Resta sintonizzato

Politica

Giro d’Italia: Napoli protagonista, passaggio a Caivano e Cardito. Confermati per la rinascita e la valorizzazione territoriale!

Pubblicato

il

NAPOLI – L’attesa presentazione del percorso del prossimo Giro d’Italia ha riservato grandi soddisfazioni per la Città Metropolitana di Napoli, che vedrà la Corsa Rosa attraversare nuovamente i suoi territori, con una particolare enfasi sull’area interna del Vesuvio e sui comuni di Caivano e Cardito.

La notizia è stata ufficializzata ieri pomeriggio a Roma, nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone”, dove il Vicesindaco Giuseppe Cirillo, in rappresentanza della Città Metropolitana, ha illustrato la strategia di valorizzazione territoriale che ha guidato la scelta delle tappe.

Focus sulla Rinascita: Caivano e l’Area Interna

“Anche quest’anno – ha sottolineato il Vicesindaco Cirillo – abbiamo voluto dare risalto a tutta l’area metropolitana, andando a valorizzare l’area interna del Vesuvio, con la sua storia, le sue tradizioni, le sue eccellenze enogastronomiche, i suoi tesori: penso a Nola e al nolano.”

Un punto centrale è il ritorno del Giro a Caivano, una scelta che, come ha spiegato Cirillo, si pone in “un percorso di continuità con lo scorso anno per consolidare la sua rinascita sotto tutti i profili, anche quello sportivo”. A testimonianza di questo impegno, il Vicesindaco ha ricordato la rinascita della Coppa Caivano, il trofeo ciclistico più antico della regione, che verrà riproposto il prossimo anno con ancora maggiore attenzione, grazie al sostegno della Città Metropolitana.

Cardito in Festa: Doppietta Storica per la Promozione

Entusiasmo alle stelle anche a Cardito, che per il secondo anno consecutivo sarà toccata dal passaggio della carovana rosa. La notizia è stata accolta con grande gioia dall’amministrazione comunale, che vede in questo evento un “risultato di enorme valore che testimonia non solo l’attenzione della Città Metropolitana di Napoli, ma anche il grande lavoro che la mia amministrazione sta portando avanti per promuovere e valorizzare il territorio“.

Il passaggio del Giro d’Italia viene celebrato come un’occasione unica per mostrare “a milioni di spettatori collegati da oltre 200 Paesi, la bellezza e l’identità della nostra comunità.” La città si prepara ad essere inserita “nel racconto internazionale di un territorio che cambia, che investe su qualità urbana e vivibilità, e che punta ad essere sempre più protagonista.”

Il passaggio a Cardito è visto come il culmine di “programmazione, impegno e visione” da parte dell’amministrazione, che conclude con un messaggio di fiducia: “Cardito corre. Cardito cresce sempre di più!

Verso un Tracciato Ancora Più Ampio

Il Vicesindaco Cirillo ha infine anticipato che il lavoro per definire il tracciato non è ancora terminato. “Stiamo lavorando a una stesura definitiva del tracciato che possa abbracciare le bellezze anche altri territori dell’area metropolitana“, lasciando intendere che il percorso potrebbe ulteriormente estendersi per includere e promuovere un numero maggiore di località campane.

L’appuntamento è ora fissato per la prossima primavera, quando il Giro d’Italia porterà a Caivano e Cardito, e in tutta l’area metropolitana di Napoli, non solo l’emozione della grande sfida sportiva, ma anche un potente messaggio di rilancio e valorizzazione territoriale.

Caivano

CAIVANO. Attenti alla volpe, o forse al “Merito”: La Sindrome dell’eroe a tutti i costi

Pubblicato

il

CAIVANO – È tempo di affinare lo sguardo critico, di aguzzare l’udito e, soprattutto, di tenere a bada l’entusiasmo da curva sud quando si parla di meriti e riconoscimenti civici. La Città, finalmente, torna sulle cronache per eventi di risonanza nazionale e internazionale—il Giro d’Italia e il passaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026. Magnifico!

Ma attenzione, lettori: la comunicazione, si sa, è un’arte sottile, e quella politica a volte è degna dei migliori prestigiatori.

Il Giro d’Italia e il beneficio del dubbio

Il Sindaco Angelino esulta: Caivano di nuovo nel percorso della Corsa Rosa. Un traguardo, un “altro momento di visibilità” in continuità con il lavoro avviato. E giù di ringraziamenti a chi? Al Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e al vicesindaco della Città Metropolitana, Giuseppe Cirillo. Ringraziamenti sacrosanti, perché, diciamocelo chiaramente, le decisioni di questo calibro e il disegno della mappa delle tappe campane non nascono, per incanto, sul tavolo di un neoeletto Sindaco.

L’onore di ratificare una scelta altrui è un onore, non un merito. Ma qui entrano in gioco i servi sciocchi, quei manutengoli e tifosi pronti a commentare sotto il post sindacale: “Complimenti vivissimi al Sindaco Antonio Angelino… per aver riportato il Giro d’Italia nel vostro comune.” Ecco, il gioco è fatto. L’intento della comunicazione, che si limita a ringraziare e a gioire per l’avvenimento, viene immediatamente tradotto e amplificato in un “merito del Sindaco” dall’eco dei fedelissimi. Una comunicazione che non avoca direttamente il merito, ma che lo suggerisce lasciando che siano gli altri a mettergli il cappello tricolore.

La Fiamma Olimpica: l’eroe silenzioso e la ratifica istituzionale

E poi arriva il colpo di scena più esilarante, degno di una commedia degli equivoci. Il passaggio della Fiamma Olimpica, “uno degli eventi straordinari” che il Sindaco Angelino avrà l’onore di organizzare positivamente. Anche qui, grande entusiasmo per il simbolo di pace, unità e rinascita.

Ma a ristabilire la verità interviene, involontariamente e con eleganza, l’organizzatrice stessa, Sara Bocchetti, Manager del Viaggio. I suoi ringraziamenti sono chirurgici:

“Un ringraziamento speciale va soprattutto a Domenico Serrao, che ha fortemente voluto che la Fiamma arrivasse a Caivano…” “Grazie di cuore ancora a Domenico Serrao per aver reso tutto questo possibile e grazie a Lei, Sindaco, per aver accettato.”

Traduzione simultanea dal “politichese” al caivanese: Il merito, la fatica, l’impegno di un anno intero per portare a casa questo evento non è del Sindaco in carica da due giorni, ma di un cittadino—Domenico Serrao—che ha lavorato “lontano dai riflettori.” Al Sindaco l’indubbio onore della firma (e chi, di grazia, si sognerebbe di dire “no” alla Fiamma Olimpica?).

La Bocchetti, nel suo commento appassionato, ci fornisce la chiave di lettura perfetta: un conto è la battaglia, l’impegno di chi “combatte per costruirsi un futuro,” un altro è la semplice ratifica istituzionale.

L’allerta cittadina: occhio alla neolingua del merito

Cittadini, il campanello d’allarme deve suonare forte. Non è la prima volta che questa propensione ad intestarsi successi o a farsi trovare al posto giusto al momento giusto, magari dopo il lavoro di altri, si manifesta. Lo si era notato anche durante il biennio di commissariamento (leggi qui), quando l’allora consigliere o semplice cittadino si presentava come baluardo e risolutore.

La strategia è cristallina: un post diplomatico che esprime gioia e gratitudine, ma che è strutturato per lasciare la porta aperta all’interpretazione più vantaggiosa. A quel punto, i tifosi e i manutengoli intervengono a fare il lavoro sporco, esplicitando il presunto “merito” del Sindaco e solidificando l’immagine dell’uomo che, in due giorni, “riporta” il Giro e “organizza” la Fiamma Olimpica.

Se il Sindaco è davvero un campione di trasparenza e un fautore della rinascita di Caivano, dimostri la sua grandezza mettendo in primo piano gli eroi reali—i Serrao, i Cirillo, i Manfredi della situazione—e si limiti al suo ruolo di garante istituzionale.

Non facciamoci abbagliare dalla luce riflessa, né dalla “fiamma” del presunto merito facile. La città ha bisogno di fatica vera, di risultati tangibili e, soprattutto, di una comunicazione onesta e non fuorviante sulla genesi degli eventi.

Sarebbe splendido se il prossimo post del Sindaco fosse: “Grazie a Domenico Serrao, è un onore per me, Sindaco, ratificare il passaggio della Fiamma Olimpica che lui ha conquistato per Caivano.“. Quella sì che sarebbe vera rinascita dato che nel suo post non c’è traccia del nome dell’ex candidato pentastellato Domenico Serrao e non vorremmo che la scelta di omettere tale informazione derivasse da una diversa appartenenza politica perché sarebbe davvero disarmante per un Sindaco che si professa esserlo di tutti.

Continua a leggere

Caivano

CAIVANO. Igiene Urbana. Società riconducibili a persone indagate per voto di scambio politico-mafioso vicine ai partiti di governo.

Pubblicato

il

CAIVANO – Quando il 19 settembre 2025, in piena campagna elettorale, mentre gli attuali Amministratori dormivano e sognavano la poltrona, la CUC della Città Metropolitana di Roma Capitale assegnava l’appalto per il servizio di igiene urbana di Caivano all’ATI formata da Green Attitude ed Ecogin srl, un appalto da oltre trentatré milioni di euro in cinque anni, non avevo alcun motivo per dubitare della regolarità dell’iter. La cifra era importante, ma la procedura sembrava standard. Tuttavia, il servizio televisivo di Report che aveva da poco acceso i riflettori sugli affidamenti diretti concessi dal governo nell’ambito del “risanamento” del territorio di Caivano, e i legami emersi con persone considerate vicine agli ambienti della Premier Giorgia Meloni, mi hanno spinto a osservare anche questa aggiudicazione con un’attenzione diversa. Quello che inizialmente era soltanto un sospetto — la possibilità che, ancora una volta, si fosse privilegiata una rete di conoscenze orbitante attorno a figure vicine all’esecutivo — ha iniziato a prendere forma man mano che approfondivo gli atti e i rapporti tra le imprese coinvolte.

I collegamenti con la rete industriale vicina alla Lega di Salvini

La prima connessione che ha attirato la mia attenzione riguarda la Ecogin Srl. Dai documenti societari emerge che, il 7 febbraio 2024, la società ha ceduto alcuni rami d’azienda alla Del Prete Srl, un’azienda storica del settore ambientale con oltre quarant’anni di attività in raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti. A una prima lettura poteva sembrare una normale operazione industriale, ma incrociando diverse gare d’appalto ho trovato una costante: Del Prete Srl compariva spesso come “ausiliaria” di Ecogin srl — per esempio nell’appalto del 2024-2025 per il servizio di igiene urbana del Comune di Teano, dove Ecogin risultava mandante e Del Prete srl ausiliaria — oppure come parte della stessa cordata in altre gare. Nel 2023, in un appalto per la gestione dei rifiuti in un comune della provincia di Fermo, un RTI (raggruppamento temporaneo d’impresa) includeva Win Ecology, Ecogin srl e, ancora una volta, l’ausiliaria Del Prete srl. In un’altra gara ancora, del 2025 a Sant’Anastasia, Ecogin srl aveva presentato un contratto di avvalimento con Del Prete srl, ritenuto però non valido dalla commissione. Questi elementi, messi insieme, indicano un legame operativo costante tra le due realtà.

Del Prete srl, però, non è soltanto una società attiva nel settore ambientale. La sua compagine familiare porta con sé una storia che la cronaca giudiziaria ha ben documentato. L’amministratrice attuale, Maria Galdieri, è una donna di 85 anni originaria di Cardito (NA). Il figlio, Raffaele Del Prete, già amministratore tra il 2011 e il 2012 della Del Prete srl, è una figura che secondo numerosi articoli di stampa è finita al centro dell’inchiesta “Touchdown”, dove gli inquirenti ricostruiscono un presunto episodio di voto di scambio politico-mafioso in occasione delle elezioni comunali del 2016. Secondo quelle ricostruzioni, Raffaele Del Prete, già condannato per turbativa d’asta in un altro processo, avrebbe pagato membri del clan Di Silvio per ottenere un pacchetto di voti a favore di Matteo Adinolfi, allora candidato al Consiglio Comunale e capolista della lista “Noi con Salvini” riconducibile alla Lega di Salvini, profondamente radicato nel territorio pontino e poi diventato europarlamentare. È doveroso ricordare che il processo è tuttora in corso e che vale la presunzione di innocenza: l’ultima udienza si è tenuta a fine novembre 2025. Tuttavia, anche solo la presenza di un tale contesto attorno a un soggetto così vicino — per rapporti societari e operativi — a una delle imprese aggiudicatarie di Caivano è un elemento che non può essere ignorato.

Il collegamento con Fratelli d’Italia

Le mie ricerche genealogiche e territoriali hanno poi evidenziato che la famiglia Del Prete, pur avendo origini napoletane, è da tempo radicata nell’area pontina. Ci sono rapporti di parentela che, secondo diverse indiscrezioni e riscontri amministrativi, collegherebbero il nucleo familiare a Pasquale Del Prete detto Lino assessore del Comune di Cisterna di Latina, assessore, guarda caso, con delega all’igiene urbana. Una coincidenza particolarmente delicata, considerato che quello stesso assessore è stato al centro di polemiche interne a Fratelli d’Italia — partito a cui era tesserato — fino ad arrivare a una presa di distanza ufficiale del deputato Trancassini poiché l’assessore avrebbe accettato la delega proveniente da un Sindaco di centrosinistra. A ciò si aggiunge che il figlio dell’assessore, Nicola, amministratore dell’azienda paterna, è stato indagato in un procedimento che riguarda reati fiscali e di riciclaggio. Anche in questo caso mi limito a riportare ciò che risulta dagli atti e dai resoconti stampa, nel pieno rispetto delle garanzie processuali.

L’altro collegamento che rafforza la tesi

Il quadro si completa tornando all’altra società dell’ATI vincitrice dell’appalto di Caivano: Green Attitude. In più procedure pubbliche, ho trovato raggruppamenti temporanei in cui Green Attitude operava accanto a Del Prete Waste Recycling Srl, un’altra azienda riconducibile al circuito imprenditoriale di Raffaele Del Prete. È un’ulteriore conferma che tra Green Attitude e l’universo societario dei Del Prete esiste una cooperazione stabile e ricorrente.

La riflessione pubblica

Mettendo insieme tutti questi elementi, mi sono trovato davanti a una storia che richiede una riflessione pubblica profonda: un appalto multimilionario, assegnato in un territorio già segnato da infiltrazioni criminali e da decenni di emergenze ambientali, è stato vinto da un’ATI composta da imprese che, direttamente o indirettamente, intrattengono rapporti costanti con una famiglia finita al centro di un processo per voto di scambio politico-mafioso, e che mostra vicinanze, dirette o indirette, con esponenti politici di partiti oggi al governo. Nessuna autorità ha finora segnalato irregolarità, né si intende qui formulare giudizi anticipati su chi è ancora sotto processo. Ma resta una questione di opacità, di opportunità e di prudenza istituzionale.

Il punto, per me, non è stabilire colpe o innocenze, né sostituirsi alla magistratura. Il punto è chiedersi come sia possibile che organismi pubblici che dovrebbero vigilare con il massimo rigore sull’integrità dei servizi essenziali affidino, senza che emergano questioni rilevanti nei controlli preliminari, un compito tanto delicato a un’ATI che presenta così tante connessioni con un sistema di relazioni politiche, familiari e imprenditoriali già oggetto di attenzione giudiziaria e giornalistica. In territori come Caivano, dove la legalità è un bene fragile e la gestione dei rifiuti è tradizionalmente uno dei settori più esposti alle infiltrazioni, ogni dubbio merita di essere approfondito, ogni legame merita di essere chiarito, ogni conflitto di interesse — anche solo potenziale — merita di essere prevenuto, non ignorato.

Non so se la scelta della CUC sia stata influenzata da questi rapporti, né se le imprese aggiudicatarie abbiano responsabilità dirette nelle vicende citate. Quello che so è che la trasparenza non è mai troppa e che, di fronte a una rete così articolata di connessioni, chi amministra il denaro pubblico dovrebbe adottare una cautela ancora maggiore. Il giornalismo — quando fa il suo mestiere — serve proprio a questo: mettere in fila i fatti, mostrarli, e lasciare ai cittadini la possibilità di capire se qualcosa non torna. Io, il mio dovere, credo di averlo fatto.

La presa di responsabilità da parte delle Istituzioni

Ora, però, tocca anche a chi ha responsabilità istituzionali. A cominciare dal nuovo sindaco di Caivano, Antonio Angelino, proclamato appena due giorni fa. Il suo insediamento non lo esenta da controlli, né può sottrarlo al dovere di garantire che ogni servizio pubblico — soprattutto in un comune che porta ancora addosso le ferite di anni di abbandono e commissariamenti — sia gestito nel modo più limpido possibile. Se anche lui, analizzando i documenti e i fatti che ho riportato, dovesse riscontrare elementi concreti o quantomeno fondati dubbi, ha il dovere politico e morale di dirlo ai cittadini. Ha il dovere di spiegare come interpreta questo intreccio di rapporti, quali misure ritiene necessarie per tutelare l’ente e quali valutazioni intende fare sul rapporto economico-lavorativo con l’ATI che si è aggiudicata l’appalto. Ma soprattutto se intende ancora inchinarsi e battere le mani al Governo centrale.

La trasparenza, oggi, non è una scelta: è una necessità. E Caivano, che merita rinascita e pulizia — non solo delle strade ma anche delle dinamiche amministrative — non può permettersi zone d’ombra. Renderne conto pubblicamente è il primo segnale di cambiamento. E adesso, il tempo delle risposte non riguarda più solo me. Ma soprattutto chi governa questa città. Ed è bene ricordarlo che la fascia tricolore è già mancante di tre risposte a tre domande fondamentali.

Continua a leggere

Caivano

CAIVANO. Assunti a tempo indeterminato i parenti dei boss nel passaggio di cantiere dalla nuova ditta igiene urbana. Quando il confine tra legalità e condizionamento mafioso diventa impossibile da tracciare

Pubblicato

il

C’è un paradosso che attraversa la storia amministrativa di Caivano – e non solo di Caivano – dagli anni Duemila fino ai giorni nostri: le istituzioni sciolgono i consigli comunali per condizionamento mafioso, descrivono nei loro atti l’infiltrazione dei clan nei settori più sensibili, primo tra tutti l’igiene urbana, eppure quando si scende dal piano generale a quello dei singoli casi, molte delle stesse situazioni ritenute sintomatiche dell’ingerenza criminale vengono dichiarate formalmente legittime.

Il caso più recente è quello del passaggio di cantiere seguito alla gara europea avvenuto il 1° dicembre 2025. Dodici lavoratori della cessante Green Line sono stati assunti a tempo indeterminato per effetto del diritto di prelazione maturato dopo anni di rinnovi e proroghe. Nulla da eccepire sul piano giuridico: contratti, sentenze, norme contrattuali. Tutto al suo posto.

Eppure, scorrendo quei nomi, riemergono – quasi come un’eco dei vecchi atti prefettizi e delle denunce politiche – parenti strettissimi di figure apicali della camorra, tra cui: il genero di un consigliere comunale imputato e condannato nel processo per associazione camorristica; il figlio di un boss della camorra ammazzato da un clan rivale; la nipote e un nipote acquisito di un altro boss del territorio, oggi collaboratore di giustizia; il cugino di Armando Falco, imputato nel processo per associazioni camorristiche ai fini della corruzione e delle estorsioni ed ex segretario di partito; e, con particolare evidenza, il genero di Antonio Angelino, il boss egemone noto come “Tibiuccio”, arrestato e condannato a 15 anni e otto mesi di carcere con rito abbreviato nello stesso processo.

Nelle carte giudiziarie, questa costellazione di parenti è stata storicamente considerata un “indice” di possibili condizionamenti criminali sul settore rifiuti. Tuttavia, nella fase attuale, il diritto di prelazione e le sentenze dei tribunali del lavoro hanno reso le assunzioni formalmente legittime, rispettando pienamente i diritti individuali dei lavoratori.

Eppure la domanda sorge spontanea: come si può considerare la presenza di parenti di boss sintomo di controllo dei clan in un contesto di scioglimenti preventivi, ma assolutamente irrilevante quando si tratta dei diritti dei singoli lavoratori?

Quando la parentela è un indizio e quando diventa irrilevante?

Le relazioni prefettizie, i provvedimenti di scioglimento, le ordinanze cautelari e persino le denunce dei politici locali mostrano chiaramente che a Caivano il settore rifiuti è stato per decenni permeabile ai clan. È stato così con con IGICA, con la Buttol, con la Green Line. La presenza di parenti di boss in posizioni operative o contrattuali è un elemento ricorrente e documentato, spesso citato come fattore di rischio.

Ma nel momento in cui un lavoratore ottiene tutela individuale, come nel passaggio di cantiere verso Green Attitude – Ecogin srl, la parentela non può costituire impedimento legale né stigma: il diritto di prelazione e le norme contrattuali prevalgono.

Il cortocircuito dello Stato: prevenzione collettiva vs. diritti individuali

Da un lato, la prevenzione antimafia si basa su indicatori collettivi e storici, considerati significativi a livello di analisi dei rischi e scioglimenti comunali. Dall’altro lato, la giustizia ordinaria opera su diritti individuali, valutando il merito del singolo lavoratore. Il risultato è un cortocircuito evidente: le stesse circostanze possono essere ora sintomo, ora irrilevanti, a seconda del piano di analisi.

Dobbiamo chiederci: la presenza di parenti di boss è davvero un sintomo del controllo dei clan?

La risposta più onesta è: dipende. Dipende da come e da chi sono state fatte le assunzioni. Dipende dalla storia di quel settore in quel territorio. Dipende dall’uso strumentale che i clan hanno storicamente fatto di determinati appalti.

A Caivano, per vent’anni, il settore rifiuti è stato l’epicentro del potere criminale: assunzioni, proroghe, pressioni, intimidazioni, voti, ricatti. Le vicende riportate nelle denunce dell’ex Segretario PD Franco Marzano e della ex Consigliera Giovanna Palmiero e negli interrogatori del processo 2023 mostrano una criminalità organizzata che non si limitava a tentare l’infiltrazione, ma si permetteva di bussare alle porte dei politici per dettare scelte su delibere comunali.

In questo contesto, la presenza ricorrente di nuclei familiari legati ai clan all’interno della ditta rifiuti non è un semplice fatto neutro, ma un elemento che si inserisce dentro una storia più ampia.

E tuttavia – ed è qui il punto nevralgico – nel singolo caso la presenza di una parentela non può diventare stigma, né può impedire a qualcuno di lavorare.

Il nodo irrisolto

La vera domanda, dunque, non è se quei dodici assunti siano colpevoli di qualcosa.
La vera domanda è un’altra: Possiamo davvero considerare “normale” la permanenza, per vent’anni, delle stesse reti familiari dentro lo stesso appalto considerato dai Prefetti come infiltrato? E, se lo consideriamo anomalo per dimostrare l’ingerenza criminale, come possiamo considerarlo del tutto normale quando riguarda i diritti lavorativi dei singoli?

O c’è un controllo dei clan o non c’è. O la presenza familiare è un indicatore o non lo è.

Il sistema – oggi – risponde: Sì e no, a seconda del piano di valutazione. Il problema è che questa ambiguità genera sfiducia, rabbia, sospetto. E rischia di alimentare il sentimento, devastante, che la legalità sia un concetto elastico, applicato a geometria variabile, ora per punire, ora per assolvere.

Serve un nuovo approccio

Se lo Stato vuole davvero spezzare il legame tra clan e appalti pubblici, deve: Riformare i criteri degli scioglimenti, rendendoli più chiari, più rigorosi, più verificabili. Definire parametri precisi su quando la parentela è un indizio concreto e quando non deve avere alcun peso. Proteggere i lavoratori, senza però rimuovere gli elementi che rivelano eventuali strategie di controllo criminale. Rendere trasparenti le procedure di assunzione, impedendo che il settore rifiuti continui a essere percepito come il “serbatoio” dei clan. Perché non può esistere una terra di mezzo in cui le stesse circostanze sono segno di ingerenza quando lo Stato vuole commissariare, e puro caso quando si parla di assunzioni.

Il caso di Caivano ci ricorda che la camorra non si infiltra solo con la violenza: si insinua nei rapporti, nelle consuetudini, nella normalità quotidiana. Ma ci ricorda anche che lo Stato, quando interviene, deve farlo con coerenza.

Se la presenza di parenti dei boss è un sintomo di controllo criminale, allora va affrontato in modo sistemico. Se invece non lo è, allora deve cessare di essere usata come “indicatore” nelle relazioni prefettizie. Continuare con questa ambiguità significa lasciare i cittadini – e i lavoratori onesti – in un limbo inaccettabile, dove tutto è sospetto e nulla è provato, dove tutto è legale ma nulla è limpido. E Caivano, dopo vent’anni di ombre, merita finalmente chiarezza.

Continua a leggere
Pubblicità
Pubblicità

Popolari

Copyright © 2020 Minformo - Testata giornalistica reg. 20/2016 Tribunale Napoli Nord - Direttore Responsabile Mario Abenante - info@minformo.com - Privacy Policy