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AFRAGOLA. DesTEENazione Poltrona: il “Sistema Giusto” affida 330mila euro al suo Consigliere
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AFRAGOLA – Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia, ma ad Afragola rischia di peggiorare. La parabola del “Sistema Giusto”, sbandierato in campagna elettorale dal sindaco Gennaro Giustino come l’antidoto definitivo alle tossine del ventennale “Sistema Nespoli”, ha impiegato pochissimi giorni per schiantarsi sul muro della realtà. Una realtà fatta di poltrone incrociate, tempismi d’orologeria e un groviglio di conflitti di interessi che persino i vecchi maestri della Prima e Seconda Repubblica avrebbero guardato con un pizzico di pudore. La storia che emerge dalle carte dell’Azienda Consortile A.C.C.C. N19 non è solo una questione di burocrazia corretta in corsa, ma il disvelamento di una vera e propria filiera del potere locale.
La Cronistoria del “Mero Errore”
Per capire la vertigine di questa operazione, è necessario rimettere in fila i fatti secondo una linea temporale millimetrica: 8 Maggio 2026 (Fase Pre-elettorale): Viene firmata la Determinazione n. 287. Un atto formale che esclude la Cooperativa “Raggio di Sole” da quel lotto, lasciando spazio a un consorzio salernitano. In quel momento, le urne sono ancora sigillate. Fine Maggio 2026: Si vota. La coalizione di Gennaro Giustino trionfa. Tra le fila di Più Europa viene eletto in consiglio comunale Raffaele Mosca, figura arcinota in città. 16 Giugno 2026: Il Direttore Generale Umberto Setola è ormai dimissionario, un fantasma nei corridoi dell’Azienda Consortile. Al tavolo tecnico decisivo siede la RUP Anna Giugliano, affiancata dalla funzionaria Silvia Martino. La Martino non ha ancora i galloni da Direttore facente funzioni, ma l’aria che tira è chiara. È in questa seduta che si consuma il “miracolo” amministrativo: la determina di maggio viene dichiarata viziata da un “mero errore” procedurale. 19 Giugno 2026: L’atto dell’8 maggio viene formalmente annullato. Viene apparecchiato il nuovo riparto. E chi compare, d’incanto, tra i soggetti assegnatari del corposo pacchetto per le linee 2.2 e 2.2 bis (i “Patti educativi di comunità – Get Up” e relative spese per beni e servizi da oltre 330.000 euro complessivi)? Esatto, la Cooperativa “Raggio di Sole”.
La Legge che Salva, l’Opportunità che Condanna
Dal punto di vista strettamente legale, i protagonisti si sentono al sicuro. Il Testo Unico degli Enti Locali (Art. 63 del TUEL) teoricamente sancirebbe l’incompatibilità per chi ha le mani in appalti comunali. Ma lo stesso legislatore ha inserito la classica scialuppa di salvataggio: se il servizio è assunto tramite una società cooperativa, il divieto decade. Inoltre, l’Azienda Consortile è un ente terzo rispetto al Comune, un comodo paravento giuridico. Quindi, tutto legale? Probabilmente sì. Ma è qui che crolla il castello dell’etica pubblica. Perché se la legge “salva” il consigliere Mosca dall’incompatibilità formale, l’opportunità politica viene letteralmente calpestata.
Il consigliere Mosca non è un passante: è il dominus della “Raggio di Sole” nonché l’Amministratore Delegato, egli a capo di una filiera di cooperative operanti nel welfare e negli asili nido. Ma il vero capolavoro deve ancora compiersi nei corridoi del municipio. Le indiscrezioni della vigilia parlano chiaro: il neo-consigliere sarebbe in procinto di blindare la nomina di un assessore in quota Più Europa. E quali deleghe dovrebbe ricevere questo assessore? Sport e Politiche Sociali, con tanto di galloni da Vicesindaco.
Il cerchio si chiude in modo perfetto, quasi geometrico: la cooperativa del consigliere riceve fondi per il sociale dall’Azienda Consortile, mentre l’assessore di riferimento dello stesso consigliere siederà in giunta con la delega alle Politiche Sociali e la poltrona di Vicesindaco. Come se non bastasse, per non farsi mancare nulla sulla delega allo Sport, Mosca è anche il Presidente della squadra di calcio locale, l’AC Afragolese 1944. Un conflitto di interessi elevato al cubo.
Benvenuti nel “Sistema Giusto”
Afragola nella sua storia tormentata ha visto molto, forse troppo. Ha vissuto le stagioni del “Nespolismo” egemone, contro cui l’attuale sindaco ha tuonato per mesi dai palchi della campagna elettorale, promettendo mani libere, trasparenza e discontinuità.
Ma il “Sistema Giusto”, a quanto pare, ha tempi di reazione straordinariamente più veloci. Nel giro di pochissimi giorni dall’insediamento, è riuscito a tessere una trama di opportunismo e logiche familistico-imprenditoriali che superano di gran lunga la fantasia dei vecchi apparati. Se il buongiorno si vede dal mattino, la città rischia di rimpiangere la vecchia Dc: lì, almeno, prima di spartirsi le linee di finanziamento, aspettavano che si asciugasse l’inchiostro dei verbali di proclamazione degli eletti. Qui, invece, hanno già fatto i patti. Di comunità, s’intende.
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AFRAGOLA. ACCC19. Le capriole del “Sistema Giusto” e i dilettanti della trasparenza. Sull’Albo Pretorio non esiste il Decreto di nomina del Direttore Silvia Martino
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14 Luglio 2026
AFRAGOLA – C’era una volta la retorica del “cambiamento”, del risanamento morale, della trasparenza sbandierata ai quattro venti contro il vecchio “Sistema”. Ad Afragola, da quando si è insediata l’amministrazione del sindaco Gennaro Giustino, la musica avrebbe dovuto cambiare. E invece, a guardare le acrobazie burocratiche dell’Azienda Consortile dei Servizi Sociali A.C.C.C. (Ambito N19), non solo la musica è rimasta la stessa, ma i musicanti sembrano aver studiato il diritto amministrativo su un sussidiario delle elementari. O, peggio, fingono di non conoscerlo pur di occupare le poltrone che contano.
L’ultimo capolavoro della ditta Giustino & Co. è un bignami di illegittimità, firme abusive e nomine fantasma che meriterebbe l’attenzione di una commissione d’inchiesta, o quantomeno di un buon corso di recupero in diritto pubblico.
L’interpello delle meraviglie: il “facente funzioni” del sostituto provvisorio
Tutto ha inizio il 19 giugno 2026. Sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile compare un avviso di interpello interno per il conferimento dell’incarico di “facente funzioni” di Direttore Generale. A firmarlo è il Direttore uscente, il dottor Umberto Setola. E qui crolla la prima tessera del domino.
Nel fantastico mondo dell’A.C.C.C., un Direttore Generale – per giunta dimissionario dal mese precedente e in sella solo grazie a un’estensione tecnica del mandato fino al 1° luglio – si sveglia la mattina e “dispone” le regole per la scelta del suo successore. Peccato che lo Statuto dell’Azienda, all’articolo 33, stabilisca con granitica chiarezza che la nomina del Direttore spetta esclusivamente al Presidente del Consiglio di Amministrazione. Setola, in pieno regime di prorogatio (durante il quale per legge si possono firmare solo atti urgenti e indifferibili di ordinaria amministrazione), non aveva alcuna competenza statutaria per avviare procedure di reclutamento di macro-organizzazione.
Ma il capolavoro logico è un altro. Setola, che già governava l’azienda ad interim, bandisce un interpello per trovare un “facente funzioni”. Nel diritto amministrativo siamo alle comiche: la sub-delega a catena, il “facente funzioni del facente funzioni”. Una mostruosità giuridica creata al solo scopo di blindare l’ufficio escludendo, peraltro, con requisiti cuciti su misura, il personale del Comune Capofila di Afragola, in palese violazione dell’articolo 36 dello Statuto che ne imponeva la valorizzazione prioritaria per garantire la continuità gestionale.
Il sacrificio di Umberto Setola: da “uomo del Sistema” a capro espiatorio
In questa tragicommedia, Umberto Setola veste i panni della vittima perfetta. Per anni, la stessa area politica che oggi fa capo a Gennaro Giustino lo ha dipinto come l’incarnazione del “Sistema Nespoli”, il braccio operativo della vecchia guardia che per decenni ha governato Afragola. Eppure, nel momento del bisogno, il “Sistema Giusto” non ha esitato a usarlo come scudo. Setola è stato costretto a firmare un atto illegittimo e spericolato il 19 giugno, coprendo con la propria firma le pretese della nuova politica, per poi essere accompagnato alla porta il 1° luglio. Liquidato e sacrificato sull’altare delle nuove spartizioni.
Il Presidente “ignaro” e la nomina fantasma
Entra a questo punto in scena Antonio Angelino, fresco di nomina a Presidente del CdA dell’Azienda Consortile, avvenuta il 26 giugno 2026. Passano appena cinque giorni e, il 1° luglio, viene formalizzata la nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino.
Ora, ci si aspetterebbe che un Presidente del CdA eserciti i propri poteri con autonomia e rigore. E invece Angelino, dimostrando una preoccupante inadeguatezza amministrativa, si presta docilmente a fare da passacarte. Ratifica la nomina di Silvia Martino, figlia diretta di quell’interpello illegittimo nato prima ancora del suo insediamento e concepito da un direttore dimissionario. Angelino, ignaro (o finto ignaro) del groviglio di norme infrante che pendeva su quella procedura, ha eseguito senza fiatare i diktat del “collega” Gennaro Giustino, Sindaco del Comune Capofila.
Ma non è finita. C’è un dettaglio che trasforma la farsa in giallo. Ad oggi, del decreto di nomina di Silvia Martino non v’è traccia sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile. L’articolo 15-bis dello Statuto impone la pubblicazione immediata di tutti gli atti, così come lo impone la legge sulla trasparenza (D.Lgs. 33/2013) per il conferimento degli incarichi dirigenziali. Una nomina non pubblicata è una nomina inefficace. Chi sta firmando gli atti dell’Ambito N19 in queste ore? Con quale autorità?
Il “Sistema Giusto” e le capriole del potere
Gennaro Giustino aveva promesso di spazzare via il vecchio regime. Aveva garantito che con lui Afragola avrebbe conosciuto il rigore e la meritocrazia. La realtà ci restituisce un quadro ben diverso: il “Sistema Giusto” si sta rivelando persino più efferato, spregiudicato e pasticcione di quello che l’ha preceduto.
Le capriole amministrative a cui stiamo assistendo per occupare le poltrone dei servizi sociali – il settore più delicato, che gestisce i bisogni degli ultimi di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano – superano ogni immaginazione. Pur di imporre i propri nomi, la nuova amministrazione calpesta statuti, ignora i doveri di trasparenza, costringe dirigenti dimissionari a firmare atti oltre i propri limiti di potere e usa neofiti della politica come paravento. Se questo è il “Nuovo Corso”, ridateci il vecchio. Almeno loro, prima di fare nomine, si disturbavano a leggerle le regole.
Afragola
Afragola, la Polizia Locale sequestra uno studio di medicina estetica: tre persone denunciate
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14 Luglio 2026Da
Redazione
La Polizia Locale della Città di Afragola diretta dal Dirigente Comandante Colonnello Antonio Piricelli ha intensificato le attività di controllo in materia sanitaria.
Questa mattina, gli Agenti, diretti personalmente dal Comandante Piricelli, hanno prima preso appuntamento presso un centro medico abusivo ubicato in Piazza Castello, e poi si sono presentati per ricevere una consulenza e dare inizio ad alcuni trattamenti estetici invasivi a base di medicinali e tramite uso di siringe. Durante le fasi della visita quando l’operatore stava per procedere alla iniezione sul viso tramite una siringa, gli Agenti si sono qualificati. E’ stata ispezionata tutta la struttura di circa 150 mq munita di numerosi macchinari e strumentazioni necessarie per gli interventi medicina estetica, siringe, creme varie per il viso, acido iafuronico, filler, vitamine e biorivitallizzanti. Sono state identificate alcune clienti presenti all’interno dello studio. Dagli accertamenti è emerso che lo studio era in attività in dispregio alle normative sanitarie di riferimento regionali e nazionali. I signori presenti all’interno dello studio sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per esercizio abusivo della professione e la struttura è stata sottoposta a sequestro di Polizia Giudiziaria. Sequestrato il cellulare usato per gli appuntamenti.
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AFRAGOLA. Lo scrutinio del sospetto. Presentato ricorso alla Commissione Elettorale su ipotetici brogli
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9 Luglio 2026
AFRAGOLA – Se si dovesse descrivere l’attuale quadro politico di Afragola, probabilmente si userebbe una delle definizioni più conosciute: un melodramma comico-balneare, dove il “nuovo che avanza” assomiglia spaventosamente al vecchio che non se n’è mai andato.
A quarantacinque giorni dal voto del 24 e 25 maggio, la città del cambiamento promesso offre uno spettacolo desolante. Non c’è una Giunta, non c’è un traguardo chiaro, e – dettaglio non trascurabile in una democrazia degna di questo nome – non c’è ancora l’assoluta certezza su chi abbia effettivamente il diritto di sedere su quegli scranni comunali. La proclamazione degli eletti è un parto plurigemellare e doloroso, che si trascina tra veleni, riconteggi e, da oggi, persino carte bollate. Ma andiamo con ordine, seguendo la gloriosa tradizione del teatro dell’assurdo afragolese.
L’alibi perfetto e il blitz notturno (con applauso)
Per settimane, il sindaco Gennaro Giustino ha usato la lungaggine burocratica dell’Ufficio Elettorale come il perfetto alibi per nascondere la verità: la sua maggioranza è già ostaggio dei veti incrociati e della fame di poltrone. Dietro il paravento dell’attesa istituzionale, si consumava la spietata guerra per la Presidenza del Consiglio.
Le indiscrezioni raccolte in esclusiva da Minformo tratteggiano una sceneggiatura da prima Repubblica. Pochi giorni fa, si tiene una riunione di maggioranza. L’atmosfera è tesa, ma a un certo punto si consuma il miracolo: c’è la fumata bianca. Viene battezzato Vincenzo De Stefano come futuro Presidente del Consiglio. Scatta il rito collettivo: applausi scroscianti, pacche sulle spalle, sorrisi a trentadue denti e i classici “in bocca al lupo” di circostanza. Tutti amici, tutti uniti nel nome del “Sistema Giusto”.
La commedia, però, diventa dramma a tarda sera. De Stefano è a casa, probabilmente sta già ripassando il regolamento comunale, quando squilla il telefono. Dall’altro capo del filo c’è il Sindaco in persona. La voce è felpata, il messaggio è un siluro: “Caro Vincenzo, contrordine. Per opportunità politica non puoi fare il Presidente”. Il riferimento, sussurrato nei corridoi di Palazzo, è al passato giudiziario del padre del consigliere. Un fulmine a ciel sereno. Un dietrofront che spinge il neoeletto all’ormai celebre sfogo notturno su WhatsApp: la foto di una maschera bianca con la scritta “La maschera giusta!” e, come colonna sonora, Geolier che canta “A me non me ne fotte proprio, giuro”. Peccato che, a giudicare dalla velocità con cui lo stato è stato rimosso, al consigliere fregasse eccome.
Ombre sulle urne: Il ricorso di Iazzetta
Se la faida interna per le poltrone non bastasse a qualificare il livello del “cambiamento”, a gettare un carico da undici sulla legittimità stessa dell’amministrazione arriva un documento ufficiale che Minformo descrive in anteprima.
Raffaele Iazzetta, candidato non eletto nella lista “Mastella Noi di Centro”, ha rotto gli indugi. Difeso dall’avvocato Raffaele Daniele, ha depositato un formale ed energico Accesso agli Atti indirizzato all’Ufficio Elettorale Centrale e al Segretario Generale del Comune. Il motivo? La sua lista è rimasta fuori dal secondo seggio per uno “scarto di voti estremamente contenuto”.
Iazzetta non chiede una semplice verifica di cortesia. Chiede, con la “MASSIMA URGENZA” imposta dai tempi stretti per impugnare i risultati davanti al TAR, di mettere le mani su tutto il materiale sensibile delle sezioni elettorali: verbali, tabelle di scrutinio, voti di preferenza, prospetti riepilogativi dei Presidenti di seggio, annotazioni, rettifiche e deliberazioni dell’Ufficio Centrale. Traduzione dal politichese: il candidato vuole vederci chiaro perché il sospetto che qualcosa non sia andato per il verso giusto, in quelle stanze dove si contavano le schede, è forte. Si profilano all’orizzonte ombre serie di ricorsi giurisdizionali.
Una partenza sotto una cattiva stella
Sia ben chiaro: fino a prova contraria, tutto è lecito. Non siamo qui a profetizzare brogli prima che i giudici o le carte dicano il contrario. Ma il dato politico e morale è tratto. Questa amministrazione non nasce sotto una buona stella.
Gennaro Giustino ha impostato l’intera epopea della sua campagna elettorale sulla demolizione del “Sistema Nespoli”, promettendo trasparenza cristallina e una macchina amministrativa che sarebbe partita come un Frecciarossa. Oggi, a un mese e mezzo dal voto, il Frecciarossa è fermo in stazione per un guasto ai binari della trasparenza. Abbiamo un sindaco che ritarda la Giunta usando i tempi dei verbali come scudo, una maggioranza che si accoltella di notte dopo essersi applaudita di giorno, e candidati esclusi che chiedono l’intervento degli avvocati per controllare se i voti siano stati trascritti legalmente.
Se è tutto regolare, come l’amministrazione si affretterà a dire, ben venga la chiarezza. Anzi, la pretendiamo. Afragola ha bisogno di sapere che chi siede in Consiglio Comunale ci sta perché lo hanno voluto i cittadini, e non per un errore di trascrizione. Solo con la verità l’amministrazione potrà tentare di partire. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, l’unica cosa che sembra partire, per ora, è la vecchia giostra delle ambizioni personali. Con buona pace dei cittadini illusi dal “Sistema Giusto”.


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