Resta sintonizzato

Caivano

CAIVANO. Capannoni, voti e rapporti con il capoclan: Il Sindaco davanti alla solita resa dei conti

Pubblicato

il

CAIVANO – In via Fleming (già via Fosso del Lupo), insiste da oltre quindici anni un complesso di capannoni industriali abusivi di circa 1.490 metri quadrati, realizzati su un’area censita al foglio 21, particella 630 del catasto comunale. Una struttura imponente, non un abuso marginale. Un insediamento produttivo vero e proprio, utilizzato per attività imprenditoriali e per la locazione a terzi, capace di generare reddito costante.

Nel 2011, il Comune di Caivano emette un’ordinanza di demolizione, accertando l’assenza di titolo edilizio e la violazione delle norme urbanistiche. L’atto è chiaro: quei capannoni sono abusivi e vanno rimossi. Nel 2012, i proprietari – i fratelli Frezza – impugnano l’ordinanza davanti al TAR Campania. Presentano istanze, depositano atti, tentano la strada della sanatoria.

Poi, il silenzio. Il ricorso non viene mai portato a decisione. Nessuna udienza di merito. Nessuna sentenza. Il procedimento muore per inerzia dei ricorrenti, e il TAR dichiara il ricorso perento. Tradotto: la giustizia amministrativa non entra mai nel merito, l’ordinanza resta valida, ma il Comune non fa il passo successivo.

E quel passo successivo, previsto dalla legge, sarebbe stato uno solo: accertare formalmente l’inottemperanza e acquisire gratuitamente i capannoni al patrimonio comunale. Un atto dovuto, non una scelta discrezionale. Un atto che avrebbe impedito ciò che invece è accaduto: anni di sfruttamento economico di un abuso edilizio, sotto gli occhi di tutti.

Perché mentre le carte restavano ferme, quei capannoni non sono mai stati un relitto abbandonato. Sono stati utilizzati, affittati, monetizzati. Le pigioni sono entrate nelle tasche private dei proprietari, non in quelle del Comune. E intanto Caivano continuava a raccontarsi la favola della legalità possibile “domani”.

Fin qui i fatti. Ora viene la politica. E qui la storia cambia tono. I fratelli Frezza non sono soggetti estranei alla vita pubblica cittadina. Sono stati capi elettori del nuovo sindaco Antonio Angelino, protagonisti attivi della sua elezione. Un loro conoscente indiretto (parente di amici storici di famiglia), Antonio Esposito, siede oggi in Consiglio comunale nella lista “Caivano 2.0”. È legittimo? Certo. È politicamente neutro? Assolutamente no.

Da questo intreccio nasce una convinzione diffusa, arrogante, pericolosa: l’idea che l’amministrazione sia cosa propria, che alcune questioni possano finalmente essere “sistemate” perché adesso si comanda. Una convinzione che sembra aver trovato persino riscontri materiali, come la pavimentazione con lastricato in cemento di un’area che il PRG classifica come zona arborea, piegata a uso funzionale per garantire l’accesso ai capannoni abusivi, effettuata subito dopo l’elezione a Sindaco di Antonio Angelino. Un gesto che non è distrazione: è senso di impunità.

Ma il quadro si fa ancora più inquietante se si allarga lo sguardo. Tra le aziende riconducibili ai Frezza e Antonio Angelino detto “Tubiuccio”, capo clan oggi detenuto dopo l’inchiesta del 2023 che ha travolto politici e funzionari della precedente amministrazione, è accertato un rapporto lavorativo. Il capoclan è stato dipendente della Ceramiche Frezza srl – una società di proprietà dei fratelli Nicola e Antonio Frezza – dal 2021 (anno in cui fu scarcerato) al 2023 (anno in cui è stato arrestato) . Un fatto. Non un’opinione.

Questo non significa colpe penali automatiche. Significa qualcosa di più sottile e più grave: la continuità di un sistema di relazioni, di un modo di stare sul territorio, di una commistione tra impresa, consenso e potere che a Caivano ha prodotto solo devastazione.

È così che qui si fanno le campagne elettorali da decenni: non sulle idee, ma sugli interessi personali. Non sui programmi, ma sulle aspettative private. Non sul bene comune, ma sulla promessa non detta che “poi vediamo”. E i capannoni abusivi dei Frezza rischiano di essere una di quelle promesse.

Oggi Antonio Angelino non può più rifugiarsi nell’ambiguità. Non può parlare di legalità e poi tollerare che un abuso macroscopico continui a produrre reddito privato. Non può invocare il cambiamento e poi lasciare che il passato si ripresenti con nuovi abiti.

La scelta è una sola, ed è tutta politica: acquisire definitivamente quei capannoni al patrimonio comunale, se ne ricorrono i presupposti di legge. Non per vendetta, non per accanimento, ma per ristabilire un principio elementare: a Caivano l’abuso non paga.

Se questa amministrazione deciderà ancora una volta di non decidere, allora sarà chiaro che il voto non ha cambiato il sistema, ma lo ha solo rafforzato. E quei capannoni resteranno lì, non solo come ferita urbanistica, ma come simbolo plastico di una città che continua a piegarsi agli interessi dei soliti noti. Oggi Antonio Angelino è davanti a una scelta che vale un’intera consiliatura. O dimostra di essere il sindaco di Caivano. O diventa l’ennesimo garante di un equilibrio che ha già fatto troppi danni.

Continua a leggere
Pubblicità

Afragola

Afragola, una panchina rossa per Martina Carbonaro: le Istituzioni e le Scuole unite contro la violenza di genere

Pubblicato

il

AFRAGOLA – Il piazzale dell’Azienda Consortile dei Servizi Sociali di Afragola si è tinto di rosso. Non solo il rosso di una panchina appena svelata, ma quello di una ferita che la comunità ha deciso di trasformare in testimonianza viva. Nella mattinata di giovedì 12 febbraio, le istituzioni, le scuole e la cittadinanza si sono riunite per inaugurare un simbolo in memoria di Martina Carbonaro, la quattordicenne vittima di un tragico femminicidio nel maggio 2025.

L’evento si inserisce nella cornice della campagna nazionale “Questo non è amore”, un’iniziativa che mira a scardinare i retaggi della violenza di genere partendo dalla sensibilizzazione dei più giovani. Un momento fortemente voluto dal Direttore dell’Azienda Consortile, Umberto Setola, che ha ribadito come i Servizi Sociali debbano essere, oggi più che mai, un presidio di legalità e un porto sicuro per chi vive nel terrore.

Particolarmente toccante l’intervento della Dottoressa Anna Giugliano, coordinatrice dei servizi, che ha rivolto un incoraggiamento accorato a tutte le donne: “Avvicinatevi a questa panchina, non siete sole. Siamo qui per accompagnarvi oltre il buio”. In un abbraccio che ha commosso i presenti, la dottoressa ha sostenuto la mamma di Martina, definendo quella fragilità condivisa come l’unica base reale da cui ripartire per ricostruire dignità e speranza.

Al fianco della famiglia, le massime autorità: il Commissario Prefettizio Fernando Mone, insieme alla sub-commissaria Rossana Iovine, ha richiamato la necessità di una vigilanza costante, mentre il Questore di Napoli, Maurizio Agricola, ha evidenziato come il fenomeno della violenza di genere richieda una “rete” istituzionale e sociale inscindibile, unico vero scudo preventivo.

Il sagrato dell’Azienda è stato invaso dai ragazzi degli istituti superiori Pertini, Dalla Chiesa, Brunelleschi e Sereni. Sono stati loro, con la lettura di poesie sul “labirinto delle ombre” e riflessioni cariche di maturità, a farsi sentinelle di una nuova cultura del rispetto. La benedizione del sacerdote ha poi consacrato la panchina come luogo di sosta e riflessione, un invito a spezzare l’orgoglio per lasciare spazio all’ascolto.

Sulla targa affissa alla panchina, poche parole racchiudono un impegno solenne: “In memoria di Martina, vittima di violenza, affinché il suo nome rimanga impresso simbolo di rispetto”.

“Martina vivrà sempre”, ha sussurrato la madre ai nostri microfoni. E da oggi, tra i corridoi dei servizi sociali e gli occhi dei ragazzi di Afragola, Martina non è più solo un ricordo, ma un cammino comune verso la giustizia.

Continua a leggere

Caivano

Licenziamenti a Caivano, Penza scrive alla Premier: “Non abbandonate questi lavoratori”

Pubblicato

il

CAIVANO – La vicenda dei 32 licenziamenti nello stabilimento di Harmont & Blaine a Caivano arriva ora sul tavolo del Governo.
Il deputato Pasqualino Penza ha infatti inviato una lettera formale alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un intervento diretto per scongiurare il progressivo smantellamento del polo produttivo locale.

Una presa di posizione netta, che nasce — scrive il parlamentare — “dalla preoccupazione per il futuro occupazionale di decine di famiglie e per il destino industriale di un territorio già duramente provato”.

Di seguito, il testo integrale della mail inviata alla Premier.

La lettera di Pasqualino Penza a Giorgia Meloni

“Gentile Presidente del Consiglio, Le scrivo in merito alla grave situazione occupazionale che sta interessando lo stabilimento della Harmont & Blaine sito nel Comune di Caivano, dove è stata avviata una procedura di licenziamento che coinvolge 32 lavoratori, pari a circa un quarto dell’intera forza lavoro del sito produttivo.
Tale decisione sta generando forte preoccupazione sociale in un territorio già profondamente segnato da criticità economiche e da un’esposizione mediatica che negli ultimi anni ha contribuito ad alimentare una narrazione spesso stigmatizzante nei confronti della comunità locale. Caivano ha già sopportato un peso significativo in termini di immagine e impatto sociale a seguito di interventi straordinari e rappresentazioni mediatiche che ne hanno accentuato le fragilità, senza sempre valorizzarne le energie sane, produttive e laboriose.
In questo contesto, la perdita di 32 posti di lavoro rappresenta un colpo durissimo non solo per le famiglie direttamente coinvolte, ma per l’intero tessuto economico e sociale cittadino. È inaccettabile che una realtà imprenditoriale di rilievo nazionale, simbolo del Made in Italy, scelga di procedere con una riduzione così significativa del personale senza che siano state esplorate fino in fondo soluzioni alternative condivise con le parti sociali.
Ritengo indispensabile un intervento immediato del Governo volto a: convocare con urgenza un tavolo istituzionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy; verificare la correttezza della procedura avviata e l’effettiva sussistenza delle motivazioni economiche addotte; esplorare strumenti di sostegno e ammortizzatori sociali che possano evitare o ridurre il numero dei licenziamenti; definire un piano di rilancio produttivo che salvaguardi l’occupazione e la continuità industriale del sito di Caivano.
Caivano non può e non deve diventare il luogo dove si scaricano le difficoltà aziendali. Al contrario, deve essere sostenuta con politiche attive del lavoro, investimenti e tutela concreta dell’occupazione.
Confido nella Sua sensibilità istituzionale e in un tempestivo intervento del Governo affinché venga tutelata la dignità dei lavoratori e la stabilità sociale di un territorio che chiede rispetto e opportunità, non ulteriori penalizzazioni.
In attesa di un Suo cortese riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.
On. Pasqualino Penza
Deputato della Repubblica
Componente e Segretario I Commissione Affari Costituzionali
Camera dei Deputati”

Continua a leggere

Caivano

CAIVANO. La fabbrica che licenzia è il fallimento annunciato di un modello

Pubblicato

il

CAIVANO – C’è una formula che ricorre sempre quando un’azienda decide di tagliare: dinamiche sfavorevoli del mercato. È una frase elegante, neutra, asettica. Non ferisce nessuno, non accusa nessuno, non chiede conto a nessuno. Eppure, dietro quelle tre parole si nascondono spesso storie di scelte sbagliate, di strategie miopi, di territori lasciati soli.

È con questa formula che la Harmont & Blaine ha comunicato il licenziamento collettivo di 32 lavoratori nello stabilimento di Caivano. Trentadue persone su centoventinove. Quasi un quarto della forza lavoro. Un taglio chirurgico, preciso, che colpisce un solo pezzo della catena mentre altrove — a Milano, nei negozi del Nord, nelle vetrine luccicanti — tutto continua come prima. Il mercato va male, si dice. Ma va male solo qui?

I lavoratori raccontano altro. Parlano di scelte discutibili, di organizzazione inefficiente, di una gestione che ha progressivamente indebolito lo stabilimento. Raccontano che il problema non è solo quanto si vende, ma come si produce, come si investe, come si pianifica. E qui si apre una ferita più profonda.

Perché questo licenziamento non è un episodio isolato. È l’ennesimo tassello di una crisi che in Campania dura da anni. Il comparto tessile-abbigliamento, un tempo spina dorsale di interi territori, oggi resiste a fatica. Imprese piccole, sottocapitalizzate, lasciate sole davanti alla concorrenza globale. Produzione in calo, commesse che migrano, manodopera che invecchia senza ricambio.

Nel 2024 il settore moda ha perso terreno in tutta Italia. Nel Mezzogiorno, dove le imprese sono più fragili, l’impatto è stato più violento. Nel 2025, solo nei primi mesi, centinaia di lavoratori campani sono finiti nei circuiti della mobilità e degli ammortizzatori sociali. Numeri che raramente diventano notizia, ma che raccontano un declino silenzioso. Dentro questo scenario si muove Caivano.

Una città che da tempo vive sospesa tra emergenza e promessa. Tra interventi straordinari e assenza di politiche ordinarie. Tra attenzione mediatica e abbandono strutturale. Ed è qui che entra in scena il cosiddetto “Modello Caivano”. Presentato come esempio di rinascita, promosso dal governo di Giorgia Meloni, celebrato come prova che lo Stato “c’è”, avrebbe dovuto rappresentare un cambio di paradigma. Un investimento sulla normalità. Sull’economia reale. Sul lavoro. Invece si è fermato in superficie.

Si è intervenuti sugli spazi, sull’ordine pubblico, sull’immagine. Si è messa una mano sul decoro, non sul motore. Si è lucidato il guscio, lasciando vuoto l’interno. Eppure, la vera emergenza di Caivano non è mai stata solo urbanistica. È produttiva. È occupazionale. È sociale.

Lo ha detto più volte anche Matteo Renzi, quando parla di economia reale: senza imprese sane, senza filiere, senza lavoro stabile, non esiste riscatto possibile. Esiste solo assistenza. Esiste solo sopravvivenza. E Caivano non ha bisogno di sopravvivere. Ha bisogno di vivere.

In questo contesto, il ruolo del Sindaco diventa cruciale. E allo stesso tempo limitato. Un Sindaco non può impedire un licenziamento. La legge non glielo consente. Non può sostituirsi all’imprenditore. Non può commissariare un mercato. Ma può — e deve — fare politica nel senso più alto del termine.

Può costruire alleanze istituzionali. Può pretendere tavoli di crisi. Può chiamare in causa Regione e Ministero. Può trasformare una vertenza in una questione pubblica. Può rompere il silenzio. Quello che non può fare è accontentarsi del ruolo di testimonial.

Negli ultimi mesi, invece, abbiamo ascoltato troppe volte parole di gratitudine verso il governo. Ringraziamenti rituali. Inchini social. Dichiarazioni rassicuranti. Narrazioni ottimistiche. Una postura che stride con la realtà di chi oggi presidia i cancelli di una fabbrica. Ringraziare mentre si perdono posti di lavoro significa non vedere, o non voler vedere.

Da anni Minformo denuncia questa deriva: una politica che preferisce raccontare il cambiamento invece di costruirlo. Che confonde la comunicazione con la strategia. Che scambia l’evento per lo sviluppo. Oggi i fatti confermano quelle analisi. I 32 licenziamenti non sono un incidente. Sono una conseguenza. Sono il primo segnale evidente che senza una politica industriale seria, senza una visione di lungo periodo, senza investimenti veri, il “modello” resta uno slogan. E gli slogan non salvano nessuno.

Questa vicenda ci dice una cosa semplice e brutale: non esiste sicurezza, legalità, dignità senza lavoro. Non esiste rinascita senza produzione. Non esiste futuro senza occupazione stabile. A queste latitudini, la dignità è sempre stata conquistata con la fatica delle mani, con le ore in fabbrica, con i turni, con i sacrifici. Non con le conferenze stampa. Se la politica non torna a occuparsi di questo, se non mette al centro il lavoro vero, quello che produce reddito e autonomia, allora Caivano resterà prigioniera dell’emergenza permanente. I licenziamenti di oggi sono solo il primo assaggio. Il primo campanello. La prima crepa visibile. Ignorarla significa prepararsi al crollo.

Continua a leggere

Popolari

Copyright © 2020 Minformo - Testata giornalistica reg. 20/2016 Tribunale Napoli Nord - Direttore Responsabile Mario Abenante - info@minformo.com - Privacy Policy