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AFRAGOLA. Il Festival dello svicolo sulla nomina della Direttrice ACCC19. Il Sindaco evoca i suoi fantasmi per coprire il vuoto delle carte
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AFRAGOLA – Ci sono due modi per rispondere a un’interrogazione consiliare. Il primo è quello previsto dalle istituzioni: leggere le domande, mostrare le carte, citare gli articoli di legge e dimostrare – atti alla mano – che la Pubblica Amministrazione ha agito nel rispetto delle regole. Il secondo è il metodo Giustino: accendere il proiettore, evocare i fantasmi del passato, prendersela con nemici immaginari che parrebbero abitare stabilmente la sua mente ed esibirsi in una requisitoria contro chi governava un tempo, dimenticandosi completamente di spiegare cosa stia facendo lui oggi. Un’esibizione nervosa, a tratti comica, dove il Sindaco Gennaro Giustino ha preferito fare il gladiatore solitario contro i suoi demoni personali piuttosto che vestire i panni istituzionali del Primo Cittadino. Come se alla domanda: “Come mai il treno è arrivato in ritardo?” si rispondesse che i treni nel 1884 andavano a vapore ed è stata un lungo e deleterio progresso a portare fino ai giorni nostri questo malcostume, oppure dimostrare indignazione verso chi pone la domanda, facendogli notare che lo stesso quesito non veniva posto quando a guidare il treno era un loro amico.
L’ultimo siparietto è andato in scena nell’aula del Consiglio Comunale. Sul tavolo, una corposa e dettagliata interrogazione firmata dall’opposizione riguardante le capriole procedurali per la nomina del “Direttore Generale facente funzioni” dell’Azienda Consortile ACCC Ambito N19, nella persona della Dott.ssa Silvia Martino.
Quesiti chiarissimi, quasi lapidari, sollevati a più riprese anche dalle inchieste di Minformo: Per quale motivo un interpello interno ha stravolto l’articolo 36 dello Statuto che prevede una selezione per titoli e colloquio rivolta ai dipendenti del Comune o all’esterno? Come mai la procedura è stata avviata dall’Assemblea invece che dal Consiglio di Amministrazione competenziale? E soprattutto, la candidata prescelta possedeva o no il requisito formale dell’inquadramento in Elevata Qualificazione (EQ) alla data di scadenza del bando?
Trattandosi di un ente pubblico che gestisce milioni di euro di servizi sociali per le fasce deboli, ci si sarebbe aspettati dal Sindaco una risposta tecnica, puntuale, da Primo Cittadino garantista della legalità. E invece no.
Anziché esibire le delibere, i verbali e le determine per mettere a tacere i dubbi, Giustino ha preferito indossare l’elmo della propaganda e imbracciare la clava del politicamente scorretto. Colto da un attacco di nervosismo quasi incontrollabile, il Primo Cittadino si è trasformato in un treno in corsa: ha interrotto continuamente gli interlocutori, ha gridato fuori microfono, ha risposto a sberleffi e, ammettendo candidato per candidato la bontà di un’eccezione, ha svicolato su tutt’altro.
Gennaro Giustino si è alzato, si è infilato la casacca da navigato consigliere di opposizione (ruolo che sembra non essere mai riuscito a togliersi di dosso dal lontano 1997) e ha dato il via allo show. Ha rispolverato dimissioni storiche, si è cimentato in teoremi info-investigativi, ha additato presunti e non meglio precisati “dominus” che manovrerebbero le quinte, ha parlato delle cuginanze e si è perso nei meandri della “giustiniana memoria”. Praticamente una seduta psicanalitica a spese del tempo dell’Aula.
Mentre il Sindaco arringava la platea ricordando quanto fossero cattivi quelli di prima e quanto fossero sbagliati i profili del passato, dalla sua bocca non è usciita una sola parola sul merito delle domande poste su Silvia Martino. Nulla. Zero. Una totale e maestosa evaporazione del tema.
Sentirlo ammettere a mezza bocca che “c’è un difetto, l’organo che ha previsto la procedura non è il CDA ma l’Assemblea” per poi liquidare la cosa sostenendo che un’Assemblea vale più di un organo previsto dallo Statuto, è stato un momento di altissimo cabarettismo giuridico. Come dire che siccome il Consiglio Comunale è più importante della Polizia Municipale, da domani le multe per divieto di sosta le firmano i consiglieri.
Infatti, come gli ha giustamente ricordato in replica il consigliere Baia con una risposta assai poco incline alla diplomazia di facciata, un’Amministrazione non governa a colpi di comizi o “sensazioni”: governa per atti. Se l’interpello scavalca lo Statuto, la risposta non può essere “eh ma la precedente gestione faceva peggio”. Se si chiede se la Dott.ssa Martino avesse il titolo di EQ al 25 giugno 2026 per poter accedere a quell’avviso, non si può replicare annunciando che “presto faremo il bando per il nuovo Direttore”. Questa non è politica: è il vecchio e stanco gioco delle tre carte applicato alla burocrazia locale.
La verità è che la toppa è apparsa assai peggiore del buco. Se sulla nomina della Dott.ssa Martino fosse tutto regolare, al Sindaco sarebbe bastato fare un gesto semplicissimo: prendere la cartellina, estrarre la determina di conferimento, il verbale di valutazione dei titoli, la prova dell’inquadramento EQ alla data del 25 giugno e sbatterli sul tavolo del Consiglio. Invece no. Carte zero. Solo parole, urla, politichese e il solito, consumato disco sul passato. Una recita a beneficio di telecamera che dimostra due cose: la totale assenza di risposte di merito sugli atti e la preoccupante incapacità di accettare il controllo democratico dell’opposizione.
Il Sindaco pare non aver ancora metabolizzato il piccolo dettaglio di essere seduto sullo scranno più alto della città. Quando un’opposizione fa il suo mestiere – cioè leggere le carte, rilevare che una determina non porta la firma del Direttore ma di un’acrobatica figura definita “Facente Funzioni” e chiedere di vedere i verbali di valutazione e l’atto di nomina mai pubblicato – la risposta corretta non è l’invettiva contro l’ex nemico storico. L’ex nemico storico non amministra Afragola. Lo fa Giustino.
Continuare ad appendersi alle nascite difformi nei documenti o a cospirazioni per coprire i buchi delle procedure attuali è una strategia che inizia a mostrare la corda. Il politichese del “faremo, diremo, nomineremo” svanisce di fronte a una realtà disarmante: a oggi, di fronte a quesiti precisi sulla legittimità dell’incarico al vertice del Welfare cittadino, il Sindaco ha scelto di non rispondere. E quando un amministratore non mostra le carte chiedendo di fidarsi “sulla parola”, significa che la sostanza non c’è, o che le carte – forse – sono davvero difficili da difendere.
Si consiglia al Primo Cittadino di riporre nell’armadio i fantasmi del passato e iniziare a fare il Sindaco nel presente. Meno ossessioni personali, più verbali pubblicati. Perché Afragola non ha bisogno di un cacciatore di streghe retrospective, ma di un’Amministrazione che sappia far risponder le proprie determine al rispetto elementare delle regole.
Caro Sindaco, ad Afragola la campagna elettorale è finita da un pezzo. I mulini a vento lasciamoli a Don Chisciotte. Qui si chiedono i documenti. E finché le carte non usciranno dai cassetti, il “sistema” non apparirà affatto “giusto”: apparirà solo drammaticamente privo di pezze d’appoggio.
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AFRAGOLA. il cantiere della vergogna allo Stadio Moccia: ora ci sono tre indagati. L’opposizione rivendica il suo corretto operato di controllo.
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6 Ottobre 2026
AFRAGOLA – Ci sono momenti in cui il tempo si fa galantuomo e la realtà travolge le chiacchiere da bar, la propaganda di Palazzo e gli stornelli del tifo di parte. Ricordate la nostra inchiesta sul muro abusivo eretto all’interno dello Stadio “Luigi Moccia”? E ricordate quando una delegazione dei consiglieri di opposizione decise di varcare i cancelli della struttura per un sopralluogo ispezione, chiedendo poi formale e immediato accesso agli atti al Responsabile di Settore per far luce su quell’ecomostro spuntato dal nulla?
Bene. In quell’occasione, mentre il nostro TG documentava passo dopo passo un dovere istituzionale e giornalistico, dai banchi della maggioranza e dalle claque sintonizzate sui social si levò un coro coordinato di sberleffi e improperi. “Una passeggiata propagandistica”, gridavano. “Stanno solo cercando visibilità, dimenticando il passato”, sibilavano i custodi del verbo giustiniano. La verità, oggi, bussando alle porte della Procura, ha presentato il conto.
Sul sequestro del cantiere allo Stadio Moccia è stato ufficialmente aperto un procedimento penale che vede iscritte nel registro degli indagati ben tre persone. Altro che “passeggiata panoramica”. Altro che “scampagnata dell’opposizione”. Lì dentro si consumavano presunti reati e irregolarità edilizie su un bene della collettività.
E l’Amministrazione Giustino cosa ha fatto di fronte a questo disastro? Nel merito della vicenda, il silenzio è stato tombale. Nessuna spiegazione alla città, nessuna assunzione di responsabilità, nessuna parola di chiarezza. L’unico “esercizio di stile” espresso dal Palazzo è stato il solito, logoro scaricabarile: la colpa è della gestione passata. Già, perché la gestione sine titulo della struttura – nata sotto la precedente amministrazione e tuttora mai risolta – comoda fa comodo a tutti, soprattutto quando in aula siede un consigliere comunale di maggioranza che è contestualmente anche Presidente dell’AC Afragolese. Un conflitto d’interessi grosso come una casa che ieri come oggi viene tollerato con un’ipocrisia imbarazzante. Ma oggi le maschere cadono. E le dichiarazioni dei protagonisti di quel sopralluogo rimbombano come macigni sulle pareti del Municipio.
Le dichiarazioni dei protagonisti
Dura, istituzionale e senza sconti la presa di posizione della leader dell’opposizione, Alessandra Iroso, che dall’alto della sua esperienza professionale ed ex dirigenziale rimette le cose al loro posto: «Quando da ex dirigente del Comune e oggi da consigliera vedo sminuire un atto di controllo istituzionale a ‘passeggiata propagandistica’, sorrido per la pochezza delle argomentazioni altrui. Il tempo, però, restituisce sempre il valore alle azioni serie. Il nostro sopralluogo allo Stadio Moccia non era una passerella, ma un preciso dovere verso la città e verso la legalità degli atti amministrativi, che oggi trova conferma nell’apertura di un fascicolo d’inchiesta con tre indagati. Il tifo da stadio lasciamolo agli spalti. Pretendiamo che il Sindaco Gennaro Giustino esca finalmente dal suo nascondiglio mediatico e venga a riferire in Aula, dato che alla nostra nota al Responsabile di settore in cui chiedevamo lumi, non è mai seguita alcuna risposta. La città di Afragola ha il sacrosanto diritto di sapere cosa sia accaduto realmente in quel cantiere, chi ha autorizzato cosa e perché si è permesso che un bene pubblico diventasse teatro di presunti illeciti.»
Le fa eco il consigliere Giacinto Baia, l’unico tra i banchi della minoranza ad aver condotto battaglie di legalità con la stessa identica irremovibilità sia ieri che oggi, sotto qualsiasi colore politico: «Avevamo ragione noi. Lo diciamo senza trionfalismi, ma con la fermezza di chi fa politica per la tutela del bene comune e non per scaldare una sedia. Quando siamo andati allo Stadio Moccia sapevamo perfettamente che la materia era delicata, scottante e intrisa di irregolarità. Ci hanno deriso, ci hanno accusato di speculazione, hanno provato a tirare in ballo il passato per coprire le magagne del presente. Io c’ero prima e ci sono oggi: non ho mai guardato le tessere di partito per denunciare le storte della burocrazia o i favoritismi di Palazzo. Il sopralluogo era un atto dovuto, l’accesso agli atti era sacrosanto. Oggi gli indagati dimostrano che la nostra non era paranoia, ma vigilanza democratica. E su questo tema non faremo un solo passo indietro.»
Ora la palla passa al Sindaco Giustino. Continuando a tacere, a lanciare accuse di “dossieraggio” contro chi informa e a bollare come “propaganda” i controlli delle opposizioni, non fa altro che confermare lo stato di confusione in cui versa la sua amministrazione. Afragola non è il cortile privato di nessuno. Lo Stadio Moccia è dei cittadini. E i cittadini, adesso, pretendono risposte.
Afragola
AFRAGOLA. Il metodo Giusto finisce sulla scrivania del Prefetto. Quando la fretta di coprire 55 giorni di sonno travolge le regole e i diritti dell’opposizione
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1 Ottobre 2026
Ad AFRAGOLA la fretta è diventata una virtù amministrativa, ma solo quando si tratta di riparare ai propri ritardi. L’ultima perla dell’Amministrazione guidata dal Sindaco Gennaro Giustino e presieduta dall’Ingegner Antonio Caiazzo va in scena proprio in queste ore, con la convocazione “straordinaria ed urgente” del Consiglio Comunale fissata per venerdì 2 ottobre 2026 alle ore 14:30. L’ordine del giorno? Un classico della burocrazia d’emergenza: la ratifica di una variazione di bilancio adottata in via d’urgenza dalla Giunta il lontano 6 agosto 2026. Ed è proprio qui che il teatro dell’assurdo raggiunge il suo apice.
Cinquantacinque giorni di letargo, poi il “blitz” della vigilia
Facciamo due conti. La Giunta approva la delibera d’urgenza n. 10 ai primi di agosto. Per legge (art. 175 del TUEL), il Consiglio ha 60 giorni esatti per ratificarla, pena la decadenza. Cosa fa l’Amministrazione Giustino per quasi due mesi? Nulla. Dorme i sonni dei giusti, dimenticando il fascicolo in qualche cassetto di Palazzo Moriani. Poi, improvvisamente, il risveglio dal torpore: a due giorni dalla scadenza del termine di legge, la Presidenza del Consiglio cala la scure della “convocazione d’urgenza” con un preavviso ridotto ai minimi termini.
Una manovra maldestra che scambia l’impreparazione degli uffici per un’emergenza istituzionale. Perché l’urgenza — come sa chiunque conosca le basi del diritto amministrativo — è un evento imprevedibile, non il risultato di cinquantacinque giorni di pigro e colpevole ritardo.
E a proposito di “tempismo perfetto”, non si può certo ignorare la delibera di Giunta n. 10 del 6 agosto 2026, poi sottoposta a ratifica. L’Amministrazione Giustino ha provato a raccontarci la storiella della “variazione di bilancio d’urgenza”. Motivazione ufficiale? Bisognava urgentemente istituire i capitoli di entrata e spesa per incassare i fondi del PR Campania FESR 2021-2027 destinati alle verifiche di sicurezza sismica delle nostre scuole — nello specifico 98.010,04 euro per la Europa Unita e 94.708,31 euro per la Mozzillo — e persino correggere un “pasticcetto” di errore materiale fatto nelle tabelle allegate.
Che efficienza, verrebbe da dire! Se non fosse che le date e i decreti regionali si conoscevano da mesi e la scadenza perentoria del 30 novembre 2026 per affidare ed eseguire i lavori non è piovuta dal cielo la notte prima delle vacanze estive.
Ma si sa, nella narrazione della Giunta Giustino la calendarizzazione è un optional e l’ordinaria amministrazione si trasforma puntualmente in un’epica corsa contro il tempo. Un’inerzia cronica e una palese incapacità programmatica che espongono il Comune al solito, gravissimo rischio: far sfumare contributi fondamentali e lasciare gli interventi sulla carta. Un modo di gestire la cosa pubblica così approssimativo e sordo alle regole istituzionali da costringere, ancora una volta, l’opposizione a non potersi limitare al dibattito in aula, ma a doversi rivolgere direttamente al Prefetto per tutelare la legalità, la trasparenza e i diritti dei cittadini.
Commissioni azzerate e consiglieri “al buio”
Ma il capolavoro dell’approssimazione deve ancora venire. L’articolo 48 del Regolamento del Consiglio Comunale parla chiaro: le proposte di delibera devono essere trasmesse alla Commissione consiliare competente almeno 10 giorni prima del Consiglio per consentire l’istruttoria e il parere.
Alla data del 30 settembre — giorno in cui è stato lanciato il bando di convocazione — la proposta di ratifica non risultava mai pervenuta né esaminata dalla Commissione! In pratica, per coprire l’ennesima scadenza dimenticata, la maggioranza ha pensato bene di saltare a piè pari l’organo di controllo, chiedendo ai consiglieri di votare “al buio” una variazione finanziaria senza il dovuto approfondimento. Un metodo autoritario e sciatto che trasforma il Consiglio Comunale in un semplice passacarte e riduce le commissioni a meri orpelli decorativi.
L’esposto della minoranza al Prefetto di Napoli
Di fronte a questa ennesima forzatura procedurale, l’opposizione — con i consiglieri Alessandra Iroso, Biagio Castaldo, Giacinto Baia, Arcangelo Ausanio, Rosaria Pecchia, Francesco Fusco e Tommaso Bassolino e Assunta Di Maso — ha detto basta e ha inviato un circostanziato esposto al Prefetto di Napoli, Michele di Bari. Nel documento inviato in Piazza del Plebiscito, la minoranza chiede formalmente all’Ufficio Territoriale del Governo di fare luce sulla regolarità della procedura e di verificare come siano state palesemente lese le prerogative di controllo dei consiglieri comunali.
Nel dossier finito sulle scrivanie della Prefettura si chiedono risposte precise: Quando è stata predisposta la proposta? Perché non è mai passata in Commissione nei tempi prescritti dal regolamento? Quali sarebbero le vere “ragioni d’urgenza” se l’atto era noto e approvato fin dal 6 agosto?
Un’Amministrazione senza bussola
Dalle vicende opache dello Stadio Moccia fino ai pasticci sui conti di bilancio, la cifra stilistica dell’Amministrazione Giustino resta sempre la stessa: improvvisazione, fastidio per le regole e totale assenza di programmazione.
L’uso sistematico della “convocazione d’urgenza” per ratificare atti scaduti tradisce l’inettitudine di una maggioranza che non sa gestire l’ordinario e prova a salvarsi in extremis sacrificando le garanzie democratiche e le norme che regolano la vita della città.
Domani pomeriggio si voterà in aula tra le proteste. Ma, qualunque sia l’esito della seduta, un dato è già scolpito sulla pietra: ad Afragola la nave della maggioranza naviga a vista, senza bussola e con il motore in avaria. E ora le carte sono sul tavolo del Prefetto.
Afragola
AFRAGOLA. Interivista al SIndaco sullo stadio “L. Moccia”. Il teatro dell’assurdo con lo sponsor in bella mostra
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1 settimana fail
29 Settembre 2026
AFRAGOLA – Ad Afragola la gestione della cosa pubblica ha ormai superato i confini dell’amministrazione per addentrarsi con passo fermo nel genere della commedia dell’arte. La vicenda dello Stadio “L. Moccia” — arricchitasi negli ultimi giorni di sopralluoghi, sigilli dell’Arma e interviste a cuore aperto — ne è la dimostrazione plastica.
Dal sopralluogo al blitz del Sindaco nei media locali
La cronaca dei fatti racconta di una delegazione dell’opposizione consiliare recatasi l’altro ieri presso l’impianto sportivo per un sopralluogo ispettivo. L’obiettivo era verificare lo stato dei luoghi dopo il recente sequestro giudiziario di un cantiere avviato all’interno dello stadio senza uno straccio di autorizzazione. (guarda qui il servizio del TG MINFORMO NEWS)
Anziché spiegare alla città chi abbia varcato i cancelli di un impianto comunale per colare cemento ad insaputa (o quasi) dell’Ente, il Sindaco Gennaro Giustino ha preferito affidare le sue doglianze ai microfoni di un’emittente locale. Un’intervista surreale, in cui il Primo Cittadino — pur di non pronunciare la parola “abuso” o chiarire se vi siano conflitti d’interesse nella sua maggioranza — ha pensato bene di buttare la palla in tribuna, definendo il sopralluogo delle opposizioni una «sceneggiata» e arrivando a rispolverare un parere dell’Avvocatura del gennaio 2023 firmato dall’allora Dirigente (oggi Consigliera di minoranza) Alessandra Iroso. Secondo la bizzarra ricostruzione del Sindaco, quel parere avrebbe addirittura “avallato” la gestione irregolare e i costi sostenuti dal Comune per le utenze dell’impianto.
La replica di Alessandra Iroso: «Il Sindaco non legge gli atti o mente»
La risposta dell’interessata non si è fatta attendere ed è arrivata con la fermezza di chi gli atti non solo li legge, ma li ha scritti. In un duro e circostanziato post social, Alessandra Iroso ha smontato punto per punto la narrazione del Primo Cittadino, citando i virgolettati esatti del documento (Prot. N. 0004294/2023 – Puoi scaricare e visionare qui il Parere dell’allora dirigente Alessandra Iroso):
«Al Sindaco Giustino, che evidentemente parla per sentito dire senza aver neppure letto i documenti, ricordo cosa c’è scritto VERAMENTE in quel parere a mia firma:
Il parere chiariva espressamente che una sistemazione temporanea fosse ipotizzabile solo “nelle more della predisposizione di una procedura aperta e/o un atto che autorizza la esternalizzazione della gestione dello stadio”.
L’Avvocatura ipotizzava una concessione temporanea a condizione che fosse “per nulla oneroso per l’Ente”, evidenziando che le associazioni concessionarie “quanto meno, dovranno farsi carico degli oneri relativi alla manutenzione ordinaria del complesso sportivo, al funzionamento degli impianti igienici, idrico-sanitario, riscaldamento e pulizia, nonché alla vigilanza”.
Si specificava che “perché si possa ottenere l’affidamento del bene in via diretta, è necessario che le attività ivi rese siano totalmente gratuite”.»
La chiosa della consigliera d’opposizione è una stoccata diretta al cuore della propaganda di Giunta: se oggi il Comune paga bollette a vuoto per conto di privati, la colpa non è del parere legale che imponeva la gara e il saldo zero per le casse pubbliche, ma di chi non ha mai fatto rispettare quelle prescrizioni. Il tutto accompagnato dal deposito formale di una richiesta di accesso agli atti rivolta al Responsabile di settore per fare luce definitiva sul cantiere sequestrato.
Il giornalismo “a chilometro zero” e lo sponsor in sovraimpressione
Ma ciò che merita una menzione d’onore nel siparietto televisivo del Primo Cittadino è il contesto in cui è maturata l’intervista. Particolarmente delizioso è stato il “pungolamento” che il collega giornalista ha riservato al Sindaco, chiedendogli un parere quasi accorato sull’uso «mediatico» che le opposizioni starebbero facendo della questione Moccia. Un velato riferimento, senza mai nominarla, alla campagna d’inchiesta e di trasparenza che la nostra testata Minformo porta avanti da mesi sulla gestione opaca dello stadio. Come a dire: «Sindaco, ma non le sembra che questi giornali stiano esagerando a chiedere conto dei muretti abusivi?».
Ciò che rende la scena degna di una commedia di Eduardo è il dettaglio cromatico e commerciale: mentre l’intervistatore cercava con garbo di offrire il microfono al Sindaco per fargli rassicurare la piazza, in sovraimpressione scorrevano i loghi degli sponsor dell’emittente, uno riconducibile al cognato di una consigliera comunale di maggioranza e l’altro più eclatante riconducibile alla nota cooperativa sociale il cui Amministratore Delegato siede comodamente tra i banchi del Consiglio Comunale a sostegno proprio del Sindaco Giustino. E come se questo giro di giostra non fosse già abbastanza affollato, lo stesso poliedrico consigliere veste pure i panni di Presidente dell’A.C. Afragolese Calcio, principale fruitore “di fatto” dello Stadio “L. Moccia”. Una tripla veste da far invidia al trasformismo teatrale: un solo uomo che riesce ad essere contemporaneamente il controllore in Consiglio, lo sponsor in TV e il padrone di casa sul campo da gioco, il tutto per un impianto pubblico il cui titolo d’uso resta un mistero fitto degno del triangolo delle Bermude. Un incastro di ruoli così perfetto e armonioso che in una commedia di Eduardo si chiamerebbe “coincidenza fortunata”, mentre in qualsiasi manuale di diritto amministrativo farebbe saltare sulla sedia anche i muri… compresi quelli abusivi.

Un meraviglioso corto circuito d’informazione “a chilometro zero”, in cui chi fa le domande sventola il marchio dell’alleato di governo di chi risponde. Una coincidenza grafica davvero fortunata, che dona a quell’intervista un irresistibile retrogusto di corte politica, dove la rassicurazione al Primo Cittadino viaggia di pari passo con la fattura pubblicitaria.
Le risposte che mancano
Tra un parere legale citato a sproposito, un attacco alle opposizioni e uno sponsor amico che lampeggia sullo schermo, il Sindaco Giustino è riuscito nell’impresa di non rispondere all’unica domanda che un amministratore serio avrebbe dovuto chiarire entro dieci minuti dal sequestro del cantiere: Chi ha autorizzato l’ingresso dei camion e dei muratori allo Stadio Moccia? Chi ha pagato quel muro? Ci sono consiglieri o esponenti di maggioranza in palese conflitto di interessi tra la politica e le chiavi dell’impianto sportivo?
Afragola non ha bisogno di interviste addomesticate né di comodi scaricabarile sul passato. Servono atti, date e nomi. E finché il Comune sceglierà il silenzio o la disinformazione, noi continueremo a chiedere conto di ogni singolo mattone. Con o senza lo sponsor in sovraimpressione.


AFRAGOLA. il cantiere della vergogna allo Stadio Moccia: ora ci sono tre indagati. L’opposizione rivendica il suo corretto operato di controllo.

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