno scambio che Peluso definisce ordinario. Sindaco, è questo il profilo dei suoi compagni di viaggio?

L’editoriale della morale non può che partire dai numeri. Quelli dei voti. Il Sindaco gode oggi dell’appoggio di Emanuele Emione (466 voti), consigliere di Caivano Conta, lista del sindaco. Ma dietro Emanuele c’è l’ombra del cugino, l’ex Presidente del Consiglio Francesco Emione, suo capoelettore. Peluso, durante la sua deposizione fiume, racconta una scena da film noir: una mazzetta da mille euro della ditta Art Edil incassata proprio presso lo studio Emione. «Detto e confermato da Giuseppe, Arte Edil… mille euro. E poi con il tempo… me lo disse anche Falco a me… ci fu anche una forte discussione fra Falco Armando e Francesco Emione con Arte Edil, perché loro volevano di più e chiusero con tutto a mille euro». Se Peluso è attendibile quando accusa se stesso, perché non dovrebbe esserlo quando descrive il capoelettore di un consigliere di maggioranza intento a mercanteggiare sulle tangenti? Delle due l’una. O Peluso è attendibile sempre o non lo è mai.

Il “Sistema” sembra essere un album di famiglia. Prendiamo i 184 voti di Antonio Angelino (omonimo del Sindaco, primo non eletto in Caivano Unita), fratello di quel Pasquale Angelino che tra le dichiarazioni di Peluso appare come un protagonista del sottobosco politico-criminale. Peluso dichiara che “Tibiuccio” il boss del Clan Angelino-Gallo premeva per far lavorare Pasquale al Comune. Risultato? Un incarico da 40.000 euro per l’efficientamento energetico della scuola San Francesco. Ma il bello (o il tragico) viene dopo: «In questa circostanza Angelino Pasquale aveva versato nelle casse del clan 5.000 euro e 500 euro a Zampella Vincenzo… perché Pasquale disse: “io ho un problema economico, in quanto ho pagato una estorsione nei confronti della…”». Pasquale Angelino, fratello del candidato del sindaco, pagava il pizzo al clan per i lavori ottenuti dal Comune. È questo il modello di “legalità” che circonda l’attuale Amministrazione?

E che dire di Francesco Laurenza, attuale Consigliere Comunale di “Bene Comune” eletto con 359 voti e dipendente della Impiantistica Meridionale di Filippo Angelino – suo capo elettore e affine – ditta colpita da interdittiva antimafia e in causa con il Comune per un debito di circa 500mila euro? Sponsorizzato in campagna elettorale anche da quel Vincenzo Semonella (FV Costruzioni) che la DDA indica come titolare di ditta “gradita” al clan. Un intreccio di parentele, ditte in odore di camorra e debiti comunali che farebbe tremare i polsi a chiunque, ma non sembra turbare il sonno della maggioranza.

Ma la domanda più urticante per il Sindaco riguarda il presente. Peluso elenca le mazzette incassate da Armando Falco nipote dell’ex Sindaco Enzo Falco e imputato nello stesso processo: cita la MGE di Cardito (con il prestanome Angelino Domenico), la DZ Energreen e, soprattutto, la Berlor. Quest’ultima, dice Peluso, versò «mille euro» per i lavori al cimitero nel 2021. Sindaco Angelino, dato che la Berlor lavora ancora oggi presso il cimitero comunale, cosa intende fare dal punto di vista etico? È accettabile che una ditta indicata da un collaboratore di giustizia come pagatrice di tangenti continui a operare indisturbata per l’Ente?

Il quadro si chiude con i “facilitatori”. Peluso cita Gaetano Lionelli e Domenico Falco, ex Consiglieri comunali, descrivendoli come soggetti che «avevano chiesto delle cortesie all’interno del Comune». Proprio quel Falco che, pur non essendo in carica, sarebbe stato un accanito sponsor dell’attuale Consigliere Antonio Russo, avrebbe influenzato la scelta dell’assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Precchia e che si fa ritrarre al fianco del Sindaco al taglio del nastro della villa comunale del Rione Scotta. E che dire dei tecnici? Figure come l’Arch. Pasquale Oterbo, che secondo Peluso riceveva incarichi (come quello all’ex scuola via Lanna) perché «appoggiato» dai politici del vecchio sistema – come Arcangelo Della Rocca (imputato nello stesso processo) e Antonio De Lucia ex Assessore all’Urbanistica – sono ancora oggi presenze fisse negli uffici tecnici comunali.

Certo, nessuno di questi nomi è oggi raggiunto da indagini, ordinanze o condanne definitive per questi fatti; sono tutti innocenti ed estranei ai fatti. Ma la politica non è un tribunale: è una questione di opportunità, di fiuto, di etica del sospetto. Se il sistema è «automatico», come dice Peluso, e i personaggi che lo alimentavano sono ancora lì — tra consiglieri, capoelettori, tecnici e ditte — allora il Sindaco Angelino non sta guidando una nuova era. Sta solo facendo da frontman a un meccanismo che, forse anche a sua insaputa, non ha mai smesso di girare.

«Se la nuova politica non controlla riga per riga quello che succede negli uffici, il sistema non si ferma, continua da solo». Sindaco, ha iniziato a leggere quelle righe, o ha paura di quello che potrebbe trovarci scritto?

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CAIVANO. Il Sindaco si vanta del PNRR sulla riqualificazione delle scuole ma lascia indietro i bambini della Mameli e della Rodari

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CAIVANO – Il 2025 si è chiuso con un annuncio trionfale dell’amministrazione comunale: fondi PNRR intercettati, cantieri in arrivo, sicurezza scolastica finalmente al centro dell’agenda politica. Parole importanti, accompagnate da cifre rilevanti e da un racconto che restituisce l’immagine di un Comune finalmente efficiente e attento ai suoi bambini.

Eppure, come spesso accade, basta spostarsi di pochi metri — o di qualche chilometro — per scoprire una realtà molto diversa. Nel grande racconto dei finanziamenti PNRR (Missione 4 – Istruzione e Ricerca), mancano completamente all’appello due plessi che fanno parte a pieno titolo dell’istituto comprensivo “Cilea–Mameli–Rodari”: il plesso Mameli e la scuola Rodari di Pascarola. Non una dimenticanza marginale, ma un’assenza che pesa come un macigno, soprattutto se si guarda alle condizioni in cui questi edifici versano da mesi.

Disagi concreti, non propaganda

Al plesso Mameli i caloriferi non funzionano. Siamo in inverno, e il problema è noto da prima di Natale. Al primo piano persistono infiltrazioni d’acqua sempre negli stessi punti, gli stessi già interessati da interventi passati — prima dalla giunta Falco, poi dalla terna commissariale. Interventi evidentemente inefficaci, che si ripetono nel tempo senza mai risolvere il problema alla radice.

Le conseguenze? Tre classi spostate, un teatro scolastico chiuso temporaneamente, attività didattiche sacrificate. Non per un giorno, ma da oltre un mese. Alla Rodari di Pascarola la situazione non è migliore: l’ascensore è fuori servizio, compromettendo l’accessibilità; il cancello automatico è rotto da tempo; la dirigente scolastica ha segnalato più volte la necessità dell’intervento di un elettricista; lo scorso anno si è arrivati persino a una denuncia ai Carabinieri nei confronti dei commissari prefettizi, segno di un disagio ormai esasperato. Questi non sono dettagli. Sono diritti negati.

PNRR sì, ma non per tutti

Il sindaco Antonio Angelino rivendica con orgoglio tre finanziamenti PNRR per altre scuole del territorio. Bene. Ma la domanda è semplice e inevitabile: perché Mameli e Rodari non sono state incluse? Il sottoscritto è a conoscenza dell’esistenza di un altro progetto PNRR, ben più imponente, che prevede l’abbattimento e la ricostruzione del plesso Cilea per un importo di circa sei milioni di euro, intercettato dalle scorse Amministrazioni. Un intervento importante, nessuno lo nega.

Ma proprio qui nasce il dubbio politico e amministrativo: com’è possibile che, nel programmare un intervento così rilevante, non si sia tenuto conto del fatto che l’istituto comprensivo è composto da tre plessi distinti e separati? La Mameli si trova a circa 100 metri dalla Cilea. La Rodari è addirittura a Pascarola, frazione di Caivano, lontana fisicamente e logisticamente. Possibile che per queste scuole non ci fosse alcuna criticità meritevole di fondi PNRR? O forse si è scelto consapevolmente di guardare altrove?

Il dubbio che non può essere ignorato

C’è un altro elemento che merita attenzione e che non può essere liquidato come malizia: la dirigente scolastica dell’istituto è stata candidata a Sindaco di Caivano, concorrendo direttamente contro l’attuale primo cittadino, e oggi siede tra i banchi dell’opposizione.

Sia chiaro: riqualificare una scuola non significa fare un favore alla dirigente, non equivale a ristrutturarle una “villa al mare”. Significa servire i cittadini, tutelare studenti, famiglie, personale scolastico. E tra quei cittadini ci sono anche i genitori dei bambini della Mameli e della Rodari, molti dei quali hanno votato l’attuale Sindaco. Allora la domanda diventa ancora più scomoda, ma necessaria: perché questi bambini non hanno avuto lo stesso diritto alla sicurezza e alla dignità scolastica degli altri?

Aspettiamo risposte, non slogan

Il PNRR è un’opportunità storica. Ma se diventa uno strumento selettivo, che crea scuole di serie A e scuole di serie B, allora qualcosa si è rotto. Mameli e Rodari non chiedono favori. Chiedono caloriferi funzionanti, edifici asciutti, ascensori attivi, cancelli sicuri. Chiedono ciò che è stato promesso: mettere i bambini al centro. Il Sindaco farebbe bene a spiegare pubblicamente il vero motivo dell’esclusione di questi plessi. Perché il silenzio, quando i fatti sono così evidenti, non è mai neutrale. E i bambini, prima o poi, presentano il conto.

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CAIVANO. il Consiglio comunale parte sotto assedio: l’ombra dell’ineleggibilità e il castello della maggioranza che scricchiola

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CAIVANO – Neanche il tempo di accomodarsi sugli scranni consiliari e, per l’amministrazione guidata da Antonio Angelino, la luna di miele è già finita. Il primo Consiglio comunale di Caivano si apre infatti sotto il segno delle contestazioni formali, delle segnalazioni normative e, soprattutto, di una spada di Damocle che torna a pendere – pesantemente – sulla testa del Sindaco proclamato.

Altro che archiviazione. Altro che “tutto chiarito”. L’ineleggibilità del Sindaco torna prepotentemente al centro del dibattito politico e istituzionale, smentendo clamorosamente i racconti rassicuranti di chi, più che difensore, si è dimostrato essere solo servo sciocco di corte, pronto a cantare vittoria prima ancora che la partita iniziasse davvero.

Le mozioni: natura, iter e significato politico

Due le iniziative protocollate in occasione del primo Consiglio comunale, entrambe tutt’altro che rituali.

1. La contestazione sull’ineleggibilità del Sindaco

Il Movimento 5 Stelle ha formalmente chiesto la verifica delle condizioni di eleggibilità del Sindaco, ai sensi degli articoli 41 e 60 del TUEL. Una richiesta che non nasce da illazioni politiche, ma da atti ufficiali e documentazione depositata, da cui risulta che Angelino, al momento della candidatura, fosse ancora in servizio presso la Città Metropolitana di Napoli, ente sovraordinato al Comune di Caivano.

Una circostanza che, se confermata, configurerebbe una ineleggibilità originaria non sanabile, che per legge deve essere verificata prima della convalida degli eletti. L’iter è ora chiaro: il Consiglio è chiamato ad accertare, approfondire, eventualmente sospendere o procedere con riserva. Il problema non è politico, è giuridico.

E qui arriva il dato che la maggioranza fa finta di ignorare: il Movimento 5 Stelle, per bocca del Deputato Pasqualino Penza, ha già fatto sapere che non intende fermarsi. Se necessario, la questione sarà trascinata fino in Tribunale. Altro che chiacchiere da bar: qui si parla di carte bollate.

2. Il conflitto tra Statuto e Regolamento

La seconda istanza riguarda un vulnus istituzionale grave: il contrasto tra Statuto comunale e Regolamento del Consiglio sulle modalità di voto per l’elezione del Presidente e del Vicepresidente.

Lo Statuto parla chiaro: scrutinio segreto nelle questioni riguardanti persone. Il Regolamento, invece, impone il voto palese. Una forzatura che viola la gerarchia delle fonti e che, come ricordato anche dal Ministero dell’Interno, impone la disapplicazione della norma regolamentare incompatibile.

Tradotto: se si procede a voto palese, si rischia l’ennesima procedura viziata. Un pessimo biglietto da visita per una maggioranza che predica legalità e pratica scorciatoie.

Il capitolo incompatibilità: la bomba sotto il tavolo

Ma non è finita qui. Sullo sfondo si muove un’altra questione esplosiva: le incompatibilità per debiti verso l’ente comunale.

La PEC protocollata da Forza Italia ha acceso un faro su un tema che fa tremare i corridoi del Comune: consiglieri comunali – o loro familiari conviventi – potenzialmente debitori del Comune per tributi, sanzioni e canoni non pagati.

Le indiscrezioni che circolano in città parlano chiaro: almeno tre consiglieri di maggioranza sarebbero a rischio incompatibilità. Una situazione che tiene in allerta i primi non eletti, già pronti a subentrare in caso di decadenze. Altro che squadra compatta: qui la maggioranza sembra un castello di carte.

E sarebbe una figuraccia barbina per il Sindaco. Perché, se dovessero emergere incompatibilità per debiti, la responsabilità politica sarebbe tutta sua: le liste le ha composte lui, i candidati li ha scelti lui, i controlli – evidentemente – non li ha fatti nessuno.

Una maggioranza già in affanno

Morale della favola: Antonio Angelino è Sindaco da poche ore e già governa sotto assedio. Tra contestazioni di ineleggibilità, regolamenti da disapplicare e consiglieri potenzialmente incompatibili, la strada si presenta subito ripida e minata.

Chi pensava che bastasse proclamare un Sindaco per mettere a tacere tutto, oggi deve fare i conti con la realtà: la legalità non si archivia con un comunicato, né con qualche applauso telecomandato.

Il plauso a Tobia Angelino e la solita lottizzazione

In questo quadro confuso, una nota positiva va riconosciuta al Consigliere anziano Tobia Angelino, che ha diretto finora i lavori con equilibrio e competenza, convocando correttamente il Consiglio comunale e la commissione preliminare tenutasi oggi in seconda convocazione alle ore 14.

Tobia Angelino ha dimostrato sul campo di essere, nei fatti, il Presidente del Consiglio ideale: è il più votato di Caivano, è giovane, laureato, preparato e ha già mostrato una padronanza istituzionale che altri ancora devono imparare.

Peccato che, come da copione, la Presidenza del Consiglio sia destinata a Luigi Esposito, frutto di un accordo di maggioranza che risponde alla più antica e stanca logica di lottizzazione politica. Le poltrone prima di tutto, la competenza dopo – se avanza spazio.

Conclusione

Il primo Consiglio comunale di Caivano non segna l’inizio di una legislatura serena, ma l’apertura di una stagione di verifiche, ricorsi e possibili decadenze. La maggioranza balla sul filo, il Sindaco governa con una spada sospesa sulla testa e le opposizioni hanno già dimostrato che non faranno sconti.Altro che luna di miele: a Caivano è già tempo di resa dei conti.

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