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AFRAGOLA. La maschera ‘Giusta’, la poltrona disattesa e lo psicodramma social di De Stefano

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AFRAGOLA – Afragola, poche settimane dopo il voto, assomiglia sempre di più a un teatro goldoniano, dove dietro i sorrisi da campagna elettorale si nascondono i coltelli della spartizione poltronesca. Il “Sistema Giusto” promesso dal sindaco Gennaro Giustino sta già facendo i conti con la più classica delle chimiche politiche: la gestione delle poltrone e i mal di pancia dei primi esclusi. Il palcoscenico più caldo delle ultime ore è quello che porta allo scranno di Presidente del Consiglio Comunale. Una poltrona pesante, ambita, e soprattutto promessa. A chi? Qui casca l’asino, o meglio, crollano i patti.

Il “Giallo” di mezzanotte e i messaggi in codice su WhatsApp

A far saltare il tappo del silenzio istituzionale ci hanno pensato i social, termometro ormai infallibile delle nevrosi politiche locali. Nella notte, il neo-consigliere comunale Enzo De Stefano ha pubblicato sul suo stato WhatsApp l’immagine di una maschera bianca con una scritta che è tutto un programma: “La maschera giusta!”. Un gioco di parole fin troppo scoperto, un siluro all’indirizzo del sindaco Giustino, rimosso precipitosamente poche ore dopo.

A rendere il quadro ancora più grottesco e intinto di realismo tragicomico ci ha pensato la colonna sonora scelta da De Stefano per accompagnare la sua storia: El Pibe de Oro di Geolier. E se il ritornello scandisce con orgoglio “A me nn’me ne fotte proprio, ggiuro”, la fretta con cui il consigliere ha rimosso lo stato dal proprio profilo sembrerebbe dimostrare l’esatto contrario. Altro che non fregarsene: la poltrona negata brucia eccome. Il neoeletto demolisce così l’epica del testo della canzone; tra “femmene che se spogliano e se vesteno subito”, ad Afragola l’unica cosa a essere rimasta tragicamente nuda, nel giro di una notte, è la fragilità degli accordi di una maggioranza che, anziché puntare a “addiventà leggenda”, si sta già impantanando nella più banale e prevedibile commedia delle poltrone.

A chiarire i contorni della rabbia, però, ci ha pensato un fedelissimo dello stesso De Stefano, Salvatore Grieco, che su Facebook ha vomitato un post al vetriolo senza filtri: “Ridicoli incoscienti persone senza coerenza lecca culo… avete una certa età e vi fate comandare ancora come dei bambini… non avete mai mantenuto na parola… si vendono l’anima pur di fare i belli”. Cosa ha scatenato questo psicodramma notturno a colpi di screenshot?

Stato del Consigliere De Stefano

Post del fedelissimo di De Stefano

L’indiscrezione: il tradimento dei patti e la carta Caiazzo

Secondo insistenti indiscrezioni che filtrano dai palazzi della politica afragolese, il sindaco Giustino avrebbe deciso di non assecondare le richieste della dominus di “A Testa Alta”, Rossella Casillo, che pretendeva la presidenza del Consiglio proprio per Enzo De Stefano. Il motivo? Non darle troppo peso politico e sentirsi scavalcato nelle gerarchie. Per questo il primo cittadino starebbe pensando di onorare altri accordi pre-elettorali, quelli che vedrebbero in pole position Antonio Caiazzo per quella stessa poltrona. Una mossa che, se confermata, rappresenterebbe una mortificazione politica inaccettabile per l’area casilliana, che si sente già scaricata a pochi giorni dal trionfo elettorale. Da qui la reazione rabbiosa, i post notturni e i veti incrociati che rischiano di paralizzare la maggioranza prima ancora di cominciare.

La via d’uscita: Camillo Manna come nome di “superamento”

Consapevole che lo scontro frontale tra Caiazzo e De Stefano rischierebbe di spaccare l’aula alla prima votazione, nelle ultime ore il sindaco Giustino parrebbe intenzionato a tentare la più democristiana delle manovre: il nome di superamento. Il profilo su cui il primo cittadino starebbe lavorando per rimettere insieme i cocci della sua maggioranza risponde al nome di Camillo Manna, veterano del Partito Democratico. L’idea è tanto semplice quanto strategica: Manna impersona perfettamente la figura istituzionale, super partes e d’esperienza che serve a guidare l’assise. Sulla sua caratura e sulla sua figura nessuno, né in maggioranza né all’opposizione, avrebbe da ridire. Resta da capire se i delusi dell’ultima ora accetteranno il “passo di lato” in nome della stabilità o se la maschera del “Sistema Giusto” si è già rotta definitivamente sotto il peso delle cambiali elettorali da pagare. Una cosa è certa: ad Afragola la commedia è appena iniziata, ma qualcuno ha già perso la pazienza.

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AFRAGOLA. Autogol del re del consenso. Il post di Botta fatto a viso aperto e con le bende agli occhi

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AFRAGOLA – Nel meraviglioso e tragicomico teatro politico di Afragola, mancava solo il capitolo del martirio dei “primi dei votati”. A offrirci l’ultima esilarante pagina di questo melodramma estivo è il consigliere Raffaele Botta, storico e granitico fedelissimo del sindaco Gennaro Giustino. Con un post social che oscilla pericolosamente tra il vittimismo eroico e l’arrogante contabilità delle preferenze, Botta ha deciso di lanciare il suo personale “grido di dolore” (#AVisoAperto, ma forse a occhi chiusi). Il senso del suo accorato appello? “Io, che sono un gigante del consenso, ho fatto mille passi indietro per far partire questa Amministrazione, ora fateli pure voi altri” (sottinteso: voi che avete meno voti, meno esperienza e, evidentemente, meno dignità). Un discorso che nelle intenzioni vorrebbe apparire nobile e intriso di “amore per la città”, ma che nella realtà dei fatti suona come l’ammissione definitiva del fallimento di una leadership: quella del sindaco Gennaro Giustino.

Il paradosso di Botta: l’unico fedele in un deserto di alleati-gregari

Botta si fa scudo dei suoi consensi per giustificare una capitolazione politica che chiama “generosità”. Ma la verità che emerge dietro le sue parole è ben altra. Il consigliere è, di fatto, l’ultimo dei mohicani, l’unico vero alleato a riconoscere a Giustino un’autorevolezza che nessun altro nella coalizione di maggioranza gli attribuisce. Perché per tutti gli altri – la variopinta carovana di liste, listine e protettori politici venuti persino da Casoria – Gennaro Giustino non è mai stato il “leader ideale”, la sintesi perfetta di un progetto comune. È stato, molto più banalmente, l’unico nome spendibile e percorribile al momento delle elezioni, un taxi elettorale su cui salire per espugnare il municipio.

Oggi che il taxi è arrivato a destinazione e le promesse della campagna elettorale sono evaporate tra poltrone negate e veti incrociati, pretendere che i consiglieri facciano “un passo indietro” in nome di una fiducia mai esistita è semplicemente grottesco. Quando la fascia tricolore tradisce i patti, chiedere sacrifici non significa fare il bene di Afragola: significa pretendere che i consiglieri umilino la propria dignità al cospetto del proprio elettorato per salvare la faccia a un sindaco incapace di governare le sue stesse truppe.

La tattica dei pozzi avvelenati: se la maggioranza affonda, parliamo dell’opposizione

Non potendo nascondere le macerie di una maggioranza che litiga su tutto – persino sul Presidente del Consiglio, con il caso De Stefano che ancora scotta e la figuraccia planetaria del “gran rifiuto” di Giuseppe Salzano annunciato in diretta – il consigliere Botta decide di applicare la più vecchia e logora delle tattiche politiche: la distrazione di massa. E così, ecco che il mirino si sposta sull’opposizione. Botta si lancia in un attacco tanto accorato quanto stucchevole contro la leader della minoranza, rea di “non essere di Afragola” e di guidare un centrodestra diviso. Sfido qualsiasi afragolese a conoscere i problemi del territorio e la macchina burocratica meglio della leader dell’opposizione – la differnza con i neonati assessori forestieri sta tutta qui – . Un tentativo puerile di alimentare pettegolezzi da comare, orchestrato da quei professionisti dell’avvelenamento dei pozzi che gravitano da sempre attorno al cerchio magico di Giustino.

Ma il consigliere Botta dimentica un dettaglio fondamentale, visibile a chiunque non sia accecato dalla propaganda di palazzo: alla gente che vive tra le buche di Afragola e i servizi sociali paralizzati dall’inefficienza non importa assolutamente nulla dei posizionamenti o della compattezza di chi deve controllare. L’opposizione deve fare l’opposizione, e lo fa in autonomia. Ciò che interessa ai cittadini è la tenuta, l’onestà e la decenza di chi governa. Invece di preoccuparsi del giardino altrui e di inciuci abilmente distillati nel tessuto sociale da terze figure che anelano a essere annoverati nell’olimpo dei miglior camerlenghi della storia, Botta farebbe bene a guardare i disastri in casa propria.

La “fortuna” della maggioranza e la sfortuna dei cittadini

C’è un passaggio, nel post di Botta, che rasenta il sublime: “Abbiamo la ‘fortuna’ che l’opposizione sia divisa e non riesca nemmeno ad incidere di fronte a qualche leggerezza che pure la maggioranza ha commesso”. Ecco svelato il vero programma politico del “Sistema Giustino”: sperare nell’incapacità altrui per coprire le proprie “leziosità” (che poi le “tenui leggerezze” sarebbero atti illegittimi, nomine fantasma non pubblicate e Giunte paralizzate). Se la sopravvivenza di un’amministrazione si affida alla “fortuna” di avere avversari distratti, allora Afragola non ha un governo, ha un biglietto della lotteria. Caro consigliere Botta, la sua parte l’ha fatta: si è immolato sull’altare di un sindaco senza autorevolezza. Ora eviti di chiedere agli altri di fare lo stesso salto nel vuoto. Afragola non ha bisogno di eroi del “passo indietro”, ma di amministratori capaci di fare un passo avanti. E di farlo, possibilmente, senza calpestare la dignità dei cittadini e le regole del buon governo.

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ACCC19. Welfare lumaca: la ghigliottina dello “spoils system” e la propaganda di Angelino fermano i soldi per 86 disabili gravissimi

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CAIVANO – AFRAGOLA – C’è un’arte in cui l’Amministrazione Angelino non teme rivali, e non è quella del buon governo, della pianificazione strategica o del rispetto dei codici. No, l’arte in cui questa giunta eccelle, raggiungendo vette di cinismo politico difficilmente eguagliabili, è la propaganda fotografica. Il “welfare da clic”, lo storytelling dell’inclusione che viaggia sui canali social a colpi di comunicati stampa infarciti di parolone altisonanti: “coordinamento Unitario”, “cabina di regia istituzionale”, “strategia complessiva di coesione”.

Prendete l’ultimo capolavoro social del Sindaco di Caivano, Antonio Angelino. In posa plastica attorno a un tavolo della sede del Commissariato straordinario di Governo, il primo cittadino celebra in pompa magna il trionfo della “rete sociale territoriale”. Ci sono tutti: assessori regionali, fondazioni nazionali, sigle storiche del terzo settore, asfissianti elenchi di sigle e autorità messi in fila per dimostrare che Caivano è “protagonista del proprio cambiamento attraverso una regia pubblica forte”.

Poi, però, si spengono i riflettori dello smartphone, si posa la fotocamera e si entra negli uffici dell’Azienda Consortile A.C.C.C. (Ambito N19), l’ente strumentale che unisce i Comuni di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano per gestire i servizi sociali. E qui la fiction di Angelino – che dell’Azienda Consortile è nientemeno che il Presidente del Consiglio di Amministrazione – si scontra con una realtà contabile e umana semplicemente agghiacciante.

Mentre il Presidente-Sindaco si fa immortalare al tavolo della “rigenerazione sociale”, 86 famiglie del territorio, precipitate nell’estrema fragilità, sono ancora in attesa del contributo destinato ai disabili gravissimi.

I soldi ci sono, i mandati no: il cortocircuito dell’incapacità

La cosa più grave, in questa palude burocratica, è che non si può nemmeno agitare il logoro spettro della “mancanza di fondi”. No, la Regione Campania i compiti a casa li ha fatti: con un decreto pubblicato lo scorso 2 maggio, Palazzo Santa Lucia ha ripartito e liquidato agli Ambiti Territoriali il 30% delle risorse disponibili. Nelle casse dell’Azienda Consortile presieduta da Angelino sono arrivati 338 mila euro. Soldi liquidi, freschi, vincolati.

E allora come mai, a distanza di mesi, quelle 86 famiglie che affrontano quotidianamente il dramma della disabilità gravissima non hanno visto un solo euro? Che fine hanno fatto quei 338 mila euro? Sono forse rimasti incagliati nei cassetti della burocrazia consiliare a fare la muffa per colpa dell’inefficienza gestionale di chi dovrebbe firmare i mandati di pagamento con la massima urgenza?

Viene da porre una serie di domande dirette al Presidente del CdA, nonché Sindaco, Antonio Angelino:

  • Conosce, signor Sindaco, lo stato attuale delle casse dell’Azienda che presiede? Ha mai verificato i saldi e le giacenze dei capitoli destinati alle fasce deboli?

  • È a conoscenza della lentezza esasperante e ingiustificabile delle transizioni economiche del suo Ente, capace di trasformare un trasferimento regionale immediato in un’attesa infinita per l’utente finale?

  • Conosce, anche solo per interposta persona, le difficoltà quotidiane, materiali e psicologiche, delle famiglie fragili che hanno un disabile gravissimo all’interno del proprio nucleo e che su quei contributi basano l’acquisto di cure, medicinali e assistenza essenziale?

Meno demagogia, più assistenza vera

È troppo comodo blindarsi nelle stanze della Cabina di regia con Save the Children, Fondazione con il Sud e le delegazioni regionali per produrre “metodi di lavoro fondati sulla collaborazione” se poi l’ordinaria amministrazione, quella che incide sulla carne viva della povera gente, è totalmente paralizzata.

Un vero amministratore si misura sull’efficacia dei mandati di pagamento per i disabili, non sul numero di like raccolti sotto una foto istituzionale. La cura e l’assistenza reale non si fanno con i tavoli di concertazione permanente che servono solo a “indirizzare gli interventi” futuri; si fanno liquidando oggi ciò che spetta di diritto ai cittadini oggi.

Caro Sindaco Angelino, spenga i social, rimetta in tasca il telefono e firmi i mandati per quelle 86 famiglie. Meno demagogia da passerella e più fatti. Perché la disabilità gravissima non aspetta i comodi della sua “regia pubblica forte”.

L’ingranaggio inceppato: il prezzo politico dello “spoils system” selvaggio

Naturalmente, per i professionisti della giustificazione, tutto questo sarà derubricato a una “sfortunata coincidenza”. Ma le coincidenze, in politica, hanno quasi sempre un nome, un cognome e una precisa responsabilità amministrativa. Il blocco di quei 338 mila euro coincide, infatti, con il caos istituzionale generato dal cambio al vertice dell’Azienda Consortile e dal contestuale insediamento della nuova amministrazione del Comune capofila di Afragola. Pur di soddisfare la brama di “spoils system” e occupare militarmente le poltrone dei servizi sociali, si è voluto azzerare tutto, inceppando una macchina già fragile.

Prima si è costretto un direttore dimissionario a firmare un interpello interno palesemente illegittimo – escludendo il personale di Afragola in violazione dello Statuto – pur di nominare un “facente funzioni” del facente funzioni. Poi, per assecondare i diktat dei nuovi equilibri politici, si è proceduto alla frettolosa nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino, ignorando i requisiti statutari e, soprattutto, violando le più elementari norme sulla trasparenza: ad oggi, infatti, il decreto di nomina non è mai stato pubblicato sull’Albo Pretorio.

Questo groviglio di forzature burocratiche e procedure fuori legge ha prodotto l’unico risultato prevedibile: la totale paralisi amministrativa. Mentre la nuova dirigenza s’insedia senza atti ufficiali pubblici e il Presidente del CdA si adegua ai giochi di potere delle coalizioni vicine, gli uffici si ingolfano e le transazioni economiche si fermano. L’incapacità gestionale di questa nuova classe politica si misura proprio qui: aver sacrificato l’assistenza vitale di 86 famiglie sull’altare di una spartizione di poltrone tanto efferata quanto amministrativamente analfabeta.

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AFRAGOLA. ACCC19. Le capriole del “Sistema Giusto” e i dilettanti della trasparenza. Sull’Albo Pretorio non esiste il Decreto di nomina del Direttore Silvia Martino

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AFRAGOLA – C’era una volta la retorica del “cambiamento”, del risanamento morale, della trasparenza sbandierata ai quattro venti contro il vecchio “Sistema”. Ad Afragola, da quando si è insediata l’amministrazione del sindaco Gennaro Giustino, la musica avrebbe dovuto cambiare. E invece, a guardare le acrobazie burocratiche dell’Azienda Consortile dei Servizi Sociali A.C.C.C. (Ambito N19), non solo la musica è rimasta la stessa, ma i musicanti sembrano aver studiato il diritto amministrativo su un sussidiario delle elementari. O, peggio, fingono di non conoscerlo pur di occupare le poltrone che contano.

L’ultimo capolavoro della ditta Giustino & Co. è un bignami di illegittimità, firme abusive e nomine fantasma che meriterebbe l’attenzione di una commissione d’inchiesta, o quantomeno di un buon corso di recupero in diritto pubblico.

L’interpello delle meraviglie: il “facente funzioni” del sostituto provvisorio

Tutto ha inizio il 19 giugno 2026. Sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile compare un avviso di interpello interno per il conferimento dell’incarico di “facente funzioni” di Direttore Generale. A firmarlo è il Direttore uscente, il dottor Umberto Setola. E qui crolla la prima tessera del domino.

Nel fantastico mondo dell’A.C.C.C., un Direttore Generale – per giunta dimissionario dal mese precedente e in sella solo grazie a un’estensione tecnica del mandato fino al 1° luglio – si sveglia la mattina e “dispone” le regole per la scelta del suo successore. Peccato che lo Statuto dell’Azienda, all’articolo 33, stabilisca con granitica chiarezza che la nomina del Direttore spetta esclusivamente al Presidente del Consiglio di Amministrazione. Setola, in pieno regime di prorogatio (durante il quale per legge si possono firmare solo atti urgenti e indifferibili di ordinaria amministrazione), non aveva alcuna competenza statutaria per avviare procedure di reclutamento di macro-organizzazione.

Ma il capolavoro logico è un altro. Setola, che già governava l’azienda ad interim, bandisce un interpello per trovare un “facente funzioni”. Nel diritto amministrativo siamo alle comiche: la sub-delega a catena, il “facente funzioni del facente funzioni”. Una mostruosità giuridica creata al solo scopo di blindare l’ufficio escludendo, peraltro, con requisiti cuciti su misura, il personale del Comune Capofila di Afragola, in palese violazione dell’articolo 36 dello Statuto che ne imponeva la valorizzazione prioritaria per garantire la continuità gestionale.

Il sacrificio di Umberto Setola: da “uomo del Sistema” a capro espiatorio

In questa tragicommedia, Umberto Setola veste i panni della vittima perfetta. Per anni, la stessa area politica che oggi fa capo a Gennaro Giustino lo ha dipinto come l’incarnazione del “Sistema Nespoli”, il braccio operativo della vecchia guardia che per decenni ha governato Afragola. Eppure, nel momento del bisogno, il “Sistema Giusto” non ha esitato a usarlo come scudo. Setola è stato costretto a firmare un atto illegittimo e spericolato il 19 giugno, coprendo con la propria firma le pretese della nuova politica, per poi essere accompagnato alla porta il 1° luglio. Liquidato e sacrificato sull’altare delle nuove spartizioni.

Il Presidente “ignaro” e la nomina fantasma

Entra a questo punto in scena Antonio Angelino, fresco di nomina a Presidente del CdA dell’Azienda Consortile, avvenuta il 26 giugno 2026. Passano appena cinque giorni e, il 1° luglio, viene formalizzata la nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino.

Ora, ci si aspetterebbe che un Presidente del CdA eserciti i propri poteri con autonomia e rigore. E invece Angelino, dimostrando una preoccupante inadeguatezza amministrativa, si presta docilmente a fare da passacarte. Ratifica la nomina di Silvia Martino, figlia diretta di quell’interpello illegittimo nato prima ancora del suo insediamento e concepito da un direttore dimissionario. Angelino, ignaro (o finto ignaro) del groviglio di norme infrante che pendeva su quella procedura, ha eseguito senza fiatare i diktat del “collega” Gennaro Giustino, Sindaco del Comune Capofila.

Ma non è finita. C’è un dettaglio che trasforma la farsa in giallo. Ad oggi, del decreto di nomina di Silvia Martino non v’è traccia sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile. L’articolo 15-bis dello Statuto impone la pubblicazione immediata di tutti gli atti, così come lo impone la legge sulla trasparenza (D.Lgs. 33/2013) per il conferimento degli incarichi dirigenziali. Una nomina non pubblicata è una nomina inefficace. Chi sta firmando gli atti dell’Ambito N19 in queste ore? Con quale autorità?

Il “Sistema Giusto” e le capriole del potere

Gennaro Giustino aveva promesso di spazzare via il vecchio regime. Aveva garantito che con lui Afragola avrebbe conosciuto il rigore e la meritocrazia. La realtà ci restituisce un quadro ben diverso: il “Sistema Giusto” si sta rivelando persino più efferato, spregiudicato e pasticcione di quello che l’ha preceduto.

Le capriole amministrative a cui stiamo assistendo per occupare le poltrone dei servizi sociali – il settore più delicato, che gestisce i bisogni degli ultimi di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano – superano ogni immaginazione. Pur di imporre i propri nomi, la nuova amministrazione calpesta statuti, ignora i doveri di trasparenza, costringe dirigenti dimissionari a firmare atti oltre i propri limiti di potere e usa neofiti della politica come paravento. Se questo è il “Nuovo Corso”, ridateci il vecchio. Almeno loro, prima di fare nomine, si disturbavano a leggerle le regole.

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