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CAIVANO. È asciuto pazzo ‘o Padrone. Angelino manco ‘è sant fa allignà

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CAIVANO – «È asciuto pazzo ’o padrone!… Ma inta sta città manco ’e sante ’e ffacite allignà!» Cantava così un graffiante Edoardo Bennato, nei panni dell’alter ego blues Joe Sarnataro. E non c’è profezia artistica più azzeccata per descrivere il surrealismo magico che si respira in questi giorni nelle stanze del Comune di Caivano. Non c’è tempo di prendersi qualche giorno di relax che l’incommensurata incapacità amministrativa del Sindaco di Caivano mi costringe a mettere nero su bianco e rimettere di nuovo la “Chiesa” al centro del villaggio, mai riferimento fu più azzeccato.

L’Amministrazione guidata da Antonio Angelino, dopo aver dimostrato di non saper domare i calendari e la matematica da scuola elementare, ha deciso di fare il salto di qualità definitivo: scalzare il Vaticano e arrogarsi il diritto di nominare, destituire o rimescolare i Santi Patroni a colpi di penna e burocrazia.

Con il Decreto Sindacale n. 16 del 24 giugno 2026, il nostro Primo Cittadino ha solennemente sancito che il “Patrono principale” della città di Caivano non è più la Madonna di Campiglione, bensì San Pietro Apostolo. Il tutto a ridosso della ricorrenza del 29 giugno. Un vero e proprio colpo di Stato teologico, consumato tra lo stupore dei fedeli e la totale assenza di un qualsiasi confronto con la comunità o con i custodi della memoria storica del Santuario.

Ma qual è la fonte di questa improvvisa illuminazione mistica? Forse un’apparizione? Una bolla pontificia? No, molto più prosaicamente: la richiesta dei sindacati e di un gruppo di dipendenti comunali desiderosi di incassare il legittimo giorno di festa pagato, saltato in occasione delle celebrazioni di Campiglione. E così, la macchina burocratica ha bussato alla Curia di Aversa. Il Cancelliere della Curia, il sac. Michele Manfuso, ha scovato un foglio in cui attesta che, secondo il Proprio Liturgico diocesano, il patrono sarebbe San Pietro. Tanto è bastato ad Angelino per trasformarsi in un “passacarte d’assalto” e firmare un decreto di chiusura uffici, piegando la secolare identità storica di un intero popolo alle sacrosante, ma ben più terrene, esigenze del cartellino e delle ferie dei dipendenti. Un sindaco letteralmente schiavo della sua stessa macchina burocratica, disposto a sacrificare la tradizione pur di ingraziarsi gli uffici. O, sussurra malignamente qualcuno nei corridoi, pur di fare un fulmineo favore alla sagrestia di don Peppino (parroco di San Pietro), le cui stanze — guarda caso — sia nel 2020 che nel 2025 si erano magicamente trasformate nei comitati elettorali più attivi a sostegno della candidatura a sindaco di Angelino.

Lettera della Curia di Aversa

Peccato che, nel mezzo di questo teatrino da parrocchia elettorale, nessuno abbia fatto i conti con la storia vera. Quella scritta sui documenti ingialliti e solenni, non sulle PEC nate da un bisticcio sindacale. I Padri Carmelitani hanno prontamente tirato fuori i vecchi registri: una bolla pontificia datata 8 agosto 1905, vistata dalla Curia di Aversa nel marzo del 1906. Lì c’è scritto, in un latino monumentale che non ammette le interpretazioni distorte della “Nuova Era”: “Beatam Virginem Mariam a Campileone Patronam principalem oppidi Caivano suprema Autoritate Sua declarare et constituere dignatus est”. Traduzione per l’Amministrazione distratta: Papa Pio X, con la sua suprema autorità, ha dichiarato la Madonna di Campiglione Patrona Principale di Caivano.

Bolla papale recepita dalla Curia di Aversa nel 1906

E qui crolla miseramente il castello di carte del dilettantismo laico e clericale. Qualcuno spieghi al Sindaco Angelino — che oggi corre ai ripari sui social sbandierando l’intenzione di andare ad Aversa a “chiarire” — che per il riconoscimento ufficiale, la modifica o la revoca di un patrono principale, la competenza esclusiva non spetta a un funzionario della Curia locale e ancor meno a un decreto sindacale. Spetta unicamente alla Santa Sede, tramite il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che emette un decreto a nome del Papa. Pensare di risolvere la secolare identità di una città basandosi sulla nota di un cancelliere vescovile è l’equivalente istituzionale di chi scambia un’autocertificazione per una riforma costituzionale.

Adesso, l’annuncio trionfale di voler andare ad Aversa a “chiarire” la faccenda è del tutto inutile, o meglio, è utile soltanto alla sua solita, perenne propaganda social. Se proprio ci teneva a chiarire, il Sindaco avrebbe dovuto pensarci prima di emettere il decreto a scatola chiusa, non dopo aver scatenato la sommossa popolare. Ma la cosa più esilarante è che, nel tentativo di metterci una pezza, sta pure sbagliando clamorosamente interlocutore: ad Aversa farà solo una passeggiata fuori porta. Qualcuno gli spieghi che se davvero volesse chiarire, l’unica cosa che gli resta da fare è chiedere un’udienza privata a Papa Leone XIV, dato che solo il Pontefice in persona ha l’autorità suprema di stabilire o modificare il Santo Patrono di una città.

Ma oltre al danno e alla figuraccia di fronte alla cittadinanza in subbuglio, la questione si sposta prepotentemente sul terreno della gestione della cosa pubblica. Soltanto un mese fa, Caivano ha celebrato la Madonna di Campiglione. L’Amministrazione si è fatta in quattro, stanziando e spendendo dalle casse comunali migliaia di euro di soldi pubblici. All’interno di tutte le delibere di spesa e di indirizzo politico, la dicitura inserita per giustificare l’uscita dei fondi era sempre la stessa: “Festa Patronale”.

E allora, Sindaco, la matematica torna a bussare alla sua porta: se oggi ci firma un decreto dicendo che il Patrono è San Pietro, significa che un mese fa abbiamo speso migliaia di euro di fondi pubblici per una festa che, secondo i suoi stessi atti attuali, non era quella patronale? Come spiegherà questo cortocircuito amministrativo e contabile alla Corte dei Conti? Sciatteria? Approssimazione? O semplicemente l’ennesima dimostrazione di chi governa a braccio, firmando carte il mercoledì per tappare i buchi del venerdì?

Se volevate concedere il lunedì di festa ai dipendenti pubblici, bastava una normalissima e trasparente modifica al Regolamento Comunale, senza bisogno di scomodare gli apostoli o di retrocedere la Madonna di Campiglione a ruolo di “protettrice devozionale”. Ma la linearità non si addice a questa Amministrazione. Molto meglio imbastire una tragicommedia che mescola sindacati, canoniche elettorali e decreti vaticani fai-da-te.

D’altronde, a voler essere onesti, tutto questo ce lo dovevamo fraternamente aspettare. Già in occasione della spinosa discussione sulla sua ineleggibilità, il Segretario di Città Metropolitana ci aveva profeticamente avvisati, dipingendo il profilo burocratico del personaggio: Antonio Angelino, nell’ente di Piazza Matteotti, è un coordinatore che non coordina, praticamente un passacarte. E anche stavolta, il nostro uomo non ha smentito la sua vera vocazione: il ruolo di passacarte perfetto ha fatto. Senza porsi domande, senza verificare le fonti e senza minimamente studiare la storia della città che amministra, gli è bastato acriticamente recepire un foglio firmato da un sacerdote della Curia per catapultare Caivano nel caos identitario e contabile.

Nel dubbio, i cittadini restano confusi e la storia calpestata. Consigliamo al Sindaco Angelino, per il prossimo decreto, di puntare direttamente all’Empireo: d’altronde, tra una querela ai giornalisti e un santo spodestato, sostituirsi al Papa è solo il logico passo successivo.

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CAIVANO. La Boys Caivanese vede uno spiraglio grazie al Ministro Abodi. Il Sindaco costretto a prendere appunti.

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CAIVANOPrendete una gloriosa società di calcio con 118 anni di storia, la Boys Caivanese, reduce da un campionato di Eccellenza onorato con investimenti privati che hanno superato i 500.000 euro. Prendete un presidente, Adamo Guarino, e un vicepresidente, Massimiliano Ponticelli, che dopo aver sborsato cifre iperboliche in una città che non li ha mai sostenuti — né economicamente, né tantomeno politicamente — decidono comprensibilmente di dire basta. Il 2 luglio 2026 lanciano l’allarme: senza aiuti concreti, il calcio a Caivano sparisce. E come risponde l’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Antonio Angelino? Con il classico, intramontabile riflesso condizionato del burocrate di provincia: il comunicato di rimbalzo, datato 6 luglio, per lavarsi le mani e spiegare ai cittadini che, “in base alle norme federali FIGC, il titolo appartiene alla società” e che il Comune non può spendere soldi pubblici. Grazie per la lezione di diritto sportivo, ce lo annotiamo.

La verità è che sia il Sindaco sia l’Assessora allo Sport, Orsella Russo, sapevano tutto da mesi. Sapevano che Guarino era stanco di fare il mecenate a fondo perduto in un territorio dove la politica locale è abilissima a fare promesse durante i comizi (memorabili quelle per la candidatura di Guarino alle Regionali, tramutatesi poi nella modica cifra di 170 preferenze raccolte) ma totalmente incapace di valorizzare le eccellenze. L’assessora Orsella Russo, d’altronde, gestisce la delega allo sport per una sorta di “eredità di sangue” e di blasone familiare, visto che il padre è stato uno storico presidente del club. Una concessione degli ignavi locali a un’assessora che, a distanza di ben 26 anni dal cambio della legge, si ostina ancora a chiamare “presidi” i dirigenti scolastici (esattamente come la sua collega all’Ambiente definisce “bidoncini” i mastelli della raccolta differenziata). Il problema non è che non abbia voluto muovere un dito; poverina, pur volendo, mancano proprio le competenze, le capacità e le conoscenze giuste per interloquire con i palazzi che contano.

E infatti, mentre il Palazzo caivanese partoriva la furbata delle ore 16:30 — fissando per oggi pomeriggio un pomposo e tardivo “tavolo istituzionale” aperto a imprenditori e tifosi — la vera partita politica si giocava a 200 chilometri di distanza. Stamattina alle ore 10:00, a Roma, il vicepresidente della squadra Ponticelli varcava la soglia del Ministero dello Sport. Non grazie al Sindaco, ma grazie all’interessamento e all’intercessione diretta del deputato pentastellato caivanese Pasqualino Penza, che è riuscito a strappare un appuntamento decisivo con il Ministro Andrea Abodi.

Lì, dove le competenze albergano davvero, l’incontro ha prodotto fatti, non comunicati stampa. Il Ministro Abodi ha aperto uno spiraglio concreto: si è impegnato a verificare l’ingresso in società, con moneta sonante, di un ente di promozione sportiva nazionale, valutando l’idoneità tra OPES Italia e ASI Nazionale. Il Ministro ha persino telefonato direttamente al presidente Guarino per sondare la sua disponibilità e ha già premurosamente informato il Sindaco Angelino del piano di salvataggio governativo.

Risultato? Oggi pomeriggio alle 16:30, il Sindaco Angelino dovrà accomodarsi a capotavola nella Casa Comunale per fare l’unica cosa che gli riesce perfettamente da quando si è insediato: intestarsi i meriti del lavoro altrui, recepire le decisioni calate dall’alto e dire alla Boys Caivanese di fare ciò che lui ha fatto finora. Cioè nulla. Se la Boys Caivanese si salverà e manterrà il titolo in Eccellenza, i tifosi e i cittadini dovranno ringraziare una sola persona: il deputato Pasqualino Penza.

Noi di Minformo, comunque, non ci accontentiamo delle sfilate pomeridiane. Vi promettiamo che, non appena questa tempesta societaria si sarà conclusa, illustreremo passo dopo passo, carta alla mano, tutto ciò che l’Amministrazione Comunale avrebbe potuto fare per legge e che invece, per manifesta incapacità tecnica, ha finto di non vedere. Calcio d’inizio oggi pomeriggio; i Dilettanti, come sempre, siedono in Giunta.

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CAIVANO. Da EsternoGiorno a InternoFamiglia è un attimo. Come spendere 25mila euro tra cognato, socio e locandine

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CAIVANO – Ci sono storie di provincia che contengono in vitro l’intero DNA della peggiore prima, seconda e terza Repubblica. Storie di amministratori che in campagna elettorale salgono sui palchetti con la bava alla bocca, promettendo “meritocrazia”, “trasparenza”, “rottura con il passato” e “guerra al sistema”. Poi, una volta varcata la soglia del Palazzo, scoprono che il modo migliore per combattere il sistema è applicarlo. Magari in famiglia. Che a tavola, durante il pranzo della domenica, ci si capisce sempre meglio.

Prendete Caivano. Anno del Signore 2026. L’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Angelino decide che i cittadini hanno bisogno di cultura estiva. E dove si vanno a pescare i soldi? Ovvio, dal Cartellone degli Eventi Metropolitani della Città Metropolitana di Napoli: un bel gruzzolo da 25.000 euro per finanziare la kermesse “EsternoGiorno – L’estate insieme a Caivano 2026.

Fino a qui, tutto bene. Lo prevede la Delibera di Giunta n. 131 del 30 aprile 2026. L’atto di nascita della rassegna. Il problema sorge quando bisogna scegliere la mente, il genio, il Direttore Artistico che dovrà gestire il cartellone. L’amministrazione, con la determinazione n. 716 del 18 maggio, pubblica un avviso per un’indagine esplorativa di mercato, finalizzata a un affidamento diretto ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera b) del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023). Ed è qui che la burocrazia caivanese comincia a trasformarsi in una sceneggiatura da commedia all’italiana, genere Parentopoli.

Il Bando Fantasma e l’Omertà sulla Graduatoria

Nell’avviso pubblico ai candidati viene taciuto un dettaglio non proprio trascurabile: l’importo esatto del compenso. Perché stimolare troppa concorrenza fa male alla salute amministrativa. Ma l’anomalia più vistosa, quella che fa saltare sulla sedia qualunque studente al primo anno di Giurisprudenza, è la totale violazione degli obblighi di trasparenza.

Il decreto legislativo 33/2013 (il Testo Unico sulla Trasparenza) e lo stesso Codice dei Contratti impongono la pubblicazione non solo dell’affidamento, ma della graduatoria formale dei partecipanti, con l’indicazione analitica dei punteggi per garantire che il principio di imparzialità dell’azione amministrativa non sia una barzelletta. Invece, sull’Albo Pretorio del Comune, per giorni e giorni cala il silenzio. Nessun atto formale accessibile ai comuni mortali. Nessuna graduatoria pubblica. I cittadini devono sapere solo che l’evento si farà. Chi lo gestisce? Sorpresa.

Anzi, nessuna sorpresa, perché i vincitori sono telepatici. Prima ancora che il Comune pubblichi lo straccio di una determinazione ufficiale, su Facebook compare la pagina ufficiale dell’evento “EsternoGiorno”. E chi si firma, tronfio, come Direttore Artistico? Il maestro Francesco Sigillo. Come fa un privato cittadino a sapere di aver vinto un bando pubblico prima che l’atto venga pubblicato? Misteri della fede. O forse, misteri delle schede SIM.

La Pistola Fumante: Mail, Telefoni e Coincidenze Cosmetriche

Sì, perché nella sezione “informazioni di contatto” della neonata pagina Facebook, i gestori inseriscono una mail e un numero di telefono per ricevere informazioni sui fondi pubblici dell’evento: cammisa.lorenzo85@gmail.com e il numero 333 115 9740. Chi è Lorenzo Cammisa? Un passante? Un esperto di logistica internazionale? No. Lorenzo Cammisa è il cognato del Sindaco Antonio Angelino. Ma è anche lo storico sodale di Francesco Sigillo, l’uomo che ha curato, fianco a fianco con lui, anche la campagna elettorale del Sindaco medesimo.

Il quadro si fa celestiale. Il cognato del Sindaco gestisce i contatti ufficiali di una kermesse da 25.000 euro assegnata – senza graduatoria pubblica – al suo socio in affari. Quando qualcuno fa notare il catastrofico conflitto di interessi, nel Palazzo scatta il panico. Iniziano i grandi lavori di pulizia digitale: in fretta e furia, la mail e il numero del cognato vengono cancellati dalla pagina Facebook. Scomparsi. Sbiatati, direbbero a Napoli. Peccato che gli screenshot abbiano la memoria dura.

Ma la saga dei due compari di comunicazione politica è un romanzo che viene da lontano. Se sfogliamo i programmi delle rassegne regionali e dei festival campani, i nomi di Lorenzo Cammisa e Francesco Sigillo compaiono sempre in coppia, a pochi centimetri di distanza nelle macro-locandine finanziate dalla Regione. Al Napoli Film Festival (quello all’Institut Français), Cammisa era presente come regista in concorso nella sezione SchermoNapoli Corti con il cortometraggio “Pure Love”, mentre Sigillo occupava il fronte produttivo e organizzativo degli eventi musicali e teatrali del festival, curando i focus sulla cultura partenopea e i progetti legati a Maria Nazionale. Nelle rassegne estive come “Estate a Corte”, li trovi a giorni alterni: Cammisa che presenta i suoi film d’autore e partecipa ai dibattiti, e Sigillo che dirige l’orchestra, suona il contrabbasso o fa il manager per le serate dedicate alla canzone napoletana.

Due artisti gemelli, insperabili. Tant’è vero che Cammisa decide di partecipare al bando di Caivano anche in prima persona, come fondatore di un altro ente concorrente, il Pandora Film Center. E qui tocchiamo il sublime: il progetto di Cammisa viene esaminato e teoricamente “scartato” a favore del socio Sigillo, ma – miracolo dell’estate caivanese! – all’interno della stessa kermesse “EsternoGiorno” verrà comunque proiettato e illustrato il film d’autore di Cammisa, intitolato profeticamente “Trentatré”. Vince Sigillo, ma “guadagna” (anche) il cognato. Tutto torna. Tutto resta in famiglia.

Il Record Mondiale di Valutazione

Poi, dal settore, finalmente, saltano fuori le carte segrete. Il Verbale n. 1 del 15 giugno 2026. E qui la commedia diventa farsa contabile. I tre membri della commissione interna (la presidente Anna Damiano, Amedeo Diodato e Giovanni Falco) si insediano alle ore 09:45. Devono controllare i documenti amministrativi di quattro partecipanti, ammetterli tutti, leggere quattro interi progetti artistici, esaminare i relativi curricula, discutere, assegnare decine di voti singoli e compilare le tabelle dei punteggi. Alle ore 10:45 il verbale è chiuso e firmato. Esattamente 60 minuti. Quindici minuti a progetto. Evidentemente i tre commissari non leggono i testi: li intuiscono tramite l’imposizione delle mani. I voti erano talmente pronti che la penna correva da sola.

Il Gioco delle Tre Carte: La Persona Giuridica e lo Schermo Fiscale

Nel Palazzo già si preparano la linea di difesa, pronti a giurare che “va tutto bene, Francesco Sigillo è il Presidente di quell’Associazione, è naturale che sulla locandina si esponga il nome del suo frontman anziché la sigla burocratica”! Ma qui sta il nucleo della farsa, il gioco di prestigio che trasforma la pubblica amministrazione in un teatro di quartiere.

A vincere la selezione pubblica, a firmare il contratto e a incassare i soldi dei contribuenti non è il cittadino Francesco Sigillo: è una persona giuridica, l’Associazione Culturale Circuito Arte. Una distinzione che non è un vuoto cavillo per azzeccagarbugli, ma una prateria di prudenze e convenienze, soprattutto fiscali. E scopriamo anche il prezzo dell’operazione: 2.500 euro più IVA (totale 3.050 euro)

Concorrere e incassare fondi pubblici attraverso lo schermo di un’associazione culturale priva di dipendenti permette di godere di regimi fiscali agevolati, di alleggerire i costi di gestione ed evitare le ben più rigide maglie tributarie, previdenziali e giuslavoristiche che colpirebbero un singolo professionista o una normale ditta individuale. Insomma, per il fisco e per i controlli sul DURC l’ente si fa “persona giuridica”, spettrale e immateriale, ottima per fare da scudo e incassare in tutta sicurezza. Poi, però, quando c’è da prendersi la gloria, i meriti e la ribalta mediatica, lo schermo svanisce: la persona giuridica torna in soffitta e sulla locandina ufficiale compare, splendente, il nome del Presidente.

Siamo al gioco delle tre carte: l’Associazione serve come paravento burocratico per incassare l’assegno del Comune di 3050 euro, il cognato del Sindaco serve come centralinista occulto per gestire i contatti commerciali della pagina Facebook, e il socio del cognato ci mette la faccia e il nome sul cartellone. Il privato che si fa Stato, il pubblico che si fa famiglia. A Caivano l’arte non è solo quella sul palco; la vera opera d’arte è quella firmata all’ufficio contratti.

Il segnale di fumo: quando il Palazzo perde la pazienda

E allora, con questo quadro finalmente completo tra le mani, tutto diventa maledettamente più chiaro. Si spiegano così, d’incanto, i nervi scoperti di una dinastia locale: le bacheche social che fumano, gli attacchi scomposti e velenosi della sorella del Sindaco e quei commenti piccati, intrisi di fiele e finta superiorità, lasciati dal cognato Lorenzo Cammisa sotto i nostri editoriali critici verso l’Amministrazione. Non erano semplici reazioni politiche di liberi cittadini feriti nell’orgoglio; erano i sussulti di chi si è visto scoperchiare la pentola mentre il pranzo di famiglia era ancora sul fuoco. Quando tocchi i fili dell’oro di Caivano, i primi a saltare non sono i fusibili della burocrazia, ma i parenti stretti.

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CAIVANO. L’ipocrisia sulla navetta: il Sindaco ha paura del dissenso e abolisce il Consiglio Comunale

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CAIVANO – C’è un’idea di democrazia decisamente singolare tra le stanze del Palazzo di via don Minzoni. Un’idea che assomiglia drammaticamente a una gestione monocratica, dove l’istituzione non è il luogo del confronto, ma il salotto privato di un sovrano infastidito dai sudditi che osano fare domande.

L’ultimo capolavoro politico-amministrativo della Giunta Angelino ne è la prova provata. Parliamo dell’istituzione del nuovo servizio navetta “sperimentale”. Sia chiaro: collegare le periferie e Pascarola al centro è una necessità sacrosanta. Ma è il metodo che svela la vera natura di questa Amministrazione. Con un gioco di prestigio burocratico degno della migliore tradizione assolutista, la Giunta ha deliberato un “atto di indirizzo programmatico”, blindando la faccenda per via amministrativa con un affidamento diretto sotto soglia gestito dal dirigente.

Per capire come questa Amministrazione gestisca la cosa pubblica, bisogna guardare oltre la propaganda e analizzare la fine ingegneria burocratica utilizzata per blindare le decisioni. Il caso del servizio navetta non è solo una scelta politica discutibile, è una vera e propria lezione di come si possa aggirare il cuore della democrazia cittadina — il Consiglio Comunale — restando, ironicamente, nel pieno rispetto della legge.

Dal punto di vista strettamente legale, le carte sono formalmente impeccabili. La Giunta ha approvato un “atto di indirizzo” e il Comandante della Polizia Locale ha firmato una determina impegnando € 49.098,90 IVA inclusa su un capitolo di bilancio preesistente (“Servizio di Trasporto Urbano”). Trattandosi di una cifra inferiore ai 140.000 euro, il nuovo Codice degli Appalti (art. 50 del D.Lgs. 36/2023) permette l’affidamento diretto senza gare pubbliche. Fin qui, per la burocrazia, tutto scorre liscio come l’olio. La chiave di volta di tutta l’operazione risiede però in una singola, magica parola inserita nell’oggetto della delibera: “sperimentale”.

È stata proprio questa parola a rendere possibile il “miracolo” dell’esecutività immediata senza passare per l’aula. Scrivendo che il servizio ha carattere provvisorio e della durata di soli 12 mesi, la Giunta ha potuto dichiarare l’atto “coerente con il PIAO” e con le risorse già genericamente stanziate a inizio anno nel Bilancio di Previsione. In questo modo, l’organo esecutivo ha certificato che l’atto non creava nuovi debiti o variazioni strutturali, auto-attribuendosi la competenza esclusiva e tagliando fuori l’aula.

Una visione amministrativa seria, concreta e lungimirante vorrebbe che un servizio essenziale come il trasporto pubblico per le periferie e Pascarola venisse istituito e basta, in modo strutturato e definitivo. Ma per fare questo, il Palazzo avrebbe dovuto seguire la via maestra: presentare un piano triennale dei trasporti, variare il bilancio in modo specifico e, soprattutto, accendere il dibattito in Consiglio Comunale. Istituire un servizio definitivo avrebbe costretto il Sindaco Angelino e la sua maggioranza a sedersi in aula, a rispondere alle domande delle opposizioni, a giustificare i costi e a subire il controllo democratico davanti alla città. La parola “sperimentale”, invece, è diventata la perfetta uscita di sicurezza politica: un espediente tecnico per calare la decisione dall’alto a mo’ di monarca, azzerare il confronto e governare Caivano a colpi di stanze chiuse. Tutto legale, sia chiaro. Ma la democrazia è un’altra cosa.

Così, mentre il Sindaco Angelino si concede il consueto bagno di folla sui social, tra selfie commossi e narrazioni strappalacrime sulla “libertà ritrovata” della signora Maria di Pascarola, nessuno nel Palazzo si cura di spiegare alla cittadinanza il dietro le quinte di questo miracolo natalizio fuori stagione. Perché dietro il sorriso della signora Maria non c’è la politica “fatta per la gente”, ma l’ennesima capriola della burocrazia difensiva: un servizio battezzato come “sperimentale” per appena dodici mesi al solo scopo di blindare la pratica nelle stanze della Giunta, evitare il Consiglio Comunale e azzerare il dibattito in aula. Raccontano le storie delle persone per non dover rispondere dei numeri, perché se si fosse passati per la via maestra di un servizio strutturato e definitivo, il “monarca” avrebbe dovuto accettare il confronto con le opposizioni. Altro che “ascoltare i cittadini”: qui si usano i sentimenti per nascondere la paura del dissenso.

Ma d’altronde, la sorpresa finisce dove inizia la memoria storica. Che il modus operandi prediletto da questa Amministrazione sia il rifiuto del confronto in aula a colpi di scorciatoie burocratiche non lo diciamo noi: lo ha ammesso lo stesso Antonio Angelino il 20 maggio scorso, sotto giuramento nell’aula del Tribunale di Napoli Nord. Chiamato a deporre, come teste di difesa degli imputati, nel processo sulle infiltrazioni criminali dell’era Falco, il Sindaco ha dovuto riconoscere davanti a un giudice che al Comune di Caivano si va avanti esattamente come prima: procedure rapide, risposte veloci e affidamenti diretti mascherati sotto il nome più elegante di “accordo quadro”. Quello stesso metodo che Angelino, quando sedeva sui banchi dell’opposizione, indicava come il vizio assoluto e il cuore dell’opacità gestionale di Enzo Falco, oggi è diventato il suo pilastro di governo. La navetta “sperimentale” ne è solo l’ultimo capitolo: ieri si urlava allo scandalo per gli affidamenti diretti, oggi si usano le stanze chiuse della Giunta e i contratti a invito per fare la medesima cosa, sperando che un selfie con la signora Maria basti a far dimenticare ai cittadini una clamorosa inversione di marcia politica e morale.

E qui si entra nel campo minato della fin troppo evidente opportunità politica. Perché se il “trucco” della sperimentazione serve a blindare l’atto in Giunta ed evitare l’aula, il metodo utilizzato per la scelta del contraente spalanca le porte ai peggiori sospetti sulla gestione del consenso locale. Per assegnare il servizio si è scelto infatti di procedere a un blindatissimo affidamento diretto, mascherato dietro l’invito a tavolino di una manciata di ditte selezionate dagli uffici. Un sistema che, pur restando nei binari della legalità formale, permette di confezionare un perfetto e succulento “regalo” di inizio estate al grande elettore di turno, magari proprio a chi ha tirato la volata al Sindaco durante l’ultima campagna elettorale. Quando la trasparenza di una gara pubblica aperta a tutti viene sacrificata sull’altare della fretta e degli inviti mirati, il dubbio che la mobilità sociale serva più a pagare cambiali politiche che a trasportare i cittadini non è solo legittimo, diventa l’unica spiegazione logica.

Questo modus operandi di evitare l’aula per governare in santa pace non è un caso isolato. È lo specchio fedele del nervosismo che il Sindaco Angelino mostra ogni qualvolta si accende il faro del dissenso o della critica politica. Quando l’opinione pubblica o l’opposizione pretendono trasparenza, la reazione non è mai il dialogo argomentato, ma la stizza di chi non è abituato a essere contraddetto. Si governa la città a mo’ di totalitarismo dinastico, dove chi sta al vertice pretende un’approvazione cieca e incondizionata, trattando le legittime prerogative democratiche della minoranza come “polemiche inutili”.

Evitare il confronto consiliare per paura delle critiche non è un segno di efficienza amministrativa, è un segno di profonda debolezza politica. I problemi di Caivano non si risolvono chiudendo le porte dell’aula del Consiglio e agendo da monarchi. La democrazia ha le sue regole e il confronto ne è la linfa vitale. Ma evidentemente, per questa Amministrazione, la democrazia è un lusso troppo grande da concedere ai caivanesi.

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