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AFRAGOLA. Dalle bibite al bar e al muretto abusivi: un’altra lettera aperta al fratellino minore della politica

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AFRAGOLA – caro Raffaele, prima di insegnare alla stampa come si guarda il replay, impara a leggere gli atti (e la Costituzione). Ti scrivo questa lettera aperta spinto da un sincero impulso d’affetto e di preoccupazione, dopo essermi reso conto con amarezza che al tuo fianco non c’è più una sola persona politicamente competente capace di suggerirti il valore del silenzio istituzionale. Qualcuno che ti fermi prima che tu provi a mettere una toppa a un buco clamoroso, finendo inevitabilmente per confezionare una toppa assai più grande e vistosa del buco stesso. Si vede che sei un ragazzo che non ha mai fatto politica attiva dal punto di vista amministrativo e che oggi, pur sedendo tra i banchi della maggioranza, ti ritrovi più solo che mai di fronte alle trappole della burocrazia.

Ho letto con divertita attenzione il tuo lungo e appassionato post social. Quello in cui, con metafore calcistiche d’altri tempi, inviti la stampa a “guardare il replay” prima di fischiare il fallo, accusandoci di fare il “salto alle conclusioni” sulle vicende dello Stadio “L. Moccia”. Un’uscita vivace, non c’è che dire. Peccato solo che, nel tentativo disperato di far girare il pallone, ti sia esibito in un capolavoro di coordinazione: hai fatto girare la frittata, scivolando rovinosamente sulla buccia di banana dell’inesperienza amministrativa.

Vedi, caro Raffaele, da quando ti sei accomodato sui banchi della maggioranza a sostegno del Sindaco Gennaro Giustino — che in campagna elettorale prometteva di risolvere d’incanto tutti i problemi della città, compresi quelli dello stadio — indossando i panni del Consigliere Comunale, il campo di gioco è cambiato drammaticamente. E con esso sono cambiate le regole.

Ci rinfacci che nel marzo e nel settembre del 2025 questa stessa testata si occupava già della gestione dello stadio, ventilando opacità e sponsorizzazioni poco chiare. E hai ragione! Ma la memoria non ci fa cilecca, caro “Superman” della politica locale: le mie lotte del passato erano le stesse che portavamo avanti insieme, ed era un filone d’inchiesta che mirava a denunciare la gestione discutibile delle strutture pubbliche da parte di soggetti vicini alla politica. Accanto a noi, in quelle battaglie di trasparenza, c’era anche il Partito Democratico. Oggi, invece, la scena è surreale: tu ti ritrovi a difendere d’ufficio un’Amministrazione paralizzata e quello stesso PD è improvvisamente scomparso e muto sullo scandalo dello stadio, forse troppo occupato a godersi i suoi due consiglieri in aula e il suo assessore in giunta.

Ma la vera differenza rispetto al passato è un’altra: all’epoca tu non eri un componente dell’assise consiliare. Oggi sì. E questa, converrai con me, non è una sfumatura da poco. Si chiama conflitto d’interessi, o quantomeno gigantesca inopportunità politica.

Ma veniamo alle tue “spiegazioni” da principiante del diritto amministrativo, che meriterebbero di essere studiate nelle scuole di burocrazia come manuale su “come farsi autogol in nove punti”:

Il muretto da 10 centimetri e l’incompetenza sui sigilli: Ci spieghi con perizia di muratore che non si trattava della “Grande Muraglia”, ma di un innocuo muretto alto appena 10 centimetri su cui posare una rete Orsogrill. Caro Raffaele, ti sveliamo un piccolo segreto di Stato: per il Codice Penale e per il Testo Unico dell’Edilizia, un abuso edilizio in un bene pubblico rimane un abuso sia che sia alto dieci metri, sia che sia alto dieci centimetri. Se i Carabinieri della Stazione di Afragola guidati dal Luogotenente Antinori sono intervenuti e hanno apposto i sigilli di sequestro, non lo hanno fatto per sport o per “saltare alle conclusioni”, ma perché mancava un titolo abilitativo, una determina o un ordine di servizio. Se i lavori erano regolarmente disposti dal Comune e affidati alla ditta manutentrice, perché i militari hanno sequestrato l’area? L’Arma dei Carabinieri prende abbagli e tu sei l’unico depositario della verità?

Il cantiere “fantasma” del Comune: Dici che è stato il Comune a disporre l’intervento. Perfetto! Allora mostra la determina dirigenziale con relativo impegno di spesa e l’ordine di servizio alla ditta appaltatrice. Perché se un Comune fa fare scavi e gettate di cemento in un impianto pubblico senza un atto scritto, la faccenda è ancora più grave: si chiama “via di fatto” ed espone l’Ente a responsabilità contabili e penali enormi.

Il festival delle deleghe e la Convenzione del 2023: Citato trionfalmente l’accordo del 22 febbraio 2023 firmato dalla società Afragola 92, sostieni che l’art. 13 preveda la condivisione della gestione con altre associazioni. Caro fratellino politico, una convenzione comunale non permette la sub-delega selvaggia della gestione a società terze che militano in campionati superiori senza un atto espresso dell’Ente. L’Afragolese Calcio su quale titolo giuridico formale (e non “accordo tra amici”) fonda la sua permanenza quotidiana e le sue attività nello stadio? C’è una delibera? C’è un’assegnazione? O vale la regola del “chi prima arriva meglio alloggia”?

La favola delle bottigliette d’acqua e l’amnesia sul bar abusivo: Ci racconti la storia commovente dell’Afragolese che distribuiva “gratuitamente bottiglie d’acqua” per supplire alla chiusura del bar abusivo privo di SCIA. Un gesto nobile. Ma da un Consigliere Comunale ci si aspetterebbe la pretesa del rispetto delle regole commerciali ed igienico-sanitarie all’interno di un bene patrimoniale del Comune, non la giustificazione del fai-da-te. E poi, permettimi una battuta: quando quel bar abusivo era regolarmente aperto e funzionante all’interno dello stadio, non ricordiamo una sola tua denuncia pubblica. Anzi, da Presidente dell’Afragolese — quando ancora non eri consigliere — in quel bar ci entravi eccome: compravi acqua, bibite e caffè, e li offrivi pure con generosità agli astanti!

Il tono da “Sovrano” dell’impianto: Dici che “per occuparsi dello stadio non serve esibire il certificato di fedeltà elettorale”. Nobilissimo pensiero. Peccato che l’impressione che continua a dare questa maggioranza è che lo stadio — così come altri settori della città — sia considerato una dependance privata dove chi vince le elezioni o muove pacchetti di voti possa disporre cazzuole, ditte e orari a proprio piacimento.

Caro Raffaele, la stampa libera ed indipendente non prende lezioni da chi pensa di risolvere le questioni di legalità amministrativa con una battuta di spirito su Facebook o invitando i giornalisti a “fare una telefonata prima di pubblicare”. I giornalisti chiedono conto agli atti ufficiali, non alle rassicurazioni verbali dei politici di turno.

Se davvero vuoi dimostrare la tua maturità politica e la bontà del tuo operato, non sfidare i giornali e non arrampicarti sugli specchi. Chiedi al tuo Sindaco e al Dirigente competente di pubblicare oggi stesso tutti gli atti relativi allo Stadio Moccia: la concessione, i titoli autorizzativi degli scavi, il piano di sicurezza e la conformità delle società presenti.

Fino ad allora, lascia stare i dettagli di cantiere e il “replay”. Perché la sensazione, caro fratello minore della politica afragolese, è che a forza di voler insegnare agli altri come si gioca, tu ti sia appena preso un cartellino rosso per eccesso di sicurezza. E la figura, credimi, è davvero barbina. Con immutata stima, La Stampa Libera

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AFRAGOLA. Il metodo Giusto finisce sulla scrivania del Prefetto. Quando la fretta di coprire 55 giorni di sonno travolge le regole e i diritti dell’opposizione

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Ad AFRAGOLA la fretta è diventata una virtù amministrativa, ma solo quando si tratta di riparare ai propri ritardi. L’ultima perla dell’Amministrazione guidata dal Sindaco Gennaro Giustino e presieduta dall’Ingegner Antonio Caiazzo va in scena proprio in queste ore, con la convocazione “straordinaria ed urgente” del Consiglio Comunale fissata per venerdì 2 ottobre 2026 alle ore 14:30. L’ordine del giorno? Un classico della burocrazia d’emergenza: la ratifica di una variazione di bilancio adottata in via d’urgenza dalla Giunta il lontano 6 agosto 2026. Ed è proprio qui che il teatro dell’assurdo raggiunge il suo apice.

Cinquantacinque giorni di letargo, poi il “blitz” della vigilia

Facciamo due conti. La Giunta approva la delibera d’urgenza n. 10 ai primi di agosto. Per legge (art. 175 del TUEL), il Consiglio ha 60 giorni esatti per ratificarla, pena la decadenza. Cosa fa l’Amministrazione Giustino per quasi due mesi? Nulla. Dorme i sonni dei giusti, dimenticando il fascicolo in qualche cassetto di Palazzo Moriani. Poi, improvvisamente, il risveglio dal torpore: a due giorni dalla scadenza del termine di legge, la Presidenza del Consiglio cala la scure della “convocazione d’urgenza” con un preavviso ridotto ai minimi termini.

Una manovra maldestra che scambia l’impreparazione degli uffici per un’emergenza istituzionale. Perché l’urgenza — come sa chiunque conosca le basi del diritto amministrativo — è un evento imprevedibile, non il risultato di cinquantacinque giorni di pigro e colpevole ritardo.

E a proposito di “tempismo perfetto”, non si può certo ignorare la delibera di Giunta n. 10 del 6 agosto 2026, poi sottoposta a ratifica. L’Amministrazione Giustino ha provato a raccontarci la storiella della “variazione di bilancio d’urgenza”. Motivazione ufficiale? Bisognava urgentemente istituire i capitoli di entrata e spesa per incassare i fondi del PR Campania FESR 2021-2027 destinati alle verifiche di sicurezza sismica delle nostre scuole — nello specifico 98.010,04 euro per la Europa Unita e 94.708,31 euro per la Mozzillo — e persino correggere un “pasticcetto” di errore materiale fatto nelle tabelle allegate.

Che efficienza, verrebbe da dire! Se non fosse che le date e i decreti regionali si conoscevano da mesi e la scadenza perentoria del 30 novembre 2026 per affidare ed eseguire i lavori non è piovuta dal cielo la notte prima delle vacanze estive.

Ma si sa, nella narrazione della Giunta Giustino la calendarizzazione è un optional e l’ordinaria amministrazione si trasforma puntualmente in un’epica corsa contro il tempo. Un’inerzia cronica e una palese incapacità programmatica che espongono il Comune al solito, gravissimo rischio: far sfumare contributi fondamentali e lasciare gli interventi sulla carta. Un modo di gestire la cosa pubblica così approssimativo e sordo alle regole istituzionali da costringere, ancora una volta, l’opposizione a non potersi limitare al dibattito in aula, ma a doversi rivolgere direttamente al Prefetto per tutelare la legalità, la trasparenza e i diritti dei cittadini.

Commissioni azzerate e consiglieri “al buio”

Ma il capolavoro dell’approssimazione deve ancora venire. L’articolo 48 del Regolamento del Consiglio Comunale parla chiaro: le proposte di delibera devono essere trasmesse alla Commissione consiliare competente almeno 10 giorni prima del Consiglio per consentire l’istruttoria e il parere.

Alla data del 30 settembre — giorno in cui è stato lanciato il bando di convocazione — la proposta di ratifica non risultava mai pervenuta né esaminata dalla Commissione! In pratica, per coprire l’ennesima scadenza dimenticata, la maggioranza ha pensato bene di saltare a piè pari l’organo di controllo, chiedendo ai consiglieri di votare “al buio” una variazione finanziaria senza il dovuto approfondimento. Un metodo autoritario e sciatto che trasforma il Consiglio Comunale in un semplice passacarte e riduce le commissioni a meri orpelli decorativi.

L’esposto della minoranza al Prefetto di Napoli

Di fronte a questa ennesima forzatura procedurale, l’opposizione — con i consiglieri Alessandra Iroso, Biagio Castaldo, Giacinto Baia, Arcangelo Ausanio, Rosaria Pecchia, Francesco Fusco e Tommaso Bassolino e Assunta Di Maso — ha detto basta e ha inviato un circostanziato esposto al Prefetto di Napoli, Michele di Bari. Nel documento inviato in Piazza del Plebiscito, la minoranza chiede formalmente all’Ufficio Territoriale del Governo di fare luce sulla regolarità della procedura e di verificare come siano state palesemente lese le prerogative di controllo dei consiglieri comunali.

Nel dossier finito sulle scrivanie della Prefettura si chiedono risposte precise: Quando è stata predisposta la proposta? Perché non è mai passata in Commissione nei tempi prescritti dal regolamento? Quali sarebbero le vere “ragioni d’urgenza” se l’atto era noto e approvato fin dal 6 agosto?

Un’Amministrazione senza bussola

Dalle vicende opache dello Stadio Moccia fino ai pasticci sui conti di bilancio, la cifra stilistica dell’Amministrazione Giustino resta sempre la stessa: improvvisazione, fastidio per le regole e totale assenza di programmazione.

L’uso sistematico della “convocazione d’urgenza” per ratificare atti scaduti tradisce l’inettitudine di una maggioranza che non sa gestire l’ordinario e prova a salvarsi in extremis sacrificando le garanzie democratiche e le norme che regolano la vita della città.

Domani pomeriggio si voterà in aula tra le proteste. Ma, qualunque sia l’esito della seduta, un dato è già scolpito sulla pietra: ad Afragola la nave della maggioranza naviga a vista, senza bussola e con il motore in avaria. E ora le carte sono sul tavolo del Prefetto.

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AFRAGOLA. Interivista al SIndaco sullo stadio “L. Moccia”. Il teatro dell’assurdo con lo sponsor in bella mostra

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AFRAGOLA – Ad Afragola la gestione della cosa pubblica ha ormai superato i confini dell’amministrazione per addentrarsi con passo fermo nel genere della commedia dell’arte. La vicenda dello Stadio “L. Moccia” — arricchitasi negli ultimi giorni di sopralluoghi, sigilli dell’Arma e interviste a cuore aperto — ne è la dimostrazione plastica.

Dal sopralluogo al blitz del Sindaco nei media locali

La cronaca dei fatti racconta di una delegazione dell’opposizione consiliare recatasi l’altro ieri presso l’impianto sportivo per un sopralluogo ispettivo. L’obiettivo era verificare lo stato dei luoghi dopo il recente sequestro giudiziario di un cantiere avviato all’interno dello stadio senza uno straccio di autorizzazione. (guarda qui il servizio del TG MINFORMO NEWS)

Anziché spiegare alla città chi abbia varcato i cancelli di un impianto comunale per colare cemento ad insaputa (o quasi) dell’Ente, il Sindaco Gennaro Giustino ha preferito affidare le sue doglianze ai microfoni di un’emittente locale. Un’intervista surreale, in cui il Primo Cittadino — pur di non pronunciare la parola “abuso” o chiarire se vi siano conflitti d’interesse nella sua maggioranza — ha pensato bene di buttare la palla in tribuna, definendo il sopralluogo delle opposizioni una «sceneggiata» e arrivando a rispolverare un parere dell’Avvocatura del gennaio 2023 firmato dall’allora Dirigente (oggi Consigliera di minoranza) Alessandra Iroso. Secondo la bizzarra ricostruzione del Sindaco, quel parere avrebbe addirittura “avallato” la gestione irregolare e i costi sostenuti dal Comune per le utenze dell’impianto.

La replica di Alessandra Iroso: «Il Sindaco non legge gli atti o mente»

La risposta dell’interessata non si è fatta attendere ed è arrivata con la fermezza di chi gli atti non solo li legge, ma li ha scritti. In un duro e circostanziato post social, Alessandra Iroso ha smontato punto per punto la narrazione del Primo Cittadino, citando i virgolettati esatti del documento (Prot. N. 0004294/2023 – Puoi scaricare e visionare qui il Parere dell’allora dirigente Alessandra Iroso):

«Al Sindaco Giustino, che evidentemente parla per sentito dire senza aver neppure letto i documenti, ricordo cosa c’è scritto VERAMENTE in quel parere a mia firma:

  1. Il parere chiariva espressamente che una sistemazione temporanea fosse ipotizzabile solo “nelle more della predisposizione di una procedura aperta e/o un atto che autorizza la esternalizzazione della gestione dello stadio”.

  2. L’Avvocatura ipotizzava una concessione temporanea a condizione che fosse “per nulla oneroso per l’Ente”, evidenziando che le associazioni concessionarie “quanto meno, dovranno farsi carico degli oneri relativi alla manutenzione ordinaria del complesso sportivo, al funzionamento degli impianti igienici, idrico-sanitario, riscaldamento e pulizia, nonché alla vigilanza”.

  3. Si specificava che “perché si possa ottenere l’affidamento del bene in via diretta, è necessario che le attività ivi rese siano totalmente gratuite”.»

La chiosa della consigliera d’opposizione è una stoccata diretta al cuore della propaganda di Giunta: se oggi il Comune paga bollette a vuoto per conto di privati, la colpa non è del parere legale che imponeva la gara e il saldo zero per le casse pubbliche, ma di chi non ha mai fatto rispettare quelle prescrizioni. Il tutto accompagnato dal deposito formale di una richiesta di accesso agli atti rivolta al Responsabile di settore per fare luce definitiva sul cantiere sequestrato.

Il giornalismo “a chilometro zero” e lo sponsor in sovraimpressione

Ma ciò che merita una menzione d’onore nel siparietto televisivo del Primo Cittadino è il contesto in cui è maturata l’intervista. Particolarmente delizioso è stato il “pungolamento” che il collega giornalista ha riservato al Sindaco, chiedendogli un parere quasi accorato sull’uso «mediatico» che le opposizioni starebbero facendo della questione Moccia. Un velato riferimento, senza mai nominarla, alla campagna d’inchiesta e di trasparenza che la nostra testata Minformo porta avanti da mesi sulla gestione opaca dello stadio. Come a dire: «Sindaco, ma non le sembra che questi giornali stiano esagerando a chiedere conto dei muretti abusivi?».

Ciò che rende la scena degna di una commedia di Eduardo è il dettaglio cromatico e commerciale: mentre l’intervistatore cercava con garbo di offrire il microfono al Sindaco per fargli rassicurare la piazza, in sovraimpressione scorrevano i loghi degli sponsor dell’emittente, uno riconducibile al cognato di una consigliera comunale di maggioranza e l’altro più eclatante riconducibile alla nota cooperativa sociale il cui Amministratore Delegato siede comodamente tra i banchi del Consiglio Comunale a sostegno proprio del Sindaco Giustino. E come se questo giro di giostra non fosse già abbastanza affollato, lo stesso poliedrico consigliere veste pure i panni di Presidente dell’A.C. Afragolese Calcio, principale fruitore “di fatto” dello Stadio “L. Moccia”. Una tripla veste da far invidia al trasformismo teatrale: un solo uomo che riesce ad essere contemporaneamente il controllore in Consiglio, lo sponsor in TV e il padrone di casa sul campo da gioco, il tutto per un impianto pubblico il cui titolo d’uso resta un mistero fitto degno del triangolo delle Bermude. Un incastro di ruoli così perfetto e armonioso che in una commedia di Eduardo si chiamerebbe “coincidenza fortunata”, mentre in qualsiasi manuale di diritto amministrativo farebbe saltare sulla sedia anche i muri… compresi quelli abusivi.

Un meraviglioso corto circuito d’informazione “a chilometro zero”, in cui chi fa le domande sventola il marchio dell’alleato di governo di chi risponde. Una coincidenza grafica davvero fortunata, che dona a quell’intervista un irresistibile retrogusto di corte politica, dove la rassicurazione al Primo Cittadino viaggia di pari passo con la fattura pubblicitaria.

Le risposte che mancano

Tra un parere legale citato a sproposito, un attacco alle opposizioni e uno sponsor amico che lampeggia sullo schermo, il Sindaco Giustino è riuscito nell’impresa di non rispondere all’unica domanda che un amministratore serio avrebbe dovuto chiarire entro dieci minuti dal sequestro del cantiere: Chi ha autorizzato l’ingresso dei camion e dei muratori allo Stadio Moccia? Chi ha pagato quel muro? Ci sono consiglieri o esponenti di maggioranza in palese conflitto di interessi tra la politica e le chiavi dell’impianto sportivo?

Afragola non ha bisogno di interviste addomesticate né di comodi scaricabarile sul passato. Servono atti, date e nomi. E finché il Comune sceglierà il silenzio o la disinformazione, noi continueremo a chiedere conto di ogni singolo mattone. Con o senza lo sponsor in sovraimpressione.

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AFRAGOLA. Caso Botta: la difesa del vuoto amministrativo che fa dimenticare la tessera di partito che si ha in tasca

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AFRAGOLA – Ci sono domeniche in cui la politica locale regala momenti di puro avanspettacolo. Prendi il consigliere comunale Lello Botta, fido scudiero del Sindaco Gennaro Giustino, che decide di affidare ai social un lungo e accorato proclama d’inizio autunno. Titolo ad alto tasso di drammaticità: “Cara destra, ne vogliamo parlare?”.

Un post infarcito dal solito, stanco e polveroso politichese: un concentrato di “faremo”, “diremo”, “programmeremo”, “bonificheremo”, utile unicamente a coprire il vuoto pneumatico dei primi 120 giorni di questa Amministrazione. Un’estenuante melina tattica per nascondere la totale assenza di fatti concreti e, soprattutto, l’incapacità (o la mancanza di volontà) di affrontare di petto nodi spinosi come la gestione e i sigilli allo Stadio “L. Moccia”.

Ma a leggere le parole di Lello Botta, la prima reazione non è la polemica: è la tenerezza. Sembra di assistere alla scena di un bimbo al primo anno di scuola elementare, di quelli che la maestra prende pazientemente per mano per insegnargli a distinguere la mano destra dalla mano sinistra. Solo che nel caso di Botta, il cortocircuito è clamoroso: attaccando a testa bassa “la destra”, finisce per dare schiaffi… alla propria mano!

Lezione n. 1: La mano destra e la tessera in tasca

Caro Lello, prima di lanciare invettive contro il “disastro della destra”, sarebbe utile un piccolo ripasso di storia personale e di coerenza politica.

Ma come? Proprio tu che nella scorsa consiliatura, seppur all’opposizione, sedevi fiero tra i banchi di Forza Italia? Proprio tu che sei tutt’ora iscritto al partito azzurro e che vanti una ricca galleria fotografica sorridente accanto ai massimi esponenti nazionali e regionali del centrodestra? Oggi ti svegli d’improvviso e parli della destra come di un mostro alieno, un covo di “affaristi” da cui purificare la città?

Vedere un esponente storico della destra afragolese fare la paternale “alla destra” per coprire le magagne di una giunta pseudo civico-ibrida è uno spettacolo che oscilla tra il comico e il surreale. Quando guardi il braccio destro, caro Lello, stai tranquillo: non è un nemico che ti spia, sei semplicemente tu allo specchio.

Lezione n. 2: La “D” eufonica e la grammatica delle istituzioni

Ma l’imbarazzo non è soltanto politico: è purtroppo anche linguistico. Nel suo impeto da tribuno social, il consigliere scrive per ben tre volte testo alle mani: “ad organizzare”, “ed a mettere”, “ad una”.

E allora ci vediamo costretti a impartire una brevissima pillola di grammatica italiana, ad uso e consumo della maggioranza: la “d” eufonica si utilizza esclusivamente quando la parola che segue inizia con la stessa vocale della preposizione (es. a organizzare va benissimo senza “d”, così come e a mettere o a una). Inserirla ovunque per darsi un tono solenne e forbito produce l’effetto opposto: rivela solo una gran fretta di buttare giù parole a caso per riempire il vuoto. Caro Lello, le regole della lingua italiana non sono opzionali, esattamente come quelle del diritto amministrativo.

Lezione n. 3: La morale sui fondi PNRR e il vizietto del nastro facile

Chiusa la parentesi scolastica, veniamo alla sostanza politica e morale delle sue esternazioni. Botta accusa la destra di “spargere fango” e rivendicare meriti impropri sull’inaugurazione della sezione Montessori all’I.C. Marconi-Rocco, arrivando a definire l’aula un mero frutto dell’impegno della dirigente e di un donatore privato.

Anche qui, la memoria viene piegata alla propaganda spicciola del Sindaco Giustino. Come ha spiegato con estrema chiarezza e puntualità la consigliera Alessandra Iroso — senza nulla togliere al pregevole progetto pedagogico e agli arredi della scuola — gli spazi fisici che oggi ospitano quell’aula esistono perché la precedente Amministrazione ha programmato e avviato un cantiere PNRR da 2,5 milioni di euro. I muri sono stati abbattuti, le aule sono state ampliate e la struttura è stata redistribuita funzionalmente allora, non ieri mattina.

Perché nascondere la verità sui lavori strutturali? Perché tentare in tutti i modi di cancellare il ruolo delle opere murarie PNRR? Semplice: per coprire la solita, trita strategia dell’Amministrazione Giustino, che consiste nel correre a tagliare cinture e nastri rossi su lavori pensati, finanziati e realizzati da altri, facendosi scudo dei privati pur di non ammettere che in 120 giorni questa Giunta non ha prodotto un solo mattone proprio.

A chi deve parlare davvero Lello Botta?

Resta un’ultima, inevitabile domanda: a chi si rivolge davvero Lello Botta con questo post domenicale così agitato? Agli afragolesi?

I cittadini non hanno certo bisogno di comizi sui social per giudicare: gli afragolesi attendono i fatti. Se l’Amministrazione stesse davvero lavorando bene e in serenità, non ci sarebbe alcuna fretta di rincorrere le polemiche con post fiume alle quattro del pomeriggio. Il tempo gioca a favore di chi governa, e se i risultati ci saranno, nessuno potrà negarli.

La verità è un’altra. Questa narrazione nervosa serve a rassicurare una maggioranza scricchiolante, spaventata dai mal di pancia interni e dal disastro d’immagine provocato dallo Stadio Moccia. Serve ad abbonire quegli alleati di governo che di fronte al sequestro dei Carabinieri e al caos gestionale dell’impianto sportivo stanno iniziando a storcere il naso e a chiedere conto della legalità sbandierata in campagna elettorale.

Caro Lello, prima di avventurarti in lezioni di politica alla “destra” o di improvvisarti maieuta della legalità, fai un bel respiro. Ripoltrisciti, studia la “d” eufonica e, soprattutto, ricorda da dove vieni. Perché a furia di lanciare sassi contro la tua stessa storia, rischi di fare la figura più barbina di tutte: quella di chi, per difendere l’indifendibile, finisce per dimenticare persino chi è.

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