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AFRAGOLA. ACCC19. Le capriole del “Sistema Giusto” e i dilettanti della trasparenza. Sull’Albo Pretorio non esiste il Decreto di nomina del Direttore Silvia Martino

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AFRAGOLA – C’era una volta la retorica del “cambiamento”, del risanamento morale, della trasparenza sbandierata ai quattro venti contro il vecchio “Sistema”. Ad Afragola, da quando si è insediata l’amministrazione del sindaco Gennaro Giustino, la musica avrebbe dovuto cambiare. E invece, a guardare le acrobazie burocratiche dell’Azienda Consortile dei Servizi Sociali A.C.C.C. (Ambito N19), non solo la musica è rimasta la stessa, ma i musicanti sembrano aver studiato il diritto amministrativo su un sussidiario delle elementari. O, peggio, fingono di non conoscerlo pur di occupare le poltrone che contano.

L’ultimo capolavoro della ditta Giustino & Co. è un bignami di illegittimità, firme abusive e nomine fantasma che meriterebbe l’attenzione di una commissione d’inchiesta, o quantomeno di un buon corso di recupero in diritto pubblico.

L’interpello delle meraviglie: il “facente funzioni” del sostituto provvisorio

Tutto ha inizio il 19 giugno 2026. Sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile compare un avviso di interpello interno per il conferimento dell’incarico di “facente funzioni” di Direttore Generale. A firmarlo è il Direttore uscente, il dottor Umberto Setola. E qui crolla la prima tessera del domino.

Nel fantastico mondo dell’A.C.C.C., un Direttore Generale – per giunta dimissionario dal mese precedente e in sella solo grazie a un’estensione tecnica del mandato fino al 1° luglio – si sveglia la mattina e “dispone” le regole per la scelta del suo successore. Peccato che lo Statuto dell’Azienda, all’articolo 33, stabilisca con granitica chiarezza che la nomina del Direttore spetta esclusivamente al Presidente del Consiglio di Amministrazione. Setola, in pieno regime di prorogatio (durante il quale per legge si possono firmare solo atti urgenti e indifferibili di ordinaria amministrazione), non aveva alcuna competenza statutaria per avviare procedure di reclutamento di macro-organizzazione.

Ma il capolavoro logico è un altro. Setola, che già governava l’azienda ad interim, bandisce un interpello per trovare un “facente funzioni”. Nel diritto amministrativo siamo alle comiche: la sub-delega a catena, il “facente funzioni del facente funzioni”. Una mostruosità giuridica creata al solo scopo di blindare l’ufficio escludendo, peraltro, con requisiti cuciti su misura, il personale del Comune Capofila di Afragola, in palese violazione dell’articolo 36 dello Statuto che ne imponeva la valorizzazione prioritaria per garantire la continuità gestionale.

Il sacrificio di Umberto Setola: da “uomo del Sistema” a capro espiatorio

In questa tragicommedia, Umberto Setola veste i panni della vittima perfetta. Per anni, la stessa area politica che oggi fa capo a Gennaro Giustino lo ha dipinto come l’incarnazione del “Sistema Nespoli”, il braccio operativo della vecchia guardia che per decenni ha governato Afragola. Eppure, nel momento del bisogno, il “Sistema Giusto” non ha esitato a usarlo come scudo. Setola è stato costretto a firmare un atto illegittimo e spericolato il 19 giugno, coprendo con la propria firma le pretese della nuova politica, per poi essere accompagnato alla porta il 1° luglio. Liquidato e sacrificato sull’altare delle nuove spartizioni.

Il Presidente “ignaro” e la nomina fantasma

Entra a questo punto in scena Antonio Angelino, fresco di nomina a Presidente del CdA dell’Azienda Consortile, avvenuta il 26 giugno 2026. Passano appena cinque giorni e, il 1° luglio, viene formalizzata la nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino.

Ora, ci si aspetterebbe che un Presidente del CdA eserciti i propri poteri con autonomia e rigore. E invece Angelino, dimostrando una preoccupante inadeguatezza amministrativa, si presta docilmente a fare da passacarte. Ratifica la nomina di Silvia Martino, figlia diretta di quell’interpello illegittimo nato prima ancora del suo insediamento e concepito da un direttore dimissionario. Angelino, ignaro (o finto ignaro) del groviglio di norme infrante che pendeva su quella procedura, ha eseguito senza fiatare i diktat del “collega” Gennaro Giustino, Sindaco del Comune Capofila.

Ma non è finita. C’è un dettaglio che trasforma la farsa in giallo. Ad oggi, del decreto di nomina di Silvia Martino non v’è traccia sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile. L’articolo 15-bis dello Statuto impone la pubblicazione immediata di tutti gli atti, così come lo impone la legge sulla trasparenza (D.Lgs. 33/2013) per il conferimento degli incarichi dirigenziali. Una nomina non pubblicata è una nomina inefficace. Chi sta firmando gli atti dell’Ambito N19 in queste ore? Con quale autorità?

Il “Sistema Giusto” e le capriole del potere

Gennaro Giustino aveva promesso di spazzare via il vecchio regime. Aveva garantito che con lui Afragola avrebbe conosciuto il rigore e la meritocrazia. La realtà ci restituisce un quadro ben diverso: il “Sistema Giusto” si sta rivelando persino più efferato, spregiudicato e pasticcione di quello che l’ha preceduto.

Le capriole amministrative a cui stiamo assistendo per occupare le poltrone dei servizi sociali – il settore più delicato, che gestisce i bisogni degli ultimi di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano – superano ogni immaginazione. Pur di imporre i propri nomi, la nuova amministrazione calpesta statuti, ignora i doveri di trasparenza, costringe dirigenti dimissionari a firmare atti oltre i propri limiti di potere e usa neofiti della politica come paravento. Se questo è il “Nuovo Corso”, ridateci il vecchio. Almeno loro, prima di fare nomine, si disturbavano a leggerle le regole.

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AFRAGOLA. Il primo atto del Giustino-show: numeri al lotto, adulatori di corte e caccia ai giornalisti

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AFRAGOLA – Se il buongiorno si vede dal mattino, per il neo-sindaco di Afragola Gennaro Giustino si preannuncia una stagione amministrativa parecchio cupa, pur se illuminata dai riflettori dell’autosospensione dalla realtà. Il primo Consiglio Comunale della nuova era è andato in scena come una commedia dell’assurdo dove la mano destra finge di ignorare cosa firmi la sinistra, la matematica scompare e i debiti comunali diventano, per incanto, coriandoli da gettare al vento.

Si parte con il primo ordine del giorno: le deleghe ai sette assessori. Un Giustino visibilmente colto da un sussulto di onnipotenza amministrativa — quella che il TUEL concede ai sindaci ma che la realtà solitamente ridimensiona — si alza in aula e rivendica con orgoglio che la giunta l’ha fatta esclusivamente lui, in solitudine, attingendo solo alla sua preziosa agenda di “conoscenze personali”. Peccato che la toppa confezionata per nascondere i due mesi di estenuanti trattative sia durata meno di cinque minuti. A smentire la narrazione del “sindaco solo al comando” ci hanno pensato gli stessi protagonisti: il neo vicesindaco Gennaro Crispino poco prima prende la parola e ringrazia calorosamente il gruppo “A testa Alta” per averlo indicato e scelto; poche ore dopo il consigliere Raffaele Mosca rivendica la presenza di Moxedano come espressione diretta di Più Europa, mentre Enzo De Stefano ribadisce a chiare lettere la matrice politica della nomina di Crispino.

Un corto circuito esilarante. Per Giustino la “partecipazione” è una virtù quando serve a fare passerella, ma diventa un ingombro da scaricare in nome dell’autonomia personale non appena qualcuno fa notare la farraginosità del sistema. La verità, che il primo cittadino tenta disperatamente di cacciare sotto il tappeto, è quella che si racconta da settimane: sessanta giorni di trattative logoranti, figlie del nulla politico e del contrasto insanabile tra le cambiali firmate in campagna elettorale e il gelido pallottoliere delle urne. In una parola: sciatteria.

Anche sul caso Crispino — ex leghista ed ex pezzo da novanta di quel “Sistema” che Giustino ha giurato per una vita di voler combattere — il Sindaco ha pensato bene di alzare da solo un polverone difensivo. Prendiamo atto che persino il primo cittadino debba infine ammettere ciò che da tempo cittadini e social gli rinfacciano senza sconti.

Ma il vero capolavoro di illusionismo va in scena sul secondo punto: l’illustrazione delle Linee Programmatiche. Un documento demolito punto su punto dalle opposizioni, a partire dalla leader Alessandra Iroso. Tra uno strafalcione sintattico-amministrativo e l’altro — dove nei testi ufficiali si confonde il PRIUSS con il PRIUS o la semplice mensa con la refezione scolastica — la Iroso ha messo a nudo la vera natura del testo: non un piano di governo con risorse, scadenze e fattibilità, ma il riciclo svogliato del programma elettorale. Un “libro dei sogni” che per metà poteva pure spingersi a promettere il mare ad Afragola e per l’altra metà sbandiera come innovazioni epocali cose che già esistono o che sono eredità della passata amministrazione Pannone.

Pittoresca la confusione del Sindaco sul “Dopo di noi”, dove sovrappone senza scomporsi i progetti dedicati ai disabili adulti con i servizi per l’infanzia, o l’annuncio dei cestini per le deiezioni canine, già abbondantemente previsti e pagati nel capitolato d’appalto dell’azienda d’igiene urbana. A fare da eco, i consiglieri Biagio Castaldo e Giacinto Baia, fino alla doccia fredda calata dalla consigliera Rosaria Pecchia. La quale ha ricordato al Sindaco un piccolissimo dettaglio contabile: Afragola è un Comune in dissesto finanziario.

Dettaglio che Giustino pare aver totalmente rimosso quando ha annunciato in aula l’intenzione di accendere mutui per circa 10 milioni di euro, di cui 4 destinati alla riqualificazione dello Stadio Moccia. Ora, persino un principiante della contabilità pubblica sa che a un Ente in dissesto la legge vieta tassativamente di contrarre mutui ordinari da rimborsare con risorse proprie per rifare gli stadi. Ma tant’è: nel favoloso mondo di Giustino i vincoli di bilancio sono un optional.

In questo palcoscenico non poteva mancare la stoccata risentita contro la stampa d’informazione d’inchiesta, rea di aver raccontato la vicenda delle minacce telefoniche ricevute dai consiglieri d’opposizione. Il Sindaco, infastidito dalla critica politica, ha liquidato i giornalisti come “mistificatori”, derubricando la faccenda a una bonaria e veniale “telefonata tra colleghi”. Spiace deludere il primo cittadino: non servono trojan nei telefoni per fare il proprio dovere quando le denunce arrivano direttamente da un comunicato ufficiale redatto e firmato dalle opposizioni. Sull’entità di quelle chiamate non decide il Sindaco né la stampa: deciderà la Polizia di Stato, che sta procedendo con le indagini e gli interrogatori. Anzi, la solerte arrampicata sugli specchi del primo cittadino ha finito per legittimare la notizia, confermando che la telefonata c’è stata eccome.

Un’auto-investitura rivendicata candidamente in aula dallo stesso consigliere Raffaele Mosca, che si è preso la paternità di quelle chiamate (il cui nome, per correttezza deontologica sulla notizia, non era mai stato fatto). Va dato atto a Mosca di aver firmato l’unico intervento di maggioranza dotato di dignità e autonomia politica, ben distante dai toni di adorazione acritica offerti dal resto della truppa. Se l’amico storico Lello Botta e il consigliere Manna si sono spinti in un repertorio di complimenti spinti oltre ogni soglia dell’adulazione, il premio per la lingua più infuocata va di diritto al Presidente del Consiglio Antonio Caiazzo: del resto, di fronte a un’immunità istituzionale da circa 4.000 euro al mese, l’elogio sviscerato diventa quasi un atto dovuto.

Mosca, al contrario, ha fatto registrare una netta linea di demarcazione: ha confermato pubblicamente il suo dissenso sulla spartizione delle deleghe e sul mancato accordo per il vicesindaco a Moxedano, rivendicando un passo indietro cosciente solo per senso di responsabilità, ma garantendo una sorta di appoggio critico. E ha subito messo un paletto sulla ventilata ipotesi di accogliere il Calcio Napoli con la Cittadella dello Sport — argomento misteriosamente sparito dalle linee programmatiche — esigendo prima un’analisi severa sui reali benefici per la comunità afragolese.

Il sipario sul primo Consiglio Comunale si chiude così, consegnando una fotografia chiarissima: da un lato un’opposizione preparata, battagliera e rigorosa sui testi; dall’altro una maggioranza divisa, tra adulatori di ordinanza ed esponenti già pronti a sfilarsi. Per la fascia tricolore Gennaro Giustino la luna di miele è già finita. Governare a colpi di illusioni, in un Comune in dissesto e con i verbali di seggio ancora caldi sulle scrivanie delle procure, si preannuncia una missione decisamente più complessa delle favole raccontate in campagna elettorale.

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AFRAGOLA. Minacce ai consiglieri d’opposizione: scattano le indagini d’ufficio della Polizia di Stato

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AFRAGOLA – Il clima politico ad Afragola si scalda ulteriormente e travalica i confini del dibattito consiliare per approdare nelle aule di pubblica sicurezza. A seguito del duro comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi dai gruppi consiliari di opposizione – e pubblicato in esclusiva dalla nostra testata – la Polizia di Stato ha avviato ufficialmente le indagini d’ufficio per fare luce sulle gravi intimidazioni denunciate dalle minoranze.

Nel documento della coalizione d’opposizione veniva tratteggiato un quadro di forti tensioni e condotte inaccettabili, sfociate in vere e proprie minacce telefoniche rivolte ad alcuni esponenti politici. Un tentativo di condizionamento a cui le forze di minoranza avevano risposto con fermezza, dichiarando di rimanere unite e di non cedere ad alcun tipo di ricatto o pressione.

La reazione delle istituzioni non si è fatta attendere. Sotto la solerte guida della Dirigente del Commissariato di Polizia di Afragola, la dott.ssa Manuela Marafioti, gli agenti hanno aperto un fascicolo d’inchiesta per accertare la matrice e le responsabilità di tali atti intimidatori.

Negli ultimi giorni si sono svolti i primi atti istruttori: diversi consiglieri di opposizione sono stati convocati e ascoltati dagli inquirenti per ricostruire nel dettaglio le modalità delle chiamate e individuare i responsabili. Per due di loro si è reso necessario un ulteriore approfondimento, con audizioni ripetute al fine di acquisire tutti gli elementi utili alle indagini.

Gli accertamenti procedono nel massimo riserbo, ma l’avvio delle indagini d’ufficio segna un punto di non ritorno: la tutela della dialettica democratica e dell’incolumità dei rappresentanti eletti passa ora al vaglio delle Forze dell’Ordine.

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AFRAGOLA. Fuori i verbali dell’Ufficio Centrale. Registrate gravi irregolarità: schede volanti, verbali ‘aggiustati’ e maghi delle matite

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AFRAGOLAPrendete un manipolo di presidenti di seggio colti da amnesia selettiva, agitate con un pizzico di messi comunali che irrompono nello spoglio come fossero al bancone del bar e guarnite il tutto con schede elettorali che viaggiano tra i seggi tipo pacchi postali Smurfit. Benvenuti ad Afragola, dove le consultazioni amministrative non sono un esercizio di voto, ma uno show di prestigio da avanspettacolo in cui la democrazia non viene esercitata: viene contorta, stirata e infine impacchettata con il nastro adesivo.

I verbali dell’Ufficio Elettorale Centrale presieduto dal giudice Todisco sembrano la sceneggiatura di una commedia di Totò e Peppino, ma purtroppo sono atti pubblici ufficiali. Il capolavoro assoluto va in scena alla Sezione 10, coordinata dalla presidente Patrizia Castaldo. Qui assistiamo alla nascita della figura del “correttore abusivo”: la presidente ammette candida che le rigature e i bianchetti sui verbali non li ha fatti lei, bensì un’imprecisata dipendente comunale scortata dal messo Assunta Castrignano. Un po’ come se all’esame di maturità il bidello entrasse in aula a correggere le equazioni dei candidati. Non contenti, dall’urna spuntano quattro schede ‘aliene’, appartenenti ad altre sezioni, mentre un fantomatico rappresentante di lista – mai accreditato negli atti – viene fatto votare sulla fiducia. Risultato? Denuncia alla Polizia e zero controlli alla consegna.

Ma la Sezione 27 del presidente Antonio De Filippo non è da meno. Il nostro eroe prima giura all’Ufficio Centrale che le tabelle di scrutinio venivano compilate in tempo reale, poi di fronte alla prova regina – ovvero che erano desolatamente completamente in bianco – cede e confessa l’amnesia. Poco male: i votanti vengono stimati “a memoria” (614, cifra tonda) e le preferenze vengono appiccicate con foglietti adesivi sprovvisti di timbri o firme dei scrutatori. Praticamente un Post-it appiccicato sulla Sovranità Popolare.

Si prosegue con la Sezione 8, dove il presidente Mario D’Afiero si muove nell’ambito delle arti visive: voti che nei verbali sono scritti a matita e poi diventano a penna, oppure viceversa, in un festival della difformità che viene liquidato con il passe-partout di tutti i pasticcioni d’Italia: “inesperienza e dimenticanza”.

Chiude il quartetto delle meraviglie la Sezione 28 di Ida Silvana Esposito Senna. Qui lo spoglio viene persino interrotto d’imperio perché il messo comunale passa a pretendere a gran voce di sapere “quanto sta facendo il Sindaco”, costringendo tutti a fermarsi e ricominciare. Si contano le schede ricevute (899) scambiandole per i votanti (che erano 556), si usano matite qualsiasi anziché quelle d’ordinanza e, tocco di classe finale, i voti attribuiti al solo Sindaco svaniscono nel nulla, invisibili nei verbali come i soldi nei trucchi dei prestigiatori.

In questo festival del dilettantismo amministrativo, il verbale finale dell’Ufficio Centrale fotografa Gennaro Giustino proclamato eletto con 19.404 voti contro i 15.707 della sfidante Alessandra Iroso. Tutto regolare? Solo sulla carta.

Perché se la matematica non è un’opinione, la gestione delle urne ad Afragola lo è stata eccome. Le ammissioni firmate dai presidenti mettono sul piatto materia da novanta per i ricorsi al TAR e, soprattutto, spianano la strada a un doveroso ed urgente esposto alla Procura della Repubblica. Quando le schede viaggiano da sole, i verbali vengono compilati da esterni non titolati e i voti evaporano nel nulla, non siamo di fronte a semplici schede bianche o nulle: siamo di fronte a una democrazia ridotta a carta straccia.

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