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Cronaca

Dodici anni, sola in casa con 400 grammi di hashish: denunciata la madre

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Casa occupata abusivamente, quattrocento grammi di stupefacente e un registro con la contabilità dello spaccio: una situazione che una donna di Scampia deve avere ritenuto decisamente difficile da gestire quando si è resa conto che a suonare al campanello erano i carabinieri. E così non ci ha pensato due volte: è scappata dalla finestra, lasciando in casa da sola la figlia di 12 anni, comprensibilmente preoccupata per quella visita improvvisa che aveva mandato nel panico la madre. Storia che arriva da Scampia, periferia Nord di Napoli, e che si è conclusa con il sequestro della droga e, quando è stata chiara la vicenda, con la denuncia della donna.

I militari della stazione locale erano impegnati in un servizio serale ad alto impatto col Nucleo Operativo della Compagnia Stella e coi cinofili quando hanno raggiunto l’appartamento in via Fellini, che secondo le informazioni raccolte era stato occupato abusivamente. I carabinieri hanno bussato più volte alla porta socchiusa ma, da dentro, nessuna risposta. Sono entrati, hanno avviato il sopralluogo e hanno visto che, sotto al letto, c’era nascosta la bambina. La piccola ha detto di essere da sola in casa, “mamma non c’è”. A quelle parole i carabinieri hanno ispezionato l’appartamento e hanno trovato i 400 grammi di hashish, divisi in 4 panetti, 2 coltelli usati per tagliare lo stupefacente e ancora sporchi, il registro della contabilità e 70 euro falsi.

La piccola, spaventata, è stata portata in caserma dove è stata tranquillizzata con cioccolata e bevanda. La madre, una 31enne incensurata, si è presentata dopo diverse ore. Dagli accertamenti è emerso che la donna aveva visto i carabinieri dalla finestra ed era scappata; è stata denunciata per detenzione a fini di spaccio di stupefacenti, abbandono di minore, detenzione di banconote false ed occupazione abusiva di immobile pubblico. La piccola è stata affidata alla mamma ma sono stati allertati i servizi sociali e gli uffici comunali del posto.

 

 

Cronaca

Giugliano, accoltellati nella comunità per minori: si costituisce il 15enne che li aveva aggrediti

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GIUGLIANO – Si è costituito ai carabinieri il 15enne che ieri ha accoltellato un suo coetaneo e un 17enne all’interno della comunità di alloggio per minori a Giugliano, in via Mascagni.

Una lite nata probabilmente per futili motivi alla base della tragedia: secondo le prime informazioni, a scontrarsi sarebbero stati i due italiani mentre il 15enne extracomunitario sarebbe stato colpito nel tentativo di dividerli.

 

Dopo l’accaduto, il 15enne si era dato alla fuga salvo poi costituirsi evidentemente perché conscio di essere braccato dai carabinieri. L’aggressore, originario del rione Sanità, si è consegnato ai Militari dell’Arma della compagnia Stella a Napoli.

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Caserta

Caserta, droga nascosta nelle sigarette elettroniche: arrestato 45enne

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Operazione della Polizia di Stato contro lo spaccio di droga tra Caserta, San Nicola la Strada e San Marco Evangelista. Un uomo di 45 anni è stato arrestato, mentre una donna di 34 anni è stata denunciata a piede libero. Entrambi sono stranieri.

L’attività è stata condotta dalla Squadra Mobile di Caserta insieme agli investigatori del Commissariato di Santa Maria Capua Vetere, dopo un periodo di osservazione e pedinamenti.

Gli agenti avrebbero documentato diversi episodi di cessione di droga, controllando gli acquirenti subito dopo gli scambi. Le successive perquisizioni hanno portato al sequestro di 50 dosi di sostanza stupefacente e 215 euro in contanti, ritenuti collegati all’attività di spaccio.

A colpire gli investigatori è stato soprattutto il sistema utilizzato per nascondere la droga. Le dosi venivano inserite all’interno di sigarette elettroniche modificate, dalle quali erano state rimosse cartuccia e batteria per creare un vano dove occultare le sostanze.

Le indagini avrebbero inoltre permesso di ricostruire il sistema utilizzato per effettuare le consegne, con gli spostamenti che sarebbero avvenuti anche attraverso auto prese a noleggio.
Al termine degli accertamenti, il 45enne è stato arrestato in flagranza. La donna, invece, è stata denunciata in stato di libertà.

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Castellammare

Neonato morto dopo il parto a Castellammare, primario ai domiciliari e tre medici indagati.

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Un nodo al cordone ombelicale che, secondo la Procura di Torre Annunziata, sarebbe stato creato artificiosamente per far apparire le complicazioni del parto come conseguenza di un evento imprevedibile. È uno degli elementi principali dell’inchiesta sulla morte di un neonato, avvenuta a fine marzo 2024 all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia.

Oggi, mercoledì 7 ottobre 2026, la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di quattro persone: tre medici e un’ostetrica. Il primario pro tempore del presidio ospedaliero è stato posto agli arresti domiciliari. Per altri due medici e per l’ostetrica il gip ha disposto per 12 mesi la sospensione dall’attività professionale e dal pubblico ufficio o servizio ricoperto. L’inchiesta riguarda, tra le altre ipotesi, la responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, il falso materiale e ideologico in atto pubblico e la frode in processo penale e depistaggio.
La vicenda era già finita sulle cronache nell’aprile del 2024. Secondo le ricostruzioni di due anni fa il bambino era nato il 22 febbraio e morì il 28 marzo, dopo 35 giorni trascorsi in terapia intensiva neonatale. La gravidanza era stata descritta come priva di particolari problemi ma arrivata alla 42esima settimana. Dopo la denuncia presentata dai genitori, la Procura di Torre Annunziata aveva aperto un’inchiesta e tre medici erano stati iscritti nel registro degli indagati.

Dopo il parto il piccolo aveva riportato gravissime conseguenze da ipossia ed era stato immediatamente ricoverato in terapia intensiva. All’epoca l’Asl Napoli 3 Sud aveva espresso vicinanza alla famiglia e fiducia nell’operato della magistratura. Il direttore della Terapia intensiva neonatale, Roberto Cinelli, aveva spiegato in una nota che il bambino aveva subito una “gravissima asfissia perinatale”, collegandola a una difficile estrazione e alla presenza di un “nodo vero di cordone ombelicale”. Proprio su quel nodo si concentra ora uno degli aspetti più pesanti dell’indagine.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il personale sanitario che intervenne in occasione del parto non soltanto avrebbe provocato per colpa la morte del neonato, ma avrebbe successivamente messo in atto una serie di condotte per occultare le proprie eventuali responsabilità. Gli indagati, secondo l’accusa, avrebbero creato artificiosamente un nodo al cordone ombelicale del bambino, così da rappresentare una circostanza imprevedibile per i ginecologi. Cordone e placenta sarebbero stati poi immediatamente smaltiti, con una procedura che la Procura ritiene non conforme alle prassi cliniche normalmente seguite nell’ospedale.

Non solo. Sarebbe stata falsificata la cartella clinica, in particolare per quanto riguarda gli orari di presenza e le operazioni compiute dal personale intervenuto. Gli indagati avrebbero inoltre concordato tra loro versioni dei fatti da riferire agli investigatori. Per il primario pro tempore, finito ai domiciliari, gli inquirenti ipotizzano un ruolo di impulso nelle condotte finalizzate a depistare le indagini e nell’attività di alterazione delle fonti di prova.

L’indagine è stata condotta dalla sezione di polizia giudiziaria – aliquota Guardia di Finanza – della Procura di Torre Annunziata e dalla compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia.

 

 

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