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Castel Volturno, Guerra all’Abusivismo: Ordinanza di Demolizione per un Fabbricato a Bagnara

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CASTEL VOLTURNO. Continua l’azione di contrasto al mattone selvaggio sul litorale domizio. Il Comune di Castel Volturno ha emesso un’ordinanza di demolizione immediata per un immobile abusivo situato in località Bagnara, nei pressi di Viale Ercole Rosa. Il provvedimento (n. 37 del 17 marzo 2026), firmato dal dirigente Francesco Pirozzi, segna un punto di non ritorno per una struttura realizzata in totale spregio delle norme vigenti.

L’iter che ha portato all’abbattimento è iniziato nel novembre 2025, a seguito di un accurato sopralluogo tecnico effettuato in sinergia con la Guardia Costiera. L’ispezione ha portato alla luce una realtà allarmante: un intero fabbricato in muratura, completo di area esterna pavimentata e recinzione, edificato senza alcun tipo di autorizzazione (sine titulo).

La gravità del caso è accentuata dalla posizione della struttura: l’immobile sorge infatti su suolo demaniale marittimo e in parte su area comunale, configurando una vera e propria occupazione abusiva di beni pubblici destinati alla collettività.

Non si tratta “solo” di una violazione burocratica. L’area interessata è protetta da severi vincoli paesaggistici ed è classificata come zona ad elevato rischio idrogeologico e sismico. Edificare in queste condizioni, spiegano i tecnici, mette a rischio non solo l’ambiente circostante ma la sicurezza stessa del territorio.

L’immobile era già finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura, che aveva disposto il sequestro preventivo. I reati contestati spaziano dall’abuso edilizio all’occupazione abusiva, fino alle violazioni del Codice della Navigazione.

L’ordinanza impone ora all’occupante il ripristino dello stato originario dei luoghi. Se la demolizione non verrà eseguita spontaneamente entro i termini previsti:

  • Il Comune procederà d’ufficio all’abbattimento forzato.
  • Tutti i costi dell’operazione saranno addebitati al responsabile.
  • Scatteranno ulteriori segnalazioni all’autorità giudiziaria per l’inottemperanza all’ordine sindacale.

Questo intervento si inserisce in una più ampia operazione di riqualificazione del litorale, volta a liberare le spiagge e le aree demaniali dalle costruzioni illegali che per decenni hanno deturpato la costa casertana.

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Castel Volturno

Castel Volturno, sequestrato il “Lido dei Gabbiani”: il titolare condannato per camorra

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Un altro stabilimento balneare sequestrato sul litorale domizio di Castel Volturno. È il “Lido dei Gabbiani”, in località Pinetamare, Riviera Fontana Bleu, chiuso nella mattinata di oggi a seguito del decreto di sequestro preventivo emesso il 2 marzo scorso dalla gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dottoressa Angela Mennella. Il titolare, Luigi Russo, risulta condannato in via definitiva per reati di camorra.

Dall’agosto scorso sono già tre i lidi chiusi sul litorale. in precedenza erano stati sequestrati “La Favorita” e “Nettuno”. In tutti e tre i casi, gli stabilimenti risultavano intestati o gestiti da soggetti condannati in via definitiva per reati di camorra.

Il titolare del Lido dei Gabbiani è Luigi Russo. Il Comune di Castel Volturno aveva emesso in suo favore tre concessioni demaniali marittime tutte con validità sino al 31 dicembre 2013. Nonostante la scadenza delle concessioni e la sopravvenuta condanna definitiva per reati di criminalità organizzata, Russo ha continuato a gestire lo stabilimento come se nulla fosse.

Russo – scrive il Gip – è stato condannato a cinque anni di reclusione per turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori nonché per detenzione e porto di armi, tutti aggravati dalla circostanza di cui all’art. 416 bis.1 c.p. — il metodo mafioso. Una condanna che, ai sensi del Codice Antimafia, comporta automaticamente la decadenza di diritto da licenze, autorizzazioni e concessioni demaniali già ottenute.

Le indagini erano state avviate a seguito di un sopralluogo effettuato il 28 novembre 2025 dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Caserta, coordinato dal colonello Carlo Cardillo e dall’Ufficio Locale Marittimo della Capitaneria di Porto Guardia Costiera di Castel Volturno, e hanno permesso di accertare che la società era pienamente operativa durante la stagione estiva 2025, con ricavi accertati per circa 60.000 euro tra il 7 giugno e il 28 settembre. Il procedimento è coordinato dalla Procura Generale di Napoli e dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, diretta dal procuratore Pierpaolo Bruni.

Il gip ha accolto la richiesta di sequestro preventivo rilevando che lasciare all’indagato la disponibilità del suolo demaniale avrebbe consentito il protrarsi del reato — di natura permanente — e la commissione di ulteriori illeciti, anche in considerazione dell’approssimarsi della stagione balneare.

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Castel Volturno

Spaccio e sfida alle istituzioni: il blitz dei Carabinieri smantella banda armata a Pescopagano

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CASERTA, 18 dicembre 2025 – Avevano trasformato la frazione di Pescopagano, terra di confine tra Castel Volturno e Mondragone, in un fortino della droga, arrivando a distruggere a colpi di fucile una telecamera nascosta degli investigatori che stava filmando le loro attività illecite. Un gesto di sfida plateale che ha portato oggi all’esecuzione di 9 misure cautelari da parte dei Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, ha fatto scattare le manette per quattro persone (finite in carcere), mentre tre sono state poste ai domiciliari e per altre due è scattato il divieto di dimora nel casertano. Il gruppo criminale, composto in gran parte da persone di etnia rom, stava tentando di imporre il proprio controllo egemonico sull’area, ricalcando le vecchie logiche dei clan di camorra.

L’inchiesta ha documentato oltre 400 episodi di spaccio: un mercato a cielo aperto che offriva ogni tipo di sostanza, dal crack all’eroina, passando per cocaina e hashish. Oltre al traffico di stupefacenti, agli indagati viene contestato il possesso e l’uso di armi da fuoco, utilizzate non solo per scopi intimidatori ma anche per sabotare i sistemi di videosorveglianza delle forze dell’ordine nel tentativo di garantire l’impunità alla loro rete di pusher.

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Castel Volturno: base droga gestita da fazione Casalesi.

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I Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, al termine di una complessa inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, hanno eseguito due misure cautelari di custodia in carcere. I provvedimenti, emessi dal GIP del Tribunale di Napoli e dal GIP del Tribunale per i Minorenni, hanno portato all’arresto di 11 persone complessive (di cui due minorenni all’epoca dei fatti).

Gli indagati sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso e dell’utilizzo di armi da fuoco, oltre a numerosi episodi di spaccio.

Il sodalizio criminale aveva stabilito la sua centrale operativa a Castel Volturno (Caserta), all’interno di un fatiscente residence di dieci piani abitato da molteplici famiglie. Questa base, attiva 24 ore su 24, era protetta da una fitta rete di vedette, da sbarramenti che imponevano percorsi obbligati e da un efficiente sistema di videosorveglianza. Tali dispositivi servivano sia a prevenire l’intervento delle forze dell’ordine sia a eseguire intimidazioni contro gli inquilini che osavano protestare. L’intera attività era inoltre “autorizzata” da esponenti del clan dei Casalesi, in particolare della fazione Bidognetti, storicamente radicata tra Castel Volturno e il litorale domizio.

Tutti i soggetti colpiti dai provvedimenti provenivano dai quartieri di Secondigliano e Scampia.

L’indagine ha preso il via nel 2023 in seguito a un incendio divampato in un appartamento della palazzina. I militari dell’Arma hanno accertato rapidamente che si trattava di un’azione intimidatoria orchestrata dai trafficanti di droga per terrorizzare le famiglie residenti, le quali si trovavano, di fatto, “in ostaggio” dell’organizzazione.

Gli indagati impiegavano dunque una metodologia di stampo mafioso, gestendo la base con un controllo quasi militare, compreso l’uso di armi. Questo ha generato un clima di omertà e paura, alimentato da pestaggi volti a impartire severe “lezioni” che servivano da monito sia per gli affiliati che per i consumatori e i residenti del complesso. Tra gli eventi più gravi documentati vi è l’aggressione ai danni di un cittadino di origine polacca, che fu gambizzato con un’arma da fuoco modificata e clandestina.

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