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Napoli, la mappa dei tumori quartiere per quartiere e la sfida dei nuovi tariffari LEA: perché serve una sanità su misura

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Per la prima volta a Napoli non si parla più di dati generali, ma si guarda dentro i singoli quartieri. L’Asl Napoli 1 Centro ha infatti pubblicato la mappa dettagliata del registro tumori relativa agli anni 2010-2022. Una svolta attesa da tempo: i numeri su quanti si ammalano e quanti purtroppo non ce la fanno sono stati finalmente “spacchettati” zona per zona. Il quadro che emerge fotografa una realtà chiara che mette in stretta correlazione la salute dei cittadini con i territori in cui vivono, e che oggi riapre con forza un dibattito cruciale: la sanità pubblica non può curare tutti allo stesso modo se i territori si ammalano in modo diverso.

Guardando i dati dell’ultimo triennio analizzato (2020-2022), emergono differenze profonde tra i vari distretti della città. Il tumore al polmone negli uomini è il dato che fa più discutere. Il picco più alto si registra a Miano, Secondigliano e San Pietro a Patierno (con un tasso d’incidenza record di 141.53), seguiti a ruota da Chiaiano, Piscinola, Marianella e Scampia (127.35). Ma l’allarme è altissimo anche nella zona che va dal centro storico fino alla periferia orientale, toccando l’area del Porto e di San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli. Il tumore alla mammella nelle donne si conferma il più diffuso in tutta la città, ma registra le frequenze più alte a Miano, Secondigliano, San Pietro a Patierno e nella zona di Stella e San Carlo all’Arena. Il tumore al colon-retto registra invece una forte presenza sia tra gli uomini che tra le donne, in particolare nei distretti di Miano, Secondigliano e del Centro Storico. Come dichiarato dal consigliere comunale Gennaro Esposito, che ha fortemente voluto la pubblicazione di questi dati, è impressionante il dato dei tumori al polmone nell’area portuale e industriale: nelle zone in cui da anni si denunciano criticità ambientali si registrano inevitabilmente i livelli più alti di cancro.

I dati dell’Asl Napoli 1 aprono però una riflessione che va oltre la semplice denuncia ambientale e che investe direttamente la gestione economica della sanità. Proprio in un momento storico in cui si discute del delicato passaggio ai nuovi tariffari delle prestazioni sanitarie e ai nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), emerge un’osservazione scientifica ed economica di fondamentale importanza, che merita di essere posta all’attenzione degli addetti ai lavori. Se la mappa dei tumori ci dimostra che la salute non è uguale in ogni quartiere, ha ancora senso applicare un tariffario e dei LEA standardizzati e identici per tutta la nazione o anche solo per l’intera regione?

L’idea, nata dall’analisi di questi dati epidemiologici, è quella di introdurre un tariffario personalizzato e flessibile a seconda dei territori, calibrato sulle malattie più diffuse e più in vista in quella specifica area.

Un tariffario territoriale farebbe la differenza partendo da una prevenzione mirata e da rimborsi maggiorati: nei distretti sanitari dove il tumore al polmone o alla mammella registra picchi anomali, lo Stato e la Regione dovrebbero prevedere budget più alti, screening gratuiti più frequenti e tariffe di rimborso agevolate per la diagnostica di quella specifica patologia. Questo porterebbe a un’ottimizzazione delle risorse: invece di spalmare i fondi sanitari “a pioggia”, un tariffario flessibile permetterebbe di concentrare i LEA dove c’è reale bisogno. Se in un quartiere l’incidenza di una malattia è statisticamente irrilevante, le risorse per quella branca possono essere parzialmente dirottate per potenziare le esenzioni e le cure nei quartieri-focolaio. Infine, si garantirebbe una maggiore equità sociale: chi vive in zone penalizzate dall’inquinamento ambientale subisce un danno involontario, e un LEA personalizzato per il territorio rappresenterebbe una forma di tutela sanitaria, garantendo cure e diagnostica avanzata accessibili a chi è più esposto al rischio.

Il documento ufficiale dell’Asl, firmato dal direttore generale Gaetano Gubitosa e dal suo team, è una mappa del rischio che non si può più ignorare. Ma non basta più solo mappare il danno: bisogna cambiare il modo di finanziare la sanità. I nuovi tariffari nazionali rischiano di essere uno strumento cieco se non fotografano la realtà locale. La proposta di slegare i LEA dalla rigidità burocratica e ancorarli ai Registri Tumori locali è la vera sfida che gli esperti e i decisori politici devono raccogliere oggi, per fare in modo che il diritto alla salute torni a essere concreto, quartiere per quartiere.

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EAV, la Regione decide sul futuro dell’azienda: circumvesuviana e trasporti al centro del dibattito 

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NAPOLI – Il futuro della governance dell’azienda di trasporti EAV torna al centro del dibattito politico. L’assemblea dei soci della società partecipata della Regione Campania, che gestisce la Circumvesuviana e gran parte del trasporto ferroviario regionale, sarà chiamata nei prossimi giorni a discutere l’assetto dei vertici aziendali e, in particolare, il doppio incarico ricoperto dal presidente Umberto De Gregorio, che svolge anche le funzioni di direttore generale.

Una questione che negli ultimi mesi ha alimentato il confronto tra maggioranza e opposizione, soprattutto alla luce delle persistenti criticità che interessano alcune linee ferroviarie regionali. Ritardi, soppressioni e disagi per i pendolari continuano a rappresentare uno dei principali temi del confronto pubblico, nonostante i numerosi interventi programmati per il potenziamento del servizio. La discussione sul futuro di EAV arriva però in un momento caratterizzato anche da dati economici che raccontano una realtà diversa rispetto a quella ereditata circa dieci anni fa.

Ad alimentare il confronto politico è stata anche la richiesta di una seduta monotematica del Consiglio regionale della Campania dedicata alla situazione di EAV e della circumvesuviana. Le opposizioni hanno chiesto un approfondimento sulle condizioni del servizio ferroviario, sugli investimenti programmati e sulle strategie adottate dall’azienda per affrontare le criticità segnalate dai pendolari. Il dibattito in aula può essere in un’occasione di verifica complessiva sull’operato della società partecipata e sulle scelte che la Regione intende compiere per il futuro del trasporto pubblico locale.

Secondo i bilanci approvati dalla società, il 2023 si è chiuso con un utile netto di circa 2,5 milioni di euro, confermando il percorso di risanamento finanziario avviato dopo la crisi che aveva colpito l’azienda nella prima metà dello scorso decennio. I numeri evidenziano una crescita significativa del patrimonio netto, passato da circa 10 milioni di euro nel 2015 a oltre 160 milioni nel 2023. Un risultato che la governance aziendale considera la dimostrazione dell’efficacia delle strategie adottate negli ultimi anni. La stessa EAV ha ricordato che tra il 2011 e il 2016 le società confluite nel gruppo avevano accumulato perdite complessive per circa 315 milioni di euro, mentre dal 2016 in poi sarebbero stati registrati utili cumulati vicini ai 100 milioni. Proprio questi dati rappresentano uno degli argomenti utilizzati da chi sostiene la continuità gestionale. Dall’altra parte, però, non mancano le richieste di una revisione dell’assetto organizzativo, con la separazione delle cariche di presidente e direttore generale per rafforzare i meccanismi di controllo e indirizzo strategico.

Sul tavolo della Regione potrebbero arrivare diverse ipotesi, dal mantenimento dell’attuale modello fino alla redistribuzione delle responsabilità manageriali. La scelta finale avrà inevitabilmente riflessi non soltanto sugli equilibri interni della società, ma anche sui programmi di investimento che interesseranno la circumvesuviana e le altre linee gestite da EAV. L’azienda è chiamata nei prossimi anni ad affrontare sfide decisive: il rinnovo della flotta ferroviaria, il miglioramento dell’affidabilità del servizio, la modernizzazione delle infrastrutture e la gestione delle risorse provenienti dai programmi di investimento regionali e nazionali. Per questo motivo le decisioni che saranno assunte dall’assemblea dei soci vengono considerate un passaggio strategico per il futuro della mobilità in Campania e per milioni di utenti che ogni anno utilizzano la rete gestita da EAV.

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Il tuo domani non può aspettare: perché decidere oggi è il più grande atto d’amore

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In Campania, la cultura del “testamento biologico” fatica a decollare. Eppure, depositare una DAT non significa arrendersi, ma garantire a sé stessi e ai propri cari la dignità di una scelta consapevole. Ecco perché ignorare questa possibilità è un peso che, prima o poi, ricadrà su chi amiamo. C’è un momento, nel silenzio di una stanza di rianimazione o davanti a una diagnosi inaspettata, in cui il tempo sembra fermarsi. È l’istante in cui la vita di una persona non dipende più dai propri desideri, ma dalle decisioni di altri. In Italia, dal 2017, la legge 219 ci offre uno strumento fondamentale per evitare che quel momento si trasformi in un incubo burocratico e affettivo: la Disposizione Anticipata di Trattamento (DAT), comunemente nota come “testamento biologico”. Eppure, a Napoli e in tutta la sua provincia, il dato è allarmante: solo un adulto su venti ha ufficializzato la propria volontà. Significa che 19 famiglie su 20, in caso di necessità, si ritroveranno a dover indovinare le intenzioni di un caro, tra il dolore straziante della perdita imminente, i dubbi etici e, nei casi più complessi, le aule di un tribunale. Il pregiudizio più duro da abbattere è che la DAT sia una “firma per morire”. Niente di più lontano dalla realtà. Compilare una DAT significa, al contrario, rivendicare il diritto a vivere come si vuole. È l’affermazione suprema della propria identità: sei tu, oggi, nel pieno delle tue facoltà, a decidere quali terapie accettare, quali rifiutare, fino a che punto spingere l’accanimento terapeutico. Non lasci la scelta al caso, non la lasci alla burocrazia, non la lasci alla disperazione di un familiare che, davanti a un medico, non saprà cosa rispondere. Spesso si evita di parlare della DAT per una sorta di scaramanzia, o per la paura di evocare la fine. Ma il vero rischio non è parlare di morte; è lasciare ai propri figli, al proprio partner o ai propri genitori il fardello di dover decidere per noi. Quando non c’è una DAT, la legge prevede percorsi complessi. Spesso deve intervenire un giudice, e il peso della scelta ricade su chi, in quel momento, è già distrutto dal dolore. Proteggere i propri cari significa anche questo: togliere loro il dubbio atroce di “stare sbagliando”. La burocrazia, in questo caso, è un alleato semplice. Non serve un notaio né un avvocato. Basta scaricare il modulo dal sito del Ministero della Salute, mettere nero su bianco le proprie volontà — dalla rianimazione alla nutrizione artificiale — e nominare un “fiduciario”, ovvero la persona di cui ti fidi ciecamente per rappresentarti. A Napoli, come nei comuni di Pozzuoli, Torre del Greco o Castellammare, gli uffici dello Stato Civile sono pronti ad accogliere queste disposizioni. È un servizio gratuito, rapido, che richiede meno tempo di una pausa caffè. Tuttavia, quegli sportelli restano troppo spesso deserti. La DAT non toglie speranza; toglie solo il terrore di non essere capiti. È un atto di responsabilità verso la propria vita e un gesto di protezione verso chi cammina al nostro fianco. Questa sera, a cena, provate a parlarne. Non serve un tono drammatico: basta la consapevolezza che, in una vita fatta di tante incertezze, avere il controllo sul proprio corpo e sulla propria dignità è un diritto che nessuno dovrebbe ignorare. Perché, quando arriverà il momento in cui servirà, sarà troppo tardi per iniziare a parlare.

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Dichiarazione dell’on. Giuseppe Barra sulla mozione per il collegamento Napoli Afragola AV–Caivano

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CARDITO – In merito alla mozione approvata oggi in Consiglio regionale della Campania relativa alla realizzazione di una linea metropolitana di collegamento tra la stazione Napoli Afragola Alta Velocità e Caivano, il consigliere regionale Giuseppe Barra ha inteso precisare la propria posizione.

«Premesso che sono nativo di Cardito — ha dichiarato Barra — ed è evidente che non potrei che guardare con favore a qualsiasi infrastruttura che migliori la mobilità del nostro territorio e avvicini un servizio importante come la metropolitana alle nostre comunità. Sarebbe assurdo pensare il contrario. Tuttavia, il mio ruolo istituzionale mi impone di valutare ogni proposta con senso di responsabilità, equilibrio e attenzione rispetto all’interesse generale e all’utilizzo delle risorse pubbliche».

«Occorre chiarire anzitutto — prosegue — che oggi in aula si è discusso di una mozione, quindi di un atto di indirizzo politico che resta confinato nel dibattito consiliare e che, allo stato attuale, non produce effetti amministrativi concreti. Si tratta di una discussione su ciò che potrà essere o non essere un’opera futura. Per questo ho ritenuto doveroso evidenziare alcuni aspetti che reputo centrali».

«Ben venga qualsiasi progetto che possa portare benefici al territorio di Caivano e dell’area a nord di Napoli, ma bisogna essere chiari con i cittadini: la realizzazione di una bretella metropolitana di questo tipo richiederebbe un investimento nell’ordine di un miliardo e mezzo di euro. Una cifra enorme, che merita una riflessione seria sulla sua sostenibilità economica e sull’opportunità politica e amministrativa di un intervento del genere».

«Con risorse di questa portata — sottolinea Barra — si potrebbe intervenire in maniera più estesa e strutturale sull’intero hinterland a nord di Napoli, riqualificando infrastrutture e servizi a beneficio di un bacino molto più ampio. Caivano merita attenzione e rispetto, ma parliamo di una realtà di circa 36 mila abitanti: quando si governa bisogna avere la capacità di guardare al quadro complessivo e agli equilibri dell’intera comunità regionale».

«C’è poi un altro tema: se una proposta del genere dovesse trasformarsi da semplice mozione a indirizzo politico concreto, bisogna interrogarsi da dove verrebbero reperite quelle risorse. Parliamo di fondi che inevitabilmente potrebbero incidere su capitoli strategici come sanità, trasporti o altri servizi essenziali. Ed è su questo che, da amministratore, sento il dovere di richiamare tutti alla prudenza».

Barra ha poi illustrato la propria proposta alternativa sul fronte della mobilità: «Il mio modo di fare politica è pragmatico. Preferisco ragionare su interventi immediatamente realizzabili, utili e concretamente sostenibili. Per questo ritengo molto più efficace investire sul potenziamento del trasporto su gomma. La Regione Campania ha già acquistato bus per un valore di circa 50 milioni di euro: sarebbe sufficiente finanziare i servizi collegati alla messa su strada e alla manodopera — con una spesa stimabile intorno ai 500 mila euro — per attivare collegamenti capaci di servire l’intero hinterland a nord di Napoli».

«Un sistema del genere potrebbe collegare Sant’Antimo, Cardito, Caivano, Afragola fino a Pomigliano d’Arco, raggiungendo un bacino potenziale di circa 700 mila utenti, quindi una platea dieci volte superiore rispetto a quella interessata dal solo collegamento Caivano–stazione AV».

«Allo stesso modo — aggiunge — con un investimento contenuto si potrebbe immaginare la realizzazione di uno svincolo autostradale in prossimità della stazione TAV, tra il raccordo A1 e A3, considerato che la stazione dista appena poche centinaia di metri in linea d’aria. Questo consentirebbe di migliorare sensibilmente l’accessibilità all’area evitando agli utenti lunghi percorsi tra Asse Mediano e zona Cinque Vie».

«Sono sempre stato — conclude Barra — un politico del fare. Credo nelle opere utili, realizzabili e capaci di produrre benefici concreti nel più breve tempo possibile. Preferisco spendere meno risorse pubbliche per dare risposte immediate a centinaia di migliaia di cittadini piuttosto che inseguire progetti suggestivi ma lontani dalla concreta possibilità di realizzazione. Per me la politica deve misurarsi con i fatti, non con gli slogan».

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