Napoli scivola ancora più in basso nelle classifiche sulla qualità dell’aria e si ritrova tra le città italiane con i dati più preoccupanti sul fronte dello smog. Il nuovo rapporto “Mal’aria di città” di Legambiente certifica un doppio primato negativo: terzultimo posto per i giorni di sforamento delle polveri sottili PM10 e ultimo posto per il biossido di azoto. Un arretramento netto rispetto all’anno precedente, che conferma una tendenza difficile da invertire e che colloca il capoluogo campano accanto ai casi più critici del Paese.
Nel quadro nazionale, mentre il numero delle città bocciate per i superamenti del PM10 scende da 25 a 13, Napoli va in controtendenza. Se nel rapporto 2025, basato sui dati del 2024, la città non rispettava i target ma restava fuori dal gruppo di testa delle peggiori, oggi è “tristemente terzultima”. Un peggioramento che pesa anche nel confronto con Palermo e Milano, le uniche due città che fanno peggio per numero di giorni oltre i limiti.
Entrando nel dettaglio delle polveri sottili, Napoli registra 64 giorni di sforamento del limite giornaliero di PM10. Peggio fanno solo Palermo con 89 giorni e Milano con 66, seguite da Ragusa con 61. Nel 2024 Napoli si era fermata a 57 giorni, segno di un peggioramento sensibile. La media annuale di concentrazione è pari a 41 microgrammi per metro cubo, ben oltre i limiti europei che fissano una soglia di 50 microgrammi per un massimo di 35 giorni all’anno.
A livello nazionale la situazione resta critica anche per il PM2.5: il 73% delle città monitorate supera la media annuale di 10 microgrammi per metro cubo. Napoli rientra in questo gruppo, pur restando distante dai casi più estremi come Monza, Cremona, Rovigo e Milano. Guardando agli obiettivi 2030 fissati dalla revisione della direttiva europea sulla qualità dell’aria, il 53% dei capoluoghi italiani non rispetta già oggi il limite di 20 microgrammi per metro cubo di PM10. Napoli figura nella top ten delle città più lontane dal target.
Il problema non riguarda solo il capoluogo. In Campania, su 33 comuni monitorati, nove superano la soglia dei 35 giorni annui oltre il limite di PM10. In testa c’è Acerra con 92 giorni, seguita da San Vitaliano con 84, Teverola con 74 e Casoria con 72. Sopra soglia anche Aversa, San Felice a Cancello, Maddaloni e Marcianise. Tra le città campane “fuorilegge”, cinque sono in provincia di Caserta.
Proiettando i dati al 2030, il 74% dei comuni campani presenta medie annuali di PM10 superiori ai limiti previsti. Solo sei rientrano già oggi nei parametri: Portici, Ottati, Pignataro Maggiore, Polla, Pratella e Presenzano. Per il PM2.5 la situazione è ancora più allarmante: su 23 città campane con dati completi, solo Ottati rispetta il target 2030. A San Vitaliano e Casoria si registrano valori medi annui particolarmente elevati.
Ancora più critico il dato sul biossido di azoto. Napoli si colloca all’ultimo posto della classifica nazionale rispetto agli obiettivi futuri, pur rispettando ancora i parametri attuali. Il valore medio registrato è di 38 microgrammi per metro cubo, a fronte di un limite 2030 fissato a 20. Questo implica una riduzione necessaria del 47%. Dietro Napoli figurano Torino, Palermo, Milano, Como e Catania. Situazioni critiche anche in Campania a San Vitaliano, dove serve un taglio del 49%, e a Volla con il 41%.
Secondo Legambiente, la risposta deve essere strutturale. «La lotta all’inquinamento atmosferico può e deve diventare un obiettivo strutturale delle politiche ambientali», sottolinea Francesca Ferro. «Bisogna investire con continuità nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile». E ancora: serve «accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e il superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e dal comparto industriale». Parole che fotografano un’emergenza cronica e un ritardo che, per Napoli e la Campania, rischia di diventare strutturale.