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CAIVANO. Censura in Assise, gogna sui social: la doppia morale della maggioranza

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CAIVANODa attento osservatore della vita pubblica caivanese, è impossibile non notare come l’ultimo Consiglio Comunale e i suoi strascichi abbiano spinto il dibattito cittadino verso un corto circuito politico emblematico. L’intervento del capogruppo del M5S, Giovanni Vitale — che pur votando a favore della rotonda sulla SS 87 per senso di responsabilità verso la sicurezza dei cittadini, ha sferrato un affondo politico all’amministrazione —, ha evidentemente toccato un nervo scoperto. E la reazione a catena che ne è seguita racconta molto più sulla salute di questa maggioranza di quanto i diretti interessati vorrebbero far credere.

La satira centra il bersaglio: il nervo scoperto dei “soldatini”

Nel dibattito democratico, l’uso della metafora e della satira politica non è un vezzo: è uno strumento essenziale di dialettica. Utilizzare l’immagine dei “soldatini di piombo” e degli “alza-manine” non costituisce un attacco personale, bensì una classica e legittima figura retorica per denunciare un appiattimento politico.

Se le forze di maggioranza — da Azione ai singoli consiglieri come Tobia Angelino — si sentono così intimamente offese e ferite da una metafora, significa solo una cosa: la freccia della satira ha centrato il bersaglio. L’ostentata indignazione tradisce l’insofferenza per una verità che brucia. La metafora rispecchia infatti una realtà nota anche nei corridoi del municipio: quella di un malumore strisciante, alimentato da riunioni quasi “carbonare” e sotterranee tra consiglieri delusi da una gestione monocratica e accentratrice. Un metodo di comando del Primo Cittadino che non è nuovo, ma che replica esattamente l’impostazione verticistica già vista nei rapporti con Roma sulla gestione del partenariato pubblico-privato per il Parco Verde.

L’aula imbavagliata e la trappola della rigidità istituzionale

Ciò che colpisce nell’analisi di questo passaggio politico è la gestione dell’Assise cittadina da parte della Presidenza del Consiglio. Si assiste a una conduzione del dibattito spinta a un livello di rigidità formale da “aula di tribunale” — forse un portato della professione forense del Presidente, che sembra però scambiare la funzione pubblica dell’Assise con un’udienza giudiziaria.

Viene applicata una censura preventiva sull’ordine dei lavori, dove la scusa del “fuori tema” viene usata come clava per zittire le minoranze e impedire ogni ragionamento di ampio respiro politico sugli argomenti affini. Si pretende che in aula si parli solo ed esclusivamente di ciò che fa comodo all’amministrazione, depotenziando il Consiglio del suo ruolo naturale: essere il luogo supremo della dialettica e dell’indirizzo politico, non un semplice notaio del potere.

Dalla rigidità dell’aula alla “macelleria social”: la doppia morale del potere

Ma la contraddizione più stridente esplode subito dopo la chiusura dei lavori dell’aula.

1. In Consiglio Comunale la maggioranza invoca il rispetto istituzionale, la sobrietà e il galateo democratico, lamentando il presunto “innalzamento dei toni”.

2. Sui social media, un attimo dopo, gli stessi protagonisti scatenano la “macelleria social”, rifugiandosi sulle piattaforme digitali per giustificare le proprie posizioni, pubblicare foto compensative e chiamare a raccolta i tifosi della rete.

Si assiste così al paradossale ribaltamento della democrazia: si scappa dal confronto libero, vero e senza bavagli dentro l’aula consiliare, per cercare asilo e conforto nelle bolle virtuali dei social. Lì, dove l’algoritmo premia la tifoseria e il dissenso viene sommerso dalle invettive degli odiatori di turno, la maggioranza ritrova la sua sicurezza. Un comportamento che rivela una profonda debolezza e il bisogno disperato di giustificarsi con l’opinione pubblica.

La paura del dissenso

Quando una maggioranza avverte l’esigenza sistematica di rincorrere l’opposizione con comunicati e post di autocongratulazione per dire di “non essere soldatini”, sta implicitamente ammettendo che il problema esiste. Governare una città complessa come Caivano richiede autorevolezza, non muscolarità o editti di censura.

Se l’amministrazione e i suoi alleati intendono davvero far crescere la comunità, devono imparare ad accettare la critica, la satira e la dialettica in aula, anziché alimentare la macchina del fango social ed erigere muri di silenzio nell’aula istituzionale. Prima o poi, anche la comunicazione più patinata deve fare i conti con la realtà

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Caivano

CAIVANO. Il Concessionario di famiglia, dove il Tributo diventa un affare di casa Russo-Angelino

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CAIVANO – Se Caivano fosse una commedia di Eduardo, la scena madre di questi giorni si intitolerebbe “Natale in casa Sogert”. Ma siccome siamo nel territorio reale di un Comune che ha alle spalle la non trascurabile medaglia di ben due scioglimenti per camorra, la vicenda assume i contorni grotteschi di una sceneggiatura dove la realtà supera di slancio la satira più sfrenata.

Ci avevano promesso la “Nuova Era”, la trasparenza a prova di raggi X, il risanamento contabile a colpi di retorica e moralità sbandierata sui social. Poi vai ad aprire i cassetti dell’Albo Pretorio e scopri che la famosa “svolta” dell’Amministrazione Angelino assomiglia maledettamente al vecchio e immortale manuale del parentado d’oro.

Il blitz sull’acqua pubblica (e sui soliti noti)

Facciamo un passo indietro per i lettori che non amano il burocratese contabile. Nel giugno del 2025, la Commissione Straordinaria Prefettizia — cioè tre servitori dello Stato mandati a bonificare il Palazzo dopo l’ennesima catastrofe istituzionale — aveva tracciato una rotta chiarissima con la Delibera n. 18: affidare la riscossione coattiva di tutte le entrate comunali all’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Tradotto: niente privati tra le scatole, garanzia pubblica al 100%, terzietà assoluta, aggi controllati e risanamento trasparente. Una scelta che chiunque erediti un Ente piegato dal malaffare dovrebbe custodire come una reliquia.

E invece cosa fa l’Amministrazione Angelino un anno dopo? Con una bella Determinazione dirigenziale del III Settore (la n. 1327 del 7 settembre 2026), scarta di lato, ignora la rotta tracciata dai Commissari e decide di riesumare il privato. E non per una manciata di spiccioli, ma per la bellezza di oltre 3,3 milioni di euro di canoni idrici non pagati. Un pacco regalo da oltre tremila mila euro ad affidamento diretto via MEPA alla società S.O.G.E.R.T. S.p.A., giustificando il tutto con la scusa dell’urgenza e dell’attività “propedeutica” che solo il privato uscente saprebbe fare.

In parole povere, mentre i Commissari Prefettizi per un affidamento di tale portata si erano espressi con la solennità e la trasparenza di una Delibera con i poteri del Consiglio Comunale, l’Amministrazione Angelino liquida la pratica con una semplice Determinazione dirigenziale. Un tratto di penna burocratico per scavalcare ancora una volta l’Aula, azzerare il dibattito pubblico e mettere la cittadinanza davanti al fatto compiuto, in perfetto e stridente contrasto con la tanto strombazzata “casa di vetro” della trasparenza.

L’albero genealogico nell’Area Legale

Fin qui direte: la solita e discutibile scelta amministrativa di preferire il privato allo Stato. Magari fosse “solo” questo! La vera magia avviene quando si va a spulciare la composizione dell’organigramma e del dipartimento legale della S.O.G.E.R.T. S.p.A.

Scorrendo i nomi dei professionisti che figurano nell’Area Legale del concessionario privato miracolosamente riesumato dal Comune di Caivano, imbattiamo in una coincidenza di quelle che a mathematically avrebbero una probabilità su un miliardo:

  1. Ci trovi l’Avvocato Sebastiano Piscopo. Chi è? Casualità vuole che sia il marito di Orsella Russo, benemerito Assessore all’Istruzione, Politiche Giovanili e Tempo Libero della Giunta Angelino.

  2. Ci trovi l’Avvocato Roberto Russo. Chi è? Un altro sconosciuto qualsiasi, se non fosse il fratello di Vittorio Russo, portaborse dell’ex Senatore Giacinto Russo, nonché entrambi (Roberto e Vittorio) parenti del compianto Senatore, padre della succitata Assessora.

Praticamente, più che un organigramma societario di un concessionario di riscossione tributi, pare la lista degli invitati a un pranzo di Pasqua della maggioranza di Caivano!

L’inconvenienza e l’opportunità (questa sconosciuta)

Sia chiaro a scanso di querele dei soliti permalosi: qui nessuno sta ipotizzando reati da Codice Penale o violazioni formali di firma sui singoli atti dirigenziali (è il burocrate di turno che firma la determina, ci mancherebbe altro!). Ma esiste una cosa sottile, dimenticata nelle sagrestie di Palazzo, che si chiama opportunità politica ed etica pubblica.

Un Sindaco con la fascia tricolore sul petto, insediatosi dopo anni di commissionamenti prefettizi, dovrebbe avere il terrore viscerale anche solo dell’ombra di un sospetto. Dovrebbe guardarsi bene dal deviare dalla strada segnata dalla Prefettura per concedere fette di riscossione tributaria a società private nei cui quadri legali bivaccano mariti e parenti della sua Giunta!

Invece no. A Caivano si fa finta di niente. Si va in televisione e sui social a fare la lezione di morale ai cittadini incivili sul conferimento dei rifiuti, chiedendo la “collaborazione” e la “trasparenza”, mentre nelle stanze della gestione finanziaria l’acqua pubblica e i milioni dei tributi morosi prendono la via di una società “amica” infarcita di parentele istituzionali.

Ci diranno sicuramente che è l’ennesima “polemica sul nulla” sollevata dalla solita “opposizione farsa” o dai giornalisti poco accomodanti. Risponderanno che l’Assessore Russo non ha la delega ai Tributi (come se le delibere di Giunta si votassero a compartimenti stagni!) o che il contratto con la SOGERT ha motivazioni squisitamente tecniche.

Potranno inventarsi tutte le supercazzole contabili del mondo, ma i fatti restano lì, scolpiti sulle carte ufficiali: la Commissione Prefettizia aveva scelto l’Agenzia delle Entrate per garantire terzietà e pulizia; la Giunta Angelino preferisce dare i canoni idrici ai privati dove lavora la famiglia dell’Assessore in carica. Complimenti vivissimi per la “Nuova Era”. Se questo è il nuovo corso della trasparenza caivanese, tenetevi pure il cambiamento: noi continuiamo a preferirgli la decenza.

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Caivano

CAIVANO. Quando l’ordinario diventa emergenza. Come la giunta è costretta a fare blitz anche per comprare la carta in aula.

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CAIVANOSe il buongiorno si vede dal mattino, la “Nuova Era” dell’Amministrazione Angelino assomiglia sempre più a un film di terz’ordine proiettato al contrario. Ci avevano promesso trasparenza, partecipazione e centralità dell’Aula consiliare. Ci avevamo persino sperato, condizionati dal repertorio di violini e trombe sbandierato a ogni piè spinto sui social. Poi però arrivano i documenti ufficiali – quelli firmati sull’Albo Pretorio, non i post su Facebook – e la narrazione patinata si scioglie come neve al sole di settembre.

L’ultima perla della serie è la Delibera di Giunta n. 159 del 2 settembre. Oggetto? Una classica, imponderabile, drammatica “Variazione d’urgenza al bilancio di previsione”. Avete letto bene: urgenza. Perché a Palazzo, a quanto pare, le scadenze contabili e le spese ordinarie arrivano sempre di sorpresa, come la neve a Natale o il traffico il lunedì mattina.

Il blitz di mezza estate (e il sorpasso all’Aula)

Come abbiamo già avuto modo di denunciare su queste pagine, questa Amministrazione ha sviluppato una curiosa ed erotica attrazione per i metodi da “corsia preferenziale”. Quando c’è da fare la passerella in Consiglio Comunale per vendere fumo e tagliare i gettoni di presenza in nome di un presunto rigore francescano, si convocano le assise con toni solenni. Ma quando si tratta di manovrare la cassa, spostare capitoli e ratificare le proprie toppe contabili, l’Aula consiliare diventa un fastidioso orpello da bypassare a pieni polmoni.

Ed eccolo qui, il modus operandi del perfetto dilettante: la Giunta si riunisce alle 14:05 di un mercoledì di settembre e approva in quattro e quattr’otto una delibera d’urgenza scavalcando il Consiglio. Certo, diranno i giuristi di corte, l’articolo 175 del TUEL lo consente, salvo ratifica entro 60 giorni. Ci mancherebbe! È tutto perfettamente legale. Anche mettere le ciabatte sotto l’abito da sposo è legale, ma resta un’esibizione di stile sconfortante. La domanda non è se sia legale, ma perché una Giunta debba costantemente ricorrere alla ruota di scorta dell’urgenza per gestire la spesa ordinaria.

Il miracolo dei capitoli “a secco”

Ma la vera commedia comincia quando si leggono le motivazioni formali dell’atto. Tra le pieghe del documento scopriamo che i geni della programmazione caivanese sono riusciti nell’impresa di trovarsi con la “dotazione finanziaria del capitolo relativo alle spese di funzionamento del Consiglio Comunale INSUFFICIENTE”.

Avete capito bene? Il bilancio di previsione 2026-2028 è stato approvato il 19 gennaio. Hanno fatto i conti, hanno approvato il PEG a febbraio, si sono scambiati i complimenti e… oplà!, a fine agosto si accorgono che mancavano i soldi persino per far funzionare la macchina dell’Aula! È il trionfo della pianificazione strategica: un’Amministrazione che calcola il carburante per la macchina comunale con la stessa precisione di chi parte per un viaggio da Caserta a Milano mettendo dieci euro di benzina nel serbatoio e poi si meraviglia se resta a piedi all’altezza di Afragola.

E non finisce qui. Nello stesso calderone d’urgenza ci infilano le quote per i Servizi Sociali (Legge 328) e l’iscrizione dei fondi della rigenerazione urbana. Roba che in un Comune normale si programma con mesi d’anticipo con tanto di dibattito pubblico nelle commissioni, a Caivano viene infilata di corsa tra un primo e un secondo piatto della Giunta, mentre la maggioranza è impegnata a fare la claque nei commenti social contro chiunque ponga due domande trasparenti.

Dilettanti allo sbaraglio con le tasche bucate

La verità è ormai evidente anche ai sassi: qui non siamo di fronte a una visione amministrativa, ma al regno dell’improvvisazione permanente. Si vive alla giornata, inseguendo la scadengetta, il bando da acchiappare al volo per fare il video su Facebook e la toppa contabile da mettere prima che i Revisori dei Conti tirino la catena.

Mentre il Sindaco passa le sue giornate a spiegarci che l’opposizione è “di basso livello” e che la città sta volando verso la “Nuova Era”, i suoi uffici lavorano in affanno per correggere le sviste di un bilancio di previsione che fa acqua da tutte le parti. Per mesi ci hanno raccontato la storia dei “conti in ordine” e del “risanamento”, e poi scopriamo che per garantire il funzionamento base delle Istituzioni bisogna ricorrere al blitz di Giunta dell’ultimo minuto.

Caro Sindaco, la trasparenza e la partecipazione non si misurano sui self-service di propaganda social o con le convocazioni-farsa. Si misurano con la capacità di programmare senza doversi nascondere ogni volta dietro la foglia di fico dell’urgenza. E se per gestire le cose più elementari vi serve la scorciatoia d’emergenza, forse è il caso che ammettiate la verità: più che guidare la città verso una “Nuova Era”, state viaggiando a vista col navigatore rotto e il serbatoio in riserva. E a pagare il conto del carro attrezzi, come sempre, sono i cittadini di Caivano.

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Caivano

CAIVANO. Il gioco delle tre carte. Il Sindaco sposta le telecamere e dimentica i 12 lavoratori

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CAIVANO – Se la politica italiana ci ha abituati al teatro dell’assurdo, a Caivano siamo ormai passati direttamente all’illusione da fiera di paese. L’ultima mirabile impresa dell’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Antonio Angelino non riguarda grandi opere, né visioni strategiche sul futuro della città. Riguarda una telecamera. O meglio, la spettacolare arte del prestigiatore: “La vedi? Ora non la vedi più. Oop-là, eccola ricomparsa duecento metri più in là, fiammante e nuova di zecca!”.

Un tempo le amministrazioni si misuravano sul numero di opere realizzate. Oggi, a Caivano, la nuova frontiera dell’efficienza consiste nell’inaugurare la stessa infrastruttura più volte, semplicemente cambiandole di posto. È la videosorveglianza itinerante, la tecnologia “nomade” che non aggiunge sicurezza al territorio, ma si limita a passeggiare da una via all’altra a beneficio di fotocamera e social network.

Il gioco delle tre carte (ma con l’obiettivo)

I fatti, impietosamente documentati nei giorni scorsi dalla segreteria locale del PD e riscontrati sul campo, raccontano una storiella che farebbe sorridere se non toccasse la dignità delle istituzioni e la sicurezza dei cittadini.

Il Sindaco si presenta in video, petto in fuori e tono solenne, per annunciare ai caivanesi un “nuovo importante risultato”: la messa in sicurezza del prolungamento di via Scotta con un nuovo impianto di videosorveglianza. Ringraziamenti d’ordinanza, citazioni colte dei progetti finanziati, chiamate in causa di commissari straordinari. Un trionfo. Peccato che, a un controllo appena un po’ più approfondito, sia emerso il trucco: quell’occhio elettronico non era affatto un presidio in più conquistato dalla città. Era semplicemente la telecamera smontata poche centinaia di metri prima, nei pressi della villetta comunale, e ricollocata più avanti.

Siamo alla trasmutazione della materia amministrativa: si spoglia Altare per vestire San Pietro, ma si vende l’operazione come se si fosse comprato un vestito nuovo a entrambi. Un capolavoro di illusionismo. Per coprire una falla a via Scotta si è lasciata scoperta la zona della villetta, dove — guarda caso — le discariche abusive di rifiuti sono puntualmente ricomparse a tempo di record. Risultato? La sicurezza totale rimane esattamente identica a prima, ma in compenso abbiamo due video su Facebook e qualche migliaio di “like” contabili.

La menzogna come categoria politica

In una comunità normale, di fronte all’evidenza dei fatti, un Amministratore farebbe una cosa semplice: ammetterebbe lo spostamento logistico, spiegandone le ragioni tecniche. Si direbbe: “Avevamo un solo occhio a disposizione, abbiamo ritenuto prioritario spostarlo lì”. Si può essere d’accordo o meno, ma fa parte delle scelte discrezionali di chi governa.

Presentare invece un trasloco come un’inaugurazione, spacciando per “nuovo” un impianto riciclato, sposta la questione su un piano molto più scivoloso. Non stiamo più discutendo di capacità amministramente limitate; stiamo discutendo della credibilità della parola pubblica. Se un Primo Cittadino sente il bisogno irrefrenabile di truccare la realtà persino sul riposizionamento di un treppiede di metallo, con quale serenità i cittadini dovrebbero credere alle sue narrazioni sui grandi progetti, sui fondi milionari o sulla rinascita del paese?

Quando l’annuncio diventa compulsivo, la realtà finisce per essere considerata solo un fastidioso dettaglio da insabbiare. Si rincorre il bando ministeriale per le telecamere (a cui tutti i Comuni d’Italia partecipano d’ufficio dal 2018) festeggiandolo come un evento epocale, pur di accendere una cortina fumogena e nascondere la figuraccia del “riuso” di via Scotta.

Fumo negli occhi per coprire le patate bollenti

Questa ansia prestazionale nel vendere lucciole per lanterne non è un caso accidentale. È la classica tecnica del rumore di fondo: si alza la polvere su annunci, video e inaugurazioni doppie per distogliere l’attenzione dalle patate bollenti che scottano davvero sui tavoli del Municipio.

Mentre il Sindaco gioca a nascondino con i sensori di videosorveglianza, c’è una città reale che attende risposte concrete e non può essere liquidata con le solite invettive social. Pensiamo, una su tutte, alla vertenza dei 12 lavoratori dell’igiene urbana. Dodici famiglie lasciate in una bolla di incertezza istituzionale, in attesa di una stabilizzazione che non arriva mai e di risposte ufficiali che gli uffici e la giunta continuano a non fornire ai sindacati e alla ditta.

Nel suo repertorio di risposte, il Sindaco non ha esitato nei mesi scorsi a evocare contesti cupi e frequentazioni d’ombra. E allora la domanda, sgradita ma necessaria, va posta senza mezzi termini: è questo il motivo per cui il Comune non stabilizza questi 12 lavoratori? C’è forse il sospetto o la certezza che tra quelle maestranze vi siano condizionamenti o raccomandazioni riconducibili al malaffare?

Se ci sono elementi di questo tipo, un Primo Cittadino ha il dovere istituzionale e morale di dirlo chiaramente, con atti formali e denunce pubbliche, senza nascondersi dietro un noioso silenzio. Se invece non c’è nulla di tutto ciò, allora il blocco della loro stabilizzazione diventa un’ingiustizia intollerabile, figlia di un’incapacità gestionale che non si può coprire spostando telecamere da un marciapiede all’altro.

Amministrare Caivano richiede serietà, spessore etico e rispetto per la verità. La sicurezza non si moltiplica con i giochi di prestigio e la credibilità di un’istituzione si distrugge un piccolo inganno alla volta. Caro Sindaco, rimetta a posto le telecamere, ma soprattutto rimetta a posto la verità: i caivanesi meritano di essere ammessi alla realtà, non di pagare il biglietto per un continuo, stancante spettacolo di magia da dilettanti.

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