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Cronaca

Qualiano con il fiato sospeso: disperso escursionista di 25 anni sulle Alpi svizzere

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C’è un’ultima traccia che localizza Luciano Capasso a 2500 metri d’altezza, tra le vette di Saint Moritz, precisamente nel comune di Pontresina, in località Fuorcla. È il segnale GPS che l’escursionista qualianese, 25 anni, sparito tra martedì e mercoledì notte, portava sempre con lui. Ma le squadre di soccorso non sono riuscite ancora a raggiungere quel punto. Non solo perché impervio, ma perché le condizioni meteo sono avverse. Vento forte e neve impediscono di avventurarsi tra le cime delle Alpi svizzere, tanto che le ricerche nella giornata di ieri si sono interrotte prima che venissero riprese in serata. E così tocca aspettare. E sperare. I familiari di Luciano – residenti nel centro di Qualiano, a piazza Rosselli – sono con il fiato sospeso. Attendono aggiornamenti dalla Farnesina e sono in contatto costante con il sindaco Raffaele De Leonardis e con i carabinieri, che stanno supportando la famiglia Capasso in queste ore delicatissime. La paura è che una valanga posso averla colto di sorpresa il giovane dipendente della Badrutt’s Palace Hotel mentre si inerpicava tra le vette alpine. Luciano avrebbe approfittato del suo giorno libero per concedersi una delle escursioni amava intraprendere, come testimoniano le sue storie su Instagram.

 Una vita da giramondo, grazie al suo lavoro nelle strutture alberghiere, che lo aveva portato anche in Turchia e Giordania. Da dicembre era in Svizzera per la stagione invernale, poi sarebbe rientrato a Qualiano, dove sta per concludere i suoi studi in Giurisprudenza.

Per il ritrovamento si sono mobilitati amici e parenti. Uno dei fratelli, Emanuel, è partito da Qualiano alla volta della Svizzera per seguire da vicino le ricerche e sollecitare le autorità elvetiche. “Un ragazzo d’oro, bello come il sole”, ci ha detto mamma Raffaela, che ha affidato al primo cittadino De Leonardis il compito di tenerla aggiornata e di diffondere la notizia della scomparsa agli organi di stampa. Tutta Qualiano è in ansia, con gli occhi rivolti verso la Svizzera, e un’unica speranza: vedere Luciano tornare a casa.

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Castel Volturno

Castel Volturno, sequestrato il “Lido dei Gabbiani”: il titolare condannato per camorra

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Un altro stabilimento balneare sequestrato sul litorale domizio di Castel Volturno. È il “Lido dei Gabbiani”, in località Pinetamare, Riviera Fontana Bleu, chiuso nella mattinata di oggi a seguito del decreto di sequestro preventivo emesso il 2 marzo scorso dalla gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dottoressa Angela Mennella. Il titolare, Luigi Russo, risulta condannato in via definitiva per reati di camorra.

Dall’agosto scorso sono già tre i lidi chiusi sul litorale. in precedenza erano stati sequestrati “La Favorita” e “Nettuno”. In tutti e tre i casi, gli stabilimenti risultavano intestati o gestiti da soggetti condannati in via definitiva per reati di camorra.

Il titolare del Lido dei Gabbiani è Luigi Russo. Il Comune di Castel Volturno aveva emesso in suo favore tre concessioni demaniali marittime tutte con validità sino al 31 dicembre 2013. Nonostante la scadenza delle concessioni e la sopravvenuta condanna definitiva per reati di criminalità organizzata, Russo ha continuato a gestire lo stabilimento come se nulla fosse.

Russo – scrive il Gip – è stato condannato a cinque anni di reclusione per turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori nonché per detenzione e porto di armi, tutti aggravati dalla circostanza di cui all’art. 416 bis.1 c.p. — il metodo mafioso. Una condanna che, ai sensi del Codice Antimafia, comporta automaticamente la decadenza di diritto da licenze, autorizzazioni e concessioni demaniali già ottenute.

Le indagini erano state avviate a seguito di un sopralluogo effettuato il 28 novembre 2025 dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caserta, coordinato dal colonello Carlo Cardillo e dall’Ufficio Locale Marittimo della Capitaneria di Porto Guardia Costiera di Castel Volturno, e hanno permesso di accertare che la società era pienamente operativa durante la stagione estiva 2025, con ricavi accertati per circa 60.000 euro tra il 7 giugno e il 28 settembre. Il procedimento è coordinato dalla Procura Generale di Napoli e dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, diretta dal procuratore Pierpaolo Bruni.

Il gip ha accolto la richiesta di sequestro preventivo rilevando che lasciare all’indagato la disponibilità del suolo demaniale avrebbe consentito il protrarsi del reato — di natura permanente — e la commissione di ulteriori illeciti, anche in considerazione dell’approssimarsi della stagione balneare.

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Cronaca

Napoli, il trucco del cambio banconote non funziona: barista fa arrestare la banda

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E’ una antica tecnica fraudolenta cui è stato dato un nome in francese: “Rendez-moi” (rendimi). Un raggiro che punta tutto sulla confusione, sull’ipnotizzare il malcapitato con chiacchiere e mani. Il meccanismo è quindi semplice e, nello stesso tempo, insidioso. L’ambiente ideale è un negozio affollato, meglio se c’è fila alla cassa. Meglio ancora se a farla sono in due. Si acquista un oggetto di poco valore pagando con una banconota di grosso taglio. Poi parte la sequenza di richieste: “cambiami”, “ridammi”, “te ne do un’altra”. L’esercente, interrotto più volte nel conteggio dai furfanti, prende e riconsegna denaro fino a perdere il filo e consegnare più soldi del dovuto. Il risultato, spesso, si scopre soltanto a fine turno con l’ammanco in cassa. Ieri a Poggioreale il trucco però non è riuscito. Tre persone – due romeni di 41 e 58 anni e un ragazzino di 14 anni – hanno chiesto ad un barista di cambiare 300 euro in banconote da 10. Tra un conteggio e l’altro, erano riusciti a sfilare più denaro di quanto consegnato. Ma la vittima, titolare del bar, se n’è accorta subito e ha allertato il 112. La truffa, in voga soprattutto a Roma e Milano nei primi anni 2000, questa volta è andata male. I carabinieri hanno infatti subito rintracciato i tre a poca distanza dal locale. Per loro è scattata la denuncia per tentata truffa e tentato furto in concorso.

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Capua

Finto verbale e messinscena al telefono: colpo da migliaia di euro ai danni di un’anziana a Capua

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CAPUA – Ancora una truffa ai danni di un’anziana nel territorio casertano. Questa volta il raggiro è avvenuto a Capua, dove alcuni malviventi sono riusciti a farsi consegnare denaro e oggetti preziosi con il classico stratagemma del “familiare in difficoltà”.

Secondo quanto ricostruito, tutto sarebbe iniziato con una telefonata. Uno dei truffatori, fingendosi un parente della donna, le avrebbe raccontato di trovarsi in una situazione di grave difficoltà economica e di dover pagare con urgenza un verbale per evitare conseguenze legali immediate.

Durante la conversazione, la vittima sarebbe stata tenuta a lungo al telefono proprio per impedirle di contattare altri familiari e verificare la veridicità della storia. Nel frattempo, un complice si sarebbe presentato alla porta dell’abitazione, qualificandosi come un corriere incaricato di ritirare il denaro necessario per risolvere la presunta emergenza.

Alla donna sarebbe stato chiesto non solo di consegnare contanti, ma anche eventuali oggetti in oro. Quando l’anziana avrebbe iniziato a manifestare qualche dubbio, i malviventi avrebbero alzato il livello della messinscena, fingendosi addirittura carabinieri per rendere più credibile il racconto e convincerla definitivamente.

Un dettaglio che ha reso la truffa ancora più convincente è stato il fatto che i criminali conoscessero con precisione i nomi di alcuni parenti e informazioni personali della vittima. Alla fine la donna, ormai persuasa dalla storia costruita dai truffatori, ha consegnato denaro e preziosi.

Solo successivamente si è resa conto di essere stata raggirata e ha denunciato l’accaduto. Secondo le forze dell’ordine, dietro il colpo ci sarebbe una banda organizzata di professionisti delle truffe agli anziani, che utilizza tecniche ormai collaudate per colpire persone sole e vulnerabili.

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