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CAIVANO. L’assessora Russo indirettamente ci risponde. Tutto fatto, tranne l’ambulanza: il Carnevale salvato dal fato e affondato dalle chiacchiere

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CAIVANO – E alla fine, come spesso accade quando la realtà bussa con forza alla porta – vedi il mio editoriale di stamattina (leggi qui) – l’Amministrazione Angelino ha risposto… con un post su Facebook. Non con i fatti. Non con una spiegazione semplice. Non con un “abbiamo sbagliato, ci scusiamo”. No. Con una valanga di parole. Tante. Tantissime. Abbastanza da coprire, almeno sulla carta, l’unica verità incontestabile: l’ambulanza non c’era.

Tutto il resto è contorno. Zucchero a velo. Coriandoli verbali lanciati per confondere lo sguardo. L’Assessora Orsella Russo ci regala una dichiarazione che sembra più un atto notarile che una risposta politica. PEC, procedure, sinergie, passaggi amministrativi, normative, responsabilità, trasparenza, rigore. Manca solo il timbro in calce e siamo a posto.

Peccato che, in mezzo a tutta questa impeccabile burocrazia, ci sia un dettaglio fastidioso: la Croce Rossa non si è vista. E quando in un evento pubblico con centinaia di persone manca il presidio sanitario, non basta dire “abbiamo fatto tutto”. Bisogna dimostrare che quel “tutto” abbia prodotto un risultato. E il risultato, ieri, è stato zero. Zero ambulanza. Zero medico. Zero presidio. Il resto è narrativa.

Poi arrivano i consiglieri, in soccorso dell’assessorato, come in una perfetta staffetta istituzionale e anche qualche grande elettore attualmente imputato in un processo per frode fiscale che si permette di fare da moralizzatore alla stampa. E qui la sceneggiatura si fa quasi comica. C’è chi invita a “riconoscere l’impegno”. C’è chi parla di “giornata che fa risplendere Caivano”. C’è qualche imputato che osa chiamare anche pagliaccio chi vuole vederci chiaro. E c’è chi liquida tutto come “una questione burocratica”.

Burocratica. Come se l’assenza di un mezzo di soccorso fosse una pratica smarrita in un cassetto. Come se si trattasse di un modulo sbagliato, non di una falla nella sicurezza. E poi la perla: “Le chiacchiere erano buone”. Sì. Su questo non possiamo che essere d’accordo.

Le chiacchiere erano ottime. Abbondanti. Ben condite. Servite calde. Talmente buone che stanno ancora circolando. Peccato che, fuori dalla metafora gastronomica, le chiacchiere dell’Amministrazione valgano esattamente quanto quelle del bar: riempiono l’aria, non risolvono i problemi.

Perché il punto non è se la festa sia stata bella. Lo è stata. Il punto non è se la gente fosse felice. Lo era. Il punto non è se l’intenzione fosse buona. Probabilmente sì. Il punto è che tutto è andato bene solo perché non è andato male. Non per merito dell’organizzazione. Non per merito delle procedure. Non per merito dei comunicati. Per puro, semplice, spietato caso.

È stato il fato a vigilare. Non l’ambulanza. È stata la fortuna a fare il medico. Non il presidio sanitario. Se fosse successo qualcosa, oggi non leggeremmo post pieni di cuoricini. Leggeremmo atti giudiziari. E invece no. È andata bene. E allora tutti promossi.

Secondo questa logica, si può guidare senza cintura: se non fai incidente, sei stato prudente. Puoi attraversare col rosso: se non ti investono, sei stato bravo. Puoi organizzare eventi senza sicurezza: se nessuno si fa male, hai lavorato bene. Una filosofia amministrativa rivoluzionaria: governi per tentativi.

L’Assessora parla di responsabilità morale, personale, materna. Parole nobili. Rispettabili. Ma la responsabilità non si misura nelle dichiarazioni: si misura nei risultati. E ieri il risultato, piaccia o no, è stato una falla. Una falla coperta dopo con una PEC. Una falla spiegata con un comunicato. Una falla benedetta dai consiglieri. Una pezza che è peggio del buco. Perché ammettere un errore rende credibili. Negarlo con eleganza burocratica rende fragili.

Qui nessuno mette in discussione la buona fede. Ma la buona fede non sostituisce l’efficienza. E soprattutto: nessuno ha detto che qualcuno volesse mettere in pericolo i bambini. Il problema è che, di fatto, sono stati messi in una condizione di rischio evitabile. Non per cattiveria. Per superficialità. E quella, in politica, è imperdonabile.

Alla fine resta una sola, semplice verità: senza ambulanza, senza medico, senza presidio, l’evento era scoperto. Tutto il resto è storytelling. E allora sì, continuiamo pure a mangiare chiacchiere fino a martedì. Ma ricordiamoci che, quando si parla di sicurezza, non servono dolci parole. Servono mezzi. Servono presidi. Servono fatti. Quelli, ieri, purtroppo, non c’erano. E se oggi possiamo scriverlo con sarcasmo, è solo perché la sorte ci ha risparmiato di scriverlo con le lacrime.

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CAIVANO. Relate sparite, votazioni creative e risatine del Sindaco: quando la forma vacilla e la sostanza trema

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A CAIVANO la politica ha smesso di essere confronto per diventare un esperimento di prestidigitazione. Il protagonista indiscusso è il Presidente del Consiglio, Luigi Esposito, che in un recente video social si è lanciato in una difesa d’ufficio che definire “arrampicata sugli specchi” sarebbe un complimento alla fisica.

Il Giallo delle notifiche svanite

Il Presidente esordisce dichiarando di voler “fare chiarezza” e “smentire la stampa”. Ma poi, con una giravolta logica degna dei migliori parolai, conferma punto per punto la gravità del fatto: la relata di notifica del Bilancio di Previsione — l’unico documento che attesta se i consiglieri abbiano avuto i tempi di legge per studiare le carte — è sparita.  

Esposito ammette l’errore della pubblica amministrazione , parla di un procedimento disciplinare e addirittura di un esposto alla Procura della Repubblica per la scomparsa degli atti dai faldoni comunali. Allora, caro Presidente, cosa smentisce? Se i documenti “hanno preso il volo” proprio quando l’opposizione, con il consigliere Mellone, chiedeva trasparenza, non c’è “narrazione distorta”: c’è un fatto oggettivo che mette a rischio la validità stessa della delibera di bilancio. Senza la prova della notifica tempestiva, l’intero castello contabile dell’amministrazione rischia la revoca, come giustamente sottolineato anche dalla stampa nazionale (leggi qui l’articolo de “Il Mattino”).  

L’Abisso dell’Incompetenza: Il icaso della Rottamazione-quinquies

Se sulla questione del bilancio si gioca a nascondino con le carte, nell’ultimo Consiglio del 20 febbraio si è toccato il fondo dell’ignoranza procedurale. Durante la discussione sulla Rottamazione-quinquies (Legge 199/2025), il consigliere Mellone ha presentato una mozione per fissare un tetto massimo ai debiti per l’adesione.

Il risultato del voto è un capolavoro di analfabetismo istituzionale: 1 favorevole e 22 astenuti. In qualunque consesso civile e a norma di legge, gli astenuti non si computano tra i voti contrari per il calcolo della maggioranza dei votanti (a meno di specifiche e rare previsioni regolamentari contrarie alla prassi consolidata anche dal Ministero dell’Interno – leggi qui il parere del Ministero). Eppure, il Presidente Esposito ha dichiarato la mozione “respinta”.

Nota per la Presidenza: Confondere l’astensione con il voto contrario non è solo un errore tecnico; è la prova provata che chi siede sullo scranno più alto dell’aula non conosce l’ABC del funzionamento democratico.

Un’Amministrazione “Giovane” ma già vecchia nei vizi

Siamo di fronte a una classe politica che si fregia del titolo di “nuova”, ma che alla prova dei fatti si dimostra totalmente sprovveduta. Da un lato perdono i pezzi (di carta) fondamentali per la regolarità degli atti, dall’altro inventano regole aritmetiche personalizzate per silenziare le proposte dell’opposizione.  

Cercare di “tranquillizzare i cittadini” parlando di “errori materiali e non tecnici” è un insulto all’intelligenza dei caivanesi. Se non siete in grado di custodire una ricevuta di notifica o di contare correttamente i voti in aula, come potete pretendere di gestire il futuro di una città complessa come Caivano?  

La trasparenza non è un video su Facebook fatto di parole vuote e smentite che confermano i fatti. La trasparenza è l’ordine negli archivi e il rispetto rigoroso delle procedure. Al momento, l’unica cosa “chiara” è l’imbarazzante inadeguatezza di chi ci governa.

Il Sindaco Angelino: chattare mentre Caivano affonda

E mentre in aula si discute di tasse dei cittadini e della possibilità di aiutare i deboli, cosa fa il Primo Cittadino? Le immagini parlano chiaro: il Sindaco Antonio Angelino se la ride beatamente davanti allo schermo del suo cellulare.

Mentre il futuro di Caivano è appeso a un filo e l’opposizione propone soluzione per aiutare solo la povera gente evitando favori ai furbetti, il Sindaco è intento a chattare, forse con qualche amico o qualche consigliere presente, o magari a scorrere meme divertenti sui social. Quel sorriso, in un momento così drammatico per la credibilità dell’ente, è lo schiaffo finale ai cittadini. È l’immagine plastica di un’amministrazione giovane sì, ma di una gioventù spocchiosa e impreparata, che scambia l’aula consiliare per un salotto virtuale.

Cosa rischia Caivano?

L’arroganza e l’incompetenza hanno un prezzo, e a pagarlo saranno i caivanesi. Se il Prefetto e la Procura dovessero accertare che i termini di legge per lo studio del Bilancio sono stati violati (e senza relate è impossibile provare il contrario), ci troviamo davanti a un vizio insanabile.

  • Annullamento del Bilancio: L’atto principale della vita amministrativa verrebbe rimosso.
  • Commissariamento: Senza bilancio, scatta la diffida prefettizia e, in caso di mancata regolarizzazione, lo scioglimento del Consiglio Comunale. Ma è risaputo che con l’etereità del Diritto Amministrativo potrà essere sempre regolarizzato e questi baldi giovanotti la faranno franca sicuramente.

Signori della maggioranza, governare non è postare video rassicuranti o ridere su WhatsApp durante le sedute. Governare è trasparenza, competenza e rispetto delle regole. Al momento, a Caivano, di tutto questo non vi è traccia. Restano solo i documenti spariti e i sorrisi di chi, evidentemente, non ha ancora capito la gravità della situazione.

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CAIVANO. Il “giallo” della rotatoria: tra pareri negativi e documenti scomparsi.

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A Caivano le strade non servono più a collegare punti, ma a unire interessi. L’ultima puntata della saga sulla rotatoria sulla Strada Statale Sannitica non è solo una questione di asfalto e precedenze, ma il ritratto plastico di un’Amministrazione — quella guidata dal Sindaco Antonio Angelino — che sembra confondere il bene comune con il plastico di un PUA (Piano Urbanistico Attuativo) ad uso e consumo di pochi eletti.

Il TAR, lo scorso 25 febbraio, ha messo un punto fermo che suona come una sberla: la “determina riparatoria” del Comune non vale nulla. Si torna al via. Si torna alla delibera dei Commissari Prefettizi. Tradotto dal burocratese: non si può procedere a colpi di carta bollata unilaterale, ma serve il consenso di tutte le parti, inclusa la MDP Food srl, che dovrà sedere al tavolo della Conferenza dei Servizi. Il Tar ha stabilito che non deve essere un monologo tra amici ma frutto di una unità di intenti e interessi comuni.

Il gioco delle ombre sui pareri tecnici

Ma il vero scandalo emerge tra le pieghe dei documenti che “appaiono e scompaiono” dall’Albo Pretorio come in un gioco di prestigio di quart’ordine. Nelle determine firmate dal Responsabile del Settore Tecnico, Giovanni Tuberosa, si leggeva di pareri della Polizia Locale citati come “atti presenti”, senza però mai specificarne il contenuto. Un silenzio assordante che oggi, grazie alle indagini sui documenti storici, sappiamo essere stato un vero e proprio ribaltamento della realtà.

Mentre l’ufficio tecnico sventolava studi trasportistici (magicamente favorevoli) e validazioni del DICIV, la verità giaceva sepolta nella Deliberazione 36 del 2024 del Commissario ad Acta. In quel documento, scovato dal sottoscritto dopo aver condotto capillari indagini, la Città Metropolitana di Napoli parlava chiaro: quella rotatoria, così come progettata, non garantisce i parametri di sicurezza. Non solo. Il Comandante della Polizia Locale, Espedito Giglio, metteva nero su bianco un parere negativo tranciante: una rotatoria a meno di 200 metri da un incrocio semaforizzato è un invito al caos, non alla mobilità.

Sicurezza o Cambiale Elettorale?

Qui viene il sospetto, atroce ma legittimo: a chi serve davvero questo rondò? Non certo alle casse comunali. L’incrocio esistente, protetto da un sistema di videosorveglianza hi-tech, garantisce sicurezza e introiti per circa 500mila euro annui (tra multe, assicurazioni scadute e revisioni mancate). Smantellare o depotenziare quell’assetto per far posto, a pochi metri di distanza, una rotatoria “privatizzata” significa regalare soldi dei cittadini ai soliti noti.

Siamo di fronte a un’opera che sembra essere il “prezzo” di una cambiale elettorale. È noto a tutti che i promotori del PUA non sono semplici imprenditori, ma grandi elettori che hanno saputo piazzare parenti prossimi tra i banchi del Consiglio Comunale. La domanda sorge spontanea: la viabilità di Caivano è governata dal Codice della Strada o dal codice delle clientele?

Il rondò delle contraddizioni

L’Amministrazione Angelino ha dimostrato una sola eccellenza: la capacità di far evaporare i documenti scomodi. Prima la relata notifica del Bilancio previsionale e adesso dall’Albo Pretorio è scomparsa la determina 189 del 18/02/2026, quella della Rettifica (descritta qui) della prima delibera sulla rotonda a firma di Giovanni Tuberosa del 27 novembre 2025. Ma la memoria dei fatti è più dura del bitume.

Questa rotatoria non deve essere lo spartiacque tra chi conta e chi subisce. I cittadini di Caivano non possono pagare, in termini di sicurezza e di bilancio, i debiti di gratitudine di chi occupa la poltrona più alta del Comune. La sentenza del TAR non è solo una vittoria legale per la MDP Food, è l’ultima chiamata per la trasparenza. Prima che la “rotatoria che gira” finisca per far girare vorticosamente qualcos’altro ai cittadini onesti. Se l’opera è davvero utile e sicura, lo si dimostri con atti trasparenti, pareri chiari e confronto pubblico. Se non lo è, si abbia il coraggio di archiviarla. Altrimenti non sarà una rotatoria a girare. Saranno sempre gli stessi interessi.

L’immagine di copertina e della locandina social è stata elaborata con tecnologia AI

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CAIVANO. L’ombra del Sistema Caivano: Francesco Emione e il consenso del “fascicolo sparito”

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C’è una Caivano che emerge dalle carte della Procura, una città sotterranea dove il diritto si inchina al favore e dove il ruolo di rappresentante del popolo sembra confondersi con quello di facilitatore di interessi privati. Al centro di questo scenario troviamo Francesco Emione, ex Consigliere e già Presidente del Consiglio Comunale, la cui figura oggi appare come il paradigma di un metodo che va ben oltre la singola irregolarità, sfociando in una vera e propria filosofia della gestione del potere.

I fatti: Il mercato dei fascicoli

Le indagini della Procura della Repubblica dipingono un quadro inquietante. Secondo quanto ricostruito, Emione si sarebbe speso attivamente per preservare l’abitazione di Salvatore Fusco, gravata da un provvedimento di sgombero per violazioni urbanistiche. Come? Attraverso quello che gli inquirenti definiscono il “trafugamento del fascicolo” dagli uffici del Comune di Caivano.

Dalle intercettazioni emerge un modus operandi da spy-story di provincia: Emione avrebbe rintracciato un dipendente comunale (pagato con 1.000 euro) per sottrarre materialmente l’incartamento e consegnarlo al Fusco, vanificando così le operazioni di sfratto. In cambio, la “promessa di dazione” non era solo denaro, ma un incarico di lavoro o consulenza per il coniuge del consigliere, architetto di professione. In una conversazione registrata l’8 maggio 2019, i due sfogliano materialmente il fascicolo trafugato, commentando le notifiche che avrebbero dovuto essere già “sparite”.

Si tratta, è bene ribadirlo, di ricostruzioni investigative, non di sentenze passate in giudicato, pertanto l’indagato Emione è innocente fino al terzo grado di giudizio. Ma il contenuto delle conversazioni intercettate, così come trascritto, restituisce un’immagine di gestione del potere basata su relazioni dirette, interventi mirati e una forte intermediazione personale.

Riflessioni: Il consenso come scambio

È lecito chiedersi se le 1000 preferenze collezionate da Francesco Emione nelle sue ultime amministrative siano state il frutto di una visione politica o, piuttosto, l’esito di questo “metodo dello scambio”. Risolvere un problema di abusivismo, far “sparire” una notifica, garantire un’entrata laterale laddove la legge impone la porta principale: sono questi i mattoni con cui si costruisce un consenso che appare inscalfibile, anche quando il titolare della ditta di voti decide di restare nell’ombra.

Nel 2025, Emione non si è ricandidato. Troppo forte la pressione dell’opinione pubblica, troppo pesanti le accuse del collaboratore di giustizia Carmine Peluso su presunte tangenti intascate proprio durante la carica di Presidente del Consiglio. Eppure, la sua eredità elettorale non è andata dispersa. Si è divisa, quasi per osmosi, tra figure a lui vicinissime: il cugino Emanuele Emione, eletto con 466 voti nella lista dell’attuale Sindaco “Caivano Conta”, e il collega d’ufficio Salvio Russo, che ha sfiorato l’elezione con 217 preferenze, candidato nella lista “Caivano 2,0.

Il silenzio dell’Amministrazione Angelino

Qui la riflessione si fa amara. Il Sindaco Antonio Angelino ha vinto anche grazie al contributo attivo di questi candidati vicini a Emione. Qual è la posizione del Primo Cittadino di fronte a una maggioranza che affonda le radici in un terreno così ambiguo? Come intende gestire la piaga degli immobili abusivi se tra i suoi sostenitori figurano persone legate a chi i fascicoli degli abusi li faceva sparire?

La “Nuova Era” e il vizio antico della sparizione: il caso del Bilancio

C’è un’espressione che ha risuonato ossessivamente durante l’ultima campagna elettorale, diventando il vessillo del Sindaco Antonio Angelino: “Nuova Era”. Un termine che evoca pulizia, discontinuità, una barriera netta rispetto alle opacità del passato. Eppure, a pochi mesi dall’insediamento, il sospetto è che l’unica cosa veramente “nuova” sia la data sul calendario, perché i metodi sembrano ricalcare con inquietante precisione quelli dell’era Emione.

Se l’indagine “San Giovanni Bosco” ci ha svelato il sistema dei fascicoli trafugati per favorire privati e abusi edilizi, oggi la cronaca politica ci consegna un fatto altrettanto grave, denunciato con forza dal consigliere di opposizione Giuseppe Mellone. Oggetto del mistero, questa volta, non è la casa di un privato, ma l’atto supremo di un’amministrazione: il Bilancio di Previsione.

Mellone è stato chiaro: dopo aver esercitato il suo diritto di accesso agli atti per verificare la regolarità della delibera di approvazione, si è sentito rispondere che la documentazione — nello specifico la relata di notifica degli atti — è scomparsa. Svanita nel nulla proprio nel momento in cui un rappresentante dei cittadini chiedeva di vederci chiaro.

Non si può fare a meno di notare una sinistra analogia. Ieri sparivano i fascicoli anti-abusivismo per “risolvere problemi” (come diceva Emione nelle intercettazioni), oggi spariscono i documenti del Bilancio. È questa la “Nuova Era”? Una continuità amministrativa fondata sull’evanescenza delle carte nei momenti cruciali?

Senza quei documenti, la validità stessa della delibera di bilancio vacilla, e con essa la credibilità dell’intera maggioranza. Dov’erano i consiglieri di “Caivano Conta” o di “Caivano 2.0” mentre i documenti prendevano il volo? Dov’era il controllo, la trasparenza, il dovere di vigilanza? Ratificare in silenzio non è fare politica, è farsi complici di un sistema che preferisce l’ombra alla luce.

Se la collaborazione di figure vicine a Francesco Emione ha aiutato a costruire questa vittoria elettorale, i cittadini hanno il diritto di sapere se questa “Nuova Era” sia solo il rebranding di un vecchio sistema di gestione della cosa pubblica. La trasparenza non può essere uno slogan da comizio, ma deve essere un obbligo quotidiano. Perché se i documenti continuano a sparire, allora non siamo davanti a una svolta, ma a un tragico ritorno al passato, dove il Comune non è una casa di vetro, ma un ufficio prestigiazione dove i diritti dei cittadini si dissolvono per lasciar posto ai silenzi della politica.

L’Abbraccio della morte: Il caso documento trafugato e l’endorsement “tossico”

C’è un punto di questa vicenda che non è solo paradossale, ma politicamente inquietante, e riguarda la vicenda della sparizione. Qui, su un edificio, pende un’ordinanza di abbattimento della Procura della Repubblica. Un atto che però è rimasto sepolto, oculatamente occultato per anni. A rendere la vicenda una vera e propria bomba atomica per la credibilità delle istituzioni è l’identità di chi avrebbe materialmente operato questa “magia” burocratica: lo stesso ex dipendente comunale che, secondo le ricostruzioni, avrebbe incassato i 1.000 euro per far sparire il fascicolo.

Ma non è finita qui. La “Nuova Era” di Caivano dovrebbe tremare di fronte a un dettaglio elettorale non trascurabile: questo ex dipendente, l’uomo del “fascicolo sparito”, si è candidato alle ultime elezioni amministrative proprio tra le fila della lista guidata dalla Preside Rosalba Peluso. Sì, proprio quella Rosalba Peluso che un’altra indagine della Procura ha indicato come dirigente scolastica “gradita” al clan locale. È qui che il cerchio si chiude in quello che potremmo definire un “abbraccio della morte” per l’attuale amministrazione: la stessa Peluso che oggi, con una disinvoltura che lascia basiti, si spende in endorsement pubblici per il Sindaco Angelino, dichiarandosi “felice che Caivano sia amministrata dai giovani”.

È una felicità che dovrebbe far riflettere il Primo Cittadino. Come può il Sindaco accettare con sorriso il sostegno di chi rappresenta l’anello di congiunzione tra figure non ancora identificate dall’inchiesta per aver occultato atti giudiziari e tutelato interessi opachi? Come può definirsi “Nuova Era” una stagione politica che riceve il plauso di chi è stata indicata come figura gradita ai clan, proprio mentre i suoi candidati di riferimento sono citati in atti giudiziari per aver svenduto la legalità per mille euro?

Questa collaborazione “fattiva” della galassia Emione-Peluso all’interno della maggioranza non è solo un problema di opportunità politica: è un’ipoteca sul futuro di Caivano. Il Sindaco Angelino ha il dovere morale di chiarire: questa felicità della Preside Peluso è ricambiata? Ed è disposto a collaborare con la giustizia per riprendere l’iter utile all’abbattimento di quell’edificio, o la “Nuova Era” continuerà a girarsi dall’altra parte mentre i documenti, per “magia”, continuano a sparire dai cassetti del Comune?

Non si può governare una città come Caivano cercando di tenere i piedi in due scarpe: o si sceglie la trasparenza dei fatti, o si accetta il bacio di Giuda di un sistema che, pur cambiando pelle, mantiene intatti i suoi metodi di spartizione e occultamento.

Conclusione

Il “metodo Emione” non è solo una vicenda giudiziaria; è una ferita aperta nel tessuto democratico di Caivano. Se il nuovo che avanza si nutre dei voti e delle logiche del vecchio, se il Sindaco Angelino non prenderà una posizione netta e drastica contro chi ha trasformato il Comune in un ufficio “sparizioni”, allora il cambiamento sarà stato solo un esercizio di maquillage elettorale. Caivano non ha bisogno di giovani che sorridono davanti alle telecamere, ma di amministratori che sappiano guardare dentro i fascicoli. Tutti, nessuno escluso.

L’immagine in copertina è stata elaborata con tecnica IA

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