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Da Napoli il miglior centro di formazione d’Italia: premiato Polo Formazione Campania

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1.800 ragazzi formati in cinque anni, percorsi dedicati al metodo di studio e alle soft skills, attività tra Napoli, Caserta e Salerno. È su questi risultati che Polo Formazione Campania ha ottenuto il riconoscimento di miglior centro di formazione d’Italia, al termine di una selezione che ha coinvolto 35 realtà attive sul territorio nazionale.

A guidare il centro è Noemi Bergamasco, 35 anni, formatrice e specialista del metodo di apprendimento, che ha avviato la propria attività a Napoli nel 2016 dopo essere cresciuta a Torre Annunziata. Oggi il progetto opera in diverse province campane e conta una squadra di professionisti formati all’interno dello stesso percorso.

«Il problema non è che non sanno studiare. È che nessuno gliel’ha insegnato», spiega Bergamasco, sintetizzando l’approccio alla base del lavoro del centro. Ragazzi che passano ore sui libri senza riuscire a ottenere risultati, studenti universitari bloccati davanti agli esami e giovani che finiscono per convincersi di non essere abbastanza capaci. È da queste difficoltà che parte il percorso.

Il metodo di studio non è uguale per tutti

La filosofia del centro parte da un principio preciso: non esiste un metodo di studio valido per tutti. «Due studenti con lo stesso libro davanti hanno bisogno di due strategie diverse», spiega Bergamasco. C’è chi apprende meglio visualizzando, chi ripetendo ad alta voce e chi ha bisogno di ricostruire collegamenti e schemi.

Accanto alle tecniche di apprendimento vengono sviluppate gestione del tempo, autonomia, capacità di parlare in pubblico e gestione della pressione. L’obiettivo non è soltanto migliorare il rendimento scolastico o universitario, ma permettere ai ragazzi di recuperare tempo e fiducia.

«Il metodo non serve a fare quello che devi. Serve esattamente al contrario: a fare quello che vuoi, senza rinunciare al resto», sottolinea Bergamasco.

Università, stress e fuoricorso

Una parte importante del lavoro riguarda gli studenti universitari. Nel 2025, in Italia, soltanto il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni aveva una laurea, mentre la media dell’Unione europea supera il 44%. E tra chi si iscrive all’università, molti arrivano al titolo ben oltre i tempi previsti.

Dietro questi numeri, secondo Bergamasco, ci sono spesso blocco, ansia da prestazione e difficoltà nell’organizzazione. «Il fuoricorso quasi mai è un ragazzo pigro», osserva. «È uno che si è bloccato».

Un problema particolarmente evidente in Campania, dove nell’anno scolastico 2024/2025 il 17,6% degli studenti dell’ultimo anno delle superiori è arrivato al diploma senza le competenze minime in italiano e matematica, contro una media nazionale dell’8,7%. Anche la quota di giovani under 30 che non studiano e non lavorano supera il 24%.

Cinque giorni per parlare di sogni

Il progetto non si limita alle lezioni. Negli anni è nata la Soft Skills Academy, con incontri formativi, appuntamenti online ed eventi residenziali.

L’ultimo appuntamento, “Sogna in Grande”, si è concluso il 4 settembre dopo cinque giorni dedicati a obiettivi, lavoro di squadra e leadership.

«In questo territorio i ragazzi crescono sentendosi ripetere quello che non potranno fare», racconta Bergamasco. «La cosa più utile che possiamo dare loro è un luogo in cui si parla di sogni, coraggio e possibilità».

Nel percorso sono coinvolte anche le famiglie, con incontri dedicati ai genitori: «Il primo cambiamento spesso non riguarda lo studente. Riguarda come si parla di scuola in casa».

Da Napoli a Caserta e Salerno

Il centro napoletano è guidato da Bergamasco insieme a Rita Alfieri, co-responsabile, con un team composto da Raffaele Barbato, Eugenia Vittoria Cabib, Enza Trezza e Marcello Bisesti.

Dal gruppo sono nate altre tre realtà sul territorio: Francesco Esposito è responsabile della sede di Napoli 2, Joy Giusy Palmiero di quella di Caserta e Maddalena Russo di Salerno. Tutti e tre si sono formati nel centro di Napoli prima di avviare la propria attività.

«Per me è il risultato di cui vado più orgogliosa: formare persone che a un certo punto aprono la loro attività e arrivano dove io non posso», dice Bergamasco.

Dieci anni contro la diffidenza

Dietro il riconoscimento di miglior centro di formazione d’Italia ci sono dieci anni di lavoro, ma anche la difficoltà di conquistare la fiducia delle famiglie.

«La parola formazione è stata consumata da anni di corsi finti, di attestati che non servivano a niente», racconta Bergamasco. «Ci ho messo anni a farmi valutare per i risultati e non per le promesse».

In cinque anni sono stati 1.800 i ragazzi passati attraverso i percorsi del centro in Campania.

Il prossimo obiettivo è l’accreditamento regionale come ente di formazione, per portare questi percorsi anche ai ragazzi che oggi non possono permettersi di pagare un corso.

«I ragazzi che avrebbero più bisogno di noi sono quelli le cui famiglie non possono pagare un corso. È il limite più grande di quello che faccio adesso, e voglio superarlo».

Un riconoscimento nazionale che parte dunque da Napoli e che, nelle intenzioni di Bergamasco, non vuole essere un punto d’arrivo. Ma la prova che anche in Campania si può costruire formazione, impresa e futuro senza necessariamente andare via.

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