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Salute

Tutela della salute dei cittadini, la Campania resta la peggiore tra le regioni italiane

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La Campania resta tra le regioni italiane che offre le peggiori opportunità di tutela della salute ai cittadini, ma fa segnare anche il più significativo miglioramento.

È quanto emerge dal 13esimo studio sulle performance regionali curato dal Crea (centro per la ricerca economica applicata alla sanità) dell’università degli studio di Roma “Tor Vergata” e presentato oggi.

Non solo livelli essenziali di assistenza per misurare l’universalità e l’equità del servizio sanitario nazionale: nello studio vengono analizzati anche i risultati raggiunti in una serie di indicatori selezionati di performance regionali, considerando per la prima volta, accanto ai parametri sanitari e sociali, anche la soddisfazione dei cittadini nelle diverse regioni italiane.
Nonostante il divario tra nord e sud Italia rimanga significativo, si osserva una progressiva riduzione delle disparità, con un miglioramento più marcato nelle regioni del Mezzogiorno. Tra queste, la Campania ha registrato appunto l’incremento più rilevante, seguita da Abruzzo e Molise.

La Campania resta però tra le cinque regioni segnate in “rosso” sulla mappa nazionale, quelle con una percentuale inferiore al 33%.

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Attualità

Sport e disabilità: quando il diritto si ferma davanti a un gradino

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L’Italia ha vissuto l’emozione dei Giochi di Milano-Cortina 2026, un evento che ha messo al centro del discorso pubblico la forza del paratletismo e la necessità di abbattere ogni barriera. Ma la vera sfida di una società civile non si misura con l’efficienza di una kermesse internazionale, bensì con la qualità della vita che offriamo ai cittadini con disabilità nella nostra provincia, ogni giorno, lontano dalle telecamere.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, all’Articolo 30, è il nostro faro: lo sport è un diritto che deve essere garantito su base di eguaglianza. Eppure, tra i proclami dei grandi eventi e la realtà delle nostre palestre di quartiere, esiste ancora un divario inaccettabile.

Milano-Cortina è stata una grande opportunità per l’Italia, per i tecnici e per i volontari. È stata una “scossa” culturale. Ma sarebbe una scommessa persa se restasse un’isola felice in un mare di inaccessibilità. Nella nostra provincia, le difficoltà che le persone con disabilità incontrano sono ancora troppe:

  • Barriere architettoniche persistenti: Molte strutture locali sembrano ferme al secolo scorso. Porte strette, assenza di rampe a norma, ascensori fuori servizio e bagni non adattati trasformano il desiderio di fare sport in una frustrante corsa a ostacoli.
  • Mancanza di attrezzature: Non basta entrare in palestra; bisogna poterla usare. Spesso mancano macchinari adattati per la disabilità motoria o tecnologie per quella visiva e uditiva.
  • Personale non formato: La buona volontà non sostituisce la competenza. Senza istruttori formati per assistere persone con diverse disabilità, il rischio è l’esclusione o, peggio, l’imbarazzo.
  • Il muro dei costi: Una famiglia che già affronta spese ingenti per cure e riabilitazione non può essere gravata da abbonamenti esorbitanti in strutture private (spesso le uniche accessibili). Lo sport finisce così per diventare un lusso per pochi, proprio per chi ne avrebbe più bisogno come strumento di salute e socialità. Non basta celebrare i campioni in TV; serve agire sul territorio. Chiediamo impegni chiari su:
  1. Censimento e accessibilità: Un piano concreto per adeguare le strutture sportive comunali agli standard dell’Articolo 30 ONU.
  2. Formazione: Incentivi per i corsi di specializzazione per istruttori e personale sportivo.
  3. Sostegno economico: Agevolazioni e voucher sportivi per le famiglie con disabilità, affinché la riabilitazione non escluda l’integrazione.
  4. Informazione: Portali chiari e aggiornati sulle strutture realmente accessibili nella nostra zona.

Milano-Cortina ci ha mostrato cosa è possibile fare con la volontà politica e gli investimenti. Ora è il momento di riportare quella stessa ambizione nelle nostre strade e nei nostri centri sportivi. Lo sport per tutti non è un sogno olimpico, è un dovere civico.

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Attualità

Casi di Epatite A, il sindaco di Bacoli: “Indagine sulle cozze estere”

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Il sindaco Josi Della Ragione è intervenuto in difesa della sua città e dei suoi cittadini. La Procura e il Nas di Napoli stanno indagando sulla vendita dei frutti di mare contaminati il cui consumo ha causato un esponenziale aumento dei casi di epatite A tra Campania e basso Lazio. “La Procura di Napoli sta indagando sull’ipotesi di commercio e vendita di cozze contaminate proveniente abusivamente dall’estero. Ed il cui consumo ha causato l’aumento di casi di Epatite A. Sono indegne le accuse che hanno colpito per giorni la mia città, a Bacoli. Sono vergognosi gli attacchi che hanno ricevuto i mitilicultori bacolesi e flegrei. Lavoratori che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera. E non saranno tollerati.
Vi prometto che difenderò Bacoli ed i bacolesi con ogni energia da questa vergognosa strumentalizzazione. Proteggerò la città, i lavoratori, i cittadini da attacchi scellerati.
Ho appena dato mandato all’ufficio avvocatura del Comune di Bacoli di denunciare per diffamazione tutti coloro che hanno attaccato la città, gli operatori economici, i nostri prodotti, il nostro comparto ittico e la qualità delle nostre acque, del nostro mare. Dovranno rispondere nelle sedi opportune per il danno ingiustificato che ci stanno arrecando, e che hanno causato all’intera economia locale.
È un atto che ritengo doveroso. A difesa di un prodotto locale che, qui da noi, ha una storia millenaria. Dall’antica colonia greca di Cuma, fino ad oggi. Basterebbe pensare che solo pochi mesi fa la mitilicultura di Bacoli è stata premiata come patrimonio immateriale della Regione Campania. Un orgoglio per tutti noi. Un’eccellenza nazionale.
Hanno attaccato Bacoli, senza uno straccio di prova certa. Utilizzando risultati di controlli sanitari che vengono costantemente fatti sul nostro prodotto ittico. E ne siamo felicissimi.
Le cozze di Bacoli sono tra le più controllate d’Italia“.

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Attualità

Monaldi, oltre il dolore: «Quel cuore nuovo è il mio miracolo. Non condannate l’ospedale»

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NAPOLI – Nelle corsie dell’ospedale Vincenzo Monaldi, il silenzio di queste settimane è più pesante del solito. È il silenzio del dolore per la tragedia del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e mezzo scomparso dopo un trapianto di cuore, una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e acceso i riflettori della magistratura. Eppure, in questo clima di sospetto e reticenza, c’è chi decide di alzare la voce per difendere il nosocomio di via Leonardo Bianchi. È la voce di Luca Manco, 51 anni, che porta nel petto un cuore “nuovo” e un messaggio chiaro: «Non colpevolizzate il Monaldi, io sono vivo grazie a loro».

La storia di Luca non è una storia comune. È una battaglia contro una cardiomiopatia aritmogena rara, una patologia genetica spietata che ha decimato la sua famiglia, portandosi via il padre, gli zii e un cugino. Un caso così unico da finire in una pubblicazione scientifica internazionale e diventare oggetto di studio al Politecnico di Milano.

«A marzo 2025 il mio tempo stava scadendo», racconta Luca. «Ho avuto tre arresti cardiaci, mi sono salvato solo grazie al defibrillatore che avevo in casa. La mia unica speranza era il trapianto».

Mentre l’eco delle critiche travolge l’Azienda dei Colli, Luca ricorda la professionalità dell’equipe che lo ha assistito. Dopo essere stato in cura a Pavia, ha scelto il Monaldi per l’intervento più delicato della sua vita. «L’operazione è andata bene, ho trovato medici super professionali e umani. Capisco l’orrore per quello che è accaduto al piccolo Domenico, ed è giusto che la giustizia faccia il suo corso per accertare le responsabilità, ma non possiamo cancellare tutto il bene che questo ospedale fa ogni giorno».

Il percorso di Luca non è finito; la sua malattia morde ancora il sistema neurologico, causandogli crampi e difficoltà costanti, ma la sua fiducia resta incrollabile. Il suo è un appello rivolto a chi, oggi, ha paura di varcare quella soglia: «Il Monaldi ha numeri altissimi di trapianti riusciti. A chi è in lista d’attesa dico: non lasciatevi frenare dalla paura. I medici che ho incontrato io sono bravissimi. Bisogna distinguere l’errore del singolo, su cui indagheranno i giudici, dalla missione di un intero ospedale che resta un punto di riferimento nazionale».

Tra le eccellenze del Sud e le ombre della cronaca, la testimonianza di Luca Manco restituisce dignità a una struttura che, nonostante le bufere, continua a far battere cuori che sembravano destinati a fermarsi.

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