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AFRAGOLA. I proclami contro la realtà e Il bluff dei 90 giorni di Giustino. Le denunce delle opposizioni
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AFRAGOLA – Se l’obiettivo dell’amministrazione Giustino era quello di inaugurare una “rivoluzione di normalità”, i primi tre mesi di governo hanno restituito ai cittadini una fotografia ben diversa: il vuoto di idee coperto dalla retorica degli slogan e da un’insofferenza cronica verso ogni forma di dissenso.
Nelle ultime ore, le voci dell’opposizione hanno delineato con forza e precisione i contorni di una gestione politica che mostra già vistosamente le prime crepe. L’analisi condotta dalle minoranze non lascia spazio ad alibi e tocca la sostanza del saper amministrare.
L’ordinario spacciato per straordinario
Il consigliere Biagio Castaldo ha smontato pezzo per pezzo la narrazione trionfalistica della maggioranza, ricordando come l’approvazione del DUP e l’avvio della sessione di bilancio non siano “conquiste storiche”, ma adempimenti burocratici vincolati dalla legge. Rispondere a rilievi di natura squisitamente politica con attacchi personali e scivoloni istituzionali — come quelli mossi dal consigliere Botta — evidenzia solo la totale assenza di argomentazioni. «Chi ricopre un ruolo di governo ha il dovere etico e politico di rispondere alla città con i fatti, non con le invettive», ha ribadito Castaldo, invitando l’esecutivo ad alzare il livello del confronto anziché scendere sul terreno della polemica spicciola.
Un’agenda di governo rimasta chiusa nel cassetto
Sulla stessa linea la leader dell’opposizione, Alessandra Iroso, che ha rimarcato come dopo novanta giorni non vi sia traccia di un’agenda politica chiara, di un cantiere aperto o di una visione concreta per il territorio. Afragola assiste a un paradosso continuo: toni nervosi della maggioranza di fronte al dissenso e proclami declinati sempre al futuro, mentre il presente tace.
Il degrado dei luoghi della memoria
La misura del fallimento gestionale sul piano dell’ordinaria manutenzione emerge chiaramente dalla denuncia del consigliere Giacinto Baia (Forza Italia). La situazione del cimitero cittadino — tra erba alta, incuria e abbandono — rappresenta un’offesa al decoro e al rispetto della memoria collettiva. Il diserbo, la pulizia e il decoro di un luogo sacro non sono interventi straordinari: sono l’ABC di qualsiasi amministrazione dotata di un minimo senso di civiltà.
Il ruolo della stampa libera e il “sistema” delle delegittimazioni
Di fronte a questo quadro, è comprensibile che una parte dell’elettorato resti ancora aggrappata alla speranza e continui a fare il tifo per la fazione sostenuta. Ciò che risulta del tutto inaccettabile è la reazione che le istituzioni locali riservano alla stampa libera. Quando la realtà smentisce la propaganda, quando i giornali documentano attraverso gli atti amministrativi scelte clientelari, nomine discutibili e un chiaro tentativo di occupazione del potere, scatta la delegittimazione coordinata.
Un Sindaco e una giunta che avallano o incoraggiano il linciaggio verbale sui social da parte di “squadracce” di supporter e cacciatori di poltrone scendono a un livello politico imbarazzante. Afragola non si governa con i “like” sotto i post diffamatori, né bollando come “mistificatore” chiunque ponga domande scomode sulla legittimità degli atti. Se le denunce dell’opposizione coincidono puntualmente con quanto documentato dalla stampa indipendente, significa che il velo di Maya è già caduto. La città non ha bisogno di manutengoli in cerca di sistemazione per sé e per i suoi, ma di un governo capace di rispondere della propria condotta. E la realtà, per quanto si cerchi di coprirla, finisce sempre per venire a galla.
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AFRAGOLA. Comune e Salzano depositano le loro memorie al TAR. L’avanspettacolo delle difese per non ricontare le schede
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9 Settembre 2026
AFRAGOLA – Guardando le carte depositate al TAR Campania dai legali del Comune di Afragola e del consigliere proclamato eletto Ferdinando Salzano, come memorie difensive al ricorso al TAR presentato da Raffaele Iazzetta, l’impressione non è quella di trovarsi di fronte a un solido castello difensivo. Assomiglia molto di più a una tenda da campeggio montata al buio durante un uragano, dove gli avvocati cercano di convincere i giudici che se la tela vola via, non è un difetto strutturale: è il “fisiologico venticello” della democrazia.
La difesa del Comune di Afragola e del consigliere proclamato Salzano si fonda sull’assunto che le vistose irregolarità riscontrate nei seggi – tra verbali incompiuti, cancellature illegittime e conteggi visibilmente errati – rappresentino soltanto un’inevitabile “fisiologia” delle operazioni elettorali dovuta all’inesperienza dei presidenti, liquidando al contempo le contestazioni del ricorrente Iazzetta come un mero tentativo “esplorativo” di sovvertire il risultato senza aver fornito una prova matematica matematicamente inconfutabile.
Per capire la comica vicenda bisogna fare un salto all’indietro. Alle amministrative di Afragola del maggio 2026, per l’assegnazione del 15° e ultimo seggio di maggioranza, si consuma un duello al cardiopalma: la Lista n. 2 (“La Svolta Giusta”) ottiene 1.795 voti, mentre la Lista n. 7 (“Mastella Noi di Centro”) si ferma a 1.786. Appena 9 voti di scarto. Applicando il metodo d’Hondt, il secondo quoziente della Svolta Giusta fa 897,5; quello di Noi di Centro si ferma a 893. Per un battito di ciglia (o per 10 voti di lista), il seggio va a Salzano e lascia a bocca asciutta Raffaele Iazzetta.
Raffaele Iazzetta prende carta e penna, fa due calcoli e si rivolge al TAR, denunciando un colabrodo di schede, cifre sparite e verbali che sembrano scritte in geroglifico. La reazione difensiva del Comune e del controinteressato? Una lezione magistrale di arrampicata sugli specchi con le mani unte d’olio.
Il mistero della Fisiologia Elettorale
La difesa di Salzano cala subito l’asso nella manica, sostenendo con ammirevole spudoratezza che le irregolarità denunciate nel ricorso sono “intrinsecamente riconducibili all’aspetto fisiologico, e non patologico, delle elezioni (!)”. Capito la perla? Se in un seggio i numeri non tornano, se si scrive a matita e poi si sovrascrive a penna, se mancano le tabelle o i riepiloghi, per la difesa non è un pasticcio: è la “fisiologia”. Come dire che se portate l’auto dal meccanico per un tagliando e vi restituiscono un triciclo senza ruote, non dovete lamentarvi: è il fisiologico funzionamento dell’automobilismo.
I verbali fantasma e la “Sindrome da Prima Volta”
Ma è leggendo i verbali ufficiali delle audizioni dei Presidenti di seggio presiedute dal Dott. Todisco per l’Ufficio Centrale che la “fisiologia” si trasforma in pura avanspettacolo:
Sezione 8: Il Presidente si presenta e, messo di fronte alle discrasie tra verbali e tabelle di scrutinio, dichiara candidamente che “non sa spiegare gli errori della tabella in quanto compilata dagli scrutatori”. Quanto all’omissione dei riepiloghi, ci rassicura: deriva da “mera dimenticanza ed inesperienza”. E sulla doppia grafia tra penna e matita nei voti? Dettagli!
Sezione 10: Qui tocchiamo vette degne di un film di Totò e Peppino. La Presidente ammette che le cancellature nei riquadri dei voti non le ha fatte lei, ma “una persona che si è qualificata come dipendente del comune” che è entrata nel seggio e ha “apportato correzioni”! Non solo: dall’urna sono spuntate 4 schede che con la sezione non c’entravano nulla. E per finire, è stato fatto votare persino un signore che si è dichiarato “rappresentante di lista” senza averne alcun titolo né accredito. Motivo dei pasticci? “Confusione nel seggio”.
Sezione 27: Il Presidente ammette candidamente che le tabelle di scrutinio… semplicemente non sono state compilate! Prima dice che i voti li segnava contestualmente, poi, quando gli fanno notare che i fogli sono intonsi, ritratta e ammette che i voti li ha messi solo a verbale “a occhio”. Il tutto condito da fogli adesivi privi di timbri e firme di congiunzione. Scusa ufficiale? “Inesperienza e mancata consultazione delle istruzioni”. In pratica, è come mettere al volante di un autobus di linea un guidatore che ammette di non aver mai letto il Codice della Strada.
Sezione 28: Qui la Presidente spiega che lo spoglio è stato interrotto e poi ricominciato perché un messo comunale è entrato chiedendo di “ricavare prima il dato relativo al Sindaco”. Nel caos, le matite colorate d’ordinanza (rosso e blu) sono scomparse, sostituite da grafite generica. E i totali dei voti per quasi tutte le liste? Semplicemente non riportati.
Eppure, a fronte di questo quadro surreale certificato dagli stessi verbali comunali, il Comune di Afragola sostiene nella propria memoria che l’Ufficio Centrale avrebbe “già esercitato il proprio potere-dovere di controllo” ed “emendato” gli errori. Un po’ come dire che siccome l’incendio è stato censito, la casa non è bruciata.
Il mantra del “Ricorso Esplorativo” e il pallottoliere di Eligendo
Messi di fronte al ridicolo, Comune e controinteressato si trincerano dietro il cavillo della moda: “Il ricorso è esplorativo!” gridano in coro, invocando la “prova di resistenza”. Un ritornello stanco: secondo i legali, Iazzetta non avrebbe dimostrato con “certezza” dove stiano i 10 voti mancanti per scavalcare Salzano, e dunque non si dovrebbero neppure aprire i plichi.
Peccato che, per fare un solo esempio, nella Sezione 18 la matematica non sia un’opinione, neanche ad Afragola. Dai dati ufficiali (persino su Eligendo) risultano attribuiti alla Lista n. 7 soltanto 34 voti di lista, a fronte di ben 40 preferenze maschili valide espresse per i soli candidati di quella stessa lista! Ora, a meno che ad Afragola non sia stata introdotta la fisica quantistica applicata al voto — per cui sei cittadini riescono a votare un candidato consigliere senza votare la lista di appartenenza — ci troviamo di fronte a un’anomalia contabile da scuola elementare. Ma per le difese, neanche questo basta: il Comune liquida Eligendo come “dato informatico privo di valore ufficiale” e Salzano sostiene che 6 voti in più non basterebbero comunque a superarlo. E per i restanti 4 voti per fare 10? Chiedere la verifica delle schede nelle sezioni colabrodo sarebbe, secondo loro, una “caccia al tesoro” vietata dal codice.
In attesa del Verdetto
Insomma, la linea difensiva è chiarissima: le sezioni elettorali possono trasformarsi nel far west, i verbali possono essere dimenticati o pasticciati da “dipendenti comunali di passaggio”, ma guai ad aprire le scatole per ricontare le schede e restituire veridicità al voto degli elettori. Sarebbe “esplorativo”!
Sia chiaro: noi non abbiamo la verità in tasca e non sostituiamo i tribunali. Non sta a noi né alle memorie di parte proclamare vincitori e vinti. Soltanto un Giudice, con la Terziarietà e l’Autorevolezza del TAR Campania, potrà fare luce su questo guazzabuglio e decidere chi ha diritto di sedere in Consiglio Comunale.
Noi ce ne stiamo qui, in pia attesa della sentenza del 2 dicembre 2026. Con una sola certezza: comunque vada a finire la contesa legale tra Iazzetta e Salzano, a uscire sconfitti al primo turno da questa storia sono l’aritmetica, la precisione e la dignità delle operazioni elettorali.
Afragola
AFRAGOLA. In via Cinquevie resiste la cappella votiva di “San Lello Botta”, protettore dei dipendenti della monnezza.
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4 Settembre 2026
AFRAGOLA – Ci sono politici che, una volta vinte le elezioni, ripiegano le bandiere, ringraziano gli elettori e si mettono al lavoro nei palazzi delle istituzioni. E poi c’è il Consigliere comunale Raffaele Botta, colonna portante della lista “A Viso Aperto”, nonché uno dei più ferventi e devoti sacerdoti del verbo del Sindaco Gennaro Giustino.
Per Botta, la campagna elettorale finita a maggio non è mai finita. È uno stato dell’anima, una condizione dello spirito, ma soprattutto un’esposizione permanente in Via Cinquevie.
Passando da quelle parti, il cittadino afragolese non assiste a un semplice ricordo della contesa elettorale: si imbatte in una vera e propria cappella votiva laica dedicata al culto della personalità. La vetrina del suo ex comitato elettorale presenta ancora, in tutto il suo splendore vintage, il faccione del candidato Botta che campeggia sovrano sul muro e sulle insegne. Un santuario del consenso in perenne attività che sfida il tempo, la fisica e, soprattutto, il Codice della Strada.

Se un povero commerciante afragolese provasse ad affiggere sulla propria vetrina uno striscione non autorizzato per svendere due paia di calzini, vedrebbe piombare nel giro di un quarto d’ora la Polizia Locale, gli ispettori dell’Ufficio Tributi, i blindo armati Centauro dell’Esercito e forse persino l’aviazione per rimozione coatta e sanzione immediata. Ma se la gigantografia appartiene al consigliere di maggioranza che “risponde alle promesse elettorali”, allora la vista della Polizia Locale si annebbia improvvisamente e subentra una strana forma di miopia selettiva.
Poco importa se l’articolo 23 del Nuovo Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992, commi 1, 4 e 11 per i cultori della materia) vieti espressamente cartelli, manifesti e impianti pubblicitari visibili dalle strade in quanto potenziale fonte di distrazione per chi guida. E poco importa che la normativa elettorale vieti la propaganda figurativa fissa persino durante la campagna, figuriamoci a seggi chiusi da ben oltre tre mesi.
La gigantografia è sempre lì. Più che un comitato, sembra una sorta di simulacro a futura memoria, dove l’unica norma rispettata pare essere quella del “io so’ io e voi non siete…”. Un paradosso grottesco per chi dovrebbe rappresentare la legalità cittadina e che invece trasforma una via pubblica nella dependance del proprio ego.
Ma la statura politica di Raffaele Botta non si misura soltanto in metri quadri di vinile pubblicitario abusivo. No, il nostro condottiero di A Viso Aperto è un uomo d’azione, uno di quelli che le “risposte” alle promesse fatte in campagna elettorale non le manda a dire: le stabilizza direttamente in pianta organica.
Si dicono un gran bene delle sue straordinarie capacità di “orientamento professionale”: guarda caso, tra i banchi degli assunti e degli inserimenti nell’organico della ditta appaltatrice del servizio di igiene urbana, spuntano con festosa sistematicità i nomi di alcuni dei suoi più calorosi sostenitori della prima ora, con buona pace e consenso del dirigente all’Ambiente Francesco Affinito. Una coincidenza prodigiosa. La nettezza urbana ad Afragola non è mai stata così vicina alla politica delle risposte trasparenti: la monnezza si spazza, le promesse si spazzolano.
È il miracolo della democrazia partecipata: tu mi dai il voto, io ti do il camion della spazzatura, e insieme lasciamo il mio faccione sulla strada a sghignazzare in faccia al Codice della Strada e al decoro urbano.
D’altronde, con un politico di tale caratura che vigila sulla città dalle vetrate di Via Cinquevie come un Gargoyle di cartone pressato, gli afragolesi possono dormire sonni tranquillissimi. L’unica domanda che resta da farsi è: la sanzione per affissione abusiva la si recapita al Comune o direttamente alla ditta della spazzatura? Perché a questo punto, per coerenza, potrebbero raccogliere pure il manifesto.
Afragola
AFRAGOLA. La politica non è fare azienda. Lezioni di Politica al fratello che voleva fare l’ispettore.
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2 Settembre 2026
AFRAGOLA – Caro Raffaele, permettila a chi ti considera da sempre un amico vero, un fratello minore a cui si vuole un gran bene, una premessa fondamentale: leggere la tua replica mi ha procurato un misto di affetto e profonda tenerezza.
Vedi, c’è una differenza abissale tra un brillante e capacissimo imprenditore — quale tu sei, e nessuno ti toglierà mai questo merito — e chi la Politica con la “P” maiuscola la vive, la respira e, soprattutto, la comprende nelle sue dinamiche più recondite. E dopo aver letto il tuo lungo, accorato post su Facebook, mi trovo costretto ad ammetterlo pubblicamente con un pizzico di delusione: mea culpa, ti avevo sopravvalutato come politico.
Pensavo di trovarmi davanti a un navigato stratega che muoveva le sue pedine sullo scacchiere comunale per far valere il peso di chi è stato determinante. E invece no. Ti arrampichi sugli specchi della semantica giuridica per spiegare a noi “poveri cronisti” che le tue non erano tre interrogazioni, ma semplici “richieste di chiarimento, informazioni ed estrazione documentale” ai sensi dell’articolo 43 del TUEL.
Ma davvero, Raffaele? Davvero vogliamo fare la lezione di grammatica amministrativa? Che tu lo chiami interrogazione, accesso agli atti o letterina di Babbo Natale, la sostanza politica — quella con la quale tu dovresti fare i conti ogni mattina — è identica. Hai preso carta e penna, hai formalizzato e protocollato per tre volte il tuo scetticismo mettendo nero su bianco dubbi, presunte anomalie, procedure farraginose e ombre sull’operato degli uffici. Se un consigliere di maggioranza deve protocollare le carte per farsi ascoltare dalla sua stessa amministrazione, significa che la porta di quel Palazzo non è di vetro: è blindata. E tu sei rimasto fuori sul pianerottolo.
Ma facciamo un piccolo ripasso di storia politica locale, giusto per insegnarti quello che sembra esserti sfuggito.
Tu non sei un passante capitato per caso tra i banchi dell’aula consiliare il 13 luglio 2026. Tu sei la mente e il braccio di un soggetto politico che alle ultime elezioni non solo ha schierato Più Europa, ma è stato capace di sfornare una seconda lista, portando in dote alla coalizione circa 4.000 voti. Quattromila preferenze decisive, senza le quali Gennaro Giustino il Sindaco lo avrebbe fatto forse al bar del corso, non a Palazzo di Città. Siete stati i primissimi a mettere il nome di Giustino sul tavolo della candidatura prima ancora che partisse la giostra elettorale.
E com’è finita questa grande storia d’amore politica? È finita che, dopo patti pre-elettorali d’acciaio, ti sei ritrovato — per tua stessa ammissione — a dover fare un passo indietro, poi un altro, e poi un altro ancora. Dalla rinuncia al Vicesindaco fino al ridimensionamento dell’Assessore e al rimodellamento delle deleghe. Un soggetto politico da 4.000 voti completamente mortificato, trattato come l’ultimo dei comprimari.
Ecco perché il tuo arrampicarti sugli specchi fa sorridere. Qualsiasi politico di razza, di fronte a un simile trattamento, avrebbe iniziato a fare quello che stavi facendo tu: mettere i bastoni tra le ruote, far sentire il fiato sul collo alla giunta e lanciare segnali di fumo (o bombe ad orologeria) per far valere il proprio peso. Questa è la Politica, Raffaele: la dialettica del potere, il riequilibrio delle posizioni. Invece tu te ne esci dicendo: “No, guardate che non ce l’ho con nessuno, sto solo facendo il mio dovere di consigliere!”.
Ma allora le ipotesi sono due, caro mio fratello, e non so quale sia la peggiore:
O non conosci il tuo ruolo e le dinamiche della politica: un fondatore della prima ora della coalizione di governo non ha alcun bisogno di protocollare un accesso agli atti per sapere cosa succede in comune o a chi viene assegnato questo o quell’appalto. Se devi protocollare per sapere, significa che in quella maggioranza verosimilmente non ti calcola nessuno e che ti sei accontentato delle briciole, correndo ai ripari solo ora che la nave imbarca acqua.
Oppure hai paura delle tue stesse azioni e appena vedi la stampa evidenziare la spaccatura che tu stesso stai provocando, fai marcia indietro e cerchi di mascherarla da “responsabilità istituzionale”.
Veniamo poi alla nota più dolente, quella che fa davvero cadere le braccia. Nel tuo post non manca il momento “muscolare”, con quell’elegante quanto ritrito riferimento ai “luoghi meno divertenti di Facebook” in cui stabilire i confini della reputazione, ricordando i tuoi trascorsi di querele ed esposti (siamo alla quarta, ci dici).
Vedi, caro Raffaele, questo è il classico riflesso condizionato della politica moderna: quando mancano gli argomenti e il dibattito si fa serrato, si tira fuori la clava della querela temeraria per tentare di zittire la stampa. Si prende la ricostruzione di un articolo, la si decontestualizza ad hoc, si cerca di delegittimare il ruolo del giornalista e si agita lo spettro del tribunale. È un film già visto, e sinceramente da te non me lo aspettavo. La stampa libera non si fa intimidire dalle minacce di querela, né tantomeno si fa zittire dalle tue personali interpretazioni di ciò che è cronaca e ciò che è critica. Se pensi di spaventare chi fa questo lavoro da anni raccontando la realtà dei fatti, hai sbagliato di nuovo indirizzo.
Le coincidenze geografiche, i dettagli sugli affidamenti diretti, gli incastri tra assessori, deleghe e consiglieri non sono “illazioni della fantasia giornalistica”: sono elementi pubblici presi da atti amministrativi ufficiali dell’Ente. Rilevarli, metterli in fila e porre domande è il mestiere del giornalista. Rispondere nel merito — senza minacciare citazioni in giudizio — sarebbe invece il mestiere del politico.
Continua pure a leggere le carte, caro Raffaele. Fai benissimo, anzi fallo sempre di più. Ma mentre tu leggi le carte, permetti a chi la politica la conosce da qualche decennio di leggere i comportamenti.
Agli altri lascerai pure i “castelli”, ma se continui con questo ingiustificato candore, a te e alla tua lista rischiano di restare soltanto le macerie. Con immutato affetto (ma con l’esigenza di spiegarti come va il mondo).


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