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Afragola, l’architetto Punzo annuncia le sue dimissioni da dirigente tecnico del Pnrr

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Nella giornata odierna, l’architetto Michele Punzo ha annunciato le sue dimissioni irrevocabili dall’incarico di dirigente tecnico del PNRR, tramite un comunicato indirizzato al Sindaco di Afragola Antonio Pannone che ne ha preso atto.

Il Sindaco Pannone ringrazia l’architetto Punzo per il servizio prestato e conferma il massimo impegno dell’Amministrazione comunale a creare le condizioni strutturali, organizzative e operative funzionali all’obiettivo di portare avanti e completare l’ambizioso programma delle opere del PNRR, nell’assoluto rispetto dei principi di legalità e trasparenza amministrativa, nella rigorosa osservanza dei termini fissati dal cronoprogramma e con la piena consapevolezza della rilevanza strategica che i progetti del PNRR rivestono per la crescita della comunità afragolese, nella prospettiva dell’inclusione sociale e della rigenerazione urbana.

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AFRAGOLA. Brogli elettorali. Dal ricorso al TAR all’affidamento “in famiglia”: così il Sistema Giusto si fa ancora più sfacciato

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AFRAGOLA – Se Giulio Andreotti fosse ancora tra noi e avesse la ventura di osservare il panorama politico afragolese, probabilmente sorriderebbe con quella proverbiale ironia amara, ricordandoci che sì, a pensar male si fa peccato, ma quasi mai si sbaglia. Specie se a pensar male ci si mette con le carte dell’Albo Pretorio alla mano.

La narrazione favolistica del “Sistema Giusto”, inventata da Gennaro Giustino per promettere un’improbabile palingenesi etica, sta crollando con la velocità di un castello di carte sotto la bufera. E non per merito dei sermoni della maggioranza, ma sotto il peso dei fatti, dei documenti e delle denunce che si rincorrono nei tribunali.

Partiamo da quello che ormai è diventato un vero e proprio giallo della notte: i brogli elettorali. Ricordate le nostre inchieste sulle schede corrette con il bianchetto, le matite ballerine e i verbali riscritti al buio? Ebbene, i nodi sono arrivati al pettine. Raffaele Iazzetta, candidato nelle file di “Noi di Centro con Mastella” — forza politica di maggioranza che esprime perfino un assessore in giunta — ha formalmente adito il TAR contro il Comune di Afragola e contro l’attuale consigliere di maggioranza Ferdinando Salzano. Il motivo? Contestare quella magica “mancetta” di 10 voti apparsa nel cuore della notte (tra le 3 e le 4 del mattino) a favore della lista “La Svolta Giusta”, che ha spalancato le porte del Consiglio Comunale proprio a Salzano. Un ricorso che segue passo passo le inchieste giornalistiche di questa testata e che certifica una verità incontestabile: le anomalie delle urne non erano “fantasie d’opposizione”, ma irregolarità gravissime già al vaglio della magistratura amministrativa.

Ma il capolavoro della nuova era Giustino non si consuma solo nei seggi: si estende a macchia d’olio nella gestione del sottogoverno. Spulciando l’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile ACCC19, è spuntata una determinazione d’oro firmata dal Direttore f.f. Silvia Martino — la cui stessa legittimità a siglare certi atti meriterebbe più di un approfondimento. Oggetto? Un affidamento diretto sotto-soglia per il servizio di sorveglianza, per la modica cifra di 18.480 euro (oltre IVA), alla G.F. Security S.a.S. Di chi è questa società? Di Giuseppe Ambrosio. E chi è Giuseppe Ambrosio? Trattasi del fratello di Silvio Ambrosio, funzionario del Comune di Afragola in servizio proprio al Settore Elettorale. Esatto: lo stesso identico settore finito sotto i riflettori degli inquirenti per la famosa “notte dei miracoli” e il boost di voti regalato alla lista di Salzano.

Sarà sicuramente un caso. Sarà una coincidenza celestiale. Resta però un dettaglio curioso: perché nella determinazione dell’Azienda Consortile, alla voce affidatario, compare furbamente la dicitura “G.F. Security” con partita IVA e sede legale, mentre è stata pudicamente omessa la seconda parte della ragione sociale, ossia “S.a.S. di Giuseppe Ambrosio”? Un piccolo lapsus di memoria del redattore o un goffo tentativo di camuffare un cognome decisamente ingombrante per evitare che qualcuno collegasse i punti? Il “Sistema Giusto”, a quanto pare, non ha perso tempo a sostituire i vecchi metodi: li ha semplicemente resi più sfacciati, spregiudicati e privi di qualunque pudore.

Di fronte a questo quadro, fa quasi sorridere il lavorio disperato dei soliti “manutengoli” a basso costo, leoni da tastiera e “tengofamiglia” di ordinanza che popolano i social e i corridoi per denigrare la nostra testata. Personaggi legati a doppio filo a questa amministrazione, in trepidante attesa che la fedeltà di bandiera venga ricompensata magari con la stabilizzazione delle proprie compagne di vita o con qualche mancetta sottobanco. A loro diciamo con serenità: continuate pure a fare i tirapiedi. Minformo continuerà a fare il suo lavoro: scavare tra le carte, pubblicare i fatti e svelare gli appetiti familistici di chi ha scambiato la cosa pubblica per un feudo privato. A legittimare il nostro lavoro, d’altronde, pensano gli stessi partiti della maggioranza di Giustino che, ricorrendo al TAR, confermano parola per parola le nostre inchieste.

E infine, un appunto doveroso al Sindaco Gennaro Giustino. Durante l’ultimo Consiglio Comunale, preso dall’ennesimo attacco di insofferenza verso la libera informazione, si è permesso di apostrofarci come “mistificatori”. La nostra colpa? Aver scritto in una didascalia che Afragola è un comune attenzionato dalla Prefettura, all’indomani delle gravissime minacce rivolte da un consigliere di maggioranza ai banchi dell’opposizione.

Ebbene, Caro Sindaco, si metta l’anima in pace: i mistificatori non siamo noi. Noi raccontiamo solo la realtà che voi vi ostinate a nascondere sotto il tappeto. Continui pure con questo modo spregiudicato di amministrare, con gli affidamenti “in famiglia” e le furbizie da Albo Pretorio. Vedrà che i riflettori della Prefettura e delle Forze dell’Ordine non saremo certo noi ad accenderli con i nostri editoriali: ci penserà lei stesso, giorno dopo giorno, con una gestione amministrativa che, pur muovendosi sul filo dei cavilli, ha smarrito da un pezzo qualsiasi parvenza di etica, morale e rispetto per la città.

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AFRAGOLA. Il “Sistema Giusto” mette le ruote: al Comune la solita lottizzazione viaggia in NCC

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AFRAGOLA – C’era una volta il “Sistema”. Quello cattivo, farraginoso, il mostro burocratico e clientelare contro cui il neo-sindaco Gennaro Giustino ha costruito intere carriere retoriche e quintali di moralismo da marciapiede. Poi è arrivato il “Sistema Giusto”. E la differenza, a quanto pare, sta solo nella velocità di crociera: se prima la politica locale andava a rilento con la solita spartizione di piccolo cabotaggio, oggi ad Afragola la lottizzazione viaggia direttamente su berline di lusso con conducente.

Stamattina in Comune si doveva tenere la giunta, poi rimandata a settimana prossima. Tra le delibere all’ordine del giorno ne figurava una particolarmente ghiotta: l’assegnazione delle licenze NCC (Noleggio Con Conducente) per il trasporto persone, create appositamente per soddisfare il lucroso bacino d’utenza della Stazione AV Napoli Afragola. Un tema storicamente “spinoso”, come si dice in gergo quando la materia scotta e la fame di consensi fa venire l’acquolina in bocca a mezza aula consiliare.

Le precedenti amministrazioni — pur con tutti i loro innumerevoli difetti — su questo punto avevano tenuto un comportamento fin troppo cauto: sommerse dalle pressioni dei consiglieri che volevano infilare le mani nella torta, sceglievano regolarmente di congelare tutto. Aspettavano di trovare un estenuante equilibrio politico per poi, idealmente, procedere con un bando di gara pulito, trasparente e capace di sfornare una graduatoria d’incontestabile merito.

Ma la nuova era Giustino non ha tempo da perdere in ritrosie o garanzie di facciata. Perché aspettare la trasparenza quando si può lottizzare subito? Da indiscrezioni raccolte in esclusiva da Minformo, il meccanismo si sarebbe messo in moto con una disinvoltura che rasenta il capolavoro. Due consiglieri di maggioranza — di lungo corso politico, di quelli che la macchina comunale la conoscono meglio delle proprie tasche — si sarebbero già mossi con passo felpato per individuare i “meritevoli” tra i propri grandi elettori. Non si tratta di semplice sostegno morale, sia chiaro: ai fortunati sarebbero state fornite garanzie d’acciaio. Da un lato la rassicurante e calorosa “amicizia” con i componenti della futura Commissione aggiudicante; dall’altro il peso e l’autorevolezza politica necessari a garantire che la licenza NCC arrivi dritta al destinatario prestabilito.

Ecco servito il “cambiamento”. L’Amministrazione che in campagna elettorale prometteva aria fresca, merito ed equità, si riscopre più efficiente dei suoi predecessori solo nell’arte del manuale Cencelli applicato al trasporto pubblico non di linea. Altro che “libro dei sogni” e “rinascimento afragolese”: qui la visione politica si riduce a un taxi per amici e sostenitori, con la garanzia che a pagare il conto delle solite clientele siano, come sempre, i cittadini e chi sperava in un bando finalmente meritocratico.

Si potrebbe dire che ad Afragola nulla cambia, se non fosse che il “Sistema Giusto” si dimostra persino più sfacciato ed efferato di quello vecchio. Se la precedente politica le mani sulla gestione cercava di mettercele con un minimo di imbarazzo, la maggioranza di Giustino sembra farlo con il piglio di chi si sente immune da ogni critica.

Signor Sindaco, tra un’esibizione di moralità in aula e una lezione di etica a uso e consumo dei social, ci spieghi: è questo il nuovo corso? Le licenze della Stazione TAV sono diventate la moneta di scambio per tenere a bada i malumori di maggioranza? Perché se la risposta è sì, le consigliamo di aggiornare subito il programma di governo: alle frottole sui mutui e ai festeggiamenti di paese aggiunga pure il servizio di “Lottizzazione con Conducente”. La tariffa è fissa, paga la città

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AFRAGOLA. Il primo atto del Giustino-show: numeri al lotto, adulatori di corte e caccia ai giornalisti

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AFRAGOLA – Se il buongiorno si vede dal mattino, per il neo-sindaco di Afragola Gennaro Giustino si preannuncia una stagione amministrativa parecchio cupa, pur se illuminata dai riflettori dell’autosospensione dalla realtà. Il primo Consiglio Comunale della nuova era è andato in scena come una commedia dell’assurdo dove la mano destra finge di ignorare cosa firmi la sinistra, la matematica scompare e i debiti comunali diventano, per incanto, coriandoli da gettare al vento.

Si parte con il primo ordine del giorno: le deleghe ai sette assessori. Un Giustino visibilmente colto da un sussulto di onnipotenza amministrativa — quella che il TUEL concede ai sindaci ma che la realtà solitamente ridimensiona — si alza in aula e rivendica con orgoglio che la giunta l’ha fatta esclusivamente lui, in solitudine, attingendo solo alla sua preziosa agenda di “conoscenze personali”. Peccato che la toppa confezionata per nascondere i due mesi di estenuanti trattative sia durata meno di cinque minuti. A smentire la narrazione del “sindaco solo al comando” ci hanno pensato gli stessi protagonisti: il neo vicesindaco Gennaro Crispino poco prima prende la parola e ringrazia calorosamente il gruppo “A testa Alta” per averlo indicato e scelto; poche ore dopo il consigliere Raffaele Mosca rivendica la presenza di Moxedano come espressione diretta di Più Europa, mentre Enzo De Stefano ribadisce a chiare lettere la matrice politica della nomina di Crispino.

Un corto circuito esilarante. Per Giustino la “partecipazione” è una virtù quando serve a fare passerella, ma diventa un ingombro da scaricare in nome dell’autonomia personale non appena qualcuno fa notare la farraginosità del sistema. La verità, che il primo cittadino tenta disperatamente di cacciare sotto il tappeto, è quella che si racconta da settimane: sessanta giorni di trattative logoranti, figlie del nulla politico e del contrasto insanabile tra le cambiali firmate in campagna elettorale e il gelido pallottoliere delle urne. In una parola: sciatteria.

Anche sul caso Crispino — ex leghista ed ex pezzo da novanta di quel “Sistema” che Giustino ha giurato per una vita di voler combattere — il Sindaco ha pensato bene di alzare da solo un polverone difensivo. Prendiamo atto che persino il primo cittadino debba infine ammettere ciò che da tempo cittadini e social gli rinfacciano senza sconti.

Ma il vero capolavoro di illusionismo va in scena sul secondo punto: l’illustrazione delle Linee Programmatiche. Un documento demolito punto su punto dalle opposizioni, a partire dalla leader Alessandra Iroso. Tra uno strafalcione sintattico-amministrativo e l’altro — dove nei testi ufficiali si confonde il PRIUSS con il PRIUS o la semplice mensa con la refezione scolastica — la Iroso ha messo a nudo la vera natura del testo: non un piano di governo con risorse, scadenze e fattibilità, ma il riciclo svogliato del programma elettorale. Un “libro dei sogni” che per metà poteva pure spingersi a promettere il mare ad Afragola e per l’altra metà sbandiera come innovazioni epocali cose che già esistono o che sono eredità della passata amministrazione Pannone.

Pittoresca la confusione del Sindaco sul “Dopo di noi”, dove sovrappone senza scomporsi i progetti dedicati ai disabili adulti con i servizi per l’infanzia, o l’annuncio dei cestini per le deiezioni canine, già abbondantemente previsti e pagati nel capitolato d’appalto dell’azienda d’igiene urbana. A fare da eco, i consiglieri Biagio Castaldo e Giacinto Baia, fino alla doccia fredda calata dalla consigliera Rosaria Pecchia. La quale ha ricordato al Sindaco un piccolissimo dettaglio contabile: Afragola è un Comune in dissesto finanziario.

Dettaglio che Giustino pare aver totalmente rimosso quando ha annunciato in aula l’intenzione di accendere mutui per circa 10 milioni di euro, di cui 4 destinati alla riqualificazione dello Stadio Moccia. Ora, persino un principiante della contabilità pubblica sa che a un Ente in dissesto la legge vieta tassativamente di contrarre mutui ordinari da rimborsare con risorse proprie per rifare gli stadi. Ma tant’è: nel favoloso mondo di Giustino i vincoli di bilancio sono un optional.

In questo palcoscenico non poteva mancare la stoccata risentita contro la stampa d’informazione d’inchiesta, rea di aver raccontato la vicenda delle minacce telefoniche ricevute dai consiglieri d’opposizione. Il Sindaco, infastidito dalla critica politica, ha liquidato i giornalisti come “mistificatori”, derubricando la faccenda a una bonaria e veniale “telefonata tra colleghi”. Spiace deludere il primo cittadino: non servono trojan nei telefoni per fare il proprio dovere quando le denunce arrivano direttamente da un comunicato ufficiale redatto e firmato dalle opposizioni. Sull’entità di quelle chiamate non decide il Sindaco né la stampa: deciderà la Polizia di Stato, che sta procedendo con le indagini e gli interrogatori. Anzi, la solerte arrampicata sugli specchi del primo cittadino ha finito per legittimare la notizia, confermando che la telefonata c’è stata eccome.

Un’auto-investitura rivendicata candidamente in aula dallo stesso consigliere Raffaele Mosca, che si è preso la paternità di quelle chiamate (il cui nome, per correttezza deontologica sulla notizia, non era mai stato fatto). Va dato atto a Mosca di aver firmato l’unico intervento di maggioranza dotato di dignità e autonomia politica, ben distante dai toni di adorazione acritica offerti dal resto della truppa. Se l’amico storico Lello Botta e il consigliere Manna si sono spinti in un repertorio di complimenti spinti oltre ogni soglia dell’adulazione, il premio per la lingua più infuocata va di diritto al Presidente del Consiglio Antonio Caiazzo: del resto, di fronte a un’immunità istituzionale da circa 4.000 euro al mese, l’elogio sviscerato diventa quasi un atto dovuto.

Mosca, al contrario, ha fatto registrare una netta linea di demarcazione: ha confermato pubblicamente il suo dissenso sulla spartizione delle deleghe e sul mancato accordo per il vicesindaco a Moxedano, rivendicando un passo indietro cosciente solo per senso di responsabilità, ma garantendo una sorta di appoggio critico. E ha subito messo un paletto sulla ventilata ipotesi di accogliere il Calcio Napoli con la Cittadella dello Sport — argomento misteriosamente sparito dalle linee programmatiche — esigendo prima un’analisi severa sui reali benefici per la comunità afragolese.

Il sipario sul primo Consiglio Comunale si chiude così, consegnando una fotografia chiarissima: da un lato un’opposizione preparata, battagliera e rigorosa sui testi; dall’altro una maggioranza divisa, tra adulatori di ordinanza ed esponenti già pronti a sfilarsi. Per la fascia tricolore Gennaro Giustino la luna di miele è già finita. Governare a colpi di illusioni, in un Comune in dissesto e con i verbali di seggio ancora caldi sulle scrivanie delle procure, si preannuncia una missione decisamente più complessa delle favole raccontate in campagna elettorale.

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