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Casillo: “Troppo cari i parcheggi accanto alle stazioni Eav, freno all’utilizzo del mezzo pubblico”

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Nuovi treni, restyling degli impianti: ma c’è anche il nodo dei parcheggi accanto alle stazioni. C’è chi lascia l’auto per prendere un treno e andare al lavoro, per poi riprendere la vettura al ritorno. Mario Casillo, assessore ai Trasporti della Regione, ha scoperto che quando ci sono, quei parcheggi di interscambio, spesso costano troppo. Non sono convenienti. E dove non ci sono, magari andrebbero realizzati. «Nelle azioni semplici si nascondono i problemi e il motivo per cui un cittadino non prende un mezzo pubblico», spiega Casillo alla prima riunione della Consulta della mobilità. Era ferma da un decennio, sono arrivati in 120 tra sindacati, associazioni, comitati.

«Molte aree di parcheggio sono della Regione – racconta Casillo – Faccio sempre questo esempio: un cittadino che da Castellammare di Stabia deve recarsi a Napoli, arriva alla stazione con l’auto e il parcheggio costa 2 euro alla prima ora e 1 euro dalla seconda. Se stai fuori 8 ore, paghi 10 euro solo per il parcheggio. Se aggiungi il biglietto, conviene andare direttamente a Napoli con l’auto».

Così i parcheggi sono finiti nell’ultima delibera su Eav, insieme ai treni da acquistare e agli interventi per rendere più efficiente la linea Circumvesuviana. «Si può pensare – sottolinea Casillo – che io sono della zona vesuviana e penso solo all’Eav. Non è così. Io rappresento tutta la Regione, siamo partiti da Eav perché è la priorità, per aggredire il settore». Poi spiega il senso della Consulta: «Qualche dirigente magari vuole nascondere ciò che non funziona. Noi parliamo direttamente con i cittadini».

Prossimi incontri tematici, divisi per territori. Prime due ore ieri. C’è chi chiede di «riaprire l’ingresso della Vesuviana su via Galileo Ferraris», chi si lamenta dei traghetti che mancano nelle ore centrali. E poi «la riprogrammazione di tutte le corse della Vesuviana – denuncia il comitato stabiese – sappiamo di avere pochi treni, ma possiamo più avere ritardi, soppressioni, che fanno saltare la vita dei pendolari». Giuseppe Di Massa rilancia la proposta del Treno dell’archeologia che, utilizzando la rete Fs tra Pozzuoli, Napoli, Torre Annunziata e Castellammare, serva musei e siti flegrei e vesuviani. E chiede la riapertura della stazione Fs di Gragnano.

Ancora: le linee flegree «a Rione Traiano senza ascensori per disabili, a via Epomeo senza possibilità di comprare un biglietto». Soddisfatto il presidente della Regione Roberto Fico: «Dalle grandi città fino alle aree interne, vogliamo un sistema di trasporti più efficiente e più vicino ai bisogni reali dei territori. Sappiamo bene che c’è tanto lavoro da fare. E vogliamo farlo ascoltando cittadini». Si scopre che a Fisciano gli studenti universitari si ritrovano senza trasporti nel weekend. «Io insegno a Salerno – replica Casillo – i problemi li conosco benissimo». L’assessore si congeda con un appello: «Oggi non siamo perfetti, ma giudicateci nel tempo».

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Sanità al bivio: la sfida dei tariffari regionali e il futuro della diagnostica.

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SALERNO, 9 Maggio 2026 – Nello scenario del Centro Congressi del Grand Hotel Salerno, si è consumato un dibattito che tocca le radici stesse della nostra tutela sanitaria. La seconda giornata del Forum Clinico Diagnostico SIPMeL si è trasformata in un grido d’allarme corale, focalizzandosi su quella che molti definiscono una “ferita aperta”: il confronto sui nuovi tariffari regionali.

La tavola rotonda ha visto confrontarsi menti brillanti e autorità del settore, tra cui il Dott. Antonio Antico (Presidente Nazionale SIPMeL), la Dott.ssa Anna Vero, il Dott. Arnolfo Petruzziello e il Dott. Luigi Cinquanta. L’intera sessione è stata coordinata sotto la supervisione scientifica dell’organizzatore Bruno Talento, affiancato dalla Dott.ssa Burgio e dal Dott. Grimaldi.

“Un sistema dove il diritto alla cura è ormai frammentato e incerto. Non possono esistere pazienti di serie A e di serie B.”

Il dibattito ha messo a nudo una realtà amara. I nuovi tariffari rimborsano cifre spesso irrisorie per esami vitali, creando una forbice economica che mette letteralmente in ginocchio i laboratori. Questi ultimi, costretti a sostenere costi fissi altissimi per mantenere standard di eccellenza, personale specializzato e tecnologie all’avanguardia, si trovano a competere in un mercato distorto.

Particolare preoccupazione è stata espressa per il ruolo crescente delle farmacie, che stanno progressivamente sostituendo i laboratori in molti servizi diagnostici. Tuttavia, il confronto appare impari: le farmacie operano con parametri strutturali e costi di gestione drasticamente inferiori rispetto ai laboratori clinici, i quali devono invece rispondere a normative e requisiti di qualità estremamente onerosi. Questa “diagnostica semplificata” rischia di premiare la capillarità a discapito della precisione garantita dai centri specialistici.

Il pericolo più grave, però, riguarda la prevenzione. A causa dei rimborsi insufficienti, i laboratori non riescono più a sostenere i costi degli esami di base, pilastro fondamentale per intercettare precocemente le patologie. La conseguenza è un paradosso economico e sociale: risparmiare oggi su un esame di prevenzione significa condannare il sistema a costi enormi domani. Una malattia non diagnosticata in tempo si trasforma inevitabilmente in una patologia cronica complessa o in un ricovero urgente, con un impatto devastante sia sulla vita del cittadino che sulle casse dello Stato.

Sono emersi temi critici come la necessità di economie di scala e il rischio concreto di chiusura per molti centri privati. La conseguenza immediata è la migrazione sanitaria, alimentata da parametri non uniformi tra le regioni: ogni territorio affronta problematiche diverse, ma il cittadino finisce per pagare il prezzo dell’incertezza.

Quale soluzione? Il tavolo tecnico ha indicato il modello Hub e Spoke come via d’uscita auspicabile, per ottimizzare le risorse senza sacrificare la qualità. Nonostante le ombre, un segnale di forte speranza è arrivato dalla platea: una straordinaria affluenza di giovani professionisti. Come sottolineato nelle conclusioni, questa nuova generazione è pronta a battersi per una sanità che sia finalmente equa, regolata da standard di qualità certi e accessibile a tutti, senza compromessi sul valore inestimabile della prevenzione.

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90 Comuni al voto in Campania, 26 in provincia di Napoli: alta attenzione sul rischio infiltrazioni. Boom di liste civiche

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Domenica 24 e lunedì 25 maggio si vota per la tornata elettorale amministrativa del 2026. In Campania sono complessivamente 90 i Comuni chiamati al voto. Tra i centri principali spiccano i capoluoghi di Avellino e Salerno. In provincia di Napoli i Comuni coinvolti sono 26: Afragola, Ercolano, Portici, Melito, Casalnuovo e San Giorgio a Cremano i centri più popolosi.

Complessivamente, nel territorio del napoletano, sono interessati circa 500mila cittadini. In otto dei Comuni interessati dal voto, la chiamata alle urne è determinata dallo scioglimento anticipato delle amministrazioni che non hanno terminato la consiliatura.

Nei due capoluoghi di provincia spiccano importanti differenze: ad Avellino sono tre i candidati sindaco, a Salerno addirittura otto. In Irpinia il centrosinistra è compatto, il centrodestra no. A Salerno, dove Vincenzo De Luca proverà a diventare sindaco per la quinta volta, manca il simbolo del Pd dalla scheda elettorale. Un caso unico in Italia, considerando almeno i centri più popolosi e importanti.

I Comuni in Campania e nell’area metropolitana di Napoli restano sotto la lente degli investigatori, visto il triste primato di scioglimenti per infiltrazioni mafiose. Proprio mentre si chiudevano le alleanze per questa tornata di maggio, nei giorni scorsi, due comuni sono stati sciolti dal Consiglio dei Ministri. Su un Comune al voto, Sorrento, perla della penisola conosciuta nel mondo, pende il rischio scioglimento con la campagna elettorale in corso ed i comizi appena iniziati.

Tra le curiosità spicca il caso Frattamaggiore: qui i consiglieri comunali che verranno eletti non saranno più 24 ma solo 16. Il tutto è dovuto al calo demografico. Paradosso elettorale: la proliferazione di aspiranti sindaco. Sono addirittura cinque i competitor per la guida del municipio a nord di Napoli.

Poi c’è il caso Afragola, con soli due candidati a sindaco, ma tantissime liste nelle rispettive coalizioni. Qui con la candidata del centrodestra, Alessandra Iroso, c’è il caso Lega, presente col proprio simbolo in una competizione così locale e così lontana dal cuore settentrionale del partito. La Iroso sfiderà Gennaro Giustino, un passato nel centrodestra, oggi candidato del campo largo.

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Poggioreale, trovati microtelefono e coltello in cella: scatta l’allarme sicurezza

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NAPOLI – Nuovo episodio che riaccende l’attenzione sulla sicurezza nella Casa circondariale di Poggioreale: nella mattinata di ieri, durante una perquisizione straordinaria condotta dalla polizia penitenziaria, sono stati scoperti un microtelefono e un coltello nascosti in uno dei reparti detentivi.

A segnalare quanto accaduto è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che esprime preoccupazione per il ripetersi di casi di introduzione illegale di oggetti vietati e pericolosi all’interno della struttura. Secondo il sindacato, si tratta di una criticità che continua a mettere a rischio la sicurezza degli operatori e dei detenuti.
“L’operazione svolta – afferma Marianna Argenio, vicesegretario regionale del SAPPE – dimostra ancora una volta la professionalità e la dedizione del personale di Polizia Penitenziaria, impegnato quotidianamente in condizioni complesse per garantire ordine e legalità. Tuttavia, resta allarmante la crescente presenza di strumenti potenzialmente offensivi rinvenuti negli istituti”.

Particolare preoccupazione viene espressa per il frequente ritrovamento di coltelli e altri oggetti pericolosi, che possono essere utilizzati sia per aggressioni improvvise al personale sia per scontri tra detenuti, con possibili conseguenze gravi.

“Questa situazione – prosegue Argenio – evidenzia una capacità sempre maggiore di aggirare i controlli e introdurre materiali illeciti, alimentando un clima di costante tensione operativa. Gli agenti lavorano esposti a rischi elevati, con ricadute anche sul piano psicologico e professionale”.

Il SAPPE torna quindi a sollecitare interventi concreti da parte delle autorità competenti, chiedendo un rafforzamento dell’organico e una migliore organizzazione dei servizi, ritenuti fondamentali per garantire sicurezza ed efficienza all’interno dell’istituto napoletano.

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