CAIVANO – C’è una menzogna che da anni viene ripetuta come un mantra tossico: che Caivano non sia capace di autogovernarsi. Che abbia bisogno di tutori, di uomini calati dall’alto, di “tecnici” forestieri, di figure estranee al tessuto sociale perché – si dice – qui mancherebbero competenze, affidabilità, intelligenze. È una bugia. Ed è una bugia comoda.
Quando ho lottato contro l’annessione e la militarizzazione della città da parte del Governo Meloni, quando ho denunciato la punizione collettiva inflitta a un’intera comunità per colpa di pochi delinquenti, il punto era chiaro: Caivano non doveva dimostrare di essere controllata, ma di essere capace di autogestirsi. Capace di scegliere, di sbagliare, di crescere. Capace di darsi una classe dirigente propria. E invece cosa ci troviamo davanti oggi?
Una giunta che rappresenta l’esatto opposto di quella promessa. Una giunta che certifica, nero su bianco, la sfiducia totale nelle professionalità caivanesi. Nessuno degli assessori vive realmente Caivano. Nessuno ne conosce intimamente le ferite quotidiane, le dinamiche profonde, le contraddizioni sociali. Nessuno è figlio di quella fatica silenziosa che ogni giorno i caivanesi perbene affrontano. Non è solo una scelta sbagliata. È una scelta umiliante.
L’autogoverno non è uno slogan: è il cuore della democrazia
In democrazia l’autogoverno dei territori non è folklore identitario, ma efficienza politica. Chi governa un Comune deve conoscere le strade, le famiglie, le fragilità, le risorse. Deve sentire addosso lo sguardo dei cittadini al bar, al mercato, davanti alla scuola dei figli.
Chi viene da fuori, per quanto titolato, perde tempo. Studia dossier, chiede spiegazioni, interpreta fenomeni che altri vivono sulla pelle. E mentre studia, Caivano aspetta. E Caivano non può più aspettare.
Ma c’è di peggio: questa giunta non è solo “esterna”, è figlia dei metodi di sempre. Non selezione meritocratica, non visione, non discontinuità. Solo compensazioni, equilibri, silenzi-assenso, indicazioni indirette, vecchi padrini politici che decidono dietro le quinte. Altro che nuova classe dirigente.
La grande truffa della “giunta dei giovani” e del rinnovamento!
Durante la campagna elettorale si è parlato di giovani, di rinnovamento, di nuova era. E molti ci hanno creduto. Ma oggi il castello di carta crolla sotto il peso dei fatti. In Consiglio comunale siedono: Gennaro il figlio di Enzo Pinto, storico consigliere comunale; Tobia il figlio di Enzo Angelino, ex assessore; Orsella la figlia di Giacinto Russo, ex senatore ed ex consigliere comunale; Pippo Ponticelli ex Consigliere di maggioranza in entrambe le Amministrazioni sciolte per infiltrazioni camorristiche; Emanuele Emione cugino dell’ex Presidente del Consiglio comunale dell’Amministrazione Falco ed ex Consigliere di minoranza nell’Amministrazione Monopoli, entrambe sciolte per ingerenze criminali; Luigi Esposito ex Consigliere di minoranza dell’Amministrazione Falco sciolta per infiltrazioni camorristiche; Antonio Esposito cognato di Luigi Padricelli, ex Consigliere comunale di maggioranza nell’Amministrazione Monopoli e di minoranza nell’Amministrazione Enzo Falco, entrambe sciolte per camorra; Il Sindaco Antonio Angelino consigliere di minoranza in emtrambe le Amministrazioni sciolte per ingerenze criminali. Senza contare le parentele degli altri che tra i propri parenti e/o affini compaiono parecchie figure determinanti la vita sociale della città e appartenenti allo stesso Sistema.
In Giunta invece siedono: Raffaele Marzano, simbolo della politica di vecchio stampo, bocciato per decenni dagli elettori; l’assessora Renata Lopez riconducibile a Luigi Sirico, altro protagonista del passato politico locale e Giuseppe Precchia riconducibile agli ex Consiglieri comunali Mimmo Falco e Gaetano Lionelli. Tanto è vero il primo addirittura ha tagliato il nastro – a quattro mani col Sindaco – all’inaugurazione della villa comunale Scotta.
Questa non è una casualità. È un sistema. Si candidano giovani, si usano come foglie di fico, ma poi si sistemano figli, figlie, amici, fedelissimi. È la cooptazione ereditaria del potere, la politica come successione dinastica, non come servizio pubblico. E chiamarla “nuova era” non è solo falso: è offensivo per l’intelligenza dei cittadini.
La cabina di regia che tutti vedono (tranne chi finge di non vederla)
Dietro la figura del Sindaco Antonio Angelino emerge con chiarezza una cabina di regia tutt’altro che occulta. Non serve essere complottisti, basta essere onesti intellettualmente.
I nomi sono sempre gli stessi: Raffaele Marzano, Luigi Sirico, Enzo Angelino.
Sono loro a orientare, suggerire, bilanciare. Sono loro il motore reale delle scelte. Il Sindaco appare sempre più come il frontman di un copione scritto altrove, da chi ha già governato, ha già perso, è già stato bocciato dagli elettori e oggi rientra dalla porta di servizio.
Con una cabina di regia del genere, tutto si può dire tranne che siamo davanti a una discontinuità. Siamo davanti a una mera sostituzione del potere, alla restaurazione dei trombati di sempre.
La vera sconfitta: prendere in giro Caivano
La cosa più grave non è solo aver sbagliato giunta. È aver preso in giro l’elettorato. Aver chiesto fiducia parlando di futuro e aver consegnato il presente al passato. Aver promesso emancipazione e aver scelto l’eterodirezione. Aver evocato il cambiamento e aver riprodotto, in modo quasi caricaturale, il vecchio sistema.
Caivano non è incapace. È stata, ancora una volta, espropriata del diritto di credere che qualcosa potesse davvero cambiare. E questa, più di ogni altra, è la responsabilità politica che questa Amministrazione dovrà portarsi addosso.
A rendere il quadro ancora più grave c’è un ulteriore elemento che merita di essere messo nero su bianco: l’assoluta incapacità – o indisponibilità – del Sindaco di spiegare politicamente le proprie scelte.
Di fronte a una giunta che, di fatto, è interamente tecnica, composta da figure che provengono quasi tutte da fuori Caivano e che non rappresentano nemmeno un’eccellenza di altissimo profilo nazionale o regionale, il Sindaco avrebbe avuto il dovere democratico di spiegare il perché. Non con slogan, non con formule vuote, ma con argomentazioni chiare, criteri comprensibili, una visione politica coerente. E invece cosa ha detto? In un video pubblico ha avuto il coraggio di liquidare la questione con una frase che suona come una presa in giro:
“Perché abbiamo scelto questo tipo di giunta? Perché così avevamo deciso quando abbiamo creato il nostro manifesto valoriale.”
Fine. Nient’altro. Nessuna spiegazione sui criteri di selezione. Nessuna riflessione sul perché siano state escluse le professionalità locali. Nessuna motivazione sul valore aggiunto che queste figure esterne dovrebbero portare a Caivano. Nessun confronto tra competenze caivanesi e competenze importate. Nulla.
Questa non è comunicazione politica: è arroganza istituzionale. È l’idea che ai cittadini non si debba rendere conto di nulla, che basti evocare un generico “manifesto valoriale” – peraltro mai tradotto in scelte verificabili – per giustificare decisioni che incidono profondamente sul futuro della città.
Perché se davvero si fosse voluta una giunta tecnica, allora doveva essere una giunta di profilo altissimo, capace di imporsi per curriculum, risultati, autorevolezza indiscussa. Invece ci troviamo davanti a una giunta tecnica solo di nome, ma politica nei metodi, perché figlia di indicazioni, silenzi-assenso, rapporti di forza e vecchie relazioni.
E allora la domanda resta, pesante come un macigno: se non si è scelto l’autogoverno dei caivanesi, se non si è scelto il rinnovamento vero, se non si è scelto nemmeno il top delle competenze esterne, cosa si è scelto davvero?
La risposta, purtroppo, è già sotto gli occhi di tutti: si è scelto di non disturbare il Sistema. Si è scelto di rassicurare la vecchia politica. Si è scelto di governare senza spiegare, senza coinvolgere, senza rispettare l’intelligenza dei cittadini.
Altro che “nuova ERA”. Qui siamo davanti all’ennesima replica di un copione logoro, con attori sempre uguali e un pubblico – quello caivanese – trattato come se non meritasse nemmeno una spiegazione.