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Editoriale

FRATTAMAGGIORE. Russo pronto ad abbandonare il Pd ma i consiglieri non lo vogliono seguire

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FRATTAMAGGIORE – Un’altra esclusiva targata “Minformo” che alimenterà il dibattito a cominciare dalle prossime ore. Tra eventuali ed inutili smentite di rito e conferme di chi conosce cosa realmente sta accadendo dietro le quinte, la notizia è certa: Francesco Russo, l’ex sindaco, ha proposto ai suoi fedelissimi e a coloro che vogliono fare squadra con lui alle prossime elezioni Amministrative dell’anno prossimo, di lasciare il Partito democratico.

Una decisione per certi aspetti legittima perché proprio la telenovela sul simbolo del Pd alle scorse amministrative ha deciso la partita. A favore di Del Prete. A sfavore di Russo. Il partito a Napoli scelse di affidare il simbolo al sindaco uscente solo poche ore prima della presentazione delle liste. Senza serietà e nemmeno correttezza.

Russo è rimasto scottato da quella esperienza; ha compreso che la dinamica nel Pd non risponde nemmeno alle più elementari e logiche regole della politica; ha compreso che da quella dinamica difficilmente sarà lui la sintesi del partito per guidare la coalizione di centrosinistra l’anno prossimo e, a giusta ragione, si comporta di conseguenza. Ormai pronto a salutare la sezione e questa volta per sempre in quanto nemmeno l’attuale europarlamentare Lello Topo, riferimento politico storico di Russo, nei momenti che contavano a Frattamaggiore, si è dimostrato una garanzia per il medico frattese.

Quindi, Russo sta lavorando già da settimane al nuovo progetto. Fuori dal Pd. Fatto di civiche e magari di partiti di centro come Italia viva. Il replay della coalizione che cinque anni fa lo ha visto alla guida ma con uno zoccolo duro diverso in quanto punta ad aggregare i consiglieri uscenti attualmente a sostegno ancora di Del Prete come Parolisi, Rossi, Vitale, D’Ambrosio, Capasso e Barbato. Attualmente tutti tesserati “democrat”. Se andasse in porto questo disegno, si punta poi all’effetto domino capace di far crollare a fine mandato il castello dei “cespugli” a difesa di Del Prete, scatenando una corsa dell’ultim’ora proprio verso la coalizione di Russo. Anche perché i cosiddetti cespugli, rappresentati in aula e in giunta da Pezzullo, Arborino, Granata, Franco e Pasquale Del Prete, Aveta, tanto per fare qualche nome, non hanno mai dimostrato, tranne Granata, da soli, una capacità di mettere in piedi una coalizione e una proposta politica diversa dal “trio” Enzo Del Prete-Francesco Russo-Luigi Grimaldi.

Alla fine i cespugli puntano a vincere e si aggregano sempre al carro migliore. E su questa caratteristica di gran parte della politica locale, la strategia di Russo può avere un senso. Unico ostacolo: nessuno dei consiglieri si muoverà dal Pd senza un accordo preventivo sulla leadership. Quindi, è inutile rinviare questo discorso ad un mese prima del voto. Non pagherà. Meglio affrontare subito l’argomento, senza favorire giochetti e colpi bassi dell’ultim’ora. E nemmeno restare con un piede dentro il Pd e uno fuori servirà a qualcosa. Meglio affrontare il percorso con serietà e trasparenza, anche di fronte all’opinione pubblica, ed aggregare, eventualmente, chi ci crede davvero.

Marco Del Prete, invece, punta coi cespugli ad arrivare a fine mandato senza intoppi. In quel gruppo fatto di singoli e mini-liste “fai da te”, ad personam, l’unico in grado di poter costruire una coalizione di candidati alla carica di consiglieri comunali e metterli a disposizione di un candidato a sindaco è proprio il primo cittadino. Senza di lui, nella sua maggioranza, non c’è né progetto politico, né liste. Un solo aspirante candidato a sindaco, Pasquale Del Prete, che al momento ha aggregato metà Pasquale Aveta e Franco Del Prete, mentre l’outsider per la leadership, capace di riaprire i giochi perché molto radicato nell’ambiente politico, si chiama Andrea Saviano, giovane segretario del Pd e staffista onnipresente di Marco Del Prete. Ma qui il discorso bisogna rinviarlo, al contrario di Russo, proprio a fine mandato. Perché una eventuale decisione benedetta da Marco Del Prete e ufficializzata oggi, diversa da Pasquale Del Prete come candidato a sindaco della continuità, metterebbe a repentaglio il destino della consiliatura.

Una partita a “risiko”, interessante, dove prevarrà l’intelligenza e la capacità. Fuori dallo schema secco degli ultimi trent’anni. È cambiato lo scenario e parte dei protagonisti. Vedremo come finirà. Sta di fatto che Russo è pronto ad abbandonare il Pd ma senza un percorso chiaro nessuno dei consiglieri lo seguirà. E il medico è costretto a restare con un piede dentro ed uno fuori al partito, Una posizione scomoda, soprattutto per chi vuole costruire un qualcosa di vincente.

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Caivano

CAIVANO, la politica dell’“è presto”: cronaca di una conferenza stampa inutile

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CAIVANO – C’è un modo infallibile per capire quando un’Amministrazione è in affanno: organizza conferenze stampa per dire che non è ancora pronta a rispondere. Ed è esattamente quello che è accaduto stamattina nel castello medievale di Caivano, nella Biblioteca comunale, trasformata per l’occasione in una scenografia di cartapesta dove l’unica cosa davvero solida era l’improvvisazione. La conferenza stampa di avvio del servizio di igiene urbana doveva chiarire. Ha invece certificato un fatto semplice: questa Amministrazione ha fretta di apparire, ma non il tempo – o la capacità – di spiegare.

A più riprese, l’Assessora all’Ambiente Raffaella Crispino ha ribadito di essere stata “investita da poco” dell’incarico, di conoscere solo una parte dei dossier, di non poter entrare nel merito di questioni più complesse. Dichiarazioni oneste, per carità. Ma allora sorge spontanea la domanda madre, quella che nessuno ha voluto fare dal palco ma che rimbalzava tra i cronisti come una pallina da flipper:

Perché fare questa presentazione oggi? Per comunicare che è troppo presto per parlare?
Per dirci che è troppo presto per fare domande? O per chiarire che le responsabilità si affronteranno in una data futura, che magari verrà comunicata con congruo anticipo, così nel frattempo cittadini e stampa possono accomodarsi, spegnere i microfoni e attendere? Perché se il messaggio è questo, basterebbe dirlo chiaramente: “Fino a nuovo avviso non chiedeteci conto di nulla”. Sarebbe almeno una posizione coerente.

Ma la conferenza stampa ha regalato il suo momento clou quando, alla domanda del sottoscritto sul Piano Industriale del Servizio di Igiene Urbana e sulle ricadute economiche per il Comune – temi già oggetto di denuncia giornalistica e di attenzione della magistratura – è accaduto l’inevitabile.

Prima ancora che l’Assessora Raffaella Crispino potesse rispondere, il Sindaco Angelino è intervenuto strappando visivamente il microfono, con la delicatezza istituzionale di un bodyguard in discoteca, dichiarando:“A questa domanda rispondo io, perché evidentemente alcune cose l’assessora non le ha seguite.” Traduzione simultanea: l’assessora è assessora, ma solo finché non si parla di cose serie.

E qui le domande si moltiplicano, come i sacchetti dell’indifferenziata nei giorni di sciopero: Perché far presenziare un’assessora sapendo che su temi centrali sarebbe risultata impreparata? Perché esporla al pubblico ludibrio? Perché delegittimare il suo ruolo davanti a stampa e cittadini? Se l’Assessora non ha avuto, in quell’istante, un sussulto di dignità istituzionale tale da rimettere il mandato, il motivo lo conosce solo lei. Ma l’immagine è rimasta impressa: un sindaco che accentra, un assessore che arretra, una giunta che sembra un’orchestra senza spartito.

Non meno surreale il passaggio sulle indagini aperte dalla Procura e dalla Prefettura, successive ai nostri editoriali sull’errore di calcolo del costo del personale (leggi qui) e sulla stabilizzazione di parenti di boss e pregiudicati durante il passaggio di cantiere (leggi qui). Il Sindaco, cogliendo l’occasione come un centravanti in area, tenta di delegittimare il lavoro d’inchiesta della nostra testata sostenendo che le indagini sarebbero partite a seguito di segnalazioni di un parlamentare.

Premesso che il Sindaco non potrebbe mai sapere l’origine di un’indagine della Magistratura. Poi però, nel tentativo di colpire due piccioni con una fava, inciampa nella cronologia. Accusa il parlamentare – Pasqualino Penza, oggi deputato M5S ndr. Il Sindaco non fa mai il nome ma il riferimento è lampante – di non essersi accorto di nulla quando era assessore all’Ambiente nella consiliatura Falco. Peccato che Penza ricoprisse quell’incarico nel 2020, mentre i fatti contestati riguardano una gara bandita dalla terna commissariale e denunciata da noi di Minformo nel luglio 2025.

Un corto circuito temporale che non è un dettaglio: è il segno di una narrazione costruita di fretta, con l’ansia di rispondere a tutto e a tutti, finendo per confondere epoche, ruoli e responsabilità.

Alla fine, l’impressione è netta: un Sindaco sempre più nervoso, sempre più solo, sovraccarico di potere e di microfoni, afflitto da una evidente ansia da prestazione.
E l’ansia, si sa, è cattiva consigliera: fa sbagliare i conti, le date, le parole. E quando si governa una comunità fragile come Caivano, gli errori non sono mai solo comunicativi.

Qui non siamo di fronte a una strategia politica. Siamo di fronte a una gestione approssimativa mascherata da urgenza, a una fretta che non produce soluzioni ma solo sceneggiate. E quando la politica corre senza sapere dove andare, il rischio non è fare brutta figura. Il rischio è farla pagare ai cittadini.

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Caivano

CAIVANO. La raccolta differenziata delle regole… che Azione ha buttato nell’indifferenziato

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CAIVANO – C’è un’arte sottile, difficilissima, che in politica pochi padroneggiano: fare le cose semplici senza violare la legge. A Caivano, invece, il partito Azione è riuscito nell’impresa opposta: prendere un volantino sulla raccolta differenziata — già di per sé attività neutra, tecnica, amministrativa — e trasformarlo in un piccolo manifesto di dilettantismo istituzionale stampato a colori.

C’è un dettaglio che rende il volantino commissionato e stampato da Azione Caivano sulla raccolta differenziata qualcosa di molto più serio di una svista grafica o di un eccesso di zelo comunicativo: quel dettaglio è il ruolo di chi avrebbe dovuto impedirlo. Perché quando su un materiale di informazione ambientale, che per sua natura rientra nella comunicazione istituzionale del Comune, compare il logo di un partito politico, non siamo davanti a un errore innocente, ma a una violazione precisa di regole altrettanto precise. E quando tutto questo avviene sotto lo sguardo — o nel silenzio — del Presidente del Consiglio comunale Luigi Esposito, la questione smette di essere politica e diventa istituzionale.

La Legge n. 150 del 2000 stabilisce che la comunicazione delle pubbliche amministrazioni deve essere impersonale, neutra e finalizzata esclusivamente a informare i cittadini sui servizi e sulle attività dell’ente. Un volantino che spiega come differenziare i rifiuti rientra esattamente in questa categoria: è informazione tecnica, non messaggio politico. L’apposizione di un logo di partito infrange quel principio di impersonalità, perché attribuisce implicitamente a una forza politica il merito o la titolarità di un servizio pubblico. È una trasformazione indebita della comunicazione istituzionale in propaganda, anche se mascherata da buona pratica ambientale.

Questa violazione non è solo amministrativa, ma tocca un principio costituzionale fondamentale. L’articolo 97 della Costituzione impone alla pubblica amministrazione di agire con imparzialità e buon andamento. Un’informazione rivolta a tutti i cittadini non può essere marchiata politicamente, perché così facendo l’ente smette di rappresentare l’intera comunità e diventa lo strumento di una parte. Quando il confine tra Comune e partito si confonde, l’imparzialità non è più garantita e il buon andamento viene piegato a logiche di visibilità politica.

Anche il Testo Unico degli Enti Locali, il D.Lgs. 267 del 2000, è chiarissimo nel distinguere tra indirizzo politico e gestione amministrativa. La raccolta dei rifiuti e la relativa informazione ai cittadini appartengono alla sfera amministrativa, che deve restare separata dalla competizione politica. Inserire il simbolo di un partito in questo contesto significa violare quella separazione e trasmettere un messaggio implicito ma potentissimo: il servizio pubblico viene presentato come un’estensione dell’azione di partito, non come un dovere dell’ente.

In questo quadro, la figura di Luigi Esposito non è un dettaglio, ma il nodo centrale. Non perché sia un semplice consigliere di maggioranza, ma perché ricopre il ruolo di Presidente del Consiglio comunale, cioè il garante del rispetto delle regole istituzionali, della terzietà dell’aula e dell’equilibrio tra le parti. E perché, in più, è un avvocato. Una persona che, per formazione e professione, non può ignorare la differenza tra comunicazione istituzionale e propaganda politica, né può non conoscere i principi di imparzialità, neutralità e separazione dei ruoli che reggono l’ordinamento amministrativo.

Se il Presidente del Consiglio non ha visto la violazione, allora il problema è la competenza con cui esercita una funzione di garanzia. Se l’ha vista e l’ha tollerata, il problema è ancora più grave, perché riguarda l’imparzialità con cui svolge il suo ruolo. In entrambi i casi, la credibilità della carica ne esce compromessa. Perché chi presiede un Consiglio comunale non è un capofila politico, ma l’arbitro delle regole; e quando l’arbitro accetta che il campo venga inclinato a favore della propria squadra, il danno non è solo formale, ma democratico.

Il vero scandalo, allora, non è il logo stampato in fondo a un volantino, ma il silenzio istituzionale che lo ha reso possibile. Un silenzio che pesa più di qualsiasi simbolo grafico, perché segnala l’idea che le regole siano opzionali e che l’istituzione possa essere piegata alle esigenze di partito. Ed è qui che la violazione giuridica diventa una questione politica nel senso più alto e più grave del termine: quando chi dovrebbe garantire il rispetto delle norme dimostra, nei fatti, di non considerarle vincolanti. E adesso mi aspetto che mi quereli pure l’avvocato distratto.

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Caivano

CAIVANO. Si celebra la Shoah lontano dai bambini, mentre i bambini restano al freddo

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CAIVANO – E mentre la Giornata della Memoria scivola via, a Caivano resta solo il rumore del silenzio. Qualche manifesto affisso, giusto per poter dire “qualcosa è stato fatto”, e poi il vuoto. Un vuoto che pesa, che parla più di mille celebrazioni mancate.

Il neo sindaco sembra essersi abituato in fretta alle luci della ribalta. Durante le vacanze natalizie ha ereditato una città in modalità taglio del nastro, grazie a una programmazione a breve termine della terna commissariale che gli ha spianato la strada alla visibilità. Poi, quando è arrivato il momento di fare davvero amministrazione, di dare un segnale politico, culturale e soprattutto educativo, il palco è rimasto deserto. O meglio: il palco di Caivano sì, perché quello del Teatro San Carlo era ben caldo e ben illuminato.

La Shoah, però, non è una foto ricordo da collezionare in platea. Non è una presenza di rappresentanza da spendere tra colleghi sindaci e vecchi ambienti di lavoro. La Memoria vive – o muore – nei luoghi dove si forma la coscienza civile: le scuole. Quelle stesse scuole che, ieri come oggi, avrebbero avuto bisogno non di retorica, ma di presenza. Di un sindaco tra i bambini, tra i banchi, tra le domande scomode che solo i più piccoli sanno fare. Invece no. Meglio il velluto rosso del San Carlo che il freddo delle Mameli e delle Milani.

Già, il freddo. Quello reale, concreto, che questa mattina ha lasciato a casa i bambini di tre anni dell’asilo al Plesso Scotta perché i termosifoni erano spenti. Famiglie costrette a improvvisare, genitori a rinunciare al lavoro, mentre l’ordinaria emergenza scolastica diventa normalità. E se non bastasse, piove anche dentro le classi: alla Milani, in una seconda della sezione B, le lezioni saltano non per sciopero o neve, ma perché l’acqua cade dal soffitto. Altro che educazione alla memoria: qui si insegna, giorno dopo giorno, la rassegnazione.

Nel frattempo, però, i social raccontano un’altra storia. Locandine patinate, progetti PNRR sbandierati, slogan sulla “sinergia tra i territori” a colpi di storie social fatte insieme al Sinddco simbolo della buona amministrazione Josi Della Ragione, un po’ come comuinicare: “siamo uguali”. Peccato che la sinergia funziona benissimo solo scritta online, un po’ meno quando si tratta di garantire riscaldamento, sicurezza e dignità ai piccoli studenti caivanesi. I bambini fanno “festa” perché le classi sono inagibili: una festa amara, che somiglia più a una sconfitta collettiva.

E in tutto questo, l’Assessora all’Istruzione, Orsella Russo, dov’è? Se c’è, batta un colpo. Perché il silenzio, quando riguarda le scuole, non è neutro: è complicità. È inerzia travestita da attesa. È assenza istituzionale in un settore che dovrebbe essere il cuore pulsante di qualsiasi amministrazione. E anche sulla mancata Giornata della Memoria a Caivano non è esente da colpe.

La Memoria non si celebra al caldo mentre i bambini tremano al freddo. Non si onora parlando di passato ignorando un presente che gronda incuria. Caivano non ha bisogno di passerelle, ma di scelte. Non di foto, ma di responsabilità. Perché una città che dimentica i suoi bambini è una città che ha già iniziato a dimenticare tutto il resto.

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