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Blitz all’Ikea, il sesso all’aperto non si ferma: altri due uomini denunciati dalla Polizia Locale

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AFRAGOLA – Non si ferma l’ondata di degrado nelle aree adiacenti al centro commerciale Ikea e al cimitero cittadino. Continuano infatti senza sosta i controlli straordinari della Polizia Locale, guidata dal Dirigente Comandante Colonnello Antonio Piricelli, volti a contrastare un fenomeno ormai diventato una costante e preoccupante consuetudine: incontri intimi tra uomini in pieno giorno e alla luce del sole.

L’ultimo episodio ha portato al fermo di altri due cittadini di sesso maschile. Gli agenti in borghese, dispiegati sul territorio proprio per monitorare la zona, hanno colto i due in flagranza di reato mentre compivano atti osceni e contrari alla pubblica decenza in un’area delimitata da una sbarra, a ridosso del parcheggio commerciale e dei confini autostradali. Per entrambi è scattata la denuncia a piede libero all’Autorità Giudiziaria.

Il modus operandi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, segue sempre lo stesso schema: un continuo via vai di auto, sguardi d’intesa, l’approccio e poi la ricerca di un’intimità esibita senza alcuna vergogna, a pochi passi da luoghi ad altissimo transito.

Il ripetersi di questi episodi solleva una riflessione necessaria sulla gravità di un fenomeno che non può più essere liquidato come semplice “inciviltà”. Ciò che allarma maggiormente non è solo la reiterazione degli atti, ma la totale assenza di rispetto per il contesto circostante.

Parliamo di un’area frequentata quotidianamente da famiglie, donne e bambini diretti al centro commerciale, ma soprattutto situata a pochissima distanza dal cimitero comunale, un luogo sacro per antonomasia che richiede silenzio, memoria e rispetto. Consumare rapporti sessuali in pieno giorno in un quadrante così sensibile rappresenta una ferita profonda per la comunità locale e un insulto al senso del pudore collettivo. L’intensificazione dei controlli e l’uso di agenti in borghese disposti dal Comandante Piricelli sono la risposta necessaria a un degrado intollerabile, un segnale forte per ribadire che la legalità e la decenza non possono essere messe in secondo piano.

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Afragola

AFRAGOLA. Dalla nostra inchiesta al Senato. Presentata interrogazione sui brogli elettorali

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AFRAGOLA – Alla fine, la verità ha bussato direttamente ai palazzi romani. Quando per settimane abbiamo scavato nel fango dei seggi afragolesi, denunciando numeri paranormali, schede ballerine e transazioni da mercato rionale sulla pelle della democrazia, la corte del neonato sindaco Gennaro Giustino liquidava le nostre inchieste come “veleni da campagna elettorale” o semplici “fantasie giornalistiche”.

Oggi, però, i sorrisetti di sufficienza e l’arroganza da vittoria posticcia si congelano di colpo. Quello che per questa testata era un dovere civile di denuncia, oggi è diventato un Atto di Sindacato Ispettivo formale al Senato della Repubblica (il n. 4-03101, pubblicato il 9 giugno 2026 nella seduta n. 425), presentato in prima persona dal Senatore Gianluca Cantalamessa e indirizzato direttamente al Ministro dell’Interno.

E sapete su cosa si fonda questo terremoto istituzionale che chiede conto al Governo della tenuta democratica di Afragola? Testuale, dagli atti del Senato: “da dettagliate inchieste giornalistiche pubblicate su testate locali quali ‘La Provincia Online’ e ‘Minformo.com’…”.

La legittimazione del giornalismo con la “G” maiuscola

Lasciateci rivendicare, per una volta, l’orgoglio di aver fatto saltare il banco. Mentre il sistema provava a stendere il solito velo di omertà e normalizzazione su un’elezione che definire opaca è un eufemismo, Minformo ha fatto il suo mestiere. Abbiamo scritto quando tutti tacevano. Abbiamo incrociato i dati quando gli altri si limitavano a pubblicare i manifesti elettorali. Abbiamo dato voce ai cittadini che schifati vedevano i figli dei boss distribuire fac-simile e mazzette di denaro nelle “zone sensibili” della città.

L’interrogazione parlamentare non fa sconti e mette nero su bianco, nella camera più alta dello Stato, tutto quello che avevamo documentato:

  • La Caporetto della scuola Rocco, dove un presidente di seggio ha dovuto verbalizzare la consegna di schede sprovviste di firma e vidimazione (o con timbri farlocchi).

  • Il miracolo matematico di Piazza Ciampa (scuola Castaldo), dove una lista collegata alla coalizione vincente è riuscita nella moltiplicazione dei pani e dei pesci: 57 voti di lista e 114 preferenze complessive, con i voti dei candidati maschi che superavano addirittura il totale dei voti della lista stessa. Un insulto all’aritmetica prima ancora che alla legge elettorale.

  • Il clima di compravendita diffusa di “pacchetti di voti” e il conseguente, straordinario sequestro di tutti i 54 verbali delle sezioni cittadine disposto dal Presidente della Commissione elettorale centrale per palesi discordanze sui votanti.

Se il Viminale deve guardare Afragola

L’atto ispettivo del Senato è un ceffone in pieno volto alla narrazione trionfalistica di Palazzo Moriani. Il Senatore Cantalamessa chiede formalmente al Ministro dell’Interno se sia a conoscenza di questa palude e quali “urgenti iniziative” la Prefettura di Napoli intenda promuovere per verificare la sussistenza di condotte lesive della regolarità del voto.

Questo significa che la ricreazione è finita. La questione Afragola non è più una rissa di paese tra vincitori e sconfitti, ma un caso nazionale di potenziale inquinamento democratico sotto la lente d’ingrandimento della Magistratura investigante e del Viminale.

Il nostro lavoro

Noi di Minformo abbiamo fatto la nostra parte, pagando il prezzo di essere, come sempre, isolati e attaccati da chi preferiva il silenzio. Abbiamo vestito la maglia rossoblù della legalità ogni singolo giorno, mentre altri la usavano solo come facciata elettorale.

Oggi l’inchiesta giornalistica diventa inchiesta di Stato. Vedremo se il neo-sindaco continuerà a fare spallucce o se comincerà a capire che la sedia su cui siede ha le gambe profondamente logorate da numeri che non tornano e da verbali blindati nelle casseforti degli inquirenti. Noi restiamo qui, a testa alta, con la penna affilata e i verbali del Senato in mano. Perché la democrazia ad Afragola non è in vendita, e chi ha pensato di comprarla a trenta euro a voto ora deve spiegare il perché a Roma. Leggi qui l’interrogazione

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CAIVANO. Fumi di propaganda e alleati traditi: la “Nuova Era” è già in crisi.

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CAIVANO – È ufficialmente crisi nell’amministrazione guidata dal sindaco Angelino. Lo pensano tutti nei corridoi del municipio, ma nessuno ha il coraggio di dirlo per non incrinare la narrazione fasulla imposta dal capo assoluto. Quella giunta di “alto profilo”, sbandierata ai quattro venti dagli adulatori del sindaco Angelino, si è rivelata per quello che è: un colossale bluff, esattamente come tutta la costruzione propagandistica della novità e competenza al potere.

Una cosa sono i fatti, un’altra la narrazione di regime. I primi mesi di consiliatura sono scivolati via tra feste, inaugurazioni di opere fatte da altri e manifestazioni utili soltanto a consolidare l’immagine di un Sindaco ormai affetto da una evidente bulimia sociale e da una ossessiva propensione al culto della propria personalità. L’attenzione della comunità è stata artatamente dirottata sul faceto, mai sulle cose serie. Mentre il paese arranca, siamo costretti a subire una pioggia quotidiana di post, selfie di assessori e consiglieri, passerelle continue ed un presenzialismo vuoto da parte dei più fedeli scudieri del capo.

Alcuni sono stati ripagati con poltrone stipendiate: si va dalla Presidenza del Consiglio comunale fino all’assessorato alla Pubblica Istruzione, dove si registrano per ora i balletti scatenati della titolare della delega, Orsella Russo, senza che però le scuole si siano minimamente accorte della sua presenza. Il ruolo istituzionale ridotto a esibizione sguaiata come se la politica fosse un talent scout televisivo.

Ma una volta dipanati i fumi della propaganda di regime, non resta nulla. Emergono invece i malumori, finora soppressi, da parte di consiglieri costretti a subire una giunta che non ha fatto quasi nulla, totalmente slegata dal territorio e priva di reali competenze. Un esecutivo che serve a una sola cosa: permettere al Sindaco di avere tutto sotto controllo, allontanando la politica intesa come partecipazione per perseguire i propri scopi personali. Lui solo deve amministrare e dare al popolo l’impressione di essere l’uomo della provvidenza in grado di risolvere i problemi. Lui solo deve fare politica e tenere i rapporti con i palazzi sovracomunali.

Con una chirurgica distribuzione delle cariche, il Sindaco si è assicurato il favor perpetuo del Presidente del Consiglio comunale agganciato all’immunità e mettendo all’angolo a chi quella poltrona spettava di diritto: il consigliere più votato, Tobia Angelino, forte dei suoi 1200 voti personali. Il campione delle preferenze è stato così relegato al ruolo di speaker di una maggioranza muta, composta da semplici “yes-man”.

Tobia Angelino è stato ridimensionato persino dal segretario di “Caivano Conta”, il quale non ha esitato a trattarlo come pedina di scambio per il seggio in consiglio comunale per suo cugino, Emanuele Scuotto, primo non eletto. L’incastro perfetto ha visto l’ingresso in giunta di Orsella Russo per liberare il posto in assise a Scuotto, mentre si è buttato fumo negli occhi ai critici nominando assessore Raffaele Marzano, fatto passare abilmente come nome indicato da Tobia Angelino. Marzano è entrato in giunta passando sopra la mortificazione del primo eletto.

Fatto fuori Tobia Angelino che appare una vera minaccia per le ambizioni del Sindaco, si è potuto strutturare un sistema accentratore fatto di consiglieri obbedienti e assessori fantasma che, come ammesso dalla stessa assessore Lopez, fanno capo esclusivamente al Sindaco.

Questo schema serve ad Angelino, e solo a lui, per pianificare la sua futura carriera politica. Il sindaco sta infatti puntando a un clamoroso riavvicinamento al Partito Democratico, avendo compreso che in Campania il centrodestra non ha speranze di vittoria. Eccolo allora salire sul palco carditese del vicesindaco della città metropolitana Peppe Cirillo, uomo forte della corrente che fa capo a Casillo/Topo. A Cardito sostiene il PD mentre strizza pure l’occhio al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. L’avvicinamento del consigliere regionale Lucia Fortini al PD potrebbe essere il tram per condurre il sindaco Angelino, da sempre pupillo di Lello Topo, nell’alveo del centrosinistra e del partito della Schlein, con buona pace dei Dem locali. Angelino potrebbe decidere di costituire il gruppo PD in Consiglio mettendo due dei suoi consiglieri fedelissimi in cambio di un assessore in giunta e del suo ingresso trionfante.

Il campione del finto civismo ha un disperato bisogno di una casacca politica per candidarsi alle imminenti elezioni provinciali, magari proprio nella lista di Manfredi, puntando a una poltrona nella giunta metropolitana. E così l’assessore Marzano si ritrova in una giunta il cui capo politico guarda al PD, mentre lui ha l’ambizione opposta di entrare nelle liste della Meloni per le elezioni politiche del 2027. Contraddizioni e strategie personalistiche che si consumano sulla pelle di Caivano mentre il Governo Meloni, che è ancora presente a Caivano con la struttura commissariale si ritroverebbe un Sindaco ormai apertamente avversario in vista delle prossime politiche.

E mentre Antonio Angelino tesse le lodi di sé stesso e costruisce il suo futuro lontano da qui, a Caivano non resta nulla. La “Nuova Era” è ormai uno slogan vecchio, superato nei fatti dalla crisi politica aperta da “Caivano 2.0” di Gebiola, il quale ha sfiduciato il suo assessore di riferimento. In questa pantomima, né il sindaco ha revocato l’assessore, né quest’ultimo si è dimesso. Al sindaco, infatti, serve il voto di Antonio Esposito in consiglio comunale per l’elezione nell’assise della città metropolitana. L’assessore Cimmino indicato da Esposito, è una figura virtuale che non ha votato il Rendiconto 2025 e che ha svolto tutte le sedute di giunta da remoto.

Lo stesso errore della vecchia era, invece di nominare gli assessori decisi dai partiti si danno gli assessori ai singoli consiglieri. Antonio Esposito era uno dei candidati di Caivano 2.0. L’altro assessore Orsella Russo è stata decisa dal sindaco come la Lopez e Marzano. Pure l’assessore Crispino di Azione pare non abbia paternità politica. Sicuramente non l’ha indicata Pippo Ponticelli, Gigiotto Falco spergiura che non è un suo nome e pure Luigi Esposito la rinnega. Allora questa com’è arrivata a Caivano?

Per questa cinica ragione di interessi politici, il primo cittadino mortifica le liste, le buone energie caivanesi mettendo sconosciuti in giunta, e pure chi lo ha sostenuto sin dall’inizio. Gebiola, era stato uno dei primi a sostenere la sua candidatura Ma si sa, in politica non c’è riconoscenza. A questo si aggiunge il mugugno strisciante di un paio di consiglieri di “Caivano Conta” nei confronti dell’assessore più vicina al sindaco, Orsella Russo per via della sua corsa alla visibilità.

Ma sul fronte dei servizi, salta agli occhi l’inconsistenza dell’assessore all’ecologia, che ha fatto partire la nuova raccolta differenziata generando il caos più totale in città: residenti senza mastelli, intere zone non servite e un calendario dei conferimenti stravolto. Una comunicazione fragile e dilettantistica per una questione così seria, che stride fortemente con la comunicazione esagerata e patinata utilizzata per le feste “private”. Propaganda spesa persino sui mastelli della spazzatura, che erano semplicemente quelli già previsti nel Piano Industriale varato a suo tempo dai Commissari prefettizi.

C’è poi il profondo malumore degli operatori economici e dei cittadini per il totale fallimento organizzativo in un settore strategico come l’urbanistica. Si riempiono la bocca parlando del nuovo Piano Urbanistico Comunale (Puc), ma negli uffici non si riesce a rilasciare nemmeno una singola licenza edilizia, bloccando l’economia locale.

La “Nuova Era” non può certo identificarsi con l’apertura di una villetta comunale, un’opera per la quale il Sindaco, il Presidente del Consiglio comunale e il consigliere Pippo Ponticelli si sono prodigati in ringraziamenti sperticati nei confronti di Mimmo Falco, ex consigliere della vecchia era sciolta per camorra due volte. Resta un mistero capire quale ruolo abbia Mimmo Falco nella gestione di un’opera pubblica cittadina tanto da tagliare il nastro insieme al Sindaco e addirittura scegliere di concerto con un altro ex, Gaetano Lionelli, l’Assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Precchia che, stando ad indiscrezioni, anch’egli sconosciuto al gruppo che ufficialmente l’avrebbe segnalato e anche lui come i suoi colleghi di esecutivo risponde solo al primo cittadino.

Infine, a dimostrazione del disinteresse per l’identità locale tanto sbandierata, questa Amministrazione rischia di veder scomparire persino la storica squadra di calcio della Boys Caivanese, come denunciato pubblicamente dal presidente Adamo Guarino e dal vice presidente del club Massimiliano Ponticelli. La Boys Caivanese era un ottimo palcoscenico durante la campagna elettorale, quando sugli spalti il futuro sindaco e i futuri consiglieri si atteggiavano a grandi tifosi e si intestavano persino le vittorie sportive. Ora che serve un aiuto concreto e l’involvement del tessuto imprenditoriale locale, nessuno muove un dito. Il fumo della propaganda si sta dipanando e la realtà dei fatti, purtroppo per Caivano, è tragicamente la stessa di sempre.

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Il tuo domani non può aspettare: perché decidere oggi è il più grande atto d’amore

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In Campania, la cultura del “testamento biologico” fatica a decollare. Eppure, depositare una DAT non significa arrendersi, ma garantire a sé stessi e ai propri cari la dignità di una scelta consapevole. Ecco perché ignorare questa possibilità è un peso che, prima o poi, ricadrà su chi amiamo. C’è un momento, nel silenzio di una stanza di rianimazione o davanti a una diagnosi inaspettata, in cui il tempo sembra fermarsi. È l’istante in cui la vita di una persona non dipende più dai propri desideri, ma dalle decisioni di altri. In Italia, dal 2017, la legge 219 ci offre uno strumento fondamentale per evitare che quel momento si trasformi in un incubo burocratico e affettivo: la Disposizione Anticipata di Trattamento (DAT), comunemente nota come “testamento biologico”. Eppure, a Napoli e in tutta la sua provincia, il dato è allarmante: solo un adulto su venti ha ufficializzato la propria volontà. Significa che 19 famiglie su 20, in caso di necessità, si ritroveranno a dover indovinare le intenzioni di un caro, tra il dolore straziante della perdita imminente, i dubbi etici e, nei casi più complessi, le aule di un tribunale. Il pregiudizio più duro da abbattere è che la DAT sia una “firma per morire”. Niente di più lontano dalla realtà. Compilare una DAT significa, al contrario, rivendicare il diritto a vivere come si vuole. È l’affermazione suprema della propria identità: sei tu, oggi, nel pieno delle tue facoltà, a decidere quali terapie accettare, quali rifiutare, fino a che punto spingere l’accanimento terapeutico. Non lasci la scelta al caso, non la lasci alla burocrazia, non la lasci alla disperazione di un familiare che, davanti a un medico, non saprà cosa rispondere. Spesso si evita di parlare della DAT per una sorta di scaramanzia, o per la paura di evocare la fine. Ma il vero rischio non è parlare di morte; è lasciare ai propri figli, al proprio partner o ai propri genitori il fardello di dover decidere per noi. Quando non c’è una DAT, la legge prevede percorsi complessi. Spesso deve intervenire un giudice, e il peso della scelta ricade su chi, in quel momento, è già distrutto dal dolore. Proteggere i propri cari significa anche questo: togliere loro il dubbio atroce di “stare sbagliando”. La burocrazia, in questo caso, è un alleato semplice. Non serve un notaio né un avvocato. Basta scaricare il modulo dal sito del Ministero della Salute, mettere nero su bianco le proprie volontà — dalla rianimazione alla nutrizione artificiale — e nominare un “fiduciario”, ovvero la persona di cui ti fidi ciecamente per rappresentarti. A Napoli, come nei comuni di Pozzuoli, Torre del Greco o Castellammare, gli uffici dello Stato Civile sono pronti ad accogliere queste disposizioni. È un servizio gratuito, rapido, che richiede meno tempo di una pausa caffè. Tuttavia, quegli sportelli restano troppo spesso deserti. La DAT non toglie speranza; toglie solo il terrore di non essere capiti. È un atto di responsabilità verso la propria vita e un gesto di protezione verso chi cammina al nostro fianco. Questa sera, a cena, provate a parlarne. Non serve un tono drammatico: basta la consapevolezza che, in una vita fatta di tante incertezze, avere il controllo sul proprio corpo e sulla propria dignità è un diritto che nessuno dovrebbe ignorare. Perché, quando arriverà il momento in cui servirà, sarà troppo tardi per iniziare a parlare.

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