Resta sintonizzato

Caivano

CAIVANO, la politica dell’“è presto”: cronaca di una conferenza stampa inutile

Pubblicato

il

CAIVANO – C’è un modo infallibile per capire quando un’Amministrazione è in affanno: organizza conferenze stampa per dire che non è ancora pronta a rispondere. Ed è esattamente quello che è accaduto stamattina nel castello medievale di Caivano, nella Biblioteca comunale, trasformata per l’occasione in una scenografia di cartapesta dove l’unica cosa davvero solida era l’improvvisazione. La conferenza stampa di avvio del servizio di igiene urbana doveva chiarire. Ha invece certificato un fatto semplice: questa Amministrazione ha fretta di apparire, ma non il tempo – o la capacità – di spiegare.

A più riprese, l’Assessora all’Ambiente Raffaella Crispino ha ribadito di essere stata “investita da poco” dell’incarico, di conoscere solo una parte dei dossier, di non poter entrare nel merito di questioni più complesse. Dichiarazioni oneste, per carità. Ma allora sorge spontanea la domanda madre, quella che nessuno ha voluto fare dal palco ma che rimbalzava tra i cronisti come una pallina da flipper:

Perché fare questa presentazione oggi? Per comunicare che è troppo presto per parlare?
Per dirci che è troppo presto per fare domande? O per chiarire che le responsabilità si affronteranno in una data futura, che magari verrà comunicata con congruo anticipo, così nel frattempo cittadini e stampa possono accomodarsi, spegnere i microfoni e attendere? Perché se il messaggio è questo, basterebbe dirlo chiaramente: “Fino a nuovo avviso non chiedeteci conto di nulla”. Sarebbe almeno una posizione coerente.

Ma la conferenza stampa ha regalato il suo momento clou quando, alla domanda del sottoscritto sul Piano Industriale del Servizio di Igiene Urbana e sulle ricadute economiche per il Comune – temi già oggetto di denuncia giornalistica e di attenzione della magistratura – è accaduto l’inevitabile.

Prima ancora che l’Assessora Raffaella Crispino potesse rispondere, il Sindaco Angelino è intervenuto strappando visivamente il microfono, con la delicatezza istituzionale di un bodyguard in discoteca, dichiarando:“A questa domanda rispondo io, perché evidentemente alcune cose l’assessora non le ha seguite.” Traduzione simultanea: l’assessora è assessora, ma solo finché non si parla di cose serie.

E qui le domande si moltiplicano, come i sacchetti dell’indifferenziata nei giorni di sciopero: Perché far presenziare un’assessora sapendo che su temi centrali sarebbe risultata impreparata? Perché esporla al pubblico ludibrio? Perché delegittimare il suo ruolo davanti a stampa e cittadini? Se l’Assessora non ha avuto, in quell’istante, un sussulto di dignità istituzionale tale da rimettere il mandato, il motivo lo conosce solo lei. Ma l’immagine è rimasta impressa: un sindaco che accentra, un assessore che arretra, una giunta che sembra un’orchestra senza spartito.

Non meno surreale il passaggio sulle indagini aperte dalla Procura e dalla Prefettura, successive ai nostri editoriali sull’errore di calcolo del costo del personale (leggi qui) e sulla stabilizzazione di parenti di boss e pregiudicati durante il passaggio di cantiere (leggi qui). Il Sindaco, cogliendo l’occasione come un centravanti in area, tenta di delegittimare il lavoro d’inchiesta della nostra testata sostenendo che le indagini sarebbero partite a seguito di segnalazioni di un parlamentare.

Premesso che il Sindaco non potrebbe mai sapere l’origine di un’indagine della Magistratura. Poi però, nel tentativo di colpire due piccioni con una fava, inciampa nella cronologia. Accusa il parlamentare – Pasqualino Penza, oggi deputato M5S ndr. Il Sindaco non fa mai il nome ma il riferimento è lampante – di non essersi accorto di nulla quando era assessore all’Ambiente nella consiliatura Falco. Peccato che Penza ricoprisse quell’incarico nel 2020, mentre i fatti contestati riguardano una gara bandita dalla terna commissariale e denunciata da noi di Minformo nel luglio 2025.

Un corto circuito temporale che non è un dettaglio: è il segno di una narrazione costruita di fretta, con l’ansia di rispondere a tutto e a tutti, finendo per confondere epoche, ruoli e responsabilità.

Alla fine, l’impressione è netta: un Sindaco sempre più nervoso, sempre più solo, sovraccarico di potere e di microfoni, afflitto da una evidente ansia da prestazione.
E l’ansia, si sa, è cattiva consigliera: fa sbagliare i conti, le date, le parole. E quando si governa una comunità fragile come Caivano, gli errori non sono mai solo comunicativi.

Qui non siamo di fronte a una strategia politica. Siamo di fronte a una gestione approssimativa mascherata da urgenza, a una fretta che non produce soluzioni ma solo sceneggiate. E quando la politica corre senza sapere dove andare, il rischio non è fare brutta figura. Il rischio è farla pagare ai cittadini.

Continua a leggere
Pubblicità

Afragola

Afragola, una panchina rossa per Martina Carbonaro: le Istituzioni e le Scuole unite contro la violenza di genere

Pubblicato

il

AFRAGOLA – Il piazzale dell’Azienda Consortile dei Servizi Sociali di Afragola si è tinto di rosso. Non solo il rosso di una panchina appena svelata, ma quello di una ferita che la comunità ha deciso di trasformare in testimonianza viva. Nella mattinata di giovedì 12 febbraio, le istituzioni, le scuole e la cittadinanza si sono riunite per inaugurare un simbolo in memoria di Martina Carbonaro, la quattordicenne vittima di un tragico femminicidio nel maggio 2025.

L’evento si inserisce nella cornice della campagna nazionale “Questo non è amore”, un’iniziativa che mira a scardinare i retaggi della violenza di genere partendo dalla sensibilizzazione dei più giovani. Un momento fortemente voluto dal Direttore dell’Azienda Consortile, Umberto Setola, che ha ribadito come i Servizi Sociali debbano essere, oggi più che mai, un presidio di legalità e un porto sicuro per chi vive nel terrore.

Particolarmente toccante l’intervento della Dottoressa Anna Giugliano, coordinatrice dei servizi, che ha rivolto un incoraggiamento accorato a tutte le donne: “Avvicinatevi a questa panchina, non siete sole. Siamo qui per accompagnarvi oltre il buio”. In un abbraccio che ha commosso i presenti, la dottoressa ha sostenuto la mamma di Martina, definendo quella fragilità condivisa come l’unica base reale da cui ripartire per ricostruire dignità e speranza.

Al fianco della famiglia, le massime autorità: il Commissario Prefettizio Fernando Mone, insieme alla sub-commissaria Rossana Iovine, ha richiamato la necessità di una vigilanza costante, mentre il Questore di Napoli, Maurizio Agricola, ha evidenziato come il fenomeno della violenza di genere richieda una “rete” istituzionale e sociale inscindibile, unico vero scudo preventivo.

Il sagrato dell’Azienda è stato invaso dai ragazzi degli istituti superiori Pertini, Dalla Chiesa, Brunelleschi e Sereni. Sono stati loro, con la lettura di poesie sul “labirinto delle ombre” e riflessioni cariche di maturità, a farsi sentinelle di una nuova cultura del rispetto. La benedizione del sacerdote ha poi consacrato la panchina come luogo di sosta e riflessione, un invito a spezzare l’orgoglio per lasciare spazio all’ascolto.

Sulla targa affissa alla panchina, poche parole racchiudono un impegno solenne: “In memoria di Martina, vittima di violenza, affinché il suo nome rimanga impresso simbolo di rispetto”.

“Martina vivrà sempre”, ha sussurrato la madre ai nostri microfoni. E da oggi, tra i corridoi dei servizi sociali e gli occhi dei ragazzi di Afragola, Martina non è più solo un ricordo, ma un cammino comune verso la giustizia.

Continua a leggere

Caivano

Licenziamenti a Caivano, Penza scrive alla Premier: “Non abbandonate questi lavoratori”

Pubblicato

il

CAIVANO – La vicenda dei 32 licenziamenti nello stabilimento di Harmont & Blaine a Caivano arriva ora sul tavolo del Governo.
Il deputato Pasqualino Penza ha infatti inviato una lettera formale alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiedendo un intervento diretto per scongiurare il progressivo smantellamento del polo produttivo locale.

Una presa di posizione netta, che nasce — scrive il parlamentare — “dalla preoccupazione per il futuro occupazionale di decine di famiglie e per il destino industriale di un territorio già duramente provato”.

Di seguito, il testo integrale della mail inviata alla Premier.

La lettera di Pasqualino Penza a Giorgia Meloni

“Gentile Presidente del Consiglio, Le scrivo in merito alla grave situazione occupazionale che sta interessando lo stabilimento della Harmont & Blaine sito nel Comune di Caivano, dove è stata avviata una procedura di licenziamento che coinvolge 32 lavoratori, pari a circa un quarto dell’intera forza lavoro del sito produttivo.
Tale decisione sta generando forte preoccupazione sociale in un territorio già profondamente segnato da criticità economiche e da un’esposizione mediatica che negli ultimi anni ha contribuito ad alimentare una narrazione spesso stigmatizzante nei confronti della comunità locale. Caivano ha già sopportato un peso significativo in termini di immagine e impatto sociale a seguito di interventi straordinari e rappresentazioni mediatiche che ne hanno accentuato le fragilità, senza sempre valorizzarne le energie sane, produttive e laboriose.
In questo contesto, la perdita di 32 posti di lavoro rappresenta un colpo durissimo non solo per le famiglie direttamente coinvolte, ma per l’intero tessuto economico e sociale cittadino. È inaccettabile che una realtà imprenditoriale di rilievo nazionale, simbolo del Made in Italy, scelga di procedere con una riduzione così significativa del personale senza che siano state esplorate fino in fondo soluzioni alternative condivise con le parti sociali.
Ritengo indispensabile un intervento immediato del Governo volto a: convocare con urgenza un tavolo istituzionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy; verificare la correttezza della procedura avviata e l’effettiva sussistenza delle motivazioni economiche addotte; esplorare strumenti di sostegno e ammortizzatori sociali che possano evitare o ridurre il numero dei licenziamenti; definire un piano di rilancio produttivo che salvaguardi l’occupazione e la continuità industriale del sito di Caivano.
Caivano non può e non deve diventare il luogo dove si scaricano le difficoltà aziendali. Al contrario, deve essere sostenuta con politiche attive del lavoro, investimenti e tutela concreta dell’occupazione.
Confido nella Sua sensibilità istituzionale e in un tempestivo intervento del Governo affinché venga tutelata la dignità dei lavoratori e la stabilità sociale di un territorio che chiede rispetto e opportunità, non ulteriori penalizzazioni.
In attesa di un Suo cortese riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.
On. Pasqualino Penza
Deputato della Repubblica
Componente e Segretario I Commissione Affari Costituzionali
Camera dei Deputati”

Continua a leggere

Caivano

CAIVANO. La fabbrica che licenzia è il fallimento annunciato di un modello

Pubblicato

il

CAIVANO – C’è una formula che ricorre sempre quando un’azienda decide di tagliare: dinamiche sfavorevoli del mercato. È una frase elegante, neutra, asettica. Non ferisce nessuno, non accusa nessuno, non chiede conto a nessuno. Eppure, dietro quelle tre parole si nascondono spesso storie di scelte sbagliate, di strategie miopi, di territori lasciati soli.

È con questa formula che la Harmont & Blaine ha comunicato il licenziamento collettivo di 32 lavoratori nello stabilimento di Caivano. Trentadue persone su centoventinove. Quasi un quarto della forza lavoro. Un taglio chirurgico, preciso, che colpisce un solo pezzo della catena mentre altrove — a Milano, nei negozi del Nord, nelle vetrine luccicanti — tutto continua come prima. Il mercato va male, si dice. Ma va male solo qui?

I lavoratori raccontano altro. Parlano di scelte discutibili, di organizzazione inefficiente, di una gestione che ha progressivamente indebolito lo stabilimento. Raccontano che il problema non è solo quanto si vende, ma come si produce, come si investe, come si pianifica. E qui si apre una ferita più profonda.

Perché questo licenziamento non è un episodio isolato. È l’ennesimo tassello di una crisi che in Campania dura da anni. Il comparto tessile-abbigliamento, un tempo spina dorsale di interi territori, oggi resiste a fatica. Imprese piccole, sottocapitalizzate, lasciate sole davanti alla concorrenza globale. Produzione in calo, commesse che migrano, manodopera che invecchia senza ricambio.

Nel 2024 il settore moda ha perso terreno in tutta Italia. Nel Mezzogiorno, dove le imprese sono più fragili, l’impatto è stato più violento. Nel 2025, solo nei primi mesi, centinaia di lavoratori campani sono finiti nei circuiti della mobilità e degli ammortizzatori sociali. Numeri che raramente diventano notizia, ma che raccontano un declino silenzioso. Dentro questo scenario si muove Caivano.

Una città che da tempo vive sospesa tra emergenza e promessa. Tra interventi straordinari e assenza di politiche ordinarie. Tra attenzione mediatica e abbandono strutturale. Ed è qui che entra in scena il cosiddetto “Modello Caivano”. Presentato come esempio di rinascita, promosso dal governo di Giorgia Meloni, celebrato come prova che lo Stato “c’è”, avrebbe dovuto rappresentare un cambio di paradigma. Un investimento sulla normalità. Sull’economia reale. Sul lavoro. Invece si è fermato in superficie.

Si è intervenuti sugli spazi, sull’ordine pubblico, sull’immagine. Si è messa una mano sul decoro, non sul motore. Si è lucidato il guscio, lasciando vuoto l’interno. Eppure, la vera emergenza di Caivano non è mai stata solo urbanistica. È produttiva. È occupazionale. È sociale.

Lo ha detto più volte anche Matteo Renzi, quando parla di economia reale: senza imprese sane, senza filiere, senza lavoro stabile, non esiste riscatto possibile. Esiste solo assistenza. Esiste solo sopravvivenza. E Caivano non ha bisogno di sopravvivere. Ha bisogno di vivere.

In questo contesto, il ruolo del Sindaco diventa cruciale. E allo stesso tempo limitato. Un Sindaco non può impedire un licenziamento. La legge non glielo consente. Non può sostituirsi all’imprenditore. Non può commissariare un mercato. Ma può — e deve — fare politica nel senso più alto del termine.

Può costruire alleanze istituzionali. Può pretendere tavoli di crisi. Può chiamare in causa Regione e Ministero. Può trasformare una vertenza in una questione pubblica. Può rompere il silenzio. Quello che non può fare è accontentarsi del ruolo di testimonial.

Negli ultimi mesi, invece, abbiamo ascoltato troppe volte parole di gratitudine verso il governo. Ringraziamenti rituali. Inchini social. Dichiarazioni rassicuranti. Narrazioni ottimistiche. Una postura che stride con la realtà di chi oggi presidia i cancelli di una fabbrica. Ringraziare mentre si perdono posti di lavoro significa non vedere, o non voler vedere.

Da anni Minformo denuncia questa deriva: una politica che preferisce raccontare il cambiamento invece di costruirlo. Che confonde la comunicazione con la strategia. Che scambia l’evento per lo sviluppo. Oggi i fatti confermano quelle analisi. I 32 licenziamenti non sono un incidente. Sono una conseguenza. Sono il primo segnale evidente che senza una politica industriale seria, senza una visione di lungo periodo, senza investimenti veri, il “modello” resta uno slogan. E gli slogan non salvano nessuno.

Questa vicenda ci dice una cosa semplice e brutale: non esiste sicurezza, legalità, dignità senza lavoro. Non esiste rinascita senza produzione. Non esiste futuro senza occupazione stabile. A queste latitudini, la dignità è sempre stata conquistata con la fatica delle mani, con le ore in fabbrica, con i turni, con i sacrifici. Non con le conferenze stampa. Se la politica non torna a occuparsi di questo, se non mette al centro il lavoro vero, quello che produce reddito e autonomia, allora Caivano resterà prigioniera dell’emergenza permanente. I licenziamenti di oggi sono solo il primo assaggio. Il primo campanello. La prima crepa visibile. Ignorarla significa prepararsi al crollo.

Continua a leggere

Popolari

Copyright © 2020 Minformo - Testata giornalistica reg. 20/2016 Tribunale Napoli Nord - Direttore Responsabile Mario Abenante - info@minformo.com - Privacy Policy