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AFRAGOLA. Palazzo di vetro o castello di carte? Il “fuoco amico” sull’Amministrazione Giustino
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AFRAGOLA – Tra commissari “fai-da-te”, elenchi secretati e singolari coincidenze geografiche, la maggioranza perde pezzi mentre l’opposizione si gode lo spettacolo. C’è un fantasma che s’aggira per i corridoi del Municipio di Afragola, e non indossa i panni dell’opposizione. Porta la spilla di Più Europa, siede tra i banchi della maggioranza e risponde al nome del Dottor Raffaele Mosca.
Negli ultimi mesi, il clima politico in città è diventato incandescente, ma la vera bomba a orologeria è esplosa dall’interno. Mosca ha infatti depositato ben tre interrogazioni consiliari che suonano come un vero e proprio atto di accusa alla macchina amministrativa guidata dal Sindaco Gennaro Giustino. Un’escalation di sospetti e contestazioni formali che trasforma l’avviso lanciato da Mosca al Primo Cittadino durante l’ultimo Consiglio Comunale — quel gelido “ti guarderò da lontano e vigilerò su tutto” — in una minaccia politica drammaticamente concreta. La maggioranza scricchiola, mentre la giunta trema.
Ma cosa ha spinto un esponente di spicco della coalizione di governo a vestire i panni del più spietato degli ispettori? Per capirlo basta leggere le sue istanze, infarcite di “considerato che” e “rilevato che” che lasciano ben poco spazio all’immaginazione.
Ombre sulle Gare: la tripla offensiva di Mosca
Al centro del mirino di Mosca sono finite due importanti procedure telematiche: l’Accordo Quadro per la Manutenzione di Vari Edifici Pubblici e l’appalto da 104 settimane per il Servizio di portineria, accoglienza e sorveglianza.
Il consigliere solleva nodi procedurali tutt’altro che trascurabili:
La strana “autonomina” del Dirigente: Mosca contesta apertamente la procedura adottata per la gara delle manutenzioni, dove l’Ing. Nunzio Boccia, nella sua qualità di Dirigente/RUP, avrebbe proposto e approvato la nomina di sé stesso a Presidente della Commissione Giudicatrice. Com’è possibile che chi controlla sia anche chi giudica? E perché rinviare la pubblicazione di tale nomina solo a valle delle valutazioni tecniche? Le commissioni si sono insediate e hanno lavorato prima della dovuta pubblicazione dei curricula e delle dichiarazioni di assenza di incompatibilità su Amministrazione Trasparente?
Il “mistero” sui partecipanti: Mosca esige la visione immediata e integrale dell’elenco degli Operatori Economici che hanno presentato offerta entro i termini. Pretende di conoscere ragione sociale, sedi, P.IVA, eventuali avvalimenti o RTI, oltre al numero preciso di imprese ammesse, escluse o riammesse con soccorso istruttorio. Cosa si nasconde dietro le quinte della piattaforma telematica Tuttogare? Mosca chiede persino i report di sistema e i registri dei log post-scadenza per tracciare ogni singolo accesso interno.
Imparzialità e “Pantouflage”: Viene sollevato un dubbio cruciale: i commissari hanno reso la formalizzazione della dichiarazione di assenza di conflitti di interesse dopo esser venuti a conoscenza dei nomi effettivi delle aziende in gara? E ancora: l’Ente ha effettuato i dovuti controlli sul divieto di pantouflage (art. 53, c. 16-ter, D.Lgs. 165/2001) per verificare che tra i concorrenti non vi siano ex dipendenti comunali passati al privato? Per non parlare della richiesta di esibire i Patti di Integrità e le verifiche antimafia legate alle White List.
Insomma, un quadro a tinte fosche. E il fatto che Mosca pretenda riscontri entro 5 giorni lavorativi, esigendo motivazioni analitiche di legge in caso di diniego, è il segnale che il tempo della diplomazia si è esaurito.
Un cortocircuito politico: la Giunta, la delega e il “contentino”
Ciò che rende la vicenda un autentico paradosso politico è la posizione dello stesso Mosca. Il consigliere fa parte della maggioranza in quota Più Europa, la medesima forza politica che in Giunta esprime un assessorato “pesante”: quello di Franco Moxedano.
Scorrendo il fittissimo pacchetto di deleghe in pancia a Moxedano — Personale, Servizi al Cittadino, Fondi PNRR, Edilizia Scolastica, Trasporto Locale, Viabilità e, guardacaso, Manutenzione — la domanda sorge spontanea: come fa un consigliere di maggioranza a sparare ad altezze ad altezze così elevate contro gli uffici del suo stesso assessorato di riferimento? Siamo di fronte a una faida interna al partito, a una presa di distanze preventive prima che esplodano eventuali scandali, o al preludio di una caduta dell’esecutivo Giustino?
Nel bel mezzo di questo scontro ad alta tensione, spunta poi un tassello che ha tutto il sapore di un divertito rompicapo contabile.
Con Determinazione Dirigenziale N° 1481 del 1° settembre 2026, l’Ente ha approvato un affidamento diretto (ex art. 50, comma 1, lett. b del D.Lgs. 36/2023) per i “servizi di custodia, portierato e reception h24” presso la nuova Isola Ecologica di Via De Chirico. Importo complessivo: 24.595,20 euro per appena 60 giorni di servizio, assegnati alla ditta OR.SA. Servizi Fiduciari Srls.
Una procedura fulminea — Trattativa Diretta MEPA aperta il 10 agosto alle 13:39 e chiusa l’11 agosto alle 12:00 — la cui ditta aggiudicataria ha la propria sede legale a Casoria. Ebbene, una curiosa quanto bizzarra coincidenza vuole che l’amministratrice di questa società risulti originaria della stessa ridente cittadina di provenienza dell’assessore Franco Moxedano: Mugnano di Napoli.
Certamente una pura casualità geografica, ci mancherebbe. Ma nell’intricata ragnatela della politica afragolese, dove i maliziosi vedrebbero un goffo “contentino” economico-gestionale elargito per placare le ire di un’area politica in subbuglio e ammorbidire il rigore di Mosca, resta il dato di fatto: le carte parlano, i dubbi aumentano e la maggioranza continua a ballare sul ponte del Titanic.
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Afragola
AFRAGOLA. Comune e Salzano depositano le loro memorie al TAR. L’avanspettacolo delle difese per non ricontare le schede
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9 Settembre 2026
AFRAGOLA – Guardando le carte depositate al TAR Campania dai legali del Comune di Afragola e del consigliere proclamato eletto Ferdinando Salzano, come memorie difensive al ricorso al TAR presentato da Raffaele Iazzetta, l’impressione non è quella di trovarsi di fronte a un solido castello difensivo. Assomiglia molto di più a una tenda da campeggio montata al buio durante un uragano, dove gli avvocati cercano di convincere i giudici che se la tela vola via, non è un difetto strutturale: è il “fisiologico venticello” della democrazia.
La difesa del Comune di Afragola e del consigliere proclamato Salzano si fonda sull’assunto che le vistose irregolarità riscontrate nei seggi – tra verbali incompiuti, cancellature illegittime e conteggi visibilmente errati – rappresentino soltanto un’inevitabile “fisiologia” delle operazioni elettorali dovuta all’inesperienza dei presidenti, liquidando al contempo le contestazioni del ricorrente Iazzetta come un mero tentativo “esplorativo” di sovvertire il risultato senza aver fornito una prova matematica matematicamente inconfutabile.
Per capire la comica vicenda bisogna fare un salto all’indietro. Alle amministrative di Afragola del maggio 2026, per l’assegnazione del 15° e ultimo seggio di maggioranza, si consuma un duello al cardiopalma: la Lista n. 2 (“La Svolta Giusta”) ottiene 1.795 voti, mentre la Lista n. 7 (“Mastella Noi di Centro”) si ferma a 1.786. Appena 9 voti di scarto. Applicando il metodo d’Hondt, il secondo quoziente della Svolta Giusta fa 897,5; quello di Noi di Centro si ferma a 893. Per un battito di ciglia (o per 10 voti di lista), il seggio va a Salzano e lascia a bocca asciutta Raffaele Iazzetta.
Raffaele Iazzetta prende carta e penna, fa due calcoli e si rivolge al TAR, denunciando un colabrodo di schede, cifre sparite e verbali che sembrano scritte in geroglifico. La reazione difensiva del Comune e del controinteressato? Una lezione magistrale di arrampicata sugli specchi con le mani unte d’olio.
Il mistero della Fisiologia Elettorale
La difesa di Salzano cala subito l’asso nella manica, sostenendo con ammirevole spudoratezza che le irregolarità denunciate nel ricorso sono “intrinsecamente riconducibili all’aspetto fisiologico, e non patologico, delle elezioni (!)”. Capito la perla? Se in un seggio i numeri non tornano, se si scrive a matita e poi si sovrascrive a penna, se mancano le tabelle o i riepiloghi, per la difesa non è un pasticcio: è la “fisiologia”. Come dire che se portate l’auto dal meccanico per un tagliando e vi restituiscono un triciclo senza ruote, non dovete lamentarvi: è il fisiologico funzionamento dell’automobilismo.
I verbali fantasma e la “Sindrome da Prima Volta”
Ma è leggendo i verbali ufficiali delle audizioni dei Presidenti di seggio presiedute dal Dott. Todisco per l’Ufficio Centrale che la “fisiologia” si trasforma in pura avanspettacolo:
Sezione 8: Il Presidente si presenta e, messo di fronte alle discrasie tra verbali e tabelle di scrutinio, dichiara candidamente che “non sa spiegare gli errori della tabella in quanto compilata dagli scrutatori”. Quanto all’omissione dei riepiloghi, ci rassicura: deriva da “mera dimenticanza ed inesperienza”. E sulla doppia grafia tra penna e matita nei voti? Dettagli!
Sezione 10: Qui tocchiamo vette degne di un film di Totò e Peppino. La Presidente ammette che le cancellature nei riquadri dei voti non le ha fatte lei, ma “una persona che si è qualificata come dipendente del comune” che è entrata nel seggio e ha “apportato correzioni”! Non solo: dall’urna sono spuntate 4 schede che con la sezione non c’entravano nulla. E per finire, è stato fatto votare persino un signore che si è dichiarato “rappresentante di lista” senza averne alcun titolo né accredito. Motivo dei pasticci? “Confusione nel seggio”.
Sezione 27: Il Presidente ammette candidamente che le tabelle di scrutinio… semplicemente non sono state compilate! Prima dice che i voti li segnava contestualmente, poi, quando gli fanno notare che i fogli sono intonsi, ritratta e ammette che i voti li ha messi solo a verbale “a occhio”. Il tutto condito da fogli adesivi privi di timbri e firme di congiunzione. Scusa ufficiale? “Inesperienza e mancata consultazione delle istruzioni”. In pratica, è come mettere al volante di un autobus di linea un guidatore che ammette di non aver mai letto il Codice della Strada.
Sezione 28: Qui la Presidente spiega che lo spoglio è stato interrotto e poi ricominciato perché un messo comunale è entrato chiedendo di “ricavare prima il dato relativo al Sindaco”. Nel caos, le matite colorate d’ordinanza (rosso e blu) sono scomparse, sostituite da grafite generica. E i totali dei voti per quasi tutte le liste? Semplicemente non riportati.
Eppure, a fronte di questo quadro surreale certificato dagli stessi verbali comunali, il Comune di Afragola sostiene nella propria memoria che l’Ufficio Centrale avrebbe “già esercitato il proprio potere-dovere di controllo” ed “emendato” gli errori. Un po’ come dire che siccome l’incendio è stato censito, la casa non è bruciata.
Il mantra del “Ricorso Esplorativo” e il pallottoliere di Eligendo
Messi di fronte al ridicolo, Comune e controinteressato si trincerano dietro il cavillo della moda: “Il ricorso è esplorativo!” gridano in coro, invocando la “prova di resistenza”. Un ritornello stanco: secondo i legali, Iazzetta non avrebbe dimostrato con “certezza” dove stiano i 10 voti mancanti per scavalcare Salzano, e dunque non si dovrebbero neppure aprire i plichi.
Peccato che, per fare un solo esempio, nella Sezione 18 la matematica non sia un’opinione, neanche ad Afragola. Dai dati ufficiali (persino su Eligendo) risultano attribuiti alla Lista n. 7 soltanto 34 voti di lista, a fronte di ben 40 preferenze maschili valide espresse per i soli candidati di quella stessa lista! Ora, a meno che ad Afragola non sia stata introdotta la fisica quantistica applicata al voto — per cui sei cittadini riescono a votare un candidato consigliere senza votare la lista di appartenenza — ci troviamo di fronte a un’anomalia contabile da scuola elementare. Ma per le difese, neanche questo basta: il Comune liquida Eligendo come “dato informatico privo di valore ufficiale” e Salzano sostiene che 6 voti in più non basterebbero comunque a superarlo. E per i restanti 4 voti per fare 10? Chiedere la verifica delle schede nelle sezioni colabrodo sarebbe, secondo loro, una “caccia al tesoro” vietata dal codice.
In attesa del Verdetto
Insomma, la linea difensiva è chiarissima: le sezioni elettorali possono trasformarsi nel far west, i verbali possono essere dimenticati o pasticciati da “dipendenti comunali di passaggio”, ma guai ad aprire le scatole per ricontare le schede e restituire veridicità al voto degli elettori. Sarebbe “esplorativo”!
Sia chiaro: noi non abbiamo la verità in tasca e non sostituiamo i tribunali. Non sta a noi né alle memorie di parte proclamare vincitori e vinti. Soltanto un Giudice, con la Terziarietà e l’Autorevolezza del TAR Campania, potrà fare luce su questo guazzabuglio e decidere chi ha diritto di sedere in Consiglio Comunale.
Noi ce ne stiamo qui, in pia attesa della sentenza del 2 dicembre 2026. Con una sola certezza: comunque vada a finire la contesa legale tra Iazzetta e Salzano, a uscire sconfitti al primo turno da questa storia sono l’aritmetica, la precisione e la dignità delle operazioni elettorali.
Afragola
AFRAGOLA. In via Cinquevie resiste la cappella votiva di “San Lello Botta”, protettore dei dipendenti della monnezza.
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7 giorni fail
4 Settembre 2026
AFRAGOLA – Ci sono politici che, una volta vinte le elezioni, ripiegano le bandiere, ringraziano gli elettori e si mettono al lavoro nei palazzi delle istituzioni. E poi c’è il Consigliere comunale Raffaele Botta, colonna portante della lista “A Viso Aperto”, nonché uno dei più ferventi e devoti sacerdoti del verbo del Sindaco Gennaro Giustino.
Per Botta, la campagna elettorale finita a maggio non è mai finita. È uno stato dell’anima, una condizione dello spirito, ma soprattutto un’esposizione permanente in Via Cinquevie.
Passando da quelle parti, il cittadino afragolese non assiste a un semplice ricordo della contesa elettorale: si imbatte in una vera e propria cappella votiva laica dedicata al culto della personalità. La vetrina del suo ex comitato elettorale presenta ancora, in tutto il suo splendore vintage, il faccione del candidato Botta che campeggia sovrano sul muro e sulle insegne. Un santuario del consenso in perenne attività che sfida il tempo, la fisica e, soprattutto, il Codice della Strada.

Se un povero commerciante afragolese provasse ad affiggere sulla propria vetrina uno striscione non autorizzato per svendere due paia di calzini, vedrebbe piombare nel giro di un quarto d’ora la Polizia Locale, gli ispettori dell’Ufficio Tributi, i blindo armati Centauro dell’Esercito e forse persino l’aviazione per rimozione coatta e sanzione immediata. Ma se la gigantografia appartiene al consigliere di maggioranza che “risponde alle promesse elettorali”, allora la vista della Polizia Locale si annebbia improvvisamente e subentra una strana forma di miopia selettiva.
Poco importa se l’articolo 23 del Nuovo Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992, commi 1, 4 e 11 per i cultori della materia) vieti espressamente cartelli, manifesti e impianti pubblicitari visibili dalle strade in quanto potenziale fonte di distrazione per chi guida. E poco importa che la normativa elettorale vieti la propaganda figurativa fissa persino durante la campagna, figuriamoci a seggi chiusi da ben oltre tre mesi.
La gigantografia è sempre lì. Più che un comitato, sembra una sorta di simulacro a futura memoria, dove l’unica norma rispettata pare essere quella del “io so’ io e voi non siete…”. Un paradosso grottesco per chi dovrebbe rappresentare la legalità cittadina e che invece trasforma una via pubblica nella dependance del proprio ego.
Ma la statura politica di Raffaele Botta non si misura soltanto in metri quadri di vinile pubblicitario abusivo. No, il nostro condottiero di A Viso Aperto è un uomo d’azione, uno di quelli che le “risposte” alle promesse fatte in campagna elettorale non le manda a dire: le stabilizza direttamente in pianta organica.
Si dicono un gran bene delle sue straordinarie capacità di “orientamento professionale”: guarda caso, tra i banchi degli assunti e degli inserimenti nell’organico della ditta appaltatrice del servizio di igiene urbana, spuntano con festosa sistematicità i nomi di alcuni dei suoi più calorosi sostenitori della prima ora, con buona pace e consenso del dirigente all’Ambiente Francesco Affinito. Una coincidenza prodigiosa. La nettezza urbana ad Afragola non è mai stata così vicina alla politica delle risposte trasparenti: la monnezza si spazza, le promesse si spazzolano.
È il miracolo della democrazia partecipata: tu mi dai il voto, io ti do il camion della spazzatura, e insieme lasciamo il mio faccione sulla strada a sghignazzare in faccia al Codice della Strada e al decoro urbano.
D’altronde, con un politico di tale caratura che vigila sulla città dalle vetrate di Via Cinquevie come un Gargoyle di cartone pressato, gli afragolesi possono dormire sonni tranquillissimi. L’unica domanda che resta da farsi è: la sanzione per affissione abusiva la si recapita al Comune o direttamente alla ditta della spazzatura? Perché a questo punto, per coerenza, potrebbero raccogliere pure il manifesto.
Afragola
AFRAGOLA. La politica non è fare azienda. Lezioni di Politica al fratello che voleva fare l’ispettore.
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2 Settembre 2026
AFRAGOLA – Caro Raffaele, permettila a chi ti considera da sempre un amico vero, un fratello minore a cui si vuole un gran bene, una premessa fondamentale: leggere la tua replica mi ha procurato un misto di affetto e profonda tenerezza.
Vedi, c’è una differenza abissale tra un brillante e capacissimo imprenditore — quale tu sei, e nessuno ti toglierà mai questo merito — e chi la Politica con la “P” maiuscola la vive, la respira e, soprattutto, la comprende nelle sue dinamiche più recondite. E dopo aver letto il tuo lungo, accorato post su Facebook, mi trovo costretto ad ammetterlo pubblicamente con un pizzico di delusione: mea culpa, ti avevo sopravvalutato come politico.
Pensavo di trovarmi davanti a un navigato stratega che muoveva le sue pedine sullo scacchiere comunale per far valere il peso di chi è stato determinante. E invece no. Ti arrampichi sugli specchi della semantica giuridica per spiegare a noi “poveri cronisti” che le tue non erano tre interrogazioni, ma semplici “richieste di chiarimento, informazioni ed estrazione documentale” ai sensi dell’articolo 43 del TUEL.
Ma davvero, Raffaele? Davvero vogliamo fare la lezione di grammatica amministrativa? Che tu lo chiami interrogazione, accesso agli atti o letterina di Babbo Natale, la sostanza politica — quella con la quale tu dovresti fare i conti ogni mattina — è identica. Hai preso carta e penna, hai formalizzato e protocollato per tre volte il tuo scetticismo mettendo nero su bianco dubbi, presunte anomalie, procedure farraginose e ombre sull’operato degli uffici. Se un consigliere di maggioranza deve protocollare le carte per farsi ascoltare dalla sua stessa amministrazione, significa che la porta di quel Palazzo non è di vetro: è blindata. E tu sei rimasto fuori sul pianerottolo.
Ma facciamo un piccolo ripasso di storia politica locale, giusto per insegnarti quello che sembra esserti sfuggito.
Tu non sei un passante capitato per caso tra i banchi dell’aula consiliare il 13 luglio 2026. Tu sei la mente e il braccio di un soggetto politico che alle ultime elezioni non solo ha schierato Più Europa, ma è stato capace di sfornare una seconda lista, portando in dote alla coalizione circa 4.000 voti. Quattromila preferenze decisive, senza le quali Gennaro Giustino il Sindaco lo avrebbe fatto forse al bar del corso, non a Palazzo di Città. Siete stati i primissimi a mettere il nome di Giustino sul tavolo della candidatura prima ancora che partisse la giostra elettorale.
E com’è finita questa grande storia d’amore politica? È finita che, dopo patti pre-elettorali d’acciaio, ti sei ritrovato — per tua stessa ammissione — a dover fare un passo indietro, poi un altro, e poi un altro ancora. Dalla rinuncia al Vicesindaco fino al ridimensionamento dell’Assessore e al rimodellamento delle deleghe. Un soggetto politico da 4.000 voti completamente mortificato, trattato come l’ultimo dei comprimari.
Ecco perché il tuo arrampicarti sugli specchi fa sorridere. Qualsiasi politico di razza, di fronte a un simile trattamento, avrebbe iniziato a fare quello che stavi facendo tu: mettere i bastoni tra le ruote, far sentire il fiato sul collo alla giunta e lanciare segnali di fumo (o bombe ad orologeria) per far valere il proprio peso. Questa è la Politica, Raffaele: la dialettica del potere, il riequilibrio delle posizioni. Invece tu te ne esci dicendo: “No, guardate che non ce l’ho con nessuno, sto solo facendo il mio dovere di consigliere!”.
Ma allora le ipotesi sono due, caro mio fratello, e non so quale sia la peggiore:
O non conosci il tuo ruolo e le dinamiche della politica: un fondatore della prima ora della coalizione di governo non ha alcun bisogno di protocollare un accesso agli atti per sapere cosa succede in comune o a chi viene assegnato questo o quell’appalto. Se devi protocollare per sapere, significa che in quella maggioranza verosimilmente non ti calcola nessuno e che ti sei accontentato delle briciole, correndo ai ripari solo ora che la nave imbarca acqua.
Oppure hai paura delle tue stesse azioni e appena vedi la stampa evidenziare la spaccatura che tu stesso stai provocando, fai marcia indietro e cerchi di mascherarla da “responsabilità istituzionale”.
Veniamo poi alla nota più dolente, quella che fa davvero cadere le braccia. Nel tuo post non manca il momento “muscolare”, con quell’elegante quanto ritrito riferimento ai “luoghi meno divertenti di Facebook” in cui stabilire i confini della reputazione, ricordando i tuoi trascorsi di querele ed esposti (siamo alla quarta, ci dici).
Vedi, caro Raffaele, questo è il classico riflesso condizionato della politica moderna: quando mancano gli argomenti e il dibattito si fa serrato, si tira fuori la clava della querela temeraria per tentare di zittire la stampa. Si prende la ricostruzione di un articolo, la si decontestualizza ad hoc, si cerca di delegittimare il ruolo del giornalista e si agita lo spettro del tribunale. È un film già visto, e sinceramente da te non me lo aspettavo. La stampa libera non si fa intimidire dalle minacce di querela, né tantomeno si fa zittire dalle tue personali interpretazioni di ciò che è cronaca e ciò che è critica. Se pensi di spaventare chi fa questo lavoro da anni raccontando la realtà dei fatti, hai sbagliato di nuovo indirizzo.
Le coincidenze geografiche, i dettagli sugli affidamenti diretti, gli incastri tra assessori, deleghe e consiglieri non sono “illazioni della fantasia giornalistica”: sono elementi pubblici presi da atti amministrativi ufficiali dell’Ente. Rilevarli, metterli in fila e porre domande è il mestiere del giornalista. Rispondere nel merito — senza minacciare citazioni in giudizio — sarebbe invece il mestiere del politico.
Continua pure a leggere le carte, caro Raffaele. Fai benissimo, anzi fallo sempre di più. Ma mentre tu leggi le carte, permetti a chi la politica la conosce da qualche decennio di leggere i comportamenti.
Agli altri lascerai pure i “castelli”, ma se continui con questo ingiustificato candore, a te e alla tua lista rischiano di restare soltanto le macerie. Con immutato affetto (ma con l’esigenza di spiegarti come va il mondo).


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