Resta sintonizzato

Cardito

CARDITO. Cirillo e il deserto

Pubblicato

il

CARDITO – Cardito. L’intervista al sindaco di Cardito, Giuseppe Cirillo, apre ad una serie di riflessioni che meritano di essere approfondite sul piano politico. Anche per alzare l’asticella del dibattito, troppo appiattita su Cirillo, unico soggetto politico emerso in questi dodici anni, e non per colpa del primo cittadino.

In vista delle prossime elezioni, e quindi di un ciclo nuovo che si dovrà aprire, è necessario già oggi piantare qualche seme che dovrà poi fiorire.

Partiamo da una premessa. Giuseppe Cirillo ha azzerato in questi dodici lunghi anni i vecchi schemi. Cosa significa? Non esistono più divisioni o squadre predefinite, che sanciscono alleanze già precostituite oppure soggetti politici che non possono dialogare al di là dei posizionamenti di questi anni. Uso un termine forte per rendere l’idea: il sindaco è cresciuto politicamente a dismisura. La classe politica locale non è riuscita a stare al suo passo. Anzi, di passi ne ha compiuti ma all’indietro. Ciò ha provocato due elementi: azzeramento del dibattito politico, drastica riduzione dei soggetti politici. In minoranza, alcuni sono partiti da giovani promesse e chiudono l’esperienza nel totale anonimato. In maggioranza singolarmente non esiste nessuno: tutti fedelissimi del primo cittadino. Come detto, un appiattimento su Cirillo così forte che ha azzerato la politica e superato i vecchi schemi.

Adesso, nella costruzione del dopo dodicennio, l’unico che ha dettato la prima ricetta è sempre il capo dell’amministrazione carditese. Punta alla politicizzazione del quadro: centrodestra e centrosinistra. Legittimo, soprattutto per la sua visione di alto profilo maturata pure da vicepresidente della Città metropolitana e quindi ormai abituato ad altri palcoscenici e ad altri livelli rispetto, e lo dico con rispetto e dispiacere, al degrado che caratterizza questi territori.

Questa è una visione del futuro, nella costruzione del futuro, che dovrà tramutarsi in concretezza. E bisogna capire se sarà l’unica in campo come è accaduto in questi 12 anni oppure se ci sarà dell’altro. Non lo può sapere nessuno, almeno in questo momento. E allora proviamo a sviluppare un ragionamento su dati oggettivi e che aiutano la riflessione. Penso che Nunzio Raucci abbia capito che la sua ambizione personale di voler fare il candidato a sindaco nonostante nessuno lo volesse, ha rappresentato negli anni il migliore alleato di Cirillo e della sua scalata.

Quindi, in un contesto dove la politica è stata azzerata, innanzitutto bisogna togliere da mezzo le ambizioni personali. E in un deserto, dove politicamente non è cresciuto nemmeno un fiore e dove il primo cittadino ha azzerato, superato, cancellato, i vecchi schemi, da dove ripartire. C’è chi nel deserto vede solo sabbia e null’altro. E chi, affidandosi ad una visione più ottimista, coglie da quel deserto un’opportunità. Qualsiasi cosa si deve costruire e indipendentemente da chi la deve costruire, si parte da zero. Quindi, sarà molto più semplice. In cosa si tramuta questo contesto? Tutti possono parlare con tutti.

Non ci sono più barriere precostituite da gruppi contrapposti. Per intenderci, il gruppo Barra può tranquillamente ragionare con Cirillo e stabilire un percorso insieme. Le vecchie ruggini tra i protagonisti del dopo Barra sono ormai superate, vecchie, lontane proprio grazie a ciò che ho spiegato in apertura: i vecchi schemi sono stati abbattuti. Il primo passo, quindi, è quello di individuare chi sono i soggetti politici. E, badate bene, c’è una sottile differenza tra consiglieri comunali e soggetti politici. Mi spiego meglio. I soggetti politici sono coloro che riescono ad avere un peso nell’opinione pubblica e sono soggetti aggregatori capaci di mettere in piedi una lista. Due esempi e si torna sempre lì, Giuseppe Cirillo e Peppe Barra. Sono soggetti che storicamente hanno dei gruppi politici e sono in grado di partorire due liste ciascuno.

I candidati nelle liste, per quanto forti, tra chi è rimasto a casa e chi siede in consiglio comunale, vengono un attimino dopo. In maggioranza non ci sono leader autonomi capaci di ragionare sullo stesso piano con il sindaco. Ripeto, sono tutti a seguito di Cirillo e il sindaco dovrà preoccuparsi di comporre liste in grado di garantirli. Saranno ottimi candidati da 300 e 400 voti, ma da qui a trasformarsi in soggetti politici ce ne passa. La stessa cosa vale per l’opposizione. Raucci è un candidato al Consiglio che ti fa la differenza. Ma il soggetto politico che fa le liste resta Giuseppe Barra. Quindi, alla fine di questa esperienza bisognerà comprendere chi saranno i soggetti aggregatori, chi saranno i soggetti politici, quanti ne saranno e quali tavoli si metteranno in piedi.

Cirillo sicuramente dovrà partire dalla sua continuità e dovrà comprendere attorno a lui chi sarà in grado di fare una lista di candidati al consiglio comunale. E lo stesso vale per coloro che aspirano, magari a qualcosa di nuovo. Prima delle ambizioni personali e prima di mettere in piedi tavoli dove siedono soggetti che rappresentano solo se stessi, bisognerà verificare chi farà le liste. I consiglieri uscenti saranno in grado di comporre una lista? Oppure gli uscenti sono da considerare semplici candidati da inserire in qualche lista che magari sarà messa in piedi dai veri soggetti politici che in questi cinque anni sono stati fuori dal civico consesso?

Domande che contengono un ragionamento sottile e magari le possono comprendere solo gli addetti ai lavori. Ma hanno un significato enorme e proprio la mancata risposta, ad oggi, a queste domande, giustifica ciò che sta accadendo. Ad un anno dalle elezioni non c’è ancora un tavolo politico con soggetti riconosciuti per tracciare la continuità di Cirillo; men che meno non c’è un tavolo politico di alternativa. E torniamo al punto di partenza del mio ragionamento: dalle ceneri dei vecchi schemi, dalla sabbia di questo deserto può nascere qualsiasi cosa. E servirà davvero tanto tempo per capire chi ha davvero polvere da sparare e chi, invece, dovrà pensare solo a salvare se stesso in chiave politica.

Ecco perché l’unico che ha avuto l’autorevolezza per provare a parlare di futuro ed a dettare uno schema chiaro, netto, preciso, è stato Peppe Cirillo. Centrosinistra puro, con partiti e civiche, apertura al Movimento Cinque stelle e Europa verde. Ha una traccia incontestabile. Poi si “peserà” la valenza di eventuali soggetti politici che siederanno a quel tavolo oppure si tratterà di un leader indiscusso e tanti candidati al civico consesso.

Tutto il resto è da costruire. E ad oggi oltre le liste di Peppe Barra non si vede nulla all’orizzonte: né soggetti politici uscenti dal civico consesso capaci di fare una lista, né soggetti politici fuori dal Consiglio che si sono fatti avanti come promotori di una lista.

Aprovidolo e Mirone di Forza Italia non sappiamo se la metteranno in piedi. Lo stesso vale per Luigi Iorio. Tutto da verificare. Così come è da verificare se, magari, più avanti, ci sarà qualche ritorno di fiamma di soggetti politici che vengono dal passato e saranno ancora capaci di mettere insieme persone che vogliono candidarsi e partecipare.
Questo spiega perché non esistono al momento tavoli. Non c’è il tavolo della continuità e non esiste il tavolo dell’alternativa. Esiste Peppe Cirillo e nient’altro. Ed è davvero una sconfitta per tutto il resto della classe dirigente. In parte appiattita su Cirillo, in parte espressione solo di ambizioni personali.

Nel deserto è vero che c’è il vantaggio di partire da zero e si può avere anche l’ambizione di costruire Dubai. Nessuno pensava possibile costruire una città avveniristica e moderna proprio nel cuore della sabbia. Eppure, ci sono riusciti. Ma prima di riuscirci c’è stato chi ha avuto la capacità, la competenza e la forza di pensarlo e di renderlo possibile. In questo momento manca proprio questo.

Continua a leggere
Pubblicità

Afragola

ACCC19. Welfare lumaca: la ghigliottina dello “spoils system” e la propaganda di Angelino fermano i soldi per 86 disabili gravissimi

Pubblicato

il

CAIVANO – AFRAGOLA – C’è un’arte in cui l’Amministrazione Angelino non teme rivali, e non è quella del buon governo, della pianificazione strategica o del rispetto dei codici. No, l’arte in cui questa giunta eccelle, raggiungendo vette di cinismo politico difficilmente eguagliabili, è la propaganda fotografica. Il “welfare da clic”, lo storytelling dell’inclusione che viaggia sui canali social a colpi di comunicati stampa infarciti di parolone altisonanti: “coordinamento Unitario”, “cabina di regia istituzionale”, “strategia complessiva di coesione”.

Prendete l’ultimo capolavoro social del Sindaco di Caivano, Antonio Angelino. In posa plastica attorno a un tavolo della sede del Commissariato straordinario di Governo, il primo cittadino celebra in pompa magna il trionfo della “rete sociale territoriale”. Ci sono tutti: assessori regionali, fondazioni nazionali, sigle storiche del terzo settore, asfissianti elenchi di sigle e autorità messi in fila per dimostrare che Caivano è “protagonista del proprio cambiamento attraverso una regia pubblica forte”.

Poi, però, si spengono i riflettori dello smartphone, si posa la fotocamera e si entra negli uffici dell’Azienda Consortile A.C.C.C. (Ambito N19), l’ente strumentale che unisce i Comuni di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano per gestire i servizi sociali. E qui la fiction di Angelino – che dell’Azienda Consortile è nientemeno che il Presidente del Consiglio di Amministrazione – si scontra con una realtà contabile e umana semplicemente agghiacciante.

Mentre il Presidente-Sindaco si fa immortalare al tavolo della “rigenerazione sociale”, 86 famiglie del territorio, precipitate nell’estrema fragilità, sono ancora in attesa del contributo destinato ai disabili gravissimi.

I soldi ci sono, i mandati no: il cortocircuito dell’incapacità

La cosa più grave, in questa palude burocratica, è che non si può nemmeno agitare il logoro spettro della “mancanza di fondi”. No, la Regione Campania i compiti a casa li ha fatti: con un decreto pubblicato lo scorso 2 maggio, Palazzo Santa Lucia ha ripartito e liquidato agli Ambiti Territoriali il 30% delle risorse disponibili. Nelle casse dell’Azienda Consortile presieduta da Angelino sono arrivati 338 mila euro. Soldi liquidi, freschi, vincolati.

E allora come mai, a distanza di mesi, quelle 86 famiglie che affrontano quotidianamente il dramma della disabilità gravissima non hanno visto un solo euro? Che fine hanno fatto quei 338 mila euro? Sono forse rimasti incagliati nei cassetti della burocrazia consiliare a fare la muffa per colpa dell’inefficienza gestionale di chi dovrebbe firmare i mandati di pagamento con la massima urgenza?

Viene da porre una serie di domande dirette al Presidente del CdA, nonché Sindaco, Antonio Angelino:

  • Conosce, signor Sindaco, lo stato attuale delle casse dell’Azienda che presiede? Ha mai verificato i saldi e le giacenze dei capitoli destinati alle fasce deboli?

  • È a conoscenza della lentezza esasperante e ingiustificabile delle transizioni economiche del suo Ente, capace di trasformare un trasferimento regionale immediato in un’attesa infinita per l’utente finale?

  • Conosce, anche solo per interposta persona, le difficoltà quotidiane, materiali e psicologiche, delle famiglie fragili che hanno un disabile gravissimo all’interno del proprio nucleo e che su quei contributi basano l’acquisto di cure, medicinali e assistenza essenziale?

Meno demagogia, più assistenza vera

È troppo comodo blindarsi nelle stanze della Cabina di regia con Save the Children, Fondazione con il Sud e le delegazioni regionali per produrre “metodi di lavoro fondati sulla collaborazione” se poi l’ordinaria amministrazione, quella che incide sulla carne viva della povera gente, è totalmente paralizzata.

Un vero amministratore si misura sull’efficacia dei mandati di pagamento per i disabili, non sul numero di like raccolti sotto una foto istituzionale. La cura e l’assistenza reale non si fanno con i tavoli di concertazione permanente che servono solo a “indirizzare gli interventi” futuri; si fanno liquidando oggi ciò che spetta di diritto ai cittadini oggi.

Caro Sindaco Angelino, spenga i social, rimetta in tasca il telefono e firmi i mandati per quelle 86 famiglie. Meno demagogia da passerella e più fatti. Perché la disabilità gravissima non aspetta i comodi della sua “regia pubblica forte”.

L’ingranaggio inceppato: il prezzo politico dello “spoils system” selvaggio

Naturalmente, per i professionisti della giustificazione, tutto questo sarà derubricato a una “sfortunata coincidenza”. Ma le coincidenze, in politica, hanno quasi sempre un nome, un cognome e una precisa responsabilità amministrativa. Il blocco di quei 338 mila euro coincide, infatti, con il caos istituzionale generato dal cambio al vertice dell’Azienda Consortile e dal contestuale insediamento della nuova amministrazione del Comune capofila di Afragola. Pur di soddisfare la brama di “spoils system” e occupare militarmente le poltrone dei servizi sociali, si è voluto azzerare tutto, inceppando una macchina già fragile.

Prima si è costretto un direttore dimissionario a firmare un interpello interno palesemente illegittimo – escludendo il personale di Afragola in violazione dello Statuto – pur di nominare un “facente funzioni” del facente funzioni. Poi, per assecondare i diktat dei nuovi equilibri politici, si è proceduto alla frettolosa nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino, ignorando i requisiti statutari e, soprattutto, violando le più elementari norme sulla trasparenza: ad oggi, infatti, il decreto di nomina non è mai stato pubblicato sull’Albo Pretorio.

Questo groviglio di forzature burocratiche e procedure fuori legge ha prodotto l’unico risultato prevedibile: la totale paralisi amministrativa. Mentre la nuova dirigenza s’insedia senza atti ufficiali pubblici e il Presidente del CdA si adegua ai giochi di potere delle coalizioni vicine, gli uffici si ingolfano e le transazioni economiche si fermano. L’incapacità gestionale di questa nuova classe politica si misura proprio qui: aver sacrificato l’assistenza vitale di 86 famiglie sull’altare di una spartizione di poltrone tanto efferata quanto amministrativamente analfabeta.

Continua a leggere

Afragola

AFRAGOLA. ACCC19. Le capriole del “Sistema Giusto” e i dilettanti della trasparenza. Sull’Albo Pretorio non esiste il Decreto di nomina del Direttore Silvia Martino

Pubblicato

il

AFRAGOLA – C’era una volta la retorica del “cambiamento”, del risanamento morale, della trasparenza sbandierata ai quattro venti contro il vecchio “Sistema”. Ad Afragola, da quando si è insediata l’amministrazione del sindaco Gennaro Giustino, la musica avrebbe dovuto cambiare. E invece, a guardare le acrobazie burocratiche dell’Azienda Consortile dei Servizi Sociali A.C.C.C. (Ambito N19), non solo la musica è rimasta la stessa, ma i musicanti sembrano aver studiato il diritto amministrativo su un sussidiario delle elementari. O, peggio, fingono di non conoscerlo pur di occupare le poltrone che contano.

L’ultimo capolavoro della ditta Giustino & Co. è un bignami di illegittimità, firme abusive e nomine fantasma che meriterebbe l’attenzione di una commissione d’inchiesta, o quantomeno di un buon corso di recupero in diritto pubblico.

L’interpello delle meraviglie: il “facente funzioni” del sostituto provvisorio

Tutto ha inizio il 19 giugno 2026. Sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile compare un avviso di interpello interno per il conferimento dell’incarico di “facente funzioni” di Direttore Generale. A firmarlo è il Direttore uscente, il dottor Umberto Setola. E qui crolla la prima tessera del domino.

Nel fantastico mondo dell’A.C.C.C., un Direttore Generale – per giunta dimissionario dal mese precedente e in sella solo grazie a un’estensione tecnica del mandato fino al 1° luglio – si sveglia la mattina e “dispone” le regole per la scelta del suo successore. Peccato che lo Statuto dell’Azienda, all’articolo 33, stabilisca con granitica chiarezza che la nomina del Direttore spetta esclusivamente al Presidente del Consiglio di Amministrazione. Setola, in pieno regime di prorogatio (durante il quale per legge si possono firmare solo atti urgenti e indifferibili di ordinaria amministrazione), non aveva alcuna competenza statutaria per avviare procedure di reclutamento di macro-organizzazione.

Ma il capolavoro logico è un altro. Setola, che già governava l’azienda ad interim, bandisce un interpello per trovare un “facente funzioni”. Nel diritto amministrativo siamo alle comiche: la sub-delega a catena, il “facente funzioni del facente funzioni”. Una mostruosità giuridica creata al solo scopo di blindare l’ufficio escludendo, peraltro, con requisiti cuciti su misura, il personale del Comune Capofila di Afragola, in palese violazione dell’articolo 36 dello Statuto che ne imponeva la valorizzazione prioritaria per garantire la continuità gestionale.

Il sacrificio di Umberto Setola: da “uomo del Sistema” a capro espiatorio

In questa tragicommedia, Umberto Setola veste i panni della vittima perfetta. Per anni, la stessa area politica che oggi fa capo a Gennaro Giustino lo ha dipinto come l’incarnazione del “Sistema Nespoli”, il braccio operativo della vecchia guardia che per decenni ha governato Afragola. Eppure, nel momento del bisogno, il “Sistema Giusto” non ha esitato a usarlo come scudo. Setola è stato costretto a firmare un atto illegittimo e spericolato il 19 giugno, coprendo con la propria firma le pretese della nuova politica, per poi essere accompagnato alla porta il 1° luglio. Liquidato e sacrificato sull’altare delle nuove spartizioni.

Il Presidente “ignaro” e la nomina fantasma

Entra a questo punto in scena Antonio Angelino, fresco di nomina a Presidente del CdA dell’Azienda Consortile, avvenuta il 26 giugno 2026. Passano appena cinque giorni e, il 1° luglio, viene formalizzata la nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino.

Ora, ci si aspetterebbe che un Presidente del CdA eserciti i propri poteri con autonomia e rigore. E invece Angelino, dimostrando una preoccupante inadeguatezza amministrativa, si presta docilmente a fare da passacarte. Ratifica la nomina di Silvia Martino, figlia diretta di quell’interpello illegittimo nato prima ancora del suo insediamento e concepito da un direttore dimissionario. Angelino, ignaro (o finto ignaro) del groviglio di norme infrante che pendeva su quella procedura, ha eseguito senza fiatare i diktat del “collega” Gennaro Giustino, Sindaco del Comune Capofila.

Ma non è finita. C’è un dettaglio che trasforma la farsa in giallo. Ad oggi, del decreto di nomina di Silvia Martino non v’è traccia sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile. L’articolo 15-bis dello Statuto impone la pubblicazione immediata di tutti gli atti, così come lo impone la legge sulla trasparenza (D.Lgs. 33/2013) per il conferimento degli incarichi dirigenziali. Una nomina non pubblicata è una nomina inefficace. Chi sta firmando gli atti dell’Ambito N19 in queste ore? Con quale autorità?

Il “Sistema Giusto” e le capriole del potere

Gennaro Giustino aveva promesso di spazzare via il vecchio regime. Aveva garantito che con lui Afragola avrebbe conosciuto il rigore e la meritocrazia. La realtà ci restituisce un quadro ben diverso: il “Sistema Giusto” si sta rivelando persino più efferato, spregiudicato e pasticcione di quello che l’ha preceduto.

Le capriole amministrative a cui stiamo assistendo per occupare le poltrone dei servizi sociali – il settore più delicato, che gestisce i bisogni degli ultimi di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano – superano ogni immaginazione. Pur di imporre i propri nomi, la nuova amministrazione calpesta statuti, ignora i doveri di trasparenza, costringe dirigenti dimissionari a firmare atti oltre i propri limiti di potere e usa neofiti della politica come paravento. Se questo è il “Nuovo Corso”, ridateci il vecchio. Almeno loro, prima di fare nomine, si disturbavano a leggerle le regole.

Continua a leggere

Afragola

AFRAGOLA. Il “Sistema Giusto” è servito. Per avere il posto da direttore basta l’amicizia anche senza requisiti.

Pubblicato

il

AFRAGOLA – Avevamo previsto tutto, virgola per virgola. E no, non possediamo una sfera di cristallo al Salone Moriani, ma abbiamo un vizio antico che in questa città sta diventando merce rara: sappiamo ancora leggere i processi politici, conosciamo gli attori in commedia e, soprattutto, abbiamo il coraggio di scrivere la verità prima che venga impacchettata nei comunicati stampa ufficiali. Minformo si conferma, ancora una volta, l’unico vero termometro informativo di un territorio che viaggia alla velocità della lottizzazione selvaggia.

Oggi è arrivato il verdetto, puntuale come una cambiale a scadenza. Le tre candidate scartate alla selezione dell’Azienda Consortile ACCC19 (Anna Giugliano, Annabella Cozzolino e Raffaela Giglio) hanno ricevuto la fatidica e-mail di cortesia. Il Presidente del CdA, il sindaco di Caivano Antonio Angelino, ha firmato il decreto: la nuova direttrice facente funzioni è la dott.ssa Silvia Martino, come già avevamo previsto (leggi qui).

Il capolavoro della meritocrazia “senza requisiti”

Siamo davanti a un vero e proprio capolavoro dell’arte dell’arrangiarsi burocratico. Il bando dell’Azienda Consortile, scritto in italiano e non in aramaico antico, parlava chiaro: la selezione era riservata al personale in possesso dell’Elevata Qualificazione (EQ). Ma ad Afragola le regole sono come i cartelli stradali: semplici suggerimenti. La dott.ssa Martino l’EQ non ce l’ha, ma in compenso ha un requisito di gran lunga più solido e spendibile sul mercato della nuova amministrazione: una storica, solida e mai nascosta amicizia personale con il sindaco Gennaro Giustino, per il quale non si è certo risparmiata nel fare il tifo durante l’ultima campagna elettorale.

E così, la favola bella del “ripristino della legalità”, della “trasparenza” e della “rotazione meritocratica della macchina amministrativa” – sbandierata da Giustino sui social tra un selfie e un sospiro di finta alternanza – si scioglie come neve al sole di luglio. Non c’è nessuna legalità ritrovata, c’è solo la più classica, famelica e irriverente sostituzione del potere. Si caccia il vecchio Sistema per installare il “Sistema Giusto”. Perché quando si paracaduta un’amica fedele su una poltrona apicale ignorando i requisiti formali del bando, l’obiettivo non è l’efficienza del welfare, ma il controllo militare della gestione e dei cordoni della borsa. Di come verranno gestiti quei fondi, e di come intederanno gestire gli appalti, statene certi, vi daremo conto prestissimo.

ll sacco dell’Edilizia Privata: entra Napolitano, esce Esposito

Se il colpaccio sui servizi sociali non bastasse a descrivere l’inizio di questa nuova era borbonica, ecco che il puzzle del controllo totale si arricchisce di un altro tassello fondamentale. Al settore Edilizia Privata, il vero cuore pulsante e finanziario della macchina amministrativa afragolese (nonché il comparto che determina il maggiore incasso per le casse comunali), l’ingegner Valerio Esposito è stato bruscamente sostituito.

Al suo posto si insedia l’architetto Salvatore Napolitano. Un nome che ai non addetti ai lavori dirà poco, ma che nelle geografie del potere nostrano significa una cosa sola: una figura vicinissima al consigliere Gennaro D. Castaldo (il famoso tecnico che redasse il progetto per il dehors abusivo in Piazza Gianturco per intederci) e, di riflesso, blindatissima dal sindaco Giustino. Il quadro adesso è finalmente completo, simmetrico, perfetto. Da un lato si controllano i Servizi Sociali con un Direttore Generale f.f. di stretta osservanza amicale; dall’altro si mettono le mani sul settore cemento e permessi a costruire con un dirigente di assoluta fiducia correntizia.

In campagna elettorale Gennaro Giustino tuonava dai palchi contro il “Sistema” dei suoi predecessori, promettendo aria nuova e mani pulite. Oggi scopriamo che l’aria nuova ha lo stesso identico odore del passato: quello delle poltrone spartite a tavolino, dei bandi interpretati a geometrie variabili e dei fedelissimi piazzati nei posti chiave per non avere fastidi durante il viaggio.

Il re è nudo, e la corona che porta in testa comincia già a mostrare i primi segni di ruggine burocratica. Chi pensava di aver votato il cambiamento si ritrova oggi con un gigantesco gioco delle tre carte. Noi di Minformo restiamo qui, con i dati in mano e la penna affilata, a ricordare a questa amministrazione che i nodi, prima o poi, arrivano tutti al pettine della Procura e del TAR. La ricreazione è appena iniziata, ma i compiti a casa li abbiamo già fatti noi.

Continua a leggere
Pubblicità
Pubblicità

Popolari