CAIVANO – A volte, nel lavoro giornalistico, arriva il momento in cui non è più sufficiente riportare le versioni ufficiali. Non per sfiducia pregiudiziale, ma perché la realtà amministrativa è spesso più complessa della comunicazione politica.
È quello che accade a Caivano dopo la nota con cui l’Amministrazione comunale ha annunciato che Prefettura e Città Metropolitana avrebbero “confermato in modo inequivocabile” la piena legittimità del Sindaco Antonio Angelino, invitando tutti a mettere la parola fine alla questione dell’ineleggibilità. Un messaggio chiaro, rassicurante, amplificato sui social come un verdetto definitivo. Peccato che, leggendo con attenzione gli atti, quella parola “fine” appaia quantomeno affrettata.
La comunicazione dice una cosa, gli atti un’altra
Nel comunicato si afferma che il Sindaco, quando ricopriva l’incarico presso la Città Metropolitana, non esercitava alcuna funzione di coordinamento e che ciò sarebbe stato “accertato”. Eppure esiste una determinazione dirigenziale che attribuisce al dott. Angelino un incarico di Elevata Qualificazione che comprende espressamente il coordinamento del sistema informativo degli immobili scolastici. E lo stesso incarico è descritto come tale anche nel curriculum vitae ufficiale pubblicato sul sito del Comune di Caivano. Scaricabile qui.
Documenti istituzionali, non interpretazioni politiche. Da qui una domanda semplice, che la comunicazione ufficiale non affronta: in quale momento e con quale atto formale quell’incarico avrebbe perso la sua natura di coordinamento?
Il nodo economico: coordinare (o non coordinare) non è indifferente
C’è poi un aspetto che raramente entra nel dibattito pubblico, ma che riguarda direttamente l’uso delle risorse pubbliche. Un incarico di Elevata Qualificazione con funzioni di coordinamento presuppone anche un trattamento economico coerente, comprensivo delle indennità previste per quel livello di responsabilità.
Se l’incarico era davvero di coordinamento, è legittimo che sia stato retribuito come tale. Ma se oggi si sostiene che quel coordinamento in realtà non esisteva, allora si apre una questione tutt’altro che secondaria: la Città Metropolitana avrebbe corrisposto un trattamento economico da coordinatore a un funzionario che, secondo la nuova narrazione, non coordinava nulla. Non è un’accusa, ma una conseguenza logica che merita quantomeno una verifica.
Il ruolo della Prefettura: chiarimento o semplice trasmissione?
Un ulteriore elemento che merita attenzione riguarda il ruolo svolto dalla Prefettura di Napoli, più volte richiamata nella comunicazione ufficiale come soggetto che avrebbe “chiarito definitivamente” la vicenda.
Dalla lettura della nota prefettizia, tuttavia, emerge un dato difficilmente contestabile: la Prefettura non formula una propria interpretazione autonoma dei fatti, né svolge un’istruttoria indipendente sulla natura dell’incarico ricoperto da Antonio Angelino.
La risposta dell’Ufficio Territoriale del Governo si limita infatti a trasmettere e recepire integralmente il parere del Segretario Generale della Città Metropolitana, senza confrontarlo con: il contenuto letterale della determinazione dirigenziale; la documentazione ufficiale pubblicata sul sito del Comune; né con eventuali profili ulteriori, come quello della mancata collocazione in aspettativa.
In altri termini, più che a un accertamento diretto, ci si trova di fronte a una presa d’atto di quanto dichiarato da uno dei soggetti istituzionalmente coinvolti nella vicenda. Una modalità legittima sul piano formale, ma che difficilmente può essere presentata, sul piano sostanziale, come una “verifica risolutiva” o come un’interpretazione terza e imparziale capace di chiudere ogni questione.
Il grande assente: l’aspettativa
Resta poi completamente fuori dalla comunicazione del Comune il tema della collocazione in aspettativa. Dagli atti disponibili non risulta che, prima della candidatura a Sindaco, Antonio Angelino abbia richiesto l’aspettativa dall’incarico ricoperto presso la Città Metropolitana.
Un dato amministrativo che o esiste o non esiste, ma che non viene mai affrontato, mentre la vicenda viene liquidata come “inesistente”.
Il curriculum e la percezione degli elettori
C’è infine un ultimo aspetto, più sottile ma non meno rilevante. Quel curriculum ufficiale, che descrive Antonio Angelino come titolare di incarichi di coordinamento e responsabilità, è stato pubblicamente consultabile durante la campagna elettorale. È legittimo chiedersi se – anche solo per un voto – quella rappresentazione delle competenze abbia inciso sulla percezione degli elettori.
Perché tra l’immagine di un dirigente o coordinatore e quella di un semplice funzionario, agli occhi di una comunità chiamata a scegliere chi debba amministrare una città complessa come Caivano, la differenza può apparire rilevante.
Non si tratta di mettere in discussione il voto, ma di interrogarsi sulla correttezza e completezza delle informazioni che hanno contribuito a formare quel voto.
Insomma. A Caivano si votava per un coordinatore e ci si è ritrovati, a sentire le carte, con uno che coordinava così poco da non coordinare nemmeno se stesso. Agli elettori era stato presentato un responsabile. A governare, invece, sarebbe rimasto — sempre secondo la versione ufficiale — un semplice funzionario della Città Metropolitana: uno che non dirige, non coordina e, al massimo, smista pratiche. Insomma: dal timone alla fotocopiatrice.
Perché non basta dire che è tutto chiarito
Quando una questione articolata viene archiviata con un comunicato, senza affrontare nel merito: le incongruenze tra atti e interpretazioni, i riflessi economici dell’incarico, il tema dell’aspettativa, e il ruolo della comunicazione pubblica delle competenze, il lavoro di chi fa informazione non può dirsi concluso.
Per questo ho ritenuto necessario trasmettere esposti documentali alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti e all’Autorità Nazionale Anticorruzione, affinché ciascun organo svolga le verifiche di competenza, sulla base dei documenti ufficiali.
Trasparenza non si proclama
Dire che “la verità dei fatti ha prevalso” è una formula efficace. Dimostrare quella verità, atto per atto, dato per dato, è un’altra cosa. Finché esisteranno documenti che parlano di coordinamento e comunicazioni che lo negano; finché resteranno aperti interrogativi sull’uso delle risorse pubbliche e sulla rappresentazione delle competenze; finché una questione amministrativa verrà liquidata come un fastidio da archiviare, raccontare, verificare e chiedere chiarimenti non sarà un attacco alle istituzioni. Sarà semplicemente giornalismo.