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CAIVANO. La fabbrica che licenzia è il fallimento annunciato di un modello

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CAIVANO – C’è una formula che ricorre sempre quando un’azienda decide di tagliare: dinamiche sfavorevoli del mercato. È una frase elegante, neutra, asettica. Non ferisce nessuno, non accusa nessuno, non chiede conto a nessuno. Eppure, dietro quelle tre parole si nascondono spesso storie di scelte sbagliate, di strategie miopi, di territori lasciati soli.

È con questa formula che la Harmont & Blaine ha comunicato il licenziamento collettivo di 32 lavoratori nello stabilimento di Caivano. Trentadue persone su centoventinove. Quasi un quarto della forza lavoro. Un taglio chirurgico, preciso, che colpisce un solo pezzo della catena mentre altrove — a Milano, nei negozi del Nord, nelle vetrine luccicanti — tutto continua come prima. Il mercato va male, si dice. Ma va male solo qui?

I lavoratori raccontano altro. Parlano di scelte discutibili, di organizzazione inefficiente, di una gestione che ha progressivamente indebolito lo stabilimento. Raccontano che il problema non è solo quanto si vende, ma come si produce, come si investe, come si pianifica. E qui si apre una ferita più profonda.

Perché questo licenziamento non è un episodio isolato. È l’ennesimo tassello di una crisi che in Campania dura da anni. Il comparto tessile-abbigliamento, un tempo spina dorsale di interi territori, oggi resiste a fatica. Imprese piccole, sottocapitalizzate, lasciate sole davanti alla concorrenza globale. Produzione in calo, commesse che migrano, manodopera che invecchia senza ricambio.

Nel 2024 il settore moda ha perso terreno in tutta Italia. Nel Mezzogiorno, dove le imprese sono più fragili, l’impatto è stato più violento. Nel 2025, solo nei primi mesi, centinaia di lavoratori campani sono finiti nei circuiti della mobilità e degli ammortizzatori sociali. Numeri che raramente diventano notizia, ma che raccontano un declino silenzioso. Dentro questo scenario si muove Caivano.

Una città che da tempo vive sospesa tra emergenza e promessa. Tra interventi straordinari e assenza di politiche ordinarie. Tra attenzione mediatica e abbandono strutturale. Ed è qui che entra in scena il cosiddetto “Modello Caivano”. Presentato come esempio di rinascita, promosso dal governo di Giorgia Meloni, celebrato come prova che lo Stato “c’è”, avrebbe dovuto rappresentare un cambio di paradigma. Un investimento sulla normalità. Sull’economia reale. Sul lavoro. Invece si è fermato in superficie.

Si è intervenuti sugli spazi, sull’ordine pubblico, sull’immagine. Si è messa una mano sul decoro, non sul motore. Si è lucidato il guscio, lasciando vuoto l’interno. Eppure, la vera emergenza di Caivano non è mai stata solo urbanistica. È produttiva. È occupazionale. È sociale.

Lo ha detto più volte anche Matteo Renzi, quando parla di economia reale: senza imprese sane, senza filiere, senza lavoro stabile, non esiste riscatto possibile. Esiste solo assistenza. Esiste solo sopravvivenza. E Caivano non ha bisogno di sopravvivere. Ha bisogno di vivere.

In questo contesto, il ruolo del Sindaco diventa cruciale. E allo stesso tempo limitato. Un Sindaco non può impedire un licenziamento. La legge non glielo consente. Non può sostituirsi all’imprenditore. Non può commissariare un mercato. Ma può — e deve — fare politica nel senso più alto del termine.

Può costruire alleanze istituzionali. Può pretendere tavoli di crisi. Può chiamare in causa Regione e Ministero. Può trasformare una vertenza in una questione pubblica. Può rompere il silenzio. Quello che non può fare è accontentarsi del ruolo di testimonial.

Negli ultimi mesi, invece, abbiamo ascoltato troppe volte parole di gratitudine verso il governo. Ringraziamenti rituali. Inchini social. Dichiarazioni rassicuranti. Narrazioni ottimistiche. Una postura che stride con la realtà di chi oggi presidia i cancelli di una fabbrica. Ringraziare mentre si perdono posti di lavoro significa non vedere, o non voler vedere.

Da anni Minformo denuncia questa deriva: una politica che preferisce raccontare il cambiamento invece di costruirlo. Che confonde la comunicazione con la strategia. Che scambia l’evento per lo sviluppo. Oggi i fatti confermano quelle analisi. I 32 licenziamenti non sono un incidente. Sono una conseguenza. Sono il primo segnale evidente che senza una politica industriale seria, senza una visione di lungo periodo, senza investimenti veri, il “modello” resta uno slogan. E gli slogan non salvano nessuno.

Questa vicenda ci dice una cosa semplice e brutale: non esiste sicurezza, legalità, dignità senza lavoro. Non esiste rinascita senza produzione. Non esiste futuro senza occupazione stabile. A queste latitudini, la dignità è sempre stata conquistata con la fatica delle mani, con le ore in fabbrica, con i turni, con i sacrifici. Non con le conferenze stampa. Se la politica non torna a occuparsi di questo, se non mette al centro il lavoro vero, quello che produce reddito e autonomia, allora Caivano resterà prigioniera dell’emergenza permanente. I licenziamenti di oggi sono solo il primo assaggio. Il primo campanello. La prima crepa visibile. Ignorarla significa prepararsi al crollo.

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Caivano, lo spaccio trasloca nel centro storico: tre arresti in poche ore

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CAIVANO – Non solo Parco Verde. Il business della droga a Caivano tenta di riprendersi gli spazi del centro storico, ma la risposta dei Carabinieri non si è fatta attendere. In un’operazione lampo condotta tra i vicoli del cuore antico della città, i militari della locale compagnia hanno stretto le manette ai polsi di tre pusher, smantellando due diverse basi dello spaccio.

Il primo intervento è scattato quando i militari hanno notato un 34enne, volto già noto alle forze dell’ordine, fermo in strada. La scena è stata da manuale: un passante si è avvicinato, ha allungato delle banconote e ha ricevuto in cambio una bustina. Alla vista delle divise, l’uomo ha tentato una fuga disperata a piedi tra i vicoli, ma è stato bloccato dopo pochi metri.

La perquisizione ha confermato i sospetti: addosso aveva 6 dosi di cocaina e 240 euro in contanti, ritenuti il guadagno delle vendite precedenti. Per lui sono scattati i domiciliari in attesa di giudizio.

Poco dopo, l’attenzione dei Carabinieri si è spostata su un “basso” (un’abitazione al piano terra) situato sempre nel centro storico. Il via vai sospetto di “clienti” aveva già messo in allerta gli investigatori, che hanno approfittato della porta lasciata aperta per fare irruzione.

All’interno, una scena quasi cinematografica: un 40enne e un 21enne, entrambi con precedenti, erano seduti attorno a un tavolo, intenti a preparare le dosi per la serata. Sul tavolo i militari hanno sequestrato:

15 grammi di sostanza stupefacente tra cocaina e crack;

Materiale per il confezionamento e bilancini;

290 euro in contanti.

Oltre alla droga, i Carabinieri hanno posto sotto sequestro 4 televisori di grandi dimensioni, probabilmente utilizzati per monitorare sistemi di videosorveglianza abusivi o ricevuti come “pegno” per dosi non pagate. Per i due uomini si sono spalancate le porte del carcere, dove restano in attesa di giudizio.

L’operazione conferma la metamorfosi dello spaccio a Caivano: con la pressione costante delle forze dell’ordine nelle piazze storiche del Parco Verde, la criminalità cerca rifugio e mimetismo tra le abitazioni del centro, trasformando appartamenti privati in veri e propri laboratori della droga.

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CAIVANO. Relate sparite, votazioni creative e risatine del Sindaco: quando la forma vacilla e la sostanza trema

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A CAIVANO la politica ha smesso di essere confronto per diventare un esperimento di prestidigitazione. Il protagonista indiscusso è il Presidente del Consiglio, Luigi Esposito, che in un recente video social si è lanciato in una difesa d’ufficio che definire “arrampicata sugli specchi” sarebbe un complimento alla fisica.

Il Giallo delle notifiche svanite

Il Presidente esordisce dichiarando di voler “fare chiarezza” e “smentire la stampa”. Ma poi, con una giravolta logica degna dei migliori parolai, conferma punto per punto la gravità del fatto: la relata di notifica del Bilancio di Previsione — l’unico documento che attesta se i consiglieri abbiano avuto i tempi di legge per studiare le carte — è sparita.  

Esposito ammette l’errore della pubblica amministrazione , parla di un procedimento disciplinare e addirittura di un esposto alla Procura della Repubblica per la scomparsa degli atti dai faldoni comunali. Allora, caro Presidente, cosa smentisce? Se i documenti “hanno preso il volo” proprio quando l’opposizione, con il consigliere Mellone, chiedeva trasparenza, non c’è “narrazione distorta”: c’è un fatto oggettivo che mette a rischio la validità stessa della delibera di bilancio. Senza la prova della notifica tempestiva, l’intero castello contabile dell’amministrazione rischia la revoca, come giustamente sottolineato anche dalla stampa nazionale (leggi qui l’articolo de “Il Mattino”).  

L’Abisso dell’Incompetenza: Il icaso della Rottamazione-quinquies

Se sulla questione del bilancio si gioca a nascondino con le carte, nell’ultimo Consiglio del 20 febbraio si è toccato il fondo dell’ignoranza procedurale. Durante la discussione sulla Rottamazione-quinquies (Legge 199/2025), il consigliere Mellone ha presentato una mozione per fissare un tetto massimo ai debiti per l’adesione.

Il risultato del voto è un capolavoro di analfabetismo istituzionale: 1 favorevole e 22 astenuti. In qualunque consesso civile e a norma di legge, gli astenuti non si computano tra i voti contrari per il calcolo della maggioranza dei votanti (a meno di specifiche e rare previsioni regolamentari contrarie alla prassi consolidata anche dal Ministero dell’Interno – leggi qui il parere del Ministero). Eppure, il Presidente Esposito ha dichiarato la mozione “respinta”.

Nota per la Presidenza: Confondere l’astensione con il voto contrario non è solo un errore tecnico; è la prova provata che chi siede sullo scranno più alto dell’aula non conosce l’ABC del funzionamento democratico.

Un’Amministrazione “Giovane” ma già vecchia nei vizi

Siamo di fronte a una classe politica che si fregia del titolo di “nuova”, ma che alla prova dei fatti si dimostra totalmente sprovveduta. Da un lato perdono i pezzi (di carta) fondamentali per la regolarità degli atti, dall’altro inventano regole aritmetiche personalizzate per silenziare le proposte dell’opposizione.  

Cercare di “tranquillizzare i cittadini” parlando di “errori materiali e non tecnici” è un insulto all’intelligenza dei caivanesi. Se non siete in grado di custodire una ricevuta di notifica o di contare correttamente i voti in aula, come potete pretendere di gestire il futuro di una città complessa come Caivano?  

La trasparenza non è un video su Facebook fatto di parole vuote e smentite che confermano i fatti. La trasparenza è l’ordine negli archivi e il rispetto rigoroso delle procedure. Al momento, l’unica cosa “chiara” è l’imbarazzante inadeguatezza di chi ci governa.

Il Sindaco Angelino: chattare mentre Caivano affonda

E mentre in aula si discute di tasse dei cittadini e della possibilità di aiutare i deboli, cosa fa il Primo Cittadino? Le immagini parlano chiaro: il Sindaco Antonio Angelino se la ride beatamente davanti allo schermo del suo cellulare.

Mentre il futuro di Caivano è appeso a un filo e l’opposizione propone soluzione per aiutare solo la povera gente evitando favori ai furbetti, il Sindaco è intento a chattare, forse con qualche amico o qualche consigliere presente, o magari a scorrere meme divertenti sui social. Quel sorriso, in un momento così drammatico per la credibilità dell’ente, è lo schiaffo finale ai cittadini. È l’immagine plastica di un’amministrazione giovane sì, ma di una gioventù spocchiosa e impreparata, che scambia l’aula consiliare per un salotto virtuale.

Cosa rischia Caivano?

L’arroganza e l’incompetenza hanno un prezzo, e a pagarlo saranno i caivanesi. Se il Prefetto e la Procura dovessero accertare che i termini di legge per lo studio del Bilancio sono stati violati (e senza relate è impossibile provare il contrario), ci troviamo davanti a un vizio insanabile.

  • Annullamento del Bilancio: L’atto principale della vita amministrativa verrebbe rimosso.
  • Commissariamento: Senza bilancio, scatta la diffida prefettizia e, in caso di mancata regolarizzazione, lo scioglimento del Consiglio Comunale. Ma è risaputo che con l’etereità del Diritto Amministrativo potrà essere sempre regolarizzato e questi baldi giovanotti la faranno franca sicuramente.

Signori della maggioranza, governare non è postare video rassicuranti o ridere su WhatsApp durante le sedute. Governare è trasparenza, competenza e rispetto delle regole. Al momento, a Caivano, di tutto questo non vi è traccia. Restano solo i documenti spariti e i sorrisi di chi, evidentemente, non ha ancora capito la gravità della situazione.

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CAIVANO. Il “giallo” della rotatoria: tra pareri negativi e documenti scomparsi.

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A Caivano le strade non servono più a collegare punti, ma a unire interessi. L’ultima puntata della saga sulla rotatoria sulla Strada Statale Sannitica non è solo una questione di asfalto e precedenze, ma il ritratto plastico di un’Amministrazione — quella guidata dal Sindaco Antonio Angelino — che sembra confondere il bene comune con il plastico di un PUA (Piano Urbanistico Attuativo) ad uso e consumo di pochi eletti.

Il TAR, lo scorso 25 febbraio, ha messo un punto fermo che suona come una sberla: la “determina riparatoria” del Comune non vale nulla. Si torna al via. Si torna alla delibera dei Commissari Prefettizi. Tradotto dal burocratese: non si può procedere a colpi di carta bollata unilaterale, ma serve il consenso di tutte le parti, inclusa la MDP Food srl, che dovrà sedere al tavolo della Conferenza dei Servizi. Il Tar ha stabilito che non deve essere un monologo tra amici ma frutto di una unità di intenti e interessi comuni.

Il gioco delle ombre sui pareri tecnici

Ma il vero scandalo emerge tra le pieghe dei documenti che “appaiono e scompaiono” dall’Albo Pretorio come in un gioco di prestigio di quart’ordine. Nelle determine firmate dal Responsabile del Settore Tecnico, Giovanni Tuberosa, si leggeva di pareri della Polizia Locale citati come “atti presenti”, senza però mai specificarne il contenuto. Un silenzio assordante che oggi, grazie alle indagini sui documenti storici, sappiamo essere stato un vero e proprio ribaltamento della realtà.

Mentre l’ufficio tecnico sventolava studi trasportistici (magicamente favorevoli) e validazioni del DICIV, la verità giaceva sepolta nella Deliberazione 36 del 2024 del Commissario ad Acta. In quel documento, scovato dal sottoscritto dopo aver condotto capillari indagini, la Città Metropolitana di Napoli parlava chiaro: quella rotatoria, così come progettata, non garantisce i parametri di sicurezza. Non solo. Il Comandante della Polizia Locale, Espedito Giglio, metteva nero su bianco un parere negativo tranciante: una rotatoria a meno di 200 metri da un incrocio semaforizzato è un invito al caos, non alla mobilità.

Sicurezza o Cambiale Elettorale?

Qui viene il sospetto, atroce ma legittimo: a chi serve davvero questo rondò? Non certo alle casse comunali. L’incrocio esistente, protetto da un sistema di videosorveglianza hi-tech, garantisce sicurezza e introiti per circa 500mila euro annui (tra multe, assicurazioni scadute e revisioni mancate). Smantellare o depotenziare quell’assetto per far posto, a pochi metri di distanza, una rotatoria “privatizzata” significa regalare soldi dei cittadini ai soliti noti.

Siamo di fronte a un’opera che sembra essere il “prezzo” di una cambiale elettorale. È noto a tutti che i promotori del PUA non sono semplici imprenditori, ma grandi elettori che hanno saputo piazzare parenti prossimi tra i banchi del Consiglio Comunale. La domanda sorge spontanea: la viabilità di Caivano è governata dal Codice della Strada o dal codice delle clientele?

Il rondò delle contraddizioni

L’Amministrazione Angelino ha dimostrato una sola eccellenza: la capacità di far evaporare i documenti scomodi. Prima la relata notifica del Bilancio previsionale e adesso dall’Albo Pretorio è scomparsa la determina 189 del 18/02/2026, quella della Rettifica (descritta qui) della prima delibera sulla rotonda a firma di Giovanni Tuberosa del 27 novembre 2025. Ma la memoria dei fatti è più dura del bitume.

Questa rotatoria non deve essere lo spartiacque tra chi conta e chi subisce. I cittadini di Caivano non possono pagare, in termini di sicurezza e di bilancio, i debiti di gratitudine di chi occupa la poltrona più alta del Comune. La sentenza del TAR non è solo una vittoria legale per la MDP Food, è l’ultima chiamata per la trasparenza. Prima che la “rotatoria che gira” finisca per far girare vorticosamente qualcos’altro ai cittadini onesti. Se l’opera è davvero utile e sicura, lo si dimostri con atti trasparenti, pareri chiari e confronto pubblico. Se non lo è, si abbia il coraggio di archiviarla. Altrimenti non sarà una rotatoria a girare. Saranno sempre gli stessi interessi.

L’immagine di copertina e della locandina social è stata elaborata con tecnologia AI

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