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Editoriale

Si parte! Da Giugliano a Caivano, Minformo e il salto di qualità dell’informazione locale

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CASORIA – Non eravamo in ferie, non siamo stati in ferie. L’estate, questa estate, ha rappresentato uno spartiacque, almeno per noi. Un’estate passata a programmare il “salto di qualità” di Minformo. Un nuovo palinsesto televisivo e social, con una serie di trasmissioni che pubblicizzeremo in uno spot che troverete in queste ore su tutte le nostre piattaforme.

Uno spot che promuoverà le singole trasmissioni dedicate alla Regione Campania, alla politica locale, con riflettori continui e costanti accesi sui paesi dell’hinterland a nord di Napoli. Da Giugliano, terza città della Campania, fino a Caivano, territorio di confine con il basso casertano. Minformo produrrà trasmissioni negli studi televisivi di Casoria e on the road, invitando ospiti, rappresentanti istituzionali, esponenti di partito, di movimenti civici e associazioni.

Ci sarà spazio per tutti, per ogni opinione, una linea editoriale libera e veritiera. Prima la verità, poi le opinioni. Ed i lettori a farsi una propria idea dopo aver ascoltato la cronaca e le singole posizioni su ogni tema. Contenuti costanti, quotidiani che non solo saranno il cuore delle trasmissioni ma gli eventi più importanti saranno inseriti anche nel nostro Tg quotidiano mentre il “racconto” quotidiano viaggerà sul web attraverso le colonne del nostro portale d’informazione.

La novità di sostanza riguarda una “perla” del gruppo Minformo: il periodico patinato dedicato ai paesi della provincia. Le prime edizioni saranno mensili, il giorno 15 di ogni mese troverete in distribuzione gratuita su tutti i territori “Minformo Magazine”. Una sorpresa tutta da gustare, per la qualità delle notizie, per l’approfondimento e per la veste grafica innovativa, moderna e professionale.

L’ho sempre detto e lo ripeto: la politica vive, nel suo complesso, una fase di costante declino e degenerazione. E con sé, purtroppo, ha determinato e sta determinando pure la degenerazione del circuito dell’informazione locale. Dove molti addetti improvvisati non distinguono nemmeno più l’informazione, un servizio super-partes.

Una confusione spesso generata e avallata anche da parecchi colleghi che pur di sbarcare il lunario si improvvisano spin doctor o comunicatori di professione. Un giornalista deve essere il cane da guardia delle democrazia. L’unico suo ruolo è quello di raccontare notizie o fatti reali accaduti, il contrario significherebbe svendere e disperdere il proprio ruolo.

Anche su questo faremo chiarezza, spiegando la differenza di ruoli e di obiettivi. Contribuendo, ci auguriamo, ad una informazione completa, che manca purtroppo nei singoli paesi ed anche a combattere l’ignoranza degli ultimi anni dove giornalisti improvvisati si sentono e parlano da comunicatori improvvisati. Non sapendo che si tratta di due professioni diverse, che rispondono a logiche e obiettivi totalmente diversi. Il giornalista fa il giornalista. La Comunicazione va affidata ad Agenzie professionali o a holding che talvolta includono anche case editrici. Non è una lezione ma il fatto che si debbano ribadire queste cose rende l’idea di quanto in basso siano cadute queste realtà e di quanto sia indispensabile alzare l’asticella. Umana e professionale.

In bocca al lupo Minformo. E preparatevi al promo che pubblicheremo sui nostri canali social nelle prossime ore. Vi spiegheremo le trasmissioni, vi presenteremo chi le condurrà per darvi appuntamento ad una programmazione che dai prossimi giorni sarà a vostra disposizione. Come un servizio pubblico!
Ad maiora, semper!

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Afragola

CAIVANO. Fumi di propaganda e alleati traditi: la “Nuova Era” è già in crisi.

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CAIVANO – È ufficialmente crisi nell’amministrazione guidata dal sindaco Angelino. Lo pensano tutti nei corridoi del municipio, ma nessuno ha il coraggio di dirlo per non incrinare la narrazione fasulla imposta dal capo assoluto. Quella giunta di “alto profilo”, sbandierata ai quattro venti dagli adulatori del sindaco Angelino, si è rivelata per quello che è: un colossale bluff, esattamente come tutta la costruzione propagandistica della novità e competenza al potere.

Una cosa sono i fatti, un’altra la narrazione di regime. I primi mesi di consiliatura sono scivolati via tra feste, inaugurazioni di opere fatte da altri e manifestazioni utili soltanto a consolidare l’immagine di un Sindaco ormai affetto da una evidente bulimia sociale e da una ossessiva propensione al culto della propria personalità. L’attenzione della comunità è stata artatamente dirottata sul faceto, mai sulle cose serie. Mentre il paese arranca, siamo costretti a subire una pioggia quotidiana di post, selfie di assessori e consiglieri, passerelle continue ed un presenzialismo vuoto da parte dei più fedeli scudieri del capo.

Alcuni sono stati ripagati con poltrone stipendiate: si va dalla Presidenza del Consiglio comunale fino all’assessorato alla Pubblica Istruzione, dove si registrano per ora i balletti scatenati della titolare della delega, Orsella Russo, senza che però le scuole si siano minimamente accorte della sua presenza. Il ruolo istituzionale ridotto a esibizione sguaiata come se la politica fosse un talent scout televisivo.

Ma una volta dipanati i fumi della propaganda di regime, non resta nulla. Emergono invece i malumori, finora soppressi, da parte di consiglieri costretti a subire una giunta che non ha fatto quasi nulla, totalmente slegata dal territorio e priva di reali competenze. Un esecutivo che serve a una sola cosa: permettere al Sindaco di avere tutto sotto controllo, allontanando la politica intesa come partecipazione per perseguire i propri scopi personali. Lui solo deve amministrare e dare al popolo l’impressione di essere l’uomo della provvidenza in grado di risolvere i problemi. Lui solo deve fare politica e tenere i rapporti con i palazzi sovracomunali.

Con una chirurgica distribuzione delle cariche, il Sindaco si è assicurato il favor perpetuo del Presidente del Consiglio comunale agganciato all’immunità e mettendo all’angolo a chi quella poltrona spettava di diritto: il consigliere più votato, Tobia Angelino, forte dei suoi 1200 voti personali. Il campione delle preferenze è stato così relegato al ruolo di speaker di una maggioranza muta, composta da semplici “yes-man”.

Tobia Angelino è stato ridimensionato persino dal segretario di “Caivano Conta”, il quale non ha esitato a trattarlo come pedina di scambio per il seggio in consiglio comunale per suo cugino, Emanuele Scuotto, primo non eletto. L’incastro perfetto ha visto l’ingresso in giunta di Orsella Russo per liberare il posto in assise a Scuotto, mentre si è buttato fumo negli occhi ai critici nominando assessore Raffaele Marzano, fatto passare abilmente come nome indicato da Tobia Angelino. Marzano è entrato in giunta passando sopra la mortificazione del primo eletto.

Fatto fuori Tobia Angelino che appare una vera minaccia per le ambizioni del Sindaco, si è potuto strutturare un sistema accentratore fatto di consiglieri obbedienti e assessori fantasma che, come ammesso dalla stessa assessore Lopez, fanno capo esclusivamente al Sindaco.

Questo schema serve ad Angelino, e solo a lui, per pianificare la sua futura carriera politica. Il sindaco sta infatti puntando a un clamoroso riavvicinamento al Partito Democratico, avendo compreso che in Campania il centrodestra non ha speranze di vittoria. Eccolo allora salire sul palco carditese del vicesindaco della città metropolitana Peppe Cirillo, uomo forte della corrente che fa capo a Casillo/Topo. A Cardito sostiene il PD mentre strizza pure l’occhio al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. L’avvicinamento del consigliere regionale Lucia Fortini al PD potrebbe essere il tram per condurre il sindaco Angelino, da sempre pupillo di Lello Topo, nell’alveo del centrosinistra e del partito della Schlein, con buona pace dei Dem locali. Angelino potrebbe decidere di costituire il gruppo PD in Consiglio mettendo due dei suoi consiglieri fedelissimi in cambio di un assessore in giunta e del suo ingresso trionfante.

Il campione del finto civismo ha un disperato bisogno di una casacca politica per candidarsi alle imminenti elezioni provinciali, magari proprio nella lista di Manfredi, puntando a una poltrona nella giunta metropolitana. E così l’assessore Marzano si ritrova in una giunta il cui capo politico guarda al PD, mentre lui ha l’ambizione opposta di entrare nelle liste della Meloni per le elezioni politiche del 2027. Contraddizioni e strategie personalistiche che si consumano sulla pelle di Caivano mentre il Governo Meloni, che è ancora presente a Caivano con la struttura commissariale si ritroverebbe un Sindaco ormai apertamente avversario in vista delle prossime politiche.

E mentre Antonio Angelino tesse le lodi di sé stesso e costruisce il suo futuro lontano da qui, a Caivano non resta nulla. La “Nuova Era” è ormai uno slogan vecchio, superato nei fatti dalla crisi politica aperta da “Caivano 2.0” di Gebiola, il quale ha sfiduciato il suo assessore di riferimento. In questa pantomima, né il sindaco ha revocato l’assessore, né quest’ultimo si è dimesso. Al sindaco, infatti, serve il voto di Antonio Esposito in consiglio comunale per l’elezione nell’assise della città metropolitana. L’assessore Cimmino indicato da Esposito, è una figura virtuale che non ha votato il Rendiconto 2025 e che ha svolto tutte le sedute di giunta da remoto.

Lo stesso errore della vecchia era, invece di nominare gli assessori decisi dai partiti si danno gli assessori ai singoli consiglieri. Antonio Esposito era uno dei candidati di Caivano 2.0. L’altro assessore Orsella Russo è stata decisa dal sindaco come la Lopez e Marzano. Pure l’assessore Crispino di Azione pare non abbia paternità politica. Sicuramente non l’ha indicata Pippo Ponticelli, Gigiotto Falco spergiura che non è un suo nome e pure Luigi Esposito la rinnega. Allora questa com’è arrivata a Caivano?

Per questa cinica ragione di interessi politici, il primo cittadino mortifica le liste, le buone energie caivanesi mettendo sconosciuti in giunta, e pure chi lo ha sostenuto sin dall’inizio. Gebiola, era stato uno dei primi a sostenere la sua candidatura Ma si sa, in politica non c’è riconoscenza. A questo si aggiunge il mugugno strisciante di un paio di consiglieri di “Caivano Conta” nei confronti dell’assessore più vicina al sindaco, Orsella Russo per via della sua corsa alla visibilità.

Ma sul fronte dei servizi, salta agli occhi l’inconsistenza dell’assessore all’ecologia, che ha fatto partire la nuova raccolta differenziata generando il caos più totale in città: residenti senza mastelli, intere zone non servite e un calendario dei conferimenti stravolto. Una comunicazione fragile e dilettantistica per una questione così seria, che stride fortemente con la comunicazione esagerata e patinata utilizzata per le feste “private”. Propaganda spesa persino sui mastelli della spazzatura, che erano semplicemente quelli già previsti nel Piano Industriale varato a suo tempo dai Commissari prefettizi.

C’è poi il profondo malumore degli operatori economici e dei cittadini per il totale fallimento organizzativo in un settore strategico come l’urbanistica. Si riempiono la bocca parlando del nuovo Piano Urbanistico Comunale (Puc), ma negli uffici non si riesce a rilasciare nemmeno una singola licenza edilizia, bloccando l’economia locale.

La “Nuova Era” non può certo identificarsi con l’apertura di una villetta comunale, un’opera per la quale il Sindaco, il Presidente del Consiglio comunale e il consigliere Pippo Ponticelli si sono prodigati in ringraziamenti sperticati nei confronti di Mimmo Falco, ex consigliere della vecchia era sciolta per camorra due volte. Resta un mistero capire quale ruolo abbia Mimmo Falco nella gestione di un’opera pubblica cittadina tanto da tagliare il nastro insieme al Sindaco e addirittura scegliere di concerto con un altro ex, Gaetano Lionelli, l’Assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Precchia che, stando ad indiscrezioni, anch’egli sconosciuto al gruppo che ufficialmente l’avrebbe segnalato e anche lui come i suoi colleghi di esecutivo risponde solo al primo cittadino.

Infine, a dimostrazione del disinteresse per l’identità locale tanto sbandierata, questa Amministrazione rischia di veder scomparire persino la storica squadra di calcio della Boys Caivanese, come denunciato pubblicamente dal presidente Adamo Guarino e dal vice presidente del club Massimiliano Ponticelli. La Boys Caivanese era un ottimo palcoscenico durante la campagna elettorale, quando sugli spalti il futuro sindaco e i futuri consiglieri si atteggiavano a grandi tifosi e si intestavano persino le vittorie sportive. Ora che serve un aiuto concreto e l’involvement del tessuto imprenditoriale locale, nessuno muove un dito. Il fumo della propaganda si sta dipanando e la realtà dei fatti, purtroppo per Caivano, è tragicamente la stessa di sempre.

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Caivano

CAIVANO. Il Re Sole e il falso mito delle casse vuote.

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CAIVANO – C’è un fantasma che si aggira tra le stanze della casa comunale di Caivano: il fantasma del “non ci sono i soldi”. Una scusa vecchia come il politichese, un paravento dorato dietro cui l’Amministrazione Angelino tenta di nascondere sei mesi di totale, drammatica e imbarazzante paralisi. Ma le bugie, si sa, hanno le gambe corte e i bilanci, per fortuna, parlano un’altra lingua.

L’altra sera, presso la casa comunale, è andata in scena una riunione di maggioranza che ha assunto i contorni di una vera e propria resa dei conti psicologica. La sensazione emersa è ormai una certezza granitica: i consiglieri comunali hanno iniziato ad accusare, per adesso velatamente, il primo cittadino di essere un accentratore patologico. Un “Re Sole” che non ama delegare, che soffoca ogni spazio di manovra e che, di fatto, sta impedendo ai singoli eletti di dare risposte concrete al proprio elettorato. I consiglieri sono ridotti a schiacciare un bottone in aula, privati della dignità del proprio ruolo.

Tanto è vero che le indiscrezioni raccontano di un summit carbonaro avvenuto in gran segreto la sera precedente: i quattro consiglieri di “Bene Comune”, i tre di “Caivano Unita” e il solito Giuseppe Gebiola di “Caivano 2.0” si sono riuniti attorno a un tavolo per discutere del peccato originale di questa consiliatura. Gli assessori che questi stessi gruppi hanno individuato e posizionato sulle poltrone della giunta non rispondono a chi li ha nominati, ma pendono esclusivamente dalle labbra del Sindaco. Un cortocircuito democratico favorito dal fatto che, essendo molti di loro forestieri, non conoscendo il territorio si sono semplicemente allineati all’unico uomo al comando per incassare lo stipendio e l’immunità politica.

Davanti alle timide proteste della sua stessa maggioranza, il Sindaco tira fuori il solito ritornello: “Le casse sono vuote, non c’è spazio di manovra”. Ma la verità è un’altra. In sei mesi di insediamento, con cinque consigli comunali celebrati (compreso quello cruciale di stasera), in aula non è mai stato portato un solo indirizzo politico degno di nota. Nessun piano per grandi investimenti, nessuna visione di cambiamento in qualsivoglia settore. Solo passerelle social, come quelle sul PUC blindato gestito dall’assessore Lopez.

Da giornalisti ed editorialisti abbiamo il dovere di fare un’operazione verità. Mettiamo da parte la propaganda e seguiamo la cronologia esatta dei conti pubblici di Caivano. I numeri che seguono dimostrano che i soldi ci sono, eccome se ci sono. È questa Amministrazione che non sa o non vuole spenderli.

CRONOLOGIA E VERITÀ SULLE CASSE DI CAIVANO: IL TESORETTO NASCOSTO

Per capire l’entità del bluff orchestrato dal palazzo, basta leggere i documenti ufficiali del Comune. Ecco come si è formata la straordinaria vitalità finanziaria dell’ente e dove sono nascosti i milioni che il Sindaco nega alla città:

Maggio 2023: Il via libera del Ministero dell’Interno

La storia dell’abbondanza finanziaria di Caivano ha un punto di partenza preciso. L’8 maggio 2023, la Direzione Centrale della Finanza Locale del Ministero dell’Interno rilascia un parere storico (prot. 78711). Roma stabilisce che le somme milionarie avanzate dalla gestione del vecchio dissesto non devono essere restituite allo Stato, ma possono essere trattenute dal Comune per pagare i propri debiti residui.

Giugno 2023: Il Sindaco Falco chiede di spendere la liquidità

Forte di quel parere, il 30 giugno 2023 l’allora Sindaco Vincenzo Falco scrive formalmente all’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL) chiedendo di poter usufruire immediatamente di quelle somme a debito dell’ente. Un milione dopo l’altro serve a sanare posizioni debitorie, a partire da una transazione da 600.000 euro chiusa con la società Igica 1.

Luglio 2023: Il sigillo dell’OSL sugli oltre 3 milioni

Il 12 luglio 2023, l’OSL (a firma del dott. Scognamiglio) risponde confermando che quelle risorse derivanti dal mutuo di liquidità contratto con il Ministero (oltre 3 milioni di euro) restano vincolate nel risultato di amministrazione dell’ente, pronte all’uso.

Dicembre 2025: La corazzata del Rendiconto

Arriviamo alla fine dell’esercizio 2025. Il conto consuntivo certifica una situazione patrimoniale mostruosa, pari a un risultato di amministrazione lordo di ben 77.320.996,13 euro. Di questi, la stragrande maggioranza viene accantonata per sicurezza (tra cui 42 milioni di Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità e 12,5 milioni di Fondo Contenzioso per coprire le cause legali e i debiti fuori bilancio).

Ma è nella parte vincolata e disponibile che crolla il castello di carte del Sindaco Angelino:

  • Ci sono 3.060.113,87 euro di vincoli ereditati dall’OSL per i debiti del dissesto.
  • Ci sono altri 3.966.238,14 euro di anticipazione di liquidità del Ministero dell’Interno tenuti lì come paracadute in caso di bisogno.
  • L’AVANZO LIBERO EFFETTIVO ammonta alla cifra astronomica di 14.578.477,31 euro.

IL PARADOSSO: IL COMUNE “STA PIENO DI SOLDI”, MA È TUTTO FERMO

La conclusione tecnica e contabile è persino imbarazzante per l’Amministrazione: il Comune di Caivano sta pieno di soldi. Le poste vincolate e accantonate a tutela del bilancio (i 12,5 milioni del fondo contenzioso, i 3 milioni dell’OSL e i 3,9 milioni ministeriali) sono di gran lunga superiori a qualsiasi debito fuori bilancio reale. Significa che il bilancio è blindato e i debiti non spaventano. Significa, soprattutto, che i 14.578.477,31 euro di avanzo libero sono interamente utilizzabili per la città.

Come si potrebbero spendere subito questi soldi?

Invece di paralizzare l’Ufficio Tecnico — dove non si rilasciano concessioni edilizie da mesi e dove è stato posizionato a capo del settore Urbanistica il funzionario Tuberosa, un ingegnere elettronico del tutto inadeguato alla materia — l’Amministrazione avrebbe praterie di manovra economica.

Un esempio lampante fornito dalle nuove regole sull’avanzo libero introdotte dalla Legge di Bilancio dello Stato per il 2026 (Legge n. 199/2025)? Una parte di quei 14,5 milioni di avanzo libero potrebbe essere utilizzata immediatamente per effettuare l’estinzione anticipata dei prestiti e dei mutui contratti dall’ente.

Guardando i dati sull’incidenza degli interessi, il Comune di Caivano spende ancora, nel 2025, ben 265.425,77 euro di soli interessi passivi (una cifra fortunatamente virtuosa e pari allo 0,72% delle entrate correnti, ben al di sotto del limite del 10% del TUEL). Estinguendo anticipatamente i mutui con l’avanzo libero, l’amministrazione azzererebbe questa spesa, liberando immediatamente preziose risorse correnti nel bilancio ordinario. Soldi freschi che potrebbero essere utilizzati, ad esempio, per sbloccare la pianta organica ed effettuare nuove assunzioni di personale, dando ossigeno a uffici comunali ormai deserti e incapaci di rispondere ai cittadini.

CONCLUSIONI: LA POLITICA DELLA PAURA PER CONSERVARE IL POTERE

Allora perché il Sindaco continua a dire che non ci sono soldi? Perché preferisce la palude burocratica al coraggio amministrativo?

La risposta è squisitamente politica. Alimentare il mito delle “casse vuote” serve al primo cittadino per giustificare l’immobilismo, per spegnere le legittime richieste dei consiglieri comunali e per mantenere il controllo totale ed esclusivo su ogni singolo centesimo e su ogni singola decisione. È la strategia del bisogno: tenere tutti sulla corda per costringere assessori e consiglieri a presentarsi col cappello in mano davanti alla sua scrivania.

Nel frattempo, la città subisce i monologhi d’élite del PUC, i veti incrociati delle faide interne (come la finta sfiducia all’assessore Cimmino orchestrata sull’asse Gebiola-Sindaco per punire il mancato voto notturno al rendiconto 2025) e l’ordinaria amministrazione cola a picco.

Cari consiglieri di maggioranza che vi riunite in segreto nei corridoi: smettetela di farvi raccontare la favola del bilancio in fiamme. I documenti cantano, i milioni in cassa ci sono. Se continuate a non contare nulla, non è per colpa del bilancio: è perché avete permesso a un solo uomo di trasformare Caivano nel proprio feudo personale, riducendo voi a comparse e i cittadini a sudditi di un’Amministrazione senza visione.

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Afragola

AFRAGOLA. Dove la matematica diventa un’opinione elettorale

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AFRAGOLA – Mentre la magistratura scava nel fango delle denunce, tra pacchetti di voti acquistati a peso d’oro, smartphone clandestini nelle cabine e schede ballerine, c’è un’altra indagine che avanza spedita. Meno rumorosa, forse, ma infinitamente più letale. È quella della commissione elettorale centrale, che non si occupa di sociologia criminale, ma di una materia teoricamente esatta: la matematica. Eppure, ad Afragola, anche la matematica ha smesso di essere una scienza per diventare un’opinione d’alto sciacallaggio politico.

A primo acchito, analizzando i dati che cominciano a trapelare dalle indiscrezioni sui 54 verbali sequestrati, non servono i periti della Procura per capire che qualcosa non quadra. Basta la calcolatrice delle scuole elementari. I conti non tornano, o meglio, tornano con una precisione così paranormale da puzzare di bruciato lontano un miglio.

Il miracolo della lista “Giustino Sindaco”: elettori monaci o chirurghi del voto?

Prendiamo la lista ammiraglia, “Giustino Sindaco”. Il dato ufficiale ci dice che ha incassato 1.797 voti di lista. Fin qui, tutto regolare. Il capolavoro del soprannaturale si compie quando si vanno a sommare le preferenze singole ottenute da tutti i candidati della stessa lista: 1.816 preferenze complessive.

Facciamo due calcoli: la differenza tra i voti dati alla lista e le preferenze singole dei candidati è di appena 19 voti. Un dato che, per chiunque mastichi un minimo di dinamiche elettorali afragolesi, è semplicemente impossibile. In campagna elettorale abbiamo assistito alla nascita di “cordate” strutturate, accoppiate d’acciaio nate per macinare consensi: Tontaro con Russo, Salzano con Iorio, e poi con Tuccillo. Funziona così: l’elettore entra, scrive due nomi (un uomo e una donna) e quel gesto esprime un solo voto di lista.

Se la matematica non è un’opinione, com’è possibile che la differenza sia di soli 19 voti? Significa che, per assurdo, la quasi totalità degli afragolesi che ha votato quella lista è entrata in cabina esprimendo un voto rigidamente singolo, ignorando le cordate, le indicazioni dei big e la legge della doppia preferenza di genere. Oppure, molto più realisticamente, qualcuno ha goduto di un “voto anomalo”, disegnato a tavolino con la precisione di un geometra.

Il mistero di “Noi di Centro” e i dieci voti spariti nella notte

Se la lista del sindaco brilla per una simmetria quasi sospetta, dall’altra parte della coalizione la lista “Noi di Centro” sperimenta lo scenario opposto: qui il divario tra voti di lista e preferenze dei candidati è una voragine di 1.249 voti.

Allora, delle due l’una: o hanno sbagliato i calcoli per la prima lista, o li hanno completamente toppati per la seconda. Ma la vera perla, il colpo di teatro degno di un thriller politico, si consuma alle due di notte, durante lo spoglio della penultima sezione scrutinata.

In quel preciso istante, Eligendo – il portale ufficiale del Ministero dell’Interno, mica un blog di provincia – impazzisce. Con un colpo di spugna digitale, spariscono di botto 10 voti alla lista Noi di Centro, che passa magicamente da 1.751 a 1.741 preferenze. Direte voi: che saranno mai dieci voti? In una democrazia normale, nulla. Nella palude elettorale di Afragola, quei 10 voti (anzi, gli 11 finali) sono esattamente lo scarto cruciale che è servito a far scattare un seggio in più a una lista, togliendolo di fatto all’altra. Un tempismo perfetto, quasi chirurgico. Una coincidenza che definire sospetta è un insulto all’intelligenza dei cittadini.

Poltrone vuote e sostituti “morbidi”

Davanti a questo caos documentale, una riflessione sferzante va fatta su chi quelle urne doveva custodirle e scrutinare. Nelle settimane precedenti al voto si è registrata ad Afragola una misteriosa, massiccia epidemia di rinunce: decine di presidenti di seggio e scrutinatori nominati dallo Stato hanno fatto un passo indietro, rifiutando l’incarico.

La domanda sorge spontanea e caustica: questo fuggi-fuggi generale quanto ha inciso sul disastro dei verbali? Chi è subentrato all’ultimo secondo per coprire quelle poltrone vuote? Ci siamo trovati di fronte a personale semplicemente inadatto, incapace di gestire la pressione e la complessità burocratica del voto, o si è aperta la porta a soggetti “più avvicinabili”, disposti a chiudere un occhio (o tutti e due) davanti alle anomalie notturne?

Afragola merita chiarezza. Perché se il verdetto delle urne non è figlio della volontà popolare ma di un algoritmo impazzito a notte fonda o di verbali scritti con i piedi da mani compiacenti, allora non siamo più davanti a un’elezione comunale. Siamo davanti a una truffa legalizzata. La commissione elettorale ha il dovere di fare luce su queste cifre folli, prima che i numeri finiscano per travolgere, definitivamente, la proclamazione di questa amministrazione nata sotto il segno del sospetto.

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