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Caivano

CAIVANO. Il monarca del web che non assicura i servizi e la lesa maestà che blocca la città

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CAIVANO – C’è un fantasma che si aggira per le stanze del Comune di Caivano, ed è il fantasma del nervosismo. Sei mesi. Sono bastati appena sei mesi di amministrazione per far saltare i nervi a chi, evidentemente, pensava che governare una città significasse ricevere solo applausi sul palcoscenico e mietere “like” di ordinanza sui social. Invece, la realtà ha bussato alla porta. E ha la forma dell’erba alta nel cimitero, dei cumuli di rifiuti immortali in via Scotta, di un cambio di calendario della differenziata che ha confuso i cittadini e ingolfato le isole ecologiche, e di un giornalismo che – ci dispiace per i nostalgici del silenzio – ha ancora il brutto vizio di fare domande e consumare le suole delle scarpe.

La reazione del Primo Cittadino Antonio Angelino di fronte alle critiche? Uno sfogo social fiume, intriso di vittimismo, dove ogni rilievo politico viene derubricato a “odio”, “rabbia” o “attacco personale”. Un atteggiamento che svela una concezione del potere preoccupante: quella secondo cui chi vince le elezioni non diventa un amministratore pro tempore, ma un monarca assoluto esentato dal controllo pubblico.

Il retroscena delle “pressioni” e la sveglia dell’opposizione

Ma c’è un limite a tutto. E quel limite è stato ampiamente superato se, come denuncia politicamente il Partito Democratico in una nota durissima, si è arrivati al punto di registrare “richiami privati” e pressioni dietro le quinte verso quei cittadini colpevoli soltanto di aver messo un “like” a post di critica o di aver espresso un’opinione diversa. Siamo alla follia. Un amministratore che controlla i pollici alzati dei propri amministrati non sta governando: sta censurando. Il consenso si conquista con l’efficienza dei servizi, non monitorando la libertà d’espressione digitale dei caivanesi.

Fortunatamente, la democrazia ha gli anticorpi. E in queste ore si è assistito a un risveglio importante delle forze di opposizione, sia dentro che fuori le mura del Consiglio Comunale. Oltre al richiamo costituzionale del PD sugli articoli 21 e 49, è arrivata la lucida analisi del capogruppo del Movimento 5 Stelle, Giovanni Vitale, che ha messo a nudo il vero problema strutturale di questa amministrazione: l’assenza totale di programmazione. A Caivano non si governa, si rincorrono le emergenze. Si pulisce una strada solo se un giornalista fa un video; si interviene sul cimitero solo se scoppia la polemica. Governare non significa fare i pompieri dopo che l’incendio è divampato per colpa dell’incuria; governare significa fare prevenzione, mettere le telecamere, sanzionare gli incivili e far funzionare l’ordinario senza aspettare i titoli di giornale.

Un ringraziamento (doveroso) a chi difende il dibattito

Da giornalista, e da cittadino che ha fatto del controllo del potere la propria missione (anche quando a governare c’erano sistemi ben più oscuri e pericolosi di questo, e i leoni da tastiera di oggi stavano ben zitti), sento il dovere di ringraziare pubblicamente le forze politiche di minoranza. Grazie per aver restituito ossigeno al dibattito pubblico. Grazie per aver ricordato che fare domande non significa “buttare fango”, ma esercitare la democrazia.

Una democrazia matura si difende accettando il confronto e dando risposte nel merito, non chiedendo meno domande o invocando una “santa pace” che somiglia tanto al deserto del pensiero unico.

Al Sindaco e ai suoi fedelissimi tifosi della domenica consigliamo una lettura rapida dei manuali di diritto costituzionale: le critiche fondate non indeboliscono le istituzioni, le migliorano. Se non reggete il peso delle domande, il problema non è di chi interroga. È di chi non ha le risposte.

Noi, statene certi, continueremo a chiedere conto di ogni singolo centesimo di TARI e di ogni sacchetto abbandonato in periferia. Buona democrazia a tutti. 😉📰

Clicca qui per il post del PDClicca qui per il post di Giovanni Vitale M5S

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Afragola

ACCC19. Welfare lumaca: la ghigliottina dello “spoils system” e la propaganda di Angelino fermano i soldi per 86 disabili gravissimi

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CAIVANO – AFRAGOLA – C’è un’arte in cui l’Amministrazione Angelino non teme rivali, e non è quella del buon governo, della pianificazione strategica o del rispetto dei codici. No, l’arte in cui questa giunta eccelle, raggiungendo vette di cinismo politico difficilmente eguagliabili, è la propaganda fotografica. Il “welfare da clic”, lo storytelling dell’inclusione che viaggia sui canali social a colpi di comunicati stampa infarciti di parolone altisonanti: “coordinamento Unitario”, “cabina di regia istituzionale”, “strategia complessiva di coesione”.

Prendete l’ultimo capolavoro social del Sindaco di Caivano, Antonio Angelino. In posa plastica attorno a un tavolo della sede del Commissariato straordinario di Governo, il primo cittadino celebra in pompa magna il trionfo della “rete sociale territoriale”. Ci sono tutti: assessori regionali, fondazioni nazionali, sigle storiche del terzo settore, asfissianti elenchi di sigle e autorità messi in fila per dimostrare che Caivano è “protagonista del proprio cambiamento attraverso una regia pubblica forte”.

Poi, però, si spengono i riflettori dello smartphone, si posa la fotocamera e si entra negli uffici dell’Azienda Consortile A.C.C.C. (Ambito N19), l’ente strumentale che unisce i Comuni di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano per gestire i servizi sociali. E qui la fiction di Angelino – che dell’Azienda Consortile è nientemeno che il Presidente del Consiglio di Amministrazione – si scontra con una realtà contabile e umana semplicemente agghiacciante.

Mentre il Presidente-Sindaco si fa immortalare al tavolo della “rigenerazione sociale”, 86 famiglie del territorio, precipitate nell’estrema fragilità, sono ancora in attesa del contributo destinato ai disabili gravissimi.

I soldi ci sono, i mandati no: il cortocircuito dell’incapacità

La cosa più grave, in questa palude burocratica, è che non si può nemmeno agitare il logoro spettro della “mancanza di fondi”. No, la Regione Campania i compiti a casa li ha fatti: con un decreto pubblicato lo scorso 2 maggio, Palazzo Santa Lucia ha ripartito e liquidato agli Ambiti Territoriali il 30% delle risorse disponibili. Nelle casse dell’Azienda Consortile presieduta da Angelino sono arrivati 338 mila euro. Soldi liquidi, freschi, vincolati.

E allora come mai, a distanza di mesi, quelle 86 famiglie che affrontano quotidianamente il dramma della disabilità gravissima non hanno visto un solo euro? Che fine hanno fatto quei 338 mila euro? Sono forse rimasti incagliati nei cassetti della burocrazia consiliare a fare la muffa per colpa dell’inefficienza gestionale di chi dovrebbe firmare i mandati di pagamento con la massima urgenza?

Viene da porre una serie di domande dirette al Presidente del CdA, nonché Sindaco, Antonio Angelino:

  • Conosce, signor Sindaco, lo stato attuale delle casse dell’Azienda che presiede? Ha mai verificato i saldi e le giacenze dei capitoli destinati alle fasce deboli?

  • È a conoscenza della lentezza esasperante e ingiustificabile delle transizioni economiche del suo Ente, capace di trasformare un trasferimento regionale immediato in un’attesa infinita per l’utente finale?

  • Conosce, anche solo per interposta persona, le difficoltà quotidiane, materiali e psicologiche, delle famiglie fragili che hanno un disabile gravissimo all’interno del proprio nucleo e che su quei contributi basano l’acquisto di cure, medicinali e assistenza essenziale?

Meno demagogia, più assistenza vera

È troppo comodo blindarsi nelle stanze della Cabina di regia con Save the Children, Fondazione con il Sud e le delegazioni regionali per produrre “metodi di lavoro fondati sulla collaborazione” se poi l’ordinaria amministrazione, quella che incide sulla carne viva della povera gente, è totalmente paralizzata.

Un vero amministratore si misura sull’efficacia dei mandati di pagamento per i disabili, non sul numero di like raccolti sotto una foto istituzionale. La cura e l’assistenza reale non si fanno con i tavoli di concertazione permanente che servono solo a “indirizzare gli interventi” futuri; si fanno liquidando oggi ciò che spetta di diritto ai cittadini oggi.

Caro Sindaco Angelino, spenga i social, rimetta in tasca il telefono e firmi i mandati per quelle 86 famiglie. Meno demagogia da passerella e più fatti. Perché la disabilità gravissima non aspetta i comodi della sua “regia pubblica forte”.

L’ingranaggio inceppato: il prezzo politico dello “spoils system” selvaggio

Naturalmente, per i professionisti della giustificazione, tutto questo sarà derubricato a una “sfortunata coincidenza”. Ma le coincidenze, in politica, hanno quasi sempre un nome, un cognome e una precisa responsabilità amministrativa. Il blocco di quei 338 mila euro coincide, infatti, con il caos istituzionale generato dal cambio al vertice dell’Azienda Consortile e dal contestuale insediamento della nuova amministrazione del Comune capofila di Afragola. Pur di soddisfare la brama di “spoils system” e occupare militarmente le poltrone dei servizi sociali, si è voluto azzerare tutto, inceppando una macchina già fragile.

Prima si è costretto un direttore dimissionario a firmare un interpello interno palesemente illegittimo – escludendo il personale di Afragola in violazione dello Statuto – pur di nominare un “facente funzioni” del facente funzioni. Poi, per assecondare i diktat dei nuovi equilibri politici, si è proceduto alla frettolosa nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino, ignorando i requisiti statutari e, soprattutto, violando le più elementari norme sulla trasparenza: ad oggi, infatti, il decreto di nomina non è mai stato pubblicato sull’Albo Pretorio.

Questo groviglio di forzature burocratiche e procedure fuori legge ha prodotto l’unico risultato prevedibile: la totale paralisi amministrativa. Mentre la nuova dirigenza s’insedia senza atti ufficiali pubblici e il Presidente del CdA si adegua ai giochi di potere delle coalizioni vicine, gli uffici si ingolfano e le transazioni economiche si fermano. L’incapacità gestionale di questa nuova classe politica si misura proprio qui: aver sacrificato l’assistenza vitale di 86 famiglie sull’altare di una spartizione di poltrone tanto efferata quanto amministrativamente analfabeta.

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Caivano

AFRAGOLA. La nuova giunta scopre le carte. Il Sindaco “Giusto” ostaggio del Sistema Casillo

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AFRAGOLA – Ci sono voluti ben cinquantadue giorni di agonia, veti incrociati e mercanteggiamenti da fiera di paese affinché il neo-sindaco di Afragola, Gennaro Giustino, partorisse finalmente la sua neonata Giunta. Cinquantadue giorni per presentare alla città, in una conferenza stampa che ha assunto i contorni del teatro dell’assurdo, quella che lui stesso, con un briciolo di epica e parecchio sprezzo del ridicolo, ha definito una squadra di “supereroi” chiamati a “salvare Afragola dal passato”.

Peccato che, a scorrere i nomi dei supereroi e a guardare i banchi rimasti vuoti già alla prima recita, l’unica cosa che questi signori sembrano pronti a salvare siano le proprie poltrone e le cambiali elettorali da riscuotere. Altro che “salvatori”: siamo al cospetto di una Giunta dimezzata, senza deleghe assegnate, orfana di un vicesindaco e, soprattutto, già clamorosamente commissariata dai vecchi e nuovi potentati della politica locale. Andiamo con ordine nella cronaca di questa farsa estiva.

La sfilata dei “supereroi” (ma senza superpoteri)

Il parterre dei neonominati assessori si presenta come la più classica delle minestre riscaldate, un’accozzaglia di sigle e tessere di partito che nulla ha a che fare con il sapore della novità. C’è Lucia Zanfardino (Afragola al centro); Francesco Zanfardino (in quota PD); Marianna Salierno (M5S); Franco Moxedano (espressione di Più Europa); Ermelinda Clarino (indicata come “tecnico” ma rivendicata dalla consigliera Sepe) e Giovanni Giglio (ex vicesindaco di Tuccillo fedelissimo della lista del sindaco A Viso Aperto).

Sette nomi sulla carta, ma solo sei presenti all’appello della prima conferenza stampa. Sì, perché il settimo nome, quello di Giuseppe Salzano, è stato pronunciato da Giustino quasi con un sussulto, a diretta già avviata, annunciando di averne appena incassato la “disponibilità”. Una toppa frettolosa cucita per coprire un buco imbarazzante. Ma la verità, si sa, ha le gambe corte e ad Afragola corre velocissima.

Il gran rifiuto di Salzano e la prima figuraccia pubblica

Il retroscena di quella sedia vuota è il termometro perfetto del caos che regna nella coalizione. Giuseppe Salzano, infatti, ha rifiutato l’investitura. Ufficialmente per “motivi personali”, ufficiosamente perché l’acqua in cui si accingeva a navigare era troppo torbida persino per un marinaio esperto.

Salzano doveva essere il “contentino”, il ristoro politico offerto a Enzo De Stefano a parziale risarcimento del “maltolto” subito sulla Presidenza del Consiglio. De Stefano, forte di un bottino personale di oltre 1.200 preferenze, sognava lo scranno più alto dell’assise cittadina. Ma il sindaco “Giusto”, colto da un improvviso quanto tardivo sussulto di opportunità politica, ha dovuto sbarrargli la strada: i guai giudiziari del padre di De Stefano avrebbero proiettato ombre troppo cupe sulla neonata amministrazione.

Bocciato De Stefano, la Presidenza del Consiglio è stata blindata da un accordo sottobanco per convergere su Antonio Caiazzo (soluzione che ieri sera vedeva d’accordo 13 consiglieri su 14), respingendo al mittente il nome di Antonio Boemio, calato dall’alto da Rossella Casillo. Ma per indorare la pillola al deluso De Stefano, si era pensato di concedergli l’assessore Salzano con annesso gallone di vicesindaco. Peccato che l’operazione sia saltata in aria quando si è scoperto che Salzano era in realtà un nome sgradito allo stesso De Stefano, in quanto “suggerito” in extremis dalla famiglia Casillo da Casoria. Risultato? De Stefano ha minacciato di disconoscere pubblicamente l’assessore e Salzano ha preferito fare un passo indietro prima ancora di firmare, lasciando Giustino a balbettare giustificazioni davanti ai microfoni.

Dalla lotta ai vecchi sistemi alla nascita del “Sistema Casilliano”

In campagna elettorale Gennaro Giustino urlava ai quattro venti che la sua missione storica sarebbe stata l’abbattimento del vecchio “Sistema Nespoli-Castiello“. Una crociata morale che ha convinto molti, ma che oggi si rivela per ciò che era: un paravento retorico per mascherare una brama di potere che non gli ha permesso di accorgersi del mostro che stava nutrendo in seno. Mentre Giustino festeggiava la vittoria, ad Afragola si insediava infatti un altro sistema, ben più rodato e affamato: il Sistema Casillo e famiglia.

La composizione della Giunta ne è la prova scientifica. Se si esclude il fuggitivo Salzano, l’ombra della scuderia Casillo si allunga pesantemente su ben altri profili. Prendiamo Ermelinda Clarino: dipinta formalmente come espressione della consigliera Maria Carmina Sepe (e del cognato Ugo Liguori), la neoassessora è in realtà legatissima da una storica amicizia personale alla famiglia Casillo di Casoria. E che dire di Franco Moxedano? Storico alleato e amico di Tommaso Casillo fin dai tempi in cui sedevano insieme in Consiglio Regionale sotto la prima presidenza De Luca, quando Tommaso Casillo ricopriva anche il ruolo di vicepresidente del Consiglio regionale.

Il cerchio si chiude sull’Urbanistica, il piatto forte di ogni amministrazione. Tommaso Casillo, la figlia Rossella e l’imprenditore-consigliere Raffaele Mosca – che esprime proprio Franco Moxedano in Giunta condividono noti e rilevanti interessi edilizi e di sviluppo sul territorio afragolese. Non stupirebbe nessuno, dunque, se le future scelte urbanistiche della città dovessero rispondere prima ai diktat del collaudato “asse casoriano” e solo in seconda battuta alle legittime istanze di un costruttore locale pur influente come Ugo Liguori. Giustino, che doveva essere l’abbattitore dei sistemi, si ritrova oggi ad essere il primo, inerme ostaggio del Sistema Casillo. Un sindaco senza leadership reale, incapace di compattare l’opposizione nei suoi anni di minoranza e oggi ridotto a subire l’insistenza e i diktat dei suoi stessi alleati di governo.

I trombati, i sottomessi e il silenzio degli innocenti

In questa fiera delle vanità e degli interessi privati, c’è chi ne esce con le ossa drammaticamente rotte. Il primo è senza dubbio Enzo De Stefano. Usato come un banale portavoti in campagna elettorale, oggi si ritrova a mani vuote. Il passato giudiziario del padre lo rende impresentabile per la Presidenza del Consiglio e il suo assessore di riferimento è svanito nel nulla. Sorge spontanea una domanda: perché affannarsi a raccogliere 1.200 preferenze per poi essere trattati come appestati politici dal proprio sindaco, quando con 200 voti si poteva tranquillamente sonnecchiare sui banchi della maggioranza?

Non va meglio a Raffaele Mosca. Due liste create, un impegno economico e personale mastodontico per rastrellare quasi 4.000 voti con metodi di “convincimento” in stile Mosca, per poi vedersi chiedere persino un passo indietro sul vicesindaco pur di lasciare quella casella vuota per futuri baratti. Una mortificazione politica in piena regola.

E che dire delle bizzarrie della sinistra di facciata? Marianna Salierno viene premiata con un assessorato in quanto espressione delle ultime due liste classificate (M5S e AVS). Un criterio bizzarro, che ha letteralmente saltato la lista di Antonio Lanzano e Aniello Silvestro (Scelta Democratica), che pure aveva raccolto molti più voti. La spiegazione è semplice: Giustino doveva onorare il patto pre-elettorale stretto con Roberto Fico per convincere la Salierno a ritirare la sua candidatura a sindaco in un mini-campo largo, traghettando i voti grillini nel calderone del campo larghissimo di centro-destra civico.

Infine, assistiamo al silenzio tombale del PD locale. Gli stessi esponenti dem che fino a ieri facevano battaglie di fuoco contro i privati che utilizzano gli spazi sportivi pubblici senza versare un centesimo nelle casse comunali, oggi siedono al tavolo con quegli stessi soggetti, diventati improvvisamente alleati di governo. La coerenza, si sa, svanisce quando si distribuiscono le poltrone.

La parabola del sindaco “Giusto”

Gennaro Giustino voleva salvare Afragola dal passato, ma ha finito per consegnarla a un presente fatto di vecchie logiche clientelari e spartizioni geografiche che oltrepassano i confini comunali. Tra “supereroi” fantasma, assessori che scappano prima ancora di cominciare e consiglieri mortificati dopo aver portato migliaia di voti, il “Sistema Giusto” si rivela per quello che è: un valzer di contraddizioni amministrative mai visto prima, dove il sindaco non è il regista, ma un semplice attore non protagonista che recita un copione scritto altrove. Da Casoria, per l’esattezza.

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Caivano

CAIVANO. Partnership al Parco Verde: trent’anni di speculazione spacciati per “rinascita”

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CAIVANO – C’era una volta il “modello Caivano”, quella narrazione di riscatto a favor di telecamera, fatta di fanfare e promesse solenni. Poi, come sempre accade quando si spengono i riflettori della propaganda e si accendono quelli della realtà, si scoprono le carte. E le carte, a Caivano, puzzano di fretta ingiustificata, opacità e speculazione sulla pelle di chi da quarant’anni vive tra cemento e amianto.

Il Consiglio Comunale monotematico di oggi, convocato per discutere della riqualificazione del compendio residenziale Parco Verde, doveva essere il palcoscenico del trionfalismo dell’Amministrazione Angelino. Si è rivelato, invece, un impietoso specchio della sua totale allergia alla trasparenza e del disprezzo per le più elementari regole del confronto democratico.

Al tavolo dei relatori sfilano i calibri pesanti: il Commissario Straordinario Fabio Ciciliano e il Prefetto di Napoli, Michele di Bari. Grande assente, l’assessore regionale alle Politiche abitative Claudia Pecoraro: un’assenza che profuma di strategia politica “campo largo vs. governo di destra”, proprio mentre si discute di derogare ai canoni ERP regionali per favorire un colosso privato.

La recita comincia con il Sindaco Antonio Angelino che illustra l’“imperdibile opportunità” messa a disposizione da CDP Real Asset SGR: una partnership pubblico-privata da ben 116 milioni di euro. Un affare d’oro. Ma per chi?

Le domande (lecite) dell’opposizione e lo “show” del Sindaco

La nebbia del trionfalismo si dirada non appena i consiglieri del Movimento 5 Stelle provano a fare quello per cui sono stati eletti: i controlli. Il consigliere Giovanni Vitale solleva dubbi enormi, pesanti come macigni. Dove sono i dettagli della progettualità? Dov’è lo studio di sostenibilità economico-finanziaria per l’ente? Ma soprattutto: chi garantirà la differenza tra i limiti dei canoni regionali ERP e la rendicontazione pretesa dal partner privato? Sarà forse il Comune a dover ripianare i debiti con le tasse dei caivanesi?

Le risposte del Sindaco Angelino? Zero. In compenso, abbiamo assistito al solito, stucchevole show a cui il primo cittadino ci ha abituati ogni volta che qualcuno osa esercitare il diritto di critica. Nervi tesi, voce alterata, offese personali indirizzate a Vitale. Poi, l’immancabile applicazione del più logoro divide et impera da Prima Repubblica: fare i complimenti pubblici al consigliere Sirletti per “i toni garbati” con cui ha esposto i dubbi, nel puerile tentativo di isolare l’ostico Vitale e spaccare il fronte dei grillini. Roba da dilettanti della comunicazione politica.

La fretta del Prefetto e l’ombra del privato

Ciò che lascia attoniti è la fretta. Il Prefetto Michele di Bari, nel suo intervento, si lancia in accorati moniti all’Amministrazione per accelerare l’iter, ricordando persino al Presidente del Consiglio che i regolamenti prevedono la convocazione d’urgenza.

Ma perché tutta questa fretta? Stiamo parlando di una partnership trentennale. Trent’anni in cui un privato gestirà, lucrerà e aumenterà i canoni d’affitto ai danni di famiglie disastrate, per poi restituire – tra tre decenni – le stesse palazzine, nel frattempo ulteriormente deteriorate, a un Comune che si ritroverà il problema moltiplicato. Non si abbatte il ghetto, non si delocalizza, si mette solo una mano di vernice privata su un dramma pubblico. Un regalo avvelenato per i figli di Caivano. È normale che una decisione del genere venga presa al buio, senza progetti definitivi e sotto pressione prefettizia, dopo che il Sindaco si è già consultato per ben tre volte a Roma, in camera caritatis, con il Sottosegretario Alfredo Mantovano, senza conoscere gli esiti di questi incontri?

La lezione di Tobia Angelino: un venticinquenne “buon padre di famiglia”

A salvare la dignità del Consiglio Comunale e a tutelare il futuro di Caivano non è stato il Sindaco, e nemmeno gli illustri ospiti della cabina di regia. È stato un ragazzo di venticinque anni, il consigliere di maggioranza Tobia Angelino.

Con una maturità politica e una statura morale che mancano a chi siede su poltrone ben più blasonate, Tobia Angelino ha accolto i dubbi dell’opposizione e ha tirato il freno a mano. Ha proposto e ottenuto un emendamento cruciale: l’inserimento nella delibera di un documento di confronto tra le alternative progettuali e la verifica rigorosa della sostenibilità economico-finanziaria.

Un gesto di straordinaria responsabilità. Tobia Angelino ha ricordato a tutti che i consiglieri comunali non sono passacarte della Prefettura o dei ministeri romani, ma gli unici rappresentanti del territorio che portano sulle proprie spalle la responsabilità giuridica, morale e politica di ciò che votano. Di fronte alle pressioni, ha scelto la via del dialogo, invitando maggioranza e opposizione a confrontarsi scientificamente prima di firmare una cambiale in bianco lunga trent’anni.

Ha agito come un sagace “buon padre di famiglia”, pur avendo solo l’età di un figlio. Una lezione di stile e di diritto amministrativo che il Sindaco Angelino e i suoi uffici dovrebbero stampare e appendere in bacheca. Perché la trasparenza non è un optional fastidioso da aggirare con le urgenze, ma l’unico argine rimasto a difesa dei cittadini.

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