CAIVANO – Nei piccoli centri urbani, spesso si sente ripetere un mantra rassicurante e apparentemente pragmatico: “Qui non servono le ideologie, servono solo le buone idee e la buona amministrazione.” Si tende a vedere la gestione della cosa pubblica locale come una questione puramente tecnica – manutenzione delle strade, raccolta dei rifiuti, orari della biblioteca – slegata dalle grandi visioni del mondo che infiammano i parlamenti nazionali.
Questa prospettiva, per quanto seducente nella sua semplicità, è profondamente deleteria e nasconde una verità fondamentale: ogni decisione politica è intrinsecamente ideologica, anche la più “tecnica.”
L’idea che una comunità possa prosperare senza un progetto ideologico chiaro è, come abbiamo visto, un’illusione pericolosa. Ma questa illusione diventa catastrofica quando la sua conseguenza diretta è l’infiltrazione e il radicamento della criminalità organizzata.
Laddove la Politica (intesa come arte di governare in base a un insieme di valori per il bene comune) si ritira, subentra il Potere nella sua forma più brutale e priva di scrupoli. L’assenza di ideologia non genera neutralità; genera vuoto, un vuoto che la criminalità organizzata è pronta a colmare.
La saga politica del neo-Sindaco di Caivano, Antonio Angelino, eletto a capo di una coalizione civica “trasversale” e post-ideologica, non è semplicemente un caso di equilibrismo locale; è un caso di studio illuminante e preoccupante sulla tesi che abbiamo avanzato: l’ideologia conta, soprattutto dove la comunità è più fragile.
Il Sindaco Angelino, con radici ben note nel PD (ex Segretario locale, legami personali con l’Eurodeputato Lello Topo), ha scelto di presentarsi come un uomo al di sopra delle parti. La sua campagna è stata una dimostrazione di eclettismo politico spinto: un giorno al tavolo con Fratelli d’Italia, il giorno dopo a sostenere la sinistra, in un vortice di “sì a tutti” che mirava a catturare il consenso stanco delle faide ideologiche.
Questa strategia, pur vincente elettoralmente, incarna perfettamente quel vuoto ideologico che, in un territorio segnato dal degrado e dalla piaga della criminalità organizzata, si rivela non una virtù, ma una pericolosa debolezza strutturale.
L’Illusione del Plebiscito e la Sconfitta della Partecipazione
È innegabile che Antonio Angelino abbia ottenuto una vittoria straripante, conquistando circa il 78% dei voti. Un dato che, di primo acchito, suggerirebbe un mandato popolare indiscutibile. Tuttavia, i numeri svelano un quadro di fragilità democratica che non può essere ignorato.
A Caivano, l’astensionismo ha superato il 35%, portando alle urne solo 18.586 cittadini. Su un totale di 29.686 aventi diritto al voto, il Sindaco Angelino è stato scelto da 14.558 caivanesi. A conti fatti, meno della metà dell’elettorato totale.
Questo dato non fa di Angelino il “Sindaco di tutti i caivanesi.” Dimostra che la sua strategia silente e trasversale non è stata in grado di affrontare la vera emergenza politica del territorio: il disamore e la sfiducia degli oltre diecimila cittadini che non si sono recati alle urne. Un’ideologia forte e dichiarata ha, tra i suoi compiti, anche quello di mobilitare le coscienze, di riaccendere la fede nella possibilità del cambiamento politico. L’assenza di una visione chiara e polarizzante ha lasciato la grande massa degli scettici nell’apatia.
Il leader che attende il primo Consiglio Comunale per proclamare le sue linee programmatiche è un leader che non ha voluto impegnarsi ideologicamente in campagna elettorale. Questa scelta lo rende un Sindaco di parte — la parte degli attivi — ma non il catalizzatore di un riscatto popolare esteso.
Il Transversalismo e la Rinuncia alla Ragione (Platone)
Quando un leader locale decide di mascherare la propria visione del mondo sotto l’ombrello di un civismo eterogeneo, egli rinuncia a definire l’Ordine della Ragione platonico per la sua polis.
Il Sindaco Angelino si è presentato come un gestore, non come un profeta di una visione. Ha sostituito la coerenza ideale con la flessibilità tattica, l’architettura valoriale con il cemento di un’alleanza di comodo. Questa politica del Desiderio (il desiderio di vincere e di accontentare fazioni opposte) ha avuto un effetto immediato: ha indebolito il potere negoziale della città.
Come si può dialogare alla pari con il Governo nazionale, o con chiunque abbia un progetto chiaro, se non si ha un progetto altrettanto chiaro da contrapporre?
L’Ideologia Imposta: Mantovano e il Modello Caivano (Schmitt)
Ed è qui che l’intreccio si fa drammatico. Caivano è stata posta, a seguito di tragici eventi, in uno stato di eccezione governativo. Il Governo Meloni ha investito tempo, faccia e ingenti risorse economiche in quello che è stato esplicitamente chiamato il “Modello Caivano.”
Il Segretario del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano – figura chiave e di altissima fiducia del Governo di destra – non sta venendo a Caivano per una cortesia istituzionale generica. Il suo ruolo, il suo mandato e l’investimento multimilionario che porta con sé sono intrinsecamente espressione di una precisa ideologia di governo: ripristino dell’ordine, centralità dello Stato, intervento muscolare contro il degrado.
L’incontro tra Mantovano e il neo-Sindaco è il punto di collasso tra il vuoto locale e la pienezza centrale:
Se il potere locale si dichiara post-ideologico, esso abdica alla sua capacità di definire l’Amico e il Nemico (Carl Schmitt), ovvero chi beneficia e chi paga, quale direzione prendere. Automaticamente, questo spazio viene occupato da un potere esterno con un’ideologia chiara.
Mantovano non dovrà “dettare la linea guida a un uomo di sinistra,” ma semplicemente imporre la linea guida del Governo a un uomo che, avendo tolto la sua ideologia di riferimento, non ha nulla di solido da opporre o da negoziare alla pari. La sua trasversalità, anziché garantirgli autonomia, lo rende un ricevente passivo dell’agenda altrui.
L’Eredità della Fragilità: La Criminalità Attende (Agamben)
Il punto più dolente è il legame con la criminalità organizzata. L’amministrazione “apolide” ha scelto di non battersi ideologicamente per un preciso progetto di riscatto sociale, preferendo l’abbraccio civico. Ma la criminalità non è post-ideologica: la mafia è, per sua natura, un sistema di potere radicato su un’ideologia alternativa (quella dell’utile, del dominio e della violenza).
La criminalità prospera nel territorio dove le istituzioni sembrano deboli, incoerenti o prive di una visione morale di lungo periodo. L’amministrazione Angelino, forte del 78% degli attivi ma debole per la scarsa mobilitazione del popolo, rischia ora di essere percepita come un mero terminale di un potere centrale (il Governo) piuttosto che come l’espressione di una volontà popolare forte e autonoma.
Se l’amministrazione non ha un’ideologia locale definita per il risanamento spirituale e sociale, il progetto imposto dall’esterno, per quanto necessario, rischia di essere percepito come un intervento temporaneo, di facciata. Nel momento in cui i riflettori nazionali si spegneranno, il vuoto ideologico e la conseguente fragilità istituzionale, confermata dalla metà dei non votanti, potrebbero riaprire le porte al potere criminale.
A Caivano, più che altrove, serviva un leader che portasse non una semplice lista civica, ma una bandiera ideologica chiara che urlasse: “Abbiamo una visione nostra, basata sui nostri valori, e siamo pronti a usarla per competere con l’offerta di ordine della mafia e per negoziare la nostra dignità con lo Stato centrale.”
Senza quella bandiera, la città rischia di essere governata dal progetto altrui. E in politica, l’assenza di progetto è sempre una sconfitta.