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Nazionale

La misura è colma: Francesca Albanese querela il Corriere della Sera per diffamazione

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Francesca Albanese ha querelato il Corriere della Sera. La relatrice ONU sui territori palestinesi occupati ha sporto denuncia per diffamazione nei confronti del quotidiano che l’aveva definita “militante sempre più filo Hamas” e addirittura “partigiana di Hamas”, oltre ad averle attribuito la frase su Israele “nemico dell’umanità”. Il giornale milanese aveva infatti travisato l’audio di un intervento di Francesca Albanese, in inglese, durante un evento in Qatar organizzato da Al-Jazeera. Un discorso di oltre 4 minuti da cui era stata estrapolata una ventina di secondi, “facendole dire” che Israele sarebbe il nemico comune dell’umanità. In realtà, come si evince chiaramente ascoltando l’intervento e come d’altra parte ha successivamente spiegato e sottolineato Albanese, ad essere stato definito nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina“compreso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”.

La frase che le è stata incriminata non è mai stata pronunciata, eppure è stata sbattuta in prima pagina – non solo dal Corriere della Sera – con l’accusa di antisemitismo. Francia, Italia e Germania hanno chiesto la rimozione dal suo ruolo presso le Nazioni Unite.

Francesca Albanese ha comunicato al Corriere della Sera che “Indago su Gaza da 859 giorni. Le mie inchieste possono non essere condivise, ma vanno rispettate: frutto di 859 giorni di lavoro mio e altrui su crimini contro la popolazione civile. Per questo ho chiesto ai miei legali di reagire alle vostre diffamazioni: la misura è colma”.

Attualità

Antonella Laezza: l’eccellenza della danza campana brilla al Gran Galà Premio DAS

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La splendida cornice di Villa Campolieto, autentico gioiello architettonico del Miglio d’Oro di Ercolano, ha fatto da sfondo a una serata straordinaria: il Gran Galà Premio DAS. L’evento, promosso dal Comitato Territoriale Napoli di ACSI e presieduto dal Dott. Claudio Cimmino, si è confermato come uno degli appuntamenti più prestigiosi e autorevoli dell’intero panorama coreutico nazionale, nato con l’obiettivo di celebrare la danza quale espressione artistica, culturale e formativa.

In questa magica atmosfera, tra i grandi nomi internazionali e le stelle del firmamento della danza, è emersa con forza la figura di Antonella Laezza, direttrice della rinomata scuola “A passi di Danza “ di Crispano (situata in via Provinciale 53). La presenza della direttrice sul palco di una manifestazione così esclusiva — nello stesso contesto in cui sono stati conferiti i Premi alla Carriera e all’Eccellenza a icone mondiali come l’étoile Giuseppe Picone, Steve La Chance e Karl Alfred Schreiner — ne consolida ulteriormente il prestigio e la preziosa collaborazione con il comitato di promozione sportiva ACSI Napoli.

Il ruolo centrale di Antonella Laezza all’interno della serata testimonia la grande autorevolezza e la stima di cui gode nell’intero settore, accreditando la sua scuola come un vero punto di riferimento per la didattica sul territorio. Il successo straordinario della manifestazione è stato, infatti, il frutto di una perfetta sinergia tra le più importanti figure del comitato ACSI: se la Direzione Artistica dell’evento è stata affidata al celebre coreografo Francesco Annarumma, la complessa macchina organizzativa è stata curata da Massimo De Santis (referente del Settore Danza di ACSI Napoli) con la preziosa e fondamentale collaborazione della stessa Laezza.

Operare a stretto contatto con personalità di tale calibro riflette la straordinaria professionalità, la passione e il rigore che la direttrice porta ogni giorno nelle sale della sua accademia.

Di conseguenza, gli allievi di “A passi di Danza ” hanno la straordinaria opportunità di formarsi in un ambiente di assoluto livello, dove si studia regolarmente con maestri e coreografi di chiara fama nazionale e internazionale e si apprende il valore del sacrificio e dell’impegno richiesti da quest’arte.

L’immagine di Antonella Laezza, immortalata sul proscenio di Villa Campolieto, diventa così l’emblema di una Campania che produce cultura, bellezza e soprattutto formazione di altissima qualità, capace di creare un ideale ponte tra chi ha già scritto la storia della danza e i giovani talenti che stanno costruendo il proprio futuro artistico.

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campania

SANITÀ. Da inchiesta di Minformo a interrogazione di Borrelli: i tagli alla diagnostica penalizzano il Sud

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ROMA – Un paradosso economico e scientifico rischia di travolgere il Servizio Sanitario Nazionale, trasformando la prevenzione medica in un lusso e spingendo la diagnostica territoriale verso il baratro. È questo il cuore pulsante dell’articolata interrogazione a risposta scritta (atto 4-08389) presentata al Ministro della salute dal deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha scelto di tradurre in sede istituzionale le risultanze di una complessa inchiesta giornalistica condotta dalle nostre colonne.

Il nodo della questione affonda le radici nella recente e controversa rimodulazione del tariffario nazionale dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), un provvedimento che ha introdotto pesanti riduzioni nei rimborsi pubblici per le prestazioni di specialistica ambulatoriale, colpendo in modo chirurgico la medicina di laboratorio e la diagnostica ad alta tecnologia. Una scure, mossa da logiche di mera spending review, che è stata tuttavia momentaneamente arginata dal Tar del Lazio: i giudici amministrativi hanno infatti annullato il tariffario per accertate carenze nell’istruttoria tecnica, concedendo al Ministero dodici mesi di tempo per riscrivere le tariffe agganciandole ai costi reali delle prestazioni.

Il nostro ringraziamento va al deputato Francesco Emilio Borrelli, da sempre attento custode della legalità e della tutela dei diritti dei cittadini, che ha dimostrato una straordinaria sensibilità istituzionale nel fare proprie le istanze sollevate dal nostro lavoro giornalistico, portandole con forza e precisione tecnica all’attenzione del Governo.

La nostra inchiesta ha evidenziato come il risparmio immediato della spesa pubblica sia una drammatica miopia strategica. Tagliare, per esempio, pochi euro sul rimborso di uno screening di base — come un quadro lipidico completo, il cui costo sociale preventivo si attesta sui 35 euro — significa disincentivare la prevenzione sul territorio. Il risultato? Un inevitabile incremento della spesa ospedaliera successiva: quello stesso paziente non diagnosticato in tempo costerà alle casse dello Stato circa 8.000 euro per il ricovero d’urgenza e il trattamento di un infarto del miocardio. Oltre all’impatto economico, lo spettro più spaventoso resta l’accentuarsi della migrazione sanitaria dal Mezzogiorno verso le regioni del Nord, privando i cittadini del Sud del diritto fondamentale alla salute a chilometro zero.

Parallelamente a questo asfissiante definanziamento dei laboratori specialistici, si assiste alla progressiva istituzionalizzazione della cosiddetta “farmacia dei servizi”, per la quale l’esecutivo ha stanziato un fondo strutturale di 50 milioni di euro annui per l’esecuzione di test diagnostici rapidi. Se da un lato la capillarità delle farmacie rappresenta una risorsa, dall’altro emerge una disparità di trattamento normativo e scientifico insostenibile.

Attraverso l’atto ispettivo promosso da Borrelli, si chiede formalmente al Ministro della salute quali iniziative intenda adottare affinché nella riscrittura del tariffario vengano finalmente consultate le società scientifiche accreditate del settore, uniche depositarie dei dati reali sui costi biologici, sui reagenti e sul personale specializzato necessario a validare il dato analitico. Al contempo, l’interrogazione esige di fare chiarezza sui criteri di qualità: è indispensabile che i requisiti di validazione medica applicati ai laboratori tradizionali siano speculari a quelli previsti per le prestazioni introdotte nelle farmacie territoriali, per salvaguardare l’equilibrio finanziario del fondo nazionale e garantire la totale sicurezza clinica dei cittadini. LEGGI QUI L’INTERROGAZIONE

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Editoriale

Più Europa, il partito occupato da sé stesso: il giorno in cui la crisi è diventata irreversibile

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Più Europa assediata da sé stessa: tenda nella sede, scontro con Magi e congresso chiesto a gran voce. Il partito ormai è nel pieno della resa dei conti

ROMA – Dopo la clamorosa bocciatura del Bilancio consuntivo 2025, Più Europa ha vissuto oggi una delle pagine più drammatiche della sua storia recente. Quello che nelle intenzioni di qualcuno doveva essere il giorno del contenimento del danno si è trasformato nel giorno dell’esplosione definitiva della crisi.

Secondo quanto riferito da fonti presenti nella sede nazionale del partito, la mattinata si è aperta con una decisione dal fortissimo peso politico e simbolico: Matteo Hallissey, Benedetto Della Vedova, insieme ad altri dirigenti, iscritti e militanti, hanno deciso di restare nella sede nazionale di Più Europa avviando una occupazione pacifica per chiedere pubblicamente il ripristino della legalità statutaria interna.

Una scelta clamorosa, maturata dopo giorni di tensione e soprattutto dopo il voto che ha respinto il Bilancio consuntivo, certificando la frattura ormai apertissima tra la segreteria di Riccardo Magi e una parte sempre più larga del partito. Il messaggio portato dai promotori è stato netto fin dall’inizio. La richiesta è triplice: convocazione immediata dell’Assemblea per eleggere il nuovo Presidente dell’Assemblea nazionale; approvazione del bilancio per evitare ripercussioni organizzative e politiche sul partito; convocazione urgente di un congresso anticipato, ritenuto ormai non più rinviabile.

Il clima nella sede, raccontano presenti, era tesissimo già dalle prime ore del mattino. Per rendere ancora più plastica la protesta, Hallissey e Della Vedova hanno sistemato una tenda all’interno della sala principale del partito, trasformando l’iniziativa politica in un gesto altamente simbolico: presidiare fisicamente la casa di Più Europa per rivendicare democrazia interna e rispetto dello Statuto.

Nel corso dell’incontro con giornalisti e militanti, Benedetto Della Vedova ha ricostruito pubblicamente l’intera vicenda politica che ha portato allo scontro di queste settimane. Ha ricordato che nella precedente Assemblea la mozione presentata dall’area vicina al segretario Riccardo Magi sarebbe stata respinta da 53 voti contrari, mentre sarebbe passata la mozione che chiedeva l’azzeramento della segreteria e l’apertura di una nuova fase congressuale.

Ha poi puntato il dito su quanto accaduto dopo le dimissioni della Presidente dell’Assemblea, accusando la gestione successiva di avere forzato lo Statuto. Secondo la ricostruzione portata in conferenza stampa, nella prima Assemblea utile il presidente vicario non avrebbe messo ai voti l’elezione del nuovo Presidente dell’Assemblea, passaggio ritenuto necessario prima di procedere alla discussione del Bilancio. Da lì la successiva bocciatura del consuntivo e l’inasprimento definitivo dello scontro.

Della Vedova avrebbe parlato apertamente di “forzatura statutaria” e di un comportamento incompatibile con lo spirito originario di Più Europa. Parole molto dure anche da Matteo Hallissey. Nel suo intervento ha rivendicato apertamente il peso politico della componente che contesta Magi, sostenendo che quella rappresenti ormai la nuova maggioranza del partito.

Con alcuni sostenitori alle sue spalle che indossavano magliette con la scritta “Siamo più di 51”, Hallissey ha voluto dare un messaggio inequivocabile: la segreteria non rappresenterebbe più la maggioranza reale degli organismi interni. Secondo quanto riferito da chi era presente, Hallissey avrebbe definito l’attuale posizione del segretario come un “arroccamento impraticabile”, chiedendo il pieno rispetto dello Statuto, della democrazia interna e il ricorso immediato al congresso anticipato. Ma il momento più teso arriva nel pieno della conferenza stampa. Mentre Hallissey stava intervenendo, Riccardo Magi sarebbe entrato nella sala e si sarebbe posizionato direttamente dietro il tavolo dei relatori.

Da quel momento il confronto si è trasformato in uno scontro diretto. Botta e risposta immediato.Toni altissimi. Accuse reciproche. Da una parte Magi avrebbe respinto la ricostruzione degli oppositori sostenendo che non vi fosse alcuna occupazione perché la sede “è aperta a tutti” e ribadendo che un congresso anticipato sarebbe possibile solo attraverso una procedura votata con maggioranze qualificate.

Dall’altra Hallissey e Della Vedova hanno contestato questa lettura, richiamando il pronunciamento del collegio di garanzia e sostenendo che invece il congresso anticipato sia pienamente praticabile. Il confronto si sarebbe acceso ulteriormente quando sarebbero intervenuti altri dirigenti presenti nella sede.

Tra loro anche Franco Moxedano, che avrebbe attaccato duramente l’attuale gestione sostenendo che sia il presidente vicario dell’Assemblea sia il segretario si trovino oggi in una posizione politicamente non più sostenibile. La discussione, raccontano i presenti, avrebbe più volte sfiorato il livello dello scontro personale. Voci sovrapposte. Applausi. Contestazioni. Interruzioni continue. Una tensione altissima durata circa un’ora e conclusasi senza alcuna ricomposizione.

La fotografia finale è devastante per Più Europa. Un partito nato nel nome dello Stato di diritto e delle garanzie democratiche si ritrova con i propri dirigenti che presidiano la sede per chiedere il rispetto dello Statuto. Un presidente del partito che rivendica la maggioranza contro il proprio segretario. Un ex segretario e figura storica come Della Vedova che scende in campo apertamente contro la linea dell’attuale gruppo dirigente. E una leadership che, dopo la bocciatura del Bilancio, continua a essere contestata pubblicamente dentro casa propria. Dopo oggi è difficile continuare a parlare di semplice dialettica interna.

Quella andata in scena nella sede di Più Europa è una resa dei conti politica totale. E soprattutto consegna un dato che appare sempre più evidente: Riccardo Magi formalmente resta segretario. Ma politicamente il partito sembra essergli ormai sfuggito di mano. Per questo il congresso anticipato non appare più un’ipotesi. È diventato il terreno inevitabile dello scontro finale.

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