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AFRAGOLA. Il primo atto del Giustino-show: numeri al lotto, adulatori di corte e caccia ai giornalisti

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AFRAGOLA – Se il buongiorno si vede dal mattino, per il neo-sindaco di Afragola Gennaro Giustino si preannuncia una stagione amministrativa parecchio cupa, pur se illuminata dai riflettori dell’autosospensione dalla realtà. Il primo Consiglio Comunale della nuova era è andato in scena come una commedia dell’assurdo dove la mano destra finge di ignorare cosa firmi la sinistra, la matematica scompare e i debiti comunali diventano, per incanto, coriandoli da gettare al vento.

Si parte con il primo ordine del giorno: le deleghe ai sette assessori. Un Giustino visibilmente colto da un sussulto di onnipotenza amministrativa — quella che il TUEL concede ai sindaci ma che la realtà solitamente ridimensiona — si alza in aula e rivendica con orgoglio che la giunta l’ha fatta esclusivamente lui, in solitudine, attingendo solo alla sua preziosa agenda di “conoscenze personali”. Peccato che la toppa confezionata per nascondere i due mesi di estenuanti trattative sia durata meno di cinque minuti. A smentire la narrazione del “sindaco solo al comando” ci hanno pensato gli stessi protagonisti: il neo vicesindaco Gennaro Crispino poco prima prende la parola e ringrazia calorosamente il gruppo “A testa Alta” per averlo indicato e scelto; poche ore dopo il consigliere Raffaele Mosca rivendica la presenza di Moxedano come espressione diretta di Più Europa, mentre Enzo De Stefano ribadisce a chiare lettere la matrice politica della nomina di Crispino.

Un corto circuito esilarante. Per Giustino la “partecipazione” è una virtù quando serve a fare passerella, ma diventa un ingombro da scaricare in nome dell’autonomia personale non appena qualcuno fa notare la farraginosità del sistema. La verità, che il primo cittadino tenta disperatamente di cacciare sotto il tappeto, è quella che si racconta da settimane: sessanta giorni di trattative logoranti, figlie del nulla politico e del contrasto insanabile tra le cambiali firmate in campagna elettorale e il gelido pallottoliere delle urne. In una parola: sciatteria.

Anche sul caso Crispino — ex leghista ed ex pezzo da novanta di quel “Sistema” che Giustino ha giurato per una vita di voler combattere — il Sindaco ha pensato bene di alzare da solo un polverone difensivo. Prendiamo atto che persino il primo cittadino debba infine ammettere ciò che da tempo cittadini e social gli rinfacciano senza sconti.

Ma il vero capolavoro di illusionismo va in scena sul secondo punto: l’illustrazione delle Linee Programmatiche. Un documento demolito punto su punto dalle opposizioni, a partire dalla leader Alessandra Iroso. Tra uno strafalcione sintattico-amministrativo e l’altro — dove nei testi ufficiali si confonde il PRIUSS con il PRIUS o la semplice mensa con la refezione scolastica — la Iroso ha messo a nudo la vera natura del testo: non un piano di governo con risorse, scadenze e fattibilità, ma il riciclo svogliato del programma elettorale. Un “libro dei sogni” che per metà poteva pure spingersi a promettere il mare ad Afragola e per l’altra metà sbandiera come innovazioni epocali cose che già esistono o che sono eredità della passata amministrazione Pannone.

Pittoresca la confusione del Sindaco sul “Dopo di noi”, dove sovrappone senza scomporsi i progetti dedicati ai disabili adulti con i servizi per l’infanzia, o l’annuncio dei cestini per le deiezioni canine, già abbondantemente previsti e pagati nel capitolato d’appalto dell’azienda d’igiene urbana. A fare da eco, i consiglieri Biagio Castaldo e Giacinto Baia, fino alla doccia fredda calata dalla consigliera Rosaria Pecchia. La quale ha ricordato al Sindaco un piccolissimo dettaglio contabile: Afragola è un Comune in dissesto finanziario.

Dettaglio che Giustino pare aver totalmente rimosso quando ha annunciato in aula l’intenzione di accendere mutui per circa 10 milioni di euro, di cui 4 destinati alla riqualificazione dello Stadio Moccia. Ora, persino un principiante della contabilità pubblica sa che a un Ente in dissesto la legge vieta tassativamente di contrarre mutui ordinari da rimborsare con risorse proprie per rifare gli stadi. Ma tant’è: nel favoloso mondo di Giustino i vincoli di bilancio sono un optional.

In questo palcoscenico non poteva mancare la stoccata risentita contro la stampa d’informazione d’inchiesta, rea di aver raccontato la vicenda delle minacce telefoniche ricevute dai consiglieri d’opposizione. Il Sindaco, infastidito dalla critica politica, ha liquidato i giornalisti come “mistificatori”, derubricando la faccenda a una bonaria e veniale “telefonata tra colleghi”. Spiace deludere il primo cittadino: non servono trojan nei telefoni per fare il proprio dovere quando le denunce arrivano direttamente da un comunicato ufficiale redatto e firmato dalle opposizioni. Sull’entità di quelle chiamate non decide il Sindaco né la stampa: deciderà la Polizia di Stato, che sta procedendo con le indagini e gli interrogatori. Anzi, la solerte arrampicata sugli specchi del primo cittadino ha finito per legittimare la notizia, confermando che la telefonata c’è stata eccome.

Un’auto-investitura rivendicata candidamente in aula dallo stesso consigliere Raffaele Mosca, che si è preso la paternità di quelle chiamate (il cui nome, per correttezza deontologica sulla notizia, non era mai stato fatto). Va dato atto a Mosca di aver firmato l’unico intervento di maggioranza dotato di dignità e autonomia politica, ben distante dai toni di adorazione acritica offerti dal resto della truppa. Se l’amico storico Lello Botta e il consigliere Manna si sono spinti in un repertorio di complimenti spinti oltre ogni soglia dell’adulazione, il premio per la lingua più infuocata va di diritto al Presidente del Consiglio Antonio Caiazzo: del resto, di fronte a un’immunità istituzionale da circa 4.000 euro al mese, l’elogio sviscerato diventa quasi un atto dovuto.

Mosca, al contrario, ha fatto registrare una netta linea di demarcazione: ha confermato pubblicamente il suo dissenso sulla spartizione delle deleghe e sul mancato accordo per il vicesindaco a Moxedano, rivendicando un passo indietro cosciente solo per senso di responsabilità, ma garantendo una sorta di appoggio critico. E ha subito messo un paletto sulla ventilata ipotesi di accogliere il Calcio Napoli con la Cittadella dello Sport — argomento misteriosamente sparito dalle linee programmatiche — esigendo prima un’analisi severa sui reali benefici per la comunità afragolese.

Il sipario sul primo Consiglio Comunale si chiude così, consegnando una fotografia chiarissima: da un lato un’opposizione preparata, battagliera e rigorosa sui testi; dall’altro una maggioranza divisa, tra adulatori di ordinanza ed esponenti già pronti a sfilarsi. Per la fascia tricolore Gennaro Giustino la luna di miele è già finita. Governare a colpi di illusioni, in un Comune in dissesto e con i verbali di seggio ancora caldi sulle scrivanie delle procure, si preannuncia una missione decisamente più complessa delle favole raccontate in campagna elettorale.

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AFRAGOLA. In via Cinquevie resiste la cappella votiva di “San Lello Botta”, protettore dei dipendenti della monnezza.

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AFRAGOLA – Ci sono politici che, una volta vinte le elezioni, ripiegano le bandiere, ringraziano gli elettori e si mettono al lavoro nei palazzi delle istituzioni. E poi c’è il Consigliere comunale Raffaele Botta, colonna portante della lista “A Viso Aperto”, nonché uno dei più ferventi e devoti sacerdoti del verbo del Sindaco Gennaro Giustino.

Per Botta, la campagna elettorale finita a maggio non è mai finita. È uno stato dell’anima, una condizione dello spirito, ma soprattutto un’esposizione permanente in Via Cinquevie.

Passando da quelle parti, il cittadino afragolese non assiste a un semplice ricordo della contesa elettorale: si imbatte in una vera e propria cappella votiva laica dedicata al culto della personalità. La vetrina del suo ex comitato elettorale presenta ancora, in tutto il suo splendore vintage, il faccione del candidato Botta che campeggia sovrano sul muro e sulle insegne. Un santuario del consenso in perenne attività che sfida il tempo, la fisica e, soprattutto, il Codice della Strada.

Se un povero commerciante afragolese provasse ad affiggere sulla propria vetrina uno striscione non autorizzato per svendere due paia di calzini, vedrebbe piombare nel giro di un quarto d’ora la Polizia Locale, gli ispettori dell’Ufficio Tributi, i blindo armati Centauro dell’Esercito e forse persino l’aviazione per rimozione coatta e sanzione immediata. Ma se la gigantografia appartiene al consigliere di maggioranza che “risponde alle promesse elettorali”, allora la vista della Polizia Locale si annebbia improvvisamente e subentra una strana forma di miopia selettiva.

Poco importa se l’articolo 23 del Nuovo Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992, commi 1, 4 e 11 per i cultori della materia) vieti espressamente cartelli, manifesti e impianti pubblicitari visibili dalle strade in quanto potenziale fonte di distrazione per chi guida. E poco importa che la normativa elettorale vieti la propaganda figurativa fissa persino durante la campagna, figuriamoci a seggi chiusi da ben oltre tre mesi.

La gigantografia è sempre lì. Più che un comitato, sembra una sorta di simulacro a futura memoria, dove l’unica norma rispettata pare essere quella del “io so’ io e voi non siete…”. Un paradosso grottesco per chi dovrebbe rappresentare la legalità cittadina e che invece trasforma una via pubblica nella dependance del proprio ego.

Ma la statura politica di Raffaele Botta non si misura soltanto in metri quadri di vinile pubblicitario abusivo. No, il nostro condottiero di A Viso Aperto è un uomo d’azione, uno di quelli che le “risposte” alle promesse fatte in campagna elettorale non le manda a dire: le stabilizza direttamente in pianta organica.

Si dicono un gran bene delle sue straordinarie capacità di “orientamento professionale”: guarda caso, tra i banchi degli assunti e degli inserimenti nell’organico della ditta appaltatrice del servizio di igiene urbana, spuntano con festosa sistematicità i nomi di alcuni dei suoi più calorosi sostenitori della prima ora, con buona pace e consenso del dirigente all’Ambiente Francesco Affinito. Una coincidenza prodigiosa. La nettezza urbana ad Afragola non è mai stata così vicina alla politica delle risposte trasparenti: la monnezza si spazza, le promesse si spazzolano.

È il miracolo della democrazia partecipata: tu mi dai il voto, io ti do il camion della spazzatura, e insieme lasciamo il mio faccione sulla strada a sghignazzare in faccia al Codice della Strada e al decoro urbano.

D’altronde, con un politico di tale caratura che vigila sulla città dalle vetrate di Via Cinquevie come un Gargoyle di cartone pressato, gli afragolesi possono dormire sonni tranquillissimi. L’unica domanda che resta da farsi è: la sanzione per affissione abusiva la si recapita al Comune o direttamente alla ditta della spazzatura? Perché a questo punto, per coerenza, potrebbero raccogliere pure il manifesto.

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AFRAGOLA. La politica non è fare azienda. Lezioni di Politica al fratello che voleva fare l’ispettore.

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AFRAGOLA – Caro Raffaele, permettila a chi ti considera da sempre un amico vero, un fratello minore a cui si vuole un gran bene, una premessa fondamentale: leggere la tua replica mi ha procurato un misto di affetto e profonda tenerezza.

Vedi, c’è una differenza abissale tra un brillante e capacissimo imprenditore — quale tu sei, e nessuno ti toglierà mai questo merito — e chi la Politica con la “P” maiuscola la vive, la respira e, soprattutto, la comprende nelle sue dinamiche più recondite. E dopo aver letto il tuo lungo, accorato post su Facebook, mi trovo costretto ad ammetterlo pubblicamente con un pizzico di delusione: mea culpa, ti avevo sopravvalutato come politico.

Pensavo di trovarmi davanti a un navigato stratega che muoveva le sue pedine sullo scacchiere comunale per far valere il peso di chi è stato determinante. E invece no. Ti arrampichi sugli specchi della semantica giuridica per spiegare a noi “poveri cronisti” che le tue non erano tre interrogazioni, ma semplici “richieste di chiarimento, informazioni ed estrazione documentale” ai sensi dell’articolo 43 del TUEL.

Ma davvero, Raffaele? Davvero vogliamo fare la lezione di grammatica amministrativa? Che tu lo chiami interrogazione, accesso agli atti o letterina di Babbo Natale, la sostanza politica — quella con la quale tu dovresti fare i conti ogni mattina — è identica. Hai preso carta e penna, hai formalizzato e protocollato per tre volte il tuo scetticismo mettendo nero su bianco dubbi, presunte anomalie, procedure farraginose e ombre sull’operato degli uffici. Se un consigliere di maggioranza deve protocollare le carte per farsi ascoltare dalla sua stessa amministrazione, significa che la porta di quel Palazzo non è di vetro: è blindata. E tu sei rimasto fuori sul pianerottolo.

Ma facciamo un piccolo ripasso di storia politica locale, giusto per insegnarti quello che sembra esserti sfuggito.

Tu non sei un passante capitato per caso tra i banchi dell’aula consiliare il 13 luglio 2026. Tu sei la mente e il braccio di un soggetto politico che alle ultime elezioni non solo ha schierato Più Europa, ma è stato capace di sfornare una seconda lista, portando in dote alla coalizione circa 4.000 voti. Quattromila preferenze decisive, senza le quali Gennaro Giustino il Sindaco lo avrebbe fatto forse al bar del corso, non a Palazzo di Città. Siete stati i primissimi a mettere il nome di Giustino sul tavolo della candidatura prima ancora che partisse la giostra elettorale.

E com’è finita questa grande storia d’amore politica? È finita che, dopo patti pre-elettorali d’acciaio, ti sei ritrovato — per tua stessa ammissione — a dover fare un passo indietro, poi un altro, e poi un altro ancora. Dalla rinuncia al Vicesindaco fino al ridimensionamento dell’Assessore e al rimodellamento delle deleghe. Un soggetto politico da 4.000 voti completamente mortificato, trattato come l’ultimo dei comprimari.

Ecco perché il tuo arrampicarti sugli specchi fa sorridere. Qualsiasi politico di razza, di fronte a un simile trattamento, avrebbe iniziato a fare quello che stavi facendo tu: mettere i bastoni tra le ruote, far sentire il fiato sul collo alla giunta e lanciare segnali di fumo (o bombe ad orologeria) per far valere il proprio peso. Questa è la Politica, Raffaele: la dialettica del potere, il riequilibrio delle posizioni. Invece tu te ne esci dicendo: “No, guardate che non ce l’ho con nessuno, sto solo facendo il mio dovere di consigliere!”.

Ma allora le ipotesi sono due, caro mio fratello, e non so quale sia la peggiore:

  1. O non conosci il tuo ruolo e le dinamiche della politica: un fondatore della prima ora della coalizione di governo non ha alcun bisogno di protocollare un accesso agli atti per sapere cosa succede in comune o a chi viene assegnato questo o quell’appalto. Se devi protocollare per sapere, significa che in quella maggioranza verosimilmente non ti calcola nessuno e che ti sei accontentato delle briciole, correndo ai ripari solo ora che la nave imbarca acqua.

  2. Oppure hai paura delle tue stesse azioni e appena vedi la stampa evidenziare la spaccatura che tu stesso stai provocando, fai marcia indietro e cerchi di mascherarla da “responsabilità istituzionale”.

Veniamo poi alla nota più dolente, quella che fa davvero cadere le braccia. Nel tuo post non manca il momento “muscolare”, con quell’elegante quanto ritrito riferimento ai “luoghi meno divertenti di Facebook” in cui stabilire i confini della reputazione, ricordando i tuoi trascorsi di querele ed esposti (siamo alla quarta, ci dici).

Vedi, caro Raffaele, questo è il classico riflesso condizionato della politica moderna: quando mancano gli argomenti e il dibattito si fa serrato, si tira fuori la clava della querela temeraria per tentare di zittire la stampa. Si prende la ricostruzione di un articolo, la si decontestualizza ad hoc, si cerca di delegittimare il ruolo del giornalista e si agita lo spettro del tribunale. È un film già visto, e sinceramente da te non me lo aspettavo. La stampa libera non si fa intimidire dalle minacce di querela, né tantomeno si fa zittire dalle tue personali interpretazioni di ciò che è cronaca e ciò che è critica. Se pensi di spaventare chi fa questo lavoro da anni raccontando la realtà dei fatti, hai sbagliato di nuovo indirizzo.

Le coincidenze geografiche, i dettagli sugli affidamenti diretti, gli incastri tra assessori, deleghe e consiglieri non sono “illazioni della fantasia giornalistica”: sono elementi pubblici presi da atti amministrativi ufficiali dell’Ente. Rilevarli, metterli in fila e porre domande è il mestiere del giornalista. Rispondere nel merito — senza minacciare citazioni in giudizio — sarebbe invece il mestiere del politico.

Continua pure a leggere le carte, caro Raffaele. Fai benissimo, anzi fallo sempre di più. Ma mentre tu leggi le carte, permetti a chi la politica la conosce da qualche decennio di leggere i comportamenti.

Agli altri lascerai pure i “castelli”, ma se continui con questo ingiustificato candore, a te e alla tua lista rischiano di restare soltanto le macerie. Con immutato affetto (ma con l’esigenza di spiegarti come va il mondo).

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AFRAGOLA. Palazzo di vetro o castello di carte? Il “fuoco amico” sull’Amministrazione Giustino

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AFRAGOLATra commissari “fai-da-te”, elenchi secretati e singolari coincidenze geografiche, la maggioranza perde pezzi mentre l’opposizione si gode lo spettacolo. C’è un fantasma che s’aggira per i corridoi del Municipio di Afragola, e non indossa i panni dell’opposizione. Porta la spilla di Più Europa, siede tra i banchi della maggioranza e risponde al nome del Dottor Raffaele Mosca.

Negli ultimi mesi, il clima politico in città è diventato incandescente, ma la vera bomba a orologeria è esplosa dall’interno. Mosca ha infatti depositato ben tre interrogazioni consiliari che suonano come un vero e proprio atto di accusa alla macchina amministrativa guidata dal Sindaco Gennaro Giustino. Un’escalation di sospetti e contestazioni formali che trasforma l’avviso lanciato da Mosca al Primo Cittadino durante l’ultimo Consiglio Comunale — quel gelido “ti guarderò da lontano e vigilerò su tutto” — in una minaccia politica drammaticamente concreta. La maggioranza scricchiola, mentre la giunta trema.

Ma cosa ha spinto un esponente di spicco della coalizione di governo a vestire i panni del più spietato degli ispettori? Per capirlo basta leggere le sue istanze, infarcite di “considerato che” e “rilevato che” che lasciano ben poco spazio all’immaginazione.

Ombre sulle Gare: la tripla offensiva di Mosca

Al centro del mirino di Mosca sono finite due importanti procedure telematiche: l’Accordo Quadro per la Manutenzione di Vari Edifici Pubblici e l’appalto da 104 settimane per il Servizio di portineria, accoglienza e sorveglianza.

Il consigliere solleva nodi procedurali tutt’altro che trascurabili:

  • La strana “autonomina” del Dirigente: Mosca contesta apertamente la procedura adottata per la gara delle manutenzioni, dove l’Ing. Nunzio Boccia, nella sua qualità di Dirigente/RUP, avrebbe proposto e approvato la nomina di sé stesso a Presidente della Commissione Giudicatrice. Com’è possibile che chi controlla sia anche chi giudica? E perché rinviare la pubblicazione di tale nomina solo a valle delle valutazioni tecniche? Le commissioni si sono insediate e hanno lavorato prima della dovuta pubblicazione dei curricula e delle dichiarazioni di assenza di incompatibilità su Amministrazione Trasparente?

  • Il “mistero” sui partecipanti: Mosca esige la visione immediata e integrale dell’elenco degli Operatori Economici che hanno presentato offerta entro i termini. Pretende di conoscere ragione sociale, sedi, P.IVA, eventuali avvalimenti o RTI, oltre al numero preciso di imprese ammesse, escluse o riammesse con soccorso istruttorio. Cosa si nasconde dietro le quinte della piattaforma telematica Tuttogare? Mosca chiede persino i report di sistema e i registri dei log post-scadenza per tracciare ogni singolo accesso interno.

  • Imparzialità e “Pantouflage”: Viene sollevato un dubbio cruciale: i commissari hanno reso la formalizzazione della dichiarazione di assenza di conflitti di interesse dopo esser venuti a conoscenza dei nomi effettivi delle aziende in gara? E ancora: l’Ente ha effettuato i dovuti controlli sul divieto di pantouflage (art. 53, c. 16-ter, D.Lgs. 165/2001) per verificare che tra i concorrenti non vi siano ex dipendenti comunali passati al privato? Per non parlare della richiesta di esibire i Patti di Integrità e le verifiche antimafia legate alle White List.

Insomma, un quadro a tinte fosche. E il fatto che Mosca pretenda riscontri entro 5 giorni lavorativi, esigendo motivazioni analitiche di legge in caso di diniego, è il segnale che il tempo della diplomazia si è esaurito.

Un cortocircuito politico: la Giunta, la delega e il “contentino”

Ciò che rende la vicenda un autentico paradosso politico è la posizione dello stesso Mosca. Il consigliere fa parte della maggioranza in quota Più Europa, la medesima forza politica che in Giunta esprime un assessorato “pesante”: quello di Franco Moxedano.

Scorrendo il fittissimo pacchetto di deleghe in pancia a Moxedano — Personale, Servizi al Cittadino, Fondi PNRR, Edilizia Scolastica, Trasporto Locale, Viabilità e, guardacaso, Manutenzione — la domanda sorge spontanea: come fa un consigliere di maggioranza a sparare ad altezze ad altezze così elevate contro gli uffici del suo stesso assessorato di riferimento? Siamo di fronte a una faida interna al partito, a una presa di distanze preventive prima che esplodano eventuali scandali, o al preludio di una caduta dell’esecutivo Giustino?

Nel bel mezzo di questo scontro ad alta tensione, spunta poi un tassello che ha tutto il sapore di un divertito rompicapo contabile.

Con Determinazione Dirigenziale N° 1481 del 1° settembre 2026, l’Ente ha approvato un affidamento diretto (ex art. 50, comma 1, lett. b del D.Lgs. 36/2023) per i “servizi di custodia, portierato e reception h24” presso la nuova Isola Ecologica di Via De Chirico. Importo complessivo: 24.595,20 euro per appena 60 giorni di servizio, assegnati alla ditta OR.SA. Servizi Fiduciari Srls.

Una procedura fulminea — Trattativa Diretta MEPA aperta il 10 agosto alle 13:39 e chiusa l’11 agosto alle 12:00 — la cui ditta aggiudicataria ha la propria sede legale a Casoria. Ebbene, una curiosa quanto bizzarra coincidenza vuole che l’amministratrice di questa società risulti originaria della stessa ridente cittadina di provenienza dell’assessore Franco Moxedano: Mugnano di Napoli.

Certamente una pura casualità geografica, ci mancherebbe. Ma nell’intricata ragnatela della politica afragolese, dove i maliziosi vedrebbero un goffo “contentino” economico-gestionale elargito per placare le ire di un’area politica in subbuglio e ammorbidire il rigore di Mosca, resta il dato di fatto: le carte parlano, i dubbi aumentano e la maggioranza continua a ballare sul ponte del Titanic.

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