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Regione Campania, riforma degli staff: più consulenti esterni e nuove figure al fianco del Presidente

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NAPOLI – La Regione Campania si prepara a cambiare le regole per gli uffici di diretta collaborazione degli organi istituzionali. Il Consiglio regionale ha avviato il percorso per riscrivere il regolamento che disciplina gli staff, introducendo nuove possibilità di nomina per consulenti ed esperti esterni chiamati ad affiancare il presidente e gli altri componenti dell’assemblea regionale. La modifica riguarda in particolare l’organizzazione delle strutture di supporto politico e amministrativo, cioè quegli uffici che assistono il vertice della Regione e i rappresentanti istituzionali nello svolgimento delle loro funzioni. L’obiettivo dichiarato è quello di aggiornare il sistema alle nuove esigenze operative, prevedendo una maggiore flessibilità nella scelta delle professionalità da inserire negli staff.

Tra le principali novità previste dal nuovo regolamento c’è la possibilità di ricorrere a un numero maggiore di consulenti esterni con competenze specialistiche. Il presidente del Consiglio regionale e i componenti dell’Ufficio di presidenza potranno individuare esperti in settori strategici come quello giuridico, economico e amministrativo, con incarichi legati alla durata del mandato istituzionale. La riforma introduce anche la figura dei consiglieri onorifici: personalità chiamate a offrire supporto e consulenza senza percepire un compenso, ma con la possibilità di ottenere il rimborso delle spese sostenute e documentate.

Un altro punto riguarda la comunicazione istituzionale. Il nuovo assetto rende facoltativa la presenza del portavoce del presidente, lasciando maggiore autonomia nella gestione dei rapporti con i media, della comunicazione digitale e delle attività informative. Le risorse economiche già destinate a questo settore rimarrebbero comunque all’interno delle disponibilità assegnate alla presidenza. Il provvedimento interviene inoltre sui criteri di selezione del personale degli staff, prevedendo requisiti collegati all’esperienza professionale, alle competenze maturate e agli incarichi svolti in ambito amministrativo o istituzionale.

Secondo quanto previsto dalla proposta, la revisione del regolamento non dovrebbe comportare un aumento della spesa complessiva, poiché il limite finanziario degli uffici di supporto resterebbe invariato. Il testo dovrà ora affrontare l’iter nelle commissioni competenti prima dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale. La modifica del regolamento degli staff rappresenta dunque un passaggio importante per la macchina istituzionale campana, destinato a incidere sull’organizzazione degli uffici che affiancano presidente e consiglieri regionali.

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Sistema Luserta, fari sul dirigente Rfi Domenico Semplice: mazzette e Rolex per gonfiare i prezzi

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Si allarga l’inchiesta sul conferimento di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della tratta ferroviaria Napoli-Bari all’interno di Cava Luserta, nel casertano. Al centro del nuovo filone d’indagine, coordinato dal procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere Pierpaolo Bruni e dai pm Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, c’è la figura di Domenico Semplice, dirigente di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), destinatario di una perquisizione insieme ad altre quattro persone. Secondo l’ipotesi della Procura, Semplice – insieme all’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, già indagato nel primo filone – sarebbe stato il materiale redattore della nota ufficiale inviata il 3 luglio 2022 dal Comune di Caserta a Rfi per indicare la cava dell’imprenditore Giuseppantonio Luserta come sito di destinazione finale dei materiali. Il favore del dirigente Rfi a Luserta non si sarebbe fermato qui: Semplice avrebbe infatti agevolato l’ottenimento di una tariffa pesantemente maggiorata per i conferimenti, facendo lievitare il prezzo da 0,89 a 1,15 euro per ogni quintale di materiale scaricato nella cava. In cambio di questi prezzi gonfiati, l’imprenditore avrebbe profumatamente ricompensato il dirigente attraverso una complessa triangolazione finanziaria studiata per schermare i passaggi di denaro, coinvolgendo la cerchia ristretta di Semplice: la moglie, l’avvocato Laura Arena, e l’architetto Gaetano Sacco, ritenuto l’intermediario chiave. La Procura ha ricostruito due canali principali: il primo ha visto Luserta versare circa 500mila euro all’architetto Sacco per prestazioni professionali ritenute del tutto “fittizie”, somme poi girate da quest’ultimo all’avvocato Arena e alla Deg Ingegneria, società riconducibile al dirigente Rfi; il secondo canale ha riguardato altri pagamenti per 220mila euro a favore della Sc Engineering, capitali poi rimbalzati nuovamente verso Domenico Semplice, verso la moglie e verso la società Rosem. Sia la Sc Engineering che la Rosem sono descritte dai magistrati come tessere fondamentali della “galassia” societaria gestita o controllata dallo stesso dirigente. Il quadro corruttivo delineato non si esaurisce con i bonifici: tra i regali che Luserta avrebbe destinato a Semplice spunta anche un orologio Rolex di valore, acquistato in una gioielleria di Benevento e recapitato a Semplice nel gennaio del 2025, sempre tramite la mediazione di Sacco. L’ombra dei favori legati al dirigente Rfi si estende infine ben oltre Caserta: nell’indagine risultano infatti coinvolti anche i titolari di altre due cave, Giovanni Sferragatta di Maddaloni e Vincenzo Bifulco di Marigliano, i quali avrebbero elargito somme di denaro – anche in contanti – direttamente a Domenico Semplice per ottenere agevolazioni simili per il conferimento dei materiali nella Cava di Tufo Giannelli a Maddaloni e in un altro sito ad Apricena, in provincia di Foggia.

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SANITÀ. Da inchiesta di Minformo a interrogazione di Borrelli: i tagli alla diagnostica penalizzano il Sud

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ROMA – Un paradosso economico e scientifico rischia di travolgere il Servizio Sanitario Nazionale, trasformando la prevenzione medica in un lusso e spingendo la diagnostica territoriale verso il baratro. È questo il cuore pulsante dell’articolata interrogazione a risposta scritta (atto 4-08389) presentata al Ministro della salute dal deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi e Sinistra), che ha scelto di tradurre in sede istituzionale le risultanze di una complessa inchiesta giornalistica condotta dalle nostre colonne.

Il nodo della questione affonda le radici nella recente e controversa rimodulazione del tariffario nazionale dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), un provvedimento che ha introdotto pesanti riduzioni nei rimborsi pubblici per le prestazioni di specialistica ambulatoriale, colpendo in modo chirurgico la medicina di laboratorio e la diagnostica ad alta tecnologia. Una scure, mossa da logiche di mera spending review, che è stata tuttavia momentaneamente arginata dal Tar del Lazio: i giudici amministrativi hanno infatti annullato il tariffario per accertate carenze nell’istruttoria tecnica, concedendo al Ministero dodici mesi di tempo per riscrivere le tariffe agganciandole ai costi reali delle prestazioni.

Il nostro ringraziamento va al deputato Francesco Emilio Borrelli, da sempre attento custode della legalità e della tutela dei diritti dei cittadini, che ha dimostrato una straordinaria sensibilità istituzionale nel fare proprie le istanze sollevate dal nostro lavoro giornalistico, portandole con forza e precisione tecnica all’attenzione del Governo.

La nostra inchiesta ha evidenziato come il risparmio immediato della spesa pubblica sia una drammatica miopia strategica. Tagliare, per esempio, pochi euro sul rimborso di uno screening di base — come un quadro lipidico completo, il cui costo sociale preventivo si attesta sui 35 euro — significa disincentivare la prevenzione sul territorio. Il risultato? Un inevitabile incremento della spesa ospedaliera successiva: quello stesso paziente non diagnosticato in tempo costerà alle casse dello Stato circa 8.000 euro per il ricovero d’urgenza e il trattamento di un infarto del miocardio. Oltre all’impatto economico, lo spettro più spaventoso resta l’accentuarsi della migrazione sanitaria dal Mezzogiorno verso le regioni del Nord, privando i cittadini del Sud del diritto fondamentale alla salute a chilometro zero.

Parallelamente a questo asfissiante definanziamento dei laboratori specialistici, si assiste alla progressiva istituzionalizzazione della cosiddetta “farmacia dei servizi”, per la quale l’esecutivo ha stanziato un fondo strutturale di 50 milioni di euro annui per l’esecuzione di test diagnostici rapidi. Se da un lato la capillarità delle farmacie rappresenta una risorsa, dall’altro emerge una disparità di trattamento normativo e scientifico insostenibile.

Attraverso l’atto ispettivo promosso da Borrelli, si chiede formalmente al Ministro della salute quali iniziative intenda adottare affinché nella riscrittura del tariffario vengano finalmente consultate le società scientifiche accreditate del settore, uniche depositarie dei dati reali sui costi biologici, sui reagenti e sul personale specializzato necessario a validare il dato analitico. Al contempo, l’interrogazione esige di fare chiarezza sui criteri di qualità: è indispensabile che i requisiti di validazione medica applicati ai laboratori tradizionali siano speculari a quelli previsti per le prestazioni introdotte nelle farmacie territoriali, per salvaguardare l’equilibrio finanziario del fondo nazionale e garantire la totale sicurezza clinica dei cittadini. LEGGI QUI L’INTERROGAZIONE

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EAV, la Regione Campania cambia governance: verso l’amministratore unico e stop al doppio incarico

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NAPOLI – La Regione Campania accelera sul riassetto della governance di EAV, la società che gestisce la Circumvesuviana, la Cumana e la Circumflegrea. L’obiettivo è superare l’attuale modello organizzativo introducendo la figura dell’amministratore unico e mettendo fine al doppio incarico ricoperto da Umberto De Gregorio, oggi presidente e direttore generale dell’azienda.
La decisione rientra nel percorso di riorganizzazione avviato dalla nuova amministrazione regionale, che punta a una gestione più snella e a una chiara separazione delle responsabilità. Il nuovo assetto dovrà essere definito nelle prossime settimane durante l’assemblea dei soci, chiamata a deliberare sul futuro dell’azienda.
Tra i nomi che circolano per la guida di EAV resta quello di Pietro Diamantini, manager con una lunga esperienza nel settore ferroviario, anche se al momento non sono state assunte decisioni ufficiali. Parallelamente, la Regione intende rafforzare il piano di rilancio del trasporto ferroviario regionale, con investimenti destinati al rinnovo dei treni, al miglioramento della sicurezza e alla riqualificazione delle stazioni.
Il tema della governance arriva in un momento delicato per EAV, alle prese con le richieste dei pendolari di un servizio più efficiente e con il dibattito politico sulla gestione dell’azienda. La riforma potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per imprimere una nuova direzione alla società e affrontare le criticità che da tempo interessano la rete della Circumvesuviana e le altre linee regionali.

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