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Le sorti della Campania dipendono ancora dalle scelte del Governatore De Luca

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NAPOLI – Il leone è ferito ma non è morto! Chi credeva che la sentenza della Consulta serviva a liberarsi del Governatore De Luca come concorrente alle prossime elezioni regionali sbagliava di grosso. Lo sceriffo di Salerno durante i suoi dieci anni di presidenza ha distribuito incarichi e prebendee fornito risposte politiche più di tutta la dinastia borbonica abbia fatto durante i suoi 127 anni al comando del Regno di Napoli. Quindi, sperare che un personaggio così potente si ritiri a giocare a briscola coi propri nipotini è pura utopia.

De Luca invece conosce bene il suo valore e fa valere il peso dei suoi galloni. Così decide di diventare soggetto elettorale ambito dato che da solo già poteva impersonare l’ago della bilancia. Ora spettano agli stati generali delle due coalizioni in gara ad effettuare l’offerta migliore. De Luca è sul mercato ed è disposto a vendersi al migliore offerente.

Da indiscrezioni raccolte in esclusiva da Minformo, pare che il Governatore campano voglia lasciare una corsia preferenziale alla sua parte politica naturale, ossia al centrosinistra. E conscio del fatto che il PD non possa esprimere una sintesi all’altezza, sarebbe disposto anche ad ingoiare il nome avallato dal M5S purché però sia gradito anche a lui. Su questa ipotesi, quindi, si scarta a priori il nome di Roberto Fico. Da quello che trapela, se la Schlein, pur di vittoria sicura, non lasci decidere al governatore la sintesi, quest’ultimo gradirebbe anche il nome di Sergio Costa, l’ex Ministro all’Ambiente del governo giallo-verde del pirmo Giuseppe Conte.

Dall’altro lato però, non è detto che la Premier Giorgia Meloni resti a guardare. De Luca questo lo sa e attende che anche da parte del centro destra ci sia un’offerta congrua. I fondi FSC alcuni mesi fa hanno già sancito la pace tra la Premier e il Governatore, quindi archiviato il caso “quella stronza della Melonioggi si guarda già al futuro. Il nome in comune che mette d’accordo ambienti di destra e i deluchiani già esiste. Bisogna solo capire i movimenti delle due antagoniste Schlein-Meloni quali saranno, chi arriva prima, chi offre di più e cosa sceglierà di fare il Governatore De Luca.

Se De Luca non riesce a trovare un accordo sul nome con Elly Schlein e dovesse bussare alla sua porta la Premier Giorgia Meloni, il candidato del centro destra inzeppato di tutti i centristi deluchiani sarà quello di Giosy Romano nominato Coordinatore della Zes Unica del Mezzogiorno proprio dal governo Meloni nell’agosto dell’anno scorso. Giosy Romano avvocato che tanto piace alla Premier alle scorse regionali appoggiò proprio la candidatura di De Luca con la sua lista “Fare Democratico”. Un profilo che piace a tutti i campani, dai leghisti ai democristiani.

Se invece De Luca dovesse raggiungere l’accordo con il PD della Schlein e il centrosinistra rinuncerebbe a Roberto Fico virando su Sergio Costa, allora vuol dire che i deluchiani rinfoltirebbero le fila della coalizione del centrosinistra e il candidato del centrodestra dovrebbe essere l’On. Edmondo Cirielli.

Insomma in qualsiasi modo la si voglia mettere a decidere le sorti della Campania è ancora una volta Vincenzo De Luca. Tutto questo a testimonianza del fatto che chi ha voluto fortemente una sua non ricandidatura a capo della Regione lo ha fatto solo ed esclusivamente per una ripicca personale e non certo per il bene collettivo o senso di democrazia come lo si è voluto promuovere. Perché se si vuole evitare di creare potere nelle mani di una sola persona lo si deve fare in maniera preventiva con azioni politiche durante gli anni e non dopo avergli lasciato campo largo per la durata dei suoi due mandati.

Oggi se De Luca è l’uomo potente che conosciamo è soprattutto per demerito della classe dirigente che con lui è stata brava solo a prendere e mai a dare contributo per costruire insieme qualcosa alla pari. Quindi il merito di De Luca è rappresentato dal demerito degli altri e oggi è troppo tardi per fare a meno di lui. Meditate gente.

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Sport e disabilità: quando il diritto si ferma davanti a un gradino

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L’Italia ha vissuto l’emozione dei Giochi di Milano-Cortina 2026, un evento che ha messo al centro del discorso pubblico la forza del paratletismo e la necessità di abbattere ogni barriera. Ma la vera sfida di una società civile non si misura con l’efficienza di una kermesse internazionale, bensì con la qualità della vita che offriamo ai cittadini con disabilità nella nostra provincia, ogni giorno, lontano dalle telecamere.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, all’Articolo 30, è il nostro faro: lo sport è un diritto che deve essere garantito su base di eguaglianza. Eppure, tra i proclami dei grandi eventi e la realtà delle nostre palestre di quartiere, esiste ancora un divario inaccettabile.

Milano-Cortina è stata una grande opportunità per l’Italia, per i tecnici e per i volontari. È stata una “scossa” culturale. Ma sarebbe una scommessa persa se restasse un’isola felice in un mare di inaccessibilità. Nella nostra provincia, le difficoltà che le persone con disabilità incontrano sono ancora troppe:

  • Barriere architettoniche persistenti: Molte strutture locali sembrano ferme al secolo scorso. Porte strette, assenza di rampe a norma, ascensori fuori servizio e bagni non adattati trasformano il desiderio di fare sport in una frustrante corsa a ostacoli.
  • Mancanza di attrezzature: Non basta entrare in palestra; bisogna poterla usare. Spesso mancano macchinari adattati per la disabilità motoria o tecnologie per quella visiva e uditiva.
  • Personale non formato: La buona volontà non sostituisce la competenza. Senza istruttori formati per assistere persone con diverse disabilità, il rischio è l’esclusione o, peggio, l’imbarazzo.
  • Il muro dei costi: Una famiglia che già affronta spese ingenti per cure e riabilitazione non può essere gravata da abbonamenti esorbitanti in strutture private (spesso le uniche accessibili). Lo sport finisce così per diventare un lusso per pochi, proprio per chi ne avrebbe più bisogno come strumento di salute e socialità. Non basta celebrare i campioni in TV; serve agire sul territorio. Chiediamo impegni chiari su:
  1. Censimento e accessibilità: Un piano concreto per adeguare le strutture sportive comunali agli standard dell’Articolo 30 ONU.
  2. Formazione: Incentivi per i corsi di specializzazione per istruttori e personale sportivo.
  3. Sostegno economico: Agevolazioni e voucher sportivi per le famiglie con disabilità, affinché la riabilitazione non escluda l’integrazione.
  4. Informazione: Portali chiari e aggiornati sulle strutture realmente accessibili nella nostra zona.

Milano-Cortina ci ha mostrato cosa è possibile fare con la volontà politica e gli investimenti. Ora è il momento di riportare quella stessa ambizione nelle nostre strade e nei nostri centri sportivi. Lo sport per tutti non è un sogno olimpico, è un dovere civico.

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Fuga dall’Italia e prezzi alle stelle: Più Uno traccia la rotta del rilancio.

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C’è un’Italia che i numeri li legge, li analizza e, purtroppo, li subisce. È l’Italia descritta da Ernesto Maria Ruffini, fondatore del movimento Più Uno, in un recente e discusso editoriale su Domani. Un’analisi che non fa sconti e che sposta l’attenzione dal “palazzo” alla vita reale dei cittadini, partendo da un presupposto chiaro: la durata di un governo non è un valore assoluto se non produce benessere.

Secondo i dati riportati da Ruffini, il divario tra propaganda e realtà è certificato dai numeri. Durante gli anni del Governo Meloni, le retribuzioni contrattuali sono aumentate dell’11,5%, ma nello stesso periodo i prezzi al consumo sono schizzati verso l’alto del 19,7%.

Il risultato? Un’erosione drammatica del potere d’acquisto che le famiglie avvertono ogni volta che varcano la soglia di un supermercato. A questo si aggiunge una pressione fiscale che nel 2025 ha toccato il 43,1%, lasciando poco spazio ai sogni e molto alle scadenze.

L’editoriale punta il dito anche sul calo della produzione industriale (circa -10%) e sulla diminuzione degli investimenti privati. Ma il dato più doloroso è quello umano: l’emorragia di giovani. Nel 2024, ben 156 mila italiani hanno scelto la via dell’espatrio. Una perdita di “ricchezza immateriale” che per Ruffini è incommensurabile e che testimonia l’assenza di una visione di futuro. Questi temi nazionali trovano una sponda immediata e preoccupante nel nostro territorio:

Non ci serve un governo che punti al ‘podio della durata’, ci serve una politica che rimetta al centro i servizi pubblici, la scuola e la sanità. Dobbiamo trasformare questa analisi in una proposta concreta per il centrosinistra: meno interventi a pioggia e più investimenti strutturali.”

La ricetta proposta da Ruffini e sostenuta dai comitati territoriali di Più Uno non invoca nuove tasse, ma una gestione pragmatica dell’esistente:

Indipendenza energetica per abbattere i costi strutturali, unione dei capitali europea per finanziare il futuro dei giovani, valorizzazione del lavoro femminile e gestione pragmatica dei flussi migratori.

Guidare un Paese significa indicare una direzione. Resta da capire se la direzione attuale sia quella di un “record di durata” o quella di un reale rilancio dell’economia domestica.

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Con Fico inizia la nuova era della sanità in Campania?

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NAPOLI – L’uscita dal piano di rientro dal disavanzo deve rappresentare il nuovo inizio. Dal 13 marzo 2007 al 27 marzo 2026: sono trascorsi esattamente 19 anni. Un ventennio, praticamente, è stato necessario per risanare i disastrati conti della sanità campana. Il comparto, che ad oggi occupa l’80% delle risorse del bilancio regionale, è stato sottoposto ad un lungo, lacerante, piano di rientro dal disavanzo.

Tagli, misure draconiane, riduzione dei servizi, blocco del turn over e delle assunzioni. Tutto questo è stata la vita di Asl e ospedali nella seconda regione italiana, la cui sanità è stata sottoposta al vaglio di quattro governatori (Bassolino, Caldoro, De Luca, Fico) e nove Presidenti del consiglio (Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi, Meloni).

Da Livia Turco, Ministro della Salute che diede il via al commissariamento nel 2007, con annesso avvio del piano di rientro, si è giunti oggi a Orazio Schillaci, attuale titolare del dicastero della sanità, che Roberto Fico ha pubblicamente ringraziato. La sinergia governo nazionale – amministrazione regionale è riuscita a portare la Campania fuori dal tunnel della procedura di tutela per un settore a dir poco strategico.

La sanità, infatti, è fondamentale, tanto per lo sviluppo del territorio quanto e soprattutto per l’assistenza e la tutela della salute dei cittadini. E proprio il Presidente della Regione, Fico, 48 ore dopo l’annuncio della fine del piano di rientro, ha reso noto: “Ventitré nuove strutture tra Case e Ospedali di Comunità, che si aggiungono alle 16 già attivate lo scorso gennaio. È quanto abbiamo approvato poco fa in Giunta. Un ulteriore passo per costruire una sanità territoriale più estesa, capace di intercettare i bisogni dei cittadini. Allo stesso tempo abbiamo certificato l’entrata in funzione di altre 16 apparecchiature sanitarie ad alta tecnologia, che portano a 391 il totale dall’inizio del programma di investimenti, operative nelle Asl e nelle aziende ospedaliere della Campania”.

Dovrebbero essere questi i primi passi della nuova era, almeno così si spera, con l’obiettivo dichiarato che si possano eliminare fenomeni drammatici, come i pazienti “parcheggiati” sulle barelle in alcuni pronti soccorsi dei nosocomi di Napoli, e ridurre drasticamente le liste d’attesa. Sono queste le due sfide più concrete e cruciali per dimostrare ai cittadini, nella vita di tutti i giorni, che al di là di una procedura politica-amministrativa superata (la fine appunto del piano di rientro dal disavanzo) l’assistenza sanitaria migliora per tutti: pazienti, medici, operatori.

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