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Cronaca

Camorra, il delitto annunciato di Scisciano: otto fermi per l’omicidio Colalongo

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SCISCIANO – Non era un sospetto, era una certezza. Ottavio Colalongo sentiva il fiato sul collo, percepiva che i vertici della malavita locale avevano già emesso la sua sentenza. «Il mio nome “cammina” troppo tra Scisciano e Afragola», diceva. Un mese dopo quelle parole, il 17 dicembre scorso, il commando è entrato in azione, trasformando i suoi timori in una brutale realtà di sangue.

Nelle scorse ore, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un decreto di fermo, emesso dalla DDA di Napoli e firmato dal pm Henry John Woodcock, nei confronti di otto persone. Sono accusate, a vario titolo, di aver pianificato ed eseguito l’omicidio, con l’aggravante del metodo mafioso. La sera del delitto, Colalongo viaggiava a bordo del suo scooter Honda Sh tra le strade di Scisciano. I killer lo hanno affiancato in corsa, aprendo il fuoco. Dopo averlo fatto cadere, si sono avvicinati per il “colpo di grazia”: un proiettile dritto al volto mentre era già a terra. Un marchio di fabbrica della camorra, un segnale inequivocabile inviato a chiunque restasse fedele alla fazione opposta. L’inchiesta ricostruisce una mappa criminale in continua ebollizione. Il delitto Colalongo si inserisce nella faida tra due blocchi contrapposti che si contendono il controllo dei traffici illeciti tra Marigliano, Scisciano e San Vitaliano:

L’asse Luongo-Covone-Aloia: Una federazione criminale potente, con legami che si estendono fino ad Acerra e Avellino. Il gruppo Filippini: La fazione di cui Colalongo faceva parte. I documenti dell’inchiesta restituiscono il ritratto di un uomo che viveva i suoi ultimi giorni in uno stato di costante allerta. Oltre alla paura per la propria incolumità, Colalongo lamentava nelle intercettazioni anche un drastico calo delle entrate:

«Con duemila euro a settimana… io mi conservavo 400 euro. Ma se mi mandi 500 euro a settimana, non ce la faccio neanche a far mangiare i figli miei». Ma è il timore della ritorsione dei clan di Afragola a tormentarlo maggiormente. Aveva persino raccontato di aver negato la propria identità durante un incontro casuale per strada, sperando di prendere tempo. «Io mi so muovere, mica sono uno sprovveduto», diceva per rassicurare se stesso. Nonostante l’esperienza e la cautela, la “macchina della vendetta” coordinata dai vertici del gruppo rivale (attualmente già detenuti) non gli ha lasciato scampo. I fermi eseguiti tra le province di Napoli e Avellino rappresentano una risposta immediata dello Stato a un’escalation di violenza che rischiava di incendiare l’intero hinterland. Le indagini proseguono ora per identificare eventuali altri fiancheggiatori che hanno garantito supporto logistico al commando quella sera di dicembre.

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Caso Monaldi: sequestrato il contenitore del cuore. Al via le perizie sul sistema di trasporto.

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I carabinieri del Nas di Napoli, su delega della Procura, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per trasportare il cuore – poi risultato danneggiato – trapiantato al bimbo di due anni e quattro mesi che ora si trova in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi. Sul box, un vero e proprio sistema di conservazione e trasporto organi, progettato per mantenere l’organo a temperature controllate, è prevista una perizia da parte di consulenti che verranno appositamente nominati dagli inquirenti.

l piccolo adesso è tenuto dai sanitari in coma farmacologico, collegato ad un macchinario salvavita che svolge le funzioni del cuore con ECMO/Extra Corporeal Membrane Oxygenation ovvero circolazione esterna extra corporea. 

L’asettico linguaggio medico spiega che la procedura che consente al bimbo di sopravvivere comporta un “rischio significativo” di deterioramento di organi fondamentali come reni (più del 50% dei casi) e fegato (16% dei pazienti), complicanze che vanno dall’ischemia degli arti alle infiammazioni polmonari e alla sepsi. 

Dopo ormai 50 giorni, “Al mio bimbo è stato riscontrato un ittero – dice  a NapoliToday la mamma, accompagnata dall’avvocato Francesco Petruzzi, specializzato in cause civili di risarcimento – la situazione che più preoccupa al momento quindi riguarda il fegato. Sono poi sotto osservazione i polmoni”. 

Prima della telefonata che annunciava il trapianto il piccolo seguiva una terapia farmacologica ma “Giocava, mangiava, era a casa con noi. Adesso è in coma farmacologico e il tempo continua a scorrere”: non ha più parole e neanche lacrime la mamma del bimbo, solo la speranza in un miracolo: “Voglio solo un cuore che funziona per il mio bambino”. 

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SECONDIGLIANO: ACCOLTELLA I FRATELLI ARRESTATO 38ENNE

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Una scena da film dell’orrore quella che si sono trovati davanti i Carabinieri della stazione di Secondigliano, intervenuti d’urgenza in un appartamento del quartiere in seguito a una segnalata escalation di violenza. Al loro arrivo, i militari sono stati accolti dalle urla strazianti dei presenti e da evidenti tracce di sangue sparse per l’abitazione.

Ad innescare il caos è stato un 38enne del posto, che in preda a un raptus ha prima aggredito violentemente il fratello più piccolo, un ragazzo di 20 anni, per poi scagliarsi contro l’altro fratello di 40 anni. Quest’ultimo ha avuto la peggio: è stato infatti raggiunto alla coscia da un fendente sferrato con un grosso coltello da cucina.

L’intervento tempestivo dei Carabinieri, allertati tramite il 112, ha permesso di bloccare l’aggressore prima che la situazione degenerasse ulteriormente. Mentre il personale del 118 prestava le prime cure ai feriti, i militari hanno iniziato a ricostruire un quadro familiare drammatico. Quello di ieri sera, infatti, non sarebbe un episodio isolato: secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe messo in atto maltrattamenti reiterati nel tempo non solo verso i fratelli, ma anche nei confronti dei genitori.

Dietro la furia del 38enne, secondo gli inquirenti, potrebbe esserci l’ombra della tossicodipendenza, che avrebbe esasperato i conflitti domestici fino al tragico epilogo.

L’uomo è stato tratto in arresto e trasferito in carcere in attesa di giudizio. Per i due fratelli aggrediti, medicati dal personale sanitario, la prognosi è rispettivamente di 4 e 6 giorni per le ferite riportate.

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Frana a Vietri sul Mare: costone “scavernato”, evacuati e Costiera spezzata in due

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Nel pomeriggio di ieri una frana si è verificata a Vietri sul Mare, in via Madonna dell’Arco, nella frazione Marina. Le pietre avrebbero colpito alcune case sottostanti ma per fortuna, stando a quanto fa sapere il sindaco Giovanni De Simone, non si registrano feriti.

Sono circa 50 i metri cubi di detriti che si sono distaccati dal costone roccioso a Vietri sul Mare, provocando lo sgombero precauzionale di sei nuclei familiari. Lo rende noto l’assessora alla Protezione Civile della Regione Campania, Fiorella Zabatta, dopo aver acquisito le notizie dal Direttore generale della Protezione Civile regionale, Italo Giulivo, che si è recato personalmente sul posto per un sopralluogo immediato, unitamente ai tecnici del Genio Civile di Salerno.

Il costone risulta scavernato per una profondità stimata tra i 5 e i 6 metri. La frana riguarda il crollo di materiale detritico da una parete in forte pendenza. Il cumulo, delle dimensioni stimate di almeno 50 metri cubi, si è arrestato a ridosso di un fabbricato alla base del versante, producendo danni all’edificio stesso. Per questo motivo, precauzionalmente, sono stati sgomberati i sei nuclei familiari. Sono in corso le valutazioni tecniche del caso” – ha dichiarato l’assessora Zabatta.

La Protezione Civile regionale è in stretto raccordo con il Comune di Vietri sul Mare e con le autorità territoriali, nonché con i Vigili del Fuoco presenti sul posto. In giornata l’assessora prenderà parte al Centro Coordinamento Soccorsi convocato in Prefettura per fare il punto sulle ulteriori azioni da intraprendere.

L’amministrazione comunale ha annunciato la totale chiusura della SS. 163 Amalfitana al km 48,3 in attesa di ulteriori ispezioni idrogeologica in programma per la giornata di oggi. “Il provvedimento di sgombero di alcune famiglie e la decisione di chiudere momentaneamente la SS.163 Amalfitana in entrambi i sensi nella zona dove insiste la frana sono il segno della gravità della situazione” – ha dichiarato il primo cittadino.

“Ci attendiamo di conoscere la reale portata dei danni e soprattutto i tempi di ripristino del costone. Con il presidente della Conferenza dei Sindaci della Costiera Amalfitana e primo cittadino di Cetara Fortunato Della Monica sono a rilanciare la necessità di sollecitare il governo nazionale, la Regione Campania e tutti gli enti preposti per l’attuazione di un piano pratico e fattibile che preveda da Vietri e fino a Positano seri interventi di messa in sicurezza dell’intera Costa d’Amalfi. Non si può più solo sperare che la natura non faccia il suo corso, ci vogliono invece volontà e risorse per garantire la sicurezza di tutti i cittadini della costiera ed i suoi ospiti”.

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