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AFRAGOLA. Casa dei Bambini Montessori: Iroso risponde alle critiche e rivendica il ruolo della Giunta Pannone
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AFRAGOLA continua a vivere in quella strana dimensione sospesa in cui il tempo si misura non in base ai progetti realizzati, ma ai nastri tagliati. A oltre 120 giorni dall’insediamento dell’Amministrazione guidata dal Sindaco Gennaro Giustino, il bilancio di quanto programmato ex novo e messo in campo per la città resta desolatamente pari a zero. Zero visione strategica, zero grandi cantieri ideati e finanziati da questa compagine, zero risposte sulle emergenze ataviche. In compenso, non manca mai la presenza a favore di camera sotto le targhe commemorative di opere concepite, programmate e avviate da chi c’era prima.
L’ultimo episodio di questa saga della propaganda politica si è consumato all’Istituto Comprensivo “Marconi-Rocco”, con la tanto strombazzata inaugurazione della nuova “Casa dei Bambini Montessori”. Un traguardo straordinario per la comunità e per l’offerta formativa cittadina, su cui però è subito scoppiato un acceso scontro politico sulla memoria e sulla paternità dei progetti.
L’affondo dell’opposizione: «Più memoria, più continuità»
A sollevare il velo sull’operazione-nastro è stata la leader dell’opposizione Alessandra Iroso, che in un post social ha richiamato la Giunta al rispetto della verità storica e della continuità amministrativa:
«L’edificio del Marconi è stato interessato da un importante intervento di ristrutturazione inserito nella programmazione PNRR, per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro, di cui oltre 1,46 milioni finanziati attraverso risorse PNRR. La gara per la progettazione e l’esecuzione dei lavori è stata avviata nel 2023, mentre l’aggiudicazione risale al gennaio 2024. […] Ogni inaugurazione rappresenta il punto di arrivo di un percorso amministrativo e progettuale che spesso si sviluppa nell’arco di più anni. Riconoscere il lavoro svolto dalle amministrazioni precedenti non rappresenta una diminuzione del merito di chi conclude un’opera. Al contrario, è un segno di responsabilità istituzionale. […] Le inaugurazioni si svolgono in un giorno, mentre le opere pubbliche richiedono programmazione, risorse e lavoro nel corso degli anni. Più memoria. Più trasparenza. Più continuità. Più amministrazione.»
La replica del Presidente d’Istituto: «Demagoga a chi?»
Parole chiare, che tuttavia hanno innescato la piccata reazione del Presidente del Consiglio d’Istituto dell’I.C. Marconi-Rocco, Ciro D’Alessandro, che ha replicato direttamente sotto il post dell’esponente di opposizione accusandola, senza troppi complimenti, di demagogia:
«Gent.ma Dr.ssa Iroso, sono il Presidente del Consiglio d’Istituto dell’IC Afragola1 Marconi-Rocco nonché sottoscrittore del verbale autorizzativo del Progetto “La casa dei Bambini” e Le posso assicurare, dato che lo faccio per mestiere, che l’Amministrazione precedente, seppur meritoria d’aver affiancato il ns Istituto nelle dinamiche ristrutturative attivate dai Fondi PNRR, non ha avuto alcun ruolo né influenza nella realizzazione di tale Progetto che, posso confirmarLe, è solo frutto di una visione prospettica e lungimirante della Dirigente, del prezioso supporto di un’Azienda Specializzata nel settore […] e del Consiglio d’Istituto che sono fiero di Presiedere. […] La demagogia lasciamola agli Antichi Greci: oggi godiamoci i risultati.»
Iroso chiarisce ai nostri taccuini: «Nessuna polemica, ma la programmazione degli spazi è un fatto»
Raggiunta dai nostri taccuini per fare chiarezza su un botta e risposta che rischiava di deviare dall’oggetto principale, Alessandra Iroso ha preferito gettare acqua sul fuoco, esprimendo amarezza per l’attacco personale ma ribadendo con fermezza la sostanza politica e contabile dei fatti:
«Mi dispiace sinceramente leggere che un organo ufficiale dell’Istituto, anziché cogliere lo spirito puramente istituzionale della mia riflessione, decida di attaccarmi sul piano politico scivolando in valutazioni affrettate. La mia intenzione non è mai stata quella di alimentare polemiche, anzi voglio gettare acqua sul fuoco: la nascita della sezione Montessori è un fatto bellissimo per Afragola e il merito della didattica, degli arredi e dell’intesa con il partner privato De Ponte Innovazioni va interamente ascritto alla Scuola, alla Dirigenza e al Consiglio d’Istituto. Cosa diversa, però, è la struttura fisica che ospita quelle aule. Nessuno ha mai sostenuto che il progetto pedagogico Montessori sia stato pagato dai fondi PNRR. Ciò che ho voluto evidenziare è che la redistribuzione funzionale di quegli spazi — l’abbattimento dei tramezzi, l’ampliamento delle aule precedentemente troppo piccole per dare respiro alle nuove funzioni e alle nuove progettualità, compresa proprio quella Montessori — è stata il frutto di una precisa concertazione tra la dirigenza scolastica e la precedente Amministrazione Pannone nell’ambito dei lavori PNRR da 2,5 milioni di euro. Il nodo è tutto qui: vedere l’attuale Primo Cittadino mettersi in posa sotto una targa intestandosi la paternità di un percorso al quale non ha partecipato in alcun modo — né sul piano della programmazione strutturale passata, né su quello dell’arredo pedagogico privato — è l’ennesima dimostrazione di una politica che vive di rendita. Si rivendicano i traguardi altrui dopo aver contrastato in tutti i modi chi quei fondi e quelle opere li aveva programmati.»
La realtà dei fatti
La ricostruzione di Alessandra Iroso coglie esattamente la parabola dell’Amministrazione Giustino. In questi primi quattro mesi di governo cittadino, l’unico “metodo” visibile sembra essere quello della sartoria d’immagine: appropriarsi della cornice materiale predisposta dalle giunte passate, accorrere con le forbici in mano al momento del taglio del nastro e farsi scudo delle istituzioni scolastiche o dei soggetti privati quando la politica chiede conto della mancanza di progetti propri.
I cittadini di Afragola hanno ormai imparato a distinguere la sostanza dalle comparse. Un’opera pubblica non nasce il giorno della foto con la fascia tricolore; nasce quando qualcuno ha la visione di intercettare i fondi, sedersi al tavolo con i dirigenti e buttare giù i muri — concretamente e burocraticamente — per far spazio al futuro. Tutto il resto è propaganda ad uso e consumo dei social. E la memoria, a differenza delle passerelle, non si cancella con uno scatto fotografico.
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Afragola
AFRAGOLA. Caos Liceo Brunelleschi. Acqua nei corridoi e nelle palestre. Proteste degli studenti e delle famiglie
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10 ore fail
8 Ottobre 2026
AFRAGOLA – Non si placano le polemiche all’indomani del violento nubifragio che ha paralizzato Afragola. Se sulle strade della città si sono registrati allagamenti e persino l’apertura di voragini nel manto stradale, la situazione più drammatica e ad alta tensione si è vissuta tra le mura scolastiche, in particolare al Liceo “F. Brunelleschi”.
Alla redazione di Minformo sono giunte nelle ultime ore decine di segnalazioni da parte di genitori fortemente allarmati e indignati per le condizioni in cui versa la struttura. Secondo le testimonianze e i racconti dei ragazzi, durante i quindici minuti di pioggia torrenziale l’acqua ha iniziato a penetrare con violenza all’interno dell’edificio da più punti, infiltrandosi dai soffitti, allagando androni, corridoi e persino la palestra.
La precisazione sulla competenza: l’errore dei genitori e il ruolo del Comune È doveroso fare una chiarezza istituzionale che molti cittadini comprensibilmente ignorano nei momenti di panico: la competenza e la gestione degli edifici degli istituti superiori, come appunto il Liceo Brunelleschi, fa capo direttamente alla Città Metropolitana di Napoli e non al Comune di Afragola. Molti genitori, non essendone al corrente o spinti dalla disperazione del momento, hanno sommerso la nostra redazione di telefonate e messaggi scagliandosi contro il Sindaco Gennaro Giustino.
Siamo qui a specificare questo passaggio per dovere di cronaca e di verità. Tuttavia, pur non avendo la competenza diretta sulle manutenzioni ordinarie e straordinarie degli istituti superiori, il Primo Cittadino resta la massima autorità locale di Protezione Civile ed è chiamato a un ruolo di coordinamento, sollecito e vigilanza attiva con gli enti sovracomunali per garantire la sicurezza degli studenti che frequentano il territorio.
Il panico tra i banchi e la paura di crolli I racconti degli studenti descrivono momenti di vera e propria tensione. Vedendo l’acqua scorrere copiosa lungo le pareti e gocciolare dai solai, in diversi hanno persino temuto il cedimento o il crollo parziale di alcune coperture.
Una situazione di precarietà e pericolo percepito che ha spinto il corpo docente a valutare immediatamente la sospensione delle attività didattiche, ancora prima che dal Municipio venisse diramata l’ordinanza del Sindaco Giustino che dispone la chiusura precauzionale dei plessi per la giornata di domani.

Studenti e genitori sul piede di guerra: sciopero e presidio La rabbia degli studenti e delle famiglie non si placa. I ragazzi del Brunelleschi si stavano già organizzando autonomamente per proclamare uno sciopero generale e incrociare le braccia contro le condizioni di insicurezza in cui sono costretti a fare lezione.
Una manifestazione di protesta che potrebbe unire gli studenti ai genitori. Per la giornata di domani non si esclude un vero e proprio presidio di protesta per pretendere che le istituzioni locali facciano da tramite con la Città Metropolitana e garantiscano perizie tecniche dettagliate prima del rientro in classe. La sicurezza scolastica non può essere un terno al lotto legato al meteo.
Afragola
AFRAGOLA a mollo dopo quindici minuti: la favola del “Sindaco Risolutore” affonda nella solita prima pioggia
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12 ore fail
8 Ottobre 2026
AFRAGOLA – Bastano quindici minuti. Non un uragano tropicale, non tre giorni di pioggia ininterrotta, ma un acquazzone (come ama chiamarlo il Sindaco) di un quarto d’ora per trasformare Afragola in un’improbabile succursale della Laguna Veneta, far sprofondare Piazza Gianturco con l’apertura di una voragine e mandare la città in totale cortocircuito.
Strade trasformate in torrenti, asfalto divelto, centralini comunali muti di fronte al panico delle famiglie e, soprattutto, l’incubo vissuto all’interno dei plessi scolastici. Bambini evacuati tra le lacrime, tetti e coperture che hanno ingerito acqua come fosse cartone bagnato, palestra ed elementi strutturali allagati, genitori costretti a corse disperatissime nell’assoluto vuoto informativo di Palazzo Moriani.
Eppure, chi ha la memoria un po’ meno corta di chi oggi siede nella stanza del Sindaco ricorda bene la narrazione della campagna elettorale. Gennaro Giustino non si era candidato a gestire l’ordinario: si era presentato alla città come il “Risolutore”, l’uomo d’azione capace di cancellare con un colpo di spugna gli errori del passato, pronto a risanare le ferite storiche di Afragola, a partire dal secolare e mai risolto problema delle strade colabrodo e della rete fognaria. Oggi, alla prima vera prova del nove, il re è nudo. E, purtroppo per i cittadini, è anche completamente bagnato.
Il “Risolutore” che invoca la fatalità
Il video pubblicato sui social dal Sindaco sotto Palazzo Moriani ha il sapore amaro della resa e dell’improvvisazione. Di fronte al disastro, la risposta dell’amministrazione è la solita, logora scusa da compitino non fatto: “Evento straordinario”, “bomba d’acqua devastante”, “situazione indipendente dalla nostra volontà”. E ancora la perla: “Più di questo al momento non possiamo fare”.
Davvero, Sindaco? È questo il cambio di passo promesso? Gridare al “destino cinico e baro” quando la stessa Protezione Civile regionale aveva diramato un’allerta meteo ben precisa, segnalando esattamente il rischio di allagamenti, rigurgiti fognari e scorrimento superficiale delle acque? La pioggia era ampiamente annunciata, ma la prevenzione è rimasta del tutto non pervenuta.
Rivendicare la pulizia di “qualche caditoia fatta giorni fa” di fronte ad una città paralizzata suona quasi come un’ammissione di colpa: la manutenzione di una rete fognaria e di drenaggio non si fa a macchia di leopardo o per adempiere a un pro forma; si programma, si verifica e si pianifica nei mesi estivi. Le segnalazioni scritte e pubbliche sulla presenza di griglie ostruite da erbacce e terriccio giacevano sulla scrivania del Municipio da agosto. Ignorate.
Chiudere le scuole dopo il disastro: il capolavoro del giorno dopo
Ma il vero capolavoro di logica amministrativa arriva con l’annuncio in pompa magna dell’ordinanza di chiusura delle scuole e dei parchi per la giornata di domani, motiva il Sindaco, “per permettere all’Ufficio Tecnico di verificare eventuali danni alle strutture”.
Qui la pezza è drammaticamente peggiore del buco. Sindaco Giustino, la verifica dello stato delle coperture, dei solai e dell’impermeabilizzazione dei tetti dei nostri figli andava fatta IERI, prima che l’acqua piovesse sulle teste dei bambini e costringesse intere comunità scolastiche ad evacuazioni traumatiche!
Sapere “dove scorre l’acqua” quando i soffitti sono già crollati o impregnati non è programmazione: è la solita, grottesca rincorsa all’emergenza. Mandare i tecnici nelle scuole dopo che i danni si sono consumati significa ammettere di non aver mai fatto una ricognizione preventiva sullo stato di salute degli edifici pubblici. Significa aver lasciato i bambini in strutture vulnerabili sperando semplicemente che non piovesse.
Afragola non ha bisogno di amministratori che registrano i video per dirci che la situazione “sta andando verso la normalità” mentre i cittadini spalano il fango davanti ai portoni o contano i danni alle auto. Afragola aveva ricevuto la promessa di un’amministrazione capace di prevedere e prevenire.
Oggi la città non scopre soltanto che nulla è cambiato rispetto al passato, ma prende atto che la figura del “risolutore” era solo una ben confezionata illusione da propaganda elettorale. E alle prime gocce d’acqua, quell’illusione si è sciolta come neve al sole.
Afragola
AFRAGOLA. La “realtà parallela” del consigliere Botta: tra dimenticanze sugli atti e figuracce davanti ai giudici
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2 giorni fail
7 Ottobre 2026
AFRAGOLA – Se sentiamo il dovere di intervenire su questa vicenda non è per cedere alle solite schermaglie della politica di Palazzo, ma perché la linea editoriale di Minformo è da sempre ancorata a un principio irrinunciabile: il ripristino della verità. Quando l’opinione pubblica viene bombardata da ricostruzioni di comodo e narrazioni distorte, il compito del nostro giornale è riannodare i fili dei fatti e mostrare ai cittadini come stanno realmente le cose, carte alla mano.
Leggere le dotte disquisizioni sulla “logica dell’alternanza” firmate dal consigliere di maggioranza Lello Botta produce un effetto misto tra il nostalgico e l’incredulo. Nostalgico, perché sembra di assistere al primo giorno di lezione di un debuttante della politica; incredulo, perché di fronte alla prova provata dei documenti ufficiali, il “fido scudiero” del Sindaco Gennaro Giustino riesce nell’impresa di smentire perfino gli atti firmati dal suo stesso Primo Cittadino.
Secondo la teoria di Botta, chiunque osi sollevare la questione del Giudice di Pace vive in una “realtà virtuale”. La colpa della chiusura? Esclusivamente del Governo centrale, mentre l’amministrazione Giustino sarebbe la vittima sacrificale di un passato imprecisato.
Un racconto affascinante. Peccato solo che la burocrazia, a differenza dei post su Facebook, si faccia con i documenti protocollo alla mano. E le carte raccontano una storia del tutto diversa, che lascia intravedere una profonda e imbarazzante ignoranza delle procedure amministrative da parte di chi oggi prova a fare la morale in aula.
Primo: la favola del Governo. Il recesso dalla convenzione per la gestione del Giudice di Pace non è un cataclisma piovuto da Roma, ma porta la firma dell’Ente locale attraverso la Deliberazione n. 11 del 5 marzo 2026. Un atto formale scaturito dall’incapacità dei Comuni convenzionati di garantire personale e locali idonei.
Secondo: la farsa dell’intesa e il “bacchettone” del Consiglio di Stato. A luglio, con tanto di sorrisi e comunicati, il Sindaco Giustino firmò una nota con i colleghi di Caivano e Cardito sbandierando la “volontà di mantenere l’ufficio”. Un’operazione di propaganda finita direttamente sui banchi del Consiglio di Stato (Ordinanza n. 3593/2026). I magistrati romani hanno letteralmente smontato quel pezzo di carta, bollandolo come un “mero atto di indirizzo, non idoneo a manifestare la conforme volontà delle Amministrazioni”, ricordando a Sindaco e consiglieri che per salvare un presidio servono delibere di Consiglio Comunale contabili e strutturali, non i patti d’onore.
Terzo: la schizofrenia di Palazzo. Ma la perla d’intreccio politico raggiunge il culmine nel mese di agosto. Mentre la maggioranza raccontava alla città di battersi per il Giudice di Pace, in data 13 agosto 2026 il Sindaco Gennaro Giustino firmava di proprio pugno la Procura alle liti per costituirsi dinanzi al Consiglio di Stato. Contro chi? Contro i legali del territorio che chiedevano di bloccare la chiusura dell’Ufficio! Avete capito bene: l’Amministrazione si è costituita in giudizio per difendere e confermare la soppressione della sede.
Caro Consigliere Botta, la “realtà parallela” non appartiene alle opposizioni o ai cittadini che leggono gli albi pretori. La realtà parallela appartiene a chi governa la città senza nemmeno conoscere le memorie difensive firmate dal proprio Sindaco o le ordinanze della giustizia amministrativa.
Ora però la misura è colma e le tastiere dello smartphone vanno messe da parte. Venerdì prossimo ci sarà il Consiglio Comunale e noi pretendiamo che il consigliere Lello Botta prenda la parola. Pretendiamo che parli, discuta e argomenti in Aula, mettendoci la faccia e abbandonando il comodo rifugio dei post pubblicati sui social. Venerdì non serviranno i “like” o i commenti della claque: di fronte al Consiglio e all’intera cittadinanza di Afragola, il consigliere Botta dovrà dimostrare sul campo qual è il suo reale livello di preparazione, sia sul tema specifico che sul piano politico e culturale. Se ha argomenti solidi li tirasse fuori di fronte agli atti. Se non ne ha, eviti almeno di raccontare favole a una città che ha solo bisogno di serietà. Le chiacchiere stanno a zero: ci vediamo venerdì in Aula.


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