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Cronaca

Inferno di fuoco a Marcianise: brucia deposito di rifiuti, 7 mezzi distrutti.

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Paura nella serata di ieri in via Sordi, dove un vasto incendio ha coinvolto un deposito di veicoli adibiti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani. Le fiamme si sono sviluppate intorno alle ore 21.20, rendendo l’incendio visibile anche a chilometri di distanza. Il rogo è divampato all’interno di un deposito di veicoli per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, trasformando l’area in un vero e proprio fronte di fuoco. Sette i mezzi distrutti.

Dopo la segnalazione dell’incendio, sul posto è prontamente intervenuta una squadra dei vigili del fuoco del comando provinciale di Caserta, proveniente dal distaccamento di Marcianise. Vista l’intensità delle fiamme, è stato necessario richiedere rinforzi: sono giunte infatti una seconda squadra dalla sede centrale del comando e un’autobotte dal distaccamento di Aversa, fondamentali per fronteggiare la vastità del rogo.

L’incendio ha interessato sette veicoli parcheggiati all’interno del deposito. Il materiale combustibile e il carburante presente nei mezzi hanno alimentato le fiamme, sprigionando un’alta nube di fumo scuro, ben visibile da numerose zone circostanti e causa di forte allarme tra i cittadini.

Grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco, l’incendio è stato circoscritto, evitando conseguenze ancora più gravi. Le fiamme, infatti, non hanno raggiunto altri mezzi presenti nel deposito né un capannone adiacente, che rischiava di essere coinvolto.

Attualmente la situazione è sotto controllo. Le squadre sono impegnate nelle operazioni di spegnimento degli ultimi focolai e nella messa in sicurezza dell’intera area, per scongiurare il rischio di nuovi inneschi.

Restano da chiarire le cause dell’incendio. Non si esclude alcuna ipotesi e saranno gli accertamenti tecnici a stabilire se si sia trattato di un evento accidentale o di natura dolosa.

Cronaca

Napoli sotto assedio: 71 arresti e i nomi dei nuovi reggenti.

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NAPOLI – Una notte di manette e sirene ha portato all’arresto di 71 persone, colpite da misure cautelari che disarticolano i vertici della criminalità organizzata cittadina. Un’operazione massiccia che non si ferma ai sequestri, ma scava nelle nuove gerarchie: 8 arresti nel clan Mazzarella, 23 nei Pirozzi-Savarese e ben 39 nel potente gruppo dei Contini. L’inchiesta ha segnato un punto di non ritorno per il delitto di Emanuele Durante, ucciso negli scontri tra la Sanità e piazza Mercato. In cella è finito Vincenzo Brandi (classe 1994), ritenuto il complice che avrebbe accompagnato l’esecutore materiale in via Santa Teresa degli Scalzi. Si tratta del terzo tassello di un puzzle di sangue che incrocia la morte di Durante con quella del giovanissimo Emanuele Tufano, vittima di una ronda armata in piazza Mercato.

Il procuratore aggiunto Sergio Amato, a capo della DDA, ha tracciato un quadro inquietante: «Registriamo un’ampia disponibilità di armi sul territorio. Ogni zona ha il suo reggente». I riflettori sono puntati su Forcella, dove emerge la figura di Luigi Giuliano, detto ‘e zecchetella, e sui vertici già detenuti ma sempre influenti come Michele Mazzarella e Salvatore Barile.

Secondo Mario Grassia, nuovo capo della Squadra Mobile ed esperto di omicidi, la novità è la tregua strategica: «C’è stata una pax tra i Giuliano e i Mazzarella a Forcella, un nuovo assetto criminale su cui abbiamo lavorato a fondo».

Il Generale dei Carabinieri, Biagio Storniolo, ha spiegato il meccanismo di rigenerazione delle cosche: «Mi ha colpito come si riempiono subito i vuoti di potere. Appena avviene una scarcerazione di peso, il boss torna a fare il reggente, ricompone il clan e riprende gli affari».

Nonostante la capacità di ripresa dei clan, lo Stato risponde con la tecnologia e la conoscenza del territorio. «Ci sono omicidi a Napoli – concludono gli inquirenti – ma c’è anche un’altissima percentuale di casi scoperti grazie alla sinergia tra Polizia, Carabinieri e Procura».

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campania

Il patto di sangue è rotto, San Giovanni torna l’inferno dei clan.

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NAPOLI – colpi secchi, sordi, esplosi in rapida successione nel cuore pulsante del Rione Villa, a San Giovanni a Teduccio. Mezzogiorno, l’ora in cui la città vive, lavora e, soprattutto, l’ora in cui i bambini dell’istituto comprensivo “Vittorino da Feltre” si preparano a tornare a casa. È in questo scenario di quotidiana normalità che è stato trucidato Salvatore De Marco, 34 anni, nipote del boss Ciro Rinaldi, meglio noto come “Mauè”.

L’agguato non è stato solo un’esecuzione, ma un brutale segnale di potere. I killer hanno agito con una precisione chirurgica e una spavalderia agghiacciante, incuranti della folla e della vicinanza alla scuola. De Marco è caduto sotto una pioggia di piombo che non gli ha lasciato scampo. Gli investigatori sono ora al lavoro per ricostruire la rete di “specchietti” (i segnalatori) che hanno monitorato ogni suo movimento, consegnandolo al commando di morte.

Questo omicidio non è solo un fatto di sangue tra clan; è un nuovo e gravissimo allarme sicurezza per l’intera città. Quando la camorra torna a sparare alla luce del sole e in zone densamente frequentate, il messaggio è chiaro: lo Stato viene sfidato sul terreno della quotidianità.

Il timore degli inquirenti è che l’uccisione di De Marco possa riaprire ufficialmente il fronte della guerra tra i Rinaldi e i D’Amico (legati ai Mazzarella). Una faida storica che ciclicamente torna a bagnare di sangue le strade dell’area orientale, trascinando con sé la serenità di migliaia di cittadini onesti.

Non si può più parlare di “episodi isolati”. La sicurezza a Napoli sta scivolando verso una zona d’ombra dove il controllo del territorio sembra passare di mano tra lo Stato e le cosche. Sparare vicino a una scuola significa colpire il futuro, calpestare ogni senso di civiltà e dichiarare che nessun luogo è davvero “sicuro”.

Mentre le forze dell’ordine presidiano il Rione Villa nel tentativo di prevenire la risposta del clan Rinaldi, resta l’amarezza di una città che si ritrova a contare i bossoli sull’asfalto. La magistratura indaga sul movente, ma la condanna dei residenti è già unanime: Napoli non può e non deve tornare agli anni bui delle faide a cielo aperto.

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Cronaca

Maxi-blitz contro il doping. Sequestri per oltre 550.000 euro.

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Si è conclusa con successo l’operazione internazionale “Shield VI”, un massiccio intervento di contrasto alla criminalità farmaceutica coordinato da Europol. L’azione ha visto una mobilitazione globale con il coinvolgimento di forze di polizia, dogane e organizzazioni antidoping di ben 30 Paesi.

In Italia, l’operazione è stata condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS) in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I risultati ottenuti sul territorio nazionale delineano un quadro allarmante del mercato nero:

Sequestri: Migliaia di confezioni di medicinali e sostanze dopanti illegali sottratte al mercato.

Valore Economico: Il valore commerciale complessivo della merce sequestrata supera i 550.000 euro.

Gruppi Criminali: Smantellate le attività di 12 organizzazioni criminali operanti nel settore.

Web Oscurato: Oscuramento di numerosi siti web utilizzati per la vendita illegale di farmaci, un canale sempre più sfruttato per aggirare i controlli sanitari.

L’operazione “Shield VI” non ha colpito solo il profitto illecito, ma ha rimosso dal mercato prodotti potenzialmente pericolosi per la salute, spesso privi di autorizzazioni o contraffatti. La sinergia tra i NAS e le autorità internazionali conferma l’importanza di una rete globale per proteggere i cittadini dai rischi del traffico illecito di medicinali.

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