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Cronaca

Acerra dà l’ultimo saluto alla piccola Giulia: le ultime

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Si sono tenuti questa mattina i funerali della piccola Giulia, la bimba di pochi mesi uccisa dal pitbull in casa sua. Le esequie si sono svolte presso il Duomo di Acerra in forma strettamente privata, anche se in tantissimi hanno affollato la piazza.

La famiglia chiede rispetto e silenzio, mentre il padre di Giulia è indagato per omicidio colposo, omessa custodia e vigilanza del pitbull, che avrebbe aggredito la piccola mentre lui dormiva.

Al momento l’opinione pubblica è divisa tra chi attacca il padre e chi si scaglia contro il cane, mentre il papà ha così parlato tramite il suo avvocato Luigi Montano:

“Almeno nel giorno dei funerali chiedono un poco di rispetto per il grande dolore che stanno vivendo, pregando tutti di spegnere i riflettori per un giorno e di non pressarli nei momenti dell’ultimo saluto alla bambina”.

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Sistema Luserta, fari sul dirigente Rfi Domenico Semplice: mazzette e Rolex per gonfiare i prezzi

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Si allarga l’inchiesta sul conferimento di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della tratta ferroviaria Napoli-Bari all’interno di Cava Luserta, nel casertano. Al centro del nuovo filone d’indagine, coordinato dal procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere Pierpaolo Bruni e dai pm Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, c’è la figura di Domenico Semplice, dirigente di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), destinatario di una perquisizione insieme ad altre quattro persone. Secondo l’ipotesi della Procura, Semplice – insieme all’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, già indagato nel primo filone – sarebbe stato il materiale redattore della nota ufficiale inviata il 3 luglio 2022 dal Comune di Caserta a Rfi per indicare la cava dell’imprenditore Giuseppantonio Luserta come sito di destinazione finale dei materiali. Il favore del dirigente Rfi a Luserta non si sarebbe fermato qui: Semplice avrebbe infatti agevolato l’ottenimento di una tariffa pesantemente maggiorata per i conferimenti, facendo lievitare il prezzo da 0,89 a 1,15 euro per ogni quintale di materiale scaricato nella cava. In cambio di questi prezzi gonfiati, l’imprenditore avrebbe profumatamente ricompensato il dirigente attraverso una complessa triangolazione finanziaria studiata per schermare i passaggi di denaro, coinvolgendo la cerchia ristretta di Semplice: la moglie, l’avvocato Laura Arena, e l’architetto Gaetano Sacco, ritenuto l’intermediario chiave. La Procura ha ricostruito due canali principali: il primo ha visto Luserta versare circa 500mila euro all’architetto Sacco per prestazioni professionali ritenute del tutto “fittizie”, somme poi girate da quest’ultimo all’avvocato Arena e alla Deg Ingegneria, società riconducibile al dirigente Rfi; il secondo canale ha riguardato altri pagamenti per 220mila euro a favore della Sc Engineering, capitali poi rimbalzati nuovamente verso Domenico Semplice, verso la moglie e verso la società Rosem. Sia la Sc Engineering che la Rosem sono descritte dai magistrati come tessere fondamentali della “galassia” societaria gestita o controllata dallo stesso dirigente. Il quadro corruttivo delineato non si esaurisce con i bonifici: tra i regali che Luserta avrebbe destinato a Semplice spunta anche un orologio Rolex di valore, acquistato in una gioielleria di Benevento e recapitato a Semplice nel gennaio del 2025, sempre tramite la mediazione di Sacco. L’ombra dei favori legati al dirigente Rfi si estende infine ben oltre Caserta: nell’indagine risultano infatti coinvolti anche i titolari di altre due cave, Giovanni Sferragatta di Maddaloni e Vincenzo Bifulco di Marigliano, i quali avrebbero elargito somme di denaro – anche in contanti – direttamente a Domenico Semplice per ottenere agevolazioni simili per il conferimento dei materiali nella Cava di Tufo Giannelli a Maddaloni e in un altro sito ad Apricena, in provincia di Foggia.

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Caivano

CAIVANO. Il paese dei balocchi e delle notti insonni: la movida fuori controllo

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CAIVANO – C’è una Caivano che vive sugli schermi degli smartphone, geometricamente perfetta, illuminata dai filtri delle storie di Instagram e raccontata con la leggerezza disimpegnata di chi ha confuso l’amministrazione di una città complessa con l’organizzazione di un villaggio turistico. È la Caivano dei post istituzionali, delle inaugurazioni a favore di telecamera e persino – tocco di indiscutibile classe amministrativa – di video e balletti social interpretati da esponenti delle istituzioni, intenti a promuovere la “freschezza” e la “leggerezza” di una presunta nuova primavera locale.

Poi, però, c’è la Caivano reale. Quella che, spenti i riflettori della propaganda e posati i telefoni, si ritrova a fare i conti con l’esasperazione, il degrado e l’abbandono. Quella in cui i cittadini, esausti e privati dei diritti più elementari, sono costretti a prendere carta e penna per implorare un briciolo di ordine pubblico.

L’ultimo esempio di questo cortocircuito tra finzione e realtà si consuma in Piazza Campiglione. Le segnalazioni giunte in redazione descrivono uno scenario a dir poco estenuante, una fotografia impietosa di un’area storicamente centrale e devota – posta com’è proprio dinanzi al Santuario – trasformata in una terra di nessuno.

Da un lato, i residenti denunciano il progressivo scivolamento della piazza in un limbo di illegalità e indecoro: continue scorribande di biciclette elettriche a tutta velocità, schiamazzi selvaggi, consumazione di sostanze stupefacenti negli angoli più appartati e, come se non bastasse, atteggiamenti osceni che urtano la sensibilità delle famiglie e dei passanti. Quella che doveva essere un’oasi di serenità è diventata il teatro di una quotidiana violazione della decenza pubblica.

Dall’altro lato della stessa piazza, la situazione si fa se possibile ancora più insostenibile a causa di una gestione della “movida” totalmente fuori controllo. Gli esposti indirizzati alla Polizia Locale parlano chiaro: nei fine settimana, il perimetro attorno al “Bar Campiglione” si trasforma in un girone dantesco. Musica ad alto volume fino a notte inoltrata, assembramenti caotici sulla pubblica via e un inquinamento acustico intollerabile che rende impossibile il riposo notturno. A questo si aggiunge il totale caos della viabilità: passi carrabili sistematicamente occupati dalle auto dei clienti, residenti letteralmente sequestrati nelle proprie abitazioni e impossibilitati a uscire anche in caso di emergenza, mentre il concerto di clacson e motori accesi fa da colonna sonora alle notti caivanesi.

Di fronte a questo disastro, qual è la risposta dell’Amministrazione guidata dal sindaco Antonio Angelino? Il silenzio, mascherato da festosa distrazione. Questa giunta ha più volte sbandierato l’esigenza di animare il territorio, di importare modelli di movida e di promuovere l’intrattenimento. Intento legittimo, sia chiaro: l’introduzione di nuovi fenomeni sociali, culturali ed economici è un fattore positivo per qualsiasi comunità. Il problema, drammatico, sorge quando si confonde l’animazione con l’anarchia. Un’amministrazione matura sa che la nascita di una zona di movida richiede, come prerequisito assoluto, un rigido sistema di regole, controlli e tutele per chi in quei quartieri ci vive e ci dorme.

Invece, a Caivano si è scelta la via più comoda: importare il fenomeno senza governarlo, inseguendo il consenso facile ed elettorale dei grandi eventi, per poi girarsi dall’altra parte quando si tratta di gestire gli effetti collaterali. È emblematico, quasi paradossale, che a fronte di una movida che si protrae fino a notte fonda, questa Amministrazione non abbia mai neanche pensato di estendere i turni della Polizia Locale. Il servizio dei caschi bianchi termina inderogabilmente alle ore 20:00, lasciando completamente scoperte e sguarnite proprio le ore più sensibili e problematiche della notte. Come a dire: la festa è aperta a tutti, ma dopo le otto di sera ognuno si difenda come può.

Il sospetto, che col passare dei mesi si fa certezza, è di trovarsi di fronte a un’amministrazione schiava della propria stessa propaganda. Un sistema politico che preferisce alterare la percezione della realtà piuttosto che governare i problemi strutturali della città. Ma i balletti su TikTok e le narrazioni patinate non bastano più a coprire il rumore dei clacson, gli schiamazzi e il senso di impotenza di chi si vede negato il diritto al riposo e alla sicurezza.

Governare significa fare delle scelte, assumersi delle responsabilità e trovare un equilibrio tra il legittimo svago e il sacrosanto diritto alla vivibilità. Se l’Amministrazione Angelino vuole dimostrare di essere qualcosa in più di una semplice agenzia di animazione per eventi, metta da parte i filtri social e risponda ai cittadini di Piazza Campiglione. Perché una città senza controlli non è una città più viva: è solo una città più debole.

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Afragola

Blitz all’Ikea, il sesso all’aperto non si ferma: altri due uomini denunciati dalla Polizia Locale

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AFRAGOLA – Non si ferma l’ondata di degrado nelle aree adiacenti al centro commerciale Ikea e al cimitero cittadino. Continuano infatti senza sosta i controlli straordinari della Polizia Locale, guidata dal Dirigente Comandante Colonnello Antonio Piricelli, volti a contrastare un fenomeno ormai diventato una costante e preoccupante consuetudine: incontri intimi tra uomini in pieno giorno e alla luce del sole.

L’ultimo episodio ha portato al fermo di altri due cittadini di sesso maschile. Gli agenti in borghese, dispiegati sul territorio proprio per monitorare la zona, hanno colto i due in flagranza di reato mentre compivano atti osceni e contrari alla pubblica decenza in un’area delimitata da una sbarra, a ridosso del parcheggio commerciale e dei confini autostradali. Per entrambi è scattata la denuncia a piede libero all’Autorità Giudiziaria.

Il modus operandi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, segue sempre lo stesso schema: un continuo via vai di auto, sguardi d’intesa, l’approccio e poi la ricerca di un’intimità esibita senza alcuna vergogna, a pochi passi da luoghi ad altissimo transito.

Il ripetersi di questi episodi solleva una riflessione necessaria sulla gravità di un fenomeno che non può più essere liquidato come semplice “inciviltà”. Ciò che allarma maggiormente non è solo la reiterazione degli atti, ma la totale assenza di rispetto per il contesto circostante.

Parliamo di un’area frequentata quotidianamente da famiglie, donne e bambini diretti al centro commerciale, ma soprattutto situata a pochissima distanza dal cimitero comunale, un luogo sacro per antonomasia che richiede silenzio, memoria e rispetto. Consumare rapporti sessuali in pieno giorno in un quadrante così sensibile rappresenta una ferita profonda per la comunità locale e un insulto al senso del pudore collettivo. L’intensificazione dei controlli e l’uso di agenti in borghese disposti dal Comandante Piricelli sono la risposta necessaria a un degrado intollerabile, un segnale forte per ribadire che la legalità e la decenza non possono essere messe in secondo piano.

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