Tre punti su 9, pochi. Pochissimi. Come mai, lo raccontano i tre pareggi consecutivi. Simili e avvilenti, i due interni con il Verona ed il Parma, due delle ultime sette squadre della serie A. Più che decoroso quello con l’Inter a Milano. Conclusione: il Napoli resiste bene alla capolista che gli consente una gara accorta e attendista, pur confermando le risapute lacune in difesa. Dalla sfida scudetto di Milano esce persino meglio dell’Inter. Poi? Il calendario gli concede una opportunità: due avversarie di livello medio basso, ed il Napoli non vince. I conti sono impietosi per i campioni in carica, che si sono ricandidati per il titolo. Mancano sei punti su 9. È questo il tema: diventano invalicabili formazioni più modeste. Come il troppo debole Verona che inchioda con molto affanno e altrettanto onore il 2-2, fa altrettanto rinunciando ad attaccare il Parma. Se il suo allenatore si agita come un naufrago in mare aperto, se Carlos Cuesta ex centrocampista, spagnolo si pone come dodicesimo uomo in campo con urla che arrivano da Fuorigrotta al Vomero, il suo Parma con il trentenne Estevez ed il giovane Keita fanno ragionare il reparto centrale, con il portiere Rinaldi debuttante in serie A che para il possibile e il 22enne argentino Troilo si oppone allo scatenato Hojlund uscendo nel finale stremato, comunque determina anche lui un pari amaro come una sconfitta. Conte ha scontato la prima delle due giornate di squalifica in una gabbia di vetro con telecamera, spazio angusto che ha patito più di una cella di Alcatraz, un tormento per la sua emotiva direzione dal campo, ma non sarebbe cambiato nulla. I suoi cambi sono stati puntualmente trasmessi dal luogotenente Stellini. Inutile ripensare alla reazione che lo portò all’espulsione e allo scatto, non giustificabile per un allenatore del suo prestigio ma comprensibili per un uomo che trasmette tutto il suo furore alla squadra. Bisogna capire perché il Napoli si sia incagliato in classifica. Delle tre ipotesi almeno una è quella giusta. Il Napoli gioca tutto sui nervi, ha bisogno di intervalli lunghi per riprendere la grinta che gli consentì di vincere lo scudetto 2025.
Il Napoli paga oltre misura le assenze, con un filo di malizia l’ultimo tweet di complimenti del presidente lodava il Napoli senza trascurare che il Napoli aveva bloccato l’Inter nella sua Milano nonostante gli otto infortunati.
Il Napoli a metà campionato si accorge di non trarre profitto dal dispendioso mercato, definito come si ricorderà confuso e pasticciato. Questo è il momento di inserire i nuovi. Ma quali? I migliori sono stati l’irriducibile Mazzocchi poi sostituito nella vana speranza di inserire la frenesia di un Neres non ancora al massimo, subito ritirato infatti, ed il verde talento di Frattaminore, Antonio Vergara.
Per vincere partite come queste occorre costanza di lucidità offensiva, scatti negli spazi da creare e poi cercare, lampi di genio.
Contro avversari chiusi altrimenti manca la profondità. Degli acquisti poteva dare quanto promette e non dà Lang. Degli acquisti mancano ancora Beukema, Lucca apparso alla fine, Gutierrez. Per fortuna è arrivato non certo gratis Hojlund. Come dire: un po’ gli infortuni, davvero troppi. Un po’ gli investimenti, con esiti finora impalpabili. I conti in classifica non tornano.