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Editoriale

SANT’ANTONIO ABATE. Il paese dove l’abuso edilizio diventa “merCito” e la legge va in prescrizione.

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SANT’ANTONIO ABATE – C’è un angolo di Campania dove il tempo sembra essersi fermato, non per incanto paesaggistico, ma per una paralisi burocratica che puzza di privilegio. Parliamo di Sant’Antonio Abate, dove la gerarchia delle norme viene calpestata da un mix esplosivo di parentele eccellenti e uffici comunali stranamente “distratti”.

Il Teatrino Giuridico: Dal TAR alla “Carenza d’Interesse”

La cronaca è cristallina, i documenti lo sono ancora di più. Nel 2022, il TAR Campania con la sentenza n. 7019/2022 metteva nero su bianco una verità scomoda: gli interventi edilizi al fabbricato di Via Paolo Borsellino n. 5 — di proprietà di Santa D’Ambrosio — sono abusivi. Chiusure perimetrali con infissi in alluminio, mutamenti di destinazione d’uso da uffici a civile abitazione, balconi e tettoie nati dal nulla in una zona sottoposta a vincoli paesaggistici. Il tribunale è stato categorico: quelle opere devono essere rimosse perché alterano il territorio e mancano di autorizzazioni ex post.

Eppure, cosa fa la proprietà? Tenta la carta del Consiglio di Stato e poi, con una mossa che sa di “strategia della melina”, rinuncia al ricorso per “sopravvenuta carenza di interesse” nell’agosto 2025. Tradotto dal legalese: “Ritiro l’appello perché ho presentato una nuova istanza di conformità (art. 36 bis)”. Un gioco di prestigio per far scadere i termini, puntare alla prescrizione del reato penale e lasciare che la sentenza del TAR — che a questo punto diventa definitiva ed esecutiva — resti a prender polvere in qualche cassetto comunale, dato che alla fine si tratta solo di una sentenza Amministrativa e non penale.

Questione Morale o Questione di Parentela?

Qui la faccenda si fa scura. La proprietaria in questione, Santa D’Ambrosio, non è una cittadina qualunque: è la moglie di Agostino Rispoli, consigliere comunale di maggioranza. Ma il legame non si ferma qui: fonti locali indicano Rispoli come parte del cerchio magico del Sindaco.

Come può un consigliere comunale sedere in assise, votare delibere e rappresentare i cittadini, mentre la sua proprietà di famiglia è colpita da un ordine di demolizione mai eseguito? Esiste un conflitto d’interesse grande quanto il capannone abusivo di Via Borsellino. L’incompatibilità non è solo giuridica, è etica. È accettabile che chi deve far rispettare le regole sia il primo a beneficiare dell’inerzia dei controlli?

Sul piano politico-istituzionale, la vicenda aprirebbe un ulteriore fronte, forse ancora più delicato: quello della possibile incompatibilità del consigliere comunale coinvolto indirettamente tramite la coniuge. Formalmente, infatti, il contenzioso risulterebbe intestato alla moglie, circostanza che — in senso stretto — potrebbe non integrare automaticamente una causa tipica di incompatibilità ai sensi del TUEL. Tuttavia, qualora emergesse una comproprietà dell’immobile o una comunanza sostanziale di interessi economici, si potrebbe profilare una forma di incompatibilità “sostanziale”, come riconosciuto in più occasioni dalla giurisprudenza. In ogni caso, anche a voler escludere tale ipotesi, resterebbe quantomeno configurabile un obbligo di astensione su atti e deliberazioni connessi alla vicenda, trattandosi di interessi riconducibili al nucleo familiare diretto. Il mancato rispetto di tale obbligo potrebbe, a sua volta, incidere sulla legittimità degli atti amministrativi eventualmente adottati, alimentando ulteriori dubbi sulla correttezza e imparzialità dell’azione pubblica.

L’Inerzia che Premia: Il paradosso del Comune

Il Comune di Sant’Antonio Abate appare come un gigante addormentato. La Polizia Municipale? Dorme. L’Ufficio Tecnico? Non pervenuto nella fase esecutiva. Il Segretario Comunale? Non vede l’ombra dell’abuso.

E il colmo del grottesco? Mentre la sentenza del TAR ordina di ripristinare lo stato dei luoghi, il Comune, anziché inviare le ruspe, avrebbe addirittura rilasciato nuovi permessi a costruire alla medesima proprietà negli ultimi mesi. È un premio all’abusivismo? Un incentivo a ignorare le sentenze dello Stato?

L’Avvocato Liquidato, la Giustizia “Dimenticata”

C’è un dettaglio che trasforma questa storia in una farsa: il Comune ha persino liquidato le parcelle all’avvocato che ha difeso l’ente contro la D’Ambrosio. L’amministrazione sa perfettamente di aver vinto la causa. Sa perfettamente che quelle opere sono illegali. Eppure, incassata la vittoria formale, rinuncia a quella sostanziale.

Il messaggio che arriva ai cittadini onesti è devastante: se sei “parente di”, la legge è un suggerimento facoltativo. Se sei un consigliere di maggioranza, il cemento abusivo diventa trasparente.

Sindaco, Dirigenti, Comandante della Municipale: dove sono i sigilli? Quando si darà esecuzione a una sentenza in nome del popolo italiano che attende dal 2022? La pazienza dei cittadini è finita, la carenza di interesse — quella vera — è solo la vostra verso la legalità.

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Caivano

CAIVANO, Il Luna Park delle illusioni: quando la propaganda si schianta contro la realtà

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CAIVANO – Ieri sera, intorno alle 23.00, nell’area mercatale di via Rosselli trasformata per l’occasione nel Luna Park della festa patronale della Maria Ss. di Campiglione, Caivano ha vissuto l’ennesima notte di violenza che qualcuno continua ostinatamente a fingere di non vedere.

Tutto comincia davanti ad una bancarella di crepes. Una lite per futili motivi tra due donne. Spintoni, urla, schiaffi. Una scena purtroppo già vista mille volte nelle periferie lasciate a sé stesse. Ma ciò che accade dopo trasforma una banale discussione in un episodio da guerriglia urbana.

Dopo pochi minuti, infatti, parte una vera e propria spedizione punitiva. Una decina di motociclette fa irruzione nell’area del Luna Park. In sella, uomini descritti dai presenti come “brutti ceffi”, barbe lunghe, atteggiamento intimidatorio, determinazione feroce. Individuata la donna coinvolta nella lite precedente, in quattro si scagliano contro di lei con calci e pugni alla testa.

A quel punto interviene il marito della donna, un giostraio, nel tentativo disperato di difenderla. Ed è lui ad avere la peggio. Viene massacrato. Scaraventato a terra. Colpito ripetutamente con calci allo stomaco. Aggredito perfino con il lancio di barattoli di vetro della Nutella contro la testa. Scene da film splatter. Scene indegne di una festa patronale. Scene che hanno gettato nel panico centinaia di persone.

Il sangue lasciato a terra dal giostraio aggredito

Famiglie terrorizzate. Bambini in lacrime. Persone in fuga. Il fuggi fuggi generale genera caos, contusioni, feriti lievi. Per interminabili minuti l’area mercatale diventa terra di nessuno. Solo successivamente arrivano i soccorsi. Le ambulanze, infatti, come previsto dal programma stilato dal Comitato Festeggiamenti in accordo con l’Amministrazione comunale, erano ferme all’esterno del Santuario di Campiglione.

Questi sono i fatti. E adesso basta con la propaganda. Perché il punto politico, amministrativo e morale di questa vicenda è uno soltanto: dov’era la prevenzione? Dov’era la Polizia Locale?Dov’era il piano sicurezza? Perché in una città di 36mila abitanti, durante uno degli eventi più delicati e potenzialmente problematici dell’anno, non erano stati previsti straordinari adeguati per la Polizia Municipale?

Da tempo il sottoscritto, attraverso editoriali pubblici, continua a compulsare questa Amministrazione sulla necessità di istituire un terzo turno della Polizia Locale. Non è accettabile che una città complessa come Caivano resti praticamente scoperta dopo le 20.00. Non è normale. Non è tollerabile. Non è serio.

Episodi come quello avvenuto ieri sera non cadono dal cielo. Erano prevedibili. Le giostre, storicamente, sono sempre state scenario di tensioni, risse, regolamenti di conti, esibizioni muscolari. Chi amministra una città dovrebbe conoscere il tessuto sociale del territorio che governa. Dovrebbe sapere leggere i segnali. Dovrebbe capire dove e quando aumentare i controlli.

Una o due pattuglie fisse della Polizia Locale all’esterno dell’area mercatale avrebbero rappresentato un deterrente fondamentale. Forse non avrebbero impedito del tutto la violenza, ma certamente non si sarebbe consentito a dieci motociclette di entrare liberamente dentro il Luna Park come in un raid punitivo del Far West.

Ed invece nulla. Perché il problema di questa Amministrazione è che continua a raccontare una città immaginaria. Antonio Angelino deve comprendere una volta e per tutte che non possiede alcuna bacchetta magica. Il suo immobilismo amministrativo non ha risolto i problemi di sicurezza di Caivano. Li ha semplicemente nascosti sotto il tappeto della narrazione politica.

La verità è che a Caivano c’è ancora un fuoco sotto la cenere. La criminalità organizzata non è sparita. I violenti non sono evaporati. I delinquenti non hanno cambiato vita per miracolo. Caivano non è stata bonificata. Questa Amministrazione sta semplicemente vivendo di rendita sugli effetti repressivi prodotti dal Governo Meloni con il cosiddetto “Modello Caivano”. I criminali hanno abbassato i riflettori. Hanno scelto una fase di minore esposizione. Ma ci sono ancora. Eccome se ci sono.

E quando si crea una valvola di sfogo — come una festa patronale, un Luna Park affollato, una notte di caos e adrenalina — la violenza torna immediatamente a galla. Questo un Sindaco capace dovrebbe saperlo. Solo un amministratore inesperto, o peggio ancora incapace di leggere l’andamento sociale della propria comunità, può salire su un palco e fare comizi raccontando che “va tutto bene”.

No. Non va tutto bene. Lo dimostrò già l’accoltellamento in via De Gasperi. Anche allora si disse che servivano più controlli, più presenza sul territorio, più prevenzione. Anche allora si lanciò l’allarme. E anche allora l’Amministrazione fece finta di nulla.

Perché il vero problema è politico. Antonio Angelino ha vinto le elezioni senza una reale visione di città. Senza un programma strutturato sulla sicurezza urbana. Senza una strategia sociale. Senza un’idea moderna di controllo del territorio. Oggi quel consenso continua a reggersi più sulla debolezza culturale e sull’ignoranza politica di una parte della comunità che sui risultati concreti ottenuti. Ma la realtà, prima o poi, presenta il conto. E ieri sera, a via Rosselli, il conto è arrivato violentemente davanti agli occhi di tutti.

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Afragola

Afragola tra il “metodo” e il “fango”: Il teatro dell’assurdo in campagna elettorale

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AFRAGOLA, maggio 2026. Se la politica fosse un genere letterario, quella a cui stiamo assistendo in questi giorni sarebbe una pessima commedia dell’arte, dove le maschere faticano a nascondere la vacuità dei contenuti. Da cronista libero e indipendente, sento il dovere di scattare una fotografia nitida — per quanto desolante — dei due schieramenti che si contendono la guida della città. Da un lato la moderazione tecnica di Alessandra Iroso, dall’altro il “one man show” muscolare di Gennaro Giustino.

La filiera contro l’isolamento

L’evento di Alessandra Iroso ha mostrato plasticamente cosa significhi avere una “filiera”. Sul palco, insieme alla candidata del centrodestra, c’era il peso specifico delle istituzioni: dalla Sottosegretaria Pina Castiello ai vertici regionali e nazionali di Fratelli d’Italia e Noi Moderati, fino al Senatore Franco Silvetri di Forza Italia. Iroso, con il suo stile pacato e mite, ha parlato di welfare e sicurezza preventiva, dimostrando di conoscere i gangli vitali della macchina comunale che ha diretto per anni. La sua agenda dei primi 120 giorni non è un libro dei sogni, ma il cronoprogramma di chi sa esattamente cosa giace dimenticato nei cassetti dei settori.

Dall’altra parte, il comizio di Gennaro Giustino è stato l’apoteosi del solipsismo politico. Un uomo solo al comando, senza strutture sovracomunali, che ha trasformato i suoi 40 minuti di intervento in un festival del fango. Giustino gioca a fare il “bullo di periferia”, lanciando accuse di “sciatteria” e complotti a destra e a manca, puntando il dito contro un “Sistema” (Castiello-Nespoli) che, ad oggi, esiste solo nella sua narrazione elettorale e nelle farneticazioni dei suoi sostenitori.

Il cortocircuito della memoria e i falsi miti

Il “metodo Giustino” sbanda paurosamente non appena si scende nel dettaglio dei fatti. Due, in particolare, i grossolani errori che ne minano la credibilità: L’offesa al commercio locale: Sostenere che ad Afragola manchino locali per i giovani è una bugia smentita dalla realtà di eccellenze come Gourmet ex Fimiani, MisVago,Nero Fumo, AD Bar e Bar MOB solo per citarne alcuni. Un insulto gratuito a quegli operatori che, paradossalmente, sono in parte anche suoi elettori.

L’autogol sul Cimitero: Attaccare la passata amministrazione per i crolli e il presunto mercato nero dei loculi è un esercizio di masochismo politico, visto che tra le fila dei suoi candidati siede proprio l’ex Assessore al Cimitero, Aniello Silvestro. Un corto circuito dettato dalla brama di potere che offusca la logica.

La verità degli atti: smontare il teorema “Igiene Urbana”

Il punto più basso della retorica di Giustino è l’attacco frontale alla professionalità di Alessandra Iroso sulla gara per il servizio di igiene urbana. Qui, il fango di Giustino si scontra con la dura realtà dei documenti e del diritto amministrativo.

Perché la mia lettura è diversa da quella del “Campo Largo”? Perché si basa sugli atti, non sulle allusioni: Il sindacato di legittimità: La Commissione presieduta dalla Iroso aveva valutato i mezzi offerti come equivalenti a quelli richiesti. Anche se il Consiglio di Stato ha poi ritenuto tale valutazione troppo elastica, si tratta di una questione di interpretazione tecnica (limiti interni alla giurisdizione), non di un abuso di potere o di un’invasione della sfera amministrativa.

L’obbligo di firma: Dopo l’annullamento del TAR, il Consiglio di Stato ha sospeso l’esecutività della sentenza. In quel momento, l’aggiudicazione è tornata pienamente efficace. Firmare il contratto e riconoscere l’anticipazione (prevista dal Codice dei Contratti) non è stato un favore, ma un atto dovuto da parte di una dirigente che applica la legge.

Il caso polizze: Le fideiussioni risultavano regolarmente verificate tramite codice a barre. Se poi sono risultate false, l’ente (e chi lo rappresenta) è la vittima del raggiro, non il complice. L’impresa ha infatti dovuto prestare nuove garanzie.

Conclusioni: tra diritto e arena

Giustino attacca il “Sistema” perché non ha nulla da dire sulla persona e sulla competenza della Iroso. Ma un amministratore deve essere giudicato per la sua capacità di far funzionare l’ente, non per i sospetti alimentati da chi è abituato a fare opposizione e fatica a immaginarsi al governo.

Come confermato anche dai recenti orientamenti della Procura Generale presso la Suprema Corte, il controllo sul giudice amministrativo non può sconfinare nel merito delle scelte discrezionali. Se Giustino cerca il “colpevole” in un percorso amministrativo complesso e ancora sub iudice in Cassazione, non fa altro che confermare la sua natura di gladiatore da arena, amante del sangue ma privo di visione. Afragola merita i fatti, non i sospetti. Merita soluzioni, non fango.

L’elettore ha davanti due strade: quella di chi propone una città basata sui contenuti e sulla conoscenza della macchina (Iroso), e quella di chi cerca di conquistare il Palazzo abbattendone le mura a testate, rischiando però di travolgere anche i propri alleati. I fatti restano, le grida passano. E i fatti, oggi, dicono che la “scossa” di Giustino rischia di essere solo un corto circuito di livore e disinformazione.

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Caivano

CAIVANO e l’Albero della “CUC-cagna”: tra trasparenza intermittente e sprechi di palazzo

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CAIVANO – Mentre le strade continuano a mostrare i segni di un abbandono cronico, l’Amministrazione Angelino sembra impegnata in un esercizio di equilibrismo amministrativo che scotta. Due sono i fronti caldi che emergono dalle ultime carte prodotte a Palazzo: l’adesione alla Centrale Unica di Committenza (CUC) dell’Area Nolana e una variazione di bilancio che sa di beffa per i cittadini.

L’Ombra della CUC Nolana su Caivano: Un Metodo “Controllabile”

La proposta di deliberazione n. 62 del 13 aprile 2026 parla chiaro: il Comune di Caivano ha deciso di affidarsi alla CUC dell’Area Nolana. Ma quello che l’Amministrazione presenta come un passo verso la “razionalizzazione e legalità”, puzza lontano un miglio di “metodologia permeabile”.

Un atto apparentemente tecnico, ma politicamente pesantissimo. Nella proposta di delibera si legge chiaramente che il Comune demanda alla CUC l’intera gestione delle gare — dalla progettazione alla scelta del contraente, fino alla pubblicazione e aggiudicazione . Non un supporto, ma una delega piena. Tradotto: Caivano rinuncia a governare uno dei momenti più delicati della spesa pubblica. E lo fa scegliendo proprio una struttura su cui, da anni, si addensano ombre pesanti:

Le inchieste di CasertaCe scoperchiano un vaso di Pandora. La CUC Nolana sembra essere diventata il rifugio preferito per la “garetta”: procedure rapide, pochi giorni per partecipare, pochissime ditte invitate (spesso tramite sorteggi opachi) e partecipanti che non superano mai le cinque unità. È il “grande classico” del repertorio: un sistema che, se non è controllato, è quantomeno “controllabile” da politici e imprenditori compiacenti.

Il caso di Sant’Arpino è l’ennesimo campanello d’allarme che l’Amministrazione Angelino decide colpevolmente di ignorare. Lì, per un asilo nido da 600mila euro (fondi PNRR), la CUC ha premiato la D’Alessandro Costruzioni Srl. Chi è? Secondo la DDA di Napoli, sarebbe una società della galassia di Raffaele Pezzella, il “dominus” degli appalti casertani, ritenuto vicino ai Casalesi e già imputato per corruzione e turbativa d’asta. Siamo di fronte a un cortocircuito di legalità: i soldi del PNRR finiscono nelle mani di chi, secondo i magistrati, manovrava i sistemi informatici per pilotare gli elenchi delle ditte.

Il Consorzio SOL.EDIL a Marano fu affidatario dei lavori di riqualificazione (edilizia residenziale pubblica) del rione Piave, rione Duca d’Aosta e immobili acquisiti al patrimonio comunale e/o confiscati alle mafie per il restyling degli alloggi popolari, per un importo complessivo di € 5.360.442,00 oltre iva. Fondi del Pnrr. Proprio il citato Consorzio è finito nel mirino della Dda di Napoli perchè amministrata da Di Nardo Raffaele, detto ‘o merdaiuol, ritenuto imprenditore vicino al clan Mallardo, nonché destinatario di prestiti da parte del clan, da restituirsi con interessi.

Dopo questo caso e l’ombra di Pezzella sulla CUC Nolana dovrebbe spingere chiunque abbia un briciolo di dignità politica a scappare a gambe levate. E invece, Caivano ci si butta a capofitto.

Streaming d’Oro: 30mila Euro Sottratti alle Strade

Mentre ci si prepara a delegare la gestione degli appalti a un ente “chiacchierato”, in casa Angelino si decide di dare priorità alle luci della ribalta, ma a un prezzo che offende la miseria. La proposta di deliberazione n. 64 del 14 aprile 2026 introduce una variazione al bilancio per finanziare lo streaming dei consigli comunali.

L’Amministrazione ha previsto una spesa di 30.000 euro annui per la registrazione e messa in etere. La cosa più sferzante? Questi fondi vengono drenati direttamente dal capitolo dedicato alla manutenzione stradale. In un’epoca in cui con meno di 10.000 euro d’investimento una tantum si potrebbe acquistare tecnologia AI (camere PTZ e controller automatici) per gestire tutto internamente “in house”, l’Amministrazione sceglie di regalare 30mila euro all’anno a chissà quale consulente esterno.

Quindi: o chi decide non conosce le tecnologie (ed è grave), oppure sceglie deliberatamente di spendere di più (ed è peggio). Perché qui non si tratta di una scelta tecnica, ma di un modello: pagare ogni anno ciò che si potrebbe acquistare una volta sola. Un modello perfetto se l’obiettivo non è risparmiare, ma alimentare spesa.

Riflessioni Finali: Il “Lavoro Sporco” e il Bene Comune

Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile: da un lato ci si affida a una centrale di committenza esterna che attira ditte sotto inchiesta per camorra, forse per “tenersi le mani pulite facendo fare il lavoro sporco ad altri”; dall’altro, si dilapidano i soldi della manutenzione stradale per una regia streaming dal costo fuori mercato.

Come giornalista “fuori le mura”, non posso tacere. Proteggere il “bene comune” significa pretendere che ogni singolo euro della collettività sia speso con rigore. Non possiamo permettere che Caivano diventi un altro ramo dell’albero della “CUC-cagna”, dove la trasparenza è intermittente e il futuro del paese viene svenduto in “garette” tra pochi intimi, mentre i cittadini affondano nelle buche di strade senza manutenzione.

Sindaco Angelino, la trasparenza non si fa con le telecamere da 30mila euro, si fa scegliendo partner istituzionali sopra ogni sospetto. Voi state facendo l’esatto contrario.

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