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A Caivano è arrivata la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026

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Il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 è molto più di un rito sportivo: è l’avventura entusiasmante che annuncia l’arrivo dei Giochi nel nostro Paese. Un itinerario che è arrivato in Italia, a Roma, il 4 dicembre, da dove, due giorni dopo, ha iniziato il suo percorso che terminerà a Milano il 5 febbraio dopo 60 tappe.
Ed oggi, martedì 23 dicembre, il Viaggio della Fiamma Olimpica ha toccato anche Caivano, per volontà dell’Atleta Domenico Serrao.

Di seguito, in virtù di questo evento speciale che ha riguardato Caivano, riportiamo testualmente la lettera della Torchbearer Specialist Sara Bocchetti.

“In un paese dove per troppo tempo si è raccontato solo il buio, oggi parte una scintilla.
È la Fiamma Olimpica che arriva a Caivano, non solo come simbolo di sport e unità, ma come luce di speranza per un territorio che vuole raccontare un’altra storia: quella della rinascita, del coraggio e della bellezza che resiste.
Il cuore pulsante di questa storia comincia tra le mura antiche del Castello Medievale di Caivano, custode silenzioso di secoli di storia e memoria. È lì che il Coach della ASD Pallacanestro Jirafa Caivano, guida e mentore di questi giovani tedofori, accende la sua torcia con la Fiamma Sacra. Un gesto antico, che oggi assume un significato nuovo.
Non è solo fuoco. È energia, rispetto, voglia di riscatto.
Il primo tratto è breve, solo 200 metri, ma ogni passo ha il peso della responsabilità. Il Coach passa la Fiamma ai più piccoli, le nuove generazioni, coloro che ancora giocano ma che già imparano il valore del camminare insieme. Sono loro a portare la luce lungo il corso principale del paese, tra volti, balconi e occhi che si affacciano sperando in un domani migliore.
Lì, lungo il corso, la Fiamma cambia ancora mani. Questa volta, brilla tra le dita dei ragazzi appena maggiorenni, coloro che hanno appena iniziato il proprio percorso da adulti, ma che hanno già scelto da che parte stare. Ognuno percorre 200 metri da solo, torcia in mano, perché è arrivato il momento di dimostrare che si può camminare da soli, ma senza mai perdere il legame con la comunità.
Sono loro, i più grandi, a illuminare la città, non con parole, ma con passi, sudore, fiato e determinazione. Con ogni falcata, lasciano alle spalle i pregiudizi e accendono nel cuore di Caivano una nuova narrazione.
Il cammino termina in Via Fiore Colanton, davanti a uno dei luoghi più sacri del paese: il Santuario di Maria Santissima di Campiglione. Qui, dove dal 1419 l’affresco miracoloso protegge il popolo di Caivano, la Fiamma trova un momento di pace. I giardinetti adiacenti offrono uno spazio verde per sostare, riflettere e sentire l’eco di una comunità che non si arrende.
Il Santuario, con la sua architettura maestosa e il suo abbraccio inclusivo – accessibile a tutti, senza barriere – diventa il simbolo perfetto del messaggio che questa staffetta vuole lasciare.

‘Caivano non è solo terra dei fuochi. È fuoco di talento. Di passione. Di futuro.’
Questa non è solo una staffetta. È una dichiarazione.
È il passaggio di una torcia che non brucia, ma illumina.
Che non distrugge, ma trasforma.
Da mani giovani a mani forti, da gioco a responsabilità, da oscurità a luce.
I tedofori di Caivano corrono per dire che qui c’è un fuoco buono.
Un fuoco che scalda i sogni, che accende il rispetto, che brucia l’indifferenza.
E che da oggi, non si spegnerà più.”

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Attualità

Tra il mare e il tempo rubato: il debutto di Mirodimare, il diciannovenne che canta l’infanzia

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C’è qualcosa di magnetico e profondamente antico in Mirko Della Vecchia, in arte Mirodimare. A soli diciannove anni, il giovane cantautore annuncia il suo debutto sulla scena musicale con il singolo “Io, ‘nu criaturo”, un brano che non è solo una canzone, ma un atto di resistenza poetica.

Il suo pseudonimo è un sofisticato gioco semantico: una crasi tra la radice protoslava del suo nome (Mirodislavia) e il mare, l’elemento viscerale della sua terra. Mirodimare incarna il paradosso di un ragazzo della “generazione Z” con un’anima che sembra aver vissuto mille vite. Con i suoi capelli ricci e lo sguardo malinconico, Mirko sembra uscito da una pellicola d’autore degli anni ’70, portando con sé un’aria introversa che si trasforma in urgenza comunicativa appena tocca le corde della sua chitarra.

Il singolo è un’analisi cruda e necessaria sull’infanzia rubata. “La chiave di lettura è il tempo che non tornerà” spiega l’artista. Mirodimare punta il dito contro l’indifferenza del mondo verso i più piccoli, denunciando il peso di una spensieratezza perduta che le nuove generazioni si trovano oggi a pagare.

È impossibile non notare in lui un riflesso familiare: quella somiglianza fisica e timbrica con Pino Daniele che lo accompagna come un’ombra benevola. Ma Mirko non è un imitatore. La sua è una “risonanza naturale”, un’eredità genetica e spirituale che affonda le radici nella Napoli Power, ma che si apre a influenze internazionali: dal chitarrismo di John Mayer al soul di Daniel Caesar, fino al groove di George Benson e al carisma di Freddie Mercury.

Timido nella vita, ma dirompente nell’arte, Mirodimare usa la musica per evadere dai cliché. In un’epoca dove la condivisione digitale sembra aver svuotato i rapporti umani, lui sceglie le note come strumento di comunicazione autentica. “La musica resta il mio strumento più forte” afferma il cantautore, presentandosi come un’anima che osserva il mondo in profondità prima di raccontarlo, cercando una strada che parta da Napoli per parlare al cuore di tutti.

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Studio medico abusivo sequestrato nell’Avellinese

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La titolare, laureata in Medicina e chirurgia ma non iscritta all’Ordine dei medici, esercitava all’interno della sua abitazione privata senza alcuna autorizzazione sanitaria e amministrativa in un vero e proprio attrezzatissimo ambulatorio con sofisticate strumentazioni elettromedicali. I militari hanno anche sequestrato un notevole quantitativo di prodotti farmaceutici. La professionista è stata denunciata per esercizio abusivo della professione. Attrezzature e medicinali sono stati posti sotto sequestro.

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Esercizi commerciali, si riaccende il dibattito nazionale sull’opportunità di limitare le aperture domenicali e festive

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Si riaccende il dibattito nazionale sull’opportunità di limitare le aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali, al fine di garantire maggiore equilibrio tra vita lavorativa e familiare per i dipendenti del settore.

Sull’argomento è intervenuto Gaetano Graziano, Vicepresidente dell’Associazione dei Direttori di Centri Commerciali, sottolineando la necessità di distinguere tra i diversi comparti del commercio.

È fondamentale separare il tema della grande distribuzione organizzata (GDO) da quello dei centri commerciali. Questi ultimi, oggi, non sono più solo luoghi di acquisto, ma veri e propri spazi di aggregazione sociale e svago per famiglie, giovani e anziani, soprattutto nei giorni festivi. Limitare le aperture avrebbe un impatto non solo economico, ma anche sociale”.

Il confronto resta aperto e merita un approccio equilibrato, che tenga conto sia delle esigenze dei lavoratori sia della funzione sociale che molti spazi commerciali svolgono nelle comunità locali.

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