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La Politica in Campania. Il fattore “Salerno” preoccupa il ‘campo largo’. De Luca corre per la quinta volta da Sindaco, il Pd lo sosterrà ?

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NAPOLI – Il campo largo in Campania, uscito trionfante dalle urne con la recente vittoria alle elezioni regionali, ha una mina vagante sul suo percorso politico: si chiama fattore Salerno o anche Vincenzo De Luca. Come ampiamente previsto, l’ex governatore (nei giorni scorsi) ha annunciato la sua candidatura a sindaco. Correrà per tornare in sella, alla guida del municipio, per la quinta volta. Se ci riuscirà, sarà un record nazionale. Ma ovviamente, come avviene in politica, De Luca, oltre a tanti amici e sostenitori, ha diversi avversari dai quali guardarsi le spalle. Molti di questi, manco a dirlo, sono nel perimetro della sua parte politica: il centrosinistra. De Luca, per adesso, sembra tutt’altro che preoccupato del possibile “fuoco amico” che potrebbe arrivare sia dal suo partito, il Pd, sia dai suoi “amici” del campo progressista. D’altronde, la storia delle comunali a Salerno è tutta a favore dell’ex governatore.

I precedenti delle comunali

De Luca è stato eletto sindaco di Salerno per quattro volte: in tutte le campagne elettorali per le comunali non ha mai avuto al fianco il ‘suo’ partito (Pds, Ds, Pd). I precedenti parlano chiaro. Nel 1993, nel 1997, nel 2006 e nel 2011, De Luca ha sempre vinto sostenuto da liste civiche, al massimo affiancate da qualche partito di sinistra. In un caso addirittura, il più clamoroso (era il maggio 2006), l’ex governatore della Campania vinse a Salerno contro il ‘suo’ partito. 

Il caso del 2006, a Salerno centrosinistra spaccato

Nel 2006, infatti, l’allora cartello elettorale denominato “Ulivo”, l’alleanza prodiana che metteva insieme l’eterogenea galassia del centrosinistra, si ritrovò spaccato per le comunali nella seconda città campana. De Luca ebbe la meglio su Alfonso Andria, che fino al 2004 era stato Presidente della Provincia di Salerno. In quelle comunali del 2006, i Ds non presentarono il simbolo e sul territorio il partito si lacerò, con alcune frange schierate pro-De Luca e altre con Andria. Quella spaccatura fu talmente forte che un certo ruolo, per l’esito finale, lo ebbe addirittura il centrodestra. Per il ballottaggio, gli esponenti campani dell’alleanza berlusconiana fecero pubbliche dichiarazioni a sostegno di De Luca. Ed un po’ di consensi decisivi pure li portarono.

Oggi il quadro politico è molto diverso, ma De Luca rimane un leader carismatico e molto radicato sul territorio. Nella “sua” Salerno per le comunali giocherà in casa: c’è da scommettere che metterà su un’ampia alleanza di liste civiche, magari affiancate da qualche partito. Batterlo non sarà affatto facile. Il Pd sa perfettamente a cosa va incontro a Salerno e non è un caso che, dopo l’annuncio della candidatura di De Luca, la tensione nel partito è salita alle stelle.

Il ruolo di Piero De Luca

C’è da considerare, aspetto tutt’altro che irrilevante, che a decidere le sorti del partito per le comunali di primavera (si voterà nei Comuni il 24 e 25 maggio) sarà Piero De Luca, figlio dell’ex governatore e attuale segretario dei Dem in Campania. Il deputato Pd metterà alla prova tutte le sue capacità politiche in questa tornata delle comunali: si trova al centro di interessi tanto forti quanto contrapposti. Da un lato c’è il Pd, che vuole replicare a Salerno lo schema del ‘campo largo’, risultato vincente alle regionali; dall’altro c’è il progetto del papà, Vincenzo De Luca e dei suoi fedelissimi. Il partito, per tenere unita tutta la coalizione del centrosinistra, non può né vuole sostenere De Luca come sindaco di Salerno. L’ex governatore, da parte sua, non farà retromarcia, rinunciando alla corsa da sindaco. Il braccio di ferro è appena iniziato: Piero De Luca sarà al centro del confronto (e dello scontro) politico nel Pd e nel centrosinistra.

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Editoriale

L’autorevolezza di Mocerino trova in Sommese il primo ostacolo

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SOMMA VESUVIANA – Nulla di fatto nel campo largo. Solo un video di propaganda di Giuseppe Sommese sui fallimenti raccolti dalla classe politica fin qui e l’invito ad andare oltre, senza analisi e senza assunzioni di responsabilità. Non lo dice apertamente ma con quel video sui social ha dato un segno chiaro della sua volontà di candidarsi a sindaco comunque vadano le cose, abbandonando per strada quello che considerava il suo leader, Carmine Mocerino, reo di non essere stato eletto in Regione e di ricevere da più parti inviti ad accettare la candidatura a sindaco.

Sommese non ha voluto accettare che Mocerino fosse l’unico a poter sbloccare la partita unendo la coalizione, forte dei suoi contatti napoletani con i vertici del Pd, in primis l’assessore regionale Mario Casillo. L’ex consigliere di Città metropolitana ha dato un segnale chiaro, vuole candidarsi a sindaco a rischio di spaccare la coalizione, a rischio di dover correre da candidato a sindaco per un posto in Consiglio da opposizione, depotenziando il percorso autorevole di Mocerino, ancora in corsa anche sul tavolo provinciale. Una storia di giochetti e tradimenti che influisce sul percorso dell’alleanza ancora impantanata e senza una rotta sicura.

Lo stesso Pd con gli uomini di Manfredi a farla da padrone potrebbe ritrovarsi a subire un candidato calato dall’alto e il riferimento non è sempre all’ex consigliere regionale. Sommese, da indiscrezioni trapelate, verificato il suo rapporto con i fratelli Manfredi maturato a Città metropolitana, ha chiesto a Massimiliano, fratello del sindaco di Napoli, di intervenire sul locale obbligando gli uomini del Pd a sostenerlo mentre sui social ha dato l’impressione di essere già partito senza annunciarlo. E il programma? E l’alleanza? E le regole della politica? E le responsabilità sull’ennesima stagione amministrativa fallimentare che ha visto sin dall’inizio dell’esperienza Di Sarno proprio Sommese come principale sponsor?

Nemmeno una parola. Zero programmi, zero temi, solo un generico invito a non parlare del passato. E perché? Nemmeno si è capito. Il campo largo affoga nelle sabbie mobili tra tradimenti eccellenti, ambizioni personali e singoli orticelli. L’autorevolezza di Mocerino nemmeno sta bastando e il primo tiro mancino sul percorso lo ha tirato proprio colui che doveva essere il suo migliore alleato.

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Caivano

CAIVANO. Relate sparite, votazioni creative e risatine del Sindaco: quando la forma vacilla e la sostanza trema

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A CAIVANO la politica ha smesso di essere confronto per diventare un esperimento di prestidigitazione. Il protagonista indiscusso è il Presidente del Consiglio, Luigi Esposito, che in un recente video social si è lanciato in una difesa d’ufficio che definire “arrampicata sugli specchi” sarebbe un complimento alla fisica.

Il Giallo delle notifiche svanite

Il Presidente esordisce dichiarando di voler “fare chiarezza” e “smentire la stampa”. Ma poi, con una giravolta logica degna dei migliori parolai, conferma punto per punto la gravità del fatto: la relata di notifica del Bilancio di Previsione — l’unico documento che attesta se i consiglieri abbiano avuto i tempi di legge per studiare le carte — è sparita.  

Esposito ammette l’errore della pubblica amministrazione , parla di un procedimento disciplinare e addirittura di un esposto alla Procura della Repubblica per la scomparsa degli atti dai faldoni comunali. Allora, caro Presidente, cosa smentisce? Se i documenti “hanno preso il volo” proprio quando l’opposizione, con il consigliere Mellone, chiedeva trasparenza, non c’è “narrazione distorta”: c’è un fatto oggettivo che mette a rischio la validità stessa della delibera di bilancio. Senza la prova della notifica tempestiva, l’intero castello contabile dell’amministrazione rischia la revoca, come giustamente sottolineato anche dalla stampa nazionale (leggi qui l’articolo de “Il Mattino”).  

L’Abisso dell’Incompetenza: Il icaso della Rottamazione-quinquies

Se sulla questione del bilancio si gioca a nascondino con le carte, nell’ultimo Consiglio del 20 febbraio si è toccato il fondo dell’ignoranza procedurale. Durante la discussione sulla Rottamazione-quinquies (Legge 199/2025), il consigliere Mellone ha presentato una mozione per fissare un tetto massimo ai debiti per l’adesione.

Il risultato del voto è un capolavoro di analfabetismo istituzionale: 1 favorevole e 22 astenuti. In qualunque consesso civile e a norma di legge, gli astenuti non si computano tra i voti contrari per il calcolo della maggioranza dei votanti (a meno di specifiche e rare previsioni regolamentari contrarie alla prassi consolidata anche dal Ministero dell’Interno – leggi qui il parere del Ministero). Eppure, il Presidente Esposito ha dichiarato la mozione “respinta”.

Nota per la Presidenza: Confondere l’astensione con il voto contrario non è solo un errore tecnico; è la prova provata che chi siede sullo scranno più alto dell’aula non conosce l’ABC del funzionamento democratico.

Un’Amministrazione “Giovane” ma già vecchia nei vizi

Siamo di fronte a una classe politica che si fregia del titolo di “nuova”, ma che alla prova dei fatti si dimostra totalmente sprovveduta. Da un lato perdono i pezzi (di carta) fondamentali per la regolarità degli atti, dall’altro inventano regole aritmetiche personalizzate per silenziare le proposte dell’opposizione.  

Cercare di “tranquillizzare i cittadini” parlando di “errori materiali e non tecnici” è un insulto all’intelligenza dei caivanesi. Se non siete in grado di custodire una ricevuta di notifica o di contare correttamente i voti in aula, come potete pretendere di gestire il futuro di una città complessa come Caivano?  

La trasparenza non è un video su Facebook fatto di parole vuote e smentite che confermano i fatti. La trasparenza è l’ordine negli archivi e il rispetto rigoroso delle procedure. Al momento, l’unica cosa “chiara” è l’imbarazzante inadeguatezza di chi ci governa.

Il Sindaco Angelino: chattare mentre Caivano affonda

E mentre in aula si discute di tasse dei cittadini e della possibilità di aiutare i deboli, cosa fa il Primo Cittadino? Le immagini parlano chiaro: il Sindaco Antonio Angelino se la ride beatamente davanti allo schermo del suo cellulare.

Mentre il futuro di Caivano è appeso a un filo e l’opposizione propone soluzione per aiutare solo la povera gente evitando favori ai furbetti, il Sindaco è intento a chattare, forse con qualche amico o qualche consigliere presente, o magari a scorrere meme divertenti sui social. Quel sorriso, in un momento così drammatico per la credibilità dell’ente, è lo schiaffo finale ai cittadini. È l’immagine plastica di un’amministrazione giovane sì, ma di una gioventù spocchiosa e impreparata, che scambia l’aula consiliare per un salotto virtuale.

Cosa rischia Caivano?

L’arroganza e l’incompetenza hanno un prezzo, e a pagarlo saranno i caivanesi. Se il Prefetto e la Procura dovessero accertare che i termini di legge per lo studio del Bilancio sono stati violati (e senza relate è impossibile provare il contrario), ci troviamo davanti a un vizio insanabile.

  • Annullamento del Bilancio: L’atto principale della vita amministrativa verrebbe rimosso.
  • Commissariamento: Senza bilancio, scatta la diffida prefettizia e, in caso di mancata regolarizzazione, lo scioglimento del Consiglio Comunale. Ma è risaputo che con l’etereità del Diritto Amministrativo potrà essere sempre regolarizzato e questi baldi giovanotti la faranno franca sicuramente.

Signori della maggioranza, governare non è postare video rassicuranti o ridere su WhatsApp durante le sedute. Governare è trasparenza, competenza e rispetto delle regole. Al momento, a Caivano, di tutto questo non vi è traccia. Restano solo i documenti spariti e i sorrisi di chi, evidentemente, non ha ancora capito la gravità della situazione.

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FRATTAMAGGIORE. ZES e Centro Commerciale, verità e propaganda: le contraddizioni del Sindaco Del Prete

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FRATTAMAGGIORE – Di fronte all’Autorizzazione Unica della ZES, il Sindaco Del Prete sceglie la narrazione del “sopruso” governativo. Ma le carte dicono altro: a perdere non è il territorio, è la credibilità di chi ha preferito il muro contro muro ai servizi per i cittadini.

C’è qualcosa di profondamente logoro nella retorica del “territorio scippato” brandita in questi giorni dal Sindaco Marco Del Prete. Nel suo video del 23 gennaio, abbiamo assistito alla messa in scena di un’amministrazione “sorpresa” e “indignata” per il via libera della ZES (Zona Economica Speciale) alla realizzazione del comparto edilizia produttiva e servizi tra Via Mazzini e Via Lupoli. Un’indignazione che però puzza di fumo, utile solo a coprire le macerie di una strategia politica fallimentare.  

La Menzogna del Verde “Sottratto”

Il Sindaco batte i pugni sul tavolo parlando di aree destinate a verde e attrezzature pubbliche che verrebbero sacrificate sull’altare degli interessi privati. Mente sapendo di mentire. La realtà, documentata dai progetti, racconta una storia opposta: l’imprenditore Giovanni Vitale non ha mai cancellato i 30.000 metri quadri di verde attrezzato. Anzi, il progetto approvato prevede la realizzazione di una pista ciclabile, una pista podistica, un anfiteatro, palestre all’aperto e giostrine per bambini.

Dov’è, dunque, la sottrazione di spazi alla collettività? Il verde non sparisce; viene semplicemente reso fruibile, moderno e manutenuto, invece di restare un rettangolo sulla carta di un Piano Regolatore che l’amministrazione non ha mai saputo (o voluto) concretizzare.

Il Capolavoro dell’Autolesionismo: Cosa ha perso la città?

La verità è che la testardaggine (o le “richieste inaccettabili” sussurrate nei corridoi) dell’amministrazione ha prodotto un danno incalcolabile per Frattamaggiore. Grazie ai due precedenti “no” comunali, l’imprenditore ha legittimamente percorso la strada della ZES Unica. Il risultato? L’autorizzazione è arrivata comunque, ma con una differenza sostanziale che ricade sulle spalle dei cittadini: Addio al Comando della Polizia Locale: Un edificio nuovo di zecca che sarebbe stato ceduto al Comune. Addio alla Biblioteca: Uno spazio culturale pronto all’uso, perso per sempre. Resta solo il Parcheggio per l’Ospedale: Una boccata d’ossigeno per il Presidio “San Giovanni di Dio”.

  1. Questi “standard urbanistici”, che l’imprenditore era disposto a donare alla comunità, sono stati polverizzati dall’ostruzionismo di Palazzo di Città. Ora, l’autorizzazione n. 33 della Struttura di Missione ZES tira dritto: avremo i supermercati (MD, LIDL), il fast food di un rinomato franchising mondiale e la palestra Up Level, ma la città ha perso i servizi pubblici che potevano esservi annessi.  

Una Sconfitta Politica, non un Sopruso Normativo

Il Sindaco annuncia battaglie legali e ricorsi al TAR. È il solito gioco del cerino: si spendono soldi pubblici in avvocati per tentare di fermare un treno che l’amministrazione stessa ha fatto deragliare. L’Autorizzazione Unica, firmata dal Coordinatore Avv. Giuseppe Romano, è il sigillo su un’incapacità cronica di dialogare con lo sviluppo del territorio.  

Frattamaggiore non ha bisogno di “chiamate alle armi” contro nemici immaginari o “colori politici” da dimenticare. Ha bisogno di amministratori che sappiano distinguere un investimento privato che arricchisce il pubblico da una minaccia. Dire “no” a prescindere, perdendo per strada biblioteche e caserme, non è difendere la città: è condannarla all’irrilevanza.

Caro Sindaco, la prossima volta che parlerà di “interessi privati”, provi a spiegare ai cittadini perché ha preferito una distesa di erbacce a una biblioteca nuova. I documenti non mentono. Lei invece?

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