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Caserta

Camorra, droga ed estorsioni: 21 arresti tra Mondragone e Caserta

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MONDRAGONE – Sono 21 le misure cautelari eseguite all’alba di questa mattina nell’ambito di una vasta operazione condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, su coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha colpito il clan Gagliardi attivo sul territorio. Il provvedimento del gip di Napoli dispone 13 arresti in carcere, 5 ai domiciliari e 3 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

I reati contestati, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere di stampo camorristico all’estorsione e all’incendio, dalla detenzione e porto illegale di armi al traffico di sostanze stupefacenti. Contestati anche i reati di ricettazione, minacce e lesioni personali.

Angelo Gagliardi, alias mangianastri,72 anni di Mondragone già detenuto presso la casa circondariale di Bologna; Antonio Bova, 26 anni di Castelvolturno, agli arresti domiciliari; Luciano Santoro 30 anni di Mondragone; Romualdo Martella, detto Romoletto, 25 anni di Mondragone; Luigi Raia, detto Gigino, 36 anni residente a Sant’Anastasia; Emanuele Iacobucci, 28 anni residente a Mondragone; Alessandro de Pascale 25 anni residente a Mondragone; Alessandro Martino, detto Martone o matto, già ristretto ai domiciliari a Sesto Campano; Mohammed Mahmoud detto Diego, sottoposto agli arresti domiciliari a Mondragone; Andrea Santoro, 35 anni di Mondragone già ai domiciliari; Fabiola Martella, 26 anni, residente a Mondragone sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; Raffaele Santoro, 54 anni, detto Lelluccio di Napoli ma residente a Mondragone; Virgilio Bellucci detto Bidusco residente a Mondragone; Luigi Marcello detto Chiattone o faccella di Mondragone già sottoposto agli arresti domiciliari; Giovanni Bova, 21 anni di Mondragone; Guido Migliore, 34 anni, detto Pokémon, già ristretto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere; Salvatore Lazzaro, Lulù, 33 anni detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere; Domenico Tagliafierro, 28 anni, detto Mimmuccio di Maddaloni detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere; Nicola La Rocca, 36 anni di Sarno, già detenuto presso il carcere di Perugia; Daniele Testa, 30 anni di Sarno; Raffaele di Rienzo, 55 anni, detto pistolone, di Mondragone; Vera Assunta Gammella, 28 anni di Mondragone; Patrizia Brando, 23 anni di Mondragone; Petronilla Rota, 47 anni di Mondragone; Salvatore Petrillo, 23 anni di Mondragone.

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Caserta

Torna la stagione delle bombe nel casertano: due ordigni davanti al bar, indagano i carabinieri

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CESA – Nel corso della notte tra mercoledì e giovedì, due ordigni sono stati fatti esplodere davanti al bar Alterego in via Matteotti a Cesa. Secondo una prima ricostruzione, resa possibile grazie alle telecamere di videosorveglianza presenti in zona, una Fiat Panda nera sosta davanti al bar quando dalla vettura scende un ragazzo, con volto scoperto, e lascia un pacco davanti all’ingresso del locale dopodiché accende la miccia risale in macchina e la vettura si allontana,

L’esplosione non arriva, missione fallita. La Panda ritorna sul posto. Il ragazzo scende di nuovo, sistema un secondo ordigno accanto al primo e gli da fuoco. Questa volta l’esplosione arriva mandando in frantumi i vetri dell’ attività e parte della saracinesca causando danni ingenti.

I titolari del bar, imprenditori originari di Sant’Antimo che a Grumo Nevano hanno anche una seconda attività, avrebbero dichiarato di non aver ricevuto nessuna richiesta estorsiva né tantomeno pressioni da parte della criminalità Il locale sorge in uno stabile di proprietà, invece, di un imprenditore della zona, proprietario di un caseificio. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri del gruppo di Aversa insieme ai militari della stazione locale.

Quest’ultimo episodio si va ad aggiungere agli altri tre avvenuti, nelle scorse settimane, nei vicini comuni di Casapesenna e San Cipriano.

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Attualità

Artemisia conquista il cuore di Caserta: sold out ed emozioni per l’ultimo lavoro di Nadia Verdile

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CASERTA – Non è stata una semplice presentazione editoriale, ma un vero e proprio atto d’amore e di giustizia verso una delle figure più iconiche della storia dell’arte. Sabato 7 marzo, la scrittrice e giornalista Nadia Verdile ha presentato il suo ultimo libro, “Artemisia”, davanti a una platea straripante che ha fatto registrare il sold out ben prima dell’inizio dell’incontro. Ad accompagnare l’autrice in questo viaggio nel tempo sono state Manuela Piancastelli, giornalista e scrittrice che ha curato la preziosa prefazione del volume, e l’editrice Francesca Fazzi.

Il momento più alto della serata è stato il racconto del processo per stupro che segnò la vita di Artemisia Gentileschi. Nadia Verdile ha usato parole forti, toccanti, capaci di squarciare il velo di polvere dei secoli. Ha descritto con precisione chirurgica l’epoca in cui la pittrice visse: un tempo in cui a una donna non era concesso nemmeno il diritto di mostrarsi “capace”, dove il talento doveva restare nell’ombra e dove la vittima diventava colpevole tra le mura di un tribunale maschilista. L’autrice ha sottolineato come la Gentileschi abbia dovuto combattere non solo per la propria dignità, ma per il diritto di essere riconosciuta come artista eccelsa in un mondo che la voleva sottomessa. Le parole della Verdile hanno risuonato in una sala attentissima, tracciando un ponte tra le sofferenze del XVII secolo e le lotte che le donne combattono ancora oggi per la propria autodeterminazione. Il calore del pubblico è stato tangibile. Dopo il dibattito, il firma-copie si è trasformato in un lungo momento di condivisione: una fila interminabile di lettori ha atteso pazientemente per un saluto, una dedica e un ringraziamento all’autrice. Il successo di vendite e l’affluenza record confermano quanto il pubblico avesse sete di storie vere, raccontate con la sensibilità e il rigore storico che contraddistinguono Nadia Verdile.

“Artemisia” non è solo un libro, è il ritratto di una donna che ha trasformato il dolore in bellezza, e Caserta, sabato sera, le ha reso finalmente omaggio con il silenzio del rispetto e l’applauso del cuore.

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Battipaglia

Matteo scende dall’auto dopo l’incidente e viene travolto, addio a un 29enne

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CASERTA – Tragico incidente nella notte sull’autostrada A2 del Mediterraneo, nel tratto compreso tra gli svincoli di Battipaglia. A perdere la vita è stato Matteo Ginetti, 29 anni, originario di Eboli, nella Piana del Sele.

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, il giovane era alla guida di una Fiat Panda che, per cause in corso di accertamento, avrebbe impattato contro il guardrail per poi scontrarsi con una Citroen. Dopo il violento urto, Ginetti sarebbe sceso dall’auto ma, nel tentativo di mettersi in salvo, sarebbe stato travolto da più veicoli in transito. L’impatto non gli ha lasciato scampo.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i sanitari del 118 e gli agenti della Polizia Stradale di Eboli, coordinati dal comandante Cosimo Di Cicco. Per il 29enne non c’è stato nulla da fare: il corpo è stato rinvenuto a diversi metri di distanza rispetto alla vettura. La salma è stata successivamente trasferita presso l’obitorio dell’ospedale di Battipaglia.

Sono in corso ulteriori accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. La notizia si è rapidamente diffusa a Eboli, dove la scomparsa del giovane ha suscitato profonda commozione. Matteo Ginetti era figlio dell’imprenditore Girolamo Ginetti, attivo nel settore del gaming, e della stilista Marina Antonucci, da tempo residente nei Paesi Bassi con la figlia Titti.

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