FRATTAMAGGIORE – Il quadro politico appare agli occhi di molti analisti e soprattutto dei cittadini-elettori molto frastagliato, diviso, quasi senza bussola. In realtà, è solo apparenza. Il contesto era semplice e col passare dei giorni si è chiarito ancora di più. Dati acclarati: il centrodestra è inesistente. Adamo Guarino in fratelli d’Italia e Teore Grimaldi in Forza Italia sono inconsistenti e poco rappresentativi. Ininfluenti. Daniela Pezzella con la sua lista era e resta una semplice battaglia di testimonianza che parte da un cognome pesante.
Niente per la città e nemmeno per il territorio costruito in questi anni. Cosa resta senza troppe frottole? Il gruppo di Marco Del Prete, composto dai cespugli che in verità non sono liste ma singoli consiglieri comunali; e poi c’è il Partito democratico, con la sua forza elettorale e rappresentativa, con l’appeal del partito organizzato ma zeppo di contraddizioni e scontri interni.
Alla finestra “Liberiamo Fratta” che questa volta vorrebbe vincere le elezioni scendendo anche a compromessi rispetto alla linea dura e pura di cinque anni fa ma lo vorrebbe fare senza apparire come una forza che si svende. E hanno anche ragione. Tutto, quindi, dipenderà da cosa accadrà nella faida tra il Pd e i cespugli di Marco Del Prete, tra il Pd e il Pd, tra il Pd e il commissario del Pd Gaetano Visani. Vi spiego perché scrivo questo. Due campi da analizzare uno alla volta.
Il sindaco Marco Del Prete dalla sua parte ha convocato una riunione per capire tra i cespugli chi ambisce alla candidatura sindaco per le civiche contro il Pd. Due nomi sul tavolo, Pasquale Del Prete e il vicesindaco Michele Granata. Il primo in netto vantaggio, il secondo sul tavolo solo per tenere aperta l’ipotesi di un superamento complessivo dei due nomi e dello schema. E qui entra in gioco il Pd. Tra il gruppo consiliare si sentono tutti candidati a sindaco e ciò impedisce una linea comune. Il commissariamento del circolo e l’arrivo di Gaetano Visani doveva chiarire linea politica e posizioni mentre a conti fatti a finito di ingarbugliare la matassa col rischio di sfasciare definitivamente tutto.
La strategia ormai anche nel Pd è chiara. Visani, esponente della componente che fa riferimento alla segretaria nazionale Elly Schlein e al deputato napoletano Marco Sarracino, a Frattamaggiore è inconsistente sul piano numerico e di personalità politiche. L’unico bacino elettorale quella componente l’ha avuto fuori dal Pd proprio col movimento Liberiamo Fratta del medico Costanzo. E allora qual è la strategia di Visani? Mettersi a fare non il commissario del Pd ma il commissario di una corrente ben definita. E in quest’ottica dove si vuole arrivare? Ad alimentare una faida tra Del Prete, espressione della componente De Luca, Nello Rossi espressione della componente Fiola e Francesco Russo espressione della componente Topo e Tommaso Capasso uomo di Mario Casillo.
Distruggere tutto, dividere, anche ciò che resta del gruppo consiliare, svuotare il Pd, allearsi con Liberiamo Fratta aprendosi a vecchie glorie e figli, come nel caso dell’ex consigliere regionale Nicola Marrazzo (guarda caso sempre area Schlein), pronto a candidare proprio il figlio. Un candidato a sindaco estraneo alla logica del Pd e si parte. Altrimenti non avrebbe senso gestire un circolo da commissario, scrivere sul manifesto di voler comporre l’alternativa a Marco Del Prete, riunire forze politiche su questo principio e poi resta in una maggioranza guidata da un sindaco del Pd che, ricordiamolo, è anche capogruppo del Pd in Città metropolitana al fianco del sindaco Gaetano Manfredi.
Insomma, dopo trent’anni di successi, Visani rischia di entrare nella storia per aver sfasciato il Pd e averlo portato alla sconfitta. E non si comprende perché i consiglieri comunali stiano accettando questa logica lontana dalla politica passivi e in silenzio. Non sarebbe meglio tutelare per una volta la comunità democratica, gli elettori, i cittadini, il territorio, la storia di questa città, il buon nome della classe dirigente, superando la visione di bottega di Visani, rimettersi tutti attorno ad un tavolo nel Pd, epurato da personalismi e rancori, unire le forze per Frattamaggiore e scegliere un candidato a sindaco del Pd rappresentativo? In modo da dettare una linea chiara ai cespugli che nel caso di unità del Pd non avrebbero nemmeno senso perché a quel punto una linea fatta solo di ambizioni personali andrebbe a farsi seppellire sotto la politica. A chi tocca fare il primo passo? Ad una mente pensante. Diversamente, conservate questo editoriale a futura memoria.
SOMMA VESUVIANA – Nulla di fatto nel campo largo. Solo un video di propaganda di Giuseppe Sommese sui fallimenti raccolti dalla classe politica fin qui e l’invito ad andare oltre, senza analisi e senza assunzioni di responsabilità. Non lo dice apertamente ma con quel video sui social ha dato un segno chiaro della sua volontà di candidarsi a sindaco comunque vadano le cose, abbandonando per strada quello che considerava il suo leader, Carmine Mocerino, reo di non essere stato eletto in Regione e di ricevere da più parti inviti ad accettare la candidatura a sindaco.
Sommese non ha voluto accettare che Mocerino fosse l’unico a poter sbloccare la partita unendo la coalizione, forte dei suoi contatti napoletani con i vertici del Pd, in primis l’assessore regionale Mario Casillo. L’ex consigliere di Città metropolitana ha dato un segnale chiaro, vuole candidarsi a sindaco a rischio di spaccare la coalizione, a rischio di dover correre da candidato a sindaco per un posto in Consiglio da opposizione, depotenziando il percorso autorevole di Mocerino, ancora in corsa anche sul tavolo provinciale. Una storia di giochetti e tradimenti che influisce sul percorso dell’alleanza ancora impantanata e senza una rotta sicura.
Lo stesso Pd con gli uomini di Manfredi a farla da padrone potrebbe ritrovarsi a subire un candidato calato dall’alto e il riferimento non è sempre all’ex consigliere regionale. Sommese, da indiscrezioni trapelate, verificato il suo rapporto con i fratelli Manfredi maturato a Città metropolitana, ha chiesto a Massimiliano, fratello del sindaco di Napoli, di intervenire sul locale obbligando gli uomini del Pd a sostenerlo mentre sui social ha dato l’impressione di essere già partito senza annunciarlo. E il programma? E l’alleanza? E le regole della politica? E le responsabilità sull’ennesima stagione amministrativa fallimentare che ha visto sin dall’inizio dell’esperienza Di Sarno proprio Sommese come principale sponsor?
Nemmeno una parola. Zero programmi, zero temi, solo un generico invito a non parlare del passato. E perché? Nemmeno si è capito. Il campo largo affoga nelle sabbie mobili tra tradimenti eccellenti, ambizioni personali e singoli orticelli. L’autorevolezza di Mocerino nemmeno sta bastando e il primo tiro mancino sul percorso lo ha tirato proprio colui che doveva essere il suo migliore alleato.
A CAIVANO la politica ha smesso di essere confronto per diventare un esperimento di prestidigitazione. Il protagonista indiscusso è il Presidente del Consiglio, Luigi Esposito, che in un recente video social si è lanciato in una difesa d’ufficio che definire “arrampicata sugli specchi” sarebbe un complimento alla fisica.
Il Giallo delle notifiche svanite
Il Presidente esordisce dichiarando di voler “fare chiarezza” e “smentire la stampa”. Ma poi, con una giravolta logica degna dei migliori parolai, conferma punto per punto la gravità del fatto: la relata di notifica del Bilancio di Previsione — l’unico documento che attesta se i consiglieri abbiano avuto i tempi di legge per studiare le carte — è sparita.
Esposito ammette l’errore della pubblica amministrazione , parla di un procedimento disciplinare e addirittura di un esposto alla Procura della Repubblica per la scomparsa degli atti dai faldoni comunali. Allora, caro Presidente, cosa smentisce? Se i documenti “hanno preso il volo” proprio quando l’opposizione, con il consigliere Mellone, chiedeva trasparenza, non c’è “narrazione distorta”: c’è un fatto oggettivo che mette a rischio la validità stessa della delibera di bilancio. Senza la prova della notifica tempestiva, l’intero castello contabile dell’amministrazione rischia la revoca, come giustamente sottolineato anche dalla stampa nazionale (leggi qui l’articolo de “Il Mattino”).
L’Abisso dell’Incompetenza: Il icaso della Rottamazione-quinquies
Se sulla questione del bilancio si gioca a nascondino con le carte, nell’ultimo Consiglio del 20 febbraio si è toccato il fondo dell’ignoranza procedurale. Durante la discussione sulla Rottamazione-quinquies (Legge 199/2025), il consigliere Mellone ha presentato una mozione per fissare un tetto massimo ai debiti per l’adesione.
Il risultato del voto è un capolavoro di analfabetismo istituzionale: 1 favorevole e 22 astenuti. In qualunque consesso civile e a norma di legge, gli astenuti non si computano tra i voti contrari per il calcolo della maggioranza dei votanti (a meno di specifiche e rare previsioni regolamentari contrarie alla prassi consolidata anche dal Ministero dell’Interno – leggi qui il parere del Ministero). Eppure, il Presidente Esposito ha dichiarato la mozione “respinta”.
Nota per la Presidenza: Confondere l’astensione con il voto contrario non è solo un errore tecnico; è la prova provata che chi siede sullo scranno più alto dell’aula non conosce l’ABC del funzionamento democratico.
Un’Amministrazione “Giovane” ma già vecchia nei vizi
Siamo di fronte a una classe politica che si fregia del titolo di “nuova”, ma che alla prova dei fatti si dimostra totalmente sprovveduta. Da un lato perdono i pezzi (di carta) fondamentali per la regolarità degli atti, dall’altro inventano regole aritmetiche personalizzate per silenziare le proposte dell’opposizione.
Cercare di “tranquillizzare i cittadini” parlando di “errori materiali e non tecnici” è un insulto all’intelligenza dei caivanesi. Se non siete in grado di custodire una ricevuta di notifica o di contare correttamente i voti in aula, come potete pretendere di gestire il futuro di una città complessa come Caivano?
La trasparenza non è un video su Facebook fatto di parole vuote e smentite che confermano i fatti. La trasparenza è l’ordine negli archivi e il rispetto rigoroso delle procedure. Al momento, l’unica cosa “chiara” è l’imbarazzante inadeguatezza di chi ci governa.
Il Sindaco Angelino: chattare mentre Caivano affonda
E mentre in aula si discute di tasse dei cittadini e della possibilità di aiutare i deboli, cosa fa il Primo Cittadino? Le immagini parlano chiaro: il Sindaco Antonio Angelino se la ride beatamente davanti allo schermo del suo cellulare.
Mentre il futuro di Caivano è appeso a un filo e l’opposizione propone soluzione per aiutare solo la povera gente evitando favori ai furbetti, il Sindaco è intento a chattare, forse con qualche amico o qualche consigliere presente, o magari a scorrere meme divertenti sui social. Quel sorriso, in un momento così drammatico per la credibilità dell’ente, è lo schiaffo finale ai cittadini. È l’immagine plastica di un’amministrazione giovane sì, ma di una gioventù spocchiosa e impreparata, che scambia l’aula consiliare per un salotto virtuale.
Cosa rischia Caivano?
L’arroganza e l’incompetenza hanno un prezzo, e a pagarlo saranno i caivanesi. Se il Prefetto e la Procura dovessero accertare che i termini di legge per lo studio del Bilancio sono stati violati (e senza relate è impossibile provare il contrario), ci troviamo davanti a un vizio insanabile.
Annullamento del Bilancio: L’atto principale della vita amministrativa verrebbe rimosso.
Commissariamento: Senza bilancio, scatta la diffida prefettizia e, in caso di mancata regolarizzazione, lo scioglimento del Consiglio Comunale. Ma è risaputo che con l’etereità del Diritto Amministrativo potrà essere sempre regolarizzato e questi baldi giovanotti la faranno franca sicuramente.
Signori della maggioranza, governare non è postare video rassicuranti o ridere su WhatsApp durante le sedute. Governare è trasparenza, competenza e rispetto delle regole. Al momento, a Caivano, di tutto questo non vi è traccia. Restano solo i documenti spariti e i sorrisi di chi, evidentemente, non ha ancora capito la gravità della situazione.
FRATTAMAGGIORE – Di fronte all’Autorizzazione Unica della ZES, il Sindaco Del Prete sceglie la narrazione del “sopruso” governativo. Ma le carte dicono altro: a perdere non è il territorio, è la credibilità di chi ha preferito il muro contro muro ai servizi per i cittadini.
C’è qualcosa di profondamente logoro nella retorica del “territorio scippato” brandita in questi giorni dal Sindaco Marco Del Prete. Nel suo video del 23 gennaio, abbiamo assistito alla messa in scena di un’amministrazione “sorpresa” e “indignata” per il via libera della ZES (Zona Economica Speciale) alla realizzazione del comparto edilizia produttiva e servizi tra Via Mazzini e Via Lupoli. Un’indignazione che però puzza di fumo, utile solo a coprire le macerie di una strategia politica fallimentare.
La Menzogna del Verde “Sottratto”
Il Sindaco batte i pugni sul tavolo parlando di aree destinate a verde e attrezzature pubbliche che verrebbero sacrificate sull’altare degli interessi privati. Mente sapendo di mentire. La realtà, documentata dai progetti, racconta una storia opposta: l’imprenditore Giovanni Vitale non ha mai cancellato i 30.000 metri quadri di verde attrezzato. Anzi, il progetto approvato prevede la realizzazione di una pista ciclabile, una pista podistica, un anfiteatro, palestre all’aperto e giostrine per bambini.
Dov’è, dunque, la sottrazione di spazi alla collettività? Il verde non sparisce; viene semplicemente reso fruibile, moderno e manutenuto, invece di restare un rettangolo sulla carta di un Piano Regolatore che l’amministrazione non ha mai saputo (o voluto) concretizzare.
Il Capolavoro dell’Autolesionismo: Cosa ha perso la città?
La verità è che la testardaggine (o le “richieste inaccettabili” sussurrate nei corridoi) dell’amministrazione ha prodotto un danno incalcolabile per Frattamaggiore. Grazie ai due precedenti “no” comunali, l’imprenditore ha legittimamente percorso la strada della ZES Unica. Il risultato? L’autorizzazione è arrivata comunque, ma con una differenza sostanziale che ricade sulle spalle dei cittadini: Addio al Comando della Polizia Locale: Un edificio nuovo di zecca che sarebbe stato ceduto al Comune. Addio alla Biblioteca: Uno spazio culturale pronto all’uso, perso per sempre. Resta solo il Parcheggio per l’Ospedale: Una boccata d’ossigeno per il Presidio “San Giovanni di Dio”.
Questi “standard urbanistici”, che l’imprenditore era disposto a donare alla comunità, sono stati polverizzati dall’ostruzionismo di Palazzo di Città. Ora, l’autorizzazione n. 33 della Struttura di Missione ZES tira dritto: avremo i supermercati (MD, LIDL), il fast food di un rinomato franchising mondiale e la palestra Up Level, ma la città ha perso i servizi pubblici che potevano esservi annessi.
Una Sconfitta Politica, non un Sopruso Normativo
Il Sindaco annuncia battaglie legali e ricorsi al TAR. È il solito gioco del cerino: si spendono soldi pubblici in avvocati per tentare di fermare un treno che l’amministrazione stessa ha fatto deragliare. L’Autorizzazione Unica, firmata dal Coordinatore Avv. Giuseppe Romano, è il sigillo su un’incapacità cronica di dialogare con lo sviluppo del territorio.
Frattamaggiore non ha bisogno di “chiamate alle armi” contro nemici immaginari o “colori politici” da dimenticare. Ha bisogno di amministratori che sappiano distinguere un investimento privato che arricchisce il pubblico da una minaccia. Dire “no” a prescindere, perdendo per strada biblioteche e caserme, non è difendere la città: è condannarla all’irrilevanza.
Caro Sindaco, la prossima volta che parlerà di “interessi privati”, provi a spiegare ai cittadini perché ha preferito una distesa di erbacce a una biblioteca nuova. I documenti non mentono. Lei invece?