C’è una Caivano che emerge dalle carte della Procura, una città sotterranea dove il diritto si inchina al favore e dove il ruolo di rappresentante del popolo sembra confondersi con quello di facilitatore di interessi privati. Al centro di questo scenario troviamo Francesco Emione, ex Consigliere e già Presidente del Consiglio Comunale, la cui figura oggi appare come il paradigma di un metodo che va ben oltre la singola irregolarità, sfociando in una vera e propria filosofia della gestione del potere.
I fatti: Il mercato dei fascicoli
Le indagini della Procura della Repubblica dipingono un quadro inquietante. Secondo quanto ricostruito, Emione si sarebbe speso attivamente per preservare l’abitazione di Salvatore Fusco, gravata da un provvedimento di sgombero per violazioni urbanistiche. Come? Attraverso quello che gli inquirenti definiscono il “trafugamento del fascicolo” dagli uffici del Comune di Caivano.
Dalle intercettazioni emerge un modus operandi da spy-story di provincia: Emione avrebbe rintracciato un dipendente comunale (pagato con 1.000 euro) per sottrarre materialmente l’incartamento e consegnarlo al Fusco, vanificando così le operazioni di sfratto. In cambio, la “promessa di dazione” non era solo denaro, ma un incarico di lavoro o consulenza per il coniuge del consigliere, architetto di professione. In una conversazione registrata l’8 maggio 2019, i due sfogliano materialmente il fascicolo trafugato, commentando le notifiche che avrebbero dovuto essere già “sparite”.
Si tratta, è bene ribadirlo, di ricostruzioni investigative, non di sentenze passate in giudicato, pertanto l’indagato Emione è innocente fino al terzo grado di giudizio. Ma il contenuto delle conversazioni intercettate, così come trascritto, restituisce un’immagine di gestione del potere basata su relazioni dirette, interventi mirati e una forte intermediazione personale.
Riflessioni: Il consenso come scambio
È lecito chiedersi se le 1000 preferenze collezionate da Francesco Emione nelle sue ultime amministrative siano state il frutto di una visione politica o, piuttosto, l’esito di questo “metodo dello scambio”. Risolvere un problema di abusivismo, far “sparire” una notifica, garantire un’entrata laterale laddove la legge impone la porta principale: sono questi i mattoni con cui si costruisce un consenso che appare inscalfibile, anche quando il titolare della ditta di voti decide di restare nell’ombra.
Nel 2025, Emione non si è ricandidato. Troppo forte la pressione dell’opinione pubblica, troppo pesanti le accuse del collaboratore di giustizia Carmine Peluso su presunte tangenti intascate proprio durante la carica di Presidente del Consiglio. Eppure, la sua eredità elettorale non è andata dispersa. Si è divisa, quasi per osmosi, tra figure a lui vicinissime: il cugino Emanuele Emione, eletto con 466 voti nella lista dell’attuale Sindaco “Caivano Conta”, e il collega d’ufficio Salvio Russo, che ha sfiorato l’elezione con 217 preferenze, candidato nella lista “Caivano 2,0.
Il silenzio dell’Amministrazione Angelino
Qui la riflessione si fa amara. Il Sindaco Antonio Angelino ha vinto anche grazie al contributo attivo di questi candidati vicini a Emione. Qual è la posizione del Primo Cittadino di fronte a una maggioranza che affonda le radici in un terreno così ambiguo? Come intende gestire la piaga degli immobili abusivi se tra i suoi sostenitori figurano persone legate a chi i fascicoli degli abusi li faceva sparire?
La “Nuova Era” e il vizio antico della sparizione: il caso del Bilancio
C’è un’espressione che ha risuonato ossessivamente durante l’ultima campagna elettorale, diventando il vessillo del Sindaco Antonio Angelino: “Nuova Era”. Un termine che evoca pulizia, discontinuità, una barriera netta rispetto alle opacità del passato. Eppure, a pochi mesi dall’insediamento, il sospetto è che l’unica cosa veramente “nuova” sia la data sul calendario, perché i metodi sembrano ricalcare con inquietante precisione quelli dell’era Emione.
Se l’indagine “San Giovanni Bosco” ci ha svelato il sistema dei fascicoli trafugati per favorire privati e abusi edilizi, oggi la cronaca politica ci consegna un fatto altrettanto grave, denunciato con forza dal consigliere di opposizione Giuseppe Mellone. Oggetto del mistero, questa volta, non è la casa di un privato, ma l’atto supremo di un’amministrazione: il Bilancio di Previsione.
Mellone è stato chiaro: dopo aver esercitato il suo diritto di accesso agli atti per verificare la regolarità della delibera di approvazione, si è sentito rispondere che la documentazione — nello specifico la relata di notifica degli atti — è scomparsa. Svanita nel nulla proprio nel momento in cui un rappresentante dei cittadini chiedeva di vederci chiaro.
Non si può fare a meno di notare una sinistra analogia. Ieri sparivano i fascicoli anti-abusivismo per “risolvere problemi” (come diceva Emione nelle intercettazioni), oggi spariscono i documenti del Bilancio. È questa la “Nuova Era”? Una continuità amministrativa fondata sull’evanescenza delle carte nei momenti cruciali?
Senza quei documenti, la validità stessa della delibera di bilancio vacilla, e con essa la credibilità dell’intera maggioranza. Dov’erano i consiglieri di “Caivano Conta” o di “Caivano 2.0” mentre i documenti prendevano il volo? Dov’era il controllo, la trasparenza, il dovere di vigilanza? Ratificare in silenzio non è fare politica, è farsi complici di un sistema che preferisce l’ombra alla luce.
Se la collaborazione di figure vicine a Francesco Emione ha aiutato a costruire questa vittoria elettorale, i cittadini hanno il diritto di sapere se questa “Nuova Era” sia solo il rebranding di un vecchio sistema di gestione della cosa pubblica. La trasparenza non può essere uno slogan da comizio, ma deve essere un obbligo quotidiano. Perché se i documenti continuano a sparire, allora non siamo davanti a una svolta, ma a un tragico ritorno al passato, dove il Comune non è una casa di vetro, ma un ufficio prestigiazione dove i diritti dei cittadini si dissolvono per lasciar posto ai silenzi della politica.
L’Abbraccio della morte: Il caso documento trafugato e l’endorsement “tossico”
C’è un punto di questa vicenda che non è solo paradossale, ma politicamente inquietante, e riguarda la vicenda della sparizione. Qui, su un edificio, pende un’ordinanza di abbattimento della Procura della Repubblica. Un atto che però è rimasto sepolto, oculatamente occultato per anni. A rendere la vicenda una vera e propria bomba atomica per la credibilità delle istituzioni è l’identità di chi avrebbe materialmente operato questa “magia” burocratica: lo stesso ex dipendente comunale che, secondo le ricostruzioni, avrebbe incassato i 1.000 euro per far sparire il fascicolo.
Ma non è finita qui. La “Nuova Era” di Caivano dovrebbe tremare di fronte a un dettaglio elettorale non trascurabile: questo ex dipendente, l’uomo del “fascicolo sparito”, si è candidato alle ultime elezioni amministrative proprio tra le fila della lista guidata dalla Preside Rosalba Peluso. Sì, proprio quella Rosalba Peluso che un’altra indagine della Procura ha indicato come dirigente scolastica “gradita” al clan locale. È qui che il cerchio si chiude in quello che potremmo definire un “abbraccio della morte” per l’attuale amministrazione: la stessa Peluso che oggi, con una disinvoltura che lascia basiti, si spende in endorsement pubblici per il Sindaco Angelino, dichiarandosi “felice che Caivano sia amministrata dai giovani”.
È una felicità che dovrebbe far riflettere il Primo Cittadino. Come può il Sindaco accettare con sorriso il sostegno di chi rappresenta l’anello di congiunzione tra figure non ancora identificate dall’inchiesta per aver occultato atti giudiziari e tutelato interessi opachi? Come può definirsi “Nuova Era” una stagione politica che riceve il plauso di chi è stata indicata come figura gradita ai clan, proprio mentre i suoi candidati di riferimento sono citati in atti giudiziari per aver svenduto la legalità per mille euro?
Questa collaborazione “fattiva” della galassia Emione-Peluso all’interno della maggioranza non è solo un problema di opportunità politica: è un’ipoteca sul futuro di Caivano. Il Sindaco Angelino ha il dovere morale di chiarire: questa felicità della Preside Peluso è ricambiata? Ed è disposto a collaborare con la giustizia per riprendere l’iter utile all’abbattimento di quell’edificio, o la “Nuova Era” continuerà a girarsi dall’altra parte mentre i documenti, per “magia”, continuano a sparire dai cassetti del Comune?
Non si può governare una città come Caivano cercando di tenere i piedi in due scarpe: o si sceglie la trasparenza dei fatti, o si accetta il bacio di Giuda di un sistema che, pur cambiando pelle, mantiene intatti i suoi metodi di spartizione e occultamento.
Conclusione
Il “metodo Emione” non è solo una vicenda giudiziaria; è una ferita aperta nel tessuto democratico di Caivano. Se il nuovo che avanza si nutre dei voti e delle logiche del vecchio, se il Sindaco Angelino non prenderà una posizione netta e drastica contro chi ha trasformato il Comune in un ufficio “sparizioni”, allora il cambiamento sarà stato solo un esercizio di maquillage elettorale. Caivano non ha bisogno di giovani che sorridono davanti alle telecamere, ma di amministratori che sappiano guardare dentro i fascicoli. Tutti, nessuno escluso.
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