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CAIVANO. 180 giorni di fumo mentre il Comune viene sanzionato. La commedia del Sindaco infranta sull’isola poco ecologica

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CAIVANO – C’è un’arte sottile e quasi sublime nella capacità di trasformare l’ordinaria amministrazione — e talvolta persino l’inerzia — in un’epopea trionfale da dare in pasto agli algoritmi dei social network. A Caivano, questa disciplina ha raggiunto vette da primato assoluto, offrendo ai cittadini una narrazione quotidiana geometricamente perfetta, dove ogni firma su un protocollo d’intesa viene salutata come la posa della prima pietra di una cattedrale e ogni candidatura a un bando, ancorché priva di finanziamento, assume i contorni di un’opera già consegnata alla storia.

È la politica dei “180 giorni di Nuova Era”, condensata stamattina in un iperbolico elenco di ben 87 presunti successi; una lista gonfia e ridondante che, ad un’analisi appena più attenta, si rivela essere un monumentale esercizio di propaganda, utile a nascondere sotto il tappeto dei selfie la polvere di una paralisi gestionale che comincia a farsi imbarazzante. Perché se è vero, come giustamente rilevato dalle opposizioni in consiglio comunale, che confondere un monitoraggio con un cantiere aperto è un insulto all’intelligenza degli elettori, diventa addirittura grottesco intestarsi i meriti di progetti interamente concepiti, finanziati e avviati dalle passate gestioni commissariali, riducendo l’azione di governo a una mera operazione di sciacallaggio istituzionale a caccia di medaglie altrui.

Eppure, mentre la macchina della comunicazione sforna post autocelebrativi a ritmo continuo e bolla come “detrattore patologico” chiunque osi sollevare un dubbio o esercitare il sacrosanto diritto di controllo democratico, la realtà dei fatti si incarica di presentare il conto, puntuale e impietoso. E il conto, questa volta, è un pesantissimo verbale ispettivo notificato dalla Città Metropolitana di Napoli, che fotografa il disastroso stato in cui versa il Centro di Raccolta comunale.

Per mesi questa amministrazione si è vantata in pompa magna della nuova gestione del servizio di igiene urbana affidata all’ATI Ecogin e Attitude, celebrando conferenze stampa e varando un nuovo calendario dei conferimenti che, all’atto pratico, ha gettato la città nel caos più totale, lasciando cumuli di immondizia a marcire agli angoli delle strade. Si è preferito inseguire il consenso facile con l’installazione spot di “Luisito”, i tanto pubblicizzati cestini per le deiezioni canine che, in assenza di una benché minima campagna di sensibilizzazione e formazione civica, si sono trasformati in poche ore in ricettacoli di rifiuti urbani indifferenziati. Si è proceduto a una distribuzione dei mastelli a macchia di leopardo, scatenando una mortificante “guerra tra poveri” in cui i cittadini rimasti senza contenitori si sono visti costretti a sottrarre quelli dei vicini, mentre i veri controlli sulle inadempienze strutturali della ditta venivano sistematicamente ignorati da chi avrebbe dovuto vigilare.

Ma il paradosso più stridente di questa parabola amministrativa risiede nella bizzarra e selettiva memoria del Sindaco Antonio Angelino quando si parla di controlli e trasparenza. Se infatti sul fronte dei servizi reali e della tutela ambientale il Comune dimentica come si eserciti la vigilanza, l’istinto del controllo si risveglia improvviso, feroce e personalissimo, non appena si intravede la possibilità di colpire il dissenso o di regolare i conti con la stampa libera. È la storia della riorganizzazione della Società consortile per i Servizi Sociali dell’ex ambito 19 — che unisce i Comuni di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano — un settore delicatissimo che rappresenta la mano tesa delle istituzioni verso le famiglie vulnerabili, i disabili e le vittime di violenza, e che oggi rischia di diventare terreno di scontro politico. Il primo cittadino, con un’operazione di rara spregiudicatezza mediatica, ha tentato di delegittimare il lavoro giornalistico d’inchiesta legando surrettiziamente un legittimo e controllato affidamento di servizi di comunicazione (avvenuto a favore della ditta amministrata dalla compagna del sottoscritto) a una presunta compravendita del silenzio. Un attacco ad personam volto a far passare il messaggio che le penne libere siano “prezzolate” e che i loro editoriali dipendano da commesse pubbliche; un tentativo maldestro di mettere le mani sulle procedure dell’Azienda Consortile per pura ripicca personale, per silenziare le critiche e blindare il consenso. Finirà, invece, il tempo dei falsi moralisti che gettano fango sugli amministratori trasparenti che non si piegano al sistema del silenzio in cambio di appalti per servizi insoddisfacenti.

Il cortocircuito è dunque servito: laddove le procedure sono legittime, verificate e certificate nei minimi dettagli, il “Re Sole” di Caivano pretende di indagare per consumare le proprie vendette politiche; laddove invece l’interesse pubblico imporrebbe un controllo severissimo sulla gestione dei rifiuti, l’amministrazione si distrae, lasciando che gli ispettori della Città Metropolitana firmino un atto d’accusa che suona come il perfetto contro-altare dei favolistici “87 punti” di successo sbandierati dal municipio.

Mettiamo allora a confronto i trionfi virtuali della propaganda con i 13 punti reali, nudi e crudi, messi nero su bianco dall’autorità di controllo all’interno dell’isola ecologica:

  1. Pavimentazione apparentemente non impermeabilizzata.

  2. Pavimentazione deteriorata in alcuni punti.

  3. Mancanza di schermatura della recinzione.

  4. Videosorveglianza non funzionante.

  5. Mancata esibizione della SCIA antincendio.

  6. Cassoni posizionati su superficie ritenuta non idonea.

  7. Cartellonistica mancante sulla maggior parte dei cassoni.

  8. Cassoni per sfalci e spazzamento scoperti.

  9. Cassoni per rifiuti da demolizione privi di copertura.

  10. Oli esausti collocati su pavimentazione ritenuta non conforme.

  11. RAEE stoccati fuori dalla tettoia e senza appositi contenitori.

  12. Rifiuti tessili depositati direttamente sul suolo.

  13. Presenza di rifiuti fuori dai contenitori.

Ecco lo specchio fedele della “Nuova Era”: un impianto sprovvisto persino delle barriere a verde necessarie a mitigare l’impatto visivo, dove i rifiuti pericolosi come i RAEE (elettrodomestici e apparecchiature elettriche) vengono lasciati a marcire sotto la pioggia fuori dalle tettoie, gli oli esausti sono posizionati su superfici non conformi e i fusti di tessili giacciono direttamente sulla terra battuta, in un quadro di totale disprezzo delle normative antincendio e di sicurezza ambientale.

Mentre il Sindaco si esercita nei suoi 87 esercizi di retorica digitale, raccontando una città che non esiste, la Città Metropolitana certifica che a Caivano non funziona nemmeno la videosorveglianza dell’ecocentro, lasciando la struttura esposta a ogni tipo di irregolarità. La verità, come sempre, viene a galla e possiede una consistenza ben diversa dalle slide patinate della propaganda. Prima di pretendere di commissariare i servizi sociali degli altri territori per eliminare le voci critiche, questa amministrazione farebbe bene a imparare l’abbecedario della gestione del proprio territorio, ricordando che tra un annuncio virtuale su Facebook e la realtà di un’isola ecologica sanzionata corre la stessa differenza che passa tra un coordinatore di elevata qualifica che non coordina e un amministratore vero.

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CAIVANO. Dai dubbi all’opacità. Anche sul canile spariscono atti. Ancora una volta viene meno la trasparenza.

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CAIVANO – Avevamo sollevato dubbi, avevamo chiesto risposte, avevamo acceso i riflettori su una gara d’appalto che profumava di anomalie fin dalle prime battute (leggi qui). E oggi, carte alla mano, il quadro che si delinea a Palazzo è ancora più desolante di quanto ipotizzato. L’Amministrazione guidata dal sindaco Angelino si conferma, in ogni sua movenza amministrativa, allergica alle regole basilari della trasparenza e dell’evidenza pubblica. Quando c’è da fare chiarezza, il sipario cala, i documenti evaporano e le procedure si ingarbugliano in un labirinto di omissioni che meritano l’attenzione degli organi di controllo e della stessa ANAC.

I fatti emersi dalla durissima diffida firmata dai legali della ditta seconda classificata (Lanna Giuseppina) mettono a nudo un modus operandi grottesco e preoccupante. Parliamo dell’affidamento del servizio di custodia e mantenimento dei cani randagi, una torta da quasi mezzo milione di euro (€ 479.727,96 per l’esattezza). Un appalto europeo gestito con la stessa approssimazione con cui si organizzerebbe una riffa di quartiere.

Il primo colossale pasticcio riguarda l’aggiudicazione stessa, blindata dal Responsabile del VI Settore, l’ingegnere Francesco Dell’Aversano, con la determinazione n. 1015 del 1° luglio 2026. Un atto su cui pende un vizio formale da matita blu: il codice CIG (il passaporto elettronico e obbligatorio di ogni appalto pubblico) inserito nell’oggetto del provvedimento è completamente diverso da quello utilizzato in tutta la documentazione precedente. Un errore? Una svista? O il sintomo di una macchina amministrativa che corre al buio pur di chiudere le partite?

Ma la vera perla di questa gestione opaca risiede nel silenzio tombale che è calato sul provvedimento. La Stazione Unica Appaltante (SUA) di Caserta, chiamata a gestire la legalità dei flussi documentali, ha dichiarato ufficialmente di non aver mai ricevuto il decreto di aggiudicazione da parte del Comune di Caivano. Di conseguenza, l’atto non è mai stato pubblicato sulla piattaforma ufficiale di gara.

Il risultato è un blackout democratico totale: per i concorrenti esclusi è impossibile visionare i verbali, impossibile presentare formale accesso agli atti, impossibile esercitare il sacrosanto diritto di difesa nei termini di legge, mentre l’orologio dell’affidamento continua a correre. A Caivano la trasparenza non è un dovere istituzionale, è un fastidio da aggirare nascondendo le carte nei cassetti.

Cosa c’era da nascondere con tanta fretta? Forse i retroscena che la stessa determina n. 1015 svela nelle sue premesse? Emerge infatti che sul groppone della ditta vincitrice (il Rifugio Agro Aversano) pende una delibera dell’ANAC – la n. 95 dell’11 marzo 2026 – per un servizio “non eseguito a norma di legge nel comune di Roma Capitale”. Il Comune di Caivano, preso dal panico, ha provato per ben tre volte a fare lo scaricabarile con la SUA di Caserta chiedendo se questo “dettaglio” potesse portare all’esclusione. Ricevuta come risposta un secco “la valutazione spetta esclusivamente al RUP del Comune”, il tecnico di Caivano ha deciso, sotto la propria responsabilità, che le contestazioni dell’Autorità Anticorruzione su Roma non erano abbastanza gravi da applicare le cause di esclusione.

Nessuno mette in dubbio le facoltà discrezionali di un dirigente, ma si mette fortemente in dubbio il metodo: se tutto è regolare, se la scelta è legittima, perché sottrarre gli atti alla pubblicazione obbligatoria sulla piattaforma della SUA? Perché negare ai cittadini e ai concorrenti il diritto di leggere come sono stati spesi 480mila euro di soldi pubblici?

L’Amministrazione Angelino continua a collezionare record negativi di comunicazione e legalità formale. Questo non è più il “canile dei dubbi”: questo è il canile delle certezze. La certezza che a Palazzo si preferisca l’ombra alla luce del sole. Ma noi le carte le abbiamo lette, e continueremo a raccontare quello che qualcuno sperava rimanesse sepolto nella nebbia amministrativa di Caivano.

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CAIVANO. La Boys Caivanese vede uno spiraglio grazie al Ministro Abodi. Il Sindaco costretto a prendere appunti.

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CAIVANOPrendete una gloriosa società di calcio con 118 anni di storia, la Boys Caivanese, reduce da un campionato di Eccellenza onorato con investimenti privati che hanno superato i 500.000 euro. Prendete un presidente, Adamo Guarino, e un vicepresidente, Massimiliano Ponticelli, che dopo aver sborsato cifre iperboliche in una città che non li ha mai sostenuti — né economicamente, né tantomeno politicamente — decidono comprensibilmente di dire basta. Il 2 luglio 2026 lanciano l’allarme: senza aiuti concreti, il calcio a Caivano sparisce. E come risponde l’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Antonio Angelino? Con il classico, intramontabile riflesso condizionato del burocrate di provincia: il comunicato di rimbalzo, datato 6 luglio, per lavarsi le mani e spiegare ai cittadini che, “in base alle norme federali FIGC, il titolo appartiene alla società” e che il Comune non può spendere soldi pubblici. Grazie per la lezione di diritto sportivo, ce lo annotiamo.

La verità è che sia il Sindaco sia l’Assessora allo Sport, Orsella Russo, sapevano tutto da mesi. Sapevano che Guarino era stanco di fare il mecenate a fondo perduto in un territorio dove la politica locale è abilissima a fare promesse durante i comizi (memorabili quelle per la candidatura di Guarino alle Regionali, tramutatesi poi nella modica cifra di 170 preferenze raccolte) ma totalmente incapace di valorizzare le eccellenze. L’assessora Orsella Russo, d’altronde, gestisce la delega allo sport per una sorta di “eredità di sangue” e di blasone familiare, visto che il padre è stato uno storico presidente del club. Una concessione degli ignavi locali a un’assessora che, a distanza di ben 26 anni dal cambio della legge, si ostina ancora a chiamare “presidi” i dirigenti scolastici (esattamente come la sua collega all’Ambiente definisce “bidoncini” i mastelli della raccolta differenziata). Il problema non è che non abbia voluto muovere un dito; poverina, pur volendo, mancano proprio le competenze, le capacità e le conoscenze giuste per interloquire con i palazzi che contano.

E infatti, mentre il Palazzo caivanese partoriva la furbata delle ore 16:30 — fissando per oggi pomeriggio un pomposo e tardivo “tavolo istituzionale” aperto a imprenditori e tifosi — la vera partita politica si giocava a 200 chilometri di distanza. Stamattina alle ore 10:00, a Roma, il vicepresidente della squadra Ponticelli varcava la soglia del Ministero dello Sport. Non grazie al Sindaco, ma grazie all’interessamento e all’intercessione diretta del deputato pentastellato caivanese Pasqualino Penza, che è riuscito a strappare un appuntamento decisivo con il Ministro Andrea Abodi.

Lì, dove le competenze albergano davvero, l’incontro ha prodotto fatti, non comunicati stampa. Il Ministro Abodi ha aperto uno spiraglio concreto: si è impegnato a verificare l’ingresso in società, con moneta sonante, di un ente di promozione sportiva nazionale, valutando l’idoneità tra OPES Italia e ASI Nazionale. Il Ministro ha persino telefonato direttamente al presidente Guarino per sondare la sua disponibilità e ha già premurosamente informato il Sindaco Angelino del piano di salvataggio governativo.

Risultato? Oggi pomeriggio alle 16:30, il Sindaco Angelino dovrà accomodarsi a capotavola nella Casa Comunale per fare l’unica cosa che gli riesce perfettamente da quando si è insediato: intestarsi i meriti del lavoro altrui, recepire le decisioni calate dall’alto e dire alla Boys Caivanese di fare ciò che lui ha fatto finora. Cioè nulla. Se la Boys Caivanese si salverà e manterrà il titolo in Eccellenza, i tifosi e i cittadini dovranno ringraziare una sola persona: il deputato Pasqualino Penza.

Noi di Minformo, comunque, non ci accontentiamo delle sfilate pomeridiane. Vi promettiamo che, non appena questa tempesta societaria si sarà conclusa, illustreremo passo dopo passo, carta alla mano, tutto ciò che l’Amministrazione Comunale avrebbe potuto fare per legge e che invece, per manifesta incapacità tecnica, ha finto di non vedere. Calcio d’inizio oggi pomeriggio; i Dilettanti, come sempre, siedono in Giunta.

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CAIVANO. Da EsternoGiorno a InternoFamiglia è un attimo. Come spendere 25mila euro tra cognato, socio e locandine

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CAIVANO – Ci sono storie di provincia che contengono in vitro l’intero DNA della peggiore prima, seconda e terza Repubblica. Storie di amministratori che in campagna elettorale salgono sui palchetti con la bava alla bocca, promettendo “meritocrazia”, “trasparenza”, “rottura con il passato” e “guerra al sistema”. Poi, una volta varcata la soglia del Palazzo, scoprono che il modo migliore per combattere il sistema è applicarlo. Magari in famiglia. Che a tavola, durante il pranzo della domenica, ci si capisce sempre meglio.

Prendete Caivano. Anno del Signore 2026. L’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Angelino decide che i cittadini hanno bisogno di cultura estiva. E dove si vanno a pescare i soldi? Ovvio, dal Cartellone degli Eventi Metropolitani della Città Metropolitana di Napoli: un bel gruzzolo da 25.000 euro per finanziare la kermesse “EsternoGiorno – L’estate insieme a Caivano 2026.

Fino a qui, tutto bene. Lo prevede la Delibera di Giunta n. 131 del 30 aprile 2026. L’atto di nascita della rassegna. Il problema sorge quando bisogna scegliere la mente, il genio, il Direttore Artistico che dovrà gestire il cartellone. L’amministrazione, con la determinazione n. 716 del 18 maggio, pubblica un avviso per un’indagine esplorativa di mercato, finalizzata a un affidamento diretto ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera b) del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023). Ed è qui che la burocrazia caivanese comincia a trasformarsi in una sceneggiatura da commedia all’italiana, genere Parentopoli.

Il Bando Fantasma e l’Omertà sulla Graduatoria

Nell’avviso pubblico ai candidati viene taciuto un dettaglio non proprio trascurabile: l’importo esatto del compenso. Perché stimolare troppa concorrenza fa male alla salute amministrativa. Ma l’anomalia più vistosa, quella che fa saltare sulla sedia qualunque studente al primo anno di Giurisprudenza, è la totale violazione degli obblighi di trasparenza.

Il decreto legislativo 33/2013 (il Testo Unico sulla Trasparenza) e lo stesso Codice dei Contratti impongono la pubblicazione non solo dell’affidamento, ma della graduatoria formale dei partecipanti, con l’indicazione analitica dei punteggi per garantire che il principio di imparzialità dell’azione amministrativa non sia una barzelletta. Invece, sull’Albo Pretorio del Comune, per giorni e giorni cala il silenzio. Nessun atto formale accessibile ai comuni mortali. Nessuna graduatoria pubblica. I cittadini devono sapere solo che l’evento si farà. Chi lo gestisce? Sorpresa.

Anzi, nessuna sorpresa, perché i vincitori sono telepatici. Prima ancora che il Comune pubblichi lo straccio di una determinazione ufficiale, su Facebook compare la pagina ufficiale dell’evento “EsternoGiorno”. E chi si firma, tronfio, come Direttore Artistico? Il maestro Francesco Sigillo. Come fa un privato cittadino a sapere di aver vinto un bando pubblico prima che l’atto venga pubblicato? Misteri della fede. O forse, misteri delle schede SIM.

La Pistola Fumante: Mail, Telefoni e Coincidenze Cosmetriche

Sì, perché nella sezione “informazioni di contatto” della neonata pagina Facebook, i gestori inseriscono una mail e un numero di telefono per ricevere informazioni sui fondi pubblici dell’evento: cammisa.lorenzo85@gmail.com e il numero 333 115 9740. Chi è Lorenzo Cammisa? Un passante? Un esperto di logistica internazionale? No. Lorenzo Cammisa è il cognato del Sindaco Antonio Angelino. Ma è anche lo storico sodale di Francesco Sigillo, l’uomo che ha curato, fianco a fianco con lui, anche la campagna elettorale del Sindaco medesimo.

Il quadro si fa celestiale. Il cognato del Sindaco gestisce i contatti ufficiali di una kermesse da 25.000 euro assegnata – senza graduatoria pubblica – al suo socio in affari. Quando qualcuno fa notare il catastrofico conflitto di interessi, nel Palazzo scatta il panico. Iniziano i grandi lavori di pulizia digitale: in fretta e furia, la mail e il numero del cognato vengono cancellati dalla pagina Facebook. Scomparsi. Sbiatati, direbbero a Napoli. Peccato che gli screenshot abbiano la memoria dura.

Ma la saga dei due compari di comunicazione politica è un romanzo che viene da lontano. Se sfogliamo i programmi delle rassegne regionali e dei festival campani, i nomi di Lorenzo Cammisa e Francesco Sigillo compaiono sempre in coppia, a pochi centimetri di distanza nelle macro-locandine finanziate dalla Regione. Al Napoli Film Festival (quello all’Institut Français), Cammisa era presente come regista in concorso nella sezione SchermoNapoli Corti con il cortometraggio “Pure Love”, mentre Sigillo occupava il fronte produttivo e organizzativo degli eventi musicali e teatrali del festival, curando i focus sulla cultura partenopea e i progetti legati a Maria Nazionale. Nelle rassegne estive come “Estate a Corte”, li trovi a giorni alterni: Cammisa che presenta i suoi film d’autore e partecipa ai dibattiti, e Sigillo che dirige l’orchestra, suona il contrabbasso o fa il manager per le serate dedicate alla canzone napoletana.

Due artisti gemelli, insperabili. Tant’è vero che Cammisa decide di partecipare al bando di Caivano anche in prima persona, come fondatore di un altro ente concorrente, il Pandora Film Center. E qui tocchiamo il sublime: il progetto di Cammisa viene esaminato e teoricamente “scartato” a favore del socio Sigillo, ma – miracolo dell’estate caivanese! – all’interno della stessa kermesse “EsternoGiorno” verrà comunque proiettato e illustrato il film d’autore di Cammisa, intitolato profeticamente “Trentatré”. Vince Sigillo, ma “guadagna” (anche) il cognato. Tutto torna. Tutto resta in famiglia.

Il Record Mondiale di Valutazione

Poi, dal settore, finalmente, saltano fuori le carte segrete. Il Verbale n. 1 del 15 giugno 2026. E qui la commedia diventa farsa contabile. I tre membri della commissione interna (la presidente Anna Damiano, Amedeo Diodato e Giovanni Falco) si insediano alle ore 09:45. Devono controllare i documenti amministrativi di quattro partecipanti, ammetterli tutti, leggere quattro interi progetti artistici, esaminare i relativi curricula, discutere, assegnare decine di voti singoli e compilare le tabelle dei punteggi. Alle ore 10:45 il verbale è chiuso e firmato. Esattamente 60 minuti. Quindici minuti a progetto. Evidentemente i tre commissari non leggono i testi: li intuiscono tramite l’imposizione delle mani. I voti erano talmente pronti che la penna correva da sola.

Il Gioco delle Tre Carte: La Persona Giuridica e lo Schermo Fiscale

Nel Palazzo già si preparano la linea di difesa, pronti a giurare che “va tutto bene, Francesco Sigillo è il Presidente di quell’Associazione, è naturale che sulla locandina si esponga il nome del suo frontman anziché la sigla burocratica”! Ma qui sta il nucleo della farsa, il gioco di prestigio che trasforma la pubblica amministrazione in un teatro di quartiere.

A vincere la selezione pubblica, a firmare il contratto e a incassare i soldi dei contribuenti non è il cittadino Francesco Sigillo: è una persona giuridica, l’Associazione Culturale Circuito Arte. Una distinzione che non è un vuoto cavillo per azzeccagarbugli, ma una prateria di prudenze e convenienze, soprattutto fiscali. E scopriamo anche il prezzo dell’operazione: 2.500 euro più IVA (totale 3.050 euro)

Concorrere e incassare fondi pubblici attraverso lo schermo di un’associazione culturale priva di dipendenti permette di godere di regimi fiscali agevolati, di alleggerire i costi di gestione ed evitare le ben più rigide maglie tributarie, previdenziali e giuslavoristiche che colpirebbero un singolo professionista o una normale ditta individuale. Insomma, per il fisco e per i controlli sul DURC l’ente si fa “persona giuridica”, spettrale e immateriale, ottima per fare da scudo e incassare in tutta sicurezza. Poi, però, quando c’è da prendersi la gloria, i meriti e la ribalta mediatica, lo schermo svanisce: la persona giuridica torna in soffitta e sulla locandina ufficiale compare, splendente, il nome del Presidente.

Siamo al gioco delle tre carte: l’Associazione serve come paravento burocratico per incassare l’assegno del Comune di 3050 euro, il cognato del Sindaco serve come centralinista occulto per gestire i contatti commerciali della pagina Facebook, e il socio del cognato ci mette la faccia e il nome sul cartellone. Il privato che si fa Stato, il pubblico che si fa famiglia. A Caivano l’arte non è solo quella sul palco; la vera opera d’arte è quella firmata all’ufficio contratti.

Il segnale di fumo: quando il Palazzo perde la pazienda

E allora, con questo quadro finalmente completo tra le mani, tutto diventa maledettamente più chiaro. Si spiegano così, d’incanto, i nervi scoperti di una dinastia locale: le bacheche social che fumano, gli attacchi scomposti e velenosi della sorella del Sindaco e quei commenti piccati, intrisi di fiele e finta superiorità, lasciati dal cognato Lorenzo Cammisa sotto i nostri editoriali critici verso l’Amministrazione. Non erano semplici reazioni politiche di liberi cittadini feriti nell’orgoglio; erano i sussulti di chi si è visto scoperchiare la pentola mentre il pranzo di famiglia era ancora sul fuoco. Quando tocchi i fili dell’oro di Caivano, i primi a saltare non sono i fusibili della burocrazia, ma i parenti stretti.

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