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CAIVANO. Antonio Angelino e la sua Posizione Organizzativa Euro 6 (impatto zero): il gatto di Schrödinger della burocrazia
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CAIVANO – Il candidato a Sindaco Antonio Angelino non sa più come fare per calmierare gli animi degli alleati e risultare credibile agli occhi dell’elettorato, e non volendo ulteriormente alimentare il dibattito pubblico sul territorio nei confronti del sottoscritto tenta di delegittimare il mio ruolo facendo scrivere interpretazioni creative al suo blogger di fiducia.
Ah, ma che bella favola ci racconta il nostro prode blogger! Un tripudio di ardore difensivo, una sinfonia di “non-notizie” per smentire un fatto che, purtroppo per loro, è scritto nel marmo della legge. Siamo a Caivano, la città dove, a quanto pare, la Legge è un optional che si adatta a seconda delle convenienze elettorali.
Il giornalista ci dipinge un quadro in cui il candidato Antonio Angelino è una sorta di funzionario fantasma in Città Metropolitana: ha un ruolo “prestigioso”, ma in realtà non dirige, non coordina, non gestisce, non sparge veleno. Insomma, un Funzionario con Elevata Qualificazione (EQ) senza Qualificazione Effettiva, una Posizione Organizzativa (PO) ad impatto zero, come un ventilatore senza pale in un’estate africana. Serve solo a scaldare la sedia e, presumibilmente, a percepire la bella indennità di posizione, ma si muove nell’ombra come un ninja burocratico per non turbare gli equilibri dell’eleggibilità.
La Magia della “Non-Posizione”
“Angelino non dirige nessun settore, né lo coordina.”
Certo, come no. E il sole gira intorno alla Terra. Caro blogger, la sua difesa è talmente acrobaticamente contorta da far invidia a un contorsionista del Cirque du Soleil! Ci spiega che la sua EQ è così interna, così puro spirito amministrativo, da non avere contatti con i Comuni, e men che meno assegnare fondi. Una sorta di eremita dei faldoni, un asceta dell’inventario scolastico.
Ma qui casca l’asino (e con lui la penna, temo): la legge, lo sa, è come la matematica: non ammette opinioni personali.
EQ è PO, e PO è PO: La sua “Elevata Qualificazione” (EQ) non è un titolo onorifico dato al bar sport, ma è la nuova, scintillante etichetta della vecchia, ma sempre temuta, Posizione Organizzativa (PO), introdotta dal CCNL. E la PO, per il sacrosanto Art. 60 del TUEL, è una causa di ineleggibilità, punto e basta. Non importa se Angelino si occupa di catalogare le graffette o le cartine geografiche; la legge parla di posizione organizzativa che implica poteri gestionali e responsabilità (anche in enti sovraordinati), e non fa sconti a chi la interpreta come una “non-posizione” per avere lo scatto in busta paga ma l’immunità elettorale. È come dire che un coccodrillo è un rettile solo quando morde, ma quando dorme è un adorabile peluche.
L’Aspettativa, la Sconosciuta: Il nocciolo della questione non è cosa fa Angelino nel dettaglio, ma cosa NON ha fatto: presentare l’istanza di collocamento in aspettativa non retribuita entro la scadenza per la presentazione delle candidature. Un banale adempimento burocratico per togliersi il “vestito” istituzionale ed indossare solo quello del candidato. Ma forse, in un’amministrazione così “all’avanguardia”, l’aspettativa è considerata una superstizione medievale!
La Furbizia non è esimente
Ora, caro blogger dalla penna spuntita fino all’assegnazione di un ruolo più prestigioso, analizziamo il suo castello di carte:
L’EQ è un PO mascherato: La sua enfasi sul fatto che Angelino sia un “Funzionario con Elevata Qualificazione” (EQ) senza poteri direttivi, gestionali e di coordinamento è un esercizio di ipocrisia semantica. Non c’è bisogno di un avvocato per capire che la EQ negli enti locali (incluse le Città Metropolitane) è la nuova etichetta della vecchia Posizione Organizzativa (PO). E la PO, per sua stessa natura, è istituita per conferire funzioni di organizzazione e coordinamento del personale e delle risorse. È l’amministrazione che decide di conferire queste funzioni e l’indennità economica collegata. Non si può avere la botte piena (l’indennità di PO) e la moglie ubriaca (l’eleggibilità) sostenendo che la propria PO sia una specie di “posizione di comodo”, solo economica e non organizzativa. Sarebbe un vulnus alla trasparenza e una beffa ai contribuenti!
Il Contatto coi Comuni è una nebbia: Lei insiste che Angelino non ha rapporti con i Comuni e non assegna fondi strutturali. Magari no, ma il TUEL non chiede un “contatto diretto e passionale” con il Comune in cui si è candidati. Chiede la cessazione dalle funzioni di chi ha poteri di organizzazione o coordinamento in un ente (la Città Metropolitana) che esercita inevitabilmente poteri di vigilanza e indirizzo sui Comuni afferenti al suo territorio. È una presunzione di legge volta a evitare che il candidato possa usare la sua posizione istituzionale (anche se solo interna o organizzativa) per ottenere un vantaggio sleale in campagna elettorale.
L’Aspettativa, la Vera Clausola di Salvezza: La cosa che ridicolizza Angelino e la sua difesa è la mancanza del gesto più semplice e pulito: mettersi in aspettativa non retribuita (Art. 60, comma 3, del TUEL) prima della presentazione delle candidature. Un atto di responsabilità che avrebbe reso la sua candidatura cristallina. Non farlo è un errore clamoroso, un autogoal burocratico che dimostra non solo leggerezza, ma una presunzione di impunità dalle regole che valgono per tutti.
Il Giudice della Domenica
E veniamo alla chiusura, dove si getta la palla nel campo del “giurista della domenica”.
“Se poi i giuristi della domenica non capiscono… è un problema che possono affrontare con personale specializzato.”
Meraviglioso! Un’accusa che si ritorce come un boomerang. Lei e il candidato Angelino avete appena dimostrato di non essere né l’uno né l’altro. Angelino, con la presunzione di amministrare una città complessa come Caivano, non solo non ha avuto la lungimiranza elementare di rendersi eleggibile, ma addirittura confonde il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) con il Giudice Ordinario (Tribunale Civile), che è l’unico competente per l’accertamento dell’ineleggibilità prima delle elezioni!
Un futuro Sindaco che non conosce l’iter giurisdizionale di base per difendere la propria elezione è come un capitano che non sa distinguere la prua dalla poppa: destinato all’affondamento.
Fatevene una ragione. caro blogger: la coalizione del “cambiamento” è inciampata nel primo, banale gradino della legalità. Angelino non sarà dichiarato Sindaco da un entusiasta articolo di giornale, ma sarà, se eletto, l’oggetto di un ricorso che deciderà un Giudice Ordinario (non “della domenica”), il quale, a differenza vostra, non ha bisogno di metafore contorte o arzigogoli interpretativi per leggere un articolo del TUEL.
Se dovesse vincere democraticamente, come auspica, la sua poltrona di Sindaco sarà, per un bel po’, più traballante della torre di Pisa. E per Caivano, già tanto martoriata, si prospetta un altro giro di giostra, non del riscatto, ma del ricorso in Tribunale.
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Caivano
CAIVANO. I piccoli campioni dell’Academy in finale a Paestum
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3 giorni fail
6 Giugno 2026
CAIVANO – Una bella notizia per Caivano che dimostra quante potenzialità vere esistono in questo territorio martoriato che nessuno racconta.
Domani è un giorno speciale per tanti bambini di questo paese, in particolare per gli iscritti alla scuola calcio “Academy Caivano”. La squadra composta dai nati nel 2013 e nel 2014, guidati dal mister Vittorio Santagata, punto di riferimento tecnico, educativo e umano dei suoi guerrieri, è impegnata nel prestigioso trofeo “Poseidon” di calcio giovanile, che impegna le migliori 24 squadre di categoria.
Tre giorni di gare tiratissime tra Paestum, Capaccio e Agropoli. E domani Caivano ha un appuntamento con la storia perché l’Academy gialloverde si è qualificata in finale battendo 4 a 0 la scuola calcio di Sant’Anastasia. E in quel di Paestum domani sono attesi tanti caivanesi per dare forza ai figli di questa terra a caccia di un’impresa sportiva in finale che da queste parti assume sempre un altro valore, un altro sapore. Sportivo e sociale. E si spera che al ritorno di questa impresa, comunque andrà la finale, il primo cittadino sia in strada ad accoglierli come questi bambini meritano. Valorizzando l’impegno sociale di chi lontano dai riflettori valorizza i talenti ma soprattutto, come l’ “Academy Caivano”, esprime un valore innanzitutto sociale in una terra di frontiera.
Domani tanti caivanesi a Paestum a sostegno di questi ragazzi che in campo rappresenteranno tutta la comunità.
In bocca al lupo alla Caivano bella. Anche dal direttore e dal Gruppo Minformo.
Tornate vincitori! Lo meritate voi, lo merita il vostro presidente, il vostro mister, tutto lo staff ed anche questa città. Qui c’è bisogno di primati positivi. Anche come questi. Forza Academy, forza Caivano.
Caivano
CAIVANO. Il Re Sole e il falso mito delle casse vuote.
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6 giorni fail
3 Giugno 2026
CAIVANO – C’è un fantasma che si aggira tra le stanze della casa comunale di Caivano: il fantasma del “non ci sono i soldi”. Una scusa vecchia come il politichese, un paravento dorato dietro cui l’Amministrazione Angelino tenta di nascondere sei mesi di totale, drammatica e imbarazzante paralisi. Ma le bugie, si sa, hanno le gambe corte e i bilanci, per fortuna, parlano un’altra lingua.
L’altra sera, presso la casa comunale, è andata in scena una riunione di maggioranza che ha assunto i contorni di una vera e propria resa dei conti psicologica. La sensazione emersa è ormai una certezza granitica: i consiglieri comunali hanno iniziato ad accusare, per adesso velatamente, il primo cittadino di essere un accentratore patologico. Un “Re Sole” che non ama delegare, che soffoca ogni spazio di manovra e che, di fatto, sta impedendo ai singoli eletti di dare risposte concrete al proprio elettorato. I consiglieri sono ridotti a schiacciare un bottone in aula, privati della dignità del proprio ruolo.
Tanto è vero che le indiscrezioni raccontano di un summit carbonaro avvenuto in gran segreto la sera precedente: i quattro consiglieri di “Bene Comune”, i tre di “Caivano Unita” e il solito Giuseppe Gebiola di “Caivano 2.0” si sono riuniti attorno a un tavolo per discutere del peccato originale di questa consiliatura. Gli assessori che questi stessi gruppi hanno individuato e posizionato sulle poltrone della giunta non rispondono a chi li ha nominati, ma pendono esclusivamente dalle labbra del Sindaco. Un cortocircuito democratico favorito dal fatto che, essendo molti di loro forestieri, non conoscendo il territorio si sono semplicemente allineati all’unico uomo al comando per incassare lo stipendio e l’immunità politica.
Davanti alle timide proteste della sua stessa maggioranza, il Sindaco tira fuori il solito ritornello: “Le casse sono vuote, non c’è spazio di manovra”. Ma la verità è un’altra. In sei mesi di insediamento, con cinque consigli comunali celebrati (compreso quello cruciale di stasera), in aula non è mai stato portato un solo indirizzo politico degno di nota. Nessun piano per grandi investimenti, nessuna visione di cambiamento in qualsivoglia settore. Solo passerelle social, come quelle sul PUC blindato gestito dall’assessore Lopez.
Da giornalisti ed editorialisti abbiamo il dovere di fare un’operazione verità. Mettiamo da parte la propaganda e seguiamo la cronologia esatta dei conti pubblici di Caivano. I numeri che seguono dimostrano che i soldi ci sono, eccome se ci sono. È questa Amministrazione che non sa o non vuole spenderli.
CRONOLOGIA E VERITÀ SULLE CASSE DI CAIVANO: IL TESORETTO NASCOSTO
Per capire l’entità del bluff orchestrato dal palazzo, basta leggere i documenti ufficiali del Comune. Ecco come si è formata la straordinaria vitalità finanziaria dell’ente e dove sono nascosti i milioni che il Sindaco nega alla città:
Maggio 2023: Il via libera del Ministero dell’Interno
La storia dell’abbondanza finanziaria di Caivano ha un punto di partenza preciso. L’8 maggio 2023, la Direzione Centrale della Finanza Locale del Ministero dell’Interno rilascia un parere storico (prot. 78711). Roma stabilisce che le somme milionarie avanzate dalla gestione del vecchio dissesto non devono essere restituite allo Stato, ma possono essere trattenute dal Comune per pagare i propri debiti residui.
Giugno 2023: Il Sindaco Falco chiede di spendere la liquidità
Forte di quel parere, il 30 giugno 2023 l’allora Sindaco Vincenzo Falco scrive formalmente all’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL) chiedendo di poter usufruire immediatamente di quelle somme a debito dell’ente. Un milione dopo l’altro serve a sanare posizioni debitorie, a partire da una transazione da 600.000 euro chiusa con la società Igica 1.
Luglio 2023: Il sigillo dell’OSL sugli oltre 3 milioni
Il 12 luglio 2023, l’OSL (a firma del dott. Scognamiglio) risponde confermando che quelle risorse derivanti dal mutuo di liquidità contratto con il Ministero (oltre 3 milioni di euro) restano vincolate nel risultato di amministrazione dell’ente, pronte all’uso.
Dicembre 2025: La corazzata del Rendiconto
Arriviamo alla fine dell’esercizio 2025. Il conto consuntivo certifica una situazione patrimoniale mostruosa, pari a un risultato di amministrazione lordo di ben 77.320.996,13 euro. Di questi, la stragrande maggioranza viene accantonata per sicurezza (tra cui 42 milioni di Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità e 12,5 milioni di Fondo Contenzioso per coprire le cause legali e i debiti fuori bilancio).
Ma è nella parte vincolata e disponibile che crolla il castello di carte del Sindaco Angelino:
- Ci sono 3.060.113,87 euro di vincoli ereditati dall’OSL per i debiti del dissesto.
- Ci sono altri 3.966.238,14 euro di anticipazione di liquidità del Ministero dell’Interno tenuti lì come paracadute in caso di bisogno.
- L’AVANZO LIBERO EFFETTIVO ammonta alla cifra astronomica di 14.578.477,31 euro.
IL PARADOSSO: IL COMUNE “STA PIENO DI SOLDI”, MA È TUTTO FERMO
La conclusione tecnica e contabile è persino imbarazzante per l’Amministrazione: il Comune di Caivano sta pieno di soldi. Le poste vincolate e accantonate a tutela del bilancio (i 12,5 milioni del fondo contenzioso, i 3 milioni dell’OSL e i 3,9 milioni ministeriali) sono di gran lunga superiori a qualsiasi debito fuori bilancio reale. Significa che il bilancio è blindato e i debiti non spaventano. Significa, soprattutto, che i 14.578.477,31 euro di avanzo libero sono interamente utilizzabili per la città.
Come si potrebbero spendere subito questi soldi?
Invece di paralizzare l’Ufficio Tecnico — dove non si rilasciano concessioni edilizie da mesi e dove è stato posizionato a capo del settore Urbanistica il funzionario Tuberosa, un ingegnere elettronico del tutto inadeguato alla materia — l’Amministrazione avrebbe praterie di manovra economica.
Un esempio lampante fornito dalle nuove regole sull’avanzo libero introdotte dalla Legge di Bilancio dello Stato per il 2026 (Legge n. 199/2025)? Una parte di quei 14,5 milioni di avanzo libero potrebbe essere utilizzata immediatamente per effettuare l’estinzione anticipata dei prestiti e dei mutui contratti dall’ente.
Guardando i dati sull’incidenza degli interessi, il Comune di Caivano spende ancora, nel 2025, ben 265.425,77 euro di soli interessi passivi (una cifra fortunatamente virtuosa e pari allo 0,72% delle entrate correnti, ben al di sotto del limite del 10% del TUEL). Estinguendo anticipatamente i mutui con l’avanzo libero, l’amministrazione azzererebbe questa spesa, liberando immediatamente preziose risorse correnti nel bilancio ordinario. Soldi freschi che potrebbero essere utilizzati, ad esempio, per sbloccare la pianta organica ed effettuare nuove assunzioni di personale, dando ossigeno a uffici comunali ormai deserti e incapaci di rispondere ai cittadini.
CONCLUSIONI: LA POLITICA DELLA PAURA PER CONSERVARE IL POTERE
Allora perché il Sindaco continua a dire che non ci sono soldi? Perché preferisce la palude burocratica al coraggio amministrativo?
La risposta è squisitamente politica. Alimentare il mito delle “casse vuote” serve al primo cittadino per giustificare l’immobilismo, per spegnere le legittime richieste dei consiglieri comunali e per mantenere il controllo totale ed esclusivo su ogni singolo centesimo e su ogni singola decisione. È la strategia del bisogno: tenere tutti sulla corda per costringere assessori e consiglieri a presentarsi col cappello in mano davanti alla sua scrivania.
Nel frattempo, la città subisce i monologhi d’élite del PUC, i veti incrociati delle faide interne (come la finta sfiducia all’assessore Cimmino orchestrata sull’asse Gebiola-Sindaco per punire il mancato voto notturno al rendiconto 2025) e l’ordinaria amministrazione cola a picco.
Cari consiglieri di maggioranza che vi riunite in segreto nei corridoi: smettetela di farvi raccontare la favola del bilancio in fiamme. I documenti cantano, i milioni in cassa ci sono. Se continuate a non contare nulla, non è per colpa del bilancio: è perché avete permesso a un solo uomo di trasformare Caivano nel proprio feudo personale, riducendo voi a comparse e i cittadini a sudditi di un’Amministrazione senza visione.
Caivano
CAIVANO. Il bluff degli “alti profili” e l’uomo solo al comando
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1 settimana fail
31 Maggio 2026
CAIVANO – L’avevamo detto. Lo avevamo scritto nero su bianco il giorno stesso della nomina di questa giunta, mentre i megafoni del palazzo sbandieravano ai quattro venti la nascita di una squadra di “alto profilo”. Lo avevamo gridato in tempi non sospetti: una giunta infarcita di assessori forestieri, totalmente estranei a Caivano, non avrebbe potuto che partorire questo desolante scenario.
Perché la politica non è un algoritmo e l’amministrazione non si fa con i navigatori satellitari. Un assessore che non calpesta le strade di Caivano, che non ne respira la polvere e la storia, non potrà mai capire né i problemi strutturali di questo territorio, né, tantomeno, le sue soluzioni. Il risultato? Quello che oggi è sotto gli occhi di tutti: una totale, drammatica e scientifica disconnessione tra il “palazzo” e la realtà.
La sindrome dell’accentratore e la favola dell’immunità
Ma per capire fino in fondo il cortocircuito caivanese bisogna scavare più a fondo e far riflettere l’opinione pubblica su un dato macroscopico: se in qualsiasi settore i consiglieri comunali sono messi nelle condizioni di non contare assolutamente nulla, la colpa ha un nome e un cognome. Il peccato originale risiede nella natura profondamente accentratrice del Sindaco Angelino. Un primo cittadino che non ama delegare, che pretende di tenere tutto sotto il proprio personale controllo.
E qui scatta il meccanismo psicologico e politico inevitabile. Un assessore che viene da fuori, catapultato in una realtà che non conosce, qual è la prima cosa che fa? Si guarda intorno. Cerca di capire dove risieda il vero potere. E quando scopre che il Sindaco è l’unico uomo al comando, l’unico dominus assoluto, a chi decide di allinearsi? Al Sindaco, e a nessun altro. Con una conseguenza che rasenta la beffa: i gruppi politici locali, quelli che quegli assessori forestieri li hanno indicati e nominati, finiscono per passare come i “fessi” della situazione. Quelli che hanno offerto la sponda politica solo per permettere a tecnici estranei di incassare lo stipendio e l’immunità dalle dinamiche territoriali, venendo poi sistematicamente ignorati.
Il caso PUC e l’Urbanistica allo sfascio: la democrazia “a geometria variabile”
L’esempio più lampante di questo modus operandi è esploso in queste ore sul Piano Urbanistico Comunale (PUC), sollevato da un duro e condivisibile intervento del consigliere d’opposizione Giuseppe Mellone (Forza Italia). L’amministrazione presenta in pompa magna il “percorso partecipativo” del PUC — con tanto di incontri-vetrina nel cortile del Municipio il 18, 25 giugno e 2 luglio — spacciandolo come il trionfo dell’ascolto.
Peccato che sia una partecipazione a senso unico. Chi è stato eletto dai cittadini è stato tenuto rigorosamente all’oscuro. La mortificazione istituzionale è totale: Pippo Ponticelli (Azione), non un consigliere qualunque ma il Presidente della Commissione Consiliare Urbanistica, ha dovuto apprendere il calendario del PUC dai social e dai comunicati stampa. Stessa sorte per un peso massimo delle preferenze cittadine come Tobia Angelino, forte di un consenso monumentale da oltre 1200 voti, ridotto a semplice comparsa e ignorato dall’assessorato. Il tutto nel silenzio complice e imbarazzante di chi in giunta dovrebbe tutelare quella stessa compagine politica, come l’assessore Raffaele Marzano, che ha preferito non esporsi di fronte a questo schiaffo.
Il dato politicamente più grave, inaccettabile e clamoroso di tutta questa vicenda risiede nella volontà scientifica di esautorare e azzerare i consiglieri comunali, quasi a voler disinnescare sul nascere il loro peso ispettivo e istituzionale. La prima vittima eccellente di questa strategia del silenzio è Pippo Ponticelli, esponente di Azione e, soprattutto, Presidente della Commissione Consiliare Urbanistica. Siamo di fronte a un paradosso istituzionale senza precedenti: l’organo supremo che per legge e mandato popolare è chiamato a seguire, approfondire e indirizzare lo strumento urbanistico che disegnerà la Caivano dei prossimi trent’anni è stato letteralmente declassato a spettatore non pagante. Ponticelli, nonostante la carica istituzionale di garanzia e guida della commissione competente, è stato tenuto completamente all’oscuro della programmazione e delle linee del PUC, costretto a subire l’umiliazione di dover apprendere le iniziative, le date e i calendari degli incontri pubblici direttamente dai comunicati stampa e dai post sui social. Una mortificazione intollerabile operata dall’assessorato tecnico della Lopez, che cancella con un colpo di spugna il ruolo sovrano della Commissione e del suo Presidente, trasformando un diritto democratico in un monologo blindato nelle stanze del potere.
Mentre l’Assessore all’Urbanistica, Renata Lopez, si concentra sulle passerelle del PUC, la realtà quotidiana dell’Ufficio Tecnico è letteralmente al collasso. Da dicembre il settore è paralizzato: zero concessioni edilizie rilasciate, attività ordinarie al blocco totale, professionisti, imprese e cittadini esasperati e lasciati senza risposte. Una paralisi figlia anche di scelte gestionali scellerate, come il posizionamento al vertice del settore dell’ingegneria urbanistica del funzionario Tuberosa, un ingegnere elettronico le cui competenze nulla hanno a che fare con la complessa materia urbanistica e territoriale. A completare il quadro, la presenza del cosiddetto “sovraordinato” si sta rivelando una figura ectoplasmatica, del tutto incapace di incidere sulla farraginosa macchina burocratica.
Il finto civismo “tecnico” e l’ombra del cerchio magico
Ma la perla di questa commedia dell’assurdo risiede nelle dichiarazioni della stessa Lopez, la quale ha candidamente affermato di “rispondere soltanto al Sindaco”. Un’affermazione che politicamente rappresenta uno schiaffo alla rappresentanza democratica, ma che nasconde una verità ben più caustica. Quando l’assessore si scherma dietro la facciata dell’espressione “tecnica” e dichiara di non dover rendere conto a nessuno, non lo fa per indipendenza intellettuale. Lo fa, molto più banalmente, per togliersi i consiglieri comunali dalle scatole.
Perché le carte, quelle vere, raccontano un’altra storia di legami e “comparaggi”. L’Assessore Lopez è notoriamente amica stretta dell’Architetto Luigi Sirico. E chi è Sirico? È il compare di cresima dell’attuale Sindaco. Nonché papà del socio del fratello del Sindaco stesso, colui con il quale fu aperto quel famoso bar abusivo nella zona industriale. Ecco servito il re nudo: la Lopez non risponde ai consiglieri perché il suo filo diretto non passa per le aule istituzionali, ma si annoda direttamente sull’asse Sirico-Sindaco. Altro che terzietà tecnica.
Una crisi di poltrone che parte da lontano
D’altronde, che questa amministrazione fosse “tutto fumo e niente arrosto” era evidente già dai primi cento giorni dall’insediamento, ma sul caso dell’assessore Michele Cimmino è necessario squarciare il velo di ipocrisia e raccontare la verità che il palazzo tenta disperatamente di camuffare. La vulgata ufficiale parla di una sfiducia piovuta dal gruppo “Caivano 2.0” per l’amministrazione a distanza in “smart working” o per la candidatura a Frattamaggiore. La realtà emersa dalle nostre indiscrezioni è ben altra: il Sindaco Angelino si è legato al dito il “no” di Cimmino al Bilancio Previsionale e aveva già pianificato di farlo fuori subito dopo il voto sul consuntivo 2025. Tuttavia, da uomo schiavo del consenso, il primo cittadino non voleva apparire pubblicamente come l’epuratore del suo stesso assessore dopo soli tre mesi. Soprattutto su una vicenda in cui la colpa era interamente dell’Amministrazione, capace di recapitare la documentazione e il parere dei Revisori poche ore prima della scadenza, costringendo la giunta a votare all’una e mezza di notte — un’indecenza metodologica davanti alla quale Cimmino, per dignità e correttezza, si è giustamente rifiutato di firmare.
Per uscirne pulito, il Sindaco ha orchestrato una squallida pantomima, facendosi recapitare un documento di sfiducia su misura. Ma la verità che la nostra testata fa emergere è che a firmare non è l’intero gruppo, bensì il solo Giuseppe Gebiola, prestatosi al gioco del primo cittadino, mentre Cimmino continua a godere del pieno appoggio di Antonio Esposito. Questo sconsiderato tentativo del Sindaco di fuggire dalle proprie responsabilità rischia però di trasformarsi in un clamoroso autogol: se Angelino pensa di far decantare la cosa, sappia che per il voto sul consuntivo rischia seriamente di vedere l’aula deserta da parte di entrambi i consiglieri di “Caivano 2.0”. Gebiola e il Sindaco hanno aperto ufficialmente una crisi politica al buio, e l’effetto domino è già partito: a breve la scrivania del primo cittadino sarà sommersa da una cascata di documenti identici a quello architettato in solitaria da Gebiola.
Per non parlare dei malumori nella lista “Caivano Conta”, dove l’assessore Orsella Russo (voluta per blindare l’elezione di Emanuele Scuotto e accontentare il segretario e cugino Pasquale Licito) è da tempo finita sul banco degli imputati della sua stessa maggioranza, accusata di essere costantemente a caccia di visibilità personale e “palcoscenici” social piuttosto che di soluzioni per le scuole caivanesi. O del Presidente del Consiglio Comunale, Luigi Esposito, dipinto ormai come un presidente “da tastiera”, più impegnato a gestire la propria pagina Facebook e a presenziare a feste che a garantire le prerogative della minoranza, arrivando a vantarsi sui social persino della distribuzione dei mastelli dell’indifferenziata insieme alla sua assessore (Crispino) che i caivanesi non sanno nemmeno chi sia ma che parecchi la ricordano per i “bidoni e bidoncini”.
La fine è già scritta?
Caivano si trova oggi ostaggio di questo paradosso: da un lato la passerella, il civismo di facciata, i convegni d’élite sul PUC per ridisegnare la città dei prossimi trent’anni; dall’altro la paralisi totale delle pratiche quotidiane, la sparizione di documenti e relate di notifica alla faccia della tracciabilità, e una democrazia svuotata dove i rappresentanti del popolo sono ridotti a comparse.
La trasparenza non si misura con i post su Facebook o con i dibattiti a cose fatte per raccogliere applausi da chi è già d’accordo. La trasparenza si fa nelle sedi istituzionali, nel rispetto delle commissioni e dei consiglieri. Se le decisioni fondamentali continuano ad essere patrimonio esclusivo di un ristretto “cerchio magico” e di assessori venuti da fuori a recitare un copione scritto da altri, allora non siamo di fronte a una nuova era amministrativa. Siamo di fronte al solito, vecchio teatro di veti incrociati e spartizione di poltrone. E se questo è l’inizio, la fine per Caivano sembra purtroppo già scritta.


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