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CAIVANO. Manovre di Palazzo in atto. PD e M5S pronti a entrare in maggioranza dalla porta di servizio.

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CAIVANO – Nella città gialloverde non è in corso una semplice riorganizzazione politica. È in atto qualcosa di più grave: la smentita sistematica del voto popolare. E quando la politica smentisce il voto, non siamo più nel terreno della dialettica democratica, ma in quello della mistificazione. Qui il problema non è il trasformismo. Il trasformismo, nella storia politica italiana, è quasi una costante. Il problema è un altro, molto più profondo e corrosivo: aver costruito una campagna elettorale su un racconto che oggi viene sistematicamente smentito dai fatti.

Antonio Angelino è stato eletto sindaco alla guida di una coalizione dichiaratamente civica, nella quale – al netto della sola presenza di Azione – non figuravano partiti strutturati. Un messaggio chiaro, ripetuto ossessivamente: i partiti fanno male a Caivano, il Partito Democratico è corresponsabile dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche, il centrosinistra del “campo largo” rappresenta il passato che ha condotto la città al degrado.

Durante tutta la campagna elettorale, e anche prima, Angelino e alcuni suoi comunicatori fedelissimi non hanno perso occasione per ricordare ai cittadini che il PD è stato il partito sotto il quale Caivano è stata sciolta, e che le stesse persone tornavano oggi a riproporsi sotto nuove insegne. Un messaggio rafforzato dall’impegno dell’ex sindaco Mimmo Semplice, che si è assunto l’onere di formare la lista del PD inserita nella coalizione con Movimento 5 Stelle e AVS. Anche in quel caso, la risposta del fronte Angelino è stata netta: “sono gli stessi che hanno portato Caivano dove è oggi”. I cittadini hanno ascoltato. E hanno votato di conseguenza.

Il risultato delle urne è inequivocabile: Angelino sindaco, campo largo bocciato, PD e Movimento 5 Stelle respinti. Ma il voto, a quanto pare, vale solo fino allo spoglio. Perché oggi, a elezione avvenuta, si sta consumando una manovra che ha il sapore della resa dei conti politica e dell’occupazione di spazi, non certo del rispetto della volontà popolare.

Il Partito Democratico di Caivano è attualmente commissariato. L’ex segretario cittadino Franco Marzano si è dimesso spontaneamente, dopo le evidenti difficoltà nel formare una lista competitiva. In questo vuoto politico, secondo le indiscrezioni raccolte da Minformo, si starebbe inserendo proprio Antonio Angelino, già segretario cittadino del PD, dimissionario e successivamente cancellatosi dal partito per dissidi con il gruppo dirigente del circolo.

Non un rientro dichiarato, non un confronto pubblico, ma un’operazione per interposta persona. I primi a tesserarsi nel PD – sempre secondo Minformo – sarebbero stati Mimmo Falco e Gaetano Lionelli, ex consiglieri comunali, mastelliani storici, fedelissimi di Clemente Mastella, ex Ministro della Giustizia. Gli stessi che, attraverso Antonio Russo, neo consigliere eletto nella lista Caivano Unita, avrebbero favorito – grazie ai rapporti con Bruna Fiola, consigliera regionale del PD – la nomina di Giuseppe Precchia ad assessore alle Politiche Sociali. Non finisce qui.

Sempre nell’ottica di un “rinnovamento” della segreteria cittadina del PD, con l’intercessione della stessa Bruna Fiola, si vocifera che siano pronti a tesserarsi anche Antonio Russo, Immacolata Cristina Nettore e Luca Sarcinella, tutti consiglieri neoeletti di Caivano Unita. Il risultato sarebbe politicamente clamoroso: il PD entrerebbe in Consiglio comunale e addirittura in maggioranza, a sostegno di un sindaco eletto promettendo l’esatto contrario. Una beffa per gli elettori.

Ancora più grave, però, è il tradimento politico che riguarda Caivano Unita. Quella lista ha un elettorato nettamente di destra, costruito grazie al peso e al consenso portato dall’ex sindaco Simone Monopoli, figura storica della destra caivanese. Quei voti non sono neutri, non sono liquidi, non sono “trasversali”: hanno un’identità politica precisa, una cultura, una storia familiare e sociale.

Vederli oggi potenzialmente trasferiti in dote al Partito Democratico, partito di sinistra, storicamente antagonista degli ideali della destra, significa annullare la volontà dell’elettore, trattandolo come un pacco da spostare dove conviene. Non c’è alcuna sintesi politica in questo passaggio. C’è solo un’operazione di potere.

Nel frattempo, nell’altra lista civica, Caivano 2.0, si consuma una guerra interna che ha già prodotto effetti concreti. Il sindaco Angelino ha congelato la posizione dell’assessore di loro espressione, a causa dello scontro tra Giuseppe Gebiola e Antonio Esposito, gli unici due eletti della lista, incapaci di trovare un accordo sul nome da indicare.

Secondo le indiscrezioni, Antonio Esposito starebbe seriamente valutando l’uscita da Caivano 2.0 per aderire al Movimento 5 Stelle, che oggi siede all’opposizione con Giovanni Vitale – ex candidato sindaco sconfitto – e Luigi Sirletti. Se Esposito entrasse nel M5S e se gli altri due consiglieri decidessero di sostenere la maggioranza, il Movimento si ritroverebbe con tre consiglieri, sufficienti per pretendere un assessore e occupare l’ultima casella vacante in giunta. A quel punto, per Antonio Esposito, sarebbe “un gioco da ragazzi” far entrare il cognato Luigi Padricelli dalla porta sul retro. Questo è il quadro. E il quadro è desolante.

Perché mentre si consumano queste manovre, nessuno sembra ricordare un dettaglio fondamentale: Antonio Angelino, in campagna elettorale, si è seduto al fianco del candidato di Fratelli d’Italia alle regionali, promettendogli sostegno. Quel candidato, a Caivano, ha raccolto poco più di 170 preferenze. Un fallimento politico netto. Oggi, però, mentre la destra paga quell’illusione, Angelino guarda di nuovo al PD, il partito che lo aveva messo ai margini anni fa e verso il quale sembra coltivare una personale rivalsa.

Il messaggio che passa è devastante: la destra è utile solo quando serve, il civismo è un vestito da indossare in campagna elettorale, i partiti sono il male… finché non tornano comodi. Così si prendono in giro gli elettori di destra. Così si prendono in giro quelli di sinistra. Così si prendono in giro tutti.

I cittadini di Caivano hanno votato contro i partiti, contro il PD, contro il Movimento 5 Stelle. Se queste indiscrezioni saranno confermate, si ritroveranno governati esattamente da ciò che hanno bocciato, non per scelta popolare, ma per accordi di palazzo. E allora la domanda non è più politica. È democratica.

Che valore ha il voto, se può essere ribaltato il giorno dopo con una tessera in tasca? Che credibilità ha una campagna elettorale costruita sulle bugie? E soprattutto: quanto ancora Caivano dovrà pagare il prezzo delle ambizioni personali travestite da civismo?Caivano non aveva bisogno di questo. Non dopo lo scioglimento. Non dopo anni di commissariamenti, ferite istituzionali, sfiducia. Fare campagna elettorale sulle bugie non è solo scorretto: è deleterio. Perché distrugge l’ultimo bene rimasto, la fiducia nel voto.

Se la politica diventa un gioco di sedie, se le ideologie valgono solo quando servono, se il voto è aggirabile con una tessera di partito, allora non stupiamoci se i cittadini si allontanano. Non stupiamoci se l’astensionismo cresce. Non stupiamoci se la parola “democrazia” suona sempre più vuota. A Caivano qualcuno ha vinto le elezioni. Ma se queste manovre saranno confermate, la verità è che il voto ha già perso.

(la foto della copertina è generata con IA)

Alle ore 13:50 del 29 dicembre 2025 il PD locale fa pervenire nella nostra sede la seguente precisazione: “Egregio direttore, in merito all’editoriale del 23 dicembre si precisa che la notizia del commissariamento del Partito Democratico di Caivano è inesatta. Infatti il suddetto circolo è allo stato attuale governato dalla Dott.ssa Ariemma Pierina in qualità di segretaria pro tempore fino al congresso cittadino”

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CAIVANO. Il silenzio dei furbi. L’Amministrazione Angelino preferisce il precariato della clientela alla stabilizzazione dei lavoratori

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CAIVANO – C’è un’arte antica in cui la politica di provincia eccelle sopra ogni altra: l’arte dell’omissione calcolata. Quell’amabile e mefistofelico silenzio amministrativo che non fa rumore, non lascia tracce scritte, ma produce esattamente l’effetto desiderato da chi comanda.

Per capire come funziona la “nuova era” a Caivano, basta leggere due documenti ufficiali rimasti colpevolmente nei cassetti del Municipio. Due carte che raccontano una storia di ordinaria ipocrisia, dove la trasparenza si ferma davanti agli interessi di bottega.

I FATTI: LE CARTE DELLA VERGOGNA

È la nota inviata il 6 luglio 2026 dalla Green Attitude s.r.l. (capogruppo dell’ATI che gestisce il servizio d’igiene urbana a Caivano) indirizzata al Responsabile del Settore Ambiente, ing. Francesco dell’Aversano, e al D.E.C., ing. Vincenzo Cenname. La ditta mette nero su bianco un elenco di 12 lavoratori (Altieri, Capuozo, Cioffi, Esposito, Granato, Mirabibella, Palumbo, Pellino, Pulcrano, Sirico, Acatullo, Mosca). Lavoratori precari, interinali, che hanno un “diritto di prelazione” per il passaggio di cantiere. La ditta, facendo seguito a una prima richiesta del 10 giugno, chiede formalmente al Comune l’autorizzazione a stabilizzarli e a dar seguito al piano di assorbimento del personale.  

È la diffida/sollecito del 29 luglio 2026 firmata congiuntamente dai sindacati di categoria (FP CGIL, FIT CISL, FIADEL e FILAS). I sindacati denunciano uno “stallo” imbarazzante e rivelano che il Comune non ha mai risposto alla richiesta della ditta dell’inizio di luglio. Chiedono un riscontro d’urgenza per evitare ripercussioni occupazionali e sciogliere ogni nodo interpretativo sull’articolo 37 del Capitolato Speciale d’Appalto.  

A oggi, il Comune di Caivano tace. Un silenzio di tomba. Un “no comment” burocratico che fa un chiasso infernale.

IL TRUCCO DEL CAPITOLATO E IL PUNTEGGIO IN GARA

Ma perché la ditta vuole stabilizzare questi lavoratori e perché il Comune glielo impedisce col suo silenzio?

Qui casca l’asino. Il bando per la raccolta dei rifiuti a Caivano non è stato fatto su un foglio di formaggio al bar del paese: è stato redatto dalla CUC (Centrale Unica di Committenza) della Città Metropolitana di Roma. E in quel capitolato d’appalto c’era una regola chiarissima: la ditta che avesse garantito la stabilizzazione del personale precario del cantiere avrebbe ottenuto un punteggio superiore nell’offerta tecnica.

Tradotto per i non addetti ai lavori: l’ATI Green Attitude – Ecogin ha vinto (o si è piazzata in alto) ANCHE perché si è impegnata a stabilizzare quei padri di famiglia precari. Ha preso i punti in gara, ha firmato il contratto e ora dice al Comune: “Ehi, fatemi mantenere la promessa e stabilizzare questi 12 lavoratori”.

E il Comune cosa fa? Non risponde. Si volta dall’altra parte. Pone ostacoli interpretativi pretestuosi.

IL PERCHÉ DEL SILENZIO: LA RACKETTIERA DELLE AGENZIE INTERINALI

La domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno: perché un’Amministrazione comunale dovrebbe ostacolare la stabilizzazione di 12 lavoratori che non le costa un euro in più?

La risposta è d’una lucidità agghiacciante ed è racchiusa nelle logiche più bieche della politica clientelare.

D’estate la produzione di rifiuti aumenta, i dipendenti vanno in ferie, le strade soffrono. La ditta ha bisogno fisiologico di nuovo personale.

Se il Comune autorizza la stabilizzazione: quei 12 posti vengono coperti a tempo indeterminato da lavoratori storici, che si sono guadagnati il posto sul campo e che — coincidenza fatale — non devono favori politici a nessuno. Zero cambiali elettorali. Zero clienti da accontentare.

Se il Comune tace e blocca le stabilizzazioni: la ditta resta sottorganico e per coprire i turni estivi è costretta a ricorrere a nuove assunzioni precarie tramite agenzie interinali.

E chi gestisce, suggerisce, “segnala” e telefona alle agenzie interinali per fare i nomi di chi deve andare a spazzare le strade per tre mesi d’estate?

Ma le agenzie interinali — si sa da decenni in tutte le latitudini del sottogoverno locale — sono la mangiatoia perfetta per consiglieri comunali, assessori e sindaci in cerca di consenso. Il “favore” del contratto a termine per il cugino, il tesserato, l’elettore o il portatore di voti.

Ecco svelato il capolavoro: mantenere il cantiere nell’eterna precarietà per alimentare il mercato delle vacche della clientela politica.

Quei 12 lavoratori da stabilizzare hanno una sola grande colpa: non sono “clienti” dell’attuale classe dirigente. Non sono andati a baciare la pantofola a Palazzo prima delle elezioni. E dunque, per la logica di questa maggioranza, devono rimanere nel limbo del precariato, mentre la ditta viene spinta a forza tra le braccia del lavoro interinale a chiamata politica.

LA MASCHERA È CADUTA

Il Sindaco Angelino e la sua giunta ci ammorbonano un giorno sì e l’altro pure con i video su Facebook dedicati al “riscatto sociale”, alla “legalità” e alla “nuova era” di Caivano. Poi però, quando la legalità e la trasparenza bussano alla porta sotto forma di una nota sindacale e di una lettera d’impresa, la risposta è il silenzio codardo di chi preferisce il ricatto del precariato alla dignità del lavoro stabile.

Mentre l’Assessore e i dirigenti giocano a nascondino, 12 famiglie attendono un diritto riconosciuto da un bando pubblico di rilevanza metropolitana.  

Rispondete a quelle lettere, ingegneri e politici da videoclip. Spiegate alla città perché preferite le agenzie interinali con la spinta politica ai contratti stabili per chi lavora da anni. E se non avete il coraggio di farlo con un atto pubblico, abbiate almeno la decenza di spegnere la telecamera del cellulare: la vostra propaganda si è incastrata tra i cassonetti dell’immondizia

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CAIVANO. SPINA, l’Aula bypassata e il re dei social: come Angelino confonde il Comune con un account Facebook

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CAIVANO – C’è un virus contagioso che si aggira per le stanze del Comune di Caivano, ed è la sindrome del “Faccio tutto io e se non vi sta bene mettetemi un like”.

Prendete l’ultimo, sfavillante proclama della maggioranza. I megafoni di palazzo – nelle vesti delle liste Bene Comune e Caivano Conta – sono usciti in grande spolvero sui social per annunciarci che “è stato approvato l’indirizzo alla progettazione del Progetto S.P.I.N.A.”. Un acronimo altisonante – Sistema di Penetrazione, Integrazione e Nuova Accessibilità – che nella testa dei comunicatori del Sindaco Antonio Angelino deve suonare come la NASA, ma che nel mondo reale, per ora, è solo un pezzo di carta.

Ora, sgombriamo subito il campo da equivoci: la necessità di un’arteria che decongestioni quel girone dantesco che è Corso Umberto I e che ricucia il quadrante orientale della città è sacrosanta. Lo dice persino il Partito Democratico locale – che pur di esistere senza avere manco un consigliere comunale in aula, s’infila nel dibattito dispensando consigli da “stampella esterna”. L’idea di fondo, del resto, non è un’illuminazione divina di Angelino, ma una visione urbanistica che giace nei cassetti da vent’anni.

Il punto, però, non è cosa c’è scritto su quel foglio. Il punto drammatico, politico e democratico, è dove e come è stato approvato.

I post della maggioranza strombazzano orgogliosi: “Abbiamo approvato”.

Abbiamo chi? Dove? In quale sede istituzionale?

Risposta: In Giunta. Quattro o cinque persone chiuse in una stanza, al riparo da sguardi indiscreti, senza uno straccio di dibattito pubblico, senza un verbale di confronto con la città.

Il Primo Cittadino e i suoi fedelissimi continuano a sciacquarsi la bocca con le parole “trasparenza”, “partecipazione” e “riscatto della comunità”. Poi, però, quando si tratta di calare quelle parole nella realtà, la trasparenza diventa opacità e la partecipazione si riduce al tasto “condividi” su Facebook.

Un progetto di questa portata — un’opera infrastrutturale destinata a condizionare lo sviluppo, la viabilità e il P.U.C. di Caivano per i prossimi vent’anni — ha un luogo naturale, obbligatorio e democratico dove deve essere sviscerato: l’Aula del Consiglio Comunale.

In un paese normale, il Sindaco si presenta in Consiglio, carte alla mano, illustra la visione, accetta il confronto con le opposizioni, risponde alle domande dei cittadini e fa votare l’indirizzo all’asssemblea elettiva. Perché si fa così? Per due motivi: primo, perché l’Aula rappresenta tutti i cittadini di Caivano, non solo gli amici di merenda della Giunta; secondo, perché la democrazia non è un fastidio burocratico da saltare, ma il cuore della vita civile.

E allora perché Angelino fugge dall’Aula come il diavolo dall’acqua santa? La risposta è d’una banalità disarmante: paura del confronto.

Ogni volta che il Sindaco ha dovuto varcare la soglia del Consiglio Comunale, ne è uscito politicamente malconcio, con le ossa rotte e la retorica a pezzi di fronte alle contestazioni di merito. E allora ha applicato la regola d’oro dei deboli: l’Aula la evito, i problemi li nascondo e mi rifugio nei videoclip. Perché in Consiglio Comunale ci sono le opposizioni che chiedono conto dei numeri, dei fondi e delle scadenze; su Facebook, invece, ci sono solo i follower adoranti e i troll pronti ad applaudire a comando.

È il principio dell’arroganza dei numeri che si sposa con la vigliaccheria politica. “Tanto in aula avremmo i numeri per farlo passare, quindi perché perdere tempo a discuterne con la città?”. Un ragionamento da caserma, non da istituzione.

Ma c’è di più. Questa bulimia di annunci a effetto sulle infrastrutture del 2045 arriva con una tempistica fin troppo sospetta. Serve a gettare la solita manciata di fumo negli occhi per coprire le vergogne del presente:

1. Il dramma dei disabili messi alla porta: Serve a coprire il silenzio imbarazzante dell’Assessore alle Politiche Sociali che, messa alle strette dalla Consulta per la disabilità sulla clamorosa esclusione dei ragazzi dai centri estivi, ha risposto in perfetto “politichese” prendendo tempo e rinviando tutto a settembre. Un processo plenario a babbo morto, quando l’estate sarà finita e le famiglie saranno state lasciate sole. La Consulta chiedeva soluzioni immediate; la Giunta risponde con le chiacchiere d’autunno.

2. La fuga dalle proposte concrete: Serve a silenziare le proposte dell’opposizione (come la pedonalizzazione di via Cimmino a Casolla lanciata dal campo largo con Giovanni Vitale), spostando l’attenzione su maxi-progetti di carta per non parlare della viabilità reale che cade a pezzi oggi pomeriggio.

Cari cittadini di Caivano, la parabola di questa Amministrazione è ormai chiarissima: predicano la democrazia partecipata e praticano l’oligarchia da pianerottolo.

Pretendere che il Progetto S.P.I.N.A. passi dal Consiglio Comunale non è una pignoleria formale: è la linea di confine tra chi governa una città con dignità e chi la usa come un set cinematografico per la propria propaganda. Se il Sindaco Angelino è così sicuro della bontà dei suoi progetti, lasci gli smartphone nello spogliatoio, apra le porte del Consiglio Comunale e venga a fare i conti con la città.

Fino ad allora, i suoi non sono “passi avanti per il futuro di Caivano”: sono solo le solite, patetiche figure di chi ha scambiato la gestione della cosa pubblica per una diretta Instagram.

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CAIVANO. Mentre le famiglie attendono risposte, caro Assessore Precchia, le lezioni di giornalismo le rispediamo al mittente

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CAIVANO – C’è un vecchio vizio nella politica locale, specialmente quando la terra sotto i piedi scotta e le promesse da passerella incontrano il muro della realtà: la tentazione di fare il maestro con la stampa.

Succede così che l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Caivano, Giuseppe Precchia, colto sul vivo dalle proteste delle famiglie e dal grido d’allarme della Consulta dei Disabili, decida di affidare a una “lettera aperta” (inviata ad altri, ma chissà perché dimenticando di trasmetterla alla nostra testata, forse per timore di un contraddittorio vero) una dotta reprimenda su come i giornali dovrebbero fare il proprio mestiere. E allora, prima di addentrarci nei numeri e nella vita reale delle persone, una brevissima lezione di alfabetizzazione democratica e giornalistica all’Assessore dobbiamo dargliela noi.

Caro Assessore Precchia, impariamo a distinguere.

  • Un articolo di cronaca riporta i fatti.

  • Un comunicato stampa rappresenta la voce ufficiale di un organo (in questo caso la Consulta dei Disabili, un organismo istituzionale del Suo stesso Comune).

  • Un editoriale ospita la visione e l’opinione motivata dell’editorialista.

  • E infine la stampa libera non fa da buca delle lettere alla propaganda dell’amministrazione di turno, ma dà voce ai cittadini. Soprattutto a quelli che non hanno voce.

Pretendere che i giornali si trasformino in passacarte dei report burocratici di Palazzo, prima di pubblicare la legittima e dolorosa denuncia della Consulta dei Disabili, significa non aver capito a cosa serve la stampa in un Paese libero. La Consulta ha sollevato un problema enorme: al 31 luglio, bambini con disabilità erano ancora tagliati fuori dai campi estivi annunciati a gran voce ad inizio mese. E di fronte a questo dramma sociale, l’Assessore cosa fa? Srotola il pallottoliere e ci propone la solita seduta di “politichese”.

Ci viene a raccontare che sui 22 minori ammessi, 14 voucher sono stati ritirati e 8 no, concludendo trionfalmente che “un voucher non ritirato non è un minore escluso”. Ma ci si rende conto della gravità di questa affermazione? Se una famiglia non ritira il voucher o non avvia il servizio, un amministratore empatico e responsabile si chiede perché. Si chiede se per caso dietro quel voucher non ritirato ci sia l’impossibilità di mandare il proprio figlio in un centro estivo sprovvisto di personale e di terapisti dedicati!

Noi alla burocrazia difensiva non crediamo. Noi crediamo ai fatti. E i fatti dicono che mentre l’Assessore sfoggia il report degli uffici in cui “non risultano formali segnalazioni di disservizio al Protocollo”, la realtà fuori dal Palazzo urla un’altra verità. Come la denuncia pubblica e disperata di una mamma, la signora Veronica De Angelis, che scrive nero su bianco:

«Anche a me è stato rifiutato, dicendomi che non c’era personale adatto per mio figlio e che se volevo dovevo stare io tutto il tempo con loro…».

Ecco la verità delle famiglie, Assessore. Altro che “rappresentazione alterata dei fatti”.

Se la narrazione burocratica dell’Amministrazione fosse quella reale, se davvero tutto stesse funzionando alla perfezione, ci spiega perché la Consulta dei Disabili ha appena inviato una richiesta formale di confronto pubblico straordinario chiamando in causa Lei, il Sindaco, la Dirigente, gli enti gestori e le famiglie? Se non ci sono problemi, di cosa ha paura la Sua Amministrazione? Perché la Consulta sente il bisogno di un bagno di realtà e di “profonda verità” da tenersi davanti alla cittadinanza?

La verità è che la toppa è stata peggiore del buco.

Ma c’è di più. Perché mentre l’Assessore Precchia ci fa la morale sulla “trasparenza”, sul “lavoro smentito dagli atti” e sulle “campagne mediatiche”, la trasparenza dovrebbe essere un abito da indossare sempre, non solo quando fa comodo. Noi, caro Assessore, non dimentichiamo. E non sfugge ai nostri taccuini che in questi stessi giorni altre testate d’inchiesta collegano e accendono riflettori su argomenti ben più spinosi, come certi fondi PNRR da centinaia di migliaia di euro e strani intrecci legati a progetti ed associazioni dove compaiono legami di parentela assai stretti tra dirigenti comunali e componenti della giunta caivanese.

Chi ha scheletri o conflitti d’interesse nell’armadio, prima di impartire lezioni di giornalismo e di etica pubblica a chi racconta la sofferenza delle famiglie dei disabili, farebbe bene a guardarsi in casa propria. Sulla disabilità non si fa propaganda, ha ragione Lei. Si danno risposte immediate. La Consulta ha chiesto un confronto pubblico aperto a tutti: la Stampa ci sarà. Vedremo se l’Assessore alzerà la testa dalle sue carte per guardare negli occhi le famiglie. Leggi qui la richiesta di confronto pubblico della Consulta dei Disabili 

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